People meet in architecture, to become true

La dodicesima Biennale di Architettura di Venezia si mostra interessata al rapporto che intercorre tra ambiente e società, nel modo in cui queste due entità riescono a coesistere in uno spazio/tempo in continua evoluzione. Questo è il fine ispiratore del progetto di direzione dell’architetto Kazuyo Sejima, interessata ad un’analisi dello scenario in cui l’individuo si relaziona ad un progetto strutturale che cerca di essere veicolo di aggregazione universale. “L’architettura la fa l’utente finale”, afferma, ponendo l’accento sul vero obiettivo di una professione ascritta al servizio del soggetto, oggi più che mai diretta ad un’armonia con gli elementi di origine e sviluppo che concorrono alla nascita ed al progresso di un tessuto sociale sempre più eterogeneo.

La struttura dell’esposizione fornisce allo spettatore la possibilità di muoversi liberamente, seguendo un personale percorso di scoperta e sperimentazione. Viene prevalentemente sfruttato l’uso della luce naturale e le potenzialità di una costruzione come l’Arsenale, dove, ogni sala si distingue dalle altre, per dimensione ed aspetto, a causa dell’erosione del tempo. La richiesta rivolta ai rappresentanti dei vari Paesi muove dall’interesse verso l’interazione tra architettura e persona, cercando di immaginare le direzioni in cui si sta muovendo la nostra società e, conseguentemente, delineare delle strutture in grado di contenere ed amplificare questo fenomeno.

Dal pessimismo di Aaron Betsky nel 2008, alla fiducia nell’Architettura di Kazuyo Sejima, l’expo veneziana passa quindi il testimone ad una concezione di sensibilità nei confronti di una qualità della vita sociale e di una più consapevole convivenza con la natura. Ai partecipanti, il compito di segnalare la propria posizione mediata dal luogo di esposizione e dalle collaborazioni con altri professionisti nel campo dell’arte, dell’ingegneria e della cinematografia. Wim Wenders ha realizzato un cortometraggio in 3D girato all’interno del Rolex Art Centre (firmato da SANAA) impostato in loop, sicché dopo 12” l’azione ritorna, senza stacco, al punto di partenza, raffigurando una sorta di eterno ritorno; Matthias Schuler e Tetsuo Kondo analizzano invece la concezione di spazio nel momento in cui viene introdotto un elemento di differenza, producendo la formazione di una nuvola che monopolizza l’intera stanza; Olafur Eliasson presenta la sua “Your Split Second House” dove quattro canne pioventi dal soffitto, e corredate da una luce stroboscopica, creano una dimensione spaziale ingannevole in cui l’individuo deve gestire le proprie percezioni, ingannate dalla penombra e dallo strobo, per compiere il percorso segnato senza bagnarsi. Tra gli architetti presenti anche Zaha Hadid, Toyo Hito e Aldo Cibic.

Oltre alle installazioni proposte, anche una vasta gamma di progetti per costruzioni abitabili alternative ed immagini che hanno ad oggetto prospettive architettoniche, una raccolta fotografica di Bas Princen, partecipante anche della precedente edizione con il Padiglione Belga.

Gli edifici non sono più significanti per se stessi ma si pongono al servizio delle esigenze di vita di chi li crea, operando in un campo di intervento situato all’interno dell’esperienza organizzativa urbana e non. Verso quali frontiere si spingerà l’architettura, è dato solo intuirlo, nell’attesa delle risposte che verranno presentate alla prossima Biennale: forse un 2012 di odissea nello spazio?

Fino al 21 novembre, informazioni www.labiennale.org