Wild in the street(wear)

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La parola street è oggi una delle più inflazionate; nel linguaggio comune la troviamo legata alla moda (street-style), all’arte (street-art), ai media (street-blogs), alla musica (street-parade).
L’insieme dei comportamenti, dei movimenti, delle ideologie che nascono nella strada, dove per strada si intende il tessuto sociale più giovane, dinamico e in evoluzione ma anche in qualche modo più basso, vanno a determinare la cosiddetta street-culture, oggi sicuramente una delle sottoculture più importanti e influenti sui costumi della nostra epoca.
Lo streetwear raccoglie in un solo contesto, quello dell’abbigliamento, molteplici frammenti di questa sottocultura e le esperienze dei suoi protagonisti. Dallo skateboard allo snowboard al surf, passando per la musica elettronica e sperimentale, toccando mondi espressivi come gli stencils, i graffiti e la fotografia: sono davvero tantissimi gli ingredienti di questo stile di vita diventato un fenomeno di costume a livello internazionale.
Sebbene in Italia i rappresentanti di questo mondo siano ancora pochi e si annoverino soprattutto fra i bloggers e i coolhunters, abbiamo due grosse realtà produttive e distributive di cui andare fieri: Slam Jam e Blue Distribution.

Proprio poche settimane fa Rita Mastrorilli di Blue Distribution, ha organizzato un workshop dal titolo Streetwear & Media (foto allegate di Mattia Buffoli), tenutosi presso lo show-room milanese dell’azienda, durante il quale i bloggers e i coolhunters di cui sopra hanno avuto occasione di confrontarsi con alcune delle menti creative e manageriali dei più importanti brand europei di streetwear. WeSC, Sixpack France, Loreak Mendian, Ontour, Addict, Obey, questi i protagonisti della giornata, incentrata sulla concezione e sul ruolo dello streetwear di oggi nel futuro e le connessioni fra il mercato e l’ambiente web 2.0.
Le dirette testimonianze e i racconti inerenti queste giovani realtà imprenditoriali (le più “vecchie” hanno appena 10 anni di vita), hanno delineato un quadro decisamente chiaro di quello che è il background culturale e il percorso di nascita e sviluppo di ognuno dei brands.

Parola d’ordine DIY (do it yourself), mentalità portata avanti già dal punk degli anni ’70, che ha sempre voluto significare fare qualcosa per passione, fare uno strappo alla regola, rincorrere un sogno e lavorare duro per realizzarlo.
Le collaborazioni che regolarmente intercorrono fra i brands di questo settore e artisti e personaggi di ogni tipo e di ogni estrazione, concorrono nel rendere lo streetwear il frutto di un variopinto meltin’pot creativo, sebbene il forte legame con le proprie radici rappresenti il fulcro dell’identità di ogni marchio, sempre inteso a rimanere estremamente fedele a sé stesso.
Streetwear significa oggi riappropriazione delle sottoculture urbane, indossare ciò che si è ed essere ciò da cui si proviene, in una parola: GLOCAL – ossia Globale e Locale nello stesso momento. Paradossalmente, infatti, la globalizzazione dell’economia, del lavoro e della società, ha reso il mondo un posto piccolo e in questo nuovo contesto, dove diventano importanti anche i prodotti a km.0, anche le piccole comunità hanno avuto la loro chance di far sentire la propria voce, di far conoscere le proprie origini e tradizioni, ritagliandosi uno spazio ben preciso in questa sorta di “Ritorno al Futuro”.

In questo panorama, infatti, il passato è il tassello indispensabile per capire il nostro presente e definire cosa sarà il futuro. L’ambiente web 2.0, dimensioni editoriali come Enquire o i blogs, sono e saranno sempre più il filtro ed il veicolo di innumerevoli messagi e feedbacks, nonché un fondamentale mezzo di comunicazione per un’utenza in espansione, comprensiva anche di minuscole realtà.

Avendo iniziato a raccontarvi della moda scandinava nella prime di altre puntate che verranno, vi proponiamo la testimonianza diretta del marchio WeSC, illustre esponente dello streetwear nordico, che ci consentirà di puntare la lente d’ingrandimento sull’influenza di questo settore in un territorio come quello svedese e, nella fattispecie, in una citta come Stoccolma. Ecco l’intervista fatta a Greger Hagelin, CEO e Co-Fondatore di WeSC

Cos’è la “Superlative Conspiracy”?
La “Superlative Conspiracy” è un’insieme di gente fantastica che fa delle cose insieme – nello stile WeSC. E’ una vera famiglia di WeActivists, persone che lavorano con WeSC, che indossano WeSC e lo rappresentano.

Qual è il background del team WeSC? Da dove venite e cosa avete fatto prima di iniziare il progetto WeSC?
Siamo stati in 5 ad iniziare WeSC, tutti noi con un background nello skate- e nello snowboarding. Volevamo tutti qualcosa di diverso dagli altri street-brands che c’erano in giro in quel periodo, qualcosa che decidemmo di chiamare “street-fashion”- un mix fra street e fashion. Questo accadeva nel 1999 e prima di ciò ho lavorato nell’ambiente dello skate- e dello snowboarding- con vari progetti, come la mia azienda di distribuzione, un negozio chiamato G-Spot, e molto altro.

Cosa vuol dire streetwear per te?
Lo streetwear e lo street-fashion sono cresciuti e si sono sviluppati incredibilmente negli anni scorsi- sono molto più di un brand ora, e la varietà è anche più grande. I brands di streetwear e street-fashion sono bravi a fare ciò che fanno e a lottare per questo, il che è sempre molto divertente.

Stoccolma e la Svezia sono un terreno fertile per lo sviluppo dello streetwear?
Lo sono per WeSC, così come altre nazioni e altre fonti d’ispirazione. La moda svedese ha un’etica di design veramente pulita, e così anche lo streetwear. WeSC è il ponte fra le due cose, ma prima di tutto seguiamo la nostra strada, quella “Superlative”. A molti brands piace trarre ispirazione dal loro paese di origine e dalla sua eredità ed estetica, penso sia difficile mantenere le distanze da ciò. Chiedi ad un brand giapponese e ti diranno che il Giappone è la loro ispirazione, chiedi ad un brand californiano e ti diranno che è la California- a WeSC piace dire che siamo più internazionali della Svezia.

Perchè secondo te è così difficile per un marchio streetwear nascere e crescere in Italia?
Lo streetwear è spesso interpretato come uno stile fatto di t-shirts e pantaloni baggy, e questo può escludere le persone che non hanno voglia di entrare in un negozio streetwear per avere prova del contrario. Questa può essere una ragione, sebbene in Italia WeSC abbia riscosso un grande successo. Forse è dovuto al fatto che siamo internazionali e facciamo streetwear molto bene?

Secondo te, quanto la street-culture, lo street-style, gli street-blogs e lo streetwear influenzano i cambiamenti nella nostra società e l’evoluzione del sistema moda?
Come dice il nome stesso, lo streetwear e la street-fashion vengono dalla strada e le persone e coloro che li influenzano anche. Quindi naturalmente questo ha il suo peso.

WeSC è un brand streetwear e per sua stessa natura è inevitabilmente legato alla cultura skate. Come l’avete reso più fashion-oriented, conquistando anche quella fetta di mercato fuori dalla comunità degli skaters?
WeSC non si è mai presentato come un brand streetwear o di skateboarding, invece siamo street-fashion e rappresentiamo lo stile di vita quando si finisce di skateare. Lo abbiamo chiarito fin dall’inizio e questa può essere una ragione. Siamo più adulti e alla moda dei brands di skateboarding, abbiamo collezioni da donna molto forti cui prestiamo grande attenzione, e un approccio alla moda non convenzionale, puntando al target dell’Intellettual Slacker (fannullone intellettuale, nerd N.d.R.) e dei suoi amici divertenti e alla moda.

WeSC è solito collaborare con brands e artisti provenienti da diversi settori come moda, arte, musica e molto altro, dando vita ad interessanti e nuove featurings. Come scegliete i vostri partner creativi?
Siamo sempre alla ricerca di persone nella Superlative Conspiracy, e vediamo cosa sono bravi a fare- se scoviamo qualcosa che sia abbastanza interessante per lavorare insieme, lo facciamo. Come hai detto, le collaborazioni aggiungono pezzi interessanti e anche diverse prospettive su cosa sia sempre eccellente avere, non importa quanto sia forte il tuo brand.

Cos’è un WeActivist?
Un WeActivist è un creativo, che capisce i valori fondamentali della Conspiracy ed è estremamente bravo in quello che fa, non importa se lui o lei sia famoso in tutto il mondo o completamente anonimo. Un WeActivist è sempre un amico e un membro della famiglia.

Qual è il prossimo passo nel percorso di WeSC e quali sono i vostri piani per il futuro?
WeSC si sta espandendo globalmente- stiamo aprendo nuovi concept stores, in più stiamo lavorando con i nostri attuali retailers e stiamo vivendo un bel momento. E’ importante per noi evolverci come brand, così come mantenere i nostri valori centrali e non dimenticare mai il nostro background e il nostro retaggio. Vogliamo che la Conspiracy cresca ed è quello che sta succedendo, il che è incredibile!
Dì qualcosa che sia veramente “WeSC”
WeSC è brava gente che fa grandi cose insieme. Semplice!

Se volete leggere l’intervista orginale in inglese cliccate qui.