I want to be a star, not a gallery mascot!

Così si definiva Jean-Michel Basquiat, rocker dell’arte americana, controverso figlio di immigrati, acrobata del contemporaneo. Scompare a soli 27 anni, risucchiato dal vortice della droga e di quell’estremo vivere appartenente a chi è affamato di esperienze. Presuntuoso, a volte, specchio di quella consapevolezza di una realtà difficile dove è necessario farsi largo tra la folla, combattere per vincere, dove per vincere si intende avere la possibilità di esprimere il proprio pensiero, il proprio essere. Origini haitiane e passione per l’arte africana, rappresenta l’incarnazione di ciò che  Burroughs scrive: “La cosa più pericolosa da fare è rimanere immobili”. Amava John Coltrane e Pablo Picasso, ed io lo definirei un simbolista moderno. Mischiate le vocali colorate di Mallarmé e lo Spirituale nell’Arte kandinskiano, aggiungeteci la registazione del 1957 al Blue Note di quel Blue Train che graffia la pelle, divorate un hamburger e schizzate del ketchup sul muro, scriveteci accanto la prima cosa che vi passa per la testa e bevete alla salute di chi ha cercato di prendersi gioco di un sistema che poi l’ha risucchiato.

A 17 anni esplode il fenomeno SAMO (Same Old Shit), tag con il quale il giovane artista firma le sue opere sui muri di Manhattan. Basquiat lancia messaggi avvalendosi di questo pseudonimo, grida in faccia alla gente “SAMO as an end to playing art” e diventa il pupillo di quell’Andy Warhol ormai già sulla cresta dell’onda, che gli apre le porte del suo circ(uit)o creativo e lo scaraventa in pasto ai media. I suoi dipinti vengono valutati 900 milioni di dollari, il suo nome resta impresso nei libri di storia dell’arte contemporanea ed a Parigi, al Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris, si sta conludendo una retrospettiva, accompagnato dall’uscita di “Basquiat – The Radiant Child”, il primo documentario a lui dedicato, voluto e realizzato da quella che fu la sua ex compagna, Tamara Davis.

[I start a picture and I finish it.
I don’t think about art while I work.
I try to think about life]
J.M.Basquiat

Link al sito: www.mam.paris.fr