Un caffè con Romolo Milito

Romolo Milito (l’un des nombreux), classe 1978 è cresciuto a nord di Milano.
Alle spalle un percorso formativo esclusivamente tecnico (ingegneria), lavora nel mondo della progettazione del network IT per una azienda di telecomunicazioni. È anche fotografo freelance per agenzie o privati.
Nessun precedente artistico in famiglia. Lo scrivere con la luce è una esigenza molto personale che trova il suo posto e anche molto supporto nell’equilibrio famigliare.
La formazione artistica è totalmente autodidatta e istintiva, una necessità, una dipendenza. Non a caso nel suo sito avverte: Writing with light it’s a dependence avoid dependences, don’t give into them because they will take hold of you and you will never be able to do without.

Fotografo preferito?
Eviterò i grandissimi nomi, anche perchè il materiale più ‘noto’ che abbia mai prodotto è un tributo al maestro (questo), e sarebbe troppo semplice rispondere con il nome di Helmut Newton. La risposta che vorrei dare invece è la seguente: Corrado Dalcò, un fotografo che mi permetto di considerare un amico oltre che una continua fonte di ispirazione.

La tua prima memoria fotografica?
Una foto di gruppo, di famiglia, scattata nell’82, all’età di 4 anni.
Ovviamente lo zio aveva pre-impostato tutto sulla vecchia pentax ma il risultato fu ugualmente pessimo.
La fecero scattare a me (bimbo) per gioco, ma si misero tutti in posa davvero. Ricordo ancora l’effetto nel vederla stampata alcuni giorni dopo. Chiesi allo zio: perchè ho sbagliato?

Analogico o digitale?
Indifferente, purchè emozioni! Ammetto la mia debolezza per il film. Una propensione che porta con sé il giusto timore reverenziale, perchè una fotografia chimica stampata è il risultato di una serie di operazioni e basta un singolo errore in un qualsiasi punto di questa serie per bruciarsi l’intero lavoro.
Sviluppo e stampo autonomamente il bianco e nero ed è sempre un’emozione intensa veder nascere l’immagine dal foglio bianco.
Prediligo Neopan, storica pellicola Fuji. Amo i suoi forti contrasti, amo le linee di luce che tagliano i soggetti e amo la carenza di sfumature. Paradossalmente però amo anche l’infinita gamma di grigi di un più modesto bw400cn (kodak) che si trova anche al supermercato. Questa pellicola ha la peculiarità di essere prodotta su supporto per colore (infatti una volta sviluppata è rossa) e deve essere proiettata per tempi abissali dall’ingranditore per riuscire ad impressionare la carta fotosensibile. Tutto ciò giova a chi è agli inizi, perchè ha più tempo per accorgesti se sta sbagliando qualcosa.
Ad ogni modo credo sia un bagaglio culturale ed emotivo indispensabile. Uso 35mm o Medio Formato (6×6) in funzione della tipologia di materiale da produrre. Non precludo altre vie.
Col digitale non mi sono trovato subito ‘a casa’. Pur avendo competenze informatiche ho impiegato un po’ a trovare la giusta tecnologia e il giusto processo di post produzione. Ad oggi la prima si basa su corpi fuji e ottiche nikkor (tendenzialmente serie AI manuali degli anni ottanta) e la seconda si basa integralmente su Open Source (rawtherapee per la camera chiara e GIMP per il fotoritocco) su un sistema operativo Linux che si chiama Ubuntustudio.

Bianco o nero?
Sono separabili? Li vedo uniti dalle infinite tonalità di grigio che la realtà ci offre.

Libro che non rimetteresti sul comodino?
Non si muore tutte le mattine di Capossela.
Si dice che nella vita il talento sia uno, se come cantautore non finisco mai di adorarlo come scrittore mi rende difficile arrivare alla fine del capitolo.

Posto da rivedere assolutamente?
Sia Portlligat (Spagna), il paesino di pescatori di Salvador Dalì, che Pointe du Raz (Bretagna). Non rinuncerei a nessuno dei due.

I peggiori 50 euro della tua vita?
Un plico di fotografie che potevo evitare di stampare.

Devi partire. La prima cosa che metti in valigia?
Il mio vecchio emap, un gps obsoletissimo, che non fa foto.
La seconda cosa è ipotizzabile: la mia FM del ’77 con la normale (50mm).

Una canzone da ascoltare appena svegli?
La fretta nel vestito, Mina.

E invece una da ascoltare prima di andare a dormire?
Ovunque proteggi, Vinicio Capossela.

La cosa che più ti piace dell’Italia?
La corona alpina, vista dalle statali a nord di Milano nei giorni nitidi. Dalla pianura hai l’unico punto di vista abbastanza ampio da abbracciare gran parte dei monti.

Quella che invece ti piace meno?
La Televisione, italiana.

La vacanza ideale. Con gli amici o con la fidanzata?

Fidanzata (o meglio Moglie) più l’amante, nera focata e con quattro zampe. Mi basta una giornata sulla nostra piccola, piccolissima imbarcazione sul lago per riprendermi da ogni affanno.

Ordine o caos?
Vorrei ordine, vivo nel caos.

Uomo o donna?
Donna, e la vorrei al potere per i prossimi duemila anni almeno.

La prima cosa che faresti se potessi vivere un giorno da donna.
Sperimenterei quanto più possibile del loro universo, non importa in quale ordine.

Il tuo incubo più ricorrente?
Una fuga da calamità naturali.

Se la tua vita fosse un film, quale sarebbe?
Taxi Driver.

Una cosa che vorresti dire ma che non ti è stata chiesta?

Perchè ho scelto un nome d’arte che non è un vero nome: l’un des nombreux, ma non mi è stato chiesto, ergo.
No null’altro da aggiungere se non grazie a Enquire per la chicchierata virtuale.

E noi ringraziamo Romolo per la sua disponibilità www.lundesnombreux.com