Partimi: Alter-Eco

Legittimare la vanità non è facile, specialmente nell’ambito dell’abbigliamento ecologico, dove una combinazione sinergica tra sostenibilità e bellezza appare una sfida difficile da affrontare senza sacrifici. In pochi riescono a fare di questa tentazione una conquista e chi ci riesce, spesso, vanta un background tutt’altro che casuale.
Partimi è il progetto green creato della Londinese Eleonor Dorrien-Smith: diplomata in Fashion Print presso la più che nota Central Saint Martins è tra le personalità di spicco del Centro per la Moda Sostenibile ideato nel 2007 dal London College of Fashion. Forgiata da varie esperienze nelle corti di Eley Kishimoto, John Galliano e Mary Katrantzou, nel 2009 decide che è tempo per lei di lasciare il nido e dedicarsi allo sviluppo di una linea propria che racchiuda l’essenza della sua filosofia eco.

Figlia di due generazioni di architetti questa giovane creativa subisce a tal punto il fascino del design da volerlo sottolineare nel battesimo del suo marchio: il nome Partimi infatti, come ci tiene a sottolineare la designer, “deriva dal termine architettonico parti riferito al concetto iniziale dal quale parte un’idea. E’ una sorta di mantra che mi aiuta a tenere i piedi a terra e concentrarmi sempre sulle ragioni che mi hanno spinto a perseguire il mio progetto”. Per lei, la semplicità sensuale si fonde alla perfezione con l’idea di consapevolezza implicita, grazie soprattutto ad un design suggestivo ma genuino, frutto di un’innegabile armonia tra intenzioni e creatività.

Linee femminili e morbide, colori, pattern: niente è sottomesso alla volontà di creare un’identità etica per il marchio, da sempre obiettivo principale alla base del progetto. Attraverso ricerca di nuovi materiali e processi eco-friendly nonché impegno diretto in cause ambientaliste, la designer usa Partimi per diffondere il verbo affascinando, parlandoci di un romanticismo contemporaneo fatto di altruistica bellezza.

Ma a cosa si deve rinunciare nel processo di produzione, per portare a termine un progetto ecologico così ambizioso? “Finora al tempo!”, dice,“Scegliere materiali che soddisfino i miei criteri per una produzione sostenibile e proiettata verso il futuro, è un lavoro che richiede molto tempo. Ci sono materiali incredibili la fuori ma spesso è difficile per un designer alle prime armi riuscire a permettersi anche la minima quantità. Ma con la voglia di lavorare ed un buon supporto al livello di manifattura tutto è possibile, ed andando avanti nel mio progetto la mia attenzione si è spostata dalla scelta di materiali all’impegno verso un approccio di tipo olistico”.

L’ultima collezione rende omaggio ad un vecchio armadio, depositario di preziosi costumi appartenuti al Russian Ballet di Diaghilev, acquistati dalla nonna nel 1969 e da allora, irresistibili fonti di ispirazione per la stilista.
Un richiamo nostalgico ad un’arte passata, ad una geometria semplice in cui le cuciture, volutamente rammendate, riassumono il concetto di durata, così caro alla designer “anticonsumista”, da dover essere celebrato anche nel più piccolo dettaglio.

Semplice e naturale come il suo proposito, Partimi, si aggiunge alla lunga lista di brand sostenibili che si alternano nel vivaio del Centre for Sustainable Fashion, una delle istituzioni più prestigiose per la ricerca e lo sviluppo di una produzione alternativa, il cui motto è la promozione un etica mai fine a se stessa, ma sempre contaminata da un estetica raffinata e mai ripetitiva.

Potete scoprire molto altro al sito www.partimi.com