Mario Giacomelli

A volte capita nella vita, che all’improvviso ci si innamori.
Ci si innamora di persone e cose, di oggetti utili e inutili, belli e brutti: non ha importanza. La cosa che conta è che tutto quello che si è amato prima, all’improvviso perde valore, diventa meno importante per dare spazio alla nuova passione.
Così un giorno, e lo ricordo benissimo, mi sono innamorato di un gruppo di preti che si rincorrevano contrastati tra il bianco e il nero. Stavano appesi ad una parete, erano i famosi pretini di Mario Giacomelli.

Sarà capitato anche a voi di non poter fare a meno di approfondire un argomento, quella necessità che ci porta in breve tempo ad acquistare libri e a fare ricerche per capire meglio un personaggio, così è capitato per Giacomelli.
Ad oggi nessun altro fotografo mi ha coinvolto quanto lo ha fatto Giacomelli, nessuno è riuscito a farmi mettere da parte la voglia di conoscere sempre meglio questo uomo, che solo fotografo non è, e sarebbe assolutamente riduttivo definirlo solo come tale, lui è molto di più.

Nasce nel ’25 a Senigallia, e da Senigallia mai andrà via. Mantiene forte il legame con la sua terra, inizia a lavorare molto giovane in una tipografia a causa della morte del padre, e anche dalla tipografia non andrà mai via, anzi la farà diventare sua con il tempo.
Fin da giovanissimo dipinge e scrive poesie, entrambe queste attitudini si vedranno successivamente nei suoi scatti, ma è nel ’53 che compra la sua prima macchina fotografica, una Comet Bencini (acquistata per ottocento lire) e corre subito a scattare la prima fotografia, in riva al mare l’approdo.
Userà prevalentemente questa macchina per tutta la sua carriera, e dirà: fin dal primo rullino mi sono accorto che il mezzo meccanico non conta niente, perchè sono sempre riuscito a far fare alla macchina fotografica quello che volevo.

Inizia subito a vincere vari concorsi fotografici e nel 1963 inizia pure la grande stagione di mostre dal Photokina di Colonia al MOma di New York, al Metropolitan.
La cosa affascinante di Giacomelli è che scatta solamente serie fotografiche, quasi mai singoli scatti, il suo scopo era raccontare la realtà, o meglio una sua versione della realtà.

Per me che uso la macchina fotografica è interessante uscire dal piano orizzontale della realtà, avere la possibilità di un dialogo stimolante perchè le immagini abbiano un respiro irripetibile.
Oggi 25 novembre sono 10 anni dalla scomparsa di uno dei migliori artisti dell’italia del 900, un personaggio unico.

Con questo articolo non voglio far altro che ricordarlo e invitare tutti quelli che non lo conoscono a fare un giro nel suo sito.
Non è assolutamente nelle mie competenze dipingere un quadro completo del personaggio Mario Giacomelli, anche perchè le sue fotografie sono più che sufficienti www.mariogiacomelli.it