Momaboma, invertire le regole

Quando si tratta di uscire, qualsiasi sia l’occasione e il momento della giornata, l’essere sicure di sé attraverso il proprio outfit è fondamentale; spendiamo energie, soldi e tempo per questo e la fatica non riguarda solo l’abbigliamento, ma anche gli accessori, come la borsa. Ecco, questo è il vero dilemma di ogni donna: la borsa è tutto, è il nostro corrimano a cui aggrapparci, il nostro fido contenitore di trucchi, carte e cartine, block notes e sigarette. La borsa è il nostro immaginario vivente, tanto da doverla scegliere davvero bene e con cura.

Nella nostra ricerca quotidiana troviamo di tutto, questa volta ci siamo imbattuti in un’azienda davvero interessante che combina la produzione di borse e affini, assieme all’indagine di materiali tra i più inaspettati, rifinendo il tutto con una ricerca grafica affascinante: stiamo parlando di Momaboma, il brand bolognese di accessori fatti interamente con materiali di recupero, riviste d’epoca, compiti in classe recuperati dal macero, immagini pubblicitarie, ritagliate una per una e lavorate attraverso un procedimento di intrecciatura al propilene e resinatura che dà alla luce un materiale nuovo personalmente brevettato dall’azienda.

In sintesi, borse e accessori fatti con le copertine dei giornali d’epoca e con le pubblicità di una volta, uno stile un po’ vintage, un po’ retrò ma anche altamente poetico e legato all’idea del vero e del vissuto. In questo periodo in cui tutto si fa in serie e tutto è anonimo, la scelta stilistica di Momaboma tende a rivalutare il passato e il presente condiviso, i ricordi, i profumi delle cose intrise di una loro propria vicenda personale. Ogni prodotto Momaboma, grazie a questa specifica lavorazione, è originale e diverso dall’altro, e non ci capiterà più di sfoggiare la stessa borsa nella stessa serata, oh my god, solcando un red carpet o una semplice strada metropolitana.

L’idea del brand nasce un po’ come tutte le illuminazioni, un po’ per caso, magari anche andandoci a sbattere la testa contro. Maurizio, il fondatore del marchio, ci cade proprio sopra: sono i primi anni del 2000, ed è in India con la sua compagna di viaggio, quando inciampa in un sacco di cemento vecchio e logoro e.. pam! Si balena nella sua fervida mente l’idea di costruire un prima rudimentale borsa cilindrica con materiali recuperati in loco. Tornato in Italia, Maurizio organizza uno showroom dove proporre questo nuovo progetto, ma il cliente è riluttante.

Dopo i primi tentennamenti iniziano le soddisfazioni per Maurizio e i membri della sua sempre più stretta equipe, il premio della Camera di Commercio alle giovani imprese di Bologna e un primo importante ordine da parte di un negozio della città. È il momento di affacciarsi all’estero con spirito lungimirante, e Momaboma approda nel 2005 alla fiera Who’s Next di Parigi, che offrirà consensi immediati e inaspettati, un progetto con la Renault Due Ruote e una carica di entusiasmo da portarsi a casa in Italia, pronti a fondare un’azienda , anche grazie alla disponibilità di Brain Management, l’azienda che prenderà in mano tutto l’aspetto commerciale di questa nuova avventura.

Dal 2005 al 2006 il brand continua perfezionando le rifiniture e le plastificazioni, compiendo una ricerca dei materiali che culmina con la scoperta di rarissimi quotidiani degli anni ’40, ’50 e ’60; oggi offre differenti collezioni dai materiali più disparati, dalle camere d’aria alla pelle dei divani, studiati e rinforzati grazie a tecniche innovative.
Per esempio, la linea viaggio, nata con lo scopo di uscire dal grigiore del solito bagaglio anonimo, è realizzata con nylon recuperato da fodere e da pelli di recupero, il tutto decorato da quotidiani trapuntati in soffice bubble. La linea black è la più graffiante, e propone secchielli, clutch, astucci, pochette e borse capienti da giorno e da sera realizzate dipingendo i quotidiani uno ad uno con vernice nera, fissando poi il tutto con una specifica resina.

C’è una linea rock che utilizza materiali tratti da vero e proprio vinile, linee uomo minimal ed essenziali, più borse, taccuini e borsoni realizzati con materiali ricavati direttamente da oggetti di arredo, come le pelli usurate dei vecchi divani. Un’altra uscita fortunata è la collezione Spirit, che utilizza il materiale dagli storici giacconi americani impermeabili della seconda guerra mondiale, e li impreziosisce con inserti e dettagli di magazines anni ’50: è come se convivessero varie epoche e vari stili in un solo concetto, ed è questa l’originalità di un prodotto che vuole giocare con vari mood e amalgamare differenti spiriti e consapevolezze, in un unico humus che rivaluta l’esperienza, il tempo, le cose toccate e vissute.

L’ultima idea del marchio bolognese è stata presentata al 78° Pitti Immagine Uomo a Firenze, una borsa limited edition dove tutti e 5 i sensi sono solleticati, dalla vista, dal tatto del tessuto antistress al tintinnio di un “chiama angeli” che ricorda le macchine da cucire di una volta. Per non dimenticare le essenze che scaturiscono da un piccolo “tortellino” di tessuto e una taschino dove conservare la caramella del gusto preferito. Una trovata incisiva che sottolinea l’importanza di “gustare” il made in Italy, e apprezzarlo in tutta la sua unicità con tutti e 5 i nostri sensi, come, ricorda Maurizio, godiamo nella sua interezza della persona amata.

Il prodotto Momaboma utilizza materiali di recupero, affiancando così la ricerca stilistica ad un discorso di riciclo e ambiente. Invertire come concetto assoluto, rovesciare le regole e i luoghi comuni che convogliano spesso la realtà in un solo binario, e così anche la cultura, la moda, il costume. Perché ciò che è fatto bene è anche indiscutibilmente irripetibile, e se pure intelligente, potremmo trovare l’uomo perfetto. Chiavi in borsa.