Lo sguardo femminista di Valie Export

Gambe sporche di sangue, pantaloni calati, mozziconi di sigarette sparsi per terra insieme a dei vetri rotti. L’estrosa arte di Valie Export è ancora oggi considerata una neoavanguardia postbellica, nata anche come pensiero politico che si basa su questioni vere.
Austriaca, definita un’artista multimediale a cavallo tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta con diversi ruoli all’interno della società. Si dedica al cinema espanso, insegna in diverse università in Europa ed in USA vivendo sempre pendolare tra la sua Austria e la Germania.

Un simbolo del suo concetto artistico che diventerà automaticamente un logo in senso estetico, politico e sociale e proprio il suo nome Valie Export scritto in lettere maiuscole che accompagnerà il pacchetto delle famose sigarette austriache Smart Export. Utilizza l’arte per gridare la sua protesta contro la violenza sulle donne, una violenza ricorrente sia a livello psicologico che fisico.

Nel boom degli anni Sessanta, dove le femministe diedero libero sfogo ai loro pensieri è anche lei la protagonista della politica creativa, che attraverso l’utilizzo di varie tecniche, fotografia, installazioni, videosculture, disegni, colloca nella vita del suo spettatore pigro gli stereotipi dei ruoli sociali e sessuali della donna. Attraverso le sue opere Export elimina le infinite costrizioni della società relazionate con la figura femminile, portando a una meditazione della perversione estetica.

Riscopriamo una delle gemme nascoste della fotografia che dedica tutto il suo talento alla figura femminile per offrire attimi di provocazione alla critica in un’epopea postmoderna.