Il lettering di Luca Barcellona

Stazione F.N. Cadorna, Milano. Esterno, giorno.
Un treno proveniente da Saronno entra in stazione. Lo sferragliare delle ruote che stridono tra il vociare della gente e dell’altoparlante, mantiene vigile l’attenzione.
Sulla fiancata del vagone, lettere perfettamente bilanciate ed affilate, con cromie calde ed avvolgenti compongono la parola che suona come un urlo silenzioso ma imponente: “Bean”. Il mio primo incontro con Luca Barcellona. Erano i tempi del writing a Milano, dei “Lords of Vetra”, di Aelle Magazine che usciva ogni mese in edicola.

Dopo anni spesi tra cemento e lamiera, vernice spray e binari, tentando di colmare i grigi con del colore, provando con rabbia ad emergere da una città che tenta di uniformarti, omologarti e infine digerirti senza pietà, l’ho ritrovato ad una personale nelle vesti di “artista” (termine che non capirò mai fino in fondo).
Vernici a smalto coprivano tavole di legno; fiori dalle sfumature orientali si incastravano perfettamente con una matematica alfabetica perfetta. Tutto sembrava dannatamente istintivo. Ma non era affatto così.

Il lettering è sempre stato nel suo dna: quello più puro, vero, che non necessita dell’ausilio di Photoshop, dei “free-fonts” e di tutte quelle scorciatoie che illudono le persone, lasciando loro credere di essere Grafici.
Prima del software, esiste la matita, la carta, la sperimentazione e, alla base di tutto, la curiosità e il rispetto per la cultura e lo studio. Luca fa esattamente questo, come si può brevemente evincere da una delle sue biografie
on line.
Dal writing alla tipografia, dalla calligrafia alla pittura; nessun limite alla creatività e all’applicazione del “mestiere”. Perché non ci sono contorni, dove non ci sono limiti.

Tutto questo percorso sembrerebbe avere qualcosa di estremamente legato alla disciplina, ad un Bushido che non ammette eccezioni. Lo si può notare senza ombra di dubbio visionando il suo portfolio www.lucabarcellona.com

luca_barcellona (2)

I suoi lavori spaziano dalle grafiche per t-shirt, alla decorazione di botti per il riposo del vino, passando per logotipi e poster: categorie posizionate apparentemente agli antipodi che Bean One riesce comunque a unire con un unicuum stilistico che rende riconoscibile ogni sua incursione pur preservando l’identità del prodotto.
Facile a dirsi, decisamente più complesso a farsi