Un caffè con Aëla Labbé

C’è poco da dire e molto da ammirare.
Lei è una vera artista (molti già la conoscono) si chiama Aëla Labbé, ventiquattrenne francese, più precisamente dalla Bretagna. Aëla è la quinta e ultima figlia nella sua grande famiglia nella quale può contare ben sei meravigliosi nipotini, spesso soggetti delle sue foto.
Si auto-definisce dipendente dall’arte, anche se il suo primo amore è la danza. Cerca con ogni mezzo possibile di creare e condividere la sua visione del mondo.
Affascinati dai suoi meravigliosi scatti l’abbiamo contattata per farle qualche domanda.

Come è nato in te il bisogno di fotografare?
La fotografia è entrata nella mia vita in un periodo difficile: è stato circa due anni fa, lavoravo come ballerina ad Amsterdam e sono stata protagonista di un fatto spiacevole che purtroppo, mi ha colpita fisicamente e psicologicamente. Sono tornata così in Francia dove ho dovuto ricominciare da zero. La fotografia mi ha aiutata molto, ha riempito la mancanza di creatività, ho visto la vita da un’altra prospettiva e ho ritrovato la bellezza dove prima vedevo solo disgusto.

Hai frequentato scuole di fotografia o più generalmente d’arte?
Innanzitutto io non mi considero una fotografa, anche se, ormai da qualche mese quest’arte sta prendendo sempre più spazio nella mia vita sia personale che professionale.
Sono un’autodidatta, ho ancora molto da imparare, più che la tecnica io seguo molto il mio istinto; la mia vera educazione è stata sempre la danza, per la quale ho studiato all’Hogeschool voor de Kunsten di Amsterdam, dopo ovviamente anni di pratica da bambina.
Vedo la fotografia come un seguito alla danza, una continuazione di essa, proprio come in una coreografia posso comporre un’immagine con i corpi in un determinato spazio; presto particolare importanza e quindi attenzione al linguaggio del corpo e alle emozioni da esso trasmesse, e in questo metto parte di me ovvero della mia capacità di ballerina.
Inoltre, traggo molta ispirazione dall’arte dal XIX per lo più e da musica, cinema e letteratura.

Come descriveresti il tuo stile?
Il mio stile. Non lo definirei propriamente con questo termine, il mio stile sono io come persona; mi spiego meglio, le mie foto sono frammenti della mia persona e pezzi di ricordi della mia vita, sono realmente io.
Tuttavia se dovessi descrivere i miei scatti li classificherei come nostalgici, romantici, senza tempo, sognanti e allo stesso tempo malinconici, talvolta devo dire anche oscuri; inoltre, l’infanzia è un tema ricorrente e quasi essenziale nelle mie foto, per me è un paradiso perduto,il “luogo” dell’innocenza: una terra di fantasie, ma anche di paure.

Ringraziando Aëla, per il tempo dedicatoci vi rimandiamo al suo stream su Flickr, così che possiate ammirare i suoi magnifici lavori www.flickr.com/photos/aela