Richard Prince sedotto da Bettie Kline

Come si comporta l’arte contemporanea americana quando l’acclamato erede di Andy Warhol decide di diventare, definitivamente, scrittore? Resta sulla porta e lo guarda allontanarsi da casa, come un genitore che capisce quand’è il momento per un figlio, di camminare da solo. Il problema si pone quando il figlio ha 61 anni, vive a nord di New York, in una cittadina nei pressi delle Castkills Mountains, ha fotografato Brooke Shields a 10 anni in piedi in una vasca da bagno presentandola al mondo come Spiritual America, cita Picasso nelle sue opere e nel suo studio a Renasselaerville troneggia un quadro con successioni di immagini Syd Viciousiane in cui a malapena si intravede la scritta GOT ON HERE NORM.

Probabilmente il problema non è più un problema, probabilmente c’è solo da rassegnarsi o sperare, oppure, si tratta solamente di un gioco di specchi dove l’inganno è notevole e l’illusione è ottica. La questione dell’identità si ripropone come una costante nel pensiero di Prince, il quale brama la ricerca di varianti emozionali, di intensità interiore che sconvolge il corpo. Trasmutazione e possibilità di animare capolavori? No, perché il timore è quello di “creare troppe opere singole che possano funzionare di per sé, sommarsi a o essere un esempio di un qualcosa di cui poter dire: eccolo”.

Ipotizzata inutilità di un 1 difronte al +1? Si, forse la necessità di creare un dream/team anche tra le opere. Evitare di presentare il singolo in una platea, solo al pubblico, come presentare se stesso in un palcoscenico tremendamente vuoto, quando il teatro è un tutto esaurito. Timore nascosto dietro alla volontà di squadra? Preferenza di nascondersi tra una pluralità per non emergere e dissestare? Il confronto? La sfida? La perdita di utilità del singolo oppure il rischio di elezione dello stesso a capolavoro o spazzatura? L’arte non è democratica? Platone però l’ha bandita dalla sua città ideale.

Nel corso della 50° Biennale d’Arte a Venezia cercò di rappresentare Panama a titolo personale con l’idea di portare Noriega in un angolo della città, seduto ad un tavolino a riciclare denaro o vendere droga. L’idea si concluse con vari poster lungo le calli, e nulla più. Quello non sarebbe stato un singolo? Un 1 a differenza del +1? Si, ma proprio l’impossibilità della realizzazione fece da spinta all’idea. Il figlio 61enne quindi si dedica alla letteratura, pur ammettendo che l’unico libro venduto risale a trent’ anni fa, lo acquistò per dieci dollari e lo rivendette per 425.

Ora, invece, l’idea non è quella di rivendere ma di creare, inchiostro su carta e dita sporche di idee: una storia sul rapporto tra Betty Page e l’espressionista astratto Franz Kline.
Immagini e scritte che ricordano pennellate cariche di pathos, quasi si sente l’odore del nero ad olio, quasi se ne può immaginare la consistenza al tatto, intuire un rapporto platonico o carnale, l’affinità elettiva di due anime, la tensione dei corpi spinti l’uno verso l’altro.

Sono pagine di storia queste, non hanno date di battaglie o conquiste territoriali, qui, ci sono solo impresse pellicole emozionali di un artista in omaggio ad un collega, background sentimentale di pennelli e capelli, corvini, quelli di Betty Page. Musa. Chimera. Diva. Pare che Kline non abbia mai avuto una storia con la regina del burlesque, pare che si siano incontrati solo per degli scatti, pare che ci sia stata solo un’ammirazione. Pare. Si dice che Prince abbia voluto creare una coppia virtuale, uno sposalizio ideale, si dice che sarebbe stato interessante vedere cosa ne sarebbe uscito, nel tempo, da una relazione simile.

Il libro è stato presentato presso la Gagosian Gallery, sede di Madison Avenue, nel 2009, location anche di altre esposizioni quali “The Physical World” (Franz Kline, 2002) e “After Dark” (Richard Prince, 2009).

Gagosian Gallery www.gagosian.com o più nello specifico Richard Prince presso Gagosian Gallery, Betty Kline Exhibition presso Gagosian Gallery o ancora Farnz Kline Exhibition.