Jim Goldberg a Pordenone?

Si, la risposta è si.
Tutto merito della nuova struttura museale A. Pizzinato, denominata Parco (acronimo di Pordenone Arte Contemporanea) che inaugura la sua prima stagione proprio con una mostra monografica dedicata al grandissimo fotografo americano, che fa parte della ancor più grande agenzia fotografica Magnum (Goldberg è 2 volte vincitore del premio Hasselblad e del più recente premio Cartier Bresson).

Devo dire che una mostra del genere non me la sarei proprio aspettata, ma il lavoro svolto in collaborazione tra Comune di Pordenone, Assessorato alla Cultura, Magnum Photos Parigi con il patrocinio del Consolato Generale degli Stati Uniti a Milano, ha portato ad un risultato stupefacente.

All’interno dello spazio la mostra è ben allestita, le serie fotografiche proposte sono tre: Rich and Poor (lavoro che Golberg inizia ancora studente) Raised by Wolves, e Open See per un totale di più di trecento immagini, con l’aggiunta di un video in cui lo stesso Golberg racconta le proprie esperienze, ed una serie di teche in cui sono contenuti oggetti provenienti dai numerosi viaggi che ha compiuto in giro per il mondo.

Golberg è conosciuto anche come il poeta dei bassifondi e ci si rende conto guardando questa mostra che non potrebbe essere definito in maniera diversa: riesce ad entrare nell’anima delle persone, anche le più disagiate, senza procurare agli spettatori un senso di compassione nei confronti dei protagonisti degli scatti, ma facendone emergere la grande dignità umana che li pervade.

Come nella serie Rich and Poor, nella quale dopo gli scatti è tornato dai soggetti chiedendo loro di scrivere qualcosa sotto la fotografia in modo tale da renderli partecipi e parte attiva dell’opera. Golberg è il fotografo di quello strato sociale più vero e sporco, ed anche la seconda raccolta di scatti, Raised by Wolves ne è la dimostrazione: insieme di fotografie ambientate in quell’America dei giovani outsider, tra Los Angeles e San Francisco, ragazzi di strada, fotografati tra il 1987 e il 1993 e la serie è integrata con oggetti e testi scritti a mano.

L’ultima serie vista è invece quella che a mio giudizio è sembrata la più toccante, forse quella in cui più si sente un contatto con il soggetto dell’immagine.
Open See, è la testimonianza fotografica di chi fugge per raggiungere un luogo migliore, persone che scappano dalla guerra e dall’AIDS per raggiungere l’Europa.
In questa raccolta sono presenti molte polaroid, alcune delle quali hanno anche subito l’intervento del fotografo dopo lo scatto, le immagini ritraggono persone originarie dell’Africa, del Medio Oriente, dell’Asia e dell’Est Europa in condizioni disperate, chi ha subito violenza fisica ed atroci mutilazioni, chi è in uno stato di povertà assoluta e dice di vivere con un dollaro al giorno, quando va bene. Situazioni drammatiche ed estreme.

I curatori della mostra sono Valerie Fugeirol e Marco Minuz.
Se vi capita di passare da Pordenone non esitate ad entrare a visitare questa mostra che oltre ad essere veramente ben organizzata è anche assolutamente gratuita, e spero veramente che l’entourage di Parco sappia replicare il successo di questa inaugurazione. Fino al 30 gennaio 2011 www.artemodernapordenone.it
Le foto dell’evento per gentile concessione di Zaira Menin.