La prima cosa bella

È notizia di pochi giorni fa. Non ce l’ha fatta Paolo Virzì, il suo film non è tra i nove titoli papabili per l’Oscar al miglior film straniero. Sfuma perciò ufficialmente il sogno americano del regista livornese, ancor prima che venga resa nota la cinquina finalista.
È un peccato e non soltanto perché si tratta di un film italiano, qui la componente patriottica passa davvero in secondo piano.

La prima cosa bella è un film che si sdoppia, che si muove tra passato e presente per raccontare la storia di una famiglia, di una madre bellissima e dei suoi due figli.

È il 1971 quando Anna, eletta “mamma più bella” in uno stabilimento balneare di Livorno, abbandona il marito violento con i due bambini ancora piccoli e dà il via a una serie di eventi tragicomici che arrivano fino ai giorni nostri.

È il 2010 quando Anna, ancora spigliata ed esuberante, ormai giunta alla fase terminale di una lunga lotta contro il cancro, viene ricoverata in una struttura paraospedaliera, dove attende la venuta della fine.

È un film da occhi rossi e fazzolettini consumati, di quelli che sanno sciogliere e svegliare anche i cuori più indolenti. Sta probabilmente nel personaggio di Anna, magistralmente interpretato da Stefania Sandrelli nell’età avanzata e da Micaela Ramazzotti (vincitrice del David di Donatello come migliore attrice protagonista) in quella giovanile, la vera forza di tutto film. In questa donna che sa essere beatamente leggera, laddove leggerezza non va a coincidere con superficialità.