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	<title>Enquire &#187; street</title>
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	<description>Born to be curious</description>
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		<title>BLVCK SCVLE: modern day gothic</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Oct 2011 06:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimiliano Mameli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
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		<description><![CDATA[Black Scale è il Karl Lagerfeld del mondo street. Black Scale è la celebrazione delle nostre paure. Black Scale è [<a href="http://www.enquire.it/2011/10/13/blvck-scvle-modern-day-gothic/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Black Scale</strong> è il Karl Lagerfeld del mondo <em>street</em>. Black Scale è la celebrazione delle nostre paure. Black Scale è l&#8217;esplorazione del <em>dark side</em>. Black Scale è il nuovo gotico.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-15283" style="padding-top: 10px;" title="black_scale_2" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/10/21.jpg" alt="" width="500" height="500" /><strong>Michael Yabut</strong> a.k.a. MEGA e<strong> Alfred de Tagle</strong> hanno fondato a Los Angeles nel 1997 un marchio che esprimeva quanto sopra. Il tutto è rimasto in stand by per cinque anni finché, spinti dalla voglia di esplorare un&#8217;opportunità, i designer hanno iniziato il loro cammino forti di una stretta cerchia di amici che gestiscono negozi di rilievo. Ritroviamo quindi il loro <em>brand</em> inserito con facilità da Union piuttosto che da HUF o da Stussy o alla mecca della <em>sneaker</em>, Kicks Hawaii.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-15284" style="padding-top: 10px;" title="black_scale_3" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/10/31.jpg" alt="" width="500" height="350" />I temi da cui traggono ispirazione sono dei &#8220;non temi&#8221;, proprio come il nero che fa parte del nome del marchio è un &#8220;non colore&#8221;. I soggetti evocano ma non definiscono. I designer stessi affermano che il loro &#8220;credo&#8221; potrà prendere una forma ed un nome solo nel momento in cui non esisteranno più, dato che sono in continua ricerca di un&#8217;identità, giorno dopo giorno.</p>
<p>Gli Illuminati, la filosofia, la religione, così come l&#8217;<em>establishment</em> in generale, esercitano sui due un evidente fascino, influenzando l&#8217;intero <em>concept</em> che sta alla base di Black Scale. Vanno oltre le solite tematiche, sono invece attirati da quello che è occulto, che è nascosto ai più e che nessuno spiega.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-15286" style="padding-top: 10px;" title="black_scale_4" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/10/41.jpg" alt="" width="500" height="350" /></p>
<p>Abbigliamento, calzature ed accessori (<em>jewelery</em> molto <em>fashion forward</em>) rappresentano la proposta del marchio losangelino che parte da un bianco e nero in larga scala per arrivare a colori sempre sobri, dai toni pacati, con l&#8217;unica eccezione per alcune grafiche sulle t-shirt.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-15285" style="padding-top: 10px;" title="black_scale_5" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/10/5.jpg" alt="" width="500" height="350" /></p>
<p>Destinati ad una inevitabile, lenta conquista del mondo, hanno oggi tre <em>flagship</em> <em>stores</em>, uno a Los Angeles, uno a San Francisco e un altro a New York, ma sono anche venduti online su diversi <em>e-shops</em>, come lo svedese FRCTN (pronuncia Fraction, n.d.r.). Non abbiate paura se, quando entrate in uno dei loro <em>shop</em>, trovate delle teche con dei teschi, sono solo delle riproduzioni. Il sacrificio umano del cliente per ora non sembra essere contemplato dalla loro filosofia.</p>
<p><a href="http://www.black-scale.com" target="_blank">www.black-scale.com</a></p>
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		<title>Attack Festival 2011</title>
		<link>http://www.enquire.it/2011/08/31/attack-festival-2011-spiragli-di-splendore-da-muri-fatiscenti/</link>
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		<pubDate>Wed, 31 Aug 2011 08:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valeria Roani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[2011]]></category>
		<category><![CDATA[art]]></category>
		<category><![CDATA[festival]]></category>
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		<description><![CDATA[Nostalgie de la boue. Nostalgia del fango di qualcosa di sporco,  degradato, rifiutato da tutti ma  che,  con un atto [<a href="http://www.enquire.it/2011/08/31/attack-festival-2011-spiragli-di-splendore-da-muri-fatiscenti/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Nostalgie de la boue.</em></p>
<p>Nostalgia del fango di qualcosa di sporco,  degradato, rifiutato da tutti ma  che,  con un atto di grazia e bellezza, torna a risplendere.</p>
<p>Il messaggio dell’<strong>Attack Festival 2011</strong>, rassegna artistica di <em>urban art</em>, è una riflessione sulla rivalutazione e ridefinizione di aree abbandonate e dismesse, vestite di nuovo splendore, grazie ad interventi pittorici portatori di pensieri e linguaggi di rottura.</p>
<p>L&#8217;organizzatore del Festival urban è l&#8217;Associazione Attack, attiva nell&#8217;area di Foligno dal lontano 2004. Attack è anche un collettivo artistico che si prodiga per far sviluppare l&#8217;arte urbana.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/08/attack.jpg" alt="" title="attack" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-14731" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Il Festival si svolgerà nelle date del 1, 2  e 3 settembre e vedrà protagonista le vie della città di Foligno (PG), trasformate in un percorso visuale, in un museo a cielo aperto.</p>
<p>Ericailcane, Sten&amp;lex, Hitness, Ozmo, Geopulidis, Carlito Dalceggio, Achille e i Kindergarten; questi i nomi degli artisti che hanno lasciato un segno tangibile di rinnovata freschezza alla piccola città umbra. Per le strade può capitare di sollevare lo sguardo ed ecco che gli occhi vanno su un’enorme testa di cavallo, una gigantesco stoccafisso o, addirittura, un viso di bambino intento a fissare l’incauto spettatore.</p>
<p><iframe src="http://player.vimeo.com/video/27372897?byline=0&amp;portrait=0&amp;color=ff0179" width="500" height="275" frameborder="0" style="padding:10px 0 10px 0;"></iframe></p>
<p>Il programma è denso di eventi. Oltre alle opere dipinte, un susseguirsi di <em>live painting</em>, piece teatrali itineranti e mostre di alcuni degli artisti in elenco arricchiscono ulteriormente il Festival.</p>
<p>Per saperne di più sugli artisti coinvolti e il programma degli eventi, visitate il sito <a href="http://www.attackfestival.com/">www.attackfestival.com</a></p>
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		<title>35th annual Garage Market on West 44th Street</title>
		<link>http://www.enquire.it/2011/07/16/35th-annual-garage-market-on-west-44th-street/</link>
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		<pubDate>Sat, 16 Jul 2011 12:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Crippa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[accessori]]></category>
		<category><![CDATA[america]]></category>
		<category><![CDATA[fashion]]></category>
		<category><![CDATA[mercato]]></category>
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		<category><![CDATA[street]]></category>
		<category><![CDATA[vintage]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche se giugno è passato da un po&#8217;, è bello e utile raccontare ciò che accade nelle città lontane dall&#8217;Italia. [<a href="http://www.enquire.it/2011/07/16/35th-annual-garage-market-on-west-44th-street/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anche se giugno è passato da un po&#8217;, è bello e utile raccontare ciò che accade nelle città lontane dall&#8217;Italia. Voliamo in America, nell&#8217;amata e super cool Big Apple. Siamo a Manhattan. Per gli appassionati di mercatini delle pulci è il posto giusto e giugno – i primi del mese – è il momento azzeccato. Provvisoriamente per un intero sabato sulla <strong>West 44th street</strong> nel folkoristico quartiere di <strong>Hell’s Kitchen</strong>, viene allestito annualmente un mercato dell’usato, in cui si può trovare di tutto: da vecchi computer, ai vinili d’epoca, da poster, a collane di tutti i generi, a scarpe bizzarre ma anche griffate e per finire larghe quantità di abiti di tutti i tipi.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-13886" style="padding-top: 10px;" title="Garage Market (2)" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/07/Garage-Market-2.jpg" alt="" width="500" height="400" /></p>
<p>Il mercato occupa parte della 44th street partendo dall’incrocio con la 10th Avenue fino alla 9th Avenue, come ogni bazar all’aperto che si rispetti si possono trovare delle occasioni. Sono l’esempio questo paio di Dr Marteens edizione speciale completamente nuove provviste di scatola e vendute ad un prezzo largamente inferiore rispetto ai negozi. Curiosando attentamente tra gli stand si trovano anelli, bracciali, spille, orecchini e gemelli conservati perfettamente magari mischiati con semplici accessori di plastica. Il consiglio è quello di non farsi ingannare dall’apparenza ma di tenere lo sguardo attento, investigativo e selettivo ad ogni bancarella.</p>
<p><a href="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/07/DSC_1047.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-13902" style="padding-top: 10px;" title="DSC_1047" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/07/DSC_1047.jpg" alt="" width="500" height="378" /></a></p>
<p>Un insieme confusionario di oggetti che si distingue principalmente per l’atmosfera tipicamente americana che si respira, con venditori simpatici e stravaganti e altrettanti visitatori spesso agghindati sopra le righe.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-13888" style="padding-top: 10px;" title="Garage Market (5)" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/07/Garage-Market-5.jpg" alt="" width="500" height="600" /></p>
<p>Per chi sta progettando un viaggio, magari il prossimo anno proprio a New York, questa è una tappa da segnarsi per trovare ciò che solo qui viene venduto. Fuori dai circuiti del vintage per un viaggio nei bauli di generosi sconosciuti.</p>
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		<title>Daniel Oglander: l’arte nasce dall’abbandono</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Jul 2011 09:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valeria Roani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[street]]></category>
		<category><![CDATA[urban]]></category>

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		<description><![CDATA[Daniel Oglander è un ragazzo di 24 anni, del Tennesse. Fin da bambino, ha vissuto immerso nell’arte, crescendo in una [<a href="http://www.enquire.it/2011/07/07/daniel-oglander-street-art-urban/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Daniel Oglander</strong> è un ragazzo di 24 anni, del Tennesse.<br />
Fin da bambino, ha vissuto immerso nell’arte, crescendo in una famiglia di artisti: la mamma è vasaio, il padre un astrattista ed il fratello un misto, ben riuscito, fra i due.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/07/Daniel-Oglander-2.jpg" alt="" title="Daniel Oglander (2)" width="500" height="500" class="alignnone size-full wp-image-13633" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Il lavoro di Daniel si fonda, in gran parte, sulla sua abilità di scoprire nuovi materiali. I palazzi abbandonati sono la sua specialità.<br />
È proprio da loro che ricava le fondamenta per le proprie opere: vecchie foto, giornali semi-rovinati dal tempo.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/07/Daniel-Oglander-3.jpg" alt="" title="Daniel Oglander (3)" width="500" height="500" class="alignnone size-full wp-image-13634" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>In un certo senso, Daniel, dà nuova vita alle immagini che trova, modificandole e caratterizzandole con colori forti, giustapposti caoticamente.<br />
La sua fonte di ispirazione principale è la vita stessa, in tutte le sue forme e sfumature. C’è qualcosa di emozionante nel trovare oggetti dimenticati da tempo, respirarli e donare loro una seconda esistenza.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/07/Daniel-Oglander-4.jpg" alt="" title="Daniel Oglander (4)" width="500" height="500" class="alignnone size-full wp-image-13635" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>La vera arte di Daniel è un atteggiamento estremamente positivo nei confronti della vita, di ogni suo momento e manifestazione. Un amore sviscerato per la vita, quasi come per i suoi lavori, coloratissimi e carichi di senso.<br />
Per sapere di più di Daniel Oglander visitate <a href="http://web.mac.com/oglanderart" target="_blank">www.web.mac.com/oglanderart</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Sneakers evolution out(side). Sole Tech e FUsione</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jun 2011 08:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimiliano Mameli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
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		<category><![CDATA[street]]></category>
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		<description><![CDATA[Ci giungono aggiornamenti dal Sole Tech Institute. Fondato da Pierre Andre Senizeres, tale laboratorio risponde all&#8217;esigenza primaria di studiare i [<a href="http://www.enquire.it/2011/06/20/sole-tech-skate-shoes-fusione/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci giungono aggiornamenti dal Sole Tech Institute.<br />
Fondato da Pierre Andre Senizeres, tale laboratorio risponde all&#8217;esigenza primaria di studiare i comportamenti e le reazioni dei corpi degli skaters in azione, onde evitare, come successo in passato, di &#8220;prendere in prestito&#8221; per le <em>skate shoes</em> tecnologie sviluppate da scarpe utilizzate per altri sport.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-13369" style="padding-top: 10px;" title="3" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/06/3.jpg" alt="" width="500" height="400" /></p>
<p>La loro ultima novità è che presto saranno disponibili nuovi modelli di <strong>Es</strong>, <strong>Etnies</strong> ed <strong>Emerica</strong> sviluppati sulla tecnologia <strong>FU</strong> (abbreviazione di <em>Fusion</em>, n.d.r.).<br />
Con testimonial quali <em>Sean Malto, Kellen James, Jerry Hsu </em>e<em> RodrigoTX</em>, sul sito  <strong>STIfusion.com</strong> sarà possibile avere il loro riscontro rispetto a questa innovazione.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-13370" style="padding-top: 10px;" title="2" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/06/2.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>Con la dovuta attenzione all&#8217;ambiente, <strong>STI Fusion,</strong> attraverso la fusione di più elementi, lega in modo inscindibile tutte le componenti di una scarpa e grazie a tale accorgimento aumenta la resistenza all&#8217;usura ed il comfort nella zona del tallone. Tale processo accresce anche la flessibilità della calzatura, visto che il corpo della stessa è senza strati intermedi, e la rende più morbida e confortevole. La vulcanizzazione così effettuata rende la scarpa più resistente agli abusi in skateboard ma anche  più durevole e solida per chi invece le usa solo per camminare. Limitando strati intermedi e collanti, la fusione di FU ha consentito di sviluppare dei modelli che sono più leggeri del 20% rispetto a quelli in commercio. Oltre a questo vantaggio, questo processo avviene in modo ecosostenibile in quanto la fusione è del 75% più rapida, rispetto alla classica vulcanizzazione, abbattendo in modo considerevole l&#8217;impatto ambientale della lavorazione delle <em>skate</em> <em>shoes</em>.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-13371" style="padding-top: 10px;" title="4" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/06/4.jpg" alt="" width="500" height="350" /></p>
<p><strong>Es Square</strong>, <strong>Etnies Scheckler 5</strong> e <strong>Emerica Hsu 2</strong> sono i primi modelli, in circolazione da giugno negli <em>skateshops</em> in tutto il mondo.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>The MaxiemILLion</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jun 2011 08:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina Mainardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[blogging out]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[skate]]></category>
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		<category><![CDATA[urban]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando si parla di fashion blog la mente va subito a blog curati da ragazze che raccontano il loro stile, [<a href="http://www.enquire.it/2011/06/01/the-maxiemillion/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando si parla di <em>fashion blog</em> la mente va subito a blog curati da ragazze che raccontano il loro stile, il loro gusto e parlano quindi principalmente di moda femminile.<br />
<strong>The Maxiemillion</strong> fa parte di quello &#8220;ristretto&#8221; gruppo di blog che s&#8217;indirizza al pubblico maschile nell&#8217;accezione dello street-wear. Gestito interamente da Massimiliano, uno che di streetwear ne ha masticato molto in passato, si occupa di recensire marchi attraverso la prova concreta dei prodotti e di indirizzare il lettore verso l&#8217;acquisto più saggio.<br />
C&#8217;è tutto il mondo di Massimiliano qui. Tutto ciò che gli piace. Tutte le sue passioni.<br />
L&#8217;abbiamo incontrato per farci raccontare cos&#8217;è The Maxiemillion</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/05/The-MaxiemILLion-2.jpg" alt="" title="The MaxiemILLion (2)" width="500" height="500" class="alignnone size-full wp-image-13012" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Come mai hai aperto The Maxiemillion, quando e perché?</strong><br />
The Maxiemillion è nato quasi per gioco. Il mio caro amico Luca Izzo che lavora in California per La Jolla Group un giorno mi disse di aver aperto un blog e mi spiegò le modalità di base e siccome Luca crede che io sia un <em>mezzo genio</em> mi ha spinto ad aprirne uno.<br />
Dato che ho una certa dimestichezza con lo scrivere e ho fatto lavori freelance per skate magazine e siti online, ho iniziato questo esperimento alla fine del 2008.  Il mio blog si propone di dare aggiornamenti divertenti al mondo intero di quello che succede a livello <em>urban</em> intorno a me; questo è un po&#8217; il senso.<br />
È un blog dove faccio tutto io e parlo di quello che mi finisce tra le mani in un modo o nell&#8217;altro<br />
<strong>Quindi l&#8217;impronta del blog proviene dal tuo lavoro ed il materiale immagino, anche.<br />
Ma perché il nome “The Maxiemillion”?</strong><br />
L&#8217;idea nasce dal mio nome di battesimo con una sorta di accentuazione dell&#8217;ego, ma di base vuole essere un articolo che, posto prima del nome, gli da una sorta di peso da testata giornalistica come i nomi dei quotidiani americani:The Los Angeles Times, The New York Chronicles, The New York Times.<br />
Confesso che è stata anche influenzata da uno skater che per me è un punto di riferimento: Chad Muska detto The Muska.<br />
È un pro skater che ha fatto parlare di sé grazie alla sua determinazione e si è spesso ri inventato  diventando in un secondo momento beatmaker, socialite di LA in quanto amichetto di Paris Hilton, finendo per fare pure il dj da party vip<br />
<strong>Dicci, quante visite fa il tuo blog?</strong><br />
Poche, purtroppo.<br />
<strong>Perché sei molto di nicchia forse?</strong><br />
Sì, sicuramente anche per quello, oltre al fatto che sotto Blogger sei nascosto alle ricerche su Google. Non mi son ancora deciso ad acquistare il mio dominio, cosa che comunque mi toccherà fare e alla svelta.<br />
Lo prometto: entro il 2011 comprerò il dominio. La world domination è dietro l&#8217;angolo! Comunque sì, il blog è di nicchia. Mi piace parlare di quello che mi pare come mi pare!<br />
<strong>A proposito di <em>parlare come mi pare</em>, perché scrivi in inglese e soprattutto (a me pare) in un mondo molto <em>slangato</em>, sebbene tu parli perfettamente italiano? Non credi che utilizzare un linguaggio così difficile, per quanto sia inglese, sia controproducente?</strong><br />
Assolutamente. Da un lato è controproducente, ma è l&#8217;unico modo di essere autentico. Ho un background new wave e punk, che con lo skate è poi arrivato praticamente da solo all&#8217;hip hop e l&#8217;hip hop mi ha insegnato che l&#8217;obiettivo è essere originali. Ogni post è originale e quel che dico è detto con cognizione di causa. Spesso e volentieri cerco di indurre alla riflessione invece che spingere all&#8217;acquisto dei prodotti. Ci sono tanti blog che si copiano tra loro diventando dei freddi cataloghi la cui consultazione sfiora la noia, io desidero che il mio follower sia una persona divertente e con spirito critico.<br />
<strong>Sto guardando il tuo blog  e mi sorgono varie domande. Prima di tutto, vedo una predominanza di streetwear da uomo, e la donna?</strong><br />
Io adoro le donne sia ben chiaro! Spesso ho provato ad inserire degli articoli anche femminili o quantomeno unisex, ma il problema è che raramente nelle mie mani finiscono degli articoli da donna. Ultimamente comunque con Kourtney Amber Rose, che mi fa da modella, facciamo degli scatti anche a cose unisex quali cuffie, occhiali, caps New Era.<br />
<strong>Altra domanda che sorge spontanea: cos&#8217;è The Maxiemillion presents?</strong><br />
The Maxiemillion ha tre scopi: far divertire, informare e raccontare il mio mondo che è composto anche dalla vita notturna. Mi occupo di coordinare e promuovere dei parties dove Dj Lah, Joe  Cagliostro e altri suonano vinili principalmente. Di solito mettono del funk d&#8217;epoca o  robe da Studio 54 piuttosto che dell&#8217;hip hop classico. In un&#8217;ottica completamente DIY mi invento un nome per una serata, ne faccio il flyer in modo rudimentale con l&#8217;editing di Photobucket e fotografo la gente alle serate mettendo il tutto online su una gallery di Facebook.<br />
<strong>Beh intraprendente! Dato che, come hai detto, il blog è incentrato su di te: la tua vita è influenzata molto dal blog? Viceversa?</strong><br />
Posso avere la presunzione di dire che, malgrado le sue lacune, il mio blog è vero e questo non è poco.<br />
In generale la mia vita non è influenzata dal blog. Se posso dire di avere delle influenze vengono dallo skate e dalla musica.  Mi tengo aggiornato tramite le newsletter più che tramite i blog.<br />
Di base ci tengo a dire che non ritengo che una persona sia più valida di un altro in funzione del &#8220;materiale&#8221; quanto invece dello &#8220;spirituale&#8221;.<br />
<strong>Cosa pensi di tutti i blog che sono nati come funghi in questi ultimi anni? Ce ne sono molti anche nel tuo campo d&#8217;azione, quindi tuoi concorrenti, cosa ne pensi? Anche perché di cose ne hai viste, sei nel ramo streetwear e urban già da un po&#8217; come hai detto.</strong><br />
Io mi son abbonato a Thrasher quando avevo 19 anni, via vaglia internazionale (non avevo carta di credito) e si mandavano i fax con le fotocopie dei versamenti, quindi la &#8220;massima accessibilità&#8221; di cui godono oggi i kids è un vantaggio che io non do&#8217; per assodato.<br />
Gli altri blog li guardo ma non ne vado pazzo, ritengo che siamo bombardati da informazioni e a volte, il restarne volutamente fuori aiuta a forgiare una coscienza individuale propria. Ci sono comunque blog che apprezzo come il blog di Move, uno dei miei primi supporters in assoluto, dato che a livello selezione abbigliamento sono totalmente in sintonia con il mio gusto. A proposito non perdetevi il loro progetto di linea di tee shirts limited <a href="http://moveurbanclothing.blogspot.com/" target="_blank">Satan</a>.<br />
È veramente un concetto nuovo molto forte ma estremamente divertente.</p>
<p>Mi piace anche il blog di <a href="http://shawnstussy.blogspot.com/" target="_blank">Sean Stussy </a>, ha delle splendide fotografie e affianca tra loro oggetti in base al colore malgrado non abbiano alcuna affinità tra loro.</p>
<p>Altro blog che mi piace è quello di <a href="http://chefskateboards.blogspot.com/" target="_blank">Chef Skateboards</a>.</p>
<p>È vero, autentico sono un gruppo di amici che fa skate e quello è il loro diario.</p>
<p>Tornando alla tua domanda, mi spaventa un po&#8217; quello che i computers hanno fatto sia nel campo dell&#8217;informazione che della musica. In quest&#8217;ultima vedo tanti esecutori e pochi artisti. Per quanto riguarda il rap è facile fare delle rime ma suonare originale è ormai un&#8217;impresa.</p>
<p><strong>E per la moda?</strong></p>
<p>Per la moda internet ha dato un input molto positivo invece, puoi avere degli update in tempo praticamente reale su quello che è disponibile e trovare tutto in un battito di ciglia ma questo è ormai un po&#8217; dispersivo.</p>
<p>Tutti possono bloggare di tutto per quello tendo ad informarmi di più grazie alle newsletter, che è la notizia dalla fonte, piuttosto che leggerla su un blog e quindi avere la versione di qualcuno.</p>
<p><strong>Secondo te il fenomeno dei blog o comunque il web 2.0 ha modificato l&#8217;approccio dei marchi streetwear verso i loro utenti finali? Credi che si siano massificati o che sfruttino il mezzo in modo asettico? </strong></p>
<p>Se non fosse stato per i blog, determinati marchi non sarebbero divenuti oggetti di culto in tutto il pianeta dalla California al Giappone passando per l&#8217;Inghilterra. Alcuni blog si sono massificati, altri sfruttano il mezzo in modo più asettico.</p>
<p>In generale posso dirti che il fatto che il genere urban stia &#8220;tirando&#8221; e che quindi marchi di dubbia provenienza ci si stiano buttando dentro rifacendosi il make up e dicendoci &#8220;guardate, siamo urban&#8221; non mi sta bene del tutto.</p>
<p>Vuoi un esempio concreto? Le skate shoes hanno subito una rivoluzione nell&#8217;ultimo paio di anni diventando sempre più slim. Poi molti brands hanno proposto dei modelli che si rifacevano alle scarpe da barca. Ecco, trovare nei negozi urban delle scarpe di Sperry Top Sider è un conto che non mi torna. Non ne faccio una questione di qualità del prodotto ma di radici culturali, di appartenenza e di legittimità. Purtroppo domina una gran confusione e una ancor più una grande ignoranza ed è proprio da questo che nasce il mio bisogno di avere un blog.</p>
<p>Nel mio piccolo aiuto la gente a fargli capire cosa sta comprando, facendoli riflettere. Comprare è un po&#8217; come dare un voto in politica, il tuo acquisto supporta una company.</p>
<p>Paradossalmente voglio essere la chiave d&#8217;accesso per capire perché è meglio acquistare un prodotto invece di un altro, mai forzando nessuno. Non ritengo di essere detentore di nessuna verità assoluta.</p>
<p><strong>Recensisci molti brand, anche poco conosciuti. Secondo te quali sono i migliori brand urban emergenti al momento? Quelli che davvero hanno qualcosa da dire?</strong></p>
<p>Sono innamorato di <a href="http://tlfi-la.com/" target="_blank">TLFI</a>.  True Love False Idols  è questo nuovo brand di L.A. che ancora non è distribuito in Italia che si può collocare in un posizionamento immaginario, giusto per capirci, tra Diamond e Obey, passando per The Hundreds. Mi piacciono perché sono nuovi ma spiritosi e qualitativamente di livello. Dalle t shirt al cut and sew, assicurano di esserci su tutta la gamma.</p>
<p>Di rilievo è il cambiamento delle ultime stagioni di <a href="http://www.iriedaily.de/" target="_blank">Irie Daily</a>. Sono riusciti ad effettuare un passaggio delicatissimo da uno stile roots a un urban più pulito ed originale che li colloca sempre in quel posizionamento immaginario di prima tra  WeSC e Supreme Being. È sempre brutto paragonare, ma in qualche modo mi devo pur spiegare.</p>
<p>Altro brand che mi piace tanto è <a href="http://10deep.com/" target="_blank">10 deep</a>, di N.Y.</p>
<p>È aggressivo, irriverente, molto vero e originale nelle proposte. Ha dei veri e propri trademark quali i capi con i patches che fanno quasi &#8220;divisa da lavoro&#8221; e poi mi piace il loro “10” scritto con la X, gli dà un impatto grafico naturale.</p>
<p>Poi <a href="http://www.rocksmithtokyo.com/" target="_blank">Rocksmith Tokio</a> ha unito il culto dei Wu Tang Clan con delle produzioni graficamente up to date e spiritose giocando su dei classici quali rime dei Wu Tang stampate come grafica o l&#8217;orsetto Polo Ralph Lauren vestito da Wu Tang fan che fa il segno della W con le zampe.</p>
<p>Mi piace in generale tutto ciò che è divertente nell&#8217;abbigliamento. Normale, no? Rispetta la mia indole.</p>
<p>This is it.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/05/The-MaxiemILLion-3.jpg" alt="" title="The MaxiemILLion (3)" width="500" height="400" class="alignnone size-full wp-image-13013" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Sfera di cristallo: cosa vedi nel futuro del tuo blog, e nel tuo ovviamente?</strong></p>
<p>Ci son troppe nubi di fumo nella mia sfera, la mia vision non è chiara. Ahahaha.</p>
<p>Al momento la veste grafica di The Maxiemillion è cambiata, ma il tiro dei post mi piace così e penso che non cambierà.</p>
<p>Mi interesserebbe che si sviluppasse un pelino di più a livello economico. Colgo l&#8217;occasione e ringrazio i miei sostenitori: Upper Playground, per essere sempre all&#8217;avanguardia rispetto alle proposte grafiche. Move, per esser un riferimento costante basato su gusto e amicizia. Lobster, per essere diventati i king indiscussi dello streeetwear italiano e Blast!, per tutto quello che è il loro universo skate, il più vero in Italia a livello di prodotto e di entusiasmo .</p>
<p>Vorrei comunque che più inserzionisti si relazionassero a me. È una crescita che possiamo fare solo se uniamo gli sforzi.</p>
<p>Nel mio invece di futuro non vedo niente di buono: <em>gangsta rap made me do it.</em></p>
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		<title>Il Grottesco urbano di Cristian Sonda</title>
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		<pubDate>Mon, 09 May 2011 11:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valeria Roani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[street]]></category>
		<category><![CDATA[writer]]></category>

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		<description><![CDATA[Il panorama italiano della street-art, negli ultimi anni, si è arricchito di giovani protagonisti, costruttori di nuovi linguaggi e mediatori [<a href="http://www.enquire.it/2011/05/09/il-grottesco-urbano-di-cristian-sonda/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il panorama italiano della <strong>street-art</strong>, negli ultimi anni, si è arricchito di giovani protagonisti, costruttori di nuovi linguaggi e mediatori fra arte e spazi urbani.<br />
<strong>Cristian Sonda</strong>, classe 1976, milanese di nascita, è un’artista a 360°. Comincia con lavori manuali, artigianali, fatti di colori miscelati, pasta di sale e cartapesta.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/05/Cristian-Sonda-2.jpg" alt="" title="Cristian Sonda (2)" width="500" height="500" class="alignnone size-full wp-image-12611" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>L’approdo all’arte con la “A” maiuscola arriva con la maturità, unitamente ad una forte esigenza e alla curiosità di imparare tecniche pittoriche specifiche. Frequenta un master in illustrazione, apprende differenti tipologie di pittura, studiando i grandi artisti del passato, prendendo come punto di riferimento l’<strong>Arcimboldo</strong>, a cui gran parte dei personaggi del suo universo artisco si ispirano.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/05/Cristian-Sonda-3.jpg" alt="" title="Cristian Sonda (3)" width="500" height="350" class="alignnone size-full wp-image-12612" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>La sua prima opera è una tela ma, per Cristian Sonda, il vero banco di prova è la<strong> strada</strong>, con i suoi muri, spenti e senza personalità, dove l’artista può esprimere un messaggio proprio, incisivo, con uno stile ben identificato.<br />
I soggetti di Cristian sono surreali, catapultati in situazioni paradossali, al limite del <strong>grottesco</strong>.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/05/Cristian-Sonda-4.jpg" alt="" title="Cristian Sonda (4)" width="500" height="350" class="alignnone size-full wp-image-12613" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>L’uomo moderno viene deriso, quasi deformato con i suoi nasi lunghi. Una <strong>metamorfosi</strong> che fa luce sulle debolezze umane, creando, allo stesso tempo, un punto di contatto con l’interiorità dello spettatore, portato a riflettere sull’immagine.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/05/Cristian-Sonda-5.jpg" alt="" title="Cristian Sonda (5)" width="500" height="620" class="alignnone size-full wp-image-12614" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Numerosissimi gli eventi a cui ha partecipato, dal 2004 fino ad oggi, fra cui l’Urban Painting a Milano, Arte Cremona, a Cremona e Arezzo Arte Expo.<br />
Se siete curiosi: <a href="http://www.cristiansonda.com/" target="_blank">www.cristiansonda.com</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Trespass: l’arte del trasgredire</title>
		<link>http://www.enquire.it/2011/04/07/trespass-l%e2%80%99arte-del-trasgredire/</link>
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		<pubDate>Thu, 07 Apr 2011 11:30:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valeria Roani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[book]]></category>
		<category><![CDATA[street]]></category>
		<category><![CDATA[urban]]></category>

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		<description><![CDATA[Negli ultimi tempi la street-art è diventata più visibile, più sofisticata, carica di senso. Gli artisti che praticano tale forma [<a href="http://www.enquire.it/2011/04/07/trespass-l%e2%80%99arte-del-trasgredire/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi tempi la street-art è diventata più visibile, più sofisticata, carica di senso. Gli artisti che praticano tale forma d’arte lavorano silenziosi, liberi, all’aperto, creando un contatto diretto con il contesto urbano e le persone che lo abitano.<br />
Mai come ora, la street-art, aveva raggiunto una dimensione così importante nella storia dell’arte. Artisti come Blu, Shepard Farey, Bansky o Swoon hanno reso possibile un passaggio epocale di grandi dimensioni.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/04/Trespass-2.jpg" alt="" title="Trespass (2)" width="500" height="500" class="alignnone size-full wp-image-11853" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Trespass</strong>, edito da Taschen, racconta la “storia dell’arte urbana non ufficiale” attraverso più di 300 pagine, 150 artisti e centinaia di foto, alcune delle quali inedite e mai pubblicate.</p>
<p>L’atto del trasgredire, dell’andare oltre, ha radici lontane nella Bibbia e nel concetto di peccato.</p>
<p>In una logica urbana, metropolitana dove qualunque gesto non autorizzato, elaborato in un contesto pubblico va inteso come discorso politico-sociale.</p>
<p>Il graffito acquista, allora, una valenza carica di significato e gli stessi street-artist diventano dei veri e propri mediatori, in grado di dialogare attraverso immagini, scritte, segni con il contesto cittadino.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/04/Trespass-3.jpg" alt="" title="Trespass (3)" width="500" height="650" class="alignnone size-full wp-image-11854" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Trespass, nato dalle menti di Marc e Sara Schiller, coautori del sito <strong>Wooster Collective</strong>, traccia un quadro generale del fenomeno artistico <em>street</em>, dagli anni &#8217;70 fino ad oggi, con il fine di vedere come i numerosi interventi estetici facciano parte di un discorso più ampio, di nuclei di idee e strategie.</p>
<p>Non c’è un filo logico o una mappa da seguire. Ogni artista è un discorso a sé, dove le differenti esperienze e ambienti culturali si intrecciano, influenzandosi a vicenda.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ich sage es Dir Tacheles</title>
		<link>http://www.enquire.it/2011/02/04/tacheles-berlino-art/</link>
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		<pubDate>Fri, 04 Feb 2011 10:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jessica Ranzato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[art]]></category>
		<category><![CDATA[berlino]]></category>
		<category><![CDATA[graffiti]]></category>
		<category><![CDATA[street]]></category>
		<category><![CDATA[writer]]></category>

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		<description><![CDATA[Dall’Himmel über Berlin, si scorgono milioni di novità, la prima vive nel colore! I graffiti sembrano sostenere le pareti, la [<a href="http://www.enquire.it/2011/02/04/tacheles-berlino-art/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dall’<em>Himmel über Berlin</em>, si scorgono milioni di novità, la prima vive nel colore!<br />
I graffiti sembrano sostenere le pareti, la luce tenue costringe la vista ad essere sforzata, l’odore di urina impregnato nei blocchi di cemento non dimentica lo spirito squatter di terza generazione, l’umidità interna dà la sensazione di entrare in una dimensione parallela, la direzione delle scale confonde, le porte chiuse creano incertezza ma allo stesso tempo stimolano la curiosità, in lontananza il rumore di un tram ricorda la presenza della città.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/02/Tacheles-2.jpg" alt="" title="Tacheles (2)" width="500" height="360" class="alignnone size-full wp-image-10301" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Tutto questo è il <strong>Tacheles</strong>, centro sociale e laboratorio artistico nato nel 1990 dal movimento di occupazione urbana delle strutture berlinesi abbandonate e diventato icona di un impronta generazionale.<br />
Un palazzo nato a scopo commerciale, usato come spazio espositivo che diventa residenza stessa di artisti e polo mondiale d’arte contemporanea. La versione europea del Chelsea Hotel, che ricorda quell’atmosfera surreale ed artistica che caratterizza il blue hotel, quello da un milione di dollari diretto e voluto da Wim Wenders.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/02/Tacheles-3.jpg" alt="" title="Tacheles (3)" width="500" height="330" class="alignnone size-full wp-image-10302" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Un luogo in cui si è spettatori non solo di opere ma di vite: di artiste che cuciono pezzi d’ovatta davanti a stufe a gas, di giovani circondati da immagini d’incubi infantili che suonano chitarre, di ragazzi dagli accenti british che hanno trovato in Berlino la loro nuova Londra, di volti orientali che hanno trovato la meta dove potersi esprimere. Un’icona difficile da capire, che è il terzo edificio più visitato della città ma il cui futuro è incerto: il Tacheles rischia di diventare vittima dello sviluppo immobiliare che lo vede inadeguato ai tempi, dimenticando che i tempi della capitale in questione girano intorno all’arte come non accade in nessun altra città d’Europa.</p>
<p>Il sito <a href="http://www.super.tacheles.de" target="_blank">www.super.tacheles.de</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Artisticamente visionario, Sixpack France</title>
		<link>http://www.enquire.it/2010/12/07/sixpack-france-intervista-streetwear/</link>
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		<pubDate>Tue, 07 Dec 2010 09:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucilla Spagnuolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[francia]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[street]]></category>
		<category><![CDATA[urban]]></category>

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		<description><![CDATA[Parlare di moda, anche in termini di brand giovani o emergenti, a volte può sembrare come andare a fare shopping [<a href="http://www.enquire.it/2010/12/07/sixpack-france-intervista-streetwear/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Parlare di moda, anche in termini di brand giovani o emergenti, a volte può sembrare come andare a fare shopping in un negozio del vintage.<br />
L&#8217;entusiasmo della scoperta, la ricchezza di un dettaglio unico, l&#8217;originalità di un&#8217;idea o della sua reinterpretazione: in un mercato inflazionato dai nuovi marchi che quotidianamente spuntano come funghi, questo è esattamente ciò che si va via via perdendo. La freschezza. E la poesia.<br />
Proprio come accade con il vintage, che da culto per intenditori, nostalgici e aficionados, è divenuto mangiatoia del popolo dal budget limitato (senza discriminazioni, la crisi ha colpito tutti eh), che confonde la preziosità di un capo d&#8217;epoca con il mero second hand.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/12/SixPack-5.jpg" alt="" title="SixPack (5)" width="500" height="380" class="alignnone size-full wp-image-9229" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>In questo panorama, imbattersi in un brand, in un&#8217;illustrazione, una grafica, un concetto, che sprigioni ancora quella freschezza e quella poesia di cui sopra, è cosa ben rara, ed è per questo che noi di  Enquire ci riteniamo decisamente fortunati nell&#8217;aver incontrato <strong>SIXPACK FRANCE</strong>.<br />
Figuratevi di essere investiti da un migliaio di immagini, come le note di uno spartito musicale, che scorrono diverse ma coerenti verso il risultato finale.<br />
Il mondo è una visione contraddittoria per il fondatore del brand Lionel Vivier, al quale piace nutrirsi di pop-culture, musica e arte e, nell&#8217;accezione più vasta, del &#8220;lato più oscuro dell&#8217;essere umano&#8221;.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/12/SixPack-6.jpg" alt="" title="SixPack (6)" width="500" height="500" class="alignnone size-full wp-image-9230" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>L&#8217;approccio avanguardistico e sperimentale era riconoscibile già dal primo negozio SIXPACK FRANCE, dal quale ha preso vita l&#8217;intero progetto. Fondato ad Avignon nel 1998, diventa automaticamente espressione di taciti riferimenti e simbologie appartenenti al passato, alla cultura americana, al cinema e all&#8217;architettura, oggi sapientemente virati in una direzione più artistica nelle grafiche e nella modellistica delle collezioni.<br />
Come polaroid sbiadite affissate al muro, ecco i core-values di questo street-brand, lontano anni luce dai canoni e stereotipi che lo vorrebbero strettamente legato al solito target socio-economico-culturale fatto di hipsters, nerds, skaters etc. Il loro messaggio è libero da definizioni, se stesso e il suo contrario, così come dovrebbe essere lo streetwear per Lionel.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/12/SixPack-7.jpg" alt="" title="SixPack (7)" width="500" height="410" class="alignnone size-full wp-image-9231" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Sensualità, misticismo, amore, violenza, candore, euforia, malinconia: il fil-rouge delle collezioni è sempre un ossessivo richiamo al tempo trascorso, che nell&#8217;immaginario del marchio è perfettamente incarnato dal teenager, sebbene la sua identità sia rappresentata maggiormente da artisti eclettici, poliedrici, prismatici, come Douglas Lee, Harsh Patel, Jean Nipon etc.<br />
FRAMES DI ADOLESCENZA, ecco cos&#8217;è SIXPACK FRANCE. C&#8217;è forse qualcosa di più poetico?<br />
Per ritrovare le stesse emozioni che hanno affascinato e convinto noi di Enquire, leggete l&#8217;intervista fatta proprio a Lionel Vivier, che presenta e racconta SIXPACK FRANCE, rammaricandovi (e parlo delle lettrici) solo del fatto che le collezioni siano only for men <a href="http://www.sixpack.fr" target="_blank">www.sixpack.fr</a></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/12/SixPack-9.jpg" alt="" title="SixPack (9)" width="500" height="330" class="alignnone size-full wp-image-9232" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>10 anni di Sixpack France: cosa significa per te raggiungere questo traguardo?</strong><br />
Beh, Sixpack France è iniziato come negozio nel 1998 senza fare piani. Il nostro obiettivo era solo quello di vendere qualsiasi cosa tu potessi trovare nelle nostre camere da adolescenti: posters, streetwear, bombolette spray, dischi, libri, fanzines, fumetti etc&#8230;Posso ancora ricordare quando abbiamo cominciato, il giorno e la notte erano una cosa sola. Ora abbiamo un vero team che lavora in ufficio. Siamo distribuiti in 20 Paesi. Sono veramente felice di vedere come il brand è cresciuto.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/12/SixPack.jpg" alt="" title="SixPack" width="500" height="500" class="alignnone size-full wp-image-9233" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Dal primo negozio Sixpack fino alla creazione, allo sviluppo e al successo di un brand innovativo, pieno di contenuti. Come si è evoluto il vostro &#8220;avanguardismo&#8221; e qual è l&#8217;approccio al vostro lavoro oggi?</strong><br />
Sixpack lotta quotidianamente per catturare l&#8217;essenza dell&#8217;adolescenza- la spontaneità, il candore- per celebrare la relatività della conoscenza e della vita. I messaggi arrivano dalle controculture, dalle culture minori, dalle culture popolari che noi intendiamo riportare in primo piano. Vogliamo democraticizzarle usando i simboli dell&#8217;elite combinati con le nostre ispirazioni. In un certo senso, siamo l&#8217;agenzia pubblicitaria delle cause perse.</p>
<p><strong>Sixpack France non è il classico brand di streetwear. E&#8217; più elegante, concettuale e colto. Come definiresti lo stile di Sixpack e come si posiziona all&#8217;interno del panorama streetwear?</strong><br />
Per noi, street vuol dire piccoli mezzi, grandi speranze, i sogni di un uomo che si è fatto da solo, l&#8217; influenza americana, stare all&#8217;aria aperta, è l&#8217; opposto di casa, l&#8217; opposto dell&#8217;elite, l&#8217; opposto di ufficiale&#8230;In un certo senso, stiamo saltando dal vagone.<br />
Dall&#8217;altra parte, tracciamo una strada. Non c&#8217;è una categoria cui sentiamo di appartenere meno, dello streetwear. Lo streetwear include implicitamente nella sua definizione che il prodotto non corrisponda a standard alti. Noi vorremmo piuttosto definire il nostro ambiente come sportswear; in questo caso crediamo che Sixpack appartenga a quel tipo di marchi di nuova generazione, eredità di una cultura più vecchia che lo streetwear stesso, affondando le sue radici nello sportswear di Coco Chanel e di Lacoste degli anni &#8217;20, ad esempio. </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/12/SixPack-4.jpg" alt="" title="SixPack (4)" width="500" height="500" class="alignnone size-full wp-image-9234" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Qual è la relazione fra Sixpack France e gli artisti con cui lavorate? Che tipo di progetti vi piacerebbe sviluppare e in che direzioni vanno queste collaborazioni? </strong><br />
Ritengo che i miei rapporti con gli artisti vadano al di là della stampa su una t-shirt. Dovrebbe essere qualcosa di globale e logico, voglio scavare a fondo nelle cose insieme a loro e costruire delle relazioni a lungo termine. I libri sono ciò che rimane, non le t-shirt. Abbiamo alcune &#8220;zines&#8221; davvero carine fra i lavori realizzati.<br />
Quindi, considero Sixpack come una squadra di artisti forte e unita, che lotta per gli stessi valori, ma voglio che il brand sia in grado di esistere da sé, ed è per questo che penso di dividere Sixpack in 2 linee diverse- la linea degli artisti e una linea che disegnerò io stesso. Il mio proposito è di realizzare una linea libera da qualsiasi grafica, e focalizzata sul design del capo. Voglio che sia basica e sofisticata, rimanendo minimal e riconoscibile. Un mix di classici con un approccio futuristico.</p>
<p><strong>Nell&#8217;immaginario di Sixpack ricorre spesso la clessidra. Qual è il suo significato?</strong><br />
La Clessidra rappresenta il tempo. In un certo senso, siamo affascinati dallo scorrere del tempo e dalle connessioni fra il passato e il presente. Uno dei miei film preferiti è La Jetée, di Chris Mrker. E&#8217; un film lo-fi SF sulla fine del mondo. L&#8217;umanità è in pericolo di estinzione quindi mandano quest&#8217;uomo indietro nel tempo così che possa alterare il presente. E&#8217; un capolavoro assoluto che ha ispirato il nostro short movie « It Was On Earth That I Knew Joy », così come la collezione “Past-Present-Future”. E&#8217; stata una buona scusa per esaminare periodi passati, e trovare legami fra gli illustratori del passato e quelli di oggi, che senza dubbio a loro volta saranno riferimenti un domani. Mi sono divertito molto e sono stato abbastanza fortunato da collaborare con Robert Crumb, Hajime Sorayama, Todd James, Istvan Orosz, La Boca, etc. </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/12/SixPack-2.jpg" alt="" title="SixPack (2)" width="500" height="580" class="alignnone size-full wp-image-9235" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Girando la clessidra, cosa ci dici riguardo l&#8217;attuale scorrere della sabbia e la tua ispirazione per il lavoro quotidiano, e cosa riguardo il prossimo giro e i progetti futuri?</strong><br />
Per la nostra collezione SS11, c&#8217;è una sola intenzione: ritornare al prodotto. Il tema più importante è il prodotto in sé. Brucia la Storia, celebra il prodotto. Abbiamo anche una capsule-collection con l&#8217;illustratore gay Tom of Finland che sarà fuori a gennaio. Siamo molto orgogliosi di questo.</p>
<p><strong>Dì qualcosa che è davvero Sixpack France.</strong><br />
Spontaneità, insolenza, sincerità. </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/12/SixPack-8.jpg" alt="" title="SixPack (8)" width="500" height="600" class="alignnone size-full wp-image-9236" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Per l&#8217;intervista originale in lingua inglese il <a href="http://www.enquire.it/2010/12/07/interview-sixpack-france/">Link</a>.</p>
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		<title>A tea con Sixpack France</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Dec 2010 08:59:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucilla Spagnuolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[English]]></category>
		<category><![CDATA[francia]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[street]]></category>

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		<description><![CDATA[10 years of Sixpack France: what did it mean to you achieving this goal? Well, Sixpack France started as a [<a href="http://www.enquire.it/2010/12/07/interview-sixpack-france/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>10 years of Sixpack France: what did it mean to you achieving this goal?</strong><br />
Well, Sixpack France started as a shop in 1998 without any plan. Our goal was just to sell everything you could find in our teenage bedrooms: posters, streetwear, spraycans, records, books, fanzines, comics etc. . . I can still remember when we started – day and night were mixed into one. Now we have a real team who work at the office. We are distributed in 20 countries. I am really happy to see how the brand has evolved.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/12/SixPack-5.jpg" alt="" title="SixPack (5)" width="500" height="380" class="alignnone size-full wp-image-9229" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>From the first Sixpack store to the creation, development and success of an innovative brand, full of contents. How did your avant-gard evolve and what is the approach to your work today?</strong><br />
Sixpack is on a daily struggle to capture the essence of teenage &#8211; spontaneity, candor – to celebrate the relativity of knowledge and life. Messages comes from countercultures, minor cultures, popular cultures that we mean to bring back to the first plan. We want to democratise them by using the elite symbols combined with our inspirations. In a way, we are the advertising agency of the lost causes.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/12/SixPack-6.jpg" alt="" title="SixPack (6)" width="500" height="500" class="alignnone size-full wp-image-9230" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Sixpack France is not the classic streetwear brand. It is more elegant, conceptual and cultured. How do you define Sixpack&#8217;s style and what is its position in the streetwear panorama?</strong><br />
For us, street has little means, big hopes, self made man dreams, american influence, outdoor, oposed to home, oposed to elite, oposed to official&#8230; In a way, we’re getting off the wagon.<br />
In the other, we lead the way.  We dont feel we still belong anymore to such a categorie than streetwear. Streetwear implicitly includes in its definition that the product will not match with high standards. We would rather more define our environment as sportswear; in this matter we believe that sixpack belongs to a kind of label of a new generation, heritating from an older culture than streetwear itself, taking its roots in 1920 coco chanel’s sportwear and Lacoste for instance.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/12/SixPack-7.jpg" alt="" title="SixPack (7)" width="500" height="410" class="alignnone size-full wp-image-9231" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>What is the relation between Sixpack France and the artists who work with it? What kind of projects do you like to develop and in what direction these collaborations will go?</strong><br />
I see my relations with artists beyond a print on a t-shirt. It should be something global and logical, I want to dig deep into things with them and built a long term relationship. The books are what stays, not the t-shirts. We have some pretty cool zines in the works. So, I see Sixpack like a strong united artists team who fight for the same values, but I want the brand to be able to exist by itself, that&#8217;s why I plan to divide Sixpack into two different lines &#8211; the artists line and a line that I&#8217;ll design myself.<br />
My aim is to do a line free of any graphics, and focus on the garment design. The line is supposed to be basic and sophisticated, while remaining minimal and recognisable. A mix of classics with a futuristic approach.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/12/SixPack-9.jpg" alt="" title="SixPack (9)" width="500" height="330" class="alignnone size-full wp-image-9232" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>In the Sixpack&#8217;s immaginary the hourglass recurs often. What&#8217;s its meaning?</strong><br />
The Hourglass means the time. In a way, we are fascinating by time passing by and the links between past and present. One of my favorite film is La Jetée, by Chris Marker. It is a lo-fi SF movie about the end of the world. Humanity is in danger of extinction so they send this man back in time so he can alter the present. It’s an absolute masterpiece that inspired our short movie « It Was On Earth That I Knew Joy » as well as the collection “Past-Present-Future”.  It was a good excuse for me to scan past periods, and find links between past illustrators and those today, who will no doubt be references themselves tomorrow. I had a lot of fun and was lucky enough to collaborate with Robert Crumb, Hajime Sorayama, Todd James, Istvan Orosz, La Boca, etc. </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/12/SixPack.jpg" alt="" title="SixPack" width="500" height="500" class="alignnone size-full wp-image-9233" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Flipping the hourglass, what about the present&#8217;s sandy inundation and your daily work&#8217;s inspiration, and what about the next flip and your future projects?</strong><br />
For our SS11 collection, there is only one intention: back to the products. The main theme is the product in itself. Burn History, celebrate the product.<br />
We also have a micro-collection with gay illustrator Tom Of FInland coming out on January. We are very proud about that.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/12/SixPack-4.jpg" alt="" title="SixPack (4)" width="500" height="500" class="alignnone size-full wp-image-9234" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Tell us something that is really Sixpack France.</strong><br />
Spontaneity, insolence, sincerity.</p>
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		<title>Wild in the street(wear)</title>
		<link>http://www.enquire.it/2010/11/22/streetwear-blue-workshop-wesc-intervista/</link>
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		<pubDate>Mon, 22 Nov 2010 08:00:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucilla Spagnuolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[fashion]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[street]]></category>
		<category><![CDATA[workshop]]></category>

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		<description><![CDATA[La parola street è oggi una delle più inflazionate; nel linguaggio comune la troviamo legata alla moda (street-style), all&#8217;arte (street-art), [<a href="http://www.enquire.it/2010/11/22/streetwear-blue-workshop-wesc-intervista/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La parola street è oggi una delle più inflazionate; nel linguaggio comune la troviamo legata alla moda (street-style), all&#8217;arte (street-art), ai media (street-blogs), alla musica (street-parade).<br />
L&#8217;insieme dei comportamenti, dei movimenti, delle ideologie che nascono <em>nella strada</em>, dove per strada si intende il tessuto sociale più giovane, dinamico e in evoluzione ma anche in qualche modo più basso, vanno a determinare la cosiddetta street-culture, oggi sicuramente una delle sottoculture più importanti e influenti sui costumi della nostra epoca.<br />
Lo streetwear raccoglie in un solo contesto, quello dell&#8217;abbigliamento, molteplici frammenti di questa sottocultura e le esperienze dei suoi protagonisti. Dallo skateboard allo snowboard al surf, passando per la musica elettronica e sperimentale, toccando mondi espressivi come gli stencils, i graffiti e la fotografia: sono davvero tantissimi gli ingredienti di questo stile di vita diventato un fenomeno di costume a livello internazionale.<br />
Sebbene in Italia i rappresentanti di questo mondo siano ancora pochi e si annoverino soprattutto fra i bloggers e i coolhunters, abbiamo due grosse realtà produttive e distributive di cui andare fieri: <strong>Slam Jam</strong> e <strong>Blue Distribution</strong>.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/11/Workshop-Blue.jpg" alt="" title="Workshop Blue" width="500" height="300" class="alignnone size-full wp-image-8936" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Proprio poche settimane fa <strong>Rita Mastrorilli</strong> di Blue Distribution, ha organizzato un workshop dal titolo <strong>Streetwear &#038; Media</strong> (foto allegate di Mattia Buffoli), tenutosi presso lo show-room milanese dell&#8217;azienda, durante il quale i bloggers e i coolhunters di cui sopra hanno avuto occasione di confrontarsi con alcune delle menti creative e manageriali dei più importanti brand europei di streetwear. <strong>WeSC</strong>, <strong>Sixpack France</strong>, <strong>Loreak Mendian</strong>, <strong>Ontour</strong>, <strong>Addict</strong>, <strong>Obey</strong>, questi i protagonisti della giornata, incentrata sulla concezione e sul ruolo dello streetwear di oggi nel futuro e le connessioni fra il mercato e l&#8217;ambiente web 2.0.<br />
Le dirette testimonianze e i racconti inerenti queste giovani realtà imprenditoriali (le più &#8220;vecchie&#8221; hanno appena 10 anni di vita), hanno delineato un quadro decisamente chiaro di quello che è il background culturale e il percorso di nascita e sviluppo di ognuno dei brands.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/11/Workshop-Blue-2.jpg" alt="" title="Workshop Blue (2)" width="500" height="300" class="alignnone size-full wp-image-8937" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Parola d&#8217;ordine DIY (do it yourself), mentalità portata avanti già dal punk degli anni &#8217;70, che ha sempre voluto significare fare qualcosa per passione, fare uno strappo alla regola, rincorrere un sogno e lavorare duro per realizzarlo.<br />
Le collaborazioni che regolarmente intercorrono fra i brands di questo settore e artisti e personaggi di ogni tipo e di ogni estrazione, concorrono nel rendere lo streetwear il frutto di un variopinto meltin&#8217;pot creativo, sebbene il forte legame con le proprie radici rappresenti il fulcro dell&#8217;identità di ogni marchio, sempre inteso a rimanere estremamente fedele a sé stesso.<br />
Streetwear significa oggi riappropriazione delle sottoculture urbane, indossare ciò che si è ed essere ciò da cui si proviene, in una parola: GLOCAL &#8211; ossia Globale e Locale nello stesso momento. Paradossalmente, infatti, la globalizzazione dell&#8217;economia, del lavoro e della società, ha reso il mondo un posto piccolo e in questo nuovo contesto, dove diventano importanti anche i prodotti a km.0, anche le piccole comunità hanno avuto la loro chance di far sentire la propria voce, di far conoscere le proprie origini e tradizioni, ritagliandosi uno spazio ben preciso in questa sorta di &#8220;Ritorno al Futuro&#8221;.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/11/Workshop-Blue-3.jpg" alt="" title="Workshop Blue (3)" width="500" height="300" class="alignnone size-full wp-image-8938" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>In questo panorama, infatti, il passato è il tassello indispensabile per capire il nostro presente e definire cosa sarà il futuro. L&#8217;ambiente web 2.0, dimensioni editoriali come Enquire o i blogs, sono e saranno sempre più il filtro ed il veicolo di innumerevoli messagi e feedbacks, nonché un fondamentale mezzo di comunicazione per un&#8217;utenza in espansione, comprensiva anche di minuscole realtà.</p>
<p>Avendo iniziato a raccontarvi della moda scandinava nella prime di altre puntate che verranno, vi proponiamo la testimonianza diretta del marchio WeSC, illustre esponente dello streetwear nordico, che ci consentirà di puntare la lente d&#8217;ingrandimento sull&#8217;influenza di questo settore in un territorio come quello svedese e, nella fattispecie, in una citta come Stoccolma. Ecco l&#8217;intervista fatta a Greger Hagelin, CEO e Co-Fondatore di WeSC</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/11/Addict-clothing-Wesc-Obey-Sixpack-Blue-Distribution-2.jpg" alt="" title="Addict clothing, Wesc, Obey, Sixpack, Blue Distribution (2)" width="500" height="220" class="alignnone size-full wp-image-8922" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Cos&#8217;è la &#8220;Superlative Conspiracy&#8221;? </strong><br />
La &#8220;Superlative Conspiracy&#8221; è un&#8217;insieme di gente fantastica che fa delle cose insieme &#8211; nello stile WeSC. E&#8217; una vera famiglia di WeActivists, persone che lavorano con WeSC, che indossano WeSC e lo rappresentano.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/11/Addict-clothing-Wesc-Obey-Sixpack-Blue-Distribution-3.jpg" alt="" title="Addict clothing, Wesc, Obey, Sixpack, Blue Distribution (3)" width="500" height="180" class="alignnone size-full wp-image-8923" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Qual è il background del team WeSC? Da dove venite e cosa avete fatto prima di iniziare il progetto WeSC? </strong><br />
Siamo stati in 5 ad iniziare WeSC, tutti noi con un background nello skate- e nello snowboarding. Volevamo tutti qualcosa di diverso dagli altri street-brands che c&#8217;erano in giro in quel periodo, qualcosa che decidemmo di chiamare &#8220;street-fashion&#8221;- un mix fra street e fashion. Questo accadeva nel 1999 e prima di ciò ho lavorato nell&#8217;ambiente dello skate- e dello snowboarding- con vari progetti, come la mia azienda di distribuzione, un negozio chiamato G-Spot, e molto altro.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/11/Addict-clothing-Wesc-Obey-Sixpack-Blue-Distribution-4.jpg" alt="" title="Addict clothing, Wesc, Obey, Sixpack, Blue Distribution (4)" width="500" height="190" class="alignnone size-full wp-image-8924" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/11/Addict-clothing-Wesc-Obey-Sixpack-Blue-Distribution-5.jpg" alt="" title="Addict clothing, Wesc, Obey, Sixpack, Blue Distribution (5)" width="500" height="170" class="alignnone size-full wp-image-8925" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/11/Addict-clothing-Wesc-Obey-Sixpack-Blue-Distribution-6.jpg" alt="" title="Addict clothing, Wesc, Obey, Sixpack, Blue Distribution (6)" width="500" height="170" class="alignnone size-full wp-image-8926" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Cosa vuol dire streetwear per te? </strong><br />
Lo streetwear e lo street-fashion sono cresciuti e si sono sviluppati incredibilmente negli anni scorsi- sono molto più di un brand ora, e la varietà è anche più grande. I brands di streetwear e street-fashion sono bravi a fare ciò che fanno e a lottare per questo, il che è sempre molto divertente. </p>
<p><strong>Stoccolma e la Svezia sono un terreno fertile per lo sviluppo dello streetwear?</strong><br />
Lo sono per WeSC, così come altre nazioni e altre fonti d&#8217;ispirazione. La moda svedese ha un&#8217;etica di design veramente pulita, e così anche lo streetwear. WeSC è il ponte fra le due cose, ma prima di tutto seguiamo la nostra strada, quella &#8220;Superlative&#8221;. A molti brands piace trarre ispirazione dal loro paese di origine e dalla sua eredità ed estetica, penso sia difficile mantenere le distanze da ciò. Chiedi ad un brand giapponese e ti diranno che il Giappone è la loro ispirazione, chiedi ad un brand californiano e ti diranno che è la California- a WeSC piace dire che siamo più internazionali della Svezia. </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/11/Addict-clothing-Wesc-Obey-Sixpack-Blue-Distribution-7.jpg" alt="" title="Addict clothing, Wesc, Obey, Sixpack, Blue Distribution (7)" width="500" height="180" class="alignnone size-full wp-image-8927" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/11/Addict-clothing-Wesc-Obey-Sixpack-Blue-Distribution-8.jpg" alt="" title="Addict clothing, Wesc, Obey, Sixpack, Blue Distribution (8)" width="500" height="180" class="alignnone size-full wp-image-8928" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Perchè secondo te è così difficile per un marchio streetwear nascere e crescere in Italia? </strong><br />
Lo streetwear è spesso interpretato come uno stile fatto di t-shirts e pantaloni baggy, e questo può escludere le persone che non hanno voglia di entrare in un negozio streetwear per avere prova del contrario. Questa può essere una ragione, sebbene in Italia WeSC abbia riscosso un grande successo. Forse è dovuto al fatto che siamo internazionali e facciamo streetwear molto bene? </p>
<p><strong>Secondo te, quanto la street-culture, lo street-style, gli street-blogs e lo streetwear influenzano i cambiamenti nella nostra società e l&#8217;evoluzione del sistema moda?</strong><br />
Come dice il nome stesso, lo streetwear e la street-fashion vengono dalla strada e le persone e coloro che li influenzano anche. Quindi naturalmente questo ha il suo peso.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/11/Addict-clothing-Wesc-Obey-Sixpack-Blue-Distribution-10.jpg" alt="" title="Addict clothing, Wesc, Obey, Sixpack, Blue Distribution (10)" width="500" height="170" class="alignnone size-full wp-image-8930" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>WeSC è un brand streetwear e per sua stessa natura è inevitabilmente legato alla cultura skate. Come l&#8217;avete reso più fashion-oriented, conquistando anche quella fetta di mercato fuori dalla comunità degli skaters?</strong><br />
WeSC non si è mai presentato come un brand streetwear o di skateboarding, invece siamo street-fashion e rappresentiamo lo stile di vita quando si finisce di skateare. Lo abbiamo chiarito fin dall&#8217;inizio e questa può essere una ragione. Siamo più adulti e alla moda dei brands di skateboarding, abbiamo collezioni da donna molto forti cui prestiamo grande attenzione, e un approccio alla moda non convenzionale, puntando al target dell&#8217;Intellettual Slacker (fannullone intellettuale, nerd N.d.R.) e dei suoi amici divertenti e alla moda. </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/11/Addict-clothing-Wesc-Obey-Sixpack-Blue-Distribution-11.jpg" alt="" title="Addict clothing, Wesc, Obey, Sixpack, Blue Distribution (11)" width="500" height="170" class="alignnone size-full wp-image-8931" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>WeSC è solito collaborare con brands e artisti provenienti da diversi settori come moda, arte, musica e molto altro, dando vita ad interessanti e nuove featurings. Come scegliete i vostri partner creativi? </strong><br />
Siamo sempre alla ricerca di persone nella Superlative Conspiracy, e vediamo cosa sono bravi a fare- se scoviamo qualcosa che sia abbastanza interessante per lavorare insieme, lo facciamo. Come hai detto, le collaborazioni aggiungono pezzi interessanti e anche diverse prospettive su cosa sia sempre eccellente avere, non importa quanto sia forte il tuo brand.</p>
<p><strong>Cos&#8217;è un WeActivist? </strong><br />
Un WeActivist è un creativo, che capisce i valori fondamentali della Conspiracy ed è estremamente bravo in quello che fa, non importa se lui o lei sia famoso in tutto il mondo o completamente anonimo. Un WeActivist è sempre un amico e un membro della famiglia.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/11/Addict-clothing-Wesc-Obey-Sixpack-Blue-Distribution-13.jpg" alt="" title="Addict clothing, Wesc, Obey, Sixpack, Blue Distribution (13)" width="500" height="180" class="alignnone size-full wp-image-8933" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Qual è il prossimo passo nel percorso di WeSC e quali sono i vostri piani per il futuro? </strong><br />
WeSC si sta espandendo globalmente- stiamo aprendo nuovi concept stores, in più stiamo lavorando con i nostri attuali retailers e stiamo vivendo un bel momento. E&#8217; importante per noi evolverci come brand, così come mantenere i nostri valori centrali e non dimenticare mai il nostro background e il nostro retaggio. Vogliamo che la Conspiracy cresca ed è quello che sta succedendo, il che è incredibile!<br />
<strong>Dì qualcosa che sia veramente &#8220;WeSC&#8221;</strong><br />
WeSC è brava gente che fa grandi cose insieme. Semplice!</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/11/Addict-clothing-Wesc-Obey-Sixpack-Blue-Distribution.jpg" alt="" title="Addict clothing, Wesc, Obey, Sixpack, Blue Distribution" width="500" height="180" class="alignnone size-full wp-image-8921" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/11/Addict-clothing-Wesc-Obey-Sixpack-Blue-Distribution-12.jpg" alt="" title="Addict clothing, Wesc, Obey, Sixpack, Blue Distribution (12)" width="500" height="180" class="alignnone size-full wp-image-8932" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/11/Addict-clothing-Wesc-Obey-Sixpack-Blue-Distribution-14.jpg" alt="" title="Addict clothing, Wesc, Obey, Sixpack, Blue Distribution (14)" width="500" height="180" class="alignnone size-full wp-image-8934" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Se volete leggere l&#8217;intervista orginale in inglese <a href="http://www.enquire.it/2010/11/22/streetwear-wesc-interview/">cliccate qui</a>.</p>
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		<title>A tea with WeSC</title>
		<link>http://www.enquire.it/2010/11/22/streetwear-wesc-interview/</link>
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		<pubDate>Mon, 22 Nov 2010 07:59:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucilla Spagnuolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[English]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[street]]></category>
		<category><![CDATA[streetwear]]></category>
		<category><![CDATA[tè]]></category>
		<category><![CDATA[urban]]></category>

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		<description><![CDATA[What is the Superlative Conspiracy? The Superlative Conspiracy is great people doing things together &#8211; the WeSC way. It really [<a href="http://www.enquire.it/2010/11/22/streetwear-wesc-interview/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>What is the Superlative Conspiracy?</strong><br />
The Superlative Conspiracy is great people doing things together &#8211; the WeSC way. It really is a family of WeActivists, people working with WeSC, people wearing WeSC and representing it.</p>
<p><strong>What is the background of the WeSC team? Where are you from and what have you been doing until you joined the WeSC&#8217;s project?</strong><br />
We were five guys starting WeSC, all of us with a background in skate- and snowboarding. We all wanted something different from the other streetbrands that were out there then, something we decided to call &#8216;streetfashion&#8217; &#8211; the mix between street and fashion. This was in 1999 and prior to that I&#8217;d been working within the skate- and snowboarding industry with various projects, like my own dstribution company, a store named G-Spot and more. </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/11/Addict-clothing-Wesc-Obey-Sixpack-Blue-Distribution-2.jpg" alt="" title="Addict clothing, Wesc, Obey, Sixpack, Blue Distribution (2)" width="500" height="220" class="alignnone size-full wp-image-8922" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>What does it mean streetwear for you? </strong><br />
Streetwear and streetfashion has grown and developed incredibly the past years &#8211; it&#8217;s much more brands now, and the diverstiy is also greater. Streetwear and streetfashion brands are good at doing their own thing and standing up for it, which is always great fun. </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/11/Addict-clothing-Wesc-Obey-Sixpack-Blue-Distribution-8.jpg" alt="" title="Addict clothing, Wesc, Obey, Sixpack, Blue Distribution (8)" width="500" height="180" class="alignnone size-full wp-image-8928" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Are Stockholm and Sweden fertile grounds for the development of streetwear?</strong><br />
They are for WeSC, as well as other nations and inspirations. Swedish fashion has a very clear design ethic, and so does streetwear. WeSC is the bridge in between, but primarily we do our own thing, the Superlative way. Most brands are likely to draw inspiration from their country of origin and its heritage and aesthetic, I think that is hard to stay away from. Ask a Japanese brand and they&#8217;ll say Japan is their inspiration, ask a California based brand and they&#8217;ll say California &#8211; WeSC likes to say we&#8217;re international from Sweden. </p>
<p><strong>Why do you think it&#8217;s so difficult for a streetwear label to rise and grow up in Italy?</strong><br />
Streetwear has often been misunderstood as more t-shirts and baggy jeans and that style can exclude people who don&#8217;t take time and go into that streetwear store to be proven the opposite. That might be one reason, although WeSC has seen great success in Italy. Perhaps that&#8217;s due to the fact that we&#8217;re international from Sweden and we do it well? </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/11/Addict-clothing-Wesc-Obey-Sixpack-Blue-Distribution-11.jpg" alt="" title="Addict clothing, Wesc, Obey, Sixpack, Blue Distribution (11)" width="500" height="170" class="alignnone size-full wp-image-8931" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>In your opinion, how much do the street-culture, the street-style blogs and the streetwear influence the changes of our society and the evolution of the fashion industry?</strong><br />
As you can hear in the name of it, streetwear and streetfashion comes from the street and the people and influencers from there. So of course that influences it.</p>
<p><strong>WeSC is a streetwear brand and for its own nature is inevitably linked with the skate culture. How did you make it more fashion-oriented, capturing also the market outside the skateboard community? </strong><br />
WeSC has never referred to itself as a streetwear or skateboarding brand &#8212; instead we&#8217;re streetfashion and life after skate. We&#8217;ve made that clear from the start and that could be one reason. We&#8217;re more grown up and fashionable than skateboarding brands, we have strong ladies collections and focus and an unconventional approach to fashion, targeting the Intellectual Slacker and his fashionable and fun friends.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/11/Addict-clothing-Wesc-Obey-Sixpack-Blue-Distribution-7.jpg" alt="" title="Addict clothing, Wesc, Obey, Sixpack, Blue Distribution (7)" width="500" height="180" class="alignnone size-full wp-image-8927" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>WeSC is usual to collaborate with brands and artists from different areas as fashion, art, music and much more, giving life to interesting and brand new featurings. How do you choose your creative partners?</strong><br />
We always look at the people in the Superlative Conspiracy and see what they&#8217;re up to &#8211; if we then find something that&#8217;s interesting enough to work together with we&#8217;ll make it happen. Like you stated, collaborations add interesting items and also different perspectives which is always excellent to have, no matter how strong your own brand is. </p>
<p><strong>What is a WeActivist?</strong><br />
A WeActivist is someone who is creative, understands the core values of the Conspiracy and is extremely good at what they&#8217;re doing, no matter if he or she is world famous or completely unknown. A WeActivsit is always a friend and a member of the family. </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/11/Addict-clothing-Wesc-Obey-Sixpack-Blue-Distribution-6.jpg" alt="" title="Addict clothing, Wesc, Obey, Sixpack, Blue Distribution (6)" width="500" height="170" class="alignnone size-full wp-image-8926" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>What is the next step in the WeSC&#8217;s progress and what are your plans and projects for the future?</strong><br />
WeSC is expanding globally &#8211; we&#8217;re opening new concept stores, further working with our current and new retailers and having a good time. It&#8217;s important for us to evolve as a brand, as well as maintainging our core values and never forgetting the background and heritage. We want the Conspiracy to grow and as of now, that&#8217;s really happening which is amazing!</p>
<p><strong>Tell us something that is really WeSC.</strong><br />
WeSC is good people doing great things together. Simple as that!</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/11/Addict-clothing-Wesc-Obey-Sixpack-Blue-Distribution-10.jpg" alt="" title="Addict clothing, Wesc, Obey, Sixpack, Blue Distribution (10)" width="500" height="170" class="alignnone size-full wp-image-8930" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Do you need more? Well, visit <a href="http://www.wesc.com" target="_blank">www.wesc.com</a></p>
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		<title>Urban Camou</title>
		<link>http://www.enquire.it/2010/11/07/blog-urban-camou-luca-bortolotti/</link>
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		<pubDate>Sun, 07 Nov 2010 16:35:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina Mainardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[blogging out]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[street]]></category>
		<category><![CDATA[urbanwear]]></category>

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		<description><![CDATA[Urban Camou nasce nell’ormai lontano 2006 dalla mente di Luca Bortolotti, che all’interno di questo spazio documenta eventi, prodotti e [<a href="http://www.enquire.it/2010/11/07/blog-urban-camou-luca-bortolotti/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Urban Camou</strong> nasce <em>nell’ormai lontano 2006</em> dalla mente di  Luca Bortolotti, che all’interno di questo spazio documenta eventi, prodotti e persone. Propone, presenta adv ed immagini, comunica appuntamenti; insomma ragguppa una totalità di aspetti tutti legati direttamente o indirettamente al mondo dello streetwear &#038; sportwear, del design o del divertimento. I <em>save the date</em> non mancano, sottolineando così il valore e l’importanza delle <em>informazioni di servizio</em> e ovviamente con annessa documentazione.<br />
Abbiamo incontrato il creatore del blog per scoprire chi ci si nasconde dietro e gli abbiamo posto le inevitabili domande, curiosità.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/11/urban-camou-autore.jpg" alt="" title="urban camou autore" width="500" height="330" class="alignnone size-full wp-image-8538" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Età?</strong><br />
L&#8217;anagrafe me ne da 37, ma dentro me ne sento almeno una decina di meno.<br />
<strong>Professione?</strong><br />
Sono Senior Art Director presso un&#8217;importante Communication Agency.<br />
<strong>Dove vivi?</strong><br />
Vivo a Modena.<br />
<strong>Quando e perché hai deciso di aprire il blog?</strong><br />
Ho fondato UrbanCamou all&#8217;inizio del 2006 dopo che mi ero reso conto che tutto quello che mi interessava, e non parlo solo di abbigliamento, ma anche di fenomeni di costume, trends ed eventi, si riusciva a trovare solo su siti web giapponesi, che non riuscivo ovviamente a leggere. Ho pensato così di iniziare quantomeno a prendere le immagini che trovavo online e soprattutto cercare di capirci qualcosa, rieditando il tutto in duplice testo, sia italiano che inglese. Almeno all&#8217;inizio, infatti, UrbanCamou era bilingue, poi per comodità  l&#8217;italiano è stato abbandonato.<br />
<strong>La scelta degli argomenti da trattare è stata immediata o una conseguenza?</strong><br />
I contenuti li avevo chiarissimi fin dall&#8217;inizio, metterli online è stata una conseguenza naturale per me.<br />
<strong>Con che frequenza lo aggiorni?</strong><br />
All&#8217;inizio mi ero ripromesso di postare un aggiornamento al giorno e per un po&#8217; ci sono riuscito; ultimamente per una serie di concause, lo aggiorno una o due volte a settimana.<br />
<strong>Che riscontri stai ottenendo?</strong><br />
Direi buoni. Ricevo parecchie email di gente dalle parti piu&#8217; disparate del mondo che mi testimoniano il loro apprezzamento. Queste email valgono più di qualsiasi altra cosa e, assieme alla grande passione che mi muove, sono la benzina per portare avanti UrbanCamou.<br />
<strong>Qual è il target a cui il tuo blog si riferisce? Il tuo utente medio chi è?</strong><br />
Credo che il mio utente medio sia un maschio, con un&#8217;età  che va dai 20/25 ed arriva fino ai 40/45. Ama una certa estetica, una certa tipologia di streetwear<br />
e che soprattutto conosce già  i brands ed i nomi che io cito. Lo vedo informato, curioso e con un stile ben definito.<br />
<strong>Come e dove trovi il materiale su cui scrivi?</strong><br />
Non uso RSS o altre diavolerie simili! Mi spulcio tutta una serie di siti che amo e che so che hanno contenuti che mi interessano. Quando noto qualcosa che attrae la mia attenzione cerco di riportarlo sul mio blog. A volte capita che da una notizia interessante, inizi a saltare tra un link ed un altro e mi ritrovo così a scoprire altre notizie che altrimenti non avrei notato.<br />
Molte altre informazioni, impulsi, ispirazioni, mi arrivano direttamente dal lavoro che faccio.<br />
<strong>Quello che scrivi rispecchia il tuo gusto personale, oppure effettui le tue scelte solo in base alla novità  e originalità  di quello che vedi?</strong><br />
Le notizie che posto rispecchiano assolutamente il mio gusto. Non ho mai postato niente che non amassi o che non trovassi interessante ed ispirazionale.<br />
<strong>Quanto tempo ti occupa gestire il tuo blog?</strong><br />
Non ho mai contato le ore passate davanti al monitor, forse perché non mi sono mai annoiato di fare quello che faccio.<br />
Quando mi annoierà credo che vorrà  dire che il tempo per UrbanCamou è scaduto.<br />
<strong>Il blog solo come passione oppure credi che possa diventare qualcosa di più?</strong><br />
La molla che mi ha sempre dato la spinta per continuare è la mia infinita passione per un mondo, quello dello streetwear, della street-culture, che non mi riesce proprio ad annoiare.<br />
<strong>Cosa pensi del fenomeno dei blog? Possono influenzare un settore?</strong><br />
Credo proprio di si. E&#8217; già  successo e sta succedendo a tutti i livelli. Alcuni bloggers sono diventati celebrità  e sono riusciti, grazie alla loro abilità  e ad una forte dose di culo, a monetizzare la loro passione. Soprattutto nell&#8217;ambito della Moda, credo che alcuni blogs abbiano raggiunto un livello di influenza notevole.<br />
<strong>In cosa il tuo blog si differenzia dagli altri?</strong><br />
Il mio blog è piccolo, caldo ed intimo. Non c&#8217;è spazio per &#8220;haters&#8221; o &#8220;wannabe&#8221;.<br />
<strong>Blog italiani e blog stranieri. Ci sono differenze?</strong><br />
All&#8217;inizio si. Parlo di 6/7 anni fa. Soprattutto a livello contenutistico: era praticamente impossibile trovare un solo blog che parlasse di streetwear &#8220;alto&#8221; in italiano. Da alcuni anni a questa parte, credo che ogni differenza si sia appianata e adesso secondo me il panorama si è uniformato.<br />
<strong>Progetti per il futuro?</strong><br />
Tanti, sia per quanto riguarda l&#8217;online che per quanto riguarda l&#8217;offline. Però scaramanticamente, non mi va di annunciare nulla. Come di dice in questi casi: stay tuned! </p>
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		<title>Flowlab: new skateboard experience</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Sep 2010 06:31:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Taccardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arch + Design]]></category>
		<category><![CDATA[america]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
		<category><![CDATA[designer]]></category>
		<category><![CDATA[street]]></category>

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		<description><![CDATA[Se vi piace surfare o andare in snowboard, ma siete relegati nel grigiore della vostra città, non disperate perchè direttamente [<a href="http://www.enquire.it/2010/09/08/flowlab-new-skateboard-experience/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se vi piace surfare o andare in snowboard, ma siete relegati nel grigiore della vostra città, non disperate perchè direttamente dall&#8217;America arriva <strong>Flowlab Skateboard</strong>.<br />
Progettato dal giovane designer americano <strong>Mike Simonian</strong> con la collaborazione di Pieter Schouten, questo skateboard promette di offrire sensazioni nuove a chi lo utilizza. </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/09/flowlab02.jpg" alt="" title="flowlab02" width="500" height="350" class="alignnone size-full wp-image-6499" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Gli skateboard comuni, che troviamo normalmente in commercio, solitamente hanno quattro ruote. Questo invece, di ruote ne hanno ben quattordici (due file da sette) disposte su una asse curvo. </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/09/flowlab01.jpg" alt="" title="flowlab01" width="500" height="350" class="alignnone size-full wp-image-6500" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Sensibilità e controllo migliorano, aumenta la capacità di inclinazione della tavola che passa dai circa 25° di uno skateboard comune ai quasi 45° (<em>per i più audaci</em>). Un aumento di inclinazione che coincide con un significativo aumento di piacere nell&#8217;utilizzarlo.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/09/flowlab03.jpg" alt="" title="flowlab03" width="500" height="350" class="alignnone size-full wp-image-6501" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Considerando che lo skateboard nasce inizialmente come surrogato stradale del surf, questa è una gran bella novità per chi ama cavalcare le onde.<br />
Per adesso è in vendita solo negli Stati Uniti al prezzo di circa 80$.<br />
Il sito del designer <a href="http://www.mikeandmaaike.com/#p_flowlab-skateboard" target="_blank">www.mikeandmaaike.com</a></p>
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		<title>Big Bang Big Boom by Blu</title>
		<link>http://www.enquire.it/2010/07/13/big-bang-big-boom-by-blu/</link>
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		<pubDate>Tue, 13 Jul 2010 05:55:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego Giovannettone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[bologna]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[street]]></category>
		<category><![CDATA[street art]]></category>
		<category><![CDATA[urban]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ di sicuro il bolognese più apprezzato dagli Street art-lovers di mezzo mondo; ha imbrattato muri da Lisbona a Berlino, [<a href="http://www.enquire.it/2010/07/13/big-bang-big-boom-by-blu/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ di sicuro il bolognese più apprezzato dagli Street art-lovers di mezzo mondo; ha imbrattato muri da Lisbona a Berlino, da Madrid a Buenos Aires,  diventando un osso duro del campo; una star!<br />
Ora torna con un nuovo video in stop motion, di quelli che sul web l’hanno reso un narrastorie in salsa graffiti, un ambizioso progetto curato nei minimi particolari per mesi e mesi che racconta l’evoluzione dell’uomo dal big bang ad un’ipotizzata fine della specie.<br />
Nove minuti di assoluto delirio urbano, un po’ surreal, un po’ noir, in pieno stile Blu.</p>
<p style="padding-top:10px;">
<object width="500" height="375" ><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="movie" value="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=13085676&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0&amp;color=&amp;fullscreen=1" /><embed src="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=13085676&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0&amp;color=&amp;fullscreen=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" width="500" height="375"></embed></object></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Dojo Clothing: urbanwear di provincia</title>
		<link>http://www.enquire.it/2010/07/01/dojo-clothing-urbanwear-di-provincia/</link>
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		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 05:13:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina Mainardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[street]]></category>
		<category><![CDATA[urbanwear]]></category>

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		<description><![CDATA[Dojo Clothing è un giovane brand specializzato nello urbanwear per uomo, nato a Imola, una piccola cittadina della provincia bolognese [<a href="http://www.enquire.it/2010/07/01/dojo-clothing-urbanwear-di-provincia/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dojo Clothing</strong> è un giovane brand specializzato nello urbanwear per uomo, nato a Imola, una piccola cittadina della provincia bolognese da tre ragazzi: Arash, Bando e Anna. I lookbook divertenti sono ambientati in questa città e i modelli sono ragazzi del posto, amici dei fondatori di Dojo. Un concetto urban in una cittadina di provincia, un contrasto interessante da cui nasce una collezione divertente di t-shirts, jeans morbidi, felpe e camicie dalle stampe colorate e molto curate dal punto di vista grafico. Il risultato è un brand in crescita, promettente e volenteroso che ricerca l’ispirazione nel mondo dell’arte di strada, che promuove attraverso interessanti collaborazioni. </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/06/dojo-clothing5_frma.jpg" alt="dojo clothing" title="dojo clothing5_frma" width="500" height="340" class="alignnone size-full wp-image-4373" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Abbiamo incontrato una delle menti a capo di Dojo, Arash Haddadi e gli abbiamo posto alcune domande cercando di capire di più su questo nuovo progetto:</p>
<p><strong>Come nasce DOJO? Raccontaci l&#8217;idea che ha portato alla sua nascita.</strong><br />
DOJO nasce da un incontro casuale tra me (Arash), Anna e Bando, veniamo tutti e tre da luoghi differenti e ci siamo ritrovati a vivere nello stesso quartiere in una cittadina della provincia Italiana, un po tipo sliding doors&#8230; come sarebbe andata se nn ci fossimo incontrati?<br />
<strong>Un aneddoto correlato alla nascita di DOJO ( se c’é)?</strong><br />
Ce ne sarebbero tanti da raccontare, ma forse il più interessante fu un viaggio in Pakistan alla ricerca del nostro attuale supplier..ma è una storia lunga.<br />
<strong>Chi fa DOJO?</strong><br />
Arash, Anna e Bando , ognuno ha il proprio ruolo, io mi occupo della parte commerciale mentre Anna e Bando lavorano sulla comunicazione e la creazione delle collezioni, inoltre intorno al marchio gravitano varie persone che collaborano con noi, come il buon Frank Ercolini che è diventato il nostro fotografo di fiducia.<br />
<strong>Illustraci la mission di DOJO?</strong><br />
Beh, direi che la mission che ci interessa di più è creare qualcosa di interessante che ci permetta di conoscere sempre nuove persone e realtà&#8230; poi ovviamente conquistare il mondo!</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/06/dojo-clothing10_frma.jpg" alt="dojo clothing" title="dojo clothing10_frma" width="500" height="340" class="alignnone size-full wp-image-4374" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Com’è dar vita ad un brand di urbanwear in una cittadina come Imola? </strong><br />
Direi che DOJO è una diretta conseguenza del ritrovarsi in una cittadina di provincia, diciamo che è un po una reazione alla vita tranquilla di Imola, ovviamente nn è facile ma sicuramente molto stimolante.<br />
<strong>Quali sono le difficoltà che avete incontrato nel vostro cammino fino ad oggi? </strong><br />
Quante pagine ho a disposizione? Comunque le difficoltà sono diverse, ma la sfida interessante è proprio quella di superarle.<br />
<strong>Ad oggi fate solo uomo, pensate in futuro di fare anche una linea woman? </strong><br />
Per il momento facciamo il total look  maschile, che è abbastanza impegnativo, ma chissà forse un giorno penseremo anche a tutte le nostre fans.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/06/dojo-clothing4_frma.jpg" alt="dojo clothing" title="dojo clothing4_frma" width="500" height="340" class="alignnone size-full wp-image-4375" style="padding-top:10px;" /></p>
<p><strong>All’interno del vostro sito <a href="http://www.dojoclthng.com/" target="_blank">www.dojoclthng.com</a> c’è uno spazio chiamato “Network” che presenta alcuni creativi. Come l’arte influenza DOJO?</strong><br />
Come dicevo prima, ci sono tante persone,artisti e musicisti che collaborano con DOJO, direi che l&#8217;arte è il concept del nostro brand, ci piace sempre conoscere e ingaggiare nuovi artisti e collaborare gomito a gomito con loro, nn abbiamo particolari preconcetti e siamo aperti a varie influenze e stili, questo ci porta ad avere sempre nuovi stimoli e idee.<br />
<strong>Vi state preparando per il Bread&#038;Butter di Luglio a Berlino, cosa pensate di questa fiera streetwear?  </strong><br />
Il B&#038;B è sicuramente una bella occasione per vedere cosa bolle in pentola, è sempre interessante spulciare nelle varie collezioni e scoprire nuovi brands.<br />
<strong>DOJO è un brand che sta crescendo, sono i sogni per il futuro? </strong><br />
Dojo sta crescendo bene e ne siamo orgogliosi e fieri, per noi l&#8217;importante è riuscire a fare quello che ci piace ed essere apprezzati per il nostro stile, dietro ogni grafica, collaborazione o idea c&#8217;è tutto il nostro essere, quello che proponiamo è quello che siamo senza compromessi commerciali.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/06/Untitled-3.jpg" alt="" title="Untitled-3" width="500" height="250" class="alignnone size-full wp-image-4372" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Dalle parole di Arash emerge da subito la voglia di fare che caratterizza questo brand che vuole emergere e farsi conoscere anche, e soprattutto, grazie a un lavoro di ricerca basato anche sull’arte e sui creativi. Mossa davvero intelligente dato che c’è sempre bisogno di nuovi stimoli creativi per un brand di urbanwear che punta molto sulle stampe e sulle grafiche, oltre che sulla comodità e sulla qualità del prodotto.<br />
A questo proposito ci sembra interessante comunicarvi che da pochi giorni Dojo ha indetto un contest in cui si esorta, chiunque ne abbia voglia e disponga di nuove idee, a creare una t-shirt.  Le magliette che avranno più successo verranno poi esaminate dalla direzione artistica di Dojo Clothing che determinerà 3 vincitori che avranno la possibilità di spartirsi i tre premi in palio che sono: due shirts per il terzo posto; un jeans, una felpa, una maglietta e una giacca per il secondo e per il primo posto un&#8217;intera collezione Dojo. Le istruzioni per partecipare si trovano sulle pagine Dojo di Facebook e MySpace.<br />
Affrettatevi, perchè il contest termina il 13 Luglio, e buona fortuna!<br />
Il loro sito? Eccolo <a href="http://www.dojoclthng.com/" target="_blank">www.dojoclthng.com</a></p>
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		<title>Monsieur Qui: tutto lo charme della normalità</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jun 2010 05:48:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Val Moro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[francia]]></category>
		<category><![CDATA[street]]></category>
		<category><![CDATA[street art]]></category>
		<category><![CDATA[urban]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Dietro questo nome da personaggio dei fumetti si nasconde un illustratore francese che da qualche anno a questa parte si diverte ad arredare a suo gusto (abusivamente, of course) gli spazi pubblici di Parigi.<br />
Non si tratta perciò del protagonista di una nuova graphic novel americana, bensì di un artista che mescola sapientemente le tecniche più tradizionali dell’illustrazione con interventi in computer grafica: le sue opere (si parla in questo caso di street poster art) sono infatti il felice risultato di questo mix tra grafiche realizzate a mano e produzioni digitali successivamente stampate su carta, sovrapposte tra loro per poi essere applicate sulle pareti di edifici e ogni altro tipo di superficie “occupabile”. </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/06/monsieurqui-4.jpg" alt="" title="monsieurqui (4)" width="500" height="446" class="alignnone size-full wp-image-4217" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/06/monsieurqui-3.jpg" alt="" title="monsieurqui (3)" width="500" height="300" class="alignnone size-full wp-image-4218" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Mr Qui si appropria quindi dei muri della città scegliendoli come vetrine dei suoi lavori, i cui protagonisti inconsapevoli sono i parigini stessi.<br />
La sua produzione artistica risulta fortemente permeata della superficialità dell’inventario umano che decide di rappresentare: i soggetti stessi, le loro pose, gli oggetti che li accompagnano – un vestito all’ultima moda, un accessorio vezzoso, una posa frivola – tutto contribuisce alla rappresentazione del “comune”.<br />
Il suo interesse nei confronti di questo aspetto viene esplicitato fin dalla definizione che fornisce di se stesso all’interno del suo sito personale: “French illustrator who loves cats, dogs, handmaded works, brass bands and paste big posters in the streets of Paris…”. </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/06/monsieurqui-2.jpg" alt="" title="monsieurqui (2)" width="500" height="362" class="alignnone size-full wp-image-4219" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/06/monsieurqui.jpg" alt="" title="monsieurqui" width="500" height="647" class="alignnone size-full wp-image-4220" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>In poche parole, la sua mission non è nient’altro che la rielaborazione del quotidiano e del banale, che vengono declinati principalmente su materiali poveri quali carta e cartone, ma anche su toys, chitarre, sneakers, piatti da portata.<br />
Tutto è arte, tutto diventa arte.<br />
Il suo sito personale <a href="http://www.monsieurqui.com/" target="_blank">www.monsieurqui.com</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Diamo un volto alla creatività</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jun 2010 05:17:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Taccardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web + Advertising]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[street]]></category>
		<category><![CDATA[viral]]></category>

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		<description><![CDATA[Diamo un volto alla creatività, lo slogan che pubblicizza questa campagna di guerrilla marketing ideata da Giulia Pira, che ha [<a href="http://www.enquire.it/2010/06/29/diamo-un-volto-alla-creativita/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Diamo un volto alla creatività</strong>, lo slogan che pubblicizza questa campagna di guerrilla marketing ideata da Giulia Pira, che ha stupito ed incuriosito i romani di tutte le età, e non solo!<br />
Denunciare la situazione attuale in cui si trovano i giovani creativi italiani (designers, fotografi, stilisti, fumettisti, etc etc) lasciati soli e nell&#8217;anonimato, ad affrontare il mondo del lavoro senza grande successo. </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/06/diamo-un-volto-alla-creativita-4.jpg" alt="" title="diamo un volto alla creativita (4)" width="500" height="400" class="alignnone size-full wp-image-4269" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Dare un volto a questi giovani senza identità, simboleggiati dal manichino senza volto, senza occhi nè bocca nè naso.<br />
Durante la <em>performance</em> il manichino sembra leggere un&#8217; ipotetica testata giornalistica, che tratta di design, grafica, fotografica dal nome Mood (nella realtà non esiste). Il manichino per adesso è stato avvistato in giro per la capitale: museo dell&#8217;Ara Pacis, in via nazionale (scalinata del palazzo delle esposizioni), in due facoltà dell&#8217;università La Sapienza, e anche in un locale il Circolo degli Artisti.<br />
Trovate il video della campagna anche su <a href="http://www.youtube.com/watch?v=dVs5ymX30u4" target="_blank">youtube</a>.</p>
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		<title>Juun J, un Koreano a Parigi</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 05:04:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucilla Spagnuolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[collezione]]></category>
		<category><![CDATA[korea]]></category>
		<category><![CDATA[minimalismo]]></category>
		<category><![CDATA[street]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando si parla di design e moda orientali, ormai, l&#8217;immaginazione si sposta, a seconda dei casi, fra alcuni stereotipi che [<a href="http://www.enquire.it/2010/06/23/juun-j/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando si parla di design e moda orientali, ormai, l&#8217;immaginazione si sposta, a seconda dei casi, fra alcuni stereotipi che la stampa ha largamente contribuito a creare.<br />
Il minimal e la sobrietà del black &#8216;N&#8217; white da una parte, e l&#8217;eccesso di accostamenti e volumi a volte deliranti dall&#8217;altra; la <em>decostruzione</em> dei capi che vogliono un corpo libero di muoversi (secondo la più antica tradizione del kimono), e la sapienza dei tagli e della modellistica più complessa (certe strutture davvero non si sa come starebbero in piedi altrimenti).<br />
Ogni tanto, però, arriva chi, in punta di piedi e con poche collezioni, gli stereotipi li fa dimenticare e, pur rimanendo coerente con l&#8217;essenza ed il gusto della propria cultura, riesce a reinventarsi e a proporre capi belli e di grande impatto, senza dimenticare che, prima di tutto, vanno indossati e vissuti.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/06/juun-j-spring-summer-2010-5.jpg" alt="juun-j-spring-summer-2010" title="juun-j-spring-summer-2010 (5)" width="500" height="380" class="alignnone size-full wp-image-4103" style="padding-top:10px;" /></p>
<p><strong>JUUN J</strong>, stilista coreano con base a Seoul e Parigi, dove fa sfilare le sue creazioni &#8211; ahimè solo da uomo, ha saputo fondere l&#8217;appeal del classico sartoriale al carisma e alla sfacciataggine dello streetwear più colto.<br />
Cosa si può desiderare di più che giacche perfettamente &#8220;tailored made&#8221; ma costruite inside-out, trench e mantelle che sembrano dei paracadute, camicie in materiali tecnici (ma con 2 maniche, un colletto e proporzioni umane). </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/06/juun-j-spring-summer-2010-6.jpg" alt="juun-j-spring-summer-2010" title="juun-j-spring-summer-2010 (6)" width="500" height="380" class="alignnone size-full wp-image-4104" style="padding-top:10px;" /></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/06/juun-j-spring-summer-2010-3.jpg" alt="juun-j-spring-summer-2010" title="juun-j-spring-summer-2010 (3)" width="500" height="370" class="alignnone size-full wp-image-4105" style="padding-top:10px;" /></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/06/juun-j-spring-summer-2010-4.jpg" alt="juun-j-spring-summer-2010" title="juun-j-spring-summer-2010 (4)" width="500" height="390" class="alignnone size-full wp-image-4106" style="padding-top:10px;" /></p>
<p>E poi sovrapposizioni, trasparenze, giochi di tessuti e di accessori- perchè, parliamone, le borse non sono più prerogativa femminile, e Juun ha pensato bene di &#8220;gonfiare un pò&#8221; le tasche di capispalla e pantaloni, trasformandole in marsupi/bisacce/portatuttociòchepuòservire. Insomma, occhio al dettaglio, di scontato non c&#8217;è proprio nulla- e in fondo il menswear è proprio questo, la &#8220;religione&#8221; del particolare.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/06/juun-j-spring-summer-2010-2.jpg" alt="juun-j-spring-summer-2010" title="juun-j-spring-summer-2010 (2)" width="500" height="360" class="alignnone size-full wp-image-4107" style="padding-top:10px;" /></p>
<p>Giuliano Fujiwara + Kim Jones, per intenderci. Serve aggiungere altro?<br />
<a href="http://www.juunj.com/" target="_blank">www.juunj.com</a></p>
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