Un tè con Willy Verginer

Se non lo avete già fatto, prendete nota di questo nome: Willy Verginer. Dietro questo nome, di innegabile fascino, troviamo uno dei più interessanti scultori del panorama italiano.
Nato nel 1957 a Bressanone, questo artista altoatesino ricorda le sue origini con una produzione vicina all’artigianato di zone come la Val Gardena, ma rileggendole in una chiave personalissima ed innovativa: la scultura in legno si fonde con un universo magico dai colori quasi pop. Le sue figure (quasi) ad altezza naturale dominano lo spazio: i colori acrilici, stesi a blocchi orizzontali, puri e vibranti, le rendono misteriose e affascinanti; non meraviglia che Willy Verginer sia arrivato anche negli USA.

Quando e come ti avvicini alla scultura? Da dove nasce la volontà di innovare una tradizione tanto antica quanto radicata nella sua regione, come quella della lavorazione del legno?

All’istituto d’arte ho studiato pittura, ma ho capito che il mio mezzo espressivo è la scultura. Dopo aver frequentato diverse botteghe di scultura del legno ho continuato da autodidatta. Dall’astratto, che rappresenta l’inizio del mio percorso sono arrivato, dopo molti anni di crisi, al figurativo. Il legno lo trovo dappertutto nel mio ambiente, dai boschi che circondano la valle, alle case e ai fienili. Lo vedo come materia contemporanea a differenza del bronzo o del marmo.
Il legno è parte di me stesso: essere circondato da tanta tradizione di scultura del legno, portata avanti per secoli, doveva pur dare la possibilità di fare una scultura del nostro tempo. Non vedo come ostacoli la scuola e la maestria sviluppate nel passato, importante è essere contemporanei.

Hai esposto un po’ ovunque in Italia e negli ultimi anni anche in Europa e in America: qual è, però, il progetto che ricordi con più emozione? E quali i progetti per il futuro?

Tra i progetti espositivi che ricordo con maggior emozione c’è l’ ultima personale a Vicenza A fior di pelle,nella galleria AndreA Arte ContemporaneA. Poi, tra le ultime collettive  ricordo con piacere una dell’ultimo anno, un progetto di scultura contemporanea concentrata sulla scultura del legno: la mostra si è svolta in Olanda nel museo CODA a Apeldoorn .
Nel mio futuro ci sono due personali: ad Aprile a Savona nella galleria Conarte e a Settembre a Trento nella galleria Boccanera.

Nelle tue opere accanto alle figure umane appaiono animali, dai cani ai conigli: l’atmosfera è quella di una natura magica, dove i rapporti possono essere rovesciati: qual è l’universo estetico che ti guida e ispira nella creazione delle opere? Quali i maestri?

Trovo la fonte per le mie creazioni in me stesso: c’è dentro di me un bisogno fondamentale di creare e raccontare che spinge a portare alla luce le nuove creazioni. Certo non vivo sulla luna, a ispirarmi sono anche i libri, i film e artisti come Erwin Wurm, Antony Gormly, Willy Dorner, Werner Reiterer.

Guardiamo al panorama artistico italiano: chi, secondo te, si rivelerà un nome da seguire?

Direi che nel panorama italiano un giovane da seguire è il pittore Nebojsa Despotovic: nato a Belgrado, vive e lavora a Venezia.

E per salutarci: un album, un libro e un film che descrivono Willy Verginer.
Ummagumma dei Pink Floyd, Umiliati e offesi di Dostoevskij e Hable con ella di Pedro Almodovar.

Ringraziandolo per la disponibilità a dialogare con Enquire, ricordiamo che la sua produzione è consultabile sul sito www.verginer.com