Un tè con Alessandro e Monique

La grande stanza vuota nel mio studio e il punk-rock ad alto volume crea eco, il rumore fotografico, il divano freddo in pelle nera, la luce naturale, i corpi bianchi , la mano libera che scatta sensazioni di una donna vestita solo della propria spontaneità abbandonata agli impulsi dalla sua volontà erotica.
In seguito il divano, diventò caldo.
(Alessandro Gallo)
Partiamo dalle sensazioni che la sua pelle respira, dai colori che i suoi occhi ascoltano; Alessandro Gallo ci accoglie con il suo personale sguardo all’interno del suo studio, con la modella Monique Du Demon, per assecondare le nostre curiosità da vouyer. Sa bene chi siamo e cosa cerchiamo, lui che di gente indiscreta ne ha incontrata tanta nella sua giovane carriera da fotografo d’eros, quasi pare voglia dettare da subito le regole del confronto, imponendo la propria realtà senza filtri e pixel oscuranti.
Lui, il fotografo, penombra che assorbe pulsazioni libidinose. Lei, la musa, pelle d’alabastro dal sapore voluttuoso.
Il gioco è semplice. Qualche domanda, i dubbi tipici del guardone e un po’ di sana provocazione, frecce indirizzate a loro che della provocazione ne hanno fatto una passione. Diritto di replica per entrambi quindi e sconti per nessuno.

Diego: È inevitabile quanto sacrilego, da parte mia, ricalcare con lo sguardo sulla sagoma di Monique le curve della Maya Desnuda di Francisco Goya. Sono passati secoli ormai da quell’esercizio di impressionante naturalezza; quanto pensate sia cambiato il nudo nell’arte? Quanto ha perso di sostanza e credibilità col tempo? O quanto ne ha guadagnato?
Alex: Il nudo nell’arte non è affatto cambiato sono cambiati gli spettatori, gli osservatori i quali più di prima sono ignoranti e mal acculturati; per l’artista ciò diventa più complesso, far comprendere le proprie visioni, riuscire ad entrare nella testa delle persone.
Oramai i banali Cliché sul nudo, sull’erotismo, sull’arte hanno preso il sopravvento con dei canoni ignobilmente alterati, basti guardare anche le modelle di ieri e quelle di oggi, tutt’altra cosa, tranne alcune, le mie!
È vera una cosa però, forse c’era più pudicizia nei secoli passati, risultava più difficile esporsi o farsi esporre ma a mio parere si viveva con meno svagatezza e con più libertà d’animo, cosa che nell’arte è essenziale.
Monique: A mio parere, sicuramente una parte si è evoluta dando origine a nuove concezioni emozionali, fisiche e mentali ma penso che il concetto di base sia rimasto inalterato.
Concordo con Alex per quanto riguarda il modo che hanno alcune modelle di porsi d’innanzi all’artista, falsamente appassionate, incoerenti, “marchettatrici” ed egocentriche.

Diego: Di certo l’ambito che avete scelto non è proprio l’habitat naturale in cui la coscienza comune trova equilibrio, ma anzi è forse esattamente quello che oggi può essere considerato un filo sospeso per l’integrità morale di chiunque. Avete mai attraversato momenti o semplicemente attimi in cui abbiate sentito di dover frenare tutto questo dionisiaco entusiasmo per l’eros?
Alex: Diego ti devo contraddire questa volta, l’ambito che abbiamo scelto con Monique o con tante altre persone con cui ho l’enorme piacere di condividere il mio lavoro, è tutt’altro che sbilanciato o immorale. Invece è proprio un equilibrio naturale, carnale, primitivo, che tutti noi abbiamo, nessuno escluso, sono emozioni e fantasticherie erotiche che noi tutti possediamo, semplicemente alcune le manifestano con naturalezza come dovrebbe essere nel suo habitat naturale mentre altri le occultano.
Quindi gli squilibrati sono proprio coloro che le nascondono, vivono nell’insicurezza, nella falsità nella trascuranza di se stessi e degli altri, non ti pare?
Si fa quello che l’istinto ci propone e comunque si segue un percorso prestabilito che dia significato all’opera, quella è la meta! Mai frenato nulla; solitamente c’è parecchio dialogo prima di scattare, prima di esporsi fisicamente, ci si scopre completamente dei propri pensieri ed ognuno tira fuori le proprie idee, le proprie fantasie cosi facendo ci si conosce e si arriva ad un equilibrio mentale e fisico.
Monique: Pienamente d’accordo con Alex sia per quanto riguarda questo “habitat naturale” sia per il fatto che nella massa c’è molto bigottismo nonché la non accettazione dei propri istinti naturali, repressi.
Noi abbiamo lavorato istintivamente ed ovviamente il feeling è importante in tutto ciò.

Diego: Molti, puritani e non, potrebbero pensare di voi che siete dei sodomiti, affamati carnivori soddisfatti solo dal sesso; ma magari a voi della carnalità frega meno di quanto possa fregarsene uno qualsiasi dei puritani sopra citati. E allora in percentuale quanto conta la devozione al sesso in questo campo per poter almeno sfiorare il talento?
Alex: Nel mio progetto il sesso è un ingrediente! Deve piacere ovviamente, deve essere una passione, per me è quotidianità, ma in questo campo penso sia essenziale una cultura artistica, prima ancora del sesso.
Hai detto bene ci sono quei puritani che puntano il dito mentre poi sono i primi frequentatori di locali scambisti o case chiuse, liberi di far ciò che vogliono, senza però puntare il dito. Noi facciamo ARTE! Non confondiamo.
Monique: Per me il sesso è fondamentale. Come Alex lo vivo artisticamente e soprattutto quotidianamente, senza timori e senza falsi pregiudizi.
La follia a mio parere sta in quelle persone che lo rifiutano e non lo vivono.
Amo il sesso, ovviamente quello sano, (questo è sottinteso anche Alex concorda con me) dove ci sono i limiti solo al piacere, la sofferenza, la violenza e l’obbligo sono assolutamente da condannare!

Diego: E dio!? Se esistesse (tendo a considerarvi senza religione)? Se vi stesse guardando? Cosa penserebbe di voi?
E al critico di turno che pensa ormai si sia davvero visto troppo per poter considerare i vostri lavori degni di nota? Come gli rispondereste per discolparvi?
Alex e Monique: Chi dice che non crediamo in Dio? Sicuramente non siamo praticanti ma qualcosa sicuramente c’è!
In ogni caso chiunque ci guardasse sarebbe ben contento di questa nostra droga che non nuoce, anzi. Pensiamo che un Dio, soprattutto ai giorni nostri, dovrebbe esser troppo impegnato a guardare le varie oscenità che accadono ogni secondo intorno a noi.
Mentre al critico di turno ci piacerebbe invitarlo ad assistere di persona ad un nostro set.
Nulla da discolparci.

Diego: Al fine di ottenere uno scatto soddisfacente, ad essere prediletto è il corpo e la sensualità formale o una più latente introspezione psicologica, decisamente meno evidente e sicuramente più fraintendibile? Se la risposta dovesse essere l’aspetto psicologico, allora sarebbe come dire che è possibile fare una foto erotica anche inquadrando solo un volto?
Monique: Lascio ad Alex la risposta a questa domanda.
Alex: Bé non sono solo queste due cose a ricreare un immagine di rilievo che comunichi: il corpo (l’involucro) e la mente (la sostanza) devono andare a pari passo ma oltre a questi c’è l’istinto, che non è provocato nè dalle mente nè dal corpo;questo particolare impulso non tutti lo hanno ed è formato da azioni non premeditate guidate dal nostro inconscio solitamente le azioni istintive sono una prerogative di comportamenti “animaleschi”: la natura segue l’istinto.
Con questa particolare dote, tutto può divenire erotico, certo anche solo un volto, un orecchio o una clavicola. Corpo, mente e istinto.
Monique: Che dire, concordo perfettamente!

Diego: Come cercate di rapportarvi al momento dello scatto? O meglio, cosa cerchi di carpire dall’altro (nel caso del fotografo), cosa cerchi di trasmettere all’altro (nel caso della modella)?
Monique: Il ruolo della modella si divide in due parti, oggetto e soggetto.
Nel caso del lavoro che faccio con Alex reagisco più come soggetto, riesco a mostrare il mio vero essere interiore e di conseguenza anche il mio corpo si muove e si lascia andare con naturalezze in modo irrazionale senza troppi pensieri né meccanicità come reagirebbe un perfetto artista. Gli impulsi diventano protagonisti della situazione.
Mentre l’oggetto è esattamente l’opposto: meccanico, razionale e senza anima.
Alex: Ripeto si parla molto, cerco di capire cosa piace e cosa non piace, sono svariatissime le idee che ricevo, cerco di avere un rapporto di estrema confidenza, amichevole, gentile, proprio perché tratto un argomento sensibilissimo che stimola il nostro interiore, da trattare con estrema delicatezza. Per qualcuno infatti molto difficile da esporre, poi…
Durante il set guardo la modella chirurgicamente, scopro tutti i suoi tratti somatici, i suoi movimenti, il suo modo di porsi, di parlare, di agire, di atteggiarsi.. il suo modo di spogliarsi., di esibirsi in situazioni di paure, di piaceri o per qualcuna imbarazzanti, il quel momento esamino il suo stato d’animo. Da lì si scopre tutto, che tipo ho davanti e ne traggo un significato mirato, e un’immagine unica.
Per molte sono un confessore uno con cui poter raccontare e parlar di tutto, e questo è molto bello.