Un tè con i LetHerDive

I LetHerDive è un duo musicale tutto italiano, con base a Bologna composto da Matteo Tririfò (aka Trif_o) e Francesca Bono (OfeliaDorme), con la collaborazione di G.Mod (OfeliaDorme) al basso e Roccovich (Elenfant film) come visual artist.
Quest’anno il loro primo lavoro, l’album The Closet. Un debutto che sta riscuotendo parecchio interesse tra gli addetti ai lavori e non.
Ad ascoltarli è inevitabile fuggire con la mente ai più noti cugini d’oltremanica, ma il confronto regge benissimo, senza scadere nello scontato o nel banale. Le sonorità seppur non una novità, non deludono: la loro è una brillante interpretazione di un genere, un genere difficilmente ascoltabile in Italia. Allora che dire se non benvenuti LetHerDive?
Noi di Enquire abbiamo detto anche qualche parola in più, infatti abbiamo avuto il piacere di chiacchierarci e di conoscerli meglio.

Questa è la vostra prima esperienza musicale insieme?
T: A dire il vero è anche la nostra prima esperienza umana, ci siamo conosciuti man mano che realizzavamo il nostro primo disco.

Musica e formazione. Quanto è importante la formazione nella musica?
T: L’importante è il risultato finale secondo me.

Come e quando è nato il progetto Letherdive?
T: È nato agli inizi del 2009 come collaborazione occasionale. Ho chiesto a Francesca se le andava di provare a metter la voce su qualche mio pezzo. Avevo ricevuto una demo del suo primo gruppo ed ero rimasto colpito dalla voce; stufo della musica elettronica fine a se stessa le ho chiesto di collaborare. Ci siamo trovati subito molto bene e nel giro di sei mesi è nato il nostro primo album.

Massive Attack o Portishead sono sicuramente i nomi, a livello internazionale, che ci vengono in mente se parliamo di trip hop. In Italia invece, il trip hop chi o cosa è?
T: Trip Hop ce n’è poco. Ottimo l’esordio di SUZ. Ottimi i primi Black Era. Per il resto credo che l’Italia abbia assorbito quasi esclusivamente il lato più dub del trip hop dei primi Massive Attack. Vedi gli ultimi Black Era così come alcuni brani dei nuovi lavori di Almamegretta o Meditronica.

A chi dice che la vostra musica è troppo simile ai suddetti artisti, voi cosa rispondete?
T: Se suonassimo rock o techno avremmo una tonnellata di band con cui poterci paragonare. Il nostro genere è limitato a pochi artisti. Massive e Portishead sono conosciuti da tutti, e forse sono l’unico esempio di Trip Hop che le persone conoscono.
La nostra musica risente molto della mia passione per l’industrial, così come per l’indietronica. Ci si potrebbero trovare anche corrispondenze con i primi Archive o Sofa Surfers.
Fra: Quello che suoniamo è in parte influenzato da quel che ascoltiamo, e questo vale per tutti i musicisti, l’importante è cercare costantemente una propria personale visione, ed espressione; ed essere sempre curiosi.

La vostra musica l’hanno definita cupa, angosciante e tenebrosa. Voi invece come la definireste?
T: Cupa, angosciante e tenebrosa.
Fra: Un viaggio nel lato più nascosto delle cose; improvvisazione su stati d’animo.

In Italia è difficile trovare palchi appetibili per esibirsi. La vostra esperienza qual è?
T: Devo dire che per quello che è stata la nostra, breve, esperienza live, non ci si può lamentare. Il nostro primo concerto è stato al Locomotiv di Bologna, il migliore locale della città oltre che uno dei principali in Italia. Eccezionale anche la data a Forlì, gentilezza e professionalità han fatto da padrone.
Il problema principale credo sia da collegare alla club culture: aumentando i dj e le serate elettroniche la musica suonata deve per forza rinunciare a qualche spazio.
Fra: In Italia non è facile fare niente, figuriamoci suonare, ma ci si prova.

E la scena musicale bolognese com’è?
T: Bologna ha perso il suo primato di capitale della musica. Ci sono pochi locali che rinnovano la proposta in maniera originale ed interessante, la maggior parte ha sempre la stessa proposta, camuffata a dovere. Si pensa prima all’incasso che alla qualità delle serate.
Prendi l’Estragon ad esempio: tolto il tour mondiale una tantum non fa altro che riproporre le stesse cose, da anni!
Fra: Molto variegata, e perciò anche sovraffollata; ci sono tantissimi musicisti e proposte, ma non altrettanti posti dove ascoltarle.

Il Mei alza la voce e denuncia il boicottaggio della musica italiana da parte dei network musicali. Siete d’accordo?
T: Il MEI ce l’ha con i network radiofonici. Credo che abbia parzialmente ragione, ma non del tutto. Il problema in Italia sono i vari Liga, Negroamaro e Morgan. Musica italiana ne trasmettono, ma pessima. Come il 90% della musica trasmessa in questo paese: lasciate ogni speranza voi che entrate!

Adesso siete in due. Una formazione che intendete mantenere o auspicate future collaborazioni?
T: A dire il vero siamo in tre, c’è G.Mod al basso. È stato arruolato in occasione del nostro primo concerto e possiamo dire che oggi è il terzo elemento dei Letherdive. Giusto in questi giorni siamo alle prese con la realizzazione dei primi brani insieme.

Avete avuto la possibilità di aprire i concerti degli Swayzak. Potendo scegliere, con chi altro/i vi piacerebbe collaborare?
T: Con i Negroamaro. Se poi non fossero d’accordo chiederei ad Amon Tobin.
Fra: Sparo. Gonja Sufi, Flying Lotus, Unkle, Nedry.

Il primo live, è come la prima volta, non si dimentica mai?
Fra: Più che altro non si ricorda mai. O si ricorda male, il panico prevale!
T: Più che il panico, i vodka lemon!

Internet e il file sharing vengono descritti come la piaga della distribuzione musicale. Voi cosa pensate a riguardo?
T: Non vedo l’ora di trovare il nostro disco su emule o su qualche sito pirata. Significa che è piaciuto, e quella è l’unica cosa che conta. Io senza filesharing non avrei mai scoperto band che oggi seguo regolarmente o di cui magari parlo su musicaoltranza.net, facendogli ulteriore promozione.

E con i social network che rapporto avete?
Fra: Direi piuttosto buono, uso i social networks esclusivamente per i progetti musicali di cui faccio parte; l’importante è non perdere il contatto con la realtà, che è tanto più ricca e significativa.
T: Io non ne posso più, ne gestisco troppi per troppi progetti diversi. Erano più utili un paio di anni fa, oggi sono sono troppi e tutti troppo uguali.

La preoccupazione o il pensiero che non vi lascia dormire la notte?
Fra: Quand’è che in questo paese regnerà un pò di coerenza e serietà?
T: Morgan!

La canzone da ascoltare appena svegli?
Fra: I put a spell on you di Nina Simone.
T: Boh, ce ne sono troppe.

Quella prima di andare a dormire?
Fra: una tranquilla altrimenti mi agito. Flume di Bon Iver.

Wembley o San Siro?
Fra: Wembley. Ho un rapporto conflittuale con i Santi.
T: Non ho la tessera del tifoso!

Un film sui Letherdive. Chi sarebbe il regista?
T: Sarebbe un pazzo.
Fra: Solondz, Lynch, Spike Jonze. Così, per fantasticare.

Siamo alla fine, prima di salutarvi però, parlateci dei vostri impegni o progetti futuri.
T: Stiamo cercando di realizzare un video, nuovi brani ed un album di remix!
Io vorrei realizzare un album solista, ma non ho proprio idea da dove incominciare. Nel mentre collaboro con un gruppo di 3D Visual Artists, gli Apparati Effimeri, in qualità di sound designer, e con la Elenfant Film alla stesura della colonna sonora originale di “Old Cinema”, un interessantissimo film/documentario sulla morte dei cinema.
Fra: A Febbraio 2011 uscirà il nuovo disco degli OfeliaDorme, il primo full lenght, quindi sarò impegnata sul fronte live anche con loro (in cui suona anche g.Mod).

Potete continuare a seguirli sul loro sito www.letherdive.com