Un tè con Tobor Experiment.

Giorgio sancristoforo enquire tobor experiment

Tobor Experiment all’anagrafe Giorgio Sancristoforo è un talentuoso ed eccentrico sound designer / artista milanese.
Diplomato presso il SAE Technology College (dove insegna Max/MSP), ha lavorato per il broadcast televisivo, la produzione musicale e la pubblicità.
Nel 2007 ha pubblicato per Isbn Edizioni TECH STUFF Manuale video di musica elettronica. Prodotto dal network sperimentale di MTV Italia Qoob, TECH STUFF sintetizza in un libro accompagnato da dieci video-documentari l’evoluzione della musica elettronica e contiene un’intervista esclusiva (l’ultima) al Maestro Karlheinz Stockhausen.
Si è fatto conoscere sul web anche come programmatore di software audio destinati alla composizione musicale, software apprezzati da un vasto pubblico di musicisti, produttori e fonici in oltre 40 paesi nel mondo.
Di pari passo ha lavorato in qualità di sound designer a importanti installazioni artistiche come BIT-SCAPES (per HFR-LAB ), che ha avuto screening in numerosi festival in tutto il mondo, fra cui Onedotzero 10 presso L’institute of Contemporary Arts di Londra, il Nemo Festival di Parigi, lo Yokohama Art Center e la Beijing Fim Accademy, per l’International Digital Art Project.

  • Iniziamo con una curiosità: che significato ha il tuo pseudonimo?

    Credo di aver ideato Tobor Experiment a metà del duemila. Un alias difficile da ricordare, lo ammetto.

    Nasce dalla mia passione per la fantascienza d’antan che ha accompagnato la mia adolescenza.

    Tobor si riferisce al famoso (oltreoceano) Tobor The Great (1954) di Lee Sholem, mentre Experiment è un omaggio a Quatermass Xperiment (1955) di Val Guest.

    All’inizio ero restio a usare il mio vero nome, l’ho sempre trovato ingombrante, ma con il tempo ho dovuto utilizzare entrambi per differenziare i progetti a cui lavoro.

    Nomina sunt consequentia rerum…Così Tobor Experiment resta l’alter ego degli exploit meno impegnati come la new disco, mentre Giorgio Sancristoforo firma progetti legati a musica sperimentale e arte contemporanea, a partire da quest’anno con Audioscan.

  • Tech Stuff. Il manuale della musica elettronica di cui tu sei autore. Un manuale di avvicinamento alla musica elettronica o un manuale di approfondimento per chi la musica elettronica la conosce già?

    Il termine “manuale” venne stabilito dalla mia casa editrice, Isbn edizioni.

    In realtà non mi fece molto felice, avrei preferito di gran lunga “sussidiario”, perché manuale è troppo pretenzioso e carico di responsabilità.

    In fondo quello che ho scritto era un antipasto. Sussidiario era perfetto.

    Tech Stuff si è mosso in territori ideologicamente distanti fra loro. Cercava di essere utile in modo trasversale e spesso leggero, ad appassionati e novizi.
    Portare Stockhausen, e la RAI al fianco dei PanSonic su MTV è stata un’operazione audace e di successo che ha però richiesto spesso inevitabili compromessi e scelte difficili.

  • Qoob, Myspace, Youtube sono solo alcuni esempi di “piazze virtuali” dove è possibile entrare in contatto con il resto del mondo pur restando comodamente seduti in casa. Quanto sono importanti come strumenti di comunicazione e quanto lo sono stati per te?
    Partiamo anzitutto dal presupposto che la rete è fondamentale. Un sito web, un po’ di inglese fluente e un account email sono strumenti irrinunciabili.

    Per quanto riguarda i social networks bisogna fare dei distinguo. Qoob è stato uno strumento importante, perché non si limitava alla rete, ma aveva output professionali come la TV satellitare e una partnership con Isbn edizioni, creando così delle forme molto innovative e ibride di produzione. Youtube e Vimeo sono finestre che tratto alla stregua di un servizio di hosting video, ma al tempo stesso sono siti molto frequentati che creano link. Se hai un filmato da mostrare è molto più logico caricarlo su Vimeo piuttosto che mettere un file Quicktime sul sito. Myspace invece, ormai è defunto, quella scena direi che ha ancora poco da dire. È frequentata da molti musicisti ma non ha più la risonanza di un tempo. La gente si è spostata su Facebook e Twitter, luoghi della rete in cui non mi trovo a mio agio.

    Per me Facebook è il contrario di una vita privata e Twitter lo è della lingua italiana (e di tutte le altre lingue si intende).

    C’è un limite oltre al quale il social networking diventa artisticamente inutile.

    Per le mie attività sono sempre meglio tante prolisse email personali che non una collezione di contatti e messaggini su una paginetta mal disegnata. I social nets sono saturi, e per altro modelli già superati.

  • Ascoltando la tua musica ci si accorge subito della tua eccentricità : spazi dal rock alla disco, dalla ambient al glitch, ma c’è uno stile che senti più tuo, in cui riesci ad esprimerti meglio?

    La carriera di un musicista è fatta di tappe che spesso si accompagnano a fascinazioni giovanili.

    Ho iniziato a suonare chitarra e basso vent’anni fa, poi l’organo e da lì, sintetizzatori.

    Ho un’anima “pop” e una sperimentale e per ora non riesco a fare a meno quasi di niente, ma con il tempo ho imparato a concentrarmi sui progetti con rigore e metodo, mentre prima era tutto un po’ di pancia.

    È fuori da ogni dubbio che ora stia puntando molto sulla musica di ricerca, soprattutto da quando collaboro con AGON.

    Tobor Experiment e Giorgio Sancristoforo vanno in tandem. Ying e Yang. Non ha senso per me sapere chi dei due ha la meglio, semplicemente sono elementi in simbiosi. Ho bisogno di entrambi.

  • Artisti come Sven Vath, Little Luis Vega, David Guetta e chi più ne ha più ne metta, riempiono le piazze delle capitali mondiali alla pari di rock star d’antan. La scena elettronica sta vivendo il suo apice commerciale e la sua degenerazione/saturazione. Tu come la pensi?
    Per come la vedo io, l’apice di cui parli era nei giorni in cui i Daft Punk si esibivano al Rolling Stone di Milano con il Daftendirektour di Homework e gli AIR ai Magazzini Generali.
    Poi la freschezza è scivolata via man mano. I signori che citi mi sembrano in sincerità, personaggi di inferiore caratura.

    Fortunatamente c’è tutto un agglomerato di artisti molto attivi ancora da scoprire, che ha cose da dire, da comunicare in modo diverso dal passato.

    Penso ad una Tomoko Sauvage e al suo rapporto con l’acqua e la gestazione, per esempio.

    L’elettronica è un linguaggio che ha potenzialità espressive enormi concertabili in forme di ogni magnitudine; la piazza gremita di folla in vena di ballare non è necessariamente il luogo più adatto.

    Ci sono gli headphone concerts, gli eventi nelle librerie temporanee, le gallerie, i teatri.

  • Quando parli di processo creativo, di innovazione strumentale in campo musicale, sostieni che c’è un certo immobilismo, potresti spiegarci meglio cosa intendi?

    È semplice.

    L’attenzione dei pionieri si va a posare sempre di più spesso verso l’espressività concentrandosi in temi come l’ascolto dell’ambiente e degli elementi che lo compongono; non necessariamente verso nuovi algoritmi o forme di sintesi, quindi.

    Le cose stanno lentamente e inesorabilmente cambiando. La crisi elettronica, la sua evidente degenerazione nelle sue espressioni di massa è facilitata (ma non esclusivamente causata) dall’abuso dei soliti quattro software – pensa all’ Auto Tune ad esempio -. Gli stessi plug-ins, gli stessi concetti abitano i desktop di milioni di giovani musicisti. I prodotti che nascono sono tutti uguali, si crea per imitazione. Le etichette sognano innovatori (e cos’altro visto che l’elettronica è nata come fenomeno di rottura con il passato?) e invece si trovano piene di cloni.

    Diciamo che la musica elettronica oggi è molto facile da produrre e assurdamente conformista. Molto più difficile è ragionare con la propria testa, costruire dei percorsi artistici e tecnologici che siano coraggiosi e soprattutto personali. L’evoluzione dell’arte è sempre stata una questione di superamento degli schemi precedenti. Credo che il musicista elettronico debba sempre essere ugualmente creativo sia sul piano tecnologico che su quello artistico, tenendo a mente però che la tecnologia da sola non porta molto lontano, diventa solo uno showcase di lucine.

    L’uomo quindi, innanzi tutto. Se ascolti attentamente l’intro di TenoridaysZone è tutto lì.

  • Gleetchlab quindi nasce dall’esigenza personale di sperimentazione e innovazione?
    Gleeetchlab è uno dei tanti mezzi che ho costruito per portare su un piano concreto le mie teorie.

    Quando si parla di musica sperimentale non lo si può fare solo in virtù di un sound astratto e qualche glitch.

    È imperativo un progetto, un’idea, in poche parole un contenuto per il contenitore. Una parte del disegno è creare mezzi di lavoro alternativi e condividerli.

    Mi piace l’idea di un’architettura, di un pensiero cardinale, altrimenti la sperimentazione è fine a se stessa.

  • Tenori-on. Tu hai avuto modo di provarlo, che impressione ti ha fatto?
    Ti posso rispondere parlando del suo progettista, Yu Nishibori, che ho incontrato a Tokyo due anni fa.

    Ha avuto una visione, se ne è infischiato del mercato.

    Ha lavorato con Toshio Iwai di notte per due anni di nascosto, all’insaputa di Yamaha stessa e ha realizzato uno strumento che ha più a che fare con la passione e l’intuizione che con il commercio.

    Ho una grande stima di lui e del suo strumento.

    Io lo trovo molto bello. A volte lo uso ancora. Me lo porterò dietro ad un concerto che terrò a Torino il 15 di Maggio.

  • La musica elettronica non sarà più musica in scatola. Mp3, MIDI e qualsiasi altro file musicale pre-confezionato, scompariranno. La musica sarà generata in tempo reale. Quello che immagini tu è un futuro dove la musica sarà in tempo reale, improvvisata, casuale, dove però l’ascoltatore potrà influire per rendere l’esperienza il più personale possibile. Giusto?
    Questa frase, se non ricordo male, la citi da una mia vecchia intervista su Digicult. Credo fosse il 2005 o 2006.

    Una specie di profezia, visto che fra le applicazioni più vendute dell’iTunes Store oggi c’è Bloom di Brian Eno…

    Come vedi un certo interesse per questi approcci musicali si sta consolidando e sono pronto a scommettere che nasceranno presto altre opportunità in questa direzione.

    Il mercato degli strumenti musicali per ora mi appare in larga maggioranza troppo conservatore (in tempi di crisi economica poi), ma l’interazione uomo-macchina è destinata a sofisticarsi e mutare; il discorso vale anche per la fruizione della musica. È solo questione di tempo.

  • Quindi la domanda è d’obbligo digitale o analogico?
    Dal punto di vista della fruizione, certamente digitale, per ovvi fattori economici.

    Da quello della produzione io credo in tutta onestà, che non ci sia nessun senso nel rinchiudersi in un recinto piuttosto che un altro.

    Il mio ultimo acquisto è un sistema Buchla 200e, un sintetizzatore modulare ibrido digitale/analogico. Solo in un oscillatore ci sono 15 convertitori AD e 4 DA.

    Poi uso intensivamente Max/MSP e registro i miei master su un registratore  a bobine.

    Il senso è che ogni dominio ha il suo vantaggio. Non escludo nulla a priori. I dogmi non mi interessano.

  • Sei sceso per strada a Milano, microfono e registratore alla mano per ascoltare e registrare la voce della tua città. Perchè? Com’è stata come esperienza?
    Fortunatamente non ero da solo ma avevo ben sette collaboratori del LIM di Milano e un centro di musica contemporanea importante alle mie spalle (AGON).

    Il lavoro è stato estenuante e meraviglioso: 1580 fra vie e piazze. Tutta l’area di Milano compresa nella circonvallazione esterna.

    Con Audioscan io e Giuseppe Cordaro (Con_Cetta – Mooter, UK) tentiamo di portare l’attenzione del pubblico e dei media verso la qualità uditiva della nostra vita.

    Viviamo schiacciati da un paesaggio sonoro ostile e inarrestabile e ne siamo così assuefatti che quasi non percepiamo più il problema.

    È una riflessione sulla nostra vita, una presa di coscienza.

    Da un punto di vista musicale l’operazione è una ricerca assai ambiziosa.

    Per sette mesi abbiamo lavorato per trasformare ogni rumore della città in suoni musicali.

    Così il rombo degli aerei, il passaggio di migliaia di autoveicoli, sono stati tutti tramutati in pianoforti e suoni di archi fragilissimi, percussioni, bassi, impressioni acquatiche… Abbiamo mutato l’urlo della città in musica eterea.

    È ecologia sonora.

    Il rumore in musica è stato sdoganato in mille modi, da John Cage agli Einstürzende Neubauten.

    Siamo arrivati a una chiusura del cerchio. Possiamo trasformare il rumore in suoni musicali, non semplicemente usarlo crudo, tout court…

    È un processo molto complicato, ma il risultato, sono sicuro, non mancherà di stupire il pubblico.

    Lo presenteremo a Milano a fine Maggio, con un live insieme a Quayola, un’installazione e un cofanetto CD+libro.

  • Musica, cinema, fotografia… ti appassiona tutto ciò che è espressione, comunicazione?
    Alla fine si tratta semplicemente di declinare le stesse idee in forme diverse.

    Ho lavorato come regista, montatore, fonico, musicista, sound designer; ho inventato software.

    Prima o poi tutto questo retaggio professionale doveva confluire nella mia ricerca espressiva. Direi che era inevitabile.

    In ognuna di queste attività puoi scovare, con un po’ di pazienza, gli elementi comuni alla base di tutto.

    L’umanizzazione della tecnologia, una passione insana per la stratificazione dei linguaggi e una forte propensione alla malinconia.

  • Ci consigli qualcosa da ascoltare?
    Che ne dici di Tomoko Sauvage e Letna?
  • E finiamo con un’altra curiosità: visitando il tuo sito www.gleetchplug.com ci si ritrova davanti ad un mix di caratteri e numeri. Hanno un significato?
    Certamente.

    È un codice esadecimale, il linguaggio macchina dei computer.

    Ho realizzato su carta una serie di ritratti di famosi compositori contemporanei con questa tecnica.

    Se introduci il codice in un editor esadecimale e salvi i file in jpg, otterrai le immagini originali.

Ringraziamo Giorgio per averci tenuto compagnia e per averci deliziato con i suoi pensieri.
Per altre informazioni, news e progetti potete visitare il suo sito personale all’indirizzo www.gleetchplug.com, per maggiori informazioni sul suo nuovo progetto Audioscan invece visitate il sito ufficiale www.audioscan.it e infine il sito del centro musicale di musica contemporanea Agon www.agonarsmagnetica.it