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	<title>Enquire &#187; moda</title>
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	<description>Born to be curious</description>
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		<title>Dream The World Awake</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 06:40:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucilla Spagnuolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[anversa]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Sognare ad occhi aperti&#8221;, a volte e per qualcuno, può non trattarsi soltanto di un&#8217;espressione di uso comune. Un&#8217;infinita curiosità [<a href="http://www.enquire.it/2011/12/06/dream-the-world-awake/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Sognare ad occhi aperti&#8221;, a volte e per qualcuno, può non trattarsi soltanto di un&#8217;espressione di uso comune. Un&#8217;infinita curiosità e una particolare sensibilità ai continui stimoli che il mondo ha da offrire, possono rendere la mente di una persona attiva 24 ore su 24, ricettiva a 360 gradi, lasciandola viaggiare senza sosta, dappertutto, sempre.<strong> Walter Van Beirendonck</strong> è uno dei più illustri sognatori contemporanei.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-16341" style="padding-top: 10px;" title="waltervanbeirendonck_1" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/waltervanbeirendonck_1.jpg" alt="" width="500" height="500" />Laureatosi presso la rinomata Royal Academy of Fine Arts di Anversa in Fashion Design, Van Beirendonck fa parte di quello sparuto gruppetto di geni della moda e dell&#8217;arte che tanto spopolò alla fine degli anni &#8217;80, i cosiddetti &#8220;Sei di Anversa&#8221;, diventando quasi leggenda.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-16342" style="padding-top: 10px;" title="waltervanbeirendonck_2" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/waltervanbeirendonck_2.jpg" alt="" width="500" height="350" />Stilista, designer, costumista, buyer e perfino curatore, Van Beirendonck rientra nella schiera di uomini talentuosi che altro non possono fare se non mettere a frutto il proprio ingegno e la propria creatività. La sua ispirazione deriva praticamente da tutto: arte, musica, letteratura, natura, etnicità, il tutto mixato e condito con un&#8217;abbondante dose di umorismo consapevole e sesso.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-16345" style="padding-top: 10px;" title="waltervanbeirendonck_5" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/waltervanbeirendonck_5.jpg" alt="" width="500" height="350" />I suoi lavori sono riconoscibilissime opere in cui espliciti rimandi alla sessualità maschile (ricordiamo i copricapi a forma di pene della collezione SS2008, Sexclown) sono contornati da grafiche colorate, stampe e slogan, il tutto presentato sempre in un contesto completamente non convenzionale.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-16343" style="padding-top: 10px;" title="waltervanbeirendonck_3" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/waltervanbeirendonck_3.jpg" alt="" width="500" height="350" /></p>
<p>Sembra che, sebbene la società e la vita contemporanea siano punto di partenza e indiscusse protagoniste delle collezioni, queste siano totalmente disinteressate ad un qualsiasi collocamento spazio-temporale o commerciale.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-16344" style="padding-top: 10px;" title="waltervanbeirendonck_4" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/waltervanbeirendonck_4.jpg" alt="" width="500" height="350" /></p>
<p>A quasi trent&#8217;anni di carriera di Walter Van Beirendonck, il MoMu di Anversa dedica la mostra <strong>Dream The World Awake</strong>, prima grande retrospettiva di questo straordinario personaggio, indiscusso<em> trend-setter</em> e avanguardista della moda maschile.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-16346" style="padding-top: 10px;" title="waltervanbeirendonck_6" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/waltervanbeirendonck_6.jpg" alt="" width="500" height="350" />Ottima occasione per visitare il Museo della Moda della cittadina belga, e la cittadina stessa, che dicono essere un vero gioiellino, è il prossimo ponte dell&#8217;Immacolata; se non vi riesce, avete comunque tempo fino al 19 febbraio 2012. Per maggiori informazioni, visitate il sito<a href="http://www.waltervanbeirendonck.momu.be" target="_blank"> www.waltervanbeirendonck.momu.be</a> o l&#8217;official website <a href="http://www.waltervanbeirendonck.com" target="_blank">www.waltervanbeirendonck.com</a></p>
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		<title>Finché Moda non ci separi</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 10:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Irene Perino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[2011]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[firenze]]></category>
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		<category><![CDATA[moda]]></category>
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		<description><![CDATA[Vuoi tu Cinema prendere come tua legittima sposa la qui presente Arte contemporanea? Lo voglio. Vuoi tu Arte Contemporanea unirti [<a href="http://www.enquire.it/2011/11/24/ilaria-nistri-schermo-arte-firenze-made-in-italy/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vuoi tu Cinema prendere come tua legittima sposa la qui presente Arte contemporanea?</p>
<p>Lo voglio.</p>
<p>Vuoi tu Arte Contemporanea unirti al qui presente Cinema?</p>
<p>Sì, lo voglio.<br />
A celebrare il matrimonio dell&#8217;anno fu una lungimirante storica dell&#8217;arte, Silvia Lucchesi, direttore artistico di <strong>Schermo dell&#8217;Arte</strong>.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Ilaria-Nistri-2.jpg" alt="" title="Ilaria Nistri (2)" width="500" height="700" class="alignleft size-full wp-image-16139" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>In una fascinosa Firenze, al cospetto dei grandi del Rinascimento, il cinema e l&#8217;arte si innamorarono</p>
<p>Era il 2008.</p>
<p>E da allora non si sono mai lasciati.</p>
<p>Qualche anno dopo, nel Novembre 2011, è arrivato un terzo incomodo.<br />
E la coppia scoppia.<br />
Bella e temibile, fragile, ma combattiva: <strong>Ilaria Nistri</strong> fa la sua comparsa nel capoluogo toscano.</p>
<p>Giovane stilista emergente, Ilaria Nistri ha venduto la sua anima alla moda nel 2006 nella romantica Parigi.</p>
<p>Se potessimo fermare in un istante le sfilate delle sue creazioni saremmo al cospetto di un&#8217;opera d&#8217;arte meravigliosa.</p>
<p>L&#8217;Arte contemporanea e la Moda si incontrano.</p>
<p>Di nuovo.</p>
<p>Ilaria Nistri è cuoio e metallo.</p>
<p>Ma è anche seta.</p>
<p>È una giovane ragazza guerriero che lotta nel mondo per proteggere se stessa da una fragilità che teme.</p>
<p>Ilaria Nistri è donna.</p>
<p>È la donna del nostro tempo.</p>
<p>La sua Moda gotica ha sedotto il Cinema.</p>
<p>Ed all&#8217;Odeon di Firenze, sede del Festival cinematografico più ambizioso d&#8217;Italia, l&#8217;amante si siede in poltrona.</p>
<p>Anche quest&#8217;anno in occasione della rassegna “50 giorni di cinema internazionale a Firenze”, organizzata da Mediateca Regionale Toscana Film Commission, ha avuto luogo il Festival Schermo dell&#8217;Arte made in Silvia Lucchesi.</p>
<p>Oggi, Giovedì 24 novembre,  parteciperete ad una sfilata non convenzionale.</p>
<p>Ilaria Nistri riproporrà l&#8217;anteprima del suo film: <strong>AMYGDULE</strong>.</p>
<p>Una colonna sonora degna del miglior kolossal hollywoodiano ad opera di Teresa Jevaux ambienta la perfetta regia di Almagreal (Giulia Reali e Massimo Alvito). La direzione artistica della stilista e di Alice Morelli fanno dell&#8217;affascinante Michelle Den Hollander una splendida scultura vivente.</p>
<p><iframe src="http://player.vimeo.com/video/29838479?title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0&amp;color=f23183" width="500" height="281" frameborder="0" webkitAllowFullScreen mozallowfullscreen allowFullScreen style="padding:10px 0 10px 0;"></iframe></p>
<p><em>L&#8217;arte, come eterna, non dovrebbe avere età. Ma il guaio è che poi, come donna, ama la <strong>moda</strong>.</em></p>
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		<title>Buon Compleanno Dries Van Noten</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Sep 2011 07:19:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Ghin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[25 anni]]></category>
		<category><![CDATA[dries van noten]]></category>
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		<description><![CDATA[1986: Dries Van Noten mostra a Londra la sua collezione maschile assieme ai Sei di Anversa. 2011: Lo stilista belga [<a href="http://www.enquire.it/2011/09/30/buon-compleanno-dries-van-noten/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>1986: <strong>Dries Van Noten</strong> mostra a Londra la sua collezione maschile assieme ai Sei di Anversa. 2011: Lo stilista belga compie venticique anni di attività. Per questo lieto evento sceglie festeggiamenti silenziosi, un obbligo per colui che da sempre è devoto al credo della sobrietà e dello stile urlato sottovoce. Nato nel 1958 ad Anversa, Dries appartiene alla terza generazione di una famiglia di sarti. E&#8217; facile intuire come cuciture e tessuti fossero ordinaria amministrazione per il piccolo Dries che, sin dall’adolescenza, accompagna il padre nella visita di showroom e fiere del settore in città come Milano, Parigi e Dusseldorf. Apprendendo da subito gli aspetti più commerciali e tecnici del settore, già dall’età di diciotto anni lo stilista capisce di essere più interessato all’ideazione e alla creazione degli abiti piuttosto che alla vendita degli stessi.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-15126" style="padding-top: 10px;" title="dries_van_noten_1" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/09/0404_TheEncounter_DriesVanNotenWEB-485x6851.jpg" alt="" width="500" height="578" /></p>
<p>Dopo la laurea alla Antwerp Royal Academy, gli abiti di Van Noten vengono acquistati da un numero sempre maggiore di clienti. La vera e propria consacrazione dello stilista avviene nel 1986, quando la sua linea viene venduta all’interno di boutiques quali Barneys di New York, la boutique Pauw di Amsterdam e da Whistles a Londra. Da quel momento, la carriera del giovane Dries conosce un’ascesa senza precedenti. Non a caso, nel panorama del <em>fashion system</em> attuale è ritenuto il maestro delle stoffe e una vera e propria autorità nel campo dell’utilizzo delle fantasie.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-15124" style="padding-top: 10px;" title="antwerp-six_dries_van_noten" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/09/antwerp-six.jpg" alt="" width="500" height="279" /></p>
<p>In quattro anni l&#8217;attività di Van Noten aumenta e, nel 2000, decide di rendere omaggio alla sua città natale espandendo il suo quartier generale di Anversa grazie all&#8217;acquisto di un vecchio magazzino di sei piani trasformandolo in quello che ancor oggi è il suo laboratorio creativo. Lo stilista non dimentica le sue origini e le celebra continuamente attraverso l&#8217;alta qualità sartoriale dei suoi capi, ideati e prodotti con grande sapienza. Sobrietà è la parola chiave. Essenziale è la gestione aziendale che limita a due il numero delle collezioni annuali, cercando di non accrescere il fatturato tramite prodotti in licenza, cosa non comune oggigiorno considerando l&#8217;andamento della moda di questi ultimi anni.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-15123" style="padding-top: 10px;" title="Dries-van-Noten-FW11" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/09/Dries-van-Noten-FW11.jpg" alt="" width="500" height="283" /></p>
<p>Tutto ciò fa si che un capo marcato Dries Van Noten sia un oggetto duraturo e adatto per ogni occasione. Lo stilista stesso dichiara che le sue collezioni sono prive di un target specifico, poiché ogni giacca, pantalone o abito viene elaborato a partire dai materiali e dalle suggestioni che essi evocano. Il riscontro tangibile di queste affermazioni lo si ha guardando alla sua ultima collezione, l’A/I 2011-2012. Ancora una volta il designer mescola sapientemente fantasie che, prese singolarmente, renderebbero pesante ed eccessivo qualsiasi <em>outfit</em>.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-15133" style="padding-top: 10px;" title="dries_van_noten_3" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/09/dries_van_noten_3.jpg" alt="" width="500" height="300" />Stampe grafiche ed optical bianche e nere (eco degli anni Settanta), Ikat (procedimento per la tintura dei filati particolarmente amato dallo stilista, di matrice Indonesiano-Malese ), piume e colori che vanno dal giallo limone al rosso cardinale. Le gonne assumono una lunghezza al ginocchio o al polpaccio e <em>ground-lenght</em> per la sera.I cappotti s&#8217;ispirano agli anni Sessanta si contrappongono a giacche perfettamente strutturate ed androgine. I materiali invece sono svariati, si passa dai broccati, passando al feltro arrivando alla seta in tutte le sue declinazioni.</p>
<p>Congratulazioni quindi a questo insigne designer, che dopo venticinque anni, è l’artefice di uno stile senza tempo. <em>Happy Birthday</em>!</p>
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		<title>Vintage Power</title>
		<link>http://www.enquire.it/2011/09/22/vintage-power-forli-fiera/</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Sep 2011 09:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Verdiana Salvatelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[2011]]></category>
		<category><![CDATA[fiera]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[moda]]></category>
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		<description><![CDATA[Collezionismo, brocantage, vintage fashion, vinili, cinema, comics e tanto altro alla decima edizione autunnale Vintage: la moda che vive due [<a href="http://www.enquire.it/2011/09/22/vintage-power-forli-fiera/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Collezionismo, brocantage, vintage fashion, vinili, cinema, comics e tanto altro alla decima edizione autunnale <strong>Vintage: la moda che vive due volte</strong>, che si terrà a Forlì il 23-24-25 settembre 2011. Più di sessantacinque saranno gli espositori provenienti dall&#8217;intero stivale, una serie di mostre tra cui una dedicata a Issey Miyake, fashion designer giapponese che ha rivoluzionato il mondo della moda utilizzando natura e tecnologia rendendo il rapporto tra abito e corpo sempre più unico giocando sui confini tra tecnica, artigianato e arte. </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/09/Forlì-Fiera.jpg" alt="" title="Forlì Fiera" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-15050" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Un interessante convegno sul Costume Jewerly in cui si approfondirà la storia del bijoux americano d&#8217;epoca, verranno fatti sfilare clips anni &#8217;30, aurore boreali degli anni &#8217;50, bijoux di Kenneth Jay Lane e molto altro, approfondendo così il legame con la storia del costume jewelry e la moda, la figura femminile e il suo essere protagonista incontestato da sempre di eventi. Inoltre un interessante omaggio al fumetto Zagor con le due mostre <em>Zagor 50 anni di tempi e spazi da Darkwood a noi</em> e <em>Zagor mezzo secolo di passione</em>. Durante tutte e tre le giornate esibizioni di  burlesque, dove saranno aperti anche dei workshop gratuiti per il pubblico amante di questa danza-spettacolo nata nella metà dell&#8217;Ottocento nell&#8217;Inghilterra vittoriana. </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/09/Forlì-Fiera-2.jpg" alt="" title="Forlì Fiera (2)" width="500" height="330" class="alignleft size-full wp-image-15051" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Un interessante weekend all&#8217;insegna del retrò senza tempo.<br />
Maggiori informazioni <a href="http://www.fieravintage.it" target="_blank">www.fieravintage.it </a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>From Sidewalk to Catwalk: Jean Paul Gaultier</title>
		<link>http://www.enquire.it/2011/08/29/from-sidewalk-to-catwalk-jean-paul-gaultier/</link>
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		<pubDate>Mon, 29 Aug 2011 07:49:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina Mainardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[jean paul gaultier]]></category>
		<category><![CDATA[moda]]></category>
		<category><![CDATA[montreal]]></category>
		<category><![CDATA[mostra]]></category>

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		<description><![CDATA[Genio creativo sin dall’adolescenza. Testardo ed intraprendente. Senza nessuna preparazione accademica è riuscito ad attirare l’attenzione di due mostri sacri [<a href="http://www.enquire.it/2011/08/29/from-sidewalk-to-catwalk-jean-paul-gaultier/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Genio creativo sin dall’adolescenza. Testardo ed intraprendente. Senza nessuna preparazione accademica è riuscito ad attirare l’attenzione di due mostri sacri della moda francese, Pierre Cardin e Jean Patou. Ha lavorato per loro per intraprendere presto la sua strada. Siamo verso la fine degli anni ’70, precisamente nel 1976, quando viene fondata la sua linea. Stiamo parlando dell<em>’enfant terrible de la mode</em>. Di <strong>Jean Paul Gaultier</strong>.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-14624" style="padding-top: 10px;" title="The Fashion World of Jean Paul Gaultier. From the Sidewalk to the Catwalk copy" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/08/The-Fashion-World-of-J11ean-Paul-Gaultier.-From-the-Sidewalk-to-the-Catwalk-copy.jpg" alt="" width="500" height="333" /></p>
<p>In 35 anni di carriera, abito dopo abito, collezione dopo collezione Gaultier ha creato il suo mondo stilistico fatto di sperimentazione, di pazzia e di azzardo caratterizzato da una fusione tra i generi, senza paura. La collaborazione con Madonna, per il suo Blonde Ambition World Tour nel 1990, lo ha lanciato tra le star del <em>fashion system</em> planetario. Chi non ricorda il bustino con le coppe a punta indossato da Madonna?</p>
<p>Nel 1999 l’acquisizione del 35% della sua azienda da parte del gruppo Hermès per il quale ha guidato, come head designer, la linea donna per anni e sostituito recentemente da Christophe Lemaire, ex direttore artistico di Lacoste. Nel 2010 la collaborazione con il marchio americano Target. Oggi una mostra celebra una carriera ancora in corso, al Montreal Museum of Fine Arts dal 17 giugno al 2 ottobre.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-14625" style="padding-top: 10px;" title="The Fashion World of Jean Paul Gaultier. From the Sidewalk to the Catwalk copy" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/08/The-Fashion-World-of-Jean-Paul-Gaultier.-From-the-Sidewalk-to-the-Catwalk-copy.jpg" alt="" width="500" height="664" /></p>
<p>Si chiama <strong>The Fashion World of Jean Paul Gaultier, From Sidewalk to Catwalk</strong> e rende omaggio alla sfolgorante carriera di questo artista visionario attraverso 140 abiti – realizzati tra il 1970 e il 2010, molti dei quali mai esposti &#8211; schizzi, pubblicità, video di concerti e film e i costumi per il balletto creati per gli spettacoli di Maurice Béjart e Angelin Preljocaj. Un allestimento elaborato e suddiviso in sei sezioni. <strong>The Odyssey of Jean Paul Gaultier</strong>, che parte dall’adolescenza del designer.<strong> The Boudoir</strong>, che percorre le creazioni, l’estetica legata alla sensualità e all’ispirazione tratta dalla lingerie femminile e dai corsetti. <strong>Skin Deep</strong> racconta come il corpo umano sia sempre stato una fonte inesauribile d’ispirazione, tela da decorare attraverso stampe, tatuaggi, esplorando le possibilità del<em> trompe d’oeil</em>.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-14626" style="padding-top: 10px;" title="The Fashion World of1 Jean Paul Gaultier. From the Sidewalk to the Catwalk copy" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/08/The-Fashion-World-of1-Jean-Paul-Gaultier.-From-the-Sidewalk-to-the-Catwalk-copy.jpg" alt="" width="500" height="835" /><br />
In<strong> Punk Cancan</strong> si ritrovano le origini di Gaultier che, nato nei bassi fondi parigini, incontra e abbraccia l’estetica rock fondendola con il mondo della Parigi della <em>Belle Epoque</em> e del Moulin Rouge. <strong>Urban Jungle</strong> ci parla dell’attrazione di Jean Paul per le differenze: trasposte, assemblate o ricostituite. Per lo stilista francese le diversità sono terra fertile dal punto di vista creativo. Attraverso le sue collezioni ha unito società, mondi, etnie, culture e generi mescolando ogni caratteristica dando vita a qualcosa di nuovo e affascinante.</p>
<p><strong>Metropolis</strong>, l’ultima parte, parla del legame di Gaultier con i film e gli spettacoli di varietà. La moda è sempre stata legata al concetto di spettacolo e le sue sfilate erano concepite come <em>happenings</em> in cui musica, scenografia e decorazioni diventano fondamentali.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-14627" style="padding-top: 10px;" title="The Fashion 11World of Jean Paul Gaultier. From the Sidewalk to the Catwalk copy" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/08/The-Fashion-11World-of-Jean-Paul-Gaultier.-From-the-Sidewalk-to-the-Catwalk-copy.jpg" alt="" width="500" height="416" /></p>
<p>Un racconto articolato per raccontare una carriera piena e fondamentale per la storia della moda e non solo, perchè all’interno dell’esposizione sono contenute opere fotografiche di Cindy Sherman, Pierre &amp; Gilles, David LaChapelle, Mario Testino, Steven Klein, Ellen Von Unwerth e Andy Warhol, solo per citarne alcuni.</p>
<p>Fortunatamente questa mostra è stata pensata in modo intinerante con tappe già prestabilite che inizieranno dal Canada per passare agli Stati Uniti e terminare in Europa.</p>
<p>Dopo Montreal si passerà a Dallas, dal 13 novembre al 12 febbraio 2012, poi a San Francisco dal 24 marzo al 12 agosto. In Europa arriverà il 26 settembre a Madrid, fino al 18 novembre per passare infine a Rotterdam dal 9 febbraio al 12 maggio 2013.</p>
<p>Organizzatevi, vale la pena!</p>
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		<title>A typical American concept store: Louis Boston</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Aug 2011 08:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Crippa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[boston]]></category>
		<category><![CDATA[concept store]]></category>
		<category><![CDATA[moda]]></category>
		<category><![CDATA[stati uniti]]></category>

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		<description><![CDATA[Concept store è una di quelle parole che continuerete a sentire per molti anni, è un termine nuovo e dietro [<a href="http://www.enquire.it/2011/08/26/a-typical-american-concept-store-louis-boston/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Concept store</em> è una di quelle parole che continuerete a sentire per molti anni, è un termine nuovo e dietro esso si erige una nuova idea sviluppatasi in diverse parti del Pianeta. Con il termine &#8220;concept store&#8221; s’intende un negozio in cui è possibile comprare oggetti diversi tra loro: dai vestiti, alle scarpe agli accessori, ai libri, cd, ceramiche, oggetti per decorare casa e anche prodotti di bellezza. Si può addirittura andare in un bar o in un ristorante costruito entro le stesse mura in cui si effettuano gli acquisti. In qualche caso si può anche visitare una galleria d’arte o fare una seduta dal parrucchiere, prima o dopo lo <em>shopping</em>.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-14580" style="padding-top: 10px;" title="louis-boston2" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/08/boston2.jpg" alt="" width="500" height="332" /></p>
<p>Il filo conduttore che collega tutti questi spazi è l’idea di mischiare, letteralmente le esperienze, le esigenze, le ricerche differenti, collegate all’acquisto e provenienti da persone tra loro diverse.<br />
Il consumatore vuole di più, non solamente comprare ma anche sentirsi parte di una nuova dimensione costruita sull’idea specifica di connettere svariati aspetti del termine, e sentirsi libero di vivere un’esperienza che è a 360°.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-14582" style="padding-top: 10px;" title="Louis-Boston-Skyline_1" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/08/Louis-Boston-Skyline_1.jpg" alt="" width="500" height="295" /></p>
<p><strong>Louis Boston</strong> è uno degli esempi più importanti d&#8217;oltreoceano, la chiave del suo successo dicono sia la tradizione e la famiglia. Il negozio venne fondato da Louis Pearlstein nel lontano 1800.<br />
<em>Louis era originariamente un prestatore su pegno che accettò un completo da uomo come garanzia del prestito effettuato. I due figli di Louis, Saul e Nathan, lavoravano spesso con il padre dopo scuola. Da questa esperienza svilupparono l’amore per capi d’abbigliamento raffinati e intorno al 1925 fondarono la compagnia Louis con il proposito di vendere i vestiti più ricercati del pianeta Terra.</em></p>
<p>Nello <em>shop</em> si può trovare un’ampia varietà di vestiti e accessori, tutti i marchi venduti possiedono stoffe altamente rifinite e un’attenzione dettagliata ad ogni singola parte del capo. Potete trovare brands nuovi o i classici come Balenciaga (accessori) e Marni.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-14581" style="padding-top: 10px;" title="louis-boston-new-store-interior-two" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/08/louis-boston-new-store-interior-two.jpg" alt="" width="500" height="310" /></p>
<p>È importante sottolineare la numerosa presenza di marchi italiani non soltanto nell’ambito del mondo moda ma anche nei prodotti di bellezza (si pensi che alcuni di essi non dispongono della traduzione dall’italiano all’inglese) così come al mondo dell’arte, Fornasetti ne è l’esempio più rilevante. Prima o dopo il vostro <em>shopping</em> potete recarvi da Mario Russo’ Salon e divertirvi con un nuovo taglio di capelli. Potete anche fare uno spuntino presso Sam’s un bar-ristorante collocato al secondo piano con una bellissima vista sul mare.</p>
<p>Fare acquisti in un <em>concept store</em> equivale a un’esperienza multisensoriale, e se vi trovate nelle vicinanze di Boston vale la pena visitare Louis.</p>
<p>Per ulteriori info visitate il sito web <a href="http://www.louisboston.com/" target="_blank">www.louisboston.com</a></p>
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		<title>THE: quando design e moda si incontrano</title>
		<link>http://www.enquire.it/2011/07/26/the-quando-design-e-moda-si-incontrano/</link>
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		<pubDate>Tue, 26 Jul 2011 07:36:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Ghin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[cina]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
		<category><![CDATA[giappone]]></category>
		<category><![CDATA[moda]]></category>
		<category><![CDATA[papillon]]></category>
		<category><![CDATA[t-shirt]]></category>

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		<description><![CDATA[Ancora una volta le novità, in fatto di moda e design, provenienti da Cina e Giappone riescono ad attirare l’attenzione [<a href="http://www.enquire.it/2011/07/26/the-quando-design-e-moda-si-incontrano/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ancora una volta le novità, in fatto di moda e design, provenienti da Cina e Giappone riescono ad attirare l’attenzione e dettare tendenza. Nella realtà, il solco fra questi due paesi è piuttosto profondo, ma non per questo invalicabile, sono Sherwood Forlee e Mihoko Ouchi a dimostrarlo. Cinese il primo, nato ad Hong Kong e laureato in ingegneria meccanica ed aerospaziale. Trova lavoro come product designer a New York. Giapponese invece è Mihoko, che dopo aver lavorato nel suo paese come grafica, si trasferisce a Parigi finendo col lavorare, curiosamente, in una pasticceria. Solo in seguito si sposta a New York per studiare design del prodotto.<br />
Ed è proprio la “Grande Mela” la metropoli dove incontra, nel 2009, Sherwood Forlee dando vita al loro brand,<strong>The.</strong>. Inevitabile dunque che le creazioni dei due designer non si limitassero solo all’ambito della moda, ma anche e soprattutto a piccoli oggetti di uso quotidiano.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-14029" style="padding-top: 10px;" title="Schermata 2011-07-20 a 21.29.21" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/07/Schermata-2011-07-20-a-21.29.211.png" alt="" width="500" height="312" /></p>
<p>Un esempio è la pratica “busta antifurto” per panini. Se dall’esterno sembra rendere il prelibato sandwich attaccato da muffa, in realtà ne previene il furto scoraggiando qualche collega d’ufficio con cattive intenzioni. Le casse altoparlanti, oggetto ormai divenuto essenziale per chi ama ascoltare musica direttamente dal lettore mp3, vengono portate all’estremo sia attraverso il nome “Speak-er” ma anche attraverso la forma, che riprende chiaramente la “nuvoletta” squadrata dei fumetti.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-14030" style="padding-top: 10px;" title="Schermata 2011-07-20 a 21.28.59" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/07/Schermata-2011-07-20-a-21.28.59.png" alt="" width="500" height="314" /></p>
<p>The. guarda anche alla moda ideando t-shirt dalla linea sobria e pulita, che escono dall’anonimato grazie all’attenzione dedicata a piccoli dettagli. Le par aviont-shirt sono orlate con i tipici colori della corrispondenza aerea e le waistline t-shirts, rivolte a coloro che conducono una vita sedentaria e pigra e che vogliono rimettersi in forma, permette di controllare periodicamente il proprio peso grazie al pratico metro da sarta stampato nella parte finale della maglietta.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-14031" style="padding-top: 10px;" title="Schermata 2011-07-20 a 21.30.51" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/07/Schermata-2011-07-20-a-21.30.51.png" alt="" width="500" height="400" /></p>
<p>Altrettanto interessante è anche la rivisitazione che The. apporta al classico papillon, ora non più un accessorio costituito dal semplice lembo di stoffa annodato intorno al collo, ma da veri e propri occhiali da sole, con tanto di montatura e lenti, intercambiabili a seconda delle occasioni e della personalità di chi li indossa.<br />
Le creazioni realizzate dal brand The. hanno un costo volutamente contenuto e sono quindi alla portata di tutti. Infatti, la maggior parte dei costi di produzione degli oggetti sono frutto di auto-finanziamenti. </p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-14032" style="padding-top: 10px;" title="the2" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/07/the2.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>È importante sottolineare come una parte dei guadagni percepiti dalla vendita dei prodotti venga ceduta ad organizzazioni umanitarie e per l’ambiente che costituiscono, per Sherwood e Mihoko, la miglior gratificazione possibile e una fonte inesauribile di nuove idee.<br />
Per tutte le informazioni, o anche solo per dare un’occhiata alle proposte del marchio visitare <a href="http://www.thinkofthe.com" target="_blank">www.thinkofthe.com</a>.</p>
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		<title>Il mondo invadente di Martina Giammaria</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jul 2011 10:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maela Leporati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[analogico]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
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		<category><![CDATA[moda]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>

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		<description><![CDATA[Martina Giammaria nasce a Roma nel 1976, città dove vive ancora e che ama moltissimo. Archeologa mancata, dall’aria sbarazzina e [<a href="http://www.enquire.it/2011/07/24/il-mondo-invadente-di-martina-giammaria/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Martina Giammaria</strong> nasce a Roma nel 1976, città dove vive ancora e che ama moltissimo.<br />
Archeologa mancata, dall’aria sbarazzina e dal sorriso timido, non è da molto tempo che ha intrapreso la strada della fotografia, rendendola anche la sua professione.<br />
Dai suoi scatti emerge un mondo in cui sogno, verità,bellezza, sensualità e anche un pizzico di mistero ed ironia sembrano convivere in perfetto equilibrio.<br />
Tra i piani imminenti di Martina, quello di abbandonare la capitale per trasferirsi a Milano insieme al suo compagno, Federico Ciamei, anche lui fotografo.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/07/Martina-Giammaria-2.jpg" alt="" title="Martina Giammaria (2)" width="500" height="500" class="alignnone size-full wp-image-14015" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Raccontaci qualcosa su di te.</strong><br />
Iniziamo con la domanda più difficile! Sono una persona che ha capito da non molto cosa vuole essere. Ci ho messo un bel po&#8217;, lo so, e ho perso un sacco di occasioni. Questo ritardo è qualcosa che non riesco a perdonarmi e che mi fa sentire molto in colpa verso me stessa. Forse per questo motivo  sto diventando molto più rigida, non sono più disposta ad accettare quelle situazioni di mezzo in cui prima sguazzavo e, di conseguenza, neanche le persone che ne fanno parte. Probabilmente non è un atteggiamento molto positivo, ma adesso ho bisogno di arrivare direttta ai miei obiettivi e di non perdermi per strada, per quanto affascinante possa essere.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/07/Martina-Giammaria-3.jpg" alt="" title="Martina Giammaria (3)" width="500" height="500" class="alignnone size-full wp-image-14016" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Quando hai iniziato a pensare o ad accorgerti che la fotografia sarebbe diventata la tua professione?</strong><br />
Ecco, appunto. Un anno fa lo speravo. Da 6 mesi invece l&#8217;ho messo in pratica. Ho avuto l&#8217;occasione di farla diventare l&#8217;unica mia attività e fonte di guadagno e ne ho approfittato. Diciamo che per quanto riguarda la fonte di guadagno c&#8217;è ancora qualche problema.<br />
<strong>Che tipo di macchina fotografica usi?</strong><br />
Ne ho molte e resisto alla tentazione di comprarne altre. Penso sempre che la prossima sarà la macchina magica, quella con cui farò le mie foto migliori, poi ovviamente non è mai così. Ora scatto più spesso con una reflex analogica 35 mm e con la t4 che porto sempre con me per prendere appunti.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/07/Martina-Giammaria-4.jpg" alt="" title="Martina Giammaria (4)" width="500" height="330" class="alignnone size-full wp-image-14017" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Analogico o digitale? Perché?</strong><br />
Uso il digitale solo nei lavori in cui c&#8217;è un set ben studiato, con in mente un&#8217;idea precisa di quello che dovrà venir fuori, in cui l&#8217;uso delle luci artificiali è strettamente collegato alla realizzazione dell&#8217;immagine e in cui dovrà esserci necessariamente post-produzione. Per tutto il resto, e quindi tutto ciò che è “emotivo”, è assolutamente la pellicola il mio mezzo.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/07/Martina-Giammaria-5.jpg" alt="" title="Martina Giammaria (5)" width="500" height="330" class="alignnone size-full wp-image-14018" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Cosa rappresenta per te la fotografia?</strong><br />
In questo momento è così presente nella mia vita che potrei dire che è la mia vita. Non so come evolveranno le cose, forse ci sarà un po&#8217; meno ossessione nel futuro, ma di certo non sarà mai solo un lavoro, anche perché in questo caso cercherei qualcosa di più redditizio<br />
<strong>Come descriveresti il tuo modo di fotografare</strong>?<br />
Decisamente poco coerente.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/07/Martina-Giammaria-6.jpg" alt="" title="Martina Giammaria (6)" width="500" height="330" class="alignnone size-full wp-image-14019" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>C&#8217;è qualcosa che non ti piace della fotografia contemporanea?</strong><br />
Forse a certi livelli e in certi ambiti l&#8217;eccessiva esaltazione dello snapshot, ovvero “sono alle prime armi, ho una macchina usa e getta, ma sono pieno di poesia e molto ispirato”.<br />
<strong>Da un po&#8217; di tempo ti occupi anche di fotografia di moda.</strong><br />
<strong>Cosa ti piace di più del connubio?</strong><br />
Confesso che il motivo che mi ha spinta verso questa direzione è davvero infantile, e cioè il desiderio di poter creare delle storie, senza limiti di incredibilità, in cui a rappresentarmi fossero donne bellissime.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/07/Martina-Giammaria-7.jpg" alt="" title="Martina Giammaria (7)" width="500" height="330" class="alignnone size-full wp-image-14020" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Il mondo nei tuoi scatti è?</strong><br />
Non è reale. O meglio, posso dire che la mia presenza nelle foto che faccio è molto invadente.<br />
<strong>Cosa ti ispira?</strong><br />
Le foto che vedo in giro. Passo veramente molto tempo a cercare fotografi a cui rubare le idee.<br />
<strong>Una persona o un soggetto che ti piacerebbe fotografare?</strong><br />
Ora vorrei riuscire a dedicarmi agli uomini. Li ho sempre snobbati, ma sono certa di poter trovare interessanti modi di autorappresentazione anche tramite loro.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/07/Martina-Giammaria-9.jpg" alt="" title="Martina Giammaria (9)" width="500" height="330" class="alignnone size-full wp-image-14021" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Oltre a fotografare, ti piace?</strong><br />
Fare lunghe conversazioni con chi può insegnarmi qualcosa, imparare sempre di più, non addormentarmi mai. Il mio terrore è quello di spegnere la mente, volontariamente o no.<br />
<strong>Sempre nell&#8217;ambito della fotografia,cosa ti ha dato Roma e cosa speri di trovare a Milano?</strong><br />
Roma mi ha dato la possibilità di capire quello che volevo essere e di incontrare persone fondamentali per portare avanti questo percorso, primo fra tutti il mio ragazzo, con cui tra l&#8217;altro ho messo su un progetto legato alla fotografia di moda (<a href="http://www.wundercamera.com" target="_blank">www.wundercamera.com</a>). A Milano spero di trovare attività, anche iperattività, è quello che mi serve per far diventare la fotografia un vero lavoro. Basta aspettare!</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/07/Martina-Giammaria-10.jpg" alt="" title="Martina Giammaria (10)" width="500" height="330" class="alignnone size-full wp-image-14022" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Un fotografo da scoprire?</strong><br />
Moltissimi.<br />
In questo momento quelli che più mi ispirano, soprattutto nell&#8217;ambito fashion, sono il duo <a href="http://synchrodogs.com/" target="_blank">Synchrodogs</a>, <a href="http://jandurina.blogspot.com" target="_blank">Jan Durina</a>, <a href="http://lukaszwierzbowski.com/" target="_blank">Lukasz Wierzbowski</a>.</p>
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		<title>Aroma30: l&#8217;essenzialità nata di notte</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jul 2011 07:30:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maela Leporati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[femminilità]]></category>
		<category><![CDATA[moda]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>
		<category><![CDATA[﻿Michela Fasanella]]></category>

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		<description><![CDATA[Michela Fasanella nasce a Roma 31 anni fa e il suo amore per la moda si manifesta molto presto, “creo [<a href="http://www.enquire.it/2011/07/21/aroma30-lessenziatita-nata-di-notte/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Michela Fasanella nasce a Roma 31 anni fa e il suo amore per la moda si manifesta molto presto, “creo e cucio sin da quando ero una bambina – ci racconta &#8211; ho sempre saputo che questo sarebbe diventato il mio lavoro&#8221;. A Roma Michela si diploma all&#8217;Accademia di Costume e Moda e successivamente si trasferisce a Londra per affinare le sue conoscenze, per poter davvero trasformare la sua passione in un lavoro. Frequenta così il famoso Central St. Martins College di Londra e, dopo la scuola, inizia la sua esperienza lavorando per maison importanti, quali Valentino e Ferragamo.</p>
<p>Nel 2007 lancia il suo <em>brand</em> <strong>AROMA 30</strong>, esordendo con una collezione <em>capsule</em> composta da solamente cinque pezzi, da quel momento la sua avventura ha avuto davvero inizio.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-13970" style="padding-top: 10px;" title="aroma301" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/07/aroma301.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>Lo stile di Aroma 30 è concentrato su un gusto minimale e femminile, spesso definito da dettagli elaborati. Gli abiti sono caratterizzati da trasparenze, tessuti leggeri e morbidi che accompagnano i movimenti del corpo, linee pulite ed essenziali che riportano alla mente lo stile ellenico, romantico e  fluttuante .</p>
<p>Mai esasperate e sempre in equilibrio tra funzionalità ed estetica, le collezioni di Aroma 30 sono create per donne metropolitane per cui risulta fondamentale la praticità, senza tralasciare femminilità e sensualità nelle giuste dosi.</p>
<p>La <em>palette</em> di colori, volutamente ristretta, passa dal nero ai colori neutri nelle tonalità del grigio, bianco e cipria. I materiali utilizzati per le collezioni sono tutti a composizione pura (cotone, seta, lana e lino) in modo da riuscire a rendere anche matericamente l&#8217;idea di naturalezza e tenuità.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-13971" style="padding-top: 10px;" title="aroma302" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/07/aroma302.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>Ispirata dalla fotografia, dalla scultura classica, dagli elementi naturali e dall&#8217;iconografia cristiana (ha una vera ossessione per le immagini raffiguranti la madonna), Michela crea solo di notte.&#8221;Disegno quasi esclusivamente di notte perchè con la notte cambia la percezione delle cose – ci spiega Michela -  Nelle ore notturne emerge il lato più vivo delle cose, gli aspetti che di giorno non riuscirei a cogliere&#8221;. Ogni capo viene prodotto interamente in Italia, a Roma, all&#8217;interno di due laboratori che seguono<strong> </strong>AROMA 30<strong> </strong>ormai da qualche collezione.<strong> </strong>&#8220;Credo sia davvero importante farsi capire al volo dalle sarte, quando conoscono il tuo stile e le tue esigenze diventa tutto molto più semplice&#8221;.</p>
<p>Negli ultimi tre anni  il <em>brand</em> è cresciuto ed è stato presentato a Parigi, Milano, Londra riscontrando davvero molti consensi anche dalla stampa. Già distribuita nei negozi, la collezione a breve si potrà acquistare anche online sul sito di AROMA 30. <a href="http://www.aroma30.it/" target="_blank">http://www.aroma30.it/</a></p>
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		<title>Neocouture protagonista di LIMITED/UNLIMITED</title>
		<link>http://www.enquire.it/2011/07/15/neocouture-protagonista-di-limitedunlimited/</link>
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		<pubDate>Fri, 15 Jul 2011 08:00:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina Mainardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[2011]]></category>
		<category><![CDATA[esposizione]]></category>
		<category><![CDATA[fashion]]></category>
		<category><![CDATA[moda]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>

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		<description><![CDATA[La città eterna, luogo di millenaria cultura e storia, torna protagonista con l’ormai consueto appuntamento dedicato all’Alta moda. AltaRoma si [<a href="http://www.enquire.it/2011/07/15/neocouture-protagonista-di-limitedunlimited/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La città eterna, luogo di millenaria cultura e storia, torna protagonista con l’ormai consueto appuntamento dedicato all’Alta moda. <strong>AltaRoma</strong> si sta affermando come centro nevralgico e appuntamento imperdibile per il pubblico della moda, estimatore di quella sartorialità, sapienza ed artigianalità tipica del nostro Paese. Una tradizione che non si vuole dimenticare ma che anzi si cerca di mantenere viva e nuova attraverso iniziative e progetti dedicati. <strong>Limited/Unlimited</strong> nasce appunto dalla necessità e dalla volontà di Silvia Venturini Fendi di unire innovazione, avanguardia e tradizione artigianale. <br />
<img class="aligncenter size-full wp-image-13844" style="padding-top: 10px" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/07/179_4266.jpg" alt="" width="500" height="498" /><br />
L’8 e il 9 Luglio scorsi ha avuto luogo la sua terza edizione in cui un folto gruppo di creativi si è cimentato con il concetto di <em>neocouture</em>, reinterpretando cioè il tradizionale abito da cerimonia inteso in tutte le sue sfaccettature. Dagli abiti agli accessori, i nomi più innovativi nel panorama della moda hanno dato sfogo alla propria creatività. La <em>location</em> scelta per ospitare la nuova <em>neocouture</em> è stato il Palazzo della Civiltà Italiana &#8211; Eur Roma simbolo del fermento culturale ed artistico della Capitale nonché edificio di grandissimo impatto visivo.<br />
<img class="aligncenter size-full wp-image-13840" style="padding-top: 10px" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/07/179_42541.jpg" alt="" width="500" height="308" /></p>
<p>I <em>designers</em> chiamati a raccolta per declinare il tradizionale <em>outfit</em> da cerimonia, svecchiandolo e rinnovandolo hanno potuto avvalersi della sposorizzzione tecnica di Swaroski Elements. Molte delle creazioni prodotte per l’evento hanno quindi come particolarità quella luminosità tipica dei cristalli austriaci.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-13841" style="padding-top: 10px" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/07/179_4301.jpg" alt="" width="500" height="423" /></p>
<p>Arnoldo e Battois hanno rivisitato per l’esposizione la borsa “Colibrì”. Un accessorio dalla composizione strutturata in cui tra i drappeggi di pelle di pitone è stato inserito dello chioffon di seta. Nicholas Kirckwood, maestro delle calzature avvenieristiche e ultra femminili, ha creato calzature con piume dal tacco vertiginoso. Molti gli accessori. Interessanti gli abiti. Sylvio Giardina propone volumi pieni e arrotondati vivacizzati dai luminosi Swaroski.  Maxime Simoens stupisce con un abito con collaretta di cristalli neri a cascata sulle braccia e  dalla gonna geometrica multistrato. Fausto Puglisi sembra arrivare direttamente dalla fredda Madre Russia con una creazione candidissima, accolata, decorata da fregi dorati e frange di cristallo.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-13842" style="padding-top: 10px" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/07/179_4308.jpg" alt="" width="500" height="749" /></p>
<p>All’interno dell’esposizione erano presenti i capi facenti parte del progetto speciale di AltaRoma, <strong>RE/EDITION</strong>. Otto designer emergenti hanno interpretato un capo iconico di otto storiche <em>maison</em> italiane. Un momento vero di unione tra passato e futuro della moda che ha dato risultati interessanti come la rivisitazione ad opera di Silvio Betterelli del capo della maison André Laug, oppure quella effettuata dalla designer Nicole Brudage per la storica borsa di Gherardini.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-13843" style="padding-top: 10px" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/07/179_4268.jpg" alt="" width="500" height="704" /></p>
<p>Come sempre Roma si distingue non solo per le <em>location</em> suggestive in cui allestisce i propri eventi ma anche, e soprattutto, per la qualità della moda che propone. Giovane, innovativa ed attenta alle voci emergenti che si affacciano volenterose restando sempre rispettosa di quel passato che è alla base della nostra specialità, il <em>made in italy</em>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>I bracciali new vintage di Kiel James Patrick</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jul 2011 08:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Imma Tammaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[2011]]></category>
		<category><![CDATA[accessori]]></category>
		<category><![CDATA[fashion]]></category>
		<category><![CDATA[moda]]></category>
		<category><![CDATA[vintage]]></category>

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		<description><![CDATA[Esiste l’accessorio perfetto? Quello che soddisfa tutte le esigenze di una donna? Più che suonare retorica,la domanda ha un sapore [<a href="http://www.enquire.it/2011/07/13/i-bracciali-new-vintage-di-kiel-james-patrick/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Esiste l’accessorio perfetto? Quello che soddisfa tutte le esigenze di una donna?<br />
Più che suonare retorica,la domanda ha un sapore surreale: c’è qualcosa di tanto poetico quanto impossibile nel voler creare un accessorio, anzi, l’accessorio con l a “A” maiuscola, quello che si porta sempre, che diventa parte di noi in ogni momento.<br />
Eppure qualcuno ci sta provando. Si tratta di Patrick, un giovane <em>designer </em> che ha iniziato il suo percorso ai tempi della scuola quando, attratto dai vecchi vestiti e dalle uniformi scolastiche  inglesi, decise di fare della sua passione un vero e proprio lavoro.<br />
Iniziò  regalando ai propri amici e compagni di scuola le sue piccole creazioni, fino a  quando non pensò di realizzare un vero e proprio <em>brand</em>, la cui filosofia consiste principalmente nell’utilizzare in chiave moderna elementi del passato. I bracciali in corda di Kiel James Patrick seguono il tema del <em>new vintage</em>.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/07/Kiel-James-Patrick-2.jpg" alt="" title="Kiel James Patrick (2)" width="500" height="350" class="alignnone size-full wp-image-13859" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Il<em> concept</em> di questi oggetti ruota intorno alla tradizione classica americana, al lavoro artigianale, alla cultura locale e al supporto della <em>community</em> di appartenenza.<br />
Questi piccoli oggetti sono interamente  realizzati a mano a Rhode Island e sono, nella loro semplicità  dei veri <em>must-have </em> per i <em>preppy addicted.</em><br />
I modelli nascono come evoluzione dei classici bracciali in corda nautica, annodati intorno al polso all’inizio dell’estate per poi essere tagliati alla sua fine.<br />
Essendo dotati di una chiusura più sofisticata, i bracciali di KJP hanno un inizio, ma non una fine, come se la magia dell’estate durasse per sempre.<br />
Il brand offre un’ampia gamma cromatica, ma soprattutto la possibilità di personalizzare il proprio bracciale.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/07/Kiel-James-Patrick-3.jpg" alt="" title="Kiel James Patrick (3)" width="500" height="540" class="alignnone size-full wp-image-13860" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Come si fa? Semplicissimo, basta visitare il sito ufficiale <a href="http://www.kieljamespatrick.com/" target="_blank">www.kieljamespatrick.com</a> iniziare a giocare con i colori, i materiali, i numerosissimi bottoni e scegliere la taglia che più si adatta al proprio polso.</p>
<p>Una volta realizzato il nostro bracciale non ci resta che acquistarlo!</p>
<p>Per gli incontentabili che vogliono sempre dare un tocco diverso ai propri <em>outfit</em>, KJP offre un&#8217;ampia collezione di cravatte e di papillon. Adatti ad ogni uso e gusto, ogni pezzo è caratterizzato da <em>textures</em> che ravvivano l&#8217;immagine mantenendola sempre rigorosamente <em>preppy</em>. Le tonalità variano dal neutro ai colori più sgargianti. La ricercatezza è dettata dalla cura delle trame a dalle suggestioni <em>optical. </em></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/07/Kiel-James-Patrick-4.jpg" alt="" title="Kiel James Patrick (4)" width="500" height="350" class="alignnone size-full wp-image-13861" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Lo stilista del Rhode Island ripropone in chiave moderna i più classici degli accessori maschili. Attraverso le sue creazioni Kiel James Patrick ci ricorda di essere semplici, individualisti e davvero eleganti.</p>
<p>L&#8217;originalità è un lusso al quale tutti possono aspirare.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Melting pot of fashion: Mara Hoffman</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Jul 2011 08:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Crippa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[2011]]></category>
		<category><![CDATA[fashion]]></category>
		<category><![CDATA[meltin pot]]></category>
		<category><![CDATA[moda]]></category>

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		<description><![CDATA[Mara Hoffman è un brand di New York nato nel 2000 e creato da Mara Hoffman, fashion designer laureata presso [<a href="http://www.enquire.it/2011/07/09/melting-pot-of-fashion-mara-hoffman/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Mara Hoffman </strong>è un <em>brand</em> di New York nato nel 2000 e creato da Mara Hoffman, fashion designer laureata presso Parson School of Design a New York City e Central Saint Martins College of Art a Londra, due delle più importanti scuole di <em>fashion design</em> nel mondo intero. All’inizio della sua carriera Mara era attratta dalla “hand-dyed couture”, ovvero la tinta manuale di ogni capo, mentre nelle sue più recenti collezioni la designer si è concentrata maggiormente sulle stampe originali della seta.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/07/Mara-Hoffman-2.jpg" alt="" title="Mara Hoffman (2)" width="500" height="300" class="alignnone size-full wp-image-13713" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>La collezione spring 2011 ha colori sono accesi, blue elettrico, verde acido, giallo e rosso. Le forme sono geometriche, come i triangoli che decorano principalmente ogni vestito. Anche quando la gonna è nera e la maglietta è bianca è presente un triangolo nella parte alta t-shirt decorato da piccole forme colorate che catturano lo sguardo. Le linee degli abiti non conoscono mezza misura. Lunghezze ampie o cortissime.<br />
Questa è una collezione che sembra essere stata realizzata per un viaggiatore che ama vestire <em>cool </em>ma che non vuole rinunciare alla comodità, una collezione perfetta per la stagione calda.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/07/Mara-Hoffman-3.jpg" alt="" title="Mara Hoffman (3)" width="500" height="300" class="alignnone size-full wp-image-13714" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>L’ispirazione della <em>designer</em> proviene dalla natura e dai viaggi, il rimando a culture diverse è infatti più che evidente. Le creazioni di Mara Hoffman si estendono dai costumi ai capi in cashmere, un <em>brand</em> realizzato per catturare le grazie di un pubblico vasto ed eterogeneo.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/07/Mara-Hoffman-4.jpg" alt="" title="Mara Hoffman (4)" width="500" height="300" class="alignnone size-full wp-image-13715" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Mara Hoffman è un <em>melting pot</em> di diversi stili che non perde però la sua identità. Date un’occhiata al sito internet: www.marahoffman.com</p>
]]></content:encoded>
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		<title>L’arte analogica di Ellen Rogers</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jun 2011 11:00:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Mitola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[analogico]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[inghilterra]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[moda]]></category>

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		<description><![CDATA[Ellen Rogers è una fotografa di moda londinese. Attraverso il suo lavoro crea mondi senza tempo dove le tentazioni seducono [<a href="http://www.enquire.it/2011/06/21/ellen-rogers-arte-analogica/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ellen Rogers</strong> è una fotografa di moda londinese. Attraverso il suo lavoro crea mondi senza tempo dove le tentazioni seducono e richiamano l’ignoto. Ferma credente dell’arte della fotografia analogica, Ellen non usa attrezzatura  digitale e non manipola le sue opere, <em>scannerizza</em> solamente i suoi lavori: ha sviluppato la sua tecnica sperimentando i processi della camera oscura tradizionale.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/06/Ellen-Rogers-2.jpg" alt="" title="Ellen Rogers (2)" width="500" height="500" class="alignnone size-full wp-image-13385" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Che mondo osservi attraverso la tua macchina fotografica?</strong><br />
Che bella domanda! Sarebbe bello se potesse cambiare attraverso la mia macchina fotografica, ma è il nostro mondo, il nostro mondo contorto. <br />
Cosa succederebbe se prendessimo una direzione diversa? Sulla stessa strada ma con una diversa, saremmo dove siamo ora? Creeremmo le stesse costruzioni obsolete e antiche? Hai mai sentito parlare del Venus Project? Se non lo conosci, dagli un’occhiata.<br />
Credo che sia lo stesso mondo che osservi tu dalla tua macchina fotografica, solamente con occhi diversi.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/06/Ellen-Rogers-3.jpg" alt="" title="Ellen Rogers (3)" width="500" height="500" class="alignnone size-full wp-image-13386" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Cosa ti distingue dagli altri fotografi?</strong><br />
Niente. Niente mi distingue, specialmente quando sono vittima di plagio recidivo. Siamo parte della stessa società no?<br />
Un giorno spero di accontentarmi ma ci dovrà aver a che fare con la moda o con il fatto di essere più belli di qualcun’ altro, cose di poco valore.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/06/Ellen-Rogers-4.jpg" alt="" title="Ellen Rogers (4)" width="500" height="500" class="alignnone size-full wp-image-13387" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Analogico o digitale?</strong><br />
Analogico. Anche se mi piacciono fotografi che lavorano in digitale, ma non fa per me.<br />
<strong>Cosa ti ispira?</strong><br />
Non lo so più, sicuramente non artisti visivi.<br />
Se devo applicarlo alla fotografia mi viene da dire le <em>location</em> forse: i paesaggi inglesi e l’amore che ho per loro. Sto iniziando a chiedermi come potrei fotografare da qualche altra parte.<br />
Quindi in breve l’amore per il mio paese.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/06/Ellen-Rogers-5.jpg" alt="" title="Ellen Rogers (5)" width="500" height="500" class="alignnone size-full wp-image-13388" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Un fotografo che ammiri particolarmente?</strong><br />
Don McCullin, ammiro il suo potere e la sua abilità nel fotografare.<br />
<strong>Una canzone, un libro, un film.</strong><br />
Mi spiace ma non posso risponderti. L’idea di creare uno slogan non mi piace. Mi piace leggere, ascoltare musica e guardare film più che posso. La cosa che non mi piace è creare un manifesto del gusto che gli altri possono avere gratuitamente.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/06/Ellen-Rogers-6.jpg" alt="" title="Ellen Rogers (6)" width="500" height="500" class="alignnone size-full wp-image-13389" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/06/Ellen-Rogers-7.jpg" alt="" title="Ellen Rogers (7)" width="500" height="500" class="alignnone size-full wp-image-13390" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Cosa fai quando non fotografi?</strong><br />
Pianifico i miei scatti, mi preoccupo, rispondo alle mail, esco per camminare un po’, cucino, mi trucco,<br />
mi arriccio i capelli, leggo fumetti, leggo libri, guardo film, ascolto musica, dormo, ascolto Alan Watt, cambio i miei vestiti, faccio una doccia, vado a comprare qualcosa, piango, parlo con la signora del negozio dietro l’angolo, guardo Charlie Veitch su youtube, leggo giornali di moda, mi incontro con qualcuno, gioco un po’ nella camera oscura, parlo dell’acquisto di un gatto chiamato Gasper Noe, vado a Londra/Birmingham/Manchester/Norwich, parlo con mio cugino/papà al telefono, scrivo ai miei amici Annie, Kris, Jason, Kate, qualche volta scrivo alle persone come la mia musa Hana, scrivo blogs, scannerizzo un milione di foto, ma anche molto molto altro.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/06/Ellen-Rogers-8.jpg" alt="" title="Ellen Rogers (8)" width="500" height="500" class="alignnone size-full wp-image-13391" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Il suo sito personale <a href="http://www.ellenrogers.co.uk/" target="_blank">www.ellenrogers.co.uk</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>La maglia è di classe</title>
		<link>http://www.enquire.it/2011/05/23/unravel-knitwear-in-fashion/</link>
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		<pubDate>Mon, 23 May 2011 10:00:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrica Pighin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[2011]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
		<category><![CDATA[esposizione]]></category>
		<category><![CDATA[maglieria]]></category>
		<category><![CDATA[moda]]></category>

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		<description><![CDATA[La maglieria. Cosa vi fa ricordare? I maglioni degli anni Ottanta, quelli patchwork con mille colori come un puzzle, oppure [<a href="http://www.enquire.it/2011/05/23/unravel-knitwear-in-fashion/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La maglieria. Cosa vi fa ricordare? I maglioni degli anni Ottanta, quelli <em>patchwork</em> con mille colori come un puzzle, oppure le felpe di lana grossa con cui coprirsi nella calde notti di inverno attorno al fuoco. Gli scialle. Le coperte a mo’ di plaid. Oppure ancora i cappelli anni ’90 molto hip hop, quelli che ora non mettereste mai, ma che vorreste ripristinare con tutto il cuore. A noi la maglieria riporta alla mente  l&#8217;antico (e sempre attuale) aggeggio della <em>Barbie</em>, con cui fabbricavamo tanti bei tubi di lana (chiamandoli vestitini) per le nostre bamboline. La <em>Maglieria della Barbie</em>, per intenderci. Lana rossa, gialla, verde. Era bello toccare quel materiale così confortante ed inserirlo negli ingranaggi, per poi spingere la manovella e vedere uscire tante creazioni simili a tubetti di maionese con cui coprivamo le nostre care Barbie.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/05/Unravel-Knitwear-in-Fashion-2.jpg" alt="" title="Unravel Knitwear in Fashion (2)" width="500" height="500" class="alignnone size-full wp-image-12893" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>La maglieria non passa mai di moda, ci accompagna da sempre sia d&#8217;inverno che d&#8217;estate, e finalmente una mostra le rende omaggio:<strong><em>“Unravel. Knitwear in Fashion”</em></strong>, ad <strong>Anversa, al Fashion Museum, MoMU, Natiolalestraat 28, dal 16 Marzo al 14 Agosto 2011.</strong></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/05/Unravel-Knitwear-in-Fashion-3.jpg" alt="" title="Unravel Knitwear in Fashion (3)" width="500" height="300" class="alignnone size-full wp-image-12894" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Sbrogliare la lana, come dice il titolo (“Unravel” significa sbrogliare <em>n.d.r</em>) per rivistarla. Farla rivivere nelle opere d&#8217;arte di stilisti e designer come <strong>Vivienne Westwood</strong> e <strong>Chanel</strong>, <strong>Missoni</strong>, <strong>Sandra Backlund</strong> e <strong>Mark Fast</strong>, per riscoprire la bellezza del filo tessuto che disegna le nostre vite, il nostro passato e il nostro presente.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/05/Unravel-Knitwear-in-Fashion-4.jpg" alt="" title="Unravel Knitwear in Fashion (4)" width="500" height="300" class="alignnone size-full wp-image-12895" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Cos’è la maglieria oggi? Lacci neon, texture plastificate, cuoio tagliato al laser, tutti contrapposti come un “gira la moda” contemporaneo, tanto per rimanere in tema di gioco. Perché è così, si tratta di un esperimento ludico in cui la maglieria si abbraccia e si intreccia con materiali d&#8217;avanguardia, incastrandosi come tanti tasselli di esperimenti modaioli, tutti da colorare e abbinare.</p>
<p>La lana è un filo che ci accompagna come un discorso, come un escamotage per <em>Arianna e Teseo</em>, come un’installazione che profuma di antico e presente, come un passatempo per rilassarci davanti ad un bel film o ad un bel libro. Fa, insomma, parte di tutti noi.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/05/Unravel-Knitwear-in-Fashion-5.jpg" alt="" title="Unravel Knitwear in Fashion (5)" width="500" height="300" class="alignnone size-full wp-image-12896" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>La moda contemporanea rivisita la maglieria conservando il suo prezioso scrigno. La applica a nuovi volumi, la modella in sculture morbide tutte da indossare e vivere, unendo materiali diversi come la viscosa e i filati elastomeri, mantenendo quel rapporto antico in cui il filato viene messo in moto dagli aghi, unendo pensiero, meccanica, atto artigianale, concetto, fantasia, immaginazione.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/05/Unravel-Knitwear-in-Fashion-6.jpg" alt="" title="Unravel Knitwear in Fashion (6)" width="500" height="300" class="alignnone size-full wp-image-12897" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>La lana viene usata anche per distorcere <em>silhouette</em> tradizionali, per trasformare capi che potrebbero sapere di vecchio e consunto, che ora invece, vengono rivitalizzati e vivono di vita nuova.</p>
<p>Mattoncini che abbinati compongono cose nuove, nuovi materiali abbinati a tradizionali, una cosa tira l’alta, una cosa tira l’Arte. Come Chanel ha dimostrato in tanti anni di classe, la classe non passa mai di moda. Unravel è una mostra strabiliante che prova davvero quanto <em>mademoiselle</em> avesse ragione.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Moda e minimalismo: un binomio contemporaneo</title>
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		<pubDate>Tue, 03 May 2011 08:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina Mainardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[book]]></category>
		<category><![CDATA[minimalismo]]></category>
		<category><![CDATA[moda]]></category>

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		<description><![CDATA[A Parigi una mostra, Les Années 1990/2000. Historie idéale de la Mode Contemporaine al Musée d’Art Decoratif (fino al 8 [<a href="http://www.enquire.it/2011/05/03/moda-e-minimalismo-un-binomio-contemporaneo/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A Parigi una mostra, Les <em>Années 1990/2000. Historie idéale de la Mode Contemporaine</em> al Musée d’Art Decoratif (fino al 8 maggio), riprercorre tutte le tappe segnate dai grandi stilisti durante uno dei momenti storici più controversi. Un periodo fatto di estrema ricerca per il raggiungimento di quella perfezione sartoriale che sottostà ai principi del design minimale, funzionale ed essenziale su ogni cosa. Banditi i fronzoli, i volumi azzardati al limite della gravità. Annullate le evoluzioni e i virtuosismi. Tutto si pone sullo stesso piano, tutto diventa più semplice, indossabile super casual. Sperimentazione tecnica dei materiali, tecnologia. Forme essenziali e studi geometrici. <em>Silhouettes</em> lisce, dritte per quanto morbide ed avvolgenti si contrappongono a volumi irreali, quasi alieni. Il drappeggio ridotto all’osso. Yves Saint Laurent, Calvin Klein, Martin Margiela e gli altri designer di Anversa, Yamamoto, Chalayan, Jil Sander, Helmut Lang, Rei Kawakubo, Ralf Simons, Miuccia Prada e Karl Lagerfeld.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/04/Moda-Minimalismo-2.jpg" alt="" title="Moda &amp; Minimalismo (2)" width="500" height="500" class="alignnone size-full wp-image-12494" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Alcuni tra i più grandi che hanno segnato quest’epoca hanno tratto ispirazion dalle forme pure, dalla geometria e dai precetti estetici di quella corrente artistica chiamata Minimal. Nata intorno agli anni’60 in America. La Minimal Art è caratterizzata da una visione semplificata dell’arte che comporta un ritorno alle forme primarie e ai colori puri. Il monocromo la fa da padrone e l’opera d’arte si pone come oggetto in sé in relazione allo lo spettatore e all’ambiente. La sua apparente semplicità nasconde però elementi concettuali profondi il ché ha reso questa corrente sostanzialmente elitaria.</p>
<p>Nel 2011 questa ispirazione, tipica degli anni &#8217;90, torna attualissima e rinfresca le passerelle già da quest’estate (maggiormente lo farà nell’inverno prossimo <em>n.d.r</em>). Linee essenziali, colori puri, tagli geometrici, forme asciutte. I corsi e i ricorsi storici diventano estremi nella moda. Due libri raccontano questo legame: <strong>Minimalism and Fashion: Reduction in the Postmodern Era </strong>scritto dalla storica della moda Elyssa Dimant, uscito a ottobre 2010, e<strong> Less is More: Minimalism in Fashion</strong> scritto da Harriet Walker uscito a marzo 2011.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/04/Moda-Minimalismo-3.jpg" alt="" title="Moda &amp; Minimalismo (3)" width="500" height="666" class="alignnone size-full wp-image-12495" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Entrambe le pubblicazioni ripercorrono le tappe cardine di questa fusione, riportandoci alla mente creazioni importanti. Il volume della storica Elyssa Dimant contiene la prefazione di Francisco Costa, direttore creativo di Calvin Klein Collection donna, e approfondisce il legame tra la moda, l’arte e la fotografia che si consolidò negli anni ’90 dando vita ad un gusto dedito alla pulizia estrema delle linee.“Il minimalismo è una questione di sicurezza e disinvoltura, ma non è facile da coltivare &#8211; ha commentato Francisco Costa durante la presentazione del libro &#8211; I suoi principi affondano le radici nell&#8217;accessibilità, nella pulizia e nel progresso. Un design minimale non è tanto una mancanza, quanto piuttosto un&#8217;opportunità per capire e celebrare la purezza della forma&#8221;.</p>
<p>Less is More: Minimalism in Fashion, cita palesemente una celebre massima dell’architetto e designer Ludwig Mies van der Rohe. Non è un semplice libro sulla Moda, ma è un’approfondita antologia sul minimalismo e sui designer che hanno adottato questi precetti. Il lavoro di Harriet Walker arriva fino ai giorni nostri parlando del Neo-Minimalismo portato da Phoebe Philo con Céline e dall’emergente Heikki Salonen. Arte, Architettura, Design e Moda, la riprova che gli anni ’90 non sono stati solo camicie scozzesi in flanella e superga.</p>
<p>Due volumi fondamentali.</p>
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		<title>Between Skin and Clothing: tra Arte e Moda</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Apr 2011 07:30:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrica Pighin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[2011]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[esposizione]]></category>
		<category><![CDATA[germania]]></category>
		<category><![CDATA[moda]]></category>

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		<description><![CDATA[Il mondo dell’arte è un territorio sfaccettato dalle mille vie e dagli svariati percorsi, che sfociano spesso in scorciatoie e [<a href="http://www.enquire.it/2011/04/07/between-skin-and-clothing-tra-arte-e-moda/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il mondo dell’arte è un territorio sfaccettato dalle mille vie e dagli svariati percorsi, che sfociano spesso in scorciatoie e bivi: le ultime avanguardie, dalla body art alle più recenti installazioni, hanno fatto del corpo, della gestualità e della vita quotidiana, materiale utile per eventuali ispirazioni artistiche.<br />
La moda in <em>primis</em> è strettamente legata al mondo dell’arte, in quanto vestirsi non è solamente un atto di abitudine e protezione, ma un modalità di espressione, un indossare la propria giornata, tutti i giorni, secondo i propri cambi d’umore e secondo le casualità e le coincidenze. La moda diventa quindi un’azione, un atto performativo che da Andy Warhol e dalla Pop Art è diventato un prolungamento, una protesi della nostra personalità.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/04/Between-Skin-and-Clothing-2.jpg" alt="" title="Between Skin and Clothing (2)" width="500" height="400" class="alignnone size-full wp-image-11838" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Se pensiamo ai giorni nostri, un esempio di questo modo di intendere il corpo vissuto, ce lo dà Lady Gaga, che si diverte con la sue mise ad esprimere concetti, creatività e messaggi comunicativi: celebre è l’evento in cui si vestì da preservativo per una campagna contro l’AIDS, mentre ci ricorderemo di sicuro quando si ricoprì di carne fresca dalla testa ai piedi, contro la violenza sugli animali.<br />
Se ci affacciamo all’arte e al design, troviamo innumerevoli esempi di tutto ciò: la mostra “<strong>Between skin and clothing</strong>”, che si tiene al Germany’s Kunstmuseum di Wolfsburk fino al 7 Agosto 2011, ne è un  palcoscenico  interessante.<br />
Attraverso la produzione di designer come Martin Margiela, Walter Van Beirendonck, Hussein Chalayan, stilisti che costruiscono vere e proprie carrozzerie da indossare attraverso materiali, stampe, volumi e strategie tra le più disparate, sarà facile arrivare ad un parallelismo tra moda, scultura, arte, azione.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/04/Between-Skin-and-Clothing-3.jpg" alt="" title="Between Skin and Clothing (3)" width="500" height="600" class="alignnone size-full wp-image-11839" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Potrete capire le installazioni della da poco scomparsa Louise Bourgeois, un’artista sensibile e intensa che utilizzò la sua arte come strategia di difesa dalla depressione e dalla tristezza: le sue accumulazioni di vestiti appesi come eteree sculture, rappresentano invece tessuti realmente indossati dai suoi cari, dall’uomo amato da cui fu tradita, abiti che celano ricordo, dolore, condivisione. I suoi bambocci rigonfi che assomigliano a puntaspilli antropomorfi, rimandano alla madre terra e alle forme burrose che auspicano  alla fertilità.</p>
<p>Artisti come Salvador Dalì, con le sue colate e i suoi bitorzoli, o come Robert Gober e la sua corporeità sempre presente o accennata, sono ulteriori fonti di ispirazione per questi stilisti che oltrepassano un usuale concetto di fare moda, aggiungendo, togliendo, strappando, incollando, plasmando le loro creazioni come scultori. Tutto questo porta senza dubbio ad una trasversalità che tocca il camouflage, il travestimento utilizzato nel cabaret, nel teatro, e in numerosi sipari artistici.</p>
<p>Gli anni Ottanta sono un’altra derivazione di tutto ciò: Yohji Yamamoto e Comme des Garçons sono stati gli apripista di uno stile fatto di sovrapposizioni, spalline infinite, e linee geometriche a mo’ di regoli e mattoncini Lego.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/04/Between-Skin-and-Clothing-4.jpg" alt="" title="Between Skin and Clothing (4)" width="500" height="600" class="alignnone size-full wp-image-11840" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Una mostra ispiratrice e magica, che getta ponti dove magari il territorio è sdrucciolo, dove non avremmo mai pensato di trovare analogie e medesimi terreni di appartenenza, una mostra che coniuga la contemporaneità più mediatica ad emozione, gioco, continua scoperta di sé.</p>
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		<title>Fotografia: Giulia Mazza</title>
		<link>http://www.enquire.it/2011/03/15/fotografia-giulia-mazza-yoox-vogue/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 Mar 2011 10:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara Marzullo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[moda]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[tè]]></category>

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		<description><![CDATA[Giulia Mazza è una fotografa italiana, nata a Suzzara (Mantova) e trapiantata a Bologna, portandosi dietro la  fantasia e colori [<a href="http://www.enquire.it/2011/03/15/fotografia-giulia-mazza-yoox-vogue/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Giulia Mazza</strong> è una fotografa italiana, nata a Suzzara (Mantova) e trapiantata a Bologna, portandosi dietro la  fantasia e colori di quell&#8217;infanzia che dice di aver abbandonato con fatica. E verrebbero da citare i Deerhunter e la loro Basement Scene «Dream a little dream, all about the basement scene[...] I don&#8217;t want to get old no.», ideale colonna sonora della vita di questa talentuosa ragazza, del suo mondo colorato e divertente, fatto di foto, musica e moda.<br />
Giulia ha pubblicato su Vogue Italia, Rolling Stones e tanti altri ed è responsabile della fotografia per Yoox.com. Non finisce qua: è anche tastierista degli A Classic Education (anche loro nostri ospiti su Enquire): un bel curriculum, e chissà cosa ci riserverà.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/03/Giulia-Mazza-2.jpg" alt="" title="Giulia Mazza (2)" width="500" height="330" class="alignnone size-full wp-image-11233" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Se dovessi scegliere tre parole per descrivere le tue opere, quali sarebbero?</strong><br />
Colore, Ironia, Invenzione.<br />
<strong>La tua prima memoria fotografica?</strong><br />
I miei piedi! Non mi piacevano per questo paradossalmente sono diventati i protagonisti delle mie prime scenette  inaugurando un vero e proprio filone sul quale anche oggi, ogni tanto, mi piace tornare.<br />
<strong>Come e quando ti avvicini alla fotografia?</strong><br />
Ho scoperto la fotografia nell’adolescenza, grazie ad un’altra mia grande passione: la musica.<br />
Ho cominciato fotografando concerti e persone dell’ambiente Punk/HC in cui bazzicavo.<br />
È stato poi un attimo capire che la fotografia era perfetta per dar vita a tutti i personaggi e situazioni che mi passavano per la testa.<br />
<strong>Ricordi qual è stata la tua prima macchina fotografica? E adesso, invece, con cosa preferisci scattare? Che rapporto hai con il digitale?</strong><br />
La mia prima macchina fotografica era una Fujica ST605 degli anni 70’ regalatami, con un discreto parco ottiche, da mio zio. Sono sempre stata una gran fan della pellicola per questo ho investito successivamente in una medio formato Mamiya RB67 che utilizzo ancora ogni tanto.<br />
Il digitale è stato all’inizio un bel rospo da ingoiare, non mi piaceva per niente. Era proprio un discorso sanguigno, non mi ci trovavo sia per colori, profondità che umanità. Poi piano piano l’occhio si è abituato. Oggi uso una D700 della Nikon, anche se rimango legata ad un’immagine “naturale”, non amo l’iperdefinizione del digitale, tanto meno quell’abuso di post produzione che plastifica le immagini.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/03/Giulia-Mazza-3.jpg" alt="" title="Giulia Mazza (3)" width="500" height="330" class="alignnone size-full wp-image-11234" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Ti diplomi all&#8217;Istituto Italiano di Fotografia di Milano in fashion photography, ma tra i tuoi lavori sono molto numerosi shooting a band e musicisti: cosa ami di questi due ambiti e quale senti maggiormente tuo?</strong><br />
Ho frequentato l’istituto Italiano di Fotografia a Milano in seguito alla vincita di una borsa di studio messa in palio dal Corriere della Sera.<br />
È frequentando la scuola che ho capito che il genere fotografico che meglio incarnava quello che stavo facendo era il fashion: ossia avere la possibilità di creare situazioni, storie, giocando con un altro irresistibile ingrediente quale la moda; il lato che mi ha conquistato è stato proprio pensare di avere la possibilità di poter riprodurre in un’immagine l’irrealtà e farla esistere e concludere esclusivamente nell’immagine stessa.<br />
Per quanto riguarda il discorso della musica, lì entra in gioco l&#8217;altra mia grande passione. Essendo una patita di musica fin da tenera età è stato naturale lavorare con musicisti a livello fotografico. Mi appassiona tantissimo.<br />
Sento mie entrambe le cose e spero di riuscire sempre di più a creare storie anche con i musicisti dando una mia impronta.<br />
<strong>Colore, colore, colore: toni pop e tinte brillanti rendono la tua fotografia ben riconoscibile: da dove nasce questo studio del colore? Che tipo di immaginario c&#8217;è dietro?</strong><br />
Ho sempre amato il colore: le cose le vedo a colori e mi piace circondarmi e vestire a colori, ma non credo si possa parlare di studio. Mi viene più da dire che è sempre stato così e che mi viene naturale mettere in una foto quello che mi sento addosso da sempre.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/03/Giulia-Mazza-4.jpg" alt="" title="Giulia Mazza (4)" width="500" height="350" class="alignnone size-full wp-image-11235" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>La soddisfazione più grande da fotografa? Delusione invece?</strong><br />
La soddisfazione più grande è sicuramente riuscire a vedere in una mia foto quello che mi piace.<br />
E lo sarebbe ancora di più se potessi vivere esclusivamente di questo.<br />
E qui mi aggancio subito alla delusione, perché purtroppo essere innamorati di quello che si fa e impegnarsi nel farlo bene non basta.<br />
È determinante essere molto bravi nella promozione continua del proprio lavoro e nelle relazioni sociali (intese oggi anche come abbondante presenza sui social network).<br />
Purtroppo per questo devi esserci un po’ tagliato! Dico purtroppo perché sull’autopromozione sono piuttosto carente.<br />
<strong>Parliamo di ispirazioni: chi, tra i grandi fotografi e artisti, ha influito sulle tue opere e    ha formato il tuo gusto estetico?</strong><br />
Se devo essere sincera non parlerei né di fotografi né di grandi artisti. Diciamo che il mio gusto estetico si è sicuramente formato nell&#8217;adolescenza. Sono sempre stata una bambina piuttosto solitaria, grande amante di travestimenti, giocattoli e amici immaginari. Ho fatto molta fatica a smettere di essere una bambina.<br />
Esteticamente sono sempre stata molto attratta da tutto ciò che è giocoso, burlesco, visionario. Lavorando prettamente d’immaginazione, a volte basta un’immagine su una rivista, un dialogo in un film, una canzone, per imbastire il mood di una storia. Tecnicamente poi segue una fase progettuale, dove anche la ricerca ha il suo peso. Mi piacciono i dettagli e m’innervosisce non riuscire a controllarli totalmente.<br />
<strong>Invece tra la tua generazione di fotografi, quali sono i nomi da annotarsi?</strong><br />
Mi piace molto Alex Prager.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/03/Giulia-Mazza-5.jpg" alt="" title="Giulia Mazza (5)" width="500" height="310" class="alignnone size-full wp-image-11236" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Parliamo di musica: non è solo oggetto della tua fotografia, dato che anche tu sei una musicista per A Classic Education. Suonavi già da prima o è un ruolo nuovo? Raccontaci un po&#8217; di questa esperienza.</strong><br />
A tredici anni mi sono avvicinata al piano, ho studiato privatamente per due anni, poi ho abbandonato a livello di studi e ho continuato a suonare per i fatti miei.<br />
Sono sempre stata attratta dal palco, dalle performance, ma ne avevo anche il terrore estremo.<br />
Poi sono arrivati gli A Classic Education  e la proposta di unirmi a loro per la parte tastiere.<br />
Dopo un paio di prove e l’alchimia del gruppo mi è sembrato tutto così trascinante e naturale che non potevo non farne parte. Oggi gli A Classic Education sono anche la mia famiglia, i miei migliori amici, le persone con cui spero di condividere esperienze ancora per molto.<br />
<strong>Tu e Clancy: la risposta alternativa a Al Bano e Romina Power? A parte gli scherzi: due talenti, una casa, un gruppo: è facile convivere?</strong><br />
Io e Jonathan siamo insieme ormai da 6 anni. Abbiamo molte passioni comuni  e condividere tutto è sempre stato naturale. Tra di noi c’è l’equilibrio di due persone che si conoscono perfettamente e questo  aiuta ad essere noi stessi nelle varie situazioni.<br />
<strong>E per il futuro, quali sono i progetti?</strong><br />
Poter continuare a fare quello che facciamo oggi, sperando di poter raddoppiare la dose.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/03/Giulia-Mazza-6.jpg" alt="" title="Giulia Mazza (6)" width="500" height="330" class="alignnone size-full wp-image-11239" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Ester Grossi è stata da poco nostra ospite su Enquire. Come nasce la collaborazione con lei per A Classic Education? E esiste tra voi un rapporto di influenze reciproche o una sorta di terreno comune di ispirazioni, di scelte estetiche.</strong><br />
Prima di tutto Ester è ormai parte della famiglia. Ci siamo avvicinati a lei perché eravamo grandi fan dei suoi lavori. Non appena abbiamo avuto modo di conoscerci, anche come persone, diciamo che è scattato il colpo di fulmine definitivo! Il nostro terreno comune credo sia proprio l’essere entrati molto in sintonia ed essere diventati  un gruppo di persone che stanno bene insieme.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/03/Giulia-Mazza-7.jpg" alt="" title="Giulia Mazza (7)" width="500" height="330" class="alignnone size-full wp-image-11240" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Se la tua vita fosse un film, chi sarebbe il regista, quali gli attori, quale la colonna sonora ?</strong><br />
Il regista sarebbe Woody Allen, Kirsten Dunst e Bela Lugosi nel ruolo dei protagonisti, I Deerhunter per la colonna sonora.<br />
<strong>Giulia in un film, un libro e una canzone.</strong><br />
Film: Camera con Vista, James Ivory.<br />
Libro: I miei luoghi oscuri, James Ellroy.<br />
Canzone: “Dreams never end, New Order.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/03/Giulia-Mazza-9.jpg" alt="" title="Giulia Mazza (9)" width="500" height="700" class="alignnone size-full wp-image-11241" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Noi ringraziamo Giulia per la disponibilità e vi invitiamo a seguirla sul suo sito <a href="http://www.giuliamazza.com" target="_blank">www.giuliamazza.com</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Fotografia: Carlotta Bertelli</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Mar 2011 11:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Taccardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[caffè]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[moda]]></category>

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		<description><![CDATA[Carlotta Bertelli, classe ’88, nata a Modena, ma trasferita a Milano dove lavora come freelance nel campo della moda. Diplomatasi [<a href="http://www.enquire.it/2011/03/10/carlotta-bertelli-fotografia-milano/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Carlotta Bertelli</strong>, classe ’88, nata a Modena, ma trasferita a Milano dove lavora come freelance nel campo della moda.<br />
Diplomatasi presso l’accademia di fotograﬁa John Kaverdash, collabora con le maggiori agenzie di models management  italiane e ottiene i primi pubblicati su riviste di settore.<br />
Grazie al fortunato incontro con Franco Fontana, grande maestro della fotograﬁa italiana, è venuta in contatto con il mondo dell’arte, stimolando la sperimentazione e la ricerca personale.<br />
Da allora è quindi impegnata in un percorso artistico che afﬁanca all’attività professionale.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/03/Prince.jpg" alt="" title="Prince" width="500" height="330" class="alignnone size-full wp-image-11119" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>La fotografia per te è?</strong><br />
Ho sempre pensato che per me la fotografia fosse tutto; non mi rendevo conto che fosse solo un pretesto per conoscere tutto il resto.<br />
<strong>La tua prima memoria fotografica?</strong><br />
Per quanto a molti risulti difficile crederlo, la mia prima memoria fotografica risale a quando avevo un paio d&#8217;anni: mia madre è venuta a mancare in quel periodo e io ricordo la scena azzurra e soffusa, vista attraverso quell&#8217;enorme tenda trasparente dietro la quale giocavo sempre a nascondermi, di lei e mio padre che rientravano a casa dal lavoro e di quando con la sua chioma riccia e nerissima mi prendeva per tenermi stretta a sé. Credo che la memoria fotografica sia stata un dono.<br />
<strong>Come ti sei avvicinata alla fotografia?</strong><br />
Ero negli Stati Uniti per un programma di studio. Nella mia classe di matematica c&#8217;era un ragazzo che arrivava sempre in ritardo a lezione, tutto trafelato, carico di borse e sempre con la macchina fotografica al collo. Andava malissimo nei compiti ma non sembrava preoccuparsene piu di tanto: “sai, mi disse un giorno, io diventerò un fotografo di moda”. Aveva 16 anni. L&#8217;anno dopo pubblicò su una testata internazionale e ora so che è diventato monaco buddista, ma la sua passione è stata per me travolgente.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/03/Peter-Pan-1.jpg" alt="" title="Peter Pan 1" width="500" height="500" class="alignnone size-full wp-image-11120" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>La tua prima macchina fotografica?</strong><br />
Una Kodak usa e getta direi.<br />
<strong>L’ultima?</strong><br />
Una macchina un po&#8217; più pesante, ingobrante e costosa della Kodak, ma che nonostante tutto ancora non ne vuol sapere di fare le foto al posto mio!<br />
<strong>Che rapporto hai con il digitale?</strong><br />
Come fotografa posso dire di esserci “nata” con il digitale e per me rimane lo strumento di lavoro per eccellenza per la sua maggior praticità rispetto all&#8217;analogico. In più sono un&#8217;appassionata di photoshop, inteso non come strumento per riparare agli errori ma come ulteriore strumento creativo. Tuttavia ho avuto la fortuna di studiare e far pratica con l&#8217;analogico, dal piccolo al grande formato, e tuttora il mio animo vintage nel tempo libero si esprime con una zenza bronica 6&#215;6.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/03/Peter-Pan-2.jpg" alt="" title="Peter Pan 2" width="500" height="330" class="alignnone size-full wp-image-11121" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Da fotografare: meglio un corpo femminile o maschile?</strong><br />
Quando fotografo devo dire che quasi mi dimentico se chi ho davanti sia uomo o donna. Tuttavia penso che il corpo femminile oggi sia sempre più inflazionato e corrotto. Il corpo maschile rappresenta invece un terreno ancora abbastanza inesplorato, e come dice Diane Arbus “la cosa che preferisco è andare dove non sono mai stata”.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/03/Piccolo-Principe.jpg" alt="" title="Piccolo Principe" width="500" height="330" class="alignnone size-full wp-image-11122" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Se esistesse il nobel per la fotografia tu a chi lo daresti?</strong><br />
Se dicessi Avedon sarebbe troppo scontato?<br />
<strong>Un fotografo italiano che stimi particolarmente?</strong><br />
Franco Fontana, un grande maestro della fotografia italiana oltre che di vita e di vita creativa, che mi ha insegnato che la fotografia è innanzitutto la dimensione del pensiero.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/03/Pinocchio-2.jpg" alt="" title="Pinocchio 2" width="500" height="600" class="alignnone size-full wp-image-11123" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>La soddisfazione più grande da fotografa?</strong><br />
Il commento di Franca Sozzani durante una lettura portfolio: <em>di foto belle, di più belle e anche di molto più belle delle tue ne vedo tutti i giorni, ma nelle tue foto c&#8217;è poesia: molti descrivono, tu sai raccontare</em>. Sarà un ovvietà ma per una breve carriera fotografica come la mia, ogni piccolo traguardo è una grande soddisfazione.<br />
<strong>Delusione invece?</strong><br />
Sarà un&#8217;altra ovvietà ma per la mia stessa breve carriera fotografica, ogni delusione alla fine si è rivelata catartica per la mia evoluzione.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/03/Pinocchio-1.jpg" alt="" title="Pinocchio 1" width="500" height="500" class="alignnone size-full wp-image-11124" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>I peggiori 50 euro della tua vita?</strong><br />
Quelli che qualche settimana fa ho dimenticato da qualche parte insieme al portafogli.<br />
<strong>Se la tua vita fosse un film, quale ti piacerebbe che fosse?</strong><br />
Assolutamente Jules et Jim (F.Truffault, 1962): è spontaneo, tagliente, romantico, tragico, retrò e modernissimo, paradossale, e poi è ambientato a Parigi!<br />
<strong>Un viaggio, dove?</strong><br />
In Ghana: con la comunità ghanese della mia città ho iniziato un progetto sui costumi tradizionali, gioiosi ed eleganti come loro, e vorrei approfondire la mia ricerca trasferendomi là per un periodo.<br />
<strong>Un film, un libro e una canzone.</strong><br />
Film: Moulin Rouge e A single man.<br />
Libro: Il Piccolo Principe (A.de Saint-Exupery) e Narciso e Boccadoro (H.Hesse).<br />
Canzone: Viva (Ligabue).<br />
<strong>Una cosa che vorresti dire, ma che non ti è stata chiesta?</strong><br />
Sono il caos in persona ma grazie alla fotografia ho imparato a fare ordine: se non sai gestire tanti elementi, allora togli. Così rimane l&#8217;essenziale, naturalmente ordinato.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/03/Aladin.jpg" alt="" title="Aladin" width="500" height="700" class="alignnone size-full wp-image-11125" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Il suo sito personale <a href="http://www.carlottabertelli.com" target="_blank">www.carlottabertelli.com</a></p>
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		<title>Wobblinbetty</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Mar 2011 09:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina Mainardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[blogging out]]></category>
		<category><![CDATA[america]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[moda]]></category>

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		<description><![CDATA[È una zona franca, è uno spazio nero in cui si raggruppano le idee e la vita di uno stravagante [<a href="http://www.enquire.it/2011/03/04/wobblinbetty-keeps-wobblin-elisabetta-giovi/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È una zona franca, è uno spazio nero in cui si raggruppano le idee e la vita di uno stravagante personaggio femminile di nazionalità italiana. È un universo racchiuso all’interno di un blog in cui convergono opere d’arte; che provengano dal mondo della Moda o della Fotografia o dell’Arte tradizionale poco importa, ciò che è contenuto qui è avanguardia, è il futuro prossimo. Molte delle immagini provengono da redazionali pubblicati da varie fonti tutte volte a proporre, come fa questo blog, ciò che di nuovo c’è nel mondo inteso sotto qualsiasi punto di vista. Si può facilmente dedurre che questo sia il racconto della quotidianità di <strong>Betty </strong>che spazia tra eventi, fotografie, metropoli e persone. È un bel luogo in cui navigare di tanto in tanto, per sporgersi da quel cornicione chiamato quotidianità.<br />
Abbiamo avuto il piacere di scambiare due chiacchere con Betty, per conoscerla un po’.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/03/wobblinbetty.jpg" alt="" title="wobblinbetty" width="500" height="500" class="alignnone size-full wp-image-10948" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Chi è Wobblin Betty? </strong><br />
Wobblinbetty (Elisabetta Giovi) <em>&#8220;quick wobblin&#8217;, life lovin&#8217;, party makin&#8217;, jelly shakin&#8217;, beauty cravin&#8217;, style inspiring, mind blowing, fast moving, high reacting, creativity tickling, brain eating, black&amp;white freakin&#8217;, no repeating, easy going&#8230;&#8221;</em><br />
<strong>Perchè questo nome? </strong><br />
Wobblin&#8217; è ogni cosa che si muove e dondola pazzamente, come la gelatina alla frutta o il sedere delle Queens of Dancehall! Mi piace! È super onomatopeico, è divertente e non si prende troppo sul serio.<br />
<strong>Da dove vieni? </strong><br />
Al momento sono appena rientrata a Milano per lavoro dopo aver passato un po&#8217; di mesi a Venice Beach, Los Angeles.<br />
Sono nata e cresciuta a Varese dove sono rimasta fino alla fine del liceo (artistico). Varese è una piccola città estremamente elegante e borghese da cui però, probabilmente per reazione, sbucano una serie di personaggi abbastanza controcorrente rendendola un luogo più interessante del previsto.<br />
Se però mi chiedi da dove veramente pro-vengo la risposta sarà Londra, Brixton, dove per diversi anni a cavallo dell&#8217;inizio del nuovo millennio, sono stata immersa nel cuore di una cultura underground totalmente fuori controllo fatta di arte, design, street fashion, musica elettronica e rave parties. Sarà perché sono un Acquario che ha la tendenza ad annoiarsi facilmente ed è continuamente alla ricerca di nuova ispirazione, ma il cambiare luogo e abitudini ha su di me sempre un effetto positivo e molto stimolante! Mi piace viaggiare ma ancor di più mi piace avere l&#8217;occasione di fermarmi e vivere per un po&#8217; nei posti che mi colpiscono.<br />
<strong>Che lavoro fai? </strong><br />
Sono visual designer e art director (<a href="http://www.wobblinbetty.com" target="_blank">www.wobblinbetty.com</a>). Adoro il mio lavoro. <br />
<strong>Come il tuo lavoro influenza ciò che è contenuto nel tuo blog e viceversa? </strong><br />
Da diversi anni lavoro principalmente per clienti del settore moda e beauty per cui sono spesso alla ricerca di fotografi emergenti o affermati e di ispirazione per shooting, vetrine, layout e comunicazione. Ogni volta che mi capita di scovare nuovi nomi che mi affascinano particolarmente per stile, attitude e carattere li pubblico sul blog. I contenuti che propongo in realtà sono un po&#8217; più edgy di quello che normalmente mi capita di presentare nel mio lavoro, ma vanno esattamente nella direzione in cui mi voglio spingere anche professionalmente.<br />
<strong>La nostra rubrica si chiama Blogging out of&#8230; Tu perchè lo fai? </strong><br />
È il luogo in cui raccolgo immagini, pensieri, visioni, tutto ciò che mi ispira e che corrisponde al mio ideale estetico underground-chic. Quando incontro qualcuno o qualcosa che mi emoziona mi piace condividerla.<br />
<strong>Tratti temi quali la moda, la fotografia e l’arte perchè? </strong><br />
La moda, la fotografia, l&#8217;arte e il design sono le mie passioni. Le respiro ogni giorno e le nutro costantemente, anche attraverso il blog.<br />
<strong>Dove scovi i personaggi, gli artisti che intervisti? </strong><br />
Dipende. La scintilla può scoccare online o su una rivista, ad un fashion event oppure in un club davanti ad un cocktail. Per esempio, una sera mi trovavo in un Italian wine bar a NY e ho incontrato una meravigliosa designer Svedese, <a href="http://www.saklabel.com/" target="_blank"> Klara di Saklabel</a>. Poco dopo che ci hanno presentate stavamo già progettando una collaborazione, un&#8217;interview e un concorso, anzi, sarà a brevissimo sul blog, non perdetevi il favoloso giveaway.<br />
<strong>Che statistiche di visita ha? </strong><br />
La maggior parte delle visite che ricevo provengono dagli USA e Inghilterra, e subito a seguire dall&#8217;Italia e da altri paesi. Ultimamente sto postando più contenuti che arrivano anche dall&#8217;Est Europa e di conseguenza sto avendo anche più visite da quelle zone, cosa che mi fa senz&#8217;altro piacere dal momento che sono una gran sostenitrice delle contaminazioni Est/Ovest. Ho in serbo per i prossimi giorni la feature di un giovane designer di Mosca che mi ha fatto impazzire! Vi piacerà!<br />
<strong>Come trovi il materiale che posti? </strong><br />
I materiali provengono da fonti disparate, ma essenzialmente da siti, magazine e fashion events. Ho senz&#8217;altro un debole per un&#8217;estetica dark, minimal e con accenti aggressive ma non per questo pubblico tutto ciò che risponde a questi requisiti. Spesso ricevo materiale e segnalazioni su nuovi designer da amici e colleghi che condividono con me lo stesso ideale estetico fresco e avant-garde.<br />
<strong>Come scegli le cose da postare?</strong><br />
Scelgo sempre d&#8217;istinto. Non ho mai dubbi se postare qualcosa o no, è il colpo d&#8217;occhio che decide, come nel mio lavoro. Vince il bello e il non inflazionato. Tendo ad evitare di pubblicare contenuti che siano già stati postati e ripostati su altri blog, come ad esempio i fashion week report e cose simili.<br />
<strong>Cosa pensi del fenomeno dei blog di moda? Come, secondo te, influenzano le dinamiche del fashion system?</strong><br />
I blog di moda sono senz&#8217;altro un fenomeno molto divertente anche se non so dire quanto realmente arrivino ad influenzare le dinamiche del fashion system. Se da una parte ormai è facile proporsi come fashion blogger, è anche vero che per offrire qualcosa di nuovo ci vuole tanta passione e lavoro. Le persone di cui scrivo sono per me i portatori di questo &#8220;nuovo&#8221; e sono contenta di pubblicare e condividere il loro lavoro e le loro iniziative, se poi questo in qualche modo arriva ad influenzare il sistema sono ancora più felice.<br />
L&#8217;unica nota un po&#8217; negativa è che col fenomeno blog che cresce in maniera esponenziale di stagione in stagione, i nuovi trend godono di una tale sovraesposizione che fa si che ci si sia già annoiati di qualcosa prima ancora di averlo visto realmente per strada.<br />
<strong>Come il tuo blog si differenzia dagli altri? </strong><br />
Una lettrice l&#8217;ha recentemente l&#8217;ha definito &#8220;a feast for the eyes&#8221; e credo che abbia colto nel segno.<br />
<strong>Meglio quelli stranieri?</strong><br />
Non trovo assolutamente che ci sia differenza di qualità tra blog italiani e stranieri, sono fan e sostenitrice di entrambi.<br />
Solo per quanto riguarda gli style blogs seguo maggiormente quelli stranieri perché propongono uno stile un po&#8217; più alternativo e underground. L&#8217;Italia è la patria dell&#8217;eleganza raffinata e dello stile impeccabile, basta guardare le donne che passeggiano nel centro di Milano che sembrano uscite da una pagina di Vogue. Questo sicuramente influisce anche sul contenuto di molti blog di casa nostra. Io però, pur ammirando molto questo tipo di raffinatezza tipicamente italiana, mi trovo più a mio agio tra i vari <a href="http://www.irisvanherpen.com/" target="_blank">Iris Van Harper</a>, <a href="http://www.rickowens.com/" target="_blank">Rick Owens</a>, <a href="http://www.barbaraigongini.dk/" target="_blank">Barbara i Gongini</a>, <a href="http://www.asgerjuellarsen.com/" target="_blank">Asger Juel Larsen</a>, <a href="http://www.zanabayne.com/" target="_blank">Zana Bayne</a>, <a href="http://www.gemmaslack.com/" target="_blank">Gemma Slack</a>, <a href="http://www.garethpugh.net/" target="_blank">Gareth Pugh</a> e <a href="http://www.anndemeulemeester.be/" target="_blank">Ann Demeulemeester</a>. Marchi che si trovano più facilmente sui blog (e nei negozi) stranieri.</p>
<p><strong>I tuoi progetti per il futuro? </strong></p>
<p>Mi piace vivere day by day ma in realtà ho un piano molto eccitante in cantiere, ma per ora è ancora top secret! Stay tuned!</p>
<p>﻿</p>
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		<title>Ivano Atzori &amp; Absolut: One size fits all</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Sep 2010 07:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Verdiana Salvatelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[2010]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[esposiozione]]></category>
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		<category><![CDATA[moda]]></category>
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		<description><![CDATA[Il famoso brand eclettico, Absolut, che annovera una tradizione d&#8217;importanti eventi legati alle diverse espressioni artistiche d&#8217;avanguardia, si conferma ancora [<a href="http://www.enquire.it/2010/09/21/ivano-atzori-absolut-one-size-fits-all/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il famoso brand eclettico, <strong>Absolut</strong>, che annovera una tradizione d&#8217;importanti eventi legati alle diverse espressioni artistiche d&#8217;avanguardia, si conferma ancora una volta sempre attento ai fenomeni emergenti. Il progetto di <strong>Ivano Atzori</strong>, <strong>One size fits all</strong>, che possiamo trovare in questi giorni a Milano dal 25 al 27 settembre presso palazzo Morando, ne è un esempio. Promosso in collaborazione con l&#8217;Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, arruola i migliori interpreti del panorama della moda internazionale e contemporanea come, Haider Ackermann, Neil Barrett, Ennio Capasa, Missoni, N°21, Raf Simons, Riccardo Tisci, Vivienne Westwood, Bernhard Willhelm che inaugurano questa nuova collezione definita anche molto provocatoria interpretando al meglio l&#8217;oggetto-icona simbolo della collezione: il <em>passamontagna</em>. </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/09/Absolut-Ivano-Atzori.jpg" alt="" title="Absolut Ivano Atzori" width="500" height="530" class="alignnone size-full wp-image-6942" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Questo copricapo ha sempre protetto il volto dell&#8217;artista e ora diventa il mezzo che lo ricollega al suo pubblico, evocando dei sentimenti differenti tra di loro, un&#8217;inquietudine psicologica legata allo stesso tempo ad una forte sicurezza fisica. Un oggetto-icona, il passamontagna, che colpisce l&#8217;artista attraverso le sue linee delicate ed eleganti facendo nascere un equilibrio forte accostandolo vicino ad uno smoking o ad una décolleté.<br />
Una collezione composta da pezzi unici, realizzati da personalità differenti che spiccano per talento e ricerca.<br />
Al centro dello spazio mostra troviamo l’estetica dei passamontagna sorretti da piedistalli creati appositamente per l’esibizione, attorno da 15 stampe fotografiche di grandi dimensioni che ritraggono immagini intime e custodite ma al tempo stesso romantiche e provocatorie. Un incontro squisito tra le tre diverse forme d&#8217;arte per eccellenza, arte contemporanea, moda e fotografia. In cui l’ossessione nella scelta di un unico soggetto femminile si mischia ai protagonisti del percorso artistico, urbano e provocatorio dell&#8217;artista, arrivando a derubare gli stessi ritratti del soggetto e perciò il passamontagna diventa protagonista assoluto nascondendo i volti, ma liberando gli occhi che ci seducono, attirano e interrogano.</p>
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