Simona Atzori: le ali capovolte

Camminare fra le opere esposte, sotto la luce chiara, dà al visitatore la sensazione di intrufolarsi nel bel mezzo di una chiacchierata fra amici. Cammini il più piano possibile, ma non serve, occhi che ti osservano. Non disturbi. E ti siedi al loro tavolo, ne ascolti le storie. Fra i loro sguardi c’è anche quello dell’artista che ha ritratto questo brandello di mondo.
Siamo a Verona, alla Galleria Massella, che fino al 31 gennaio ospita la personale di Simona Atzori. Colori in movimento, il titolo, con una serie di tele dedicate alla danza. Una collezione piccola, intima, che trasporta il visitatore nella quotidianità della pittrice.
Nata a Milano nel 1974, capelli castani, occhi curiosi, nessun arto superiore. Allora scopri che Simona dipinge utilizzando i piedi al posto delle mani, che ha iniziato a quattro anni e non ha più smesso, perché il talento non cerca corpi perfetti, ma spiriti fertili.
Quadri che sussurrano. Ci sono artisti che nelle loro opere urlano il disagio e il dolore che la vita gli ha messo davanti, una tela da ferire. Lo sguardo del pubblico ad indagare gli oltraggi subiti. Qui, invece, il colore non taglia, tonalità tenui che non aggrediscono, ma si presentano, nemmeno quando il nero dello sfondo sembrerebbe suggerire contrasti di luce e caratteri. Il blu ed il rosso, che danno alla pelle quelle sfumature di perla. Nei quadri Simona Atzori racconta la sua normalità, di chi aveva tutto per affondare nel vasto oceano della pietà, ma è rimasta a galla, di chi sorseggia un tazza di caffè con l’amica del cuore.
Laureatasi in Visual Arts all’ University of Western Ontario in Canada, Simona ha partecipato a numerose mostre collettive e personali in tutto il mondo. Tele che ritraggono le espressioni del suo volto e dei suoi amici durante la danza, la gestualità di una mano. Di chi osserva, e usa la fantasia per raccontarsi. Perché magari non hai braccia, ma hai testa, cuore, fegato.
C’è chi i corpi mutilati li preferisce su una sedia a rotelle, o rattoppati con protesi posticce. Hai bisogno di noi. Simona Atzori ha spezzato quest’ idea, dipingendo(si!), e danzando anche. Da quando ha sei anni, da quando, alla prima caduta, non ha avuto dubbi nel rialzarsi. Ora che ha ballato con grandi etoile, si è esibita alla cerimonia d’ apertura della Paraolimpiadi invernali di Torino 2006, ora che ha uno spettacolo ed un premio che portano il suo nome, Simona è il simbolo di chi guarda a quello che ti è stato dato e non ciò che manca. “Sorrido dipingendo, sorrido danzando, dove nel mio mondo sorridere vuol dire vivere”.
Una Venere di Milo che alle luci ovattate dei musei ha preferito la strada, la gente.
È quasi stucchevole l’appellativo, “angelo senza ali”, col quale appaghiamo un inconscio desiderio di compassione, che negli ultimi anni ne accompagna le performance. Mettiamoci l’anima in pace.
Ma, guardarla ballare, seguirla mentre afferra il pennello fra le dita dei piedi, riconcilia con il proprio corpo. La naturalezza e la leggerezza con cui Simona Atzori vive il mondo rimettono l’uomo in contatto con la sua natura, con l’essenza primigenia della sua struttura fisica. Abbatte meccanizzazioni psicologiche alle quali siamo assuefatti, comodità scambiata per ostacoli fisici. Piedi che non devono più solo camminare, ma stringere, accarezzare. Dieci dita, anche qui. Per amare.
C’è un quadro, nella collezione, che esprime tutto questo. Mani e piedi che si stringono, si abbracciano fino a fondersi nella stessa vivida carne. Estremità diverse, un solo sentimento.

Link mostra: www.galleriamassella.com