In recycle we trust: Fabric Division

Spesso le piccole realtà di provincia stimolano la creatività e l’intraprendenza dei giovani e volenterosi creativi che le vivono, dovendosi gioco forza arrangiare sviluppano le loro idee con passione e tenacia, dando vita a realtà davvero interessanti. Questo discorso calza a pennello per un giovanissimo brand con base a Faenza (Ra), chiamato FABRIC DIVISION. Nato nel 2009 dalla collaborazione tra Linda Crivellari, fashion designer, e Enrico Assirelli, product designer, FABRIC DIVISION si caratterizza specialmente per la sua linea recycle chiamata Fully HandMade. La collezione si basa sul riuso di materiale vintage ottenuto operando un processo davvero interessante: un patchwork di dettagli estrapolati da abiti second hand vanno a formare i tessuti con cui vengono realizzati i capi da loro disegnati. Risultati finali di questa elaborazione sono capispalla di diverse pesantezze, dove i modelli essenziali danno risalto alla lavorazione del tessuto, creando così un’effetto armonioso e per nulla pesante. Un mix up di diversi panni di lana danno vita a cappotti di media lunghezza e dalla silhoette asciutta; un collage di gabardine ad un trench multicolore tutto sulle tonalità del kaki, verde e marrone e un’assemblaggio di vecchi maglioni costituisce la calda imbottitura di un giubbotto con zip che potrebbe diventare facilmente double face. Ovviamente la produzione di questi capi non risulta facile, considerando la sua natura recyle, ogni capo sarà differente e, naturalmente la sua realizzazione dipenderà dalla reperibilità della materia prima. Altra caratteristica della Fully HandMade collection è la completa possibilità di personalizzazione del capo, ad esempio, ordinando il tessuto, scegliendo la stoffa, o semplicemente scaricando il cartamodello in formato digitale per realizzare la propria creazione.
Con questa collezione FABRIC DIVISION ha partecipato alla terza edizione del concorso “Box of Dreams” indetto dalla Fondazione Claudio Buziol di Venezia ricevendo una menzione d’onore. Oltre a questa proposta, mirata alla riscoperta dell’artigianalità, FABRIC DIVISION propone anche una collezione più “canonica” (soprattutto dal punto di vista della produzione) che, per ora, è limitata alla sola PE 2011. Sono capi essenziali, trasversali rispetto alle occasioni d’uso, dalle modellature lineari e con una forte connotazione geometrica dedicati ad un pubblico femminile che esige semplicità. I tessuti hanno mani morbide e le rifiniture non lasciano spazio ad imperfezioni, totalmente autoprodotti sono anch’essi esempio della grande voglia di fare ed intraprendenza di questa coppia di creativi.
Grazie ad un evento organizzato a Faenza questo marchio ha presentato i capi della PE 2011 attraverso una performance curiosa, effettuata da ballerine su vecchi forni per la ceramica; ci hanno attratto e abbiamo fatto due chiacchere con loro.

Spiegateci, qual è l’idea che è alla base del vostro brand FABRIC DIVISION?
Non c’è una vera e propria idea alla base, il punto di partenza era disegnare capi in cui estetica e concettualità si condensassero su superfici indossabili. Poi l’esperienza sartoriale pura, del fatto a mano su misura con la Fully HandMade ci ha molto affascinato e sicuramente la porteremo avanti. Vorremmo che il nostro brand fosse uno spazio aperto, in cui diverse personalità collaborano, da artisti, visual artist, illustratori, fotografi.
Perchè questo nome?
FABRIC DIVISION ha diverse accezioni. Noi lavoriamo e ci siamo sviluppati all’interno di un nucleo culturale, in cui convivono diverse realtà, legate al mondo dell’arte e dello spettacolo, per cui divisione tessile ci sembrava azzeccato. Allo stesso tempo divisione tessile è anche il progetto da noi sviluppato nella collezione Fully HandMade , che si propone di recuperare capi second hand, smembrarli e ricomporli in tessuti con cui ricavare i nostri modelli.
Voi realizzate due collezioni nonostante siate una realtà agli inizi: una incentrata sul recupero e l’altra realizzata tradizionalmente, perchè?
Crediamo che il fashion designer del XXI secolo debba rispondere ai bisogni di una società attiva, di consumatori critici con un occhio rivolto al pianeta e alla sua salvaguardia. Per questo abbiamo optato per due linee. Una basata sulla ricerca delle forme, delle silhouette, l’altra la handmade più attenta alla ricerca e recupero di metodologie.

Per quanto riguarda la collezione HandMade, come operate tecnicamente? da dove recuperate i tessuti che ri-utilizzate? Come combinate i diversi tessuti in modo da poter realizzare dei capi finiti e omogenei dal punto di vista del prodotto?
Il procedimento è abbastanza lungo, si basa soprattutto sul recupero della materia prima, i capi. Abbiamo stretto un accordo con un’ associazione no profit, MANITESE che si occupa della raccolta e smistamento di ogni genere di prodotto, attraverso donazioni ci aggiudichiamo ciò che ci interessa. I capi arrivano nel nostro laboratorio vengono prima selezionati, poi smistati in base alla composizione merceologica. Nella scorsa collezione la metodologia adoperata consisteva nel l’estrapolare i dettagli migliori di ogni capo e ricucirli con altri di modo da creare metrature di tessuto con cui realizzavamo i nostri modelli. Ovviamente per quanto il patchwork possa essere studiato accoppiando dettagli e variazioni cromatiche quando si procede al taglio la priorità è utilizzare meno tessuto possibile, quindi il risultato è sempre una sorpresa. Questo a noi piace molto, l’imprevedibile.

Per quanto riguarda l’altra collezione, qual’è la sua filosofia? come mai tutta questa geometria e minimalismo?
Collezione austera, sia dal punto di vista delle forme che dei colori o non colori. La immaginavamo proprio così, molto semplice ma ricercata dal punto di vista delle forme e dei dettagli quasi invisibili, adatta a tutti per via delle vestibilità e senza una precisa destinazione d’uso.
Siete una piccola realtà, come producete i vostri capi? Vi avvalete di terzisti/supporto per la realizzazione oppure fate tutto da soli?
La Fully HandMade è totalmente realizzata da noi. Mentre per la collezione stagionale realizziamo i prototipi e per la produzione ci appoggiamo ad un laboratorio di confezione.
Com’è impostare un progetto come il vostro in una realtà come quella di Faenza?
Ha dei pro e dei contro. Fortunatamente abbiamo chi ci sostiene e crede nel progetto e ci aiuta in diversi fronti. Lavorare in una piccola città ovviamente comporta non essere super inseriti nell’ambiente moda, ma meglio così, ci consente di concentrarci sui nostri obbiettivi.
Avete incontrato difficoltà nel portare avanti questo progetto?
Difficoltà del caso. Siamo in due e facciamo tutto, ricerca, ufficio stile, pubbliche relazioni, vendite, etc etc. Ma riusciamo a gestire tutto al meglio.
Come vedete il vostro futuro come brand? Come pensate di crescere, quali sono i vostri progetti?
Ora stiamo disegnando la collezione autunno-inverno 2011/2012. Abbiamo intenzione di partecipare a ITS#TEN e ad alcuni saloni internazionali
Come credete sia il futuro per tutti quei piccoli progetti indipendenti, come il vostro, che nascono in Italia? Quali e quanti problemi possono incorrere nel loro perseguimento?
Indubbiamente molto difficile, il problema è solamente finanziario, per ora ci siamo autofinanziati, probabilmente se non troviamo qualcuno disposto a investire nel progetto siamo destinati a morire, o comunque a non poter affermarci come brand.
Siete entrambi giovanissimi, credete che ci sia posto per i volenterosi non raccomandati in questo mondo della moda?
Si, crediamo, speriamo di si.

Speriamo che tutti i loro progetti vadano a buon fine e che ricevano la visibilità che meritano! Noi continueremo a tenerli d’occhio perchè le loro idee sono davvero valide e i due hanno moltissima voglia di lavorare per realizzarle al meglio.
Intanto potete continuare a seguirli direttamente sul loro sito www.fabricdivision.com