Portami fuori a cena, Baustelle

Il 17 dicembre avevo un pensiero fisso: run run run through der autobahn.
C’era la neve, c’era quel freddo che si prende il fiato e te lo ritorna in primavera, c’era un vecchio giubbotto che ha rischiato il Vietnam e c’eravamo noi, li, all’entrata, tutti in fila per ritirare la nostra copia del Sussidiario, quello delle medie, della bic profumata e dei tanti I love you a bordo pagina, quello illustrato di una giovinezza al sapore di bubble gum, con dentro le lettere mai spedite a chi, dall’ultima fila, ci aveva spezzato il cuore.

Il Live è un cubo di cemento dal sapore decisamente industriale, metallico in bocca appena ci metti piede. La birra aiuta, ma l’eco rimane. Il guardaroba è un’insegna non luminosa che fa sold out nonappena si abbassano le temperature e ti regala un moschettone da appendere al vecchio marsupio anni ’80, per ricordarti che tu, li, ci hai lasciato il kit di sopravvivenza alla notte artica. Le nostre facce illuminate a giorno erano deleterie per l’aggregazione. Cerco di avvicinarmi al palco con scarsi risultati, così, resto dove il ritmo a cui lasciarsi andare è l’urto provocato dai moti ondosi di chi sta davanti e di chi preme dalle utlime file.

Il concerto inizia di venerdì sera, dentro a un buco che sa di disco-gommAmericana. Si festeggiano i dieci anni di un microcosmo delicato e li, io, a Trezzo sull’Adda, ho prestato le labbra ad ogni nota. Quattro date per celebrare un album che parla da solo, odora d’oleandro e di new wave da liceale. La ristampa, il vinile, l’eleganza. A distanza di dieci anni, siamo ancora gli stessi, ad ascoltare quelle favole moderne che dal palcoscenico arruffano i capelli, inventano colori per noi, persone stonate di vita vissuta, che ce ne stavamo li, a chiedere la redenzione.

*Ci sorprendono con un piccolo regalo, la cover dei Divine Comedy “Una signora di una certa età”. Non ne parlo, ve la faccio sentire. Diretta e disarmante, come quella sera, tra la gente, la malinconia.

[Ma.
Magari la prossima volta,
il cinema, l’estate indiana.
il ghiaccio nel Campari soda e
tanti LP, Battisti e Mina.]
Una richiesta, sottovoce.