Un tè con i Miavagadilania

Questa volta la nostra giornata è stata allietata dalla compagnia dei Miavagadilania, una rock band italiana composta da Claudio Papa voce e chitarra, Elena Capolongo chitarra e Luca Oliverio batteria. Nascono nel 2005 e sin da subito intraprendono un’intensa attività live, dedicandosi contemporaneamente al lavoro di registrazione che culmina nel maggio 2007 con la registrazione del loro primo ep Sei nata.
Nell’estate del 2008 vengono selezionati dal Musica W Festival per suonare insieme agli Zen Circus, vincendo la selezione web che li fa partecipare al Roadie Rock Festival.

Per quasi tutto il 2009 invece i Miavagadilania hanno lavorato al loro primo disco: Il mare ci salirà negli occhi. Nei mesi precedenti all’uscita prevista per la primavera del 2010, Elena ha realizzato 10 piccoli video (uno per ogni canzone del disco) visibili su youtube.

Approfittando dell’uscita del loro primo disco, abbiamo colto l’occasione per fargli qualche domanda e per conoscerli meglio.

Miavagadilania. Un nome difficile da ricordare e anche da pronunciare. Perchè proprio questo nome?
Il nome è nato dalla lettura di un vecchio diario dove si appuntavano testi e pensieri. In uno scritto, per intero cancellato, emergevano solo queste parole: mia vaga dilania. Cercando di decifrarne il contesto, ho capito che si trattava di un’esortazione ad una figura femminile, personificazione delle asperità e delle prove dolorose a cui ci sottopone l’amore. Era un nome che suonava in modo molto consonante con le mie esperienze e con l’idea di musica che volevo portare avanti. Non ho pensato alla difficoltà dell’ascoltatore, ma ho pensato poi che un buon significato valesse la pena di uno sforzo mnemonico in più, rispetto al solito nome in inglese che lascia il tempo che trova.

L’atmosfera, che si respira ascoltando il vostro album, è malinconica. Qualcuno l’ha definita addirittura decadente. Quello che cercate di trasmettere, è il vostro stato d’animo?
Musica decadente è un concetto interessante; mi rimanda all’origine delle mie ispirazioni: quando Verlaine proclamava “Io sono l’impero alla fine della decadenza”, mi comunicava grandiosità e desolazione. Ancor prima, sono stati gli ascolti adolescenziali a dare un’impronta malinconica al concetto di musica che ho tuttora. Partendo dai Nirvana, la strada è lunga, fino ad arrivare oggi ai Blonde Redhead ed ai Radiohead. Quindi per risponderti, non è tanto il nostro stato d’animo, quanto una prospettiva della musica che ci siamo portati dietro dall’ascolto alla composizione.
Citando voi: Stiamo partecipando ad un contest, dopo le ultime esperienze ci eravamo un po’ ripromessi di lasciar perdere. Come mai, cosa era successo?
La questione live è molto spinosa ed i cambi di idee sono all’ordine del giorno. I contest hanno diversi problemi: senza voto “popolare” sono spesso “guidati”, con il voto via web o per altra via possono essere poco veritieri, perché il controllo sulla correttezza del voto, da parte degli organizzatori del contest, diventa complesso, ai limiti della conoscenza informatica da hacker..noi siamo piuttosto ritrosi a fare campagne pubblicitarie, quindi, anche se ci è capitato di vincere e vivere belle situazioni live, abbiamo sempre un po’ di rimorso per l’aver creato sbattimenti alle persone che ci seguono. Però se ti appassioni alla bagarre..diventa dura mollare. Da qui la nostra posizione poco coerente sull’argomento.
Un tempo c’erano le cosiddette etichette indipendenti in Italia. Alcune veramente valide (almeno per intenzioni). Nel corso degli anni però la loro freschezza è venuta meno, ma soprattutto la loro indipendenza. Questa è l’impressione che abbiamo avuto noi. Voi invece, che ne pensate?
La freschezza del sistema musicale italiano è venuta meno. Del resto il nostro paese non credo abbia la capacità e la voglia di premiare il merito in nessun campo. Il quadro italiano è sconfortante, dalla politica fino alla scuola; l’arte poi e la musica in ultimo luogo praticamente non hanno considerazione. Tutto si fa così difficile quando hai talento e non hai agganci…in ogni settore si intende. Non vediamo miglioramenti possibili, bisogna fare da sé. Credo che oggi la rete ci permetta di avere una audience ampia e variegata e bisogna sfruttarla. L’autoproduzione di per sé è una realtà anche se hai un’etichetta dietro, perché comunque la maggior parte dei soldi esce direttamente dalle tasche del musicista. Insomma la via è essere imprenditori ed impresari di se stessi, evitando fregature, come anche a noi è capitato abbondantemente.
Sempre citando voi: tante band e pochi posti dove suonare. Spiegateci meglio.
Beh fa sempre parte della situazione poco incoraggiante; noi in passato abbiamo suonato tanto e spesso gratis. Fa parte delle esperienze che un gruppo deve farsi; abbiamo toccato tante regioni del centro nord e accumulato chilometri sotto le suole. Oggi che da un lato le spese si sono fatte più onerose, sentiamo dall’altro la necessità di rientrarvi. Le persone che ci ascoltano vogliono vederci dal vivo e bisognerebbe anche scendere più verso sud, ma poi ce la si deve vedere con i locali. Troppo pochi hanno una politica di sviluppo delle realtà underground, molti puntano su cover band o sui soli gruppi del luogo per non andarci a rischiare del proprio. Bisognerebbe andare più a fondo su questo argomento e capire quali sono i rimedi.
È quindi così complicato emergere in Italia?
È complicato nella musica, come in tanti altri rami. Il merito se si riconosce, si riconosce tardi e ciò implica grande forza di resistenza da parte delle band della scena del sottobosco musicale. È un po’ come entrare in politica se hai “solo” buone idee, non credo che sia così semplice e che basti questo.

Avete mai pensato di abbandonare questo sogno?
Il nostro non è un sogno, noi coltiviamo quelle che sono le nostre capacità e cerchiamo di comunicare l’intensità che sentiamo nello svolgersi delle melodie. Cerchiamo di farlo senza essere banali e cerchiamo forme che creino emotività e coinvolgimento. Le persone che ci ascoltano ne sentono la sincerità ed abbiamo ricevuto in gran parte buona stampa. Farebbe certo comodo avere più visibilità, ma come detto, bisogna avere molta tenacia e pazienza. Non ci mancano.
Nel corso degli anni ne avete passate tante, e la fortuna spesso vi ha girato le spalle. Oggi noi vogliamo rimediare, è il vostro giorno fortunato, esprimete un desiderio.
Abbiamo avuto piccoli intoppi, perché il lavoro mangia ottimi musicisti che si perdono strada facendo e abbiamo avuto la grande sfortuna di incontrare un’etichetta che ci ha fatto un pessimo lavoro, divorandoci tanto tempo e una discreta sommetta a tre zeri. Ci si può perciò augurare di vedere le proprie passioni e il proprio talento premiati, non tanto dai singoli ascoltatori che già ci premiano a volte oltre i meriti, ma dal sistema nel suo complesso. Per noi e per tanti altri musicisti che si sentono tali profondamente ed hanno rispetto per quello che fanno e per chi ne fruirà.
Cosa vi sentite di consigliare, a chi come voi crede nella musica e insegue il proprio sogno?
Leggete i contratti discografici, i contratti editoriali, cercate di capire prima se il gioco vale la candela. La musica è la cosa più importante, non fatevi affossare da chi vive queste cose come business e basta. Costruire un progetto con fondamenta artistiche solide, senza necessariamente strizzare l’occhio a destra e a manca, vi permetterà di superare le difficoltà che tutti, a questi livelli, incontriamo. Sto diventando saggio? Brutto segno eh!

Questi erano i Miavagadilania, che ringraziamo per la loro disponibilità. Se volete seguirli e scoprire la loro musica potete farlo al loro Myspace o Youtube.