Un tè con Jackeyed

Jackeyed all’anagrafe Federico Babbo, di origine ignota, é cresciuto allevato dagli orsi tra le fredde montagne Alpine.
Da ragazzino, durante una battuta di caccia, abbatte un cinghiale diventando capobranco, ma perdendo completamente l’udito dall’orecchio destro. La mala ventura influenzerà in modo sostanziale la sua opera musicale.
Durante una solita camminata in cerca di bacche, ritrova una vecchia chitarra abbandonata. E’ l’istinto umano, nascosto sotto la pelliccia d’orso, ad insegnare a Jack come suonare, dandogli modo di raccontare con la musica la malinconia di una vita solitaria costretta a consumarsi in un mondo che non é il suo.
Qualche anno dopo Charles Frédéric Pigeon, nobiluomo e mecenate, in una delle sue tipiche passeggiate in montagna, si imbatte per caso nelle delicate note di Jackeyed rimanendone innamorato al primo ascolto.
Immediatamente consapevole del suo grande talento, lo riporterà alla civiltà e lo aiuterà raccontare la sua incredibile storia, incidendo con musicisti di fama internazionale il suo primo album.

Abbiamo letto la tua storia fatta di orsi, cinghiali e boschi. Quanto e cosa c’è di vero?
Abbastanza. Il responsabile di questa storia è Luca, il tastierista e uno dei produttori del disco! Si è divertito a stravolgere la bio che avevamo fatto io e Federico, batterista e molto altro del progetto. Ci sono i boschi, resta la chitarra e il mio essere sordo.

Musicista full time o part-time?
Ovviamente part time, purtroppo. In realtà potrei dire full time (per il momento) solo perchè studio musica e materie affini ma fra pochi mesi finisco e quindi, sono un musicista part time!

Il tuo stile: semplice, pochi strumenti, melodie lineari. Questo è Federico Babbo, o semplicemente un mood momentaneo?
Direi un mood momentaneo. Io non sono solo così, il mio ruolo e lavoro in un altro progetto come the storylines è completamente diverso, molto più caotico. Per questi pezzi è andata così, e avevano bisogno di un arrangiamento lineare e semplice, sono la fotografia degl’ultimi anni. Ovviamente tutto cambia e pezzi nuovi non so dove ci porteranno.

Sonorità più nordiche che mediterranee. Saranno le montagne con la loro pacifica tranquillità a suggerirle o i tuoi ascolti?
Penso che luoghi e ascolti si influenzino a vicenda pilotati dal mood del momento, quindi molto del disco risente di entrambe le cose e soprattutto delle diverse influenze di tutti in studio.

La prima volta che hai preso la chitarra in mano, quand’è stato?
La prima volta è stato a 8/9 anni con la chitarra di mia madre, che ho ancora.
Quando invece hai maturato la convinzione che la musica, potesse essere qualcosa di più che cantare sotto la doccia?
Penso verso la quinta superiore decidendo di non andare all’università ma al conservatorio, volevo saperne di più.

Il tuo album è disponibile gratuitamente sul tuo sito. Immaginiamo quindi che il tuo rapporto con internet sia positivo. Giusto?
Ovviamente si ma non più del necessario, no in realtà è necessario! Ormai se ci manca la connessione per più di due giorni diventa un problema anche per sentire qualcuno con skype.

Diverse collaborazioni per questo disco. Un’artista con cui non hai ancora collaborato e con cui ti piacerebbe farlo?
Gran bella domanda, il team di produzione è perfetto ma se proprio devo spararla: un disco registrato da Jim o’Rourke mixato da Four Tet e arrangiato da Lars Horntveth

Sappiamo che per un’artista emergere in Italia è particolarmente complicato. Sei d’accordo? Per te è stato, è difficile?
Si è parecchio difficile soprattutto perché manca quella voglia di cercare e investire su qualcuno di nuovo. In Italia c’è la tendenza a riscaldare in padella le cose del giorno prima da finire o un bel surgelato, ben confezionato e pronto all’uso.

La tua musica è ascoltata anche all’estero? Se si che riscontri stai ottenendo?
Purtroppo fino ad ora non ho ricevuto molti riscontri, magari a qualcuno è arrivato ma…

Hai mai pensato di abbandonare il nostro bel paese?
La tentazione c’è sempre. Stiamo a vedere

Proviamo a fare una cosa insolita. Il disco non l’abbiamo presentato noi (sarebbe troppo facile), ma mettiamo a disposizione il nostro umile palco. Presentacelo tu.
Anche se siamo agli sgoccioli dell’estate è un disco autunnale/invernale. Un disco con la sciarpa lunga in lana grossa davanti ad un thè, e le vampate di calore che ci fanno asciugare la fronte sono delle chitarre, quindi proprio freddo non è.

Questo era Jackeyed che ovviamente ringraziamo, e vi invitiamo a scoprire la sua musica visitando il suo bel sito www.jackeyed.com dove tra l’altro è anche possibile scaricarla.