Un tè con Kat

Kat, all’anagrafe Caterina Giugliano, nasce ad Eboli il 24 Gennaio del 1976.
Il suo interesse per l’espressione artistica si manifesta sin da subito. All’età di sette anni infatti, inizia a cimentarsi con la danza e la recitazione, attività che porterà avanti sino all’età di diciasette. Si laurea in scienze della formazione all’Università di Napoli, per trasferirsi prima in provincia di Milano e poi a Forlì, città quest’ultima che diventerà la sua base operativa definitiva. Proprio qui inizia a dedicarsi con sempre maggior impegno all’arte e in particolare al collage, tecnica che come è evidente, predilige.
Le sue creazioni ci hanno incuriosito, e approfittando della sua disponibilità ci siamo fatti una piacevole chiacchierata.

Ciao Kat, Benvenuta, è un vero piacere intervistarti dato che ti seguiamo da parecchio tempo e siamo letteralmente innamorati del tuo stile! E crediamo che la tua collage art  meriti un posto su Enquire!
Bentrovata Verdiana, il piacere è anche mio, si tratta della mia primissima intervista in assoluto sono onorata di avervi tra i miei “cari seguaci” come scrivo sul blog; sai, il mio quid quasi quotidiano è proprio focalizzato sulla ricerca di uno stile, Enquire è un bel posto accogliente mi sento già a mio agio. Grazie.

Dove lavora e vive Kat oggi?
Vivo a Forlì, la Romagna offre ancora una serie di distrazioni gradevoli, mi ci trovo per casualità e non per scelta, di sicuro ci resterò finché avrò una occupazione lavorativa e su questo argomento potrei diventare tediosa e polemica preferisco parlar d’arte, o mai dire mai potrei incontrare l’amor tra colline e i vigneti e rimanerci.

Ti definisci un’eco esistenzialista. Cosa ne pensi della società in cui vivi, protagonista indiscussa nel produrre enormi quantità di rifiuti molto spesso, difficili da smaltire?
Più che altro mi limito a ridurre nel mio piccolo il danno, “siamo tutti foglie dello stesso albero” per citare la Danon che è una donna che ne sa senz’altro più di me, beh, dovremmo rispettare un pò più tutti il pianeta che ci ospita. La società in cui vivo oltre che a smaltire rifiuti dovrebbe smaltire i culi che stanno solo a scaldare poltrone in  parlamento.

Immagina il nostro paese. Se l’Italia fosse un collage cosa ci inseriresti?
Santa Fede e i Sette Peccati è uno tra i miei collage più emblematici sull’Italia.

Molti dei tuoi lavori traggono spesso spunto dalla realtà odierna, sono quindi anche cronaca o denuncia? È giusta come visione?
Un pò come la satira per la politica l’arte è un ottimo mezzo di comunicazione, l’interpretazione libera che fornisce l’osservatore è la cosa più giusta che ci sia, la capacità di darne un significato universale o affine al mio rende la stessa creazione più suscettibile di critica e trovo che pensare un pò non faccia mai male.

Molti sono stati gli artisti che hanno utilizzato l’arte del collage per la creazione di opere d’avanguardia, esponenti di movimenti come per esempio della Bauhaus, il Dada, il Surrealismo, fino ad arrivare ai frammenti di vita quotidiana che troviamo nello spirito della Pop Art. I tuoi lavori sono un inno alla tua creatività o s’ispirano a qualcuno-cosa in particolare?
Fortuna mia che mi han preceduta, come dire mi han spianato la strada, eppure oggi come collagista italiana ho potuto constatare quanti pregiudizi e ignoranza ancora ci siano verso questa forma di arte. Gli inni non mi sono mai piaciuti, ne tanto meno se ego riferiti. Mi ispirano la vita, una notizia al telegiornale, una problematica affrontata nell’ambito della mia professione, il desiderio represso mio o di un’amica, un incubo o un sogno, un incontro casuale, un mio stato d’animo, il caso.

Come nasce in te l’idea per un nuovo collage? L’artista deve reinventarsi ogni giorno?
La parte che più mi entusiasma è quando decido di concretizzare e dare forma ad una idea, la seleziono nella mia testa, tra una miriade infinita e ripetitiva quasi ossessionante di pensieri emicranici, solitamente risulta essere quella che poi sostanzialmente solletica più delle altre il mio sistema simpatico e poi istintivamente, impulsivamente a volte anche compulsivamente creo e tutto il resto vien da sé.

Nella tua vita c’è più ordine o caos?
Direi che nella mia vita ci sia più un’ordine caotico e nella mia mente un caos ordinato, mi annoierei brutalmente se fosse tutto impeccabilmente al proprio posto.

Sensazioni di armonia e pace o tensione ed interrogativi per creare un buon collage?
Tutto, un cocktail di sensazioni è quel che ci metto dentro io, non si butta via niente.

Sono rimasta particolarmente colpita della tua raccolta di lavori  intitolata “fuori misura” realizzata tra Eboli, Forlì, Parma e Milano. Che cosa provi nel realizzare queste opere?
Beh, nel realizzarle mi diverto, nell’osservarle mi lascio nostalgicamente abbandonare anche ai ricordi.

Che rapporto hai con il web e più in generale con le nuove tecnologie? Frequenti qualche portale on-line d’arte in particolare?
Conflittuale se penso all’asetticità dei social network, adoro la tecnologia, farei però volentieri a meno del cellulare, “frequentare il portale” ecco una locuzione che mi fa  rabbrividire.

Mostre, eventi e progetti futuri?
Progetti tanti e da assemblare, mostre sporadiche,  una mia scelta discutibile, accetto di farne solo con chi dico io ed alle mie condizioni, scelgo io la location o la location sceglie me, sicuramente non in collettiva, se non a tema, non sopporto l’idea di vedere accostati alcuni generi pittorici o artistici che so tipo un’arte morta accanto a un’installazione post industrial, trovo siano più interessanti accostamenti invece con musica teatro e cucina; gli eventi ecco beh già più stimolanti.

Un consiglio per chi è alle prime prese con un collage. Da dove iniziare?
Sfogliare la vita sotto tutte le sue sfaccettature reale onirica virtuale, tagliare i suoi deliri e incollare le proprie allusioni

E’ stato un piacere per me e spero d’imbattermi presto in tuoi nuovi lavori! Maggiori info su www.katcollageart.blogspot.com
Piacere mio, spero che i miei lavori possano metterti di buon umore.
Ciao a tutti i lettori di Enquire!