Le dollfie di Giorgia Morriello

Quante volte ci è capitato di guardare la foto di una modella e paragonarla ad una bambola? La risposta è spesso, molto spesso, tra trucco, post produzione e ritocchi la tendenza a rendere le modelle qualcosa di etereo è davvero usuale.
Se le modelle possono diventare bambole perchè non può avvenire il contrario?
Questo è quello che ha pensato Giorgia Morriello, quando si è ritrovata a scattare la sua prima fotografia a queste bambole o meglio dollfie, e non è l’unica. La passione per queste bambole infatti, chiamate anche ball jointed dolls (le loro peculiarità infatti, sono proprio le articolazioni a sfera che permettono movimenti e sembianze quasi umane), è abbastanza diffusa pur restando un fenomeno di nicchia.

Giorgia, giovane fotografa italiana classe 83, nasce a Genova per poi trasferirsi nel Levante tra mare, monti e boschi.
Sin da piccola ha avuto la matita in mano, la sua prima grande passione infatti, è stata l’illustrazione. Frequenta il liceo artistico, l’Accademia Lingustica di Belle Arti, per poi conseguire l’abilitazione all’insegnamento per le materie artistiche nelle scuole medie inferiori. Ama l’insegnamento infatti, l’aiuta ad avere la mente e la fantasia sempre attive.

Oltre alla matita ha avuto, sin da piccola, la grande opportunità di tenere tra le mani svariate macchine fotografiche poichè in famiglia ne sono da sempre appassionati, ma è da poco che ha trovato una sua possibile forma espressiva. Questo è accaduto anche grazie alla conoscenza di alcuni programmi di post produzione che permettono di arrivare a creare ciò che desidera la sua fantasia.

Queste sono solo alcune delle foto, quelle che ritraggono queste graziose dollfie che usa come modelle tascabili.
Quando ho un’idea che magari intendo realizzare con una modella vera, sfrutto la bambola come esercizio. Poi a volte le foto di bambole si sono rivelate più interessanti di quelle con modelle poichè, nella loro staticità, riescono comunque ad essere espressive, dice la stessa Giorgia.

La sua fotografia però, non finisce qui, visitando il suo Flickr si può trovare molto altro.