Un caffè con Francesca Crippa

Francesca Crippa nasce a Monza il 3 marzo di 23 anni fa. Chiusa nella sua cameretta sin dall’infanzia manifesta l’ esigenza di inventare un mondo alternativo a quello reale, disegna personaggi e nuove storie quotidianamente su grandi fogli di carta bianca. Crescendo inizia a scrivere diari.
Si avvicina alla fotografia in modo incoerente e pigro. Negli anni la macchina fotografica diventa un’amica fedele che da origine ad una necessità quasi morbosa, un bisogno costante di esprimersi, di comunicare. Lentamente smette di scrivere diari e disegnare per dedicarsi totalmente a immagini fotografiche.
Instabile ed emotiva è alla disperata ricerca di impulsi continui.

La fotografia per te è?
Il modo più semplice e naturale per esprimere una sensazione, un’emozione. È la cura contro la tristezza, la noia, l’insoddisfazione, la rabbia che spesso mi affliggono.Allo stesso tempo è espressione dei momenti carichi di vita, d’amore, di felicità, di sogno.

La tua prima memoria fotografica?
Quattro anni fa una foto scattata a Kensington Park a Londra, mi trasmise una sensazione così forte che da quel momento in poi non ho più smesso di catturare immagini.

Come ti sei avvicinata alla fotografia?
Il mio primo amore fu il disegno, da quando ero piccola raccontavo storielle e disegnavo personaggi immaginari chiusa nella cameretta. Quello che faccio ora con le fotografie non si discosta molto dal precedente. Non è stato un passaggio drastico, lentamente le immagini dipinte sono state sostituite da quelle fotografiche, ogni tanto mi capita di sentire l’esigenza di un ritorno alle origini.

La tua prima macchina fotografica?
Una compattina Sony rotta dopo un mese.

L’ultima?
Una Nikon f50 presa da ebay.

I peggiori 50 euro della tua vita?
Su due piedi mi viene in mente quando spesi 40 euro per un Furby, all’età di 21 anni.

Che rapporto hai con il digitale?
Del digitale apprezzo molto l’immediatezza e la possibilità di creare-cancellare-ricreare, la postproduzione mi attira da sempre ma spesso più che migliorare un’immagine creo pastrocchi. I colori di un rullino rimangono per me impagabili e onirici.

Da fotografare: meglio un corpo femminile o maschile?
Il corpo femminile esercita su di me un fascino particolare sin da quando frequentavo il liceo e durante le ore di pittura si disegnava la modella nuda. Spesso nelle immagini che lo ritraggono non vedo la materialità della carne, ma delle linee di luci e ombre che si mischiano tra loro creando qualcosa di unico. Mi piacerebbe rappresentare il corpo di una ragazza, di una donna senza limiti di peso, di fattezze e di altezza. L’immagine del corpo maschile, invece subisce un canone molto più rigoroso nella mia mente, non fotograferei mai un uomo muscoloso, forse uno un po’ cicciotto sì però.

Se esistesse il nobel per la fotografia tu a chi lo daresti?
Francesca Woodman, cinquanta anni dopo le sue immagini lasciano ancora un segno irreversibile nella retina di chi le osserva.

La soddisfazione più grande da fotografa?
In generale le soddisfazioni che più sento a livello epidermico sono quelle espresse dalle persone che capitano per caso nel mio stream e mi mandano email per farmi complimenti che poi per me semplici complimenti non sono, è qualcosa di più sapere che c’è chi interpreta, sogna, si stupisce davanti a qualcosa che hai creato tu. In particolare questo messaggio è stata la cosa più bella che potessi sentirmi dire “Sai tirare fuori, quello che e’ nascosto. In alcune in immagini, e’ come la vedo io. Hai catturato la sua essenza.”

Delusione invece?
Quando tempo fa qualcuno vedendo i miei autoscatti mi disse “come sei egocentrica”. Ora mi fa sorridere quell’affermazione ma ai tempi ci rimasi parecchio male.

Un fotografo italiano che stimi particolarmente?
Fotografi italiani che stimo particolarmente a livello di semplici immagini ce ne sono parecchi, ma se devo nominare una persona che oltre per le fotografie stimo anche come individuo, ti direi un nome che già conosci: Alessandro Villa.

Se la tua vita fosse un film, quale ti piacerebbe che fosse?
Me l’hanno già fatta una domanda del genere, non vorrei mai che la vita fosse un film.

Un viaggio, dove?
In Normandia, rigorosamente quando fa freddo.

Un film, un libro e una canzone.
Un film: Vivre sa vie, Godard “Ma perché bisogna sempre parlare? Io trovo che molto spesso bisognerebbe star zitti, vivere in silenzio. Più si parla, più le parole non vogliono dir niente.”
Un libro: L’Alchimista, Paulo Coelho “Quando desideri qualcosa, tutto l’Universo cospira affinché tu realizzi il tuo desiderio.”
Una canzone: Illuminated, Hurts “Suddenly my eyes are open, everything comes into focus, we are all illuminated.”

Una cosa che vorresti dire, ma che non ti è stata chiesta?
Ogni singolo tratto di ogni singola essenza è per me fonte di ispirazione.

Queste e tutte le altre foto di Francesca le trovate sul suo Flickr.