Un caffè con Dario Torre

Dario Torre nasce a Milano, ma fin dall’età di 8 anni vive a Viareggio, in Toscana. Da piccolo giocava con la macchina fotografica dei genitori, e poi la rompe. Più grande si diverte con una compatta analogica a fare foto ad amici, e rompe anche quella. Torna alla fotografia circa un paio di anni fa, stavolta in digitale, per poi riscoprire il fascino dell’analogico e della Polaroid negli ultimi mesi. Ora scatta principalmente a pellicola, continuando a coltivare però anche il digitale.
I suoi soggetti preferiti sono i corpi e le espressioni femminili, gli ampi spazi in cui quegli stessi corpi possono essere parte di un ambiente, di un qualcosa di più grande, di diverso.

Una parola di cui non hai ben capito il significato?
Sono tante le parole il cui significato non mi è neanche lontanamente chiaro, ma la cosa più bella è accorgersi di quante sfumature esistano nelle parole che apparentemente sono “facili”, di uso comune. In questo modo ogni vocabolo è nuovo, è una forma da immaginare per darsi una risposta su quali siano i significati possibili.
Comunque volendo trovare una parola su cui per me regna tanta confusione, ecco, quella parola è ARTE, e come conseguenza, ancora più nebbiosa, ARTISTA. Come si fa a definire una persona, o ancora peggio se stessi, artisti?!

Cosa significa per te polaroid?
Poter Ottenere L’Assurdo Risultato (di) Oblianti, Incredibili Dimensioni.

Qual è la tua prima memoria fotografica?
La mia prima memoria non è mia, l’ho creata (o rubata) guardando delle vecchie foto che mia madre mi scattò quando ero piccolo. Vedendone una in particolare, in cui un uccellino è posato sul bordo della mia tazza di latte, mi sembra di ricordare il momento. Razionalmente non è una cosa possibile, ero troppo piccolo, ma quella foto mi suscita ogni volta un’avvolgente sensazione di nostalgia.

Il concerto di sempre?
Nel 2006 ebbi la fortuna di vincere 2 biglietti per un concerto di Ligabue. Io ed un amico entrammo gratis, davanti al palco, e per tutto il concerto cantammo a squarciagola mentre la pioggia cadeva fitta. Ligabue e il suo violinista suonavano e cantavano sotto l’acqua, camminando su e giù su un estensione del palco che affondava nella folla. Fu bellissimo.
Ora non credo tornerei mai ad un concerto di Ligabue, ma quella sera la ricordo come una delle più belle!

Il film peggiore che hai visto in questo periodo?
Cuore sacro. Un film italiano con troppe pretese che precipita in uno sviluppo e in una narrazione mediocre.

La legge è uguale anche per i brutti?
Io, LUI, lo trovo brutto. Questo potrebbe spiegare perché la situazione attuale faccia pensare che in effetti la legge non sia uguale per i brutti!

I peggiori 50 euro della tua vita?
Non erano 50, ma di più, spesi per un giubbotto che guardandolo ora mi vergogno di aver messo anche solo poche volte!! È veramente terribile!

Chi o cosa ti ispira?
Musicisti, fotografi, pittori, scrittori. Non smetterò mai di citare Jeanloup Sieff come una delle mie maggiori ispirazioni! Da quando, per caso, lo notai in libreria, non ho potuto mai far a meno di adorare la sua maniera di guardare il mondo! Lui e il suo concetto di tempo perduto! E poi Newton, Mcginley, Ellen Von Unwerth, e Schiele, Ernst, De Chirico!

Un libro che non rimetteresti sul comodino?
Ricordo che quando avevo circa 16 anni fui messo davanti a un libro che trovai insopportabile. Non ricordo come si chiamasse, magari mi ricapiterà davanti e senza pregiudizi sarò in grado di apprezzarlo.

Quello che vuoi in dieci parole?
Che ciò che faccio mi aiuti a crescere come persona.

Per scopire tanti altri scatti, il suo Flickr personale.