Un tè a casa di Erique

Fa caldo, è estate. Questa volta abbiamo abbandonato il nostro salotto virtuale per andare a cercare refrigerio a casa di Erique, nel suo giardino, dove una ventata di pensieri ci ha rinfrescato, deliziato ed incuriosito.
Erique, milanese, eccentrica quanto basta per non annoiarsi mai e per confrontarsi continuamente mescolando tra loro fotografia, arte digitale, musica e grafica. Sognatrice ed ambiziosa, ci ha accolto nel suo mondo, e questa è la nostra piacevole chiacchierata.
Esperimento surrealista. L’impulso creativo all’asta.
Surrealist Experiment è una provocazione che è stata per due settimane su EBAY al prezzo di partenza di € 2000,00.
Riportava una mia piccola poesia intitolata “Metaphisique” ed è stata presentata così: Questo è un esperimento surrealista. Questa non è una poesia ma un impulso creativo. In vendita.
E’ un esperimento/provocazione che cita l’opera – simbolo del surrealismo – di Renè Magritte “Ceci n’est pas une pipe” (questa non è una pipa) la quale raffigura, appunto, una pipa.
Le parole creano una frattura tra la natura linguistica e le immagini a cui rimandano.
Le cose diventano infedeli alle parole a cui sono associate.
Ad essere messa all’asta non è stata la poesia ma la spinta creativa che mi ha portata a scriverla, un qualcosa di immateriale ma, di fatto, esistente.

Che riscontro ha avuto? Hai trovato preziosi acquirenti?
Si è trattato di un esperimento che è andato a buon fine: nessun acquirente ma un quadro molto chiaro sulla poca voglia della gente di giocare.
Sarà colpa della crisi?
Su Ebay si usa la carta di credito e si attende con trepidazione l’arrivo del pacco postale a casa. Le cose immateriali non danno la stessa soddisfazione.

Web infected, il web come infezione. Che rapporto hai con i social network e con il web più in generale?
Mi piace il fatto che i confini possano essere allontanati.
Gli spazi sono sempre più aperti ed è possibile diffondere il proprio messaggio con più facilità.
Pubblico i miei lavori sul mio sito personale, su facebook e su myspace perché amo diffondere sensazioni.
Con il web ho un buon rapporto, anche se, effettivamente, siamo ormai tutti infettati e difficilmente riusciremmo a tornare indietro.
Le informazioni possono essere recuperate senza fatica.
Diventa quasi inconcepibile pensare di tornare in biblioteca alla ricerca disperata di un libro specifico dal quale trarre le informazioni di cui abbiamo bisogno.
Tutto è a disposizione, immagini, canzoni, parole, storie e, come sempre accade, tutto ciò che è a portata di mano non viene apprezzato fino in fondo.
Maciniamo musica, pensieri ed informazioni così velocemente da non apprezzarne più l’essenza.
E’ tutto troppo veloce per essere amato più di qualche minuto.
L’approfondimento ce lo siamo lasciati alle spalle. E’ diventato demodè.

L’uomo che si trasmuta in animale, lo fa mantenendone la testa. Come mai?
L’animale/uomo, inserito all’interno di un’immagine in cui interagisce con modelli umani, destabilizza e suscita emozioni inquiete diventando presenza importante e, spesso, invadente.
E’ un elemento di disturbo emotivo ed è su quest’onda di “stupore/fastidio” che mi interessa rimanere.
Amo le provocazioni e le immagini che creano sensazioni strane da procurare fitte allo stomaco.
Un’inquieta ironia di plastica, inusuale da ingoiare e difficile da digerire.
Non sono per quella comunicazione troppo evidente e manifesta, dove tutto arriva subito.
Sono a favore delle emozioni che aumentano di intensità nel momento in cui si verifica la fruizione di un’opera la quale, appunto, non deve mai essere immediata.
Una prima sensazione forte deve anticipare un susseguirsi di pensieri, visioni ed emozioni che completano lo stato d’animo dello spettatore di fronte all’opera.
Ci si deve lasciare guidare dentro l’immagine.
E’ quello che succede leggendo un libro di Palahniuk o di Kafka dove tutto è surreale eppure così vero.
Kafka in particolare – in una lettera all’amico Oscar Polak – scrisse un pensiero, per me, molto significativo: secondo lui bisognerebbe leggere solo libri che pungono e mordono, che ci arrivano come un pugno sul cranio. Un libro deve agire su di noi come una disgrazia che ci fa molto male.
Penso abbia ragione.
Nel realizzare le mie immagini digitali cerco, in qualche modo, di seguire questa preziosa filosofia.

Il tuo giardino di fiori di stoffa sintetica. Una realtà in cui rifugiarsi quando hai voglia di isolarti?
Sì, è la mia isola. Ogni tanto mi ritaglio degli spazi lì, scrivo o lo aggiorno con nuovi artworks.
Presto inserirò un nuovo lavoro intitolato Kate Moss loves me: raccoglie degli scatti che raccontano di come Kate Moss mi ha amata. Anche questa vuole essere una provocazione. Ci si indigna ancora di fronte a certe cose? Trovo vincenti le provocazioni fatte con una punta di ironia. Non ci si deve mai prendere troppo sul serio.
Cosa non deve mai mancare in questo giardino?
La libertà di potermi esprimere.

Un critico osservando le tue creazioni le ha definite come critica e condanna della società. E’ giusta come visione?
Sicuramente, per la creazione di alcune mie immagini, mi è capitato di trarre spunto da eventi collegati alla nostra società .
Quando succede mi piace rielaborarli spingendo sull’inquietudine, il sarcasmo, l’ironia.

Milano non è New York, e non è il villaggio incantato sperduto su qualche atollo polinesiano. Come, se lo ha fatto, ha condizionato il tuo modo di vivere la realtà?
Milano mi ha condizionata soprattutto durante il periodo universitario.
Frequentavo il Politecnico in una Bovisa (quartiere di Milano) che stava per essere rimessa a nuovo e che, in quel periodo, ospitava solo noi studenti di architettura e design confinati in quella che era considerata la periferia della città.
La nostra sede era una moderna struttura collocata un po’ al di fuori dai centri universitari milanesi.
C’erano la stazione, le fabbriche dismesse appena fuori, i due grossi gasometri poco lontani e, poi, il Politecnico: moderno, creativo, colorato.
Questo era il contesto nel quale mi trovavo tutte le mattine.
Ho respirato le immagini di questa Milano periferica per 5 anni e, sicuramente, hanno condizionato il mio mondo interiore.
Il resto della città lo vivo un pò da turista.
Non vivo lì, ma appena fuori.
Ho anche bisogno di guardare l’orizzonte a volte e, a Milano, è impossibile.

Il pittore usa pennello e tavolozza, uno scultore martello e scalpello. I tuoi strumenti invece, quali sono?
Ho dedicato molti anni alla pittura ad acrilico su tela.
Dal 2004, però, ho accantonato cavalletto, tele e pennelli per buttarmi nel digitale.
Scatto foto a persone per poi estrapolarle dal contesto nel quale le ho ritratte e gettarle in mondi paralleli.
Spesso parto da un’idea definita ma capita anche di trovare spunti o visioni durante la realizzazione di un’immagine. Mi lascio sorprendere ogni volta che accade.
Mi piace scoprire quali idee si faranno avanti in corso d’opera e quale sarà la conclusione.
Forse è questo il vero motivo che mi spinge a continuare ad avere “visioni digitali”.
I miei strumenti? Macchina fotografica , computer, Photoshop.

Come e dove ti vedi in futuro?
In futuro mi vedo esporre a New York, Berlino, Barcellona nelle più famose gallerie, invitata ad una collettiva da Erwin Olaf o Maurizio Cattelan, ed, in parallelo, girare il mondo in tour con la mia band Danaè.
Pensi che sia una tipa ottimista?
Il tuo talento, in passato è stato apprezzato e premiato. La più grande soddisfazione?
La piu’ grande soddisfazione è arrivata nel 2004.
Vinsi il premio pittura (categoria studente) al Premio Celeste (importante concorso per l’arte figurativa italiana) con il mio acrilico su tela che raffigurava un bambolotto senza volto e la scritta “Piccadilly Circus” sull’ombelico .
Rappresentava l’individuo che, in un centro nevralgico come il cuore di Londra, perde la propria identità .
Ricordo di avere partecipato per gioco e senza alcuna aspettativa.
Sono riuscita ad inviare i moduli di partecipazione l’ultimo giorno prima della scadenza del bando. Ero così sicura di non passare le selezioni tanto da impegnare la data della premiazione finale con un concerto della mia band di allora in un localino del pavese.
Ed invece è successo.
Ringrazio la galleria Albero Celeste, Steven Music e Gianluca Marziani per avere creduto in me e per avere, inoltre, inviato la mia opera ad una collettiva sull’arte figurativa italiana della Dade Public Library di Miami (Florida) sempre nel 2004.

Sperimentazione nella musica. Sperimentazione nella comunicazione. Sperimentazione nell’arte digitale. Sperimentazione, necessità o volontà?
Per me è una necessità. Spesso mi sento scoppiare dalla voglia di esprimere qualcosa.
A volte il mezzo migliore è la musica, a volte l’immagine digitale, a volte la parola, a volte il video.
A seconda dei momenti e dello stato d’animo scelgo tra questi mezzi il migliore per tornare ad essere vuota, pronta per riempirmi di nuova energia da buttare fuori.

Musica, scrittura, arte digitale. In ogni ambito cerchi sempre il coinvolgimento dello spettatore. Come mai?
Mi piace la condivisione, contaminare e lasciarmi a mia volta contaminare.
Siamo esseri in grado di creare cose ed è bello lanciarle lontano, liberarle, dare loro ragione d’essere. La cosa interessante è attendere e scoprire in che modo arrivano da qualche parte, se qualcuno ha avuto voglia di prenderle al volo oppure se sono state lasciate cadere a terra.
In entrambi i casi sono, comunque, arrivate a destinazione lasciando una sensazione;
positiva o negativa che sia…non ha importanza.

Un artista italiano, contemporaneo, che stimi particolarmente?
Maurizio Cattelan.
Adoro la sua cinica ironia, il suo prendersi poco sul serio, la sua capacità di stupire.
In una performance a Milano ha attaccato al muro con lo scotch il suo gallerista, poi ha rappresentato Papa Giovanni Paolo II nell’opera “La nona ora” abbattuto da un meteorite, ha appeso sculture di bambini ad un albero e – mi è capitato di leggere recentemente – ha anche aperto uno spazio a New York sulla 20esima strada dove, di volta in volta, viene esposto in vetrina un artista.
Trovo sia geniale.
Ammiro molto anche il lavoro di Dido Fontana. Mi piacciono le sue immagini forti dove convivono scherno, sesso e stile.

È il tuo giorno fortunato. Esprimi un desiderio.
Desidero che l’Italia possa tornare ad essere un buon terreno fertile per la cultura in generale. Sono previsti tagli dei fondi statali a 232 istituti ed enti culturali.
E’ un brutto segnale per un paese che dovrebbe avere piu’ cura e attenzione verso una risorsa preziosa come quella dell’arte.
Ho espresso il desiderio a voce alta, pensi si avvererà comunque?

Una cosa che vorresti dire, ma che non ti è stata chiesta?
Vorrei dire a chi come me si trova in un periodo di “evoluzione” di trasformare in oro l’esperienza del “cambiamento”.
Sono nel bel mezzo di un periodo di transizione soprattutto per quanto riguarda la mia passione musicale.
Ho la fortuna di potermi esprimere cantando e scrivendo con la mia band Danaè nella quale diverse influenze musicali si incontrano e si intrecciano in un nodo che ci completa.
Ci sono stati cambi di line up nelle appena passate settimane. Ora siamo ufficialmente un trio.
Abbiamo recentemente perso la sezione ritmica per via della sua poca voglia di sperimentare con la musica (uno dei motivi non condivisi è stato un interessante “live/esperimento in cuffia” che abbiamo portato allo scorso Mi Ami di Milano).
Forse questa notizia provocherà stupore in chi ci segue da tempo.
Ma, al di là del naturale dispiacere per avere perso due ottimi compagni di viaggio, trovo la formazione a 3 molto contemporanea.
Il cambiamento è sempre positivo, ogni fine è un nuovo inizio.
E’ la geniale scintilla che permette di fare mille passi avanti.

Siamo giunti alla fine. Come sempre, doveroso, ringraziamo Erique per la sua disponibilità e per aver condiviso con noi i suoi pensieri e vi invitiamo a visitare il suo sito personale, per continuare a seguirla e sostenerla www.lacasadierique.com