Vicky Cristina Barcelona

Vicky Cristina Barcelona è un film che deve essere visto due volte. Perché non ha la potenza dei blockbuster d’azione né la tensione emotiva dei drammi sentimentali. Due donne vanno a Barcellona per l’estate, incontrano un artista maledetto di cui s’innamorano entrambe e poi se ne ritornano in America con l’arrivo della prima brezza.

Si tratta di un film ciclico, in cui la fine va a combaciare perfettamente con l’inizio e relega la sfavillante Barcellona a parentesi di una vita che prosegue indifferente. Devo ammettere che il mio primo pensiero, appena uscito dalla sala, è stato: mi sarebbe piaciuto se l’avessi letto stampato su carta. Forse si tratta di deformazione professionale, forse la mia idea che le parole scritte consentano maggiore movimento e immaginazione può avermi forviato nel giudizio.

Vicky Cristina Barcelona resta un film godibile e riuscito, uno dei migliori dell’ultimo Allen. con una Penelope Cruz mai così brava ed efficace. Le sembra cucito sulla pelle il ruolo della pazza Maria Elena, ex moglie del pittore Juan Antonio, che nel 2009 le è valso l’Oscar come migliore attrice non protagonista. In un susseguirsi di eventi e di immagini di zenzero e cannella, Allen coglie e ritrae un Barcellona perfetta, che sa di paradiso e anche d’inferno.