Un occhio al Nord (parte seconda)

È stato davvero difficile scegliere tra i tanti brands trovati quelli più appropriati per questa seconda puntata. Nella precedente si osservava il tutto dal punto di vista ecologico, ed abbiamo scoperto il green heart di questa splendida regione. Ora alziamo il tiro esplorando la dimensione più fashion e, allo stesso tempo, più artistica di queste terre lontane da noi. Il legame e la fusione tra arte e moda trova qui un punto di sfogo davvero interessante perchè i risultati che ne derivano sono non di istantanea comprensione, per quanto concerne le connessioni intime di questi progetti, ma estremamente attraenti. E’ una moda sofisticata, elegante, femminile, a volte romantica se vogliamo e a volte geniale. Ecco quindi che vi presentiamo quattro marchi, provenienti da nazioni diverse, ma tutti portatori sani di un gusto nordico avvolgente ed intellettuale che ci affascina davvero tanto.

Ci troviamo all’estremo nord della penisola scandinava, in Norvegia, e incontriamo uno dei brand più giovani ma che ha attirato l’attenzione nell’ultimo periodo guadagnandosi grande visibilità grazie alla partecipazione a concorsi quali il Nåløyet Norwegian Design Award e il Max Factor New Talent Award. Nasce nel 2008 dalla mente creativa di Veronica B. Vallenes, da cui il brand prende il nome, e si differenzia per un fortissimo legame con il vintage. Infatti, trasversalmente ad ogni collezione le linee retrò, soprattutto provenienti dagli anni ’80 e ’70, si ritrovano declinate ogni volta in una maniera nuova. L’utilizzo di materiali e textures particolari contribuisce poi alla caratterizzazione di ogni stagione puntando, ad esempio, per quest’inverno su un lato etnico che si rivela nelle stampe e che da maggiore vivacità ad alcuni capi spezzando la morbidezza delle maglie, dei pantaloni e delle mantelle. Un’atmosfera romanticamente datata traspira dall’intero progetto chiamato “Forever-Ever” dove le silhouettes, sebbene rimandino al passato, sono lineari e pulite enfatizzando la forma del corpo femminile. Quest’ultimo concetto ci traghetta direttamente in Danimarca, dove proprio sull’anatomia del corpo umano si fonda la collezione invernale di uno dei marchi più forti dal punto di vista dell’immagine e della ricerca stilistica: stiamo parlando di Vilsbøl de Arce.

Marchio fondato nel 2002 da due designers, Prisca Vilsbøl and Pia de Arce, con l’idea comune che la moda sia arte orbitante attorno alle forme umane. Il collegamento con l’universo artistico è molto forte e si rivela attraverso collaborazioni con artisti provenienti dai campi più diversi, come la danza moderna, il design industriale, la gioielleria, le installazioni e la fotografia. Come dicono le due designers: I progetti artistici ci ispirano e strutturano le collezioni di Vilsbøl de Arce, i pezzi risultanti sono intricate costruzioni di moda con silhouettes non convenzionali e caratteristiche scultoree. La proposta concepita per questo inverno, chiamata “Anatomy”, contiene capi dove la ricerca sul corpo umano è evidente negli inserti e nei dettagli strutturali di ogni capo. La pelle nera si apre sulla schiena divenendo una trasposizione della colonna vertebrale mentre gli abiti, i pantaloni, le maglie e i gilet sono trapuntati richiamando i fasci muscolari delle parti che ricoprono. Esplorando e testando ogni possibilità del mezzo fashion, il marchio danese ci mostra come la ricerca e la contaminazione artistica possano, assieme alla realizzazione concreta di questi nella moda, abbattere la grigia abitudine attraverso nuove forme pregne di originalità.

La pensa così anche il brand svedese Hernández Cornet, nato nel 2007 dalla designer Ana Hernández-Cornet, che ci porta in un futuro lontano appunto dalla quotidianità attraverso la collezione “Black Void”, ispirata totalmente ai viaggi intergalattici, allo spazio, all’adorazione della dea Venere. Questi elementi si traducono in capi la cui costruzione base rende omaggio alla “V” e al cerchio, negli scolli il primo, mentre l’ultimo si ritrova nei tagli e negli inserti degli abiti atti a riprendere l’idea dei buchi neri. Le silhouettes sono sottili, esagerate ed estese; le trasparenze dello chiffon fanno da contrappeso al velluto stretch e i colori ci riportano alle tonalità dell’universo attraverso il blu notte, il verde e il nero inchiostro posti in contrasto con il bianco e il beige che rimandano alle nubi intergalattiche. Le espressioni artistiche influenzano da sempre questo marchio e soprattutto hanno contribuito nella realizzazione di un’estetica nuova che è stata definita “conceptual kitsch fashion”, e che ha rivisto totalmente gli anni ’90 ponendoli sotto una luce più sofisticata. Siamo ancora in Svezia, ma cambiamo brand, anche questo è legato all’accezione artistica di “concettuale” nel momento in cui si indaga sulle ispirazioni che hanno formato la proposta invernale chiamata “Beeping Sleauty”.

Il progetto del marchio Carin Wester, ruota tutto attorno al Dadaismo e al Surrealismo, nello specifico ai fotomontaggi di Hanna Hoch, alle foto-composizioni di Many Ray e alle installazioni del grandissimo Duchamp. Ovviamente questi sono i punti di partenza per lo sviluppo della collezione che racchiude forme rotonde e squadrate alternanti tra lunghezze opposte, che contiene in se superfici diverse rese dai materiali utilizzati quali mohair, viscosa e gabardine. I dettagli sartoriali maschili vengono estremizzati in cappotti spigolosi dagli ampi spacchi e da pantaloni larghissimi. Le dimensioni si allargano e si stringono in un continuo gioco di contrasti alimentato dalla varietà di tessuti e di colori che passano dal grafite, al nero, al pelle con intervalli luminosi dati dal fucsia e dal giada. Carin Wester applica questi rimandi anche alla collezione uomo (Wester) e alla collezione handmade (W) ed è trasmessa al meglio dal video di presentazione della collezione dove le immagini si intrecciano, si sovrappongono creando nuove realtà visive.

Naturalmente dietro ad ogni brand raccontato si nasconde un mondo fitto di rimandi, di intersezioni tra musica, cinema, scultura, pittura e arte in generale, in cui incide significativamente il legame con le tradizioni e l’influenza della propria terra. Questa continua compenetrazione di elementi è difficile da raccontare in poche righe, ma speriamo di avervi comunque aperto un mondo.

To be continued…