132 5 Issey Miyake

Il binomio design-carta è il fulcro di molta ricerca in diversi contesti creativi ormai già da un po’ di anni.
Legata indissolubilmente e inevitabilmente al concetto di eco-sostenibilità, la carta è un materiale riciclabile e versatile di cui Enquire vi ha parlato quest’anno, spesso in relazione a progetti innovativi di geniali menti giapponesi. L’antica arte di piegare la carta, l’origàmi, affonda le sue radici, infatti, proprio nella tradizione di Giappone e Cina, ed è spesso fonte d’ispirazione per stilisti, scultori, architetti etc.

Il designer Issey Miyake, rappresentante dell’incredibile capacità degli orientali di esplorare nuove strade e intraprendere nuove sfide, ha da poco presentato a Parigi il suo ultimo progetto, 132 5 ISSEY MIYAKE, che si basa proprio su uno studio digitalizzato di questa fantastica tecnica.
132 5 ISSEY MIYAKE nasce dalla collaborazione fra Reality Lab, il consorzio di giovani creativi fondato dallo stilista per portare avanti un continuo studio sulle infinite possibilità ed espressioni della moda, e Jun Mitani, scienziato informatico ideatore di un programma di ricostruzione tridimensionale delle forme geometriche, partendo da un semplice pezzo di carta. Il nome stesso del progetto fa riferimento a questa applicazione, e si spiega così: 1 pezzo di tessuto, forme tridimensionali (3) indotte alla bidimensionalità (2), e la quinta dimensione (5) che, sorvolando sulle definizioni fisiche e astrofisiche, allude alla dimensione del vestire.

Trattandosi infatti di una trasposizione dell’origàmi nella moda, la carta è sostituita da tessuti ottenuti dal riciclo di bottiglie di plastica, che si traducono in un materiale bianco e sottile come il popeline di cotone, e in uno nero più lucente come la seta. Il procedimento, poi, resta pressoché invariato: esso viene tagliato, rifinito e piegato in modo preciso e permanente, basandosi sulle formule generate dal computer. Le forme bidimensionali vengono riconfigurate in 3D una volta distese, come succede con le lampade di carta cinesi, diventando tubi angolari multisfaccettati, indossabili come più aggrada.
Vestiti, abiti da cocktail, gonne, giacche, top, pantaloni: grazie ad un sistema di abbottonature nascoste, si possono cambiare i volumi, le dimensioni, assemblare più pezzi. Le silhouettes che si ottengono sono davvero eclettiche, pur rimandando chiaramente al background lavorativo di Issey Miyake, assistente negli anni ’60 di Hubert de Givenchy, e allo stile del mentore di quest’ultimo, Cristobal Balenciaga.

La poliedricità di questa collezione la rende senza stagione, adempiendo perfettamente all’intento dello stilista di creare capi che durino a lungo, non sostituibili ogni due mesi. Anche questa è eco-sostenibilità.