Un tè con i Radio Days

Mentre osservo i colori notturni di un fine settimana estenuante decido di ascoltarmi l’ultimo album dei Radio Days, C’est la Vie.
Vivo per un attimo i magnifici anni sessanta, mentre mi perdo nelle dieci melodie di questo splendido album e decido di contattare Dario Persi, voce e chitarra dei Radio Days.

Ciao Dario, finalmente ho avuto modo di ascoltare il vostro ultimo album C’est la Vie. E che dire, siete travolgenti a tal punto di aver voglia di ascoltarvi per altre due ore consecutive. Come va la vita a Milano?
Ciao e grazie mille per l’intervista e per i complimenti! Qua tutto bene, mi sto riprendendo lentamente e con molta fatica dalle abbuffate natalizie!

Come mai il nome Radio Days? Dove e quando siete nati.
Ci siamo formati nel 2003 ma sia io che Paco (il batterista) suonavamo in un altro gruppo, i Retarded, con cui abbiamo girato l’Europa e gli USA. Allo scioglimento dei Retarded , nel 2007, abbiamo iniziato a fare sul serio con i Radio Days e non ci siamo più fermati. Per quanto riguarda il nome, Radio Days rievoca un periodo figo della storia della rock’n’roll, quando ascoltare musica alla radio era possibile e soprattutto esaltante. Più che di un reale periodo storico (’50? ’60?) si tratta di sensazioni e di immagini collettive che rievocano tempi spensierati, voglia di trasgressione e una sorta di malinconia / nostalgia per i tempi andati. Energia e melodia. Un’altra risposta potrebbe essere: per via del fantastico film di Woody Allen. Una terza è: l’aveva scelto il nostro primo batterista che non è più nella band da ormai 6 anni…

Che tipo di rapporto hai con gli altri tre componenti del gruppo, Omar, Mattia e Paco? I testi del vostro nuovo disco come sono nati? Seguite un processo compositivo di rito?
Ci conosciamo da anni e siamo davvero molto amici. Con Paco e il Bare (Mattia) suono insieme dal 2002, mentre con Asso (Omar) ho anche vissuto assieme a Milano per qualche anno. Abbiamo un’ottima intesa che si ripercuote in maniera molto positiva sugli equilibri del gruppo.
Per quanto riguarda i testi di solito vengono scritti dopo l’arrangiamento completo della canzone.
Io, Paco o Asso portiamo un’idea musicale cantata in inglese maccheronico, tutti insieme arrangiamo la canzone e poi, quando la struttura è definita, qualcuno si assume la responsabilità di scrivere un testo sensato. Andiamo molto fieri dei testi di C’est La Vie, sono i migliori che abbiamo mai scritto anche se continuiamo a prediligere l’aspetto prettamente musicale delle nostre canzoni.

Siete ormai nel circuito musicale da un paio d’anni. Con quale dei vostri dischi avete fatto il botto?
Come ti dicevo i Radio Days stanno suonando molto dal 2007 ma siamo in giro da molti più anni. Coi Radio Days siamo arrivati quasi a 150 concerti all’attivo ma parlare di botto purtroppo è decisamente esagerato. Diciamo che la svolta è stata l’EP del 2008 “Midnight Cemetery Rendezvous” che è stato accolto calorosamente dalla scena powerpop internazionale e ci ha permesso di fare un bel numero di concerti in giro per l’Italia e l’Europa. Puntiamo molto sul disco che è appena uscito “C’est La Vie” che riteniamo il migliore di sempre dei Radio Days!

Cosa ne pensate del panorama pop rock italiano attuale? E il vostro genere, il powerpop, come lo vedete negli anni attuali?
In Italia attualmente ci sono dei gruppi veramente validi, mi vengono in mente i Bad Love Experience di Livorno (nostri compagni di etichetta Tannen Records e agenzia di booking Otis Tours), i Record’s di Brescia e gli Home di Verona.
Per quanto riguarda il genere mi sembra che negli ultimi anni ci sia stato una piccola riscoperta del powerpop. Abbiamo avuto la fortuna di fare due tour italiani con Paul Collins dei Beat e dei Nerves e lui stesso ci diceva che questo periodo è il migliore per questo genere musicale dalla fine degli anni ’70, la gente si sta di nuovo appassionando. Da parte nostra speriamo che vada sempre meglio!

Mentre vi ascoltavo tra i vari riff di chitarra legati a melodie semplici ed essenziali ho immaginato vari gruppi del vasto panorama degli anni ’60, Beatles, Easybeats, Who, Zombies, Birds, Beachboys. Vi siete mai immaginati catapultati da un giorno all’altro in quell’epoca?
Personalmente adoro i gruppi che hai nominato e rimpiango di non poter vivere in quell’epoca. La qualità del songwriting era qualcosa di eccezionale. Hit dopo hit che ti si stampavano in testa scritte in maniera impeccabile, l’attenzione era tutta sulla melodia e l’armonia. Ai giorni nostri purtroppo è qualcosa che va perdendosi sempre di più. Non vedo molti gruppi in giro, anche famosi, capaci di scrivere grandi canzoni come quelle di quegli anni ed è un vero peccato.

Quanto conta per te, Dario interagire con il tuo pubblico durante un esibizione?
E’ sicuramente importante ma non fa per me. Dopo alcuni tentativi impacciati ho lasciato perdere e ho passato il testimone a Paco che, ti assicuro, è un cabarrettista nato. Infatti, nei Radio Days è lui che parla e interagisce col pubblico tra una canzone e l’altra direttamente dal seggiolino della batteria sciorinando battute su battute per la gioia dei presenti!

Tra le dieci tracce, la quarta mi ha colpito in particolare, Elizabeth. Con la sua melodia molto frizzante. Come mai questo nome? C’è un legame con qualche ragazza?
Non sei l’unica a cui piace in particolare Elizabeth. In effetti è uno dei pezzi più immediati del disco. E’ stata anche inserita da Rockit tra le 100 migliori canzoni dell’anno. Il ritornello è un’intuizione di Paco. Il testo è sempre suo ma Elizabeth è un personaggio di pura fantasia (almeno credo!).

Ho notato che avete fatto anche dei tour all’estero, Francia, Germania, Spagna. Com’è stata questa nuova esperienza in un territorio non italiano?
Suonare all’estero è sempre un’esperienza esaltante. Abbiamo sempre cercato di uscire dall’Italia appena ne avevamo l’occasione e in effetti siamo riusciti a suonare in 11 paesi Europei: Svizzera, Austria, Ungheria, Repubblica Ceca, Germania, Francia, Belgio, Danimarca, Svezia, Inghilterra e Spagna. Ora abbiamo appena fatto un tour di 18 date con Kurt Baker dei Leftovers ed è stato il migliore di sempre. Soprattutto la Spagna è la migliore nazione per suonare il nostro genere. La gente è fantastica e l’affluenza ai concerti è sempre altissima! Non vediamo l’ora di ritornarci.

Quali sono i vostri prossimi appuntamenti live? Qualche data italiana o all’estero?
Per ora abbiamo qualche data fissata in Italia: 29 Gennaio al Vinile di Bassano, l’11 Febbraio al Ligera a Milano e il 20 Febbraio al Feffo & Soda a Livorno. A Maggio torneremo a suonare al Cavern Club a Liverpool all’IPO festival!

Dato che è iniziato da poco il nuovo anno, cogliamo l’occasione per consigliare a tutti il vostro album, C’est la Vie, carico di verve, a tutti coloro che vogliono perdersi in dolci melodie indie per sfuggire dalla caotica vita quotidiana, vi ringrazio per la disponibilità e vi faccio un grosso in bocca al lupo per il futuro!
Grazie a te e crepi il lupo! A presto!