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	<title>Enquire &#187; italia</title>
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	<description>Born to be curious</description>
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		<title>Un tè con i Ronin</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 09:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Irene Gasparello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica + Cinema + Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Intervistare i <strong>Ronin</strong> è sicuramente un’esperienza piacevole: innanzitutto, perché stiamo parlando di una band che con l’ultimo album ha reso felici tutti, pubblico e critica. Inoltre, le risposte del gruppo non sono mai accomodanti, proprio come le loro canzoni, territori difficili da esplorare ma pur sempre affascinanti. Nel presentarvi <strong>Fenice</strong>, un album di fotografie tutto da sfogliare, vi lasciamo immergere in questa rarefatta “era del fuoco”.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Ronin-1.jpg" alt="" title="Ronin 1" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-17686" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Ronin, ovvero, una sorpresa venuta direttamente dal panorama indie italiano: le sonorità che vi appartengono non vi legano certo alla tradizione indipendente del nostro paese. Nei vostri lavori si avverte una necessità di sperimentare forse più rintracciabile oltremanica che qui da noi. È così?</strong></p>
<p>Se con “oltremanica” intendevi l’ Inghilterra, non credo che la sperimentazione abbia da quelle parti un luogo privilegiato rispetto ad altri. Cosa ti fa pensare che sia così? La musica indipendente è noiosa ovunque, perché è fatta da gruppi che emulano altri gruppi, invece di cercare una propria strada. In una minoranza di casi l’emulazione è solo un passaggio per poi giungere ad una propria personalità. Nella maggior parte dei casi invece è quello che è: un hobby.</p>
<p><strong><em>Fenice</em></strong><strong>, che rinasce dalle proprie ceneri. Come mai questo titolo? D’altronde, <em>L’Ultimo Re</em> già aveva goduto di un più che discreto successo di pubblico, difficile pensare ad una (ri)partenza sotto questo punto di vista.</strong></p>
<p>È una cosa legata soprattutto a vicende interne al gruppo. Dopo l’abbandono dell’ (ex)batterista Enzo Rotondaro volevo sciogliere la banda, invece gli altri mi hanno convinto a ripensarci, e siamo ripartiti con una carica che mi ha ricordato il nostro primo disco, ed in generale l’energia di un gruppo all’esordio. L’Ultimo Re è un disco di cui siamo orgogliosi, ma non so quanto sia stato recepito. Anche in questo senso c’era un desiderio di ripartenza.</p>
<p><strong>In questa vostra ultima fatica l’ispirazione “morriconiana” a cui fate riferimento è ancora più percettibile rispetto ai vostri lavori precedenti. Ultimamente stiamo assistendo – lontano dall’Italia, però – a diversi esperimenti di questo tipo, pensiamo agli Still Corners, ma ce ne sarebbero molti altri. Il vostro progetto non è altrettanto giovane, ha più di dieci anni. Secondo la vostra esperienza, quali sono le band che stanno camminando su territori musicali simili ai vostri, e li stanno esplorando bene?</strong></p>
<p>Non conosco gli Still Corners, sono appena andato a sentirmeli su Bandcamp e non ho trovato alcunché di morriconiano, né di vicino ai Ronin, ma ammetto che non avevo mai ascoltato il gruppo e magari non ho ascoltato i pezzi giusti. Ripeto, non amo pensare che in Italia sia tutto nero e all’estero tutto splendente. In Italia abbiamo grandi gruppi strumentali riconosciuti anche all’estero come <em>Guano Padano</em>, <em>Giardini di Mirò</em>, <em>Calibro 35</em>, <em>Larsen</em>, <em>Zu</em>, e tanti altri.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Fenice.jpg" alt="" title="Fenice" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-17687" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>È interessante notare come ciascuno di voi lavori anche ad altri progetti, e come magari siano state proprio queste altre collaborazioni ad attirarvi gli uni agli altri, fino a stabilire la formazione attuale. In particolare cosa ha portato Paolo Mongardi (già ZEUS!, Jennifer Gentle, Il Genio) ad unirsi a voi?</strong></p>
<p>Con la mia etichetta (la defunta Bar La Muerte) ho prodotto il primo album degli Zeus!. Questo mi ha permesso di conoscere Paolo. Essendomi trasferito non lontano da dove vive lui, è stata la prima persona a cui ho pensato per sostituire Enzo. Per fortuna ha accettato. Certamente il far parte di altri gruppi, l’avere progetti anche in campo sperimentale o estremo, sono requisiti fondamentali per essere un Ronin. E’ una cosa che ci unisce e permette a ciascuno di capire meglio il linguaggio degli altri.</p>
<p><strong>Parlare di ispirazione quando si fa riferimento a musica strumentale è senz’altro difficile. Il vostro caso però pare anomalo: i brani contengono un sottotesto puramente teso al titolo del pezzo. Chiarificatore l’esempio di <em>Spade</em>: i rintocchi delle lame vengono quasi “onomatopeizzati”, se così si può dire. Frutto di un progetto voluto? Quale tipo di impegno richiede una composizione così precisa?</strong></p>
<p>Dare il titolo a pezzi strumentali è difficile. Se sei troppo esplicito, rischi di rovinare all’ascoltatore la sorpresa, il “viaggio personale” che ha il diritto di farsi lasciando volare la fantasia. Bisogna quindi in qualche modo “dire e non dire”. Oppure si può lanciare un messaggio preciso, come abbiamo fatto ne L’Ultimo Re, con titoli che richiamavano all’anti-autoritarismo ed all’anarchia.</p>
<p><strong>Dei vostri brani è bella anche la materialità: gruppo d’atmosfera sì, ma sempre fortemente attaccato agli oggetti (<em>Selce</em>), o ai panorami (<em>Benevento</em>). Se doveste legare il vostro suono, fortemente rarefatto, a qualcosa di concreto, cosa sarebbe? Quale immagine vi viene in mente?</strong></p>
<p>Per i primi 3 dischi abbiamo legato il nostro suono all’acqua, con Fenice siamo entrati nell’Era del Fuoco.</p>
<p><strong>Da poco è partito il vostro nuovo tour, che vi porterà in giro per l’Italia, ma non solo. Tra le date potete annoverare serate a Vienna, Praga, Berlino, Bruxelles. Forse a livello internazionale qualcosa si sta muovendo e il prodotto confezionato non basta più? Anche all’estero c’è un ritorno all’artigianalità, magari rivalutata in questi tempi di crisi?</strong></p>
<p>Abbiamo sempre suonato anche all’estero. Può darsi che qualcosa si stia muovendo nella direzione che dici, sarebbe bello! Sapremo dirtelo al nostro ritorno, ma non mi farei troppe illusioni: il prodotto confezionato vince ancora.</p>
<p><strong>Vogliamo lasciarvi con una domanda incentrata proprio sul concetto di artigianalità in ambito musicale: vi sentite un po’ dei sarti quando lavorate ai vostri brani? In effetti, date suono a delle idee, armonizzate gli strumenti.</strong></p>
<p>Forse non esattamente dei sarti, questo lo lascio ad <em>?Alos</em> col suo album <em>Ricamatrici</em>. Nemmeno dei fabbri, quella è una sensazione che ho come batterista degli OvO, ma non come chitarrista dei Ronin. Non saprei, lego davvero molto il comporre coi Ronin alle immagini, forse siamo dei fotografi. O suona troppo pretenzioso?</p>
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		<title>Valentina Russello, sognatrice con due anime</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 13:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Sutto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[grafica]]></category>
		<category><![CDATA[illustrazione]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Valentina Russello è un&#8217;illustratrice agrigentina, che ha lasciato un sole cocente alla volta di Milano per studiare Design al Politecnico. [<a href="http://www.enquire.it/2012/02/01/valentina-russello-illustrazione/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Valentina Russello</strong> è un&#8217;illustratrice agrigentina, che ha lasciato un sole cocente alla volta di Milano per studiare Design al Politecnico.<br />
L&#8217;abbiamo incontrata qualche tempo fa immersa nel Natale da naviglio: luci, chiasso e troppe mani da stringere. Ne è uscita un&#8217;intervista itinerante, tra colori, forme e chiasso creativo.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Valentina-Russello-2.jpg" alt="" title="Valentina Russello  (2)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-17530" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Prima di tutto: chi é Valentina Russello?</strong><br />
Valentina Russello è una sognatrice con due anime: quella da graphic Designer e quella da illustratrice.<br />
Adoro cucinare e spesso dimentico che ore si son fatte quando cucio a mano le mie bambole.<br />
Il mio percorso è simile a quello di tante persone che nascono in un posto e si trasferiscono in un altro.<br />
Nasco ad Agrigento mi dirigo verso Milano vivo a Milano,<br />
una città piena di bianchi e neri capace di assorbirti e di respingerti di amarti e perderti.<br />
<strong>Passione e creatività, due requisiti assoluti, il terzo?</strong><br />
Dedizione. Non bisognerebbe mai smettere di disegnare.<br />
Un disegno al giorno, una linea nuova, una nuova figura. Per questo ciascuno dei miei disegni mi ricorda un passaggio personale, nello stile o nella tecnica che uso, nei soggetti, o nei colori.<br />
Ogni disegno sancisce un momento nuovo di me e ne parla.<br />
Lo scorso Natale ero a casa in Sicilia; seduta sul letto con mia sorella sfogliavamo i disegni che facevo a 10, 12, 15 anni, sino ai 18, quando poi mi sono trasferita a Milano.<br />
Ero felice che ciascun disegno riportasse la data perchè guardandoli e collocati nel tempo, ho capito quanto parlassero di me, dei miei sforzi nel rendere armoniche le figure, nel disegnare bene mani e piedi, nel dare espressione a volti immobili.<br />
Per questo credo che ogni disegno sia un passo avanti e una presa di coscienza.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Valentina-Russello-3.jpg" alt="" title="Valentina Russello  (3)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-17531" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>L&#8217;ispirazione per i tuoi lavori da dove arriva?</strong><br />
La mia testa è un condominio affollato di immagini. Sono sempre con me: mentre cammino, parlo, dormo.<br />
E naturalmente mentre lavoro.<br />
Queste immagini diventano la mia principale fonte d&#8217;ispirazione quando disegno:<br />
uomini e donne, i loro vestiti, i loro oggetti, i gesti e gli stati d&#8217;animo che li descrivono.<br />
Tutti i miei lavori nascono dall&#8217;osservazione; tutte le volte che qualcosa mi colpisce ci ripenso per giorni e alla fine nasce un&#8217;illustrazione.<br />
Il più delle volte nasce in bianco e nero perchè i contrasti sono più netti e i significati espressivi vengono fuori più nitidi.<br />
Lavoro spesso a penna o con inchiostro di china nera o con le coline; il colore rimane spesso solo una porzione del tutto, un segno che evidenzia una parte, un punto dove le linee nere convergono e prendono respiro.<br />
Si crea così la tensione, la curiosità, la straniazione che può avere solo una fiaba, per adulti.<br />
<strong>Un illustratore che ammiri? </strong><br />
Ferenc Pinter, illustratore di origini metà ungheresi e metà italiane.<br />
Collaborò per 32 anni con la Mondadori creando alcune delle copertine più suggestive e ricche che mi sia mai capitato di vedere.<br />
Di lui forse si ricordano le illustrazioni che realizzò per le copertine de &#8220;il Commissario Maigret&#8221; e dei gialli di Agatha Christie.<br />
Di Pinter ammiro la sua capacità percettiva: ogni cosa, attraverso le sue mani e la tempera che usava spesso, diventava figura e colore, netto contrasto, metafora fortissima e gioco di rimandi.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Valentina-Russello-4.jpg" alt="" title="Valentina Russello  (4)" width="500" height="300" class="alignleft size-full wp-image-17532" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Invece, un personaggio che avresti voluto disegnare tu?</strong><br />
Non un personaggio solo ma tutte le donne di Sergio Toppi. Giuditta e le altre donne cattive, un libro di disegni a china, in bianco e nero, donne bellissime, eroine vincitrici intelligenti e piene di fascino adorne di vestiti fatti di mostri e guerrieri.<br />
<strong>Vì, è la storia di una freelancer a Milano. Autobiografico?</strong><br />
Vì è la storia di una me di quattro anni fà, quando decisi di diventare freelance e lasciare il mondo caotico delle agenzie.<br />
Vì è la storia di tutti quei freelance che tengono a bada e fanno incontrare sotto ad un tendone da circo: clienti, commercialisti, sogni nel cassetto e ambizioni, affetto per il lavoro e affetto per la loro salute mentale.<br />
Vì parla di public relations e di social network. Di vestiti vintage e e scarpe, dei clienti divertenti e di quelli insopportabili.<br />
Oggi la mia Vi torna con un blog e nuove storie.</p>
<p><strong>Il mercato dell&#8217;illustrazione in Italia in che situazione si trova attualmente?</strong><br />
Mi piacerebbe dire che c&#8217;è spazio per tutti e che il mestiere dell&#8217;illustratore è pieno di facilitazioni. Non è così.<br />
Lo scorso Maggio sono entrata a far parte del direttivo dell&#8217;Associazione Illustratori e ho iniziato ad accorgermi delle complicate problematiche dell&#8217;illustrazione italiana.<br />
Per prima cosa, molti, anche quelli che lavorano nel comparto della comunicazione, non sanno cosa realmente un illustratore faccia. Per questo motivo, ancora adesso, dopo 10 anni, mi ritrovo a spiegare che mestiere faccio e che sì, ho studiato per farlo.<br />
Seconda cosa, la committenza editoriale, e non solo, dà poco spazio ai giovani, costretti spesso a lavorare per pochi soldi e la gloria. L&#8217;illustratore è un mestiere, è indole innata, è capacità di leggere tra le righe. Credo che l&#8217;Italia dovrebbe dare più spazio alla creatività degli illustratori e restituire loro la dignità di professionisti che meritano.<br />
<strong>Qualche progetto futuro in previsione?</strong><br />
Da un anno mi dedico a Matsu-o, un progetto a metà strada tra Arte e Design.<br />
L’ispirazione nasce da un viaggio in Giappone nell’estate 2010, un Giappone fatto di oggetti stratificati, di città pulsanti e neon coloratissimi e sempre in funzione. Matsu-o parla di stupore, esorta a riacquisire la capacità di stupirsi anche per gli aspetti nascosti delle cose, di noi stessi, delle persone che ci circondano.<br />
Per questo motivo, il progetto parte con la creazione di 9 bambole, 9 personaggi (la rana, il pesce martello, la suora, la formica, i pesci alati, il gatto, il muffin, la fragola) con 9 storie e 9 vite, caratterizzate da un indole originale.<br />
Ogni bambola è una sorta di cappello al centro del quale è adagiata una testa-spilla: perché nel momento in cui recuperiamo il nostro vero io, è come se indossassimo un cappello che non serve più a nascondere ma a proclamare chi siamo davvero e cosa ci piace.<br />
Torniamo a stupirci, assaporiamo le cose come facevamo un tempo, iniziamo un nuovo percorso, come quando si traccia la prima linea nera su un foglio bianco.<br />
Un invito, iconico e metaforico, a indossare il nostro cappello e finalmente ritrovarci così com’eravamo.<br />
Questo anno sarà tutto dedicato a Matsu-o, al suo mondo e ai suoi personaggi.<br />
<strong>L&#8217;arte e il critico sono legati da un rapporto di sudditanza, almeno a quanto dice Achille Bonito Oliva, per l&#8217;illustrazione invece? Il pubblico sostituisce il critico?</strong><br />
Il pubblico è il critico e il critico sono prima di tutto io. Tutte le volte che inizio un&#8217;illustrazione mi dico: disegna come se creassi qualcosa anche per te, qualcosa da amare, da coccolare e da continuare a guardare.<br />
L&#8217;illustrazione è una forma d&#8217;arte solo in un secondo momento, lo diventa dopo esser stata utilizzata, letta, guardata, mangiata.<br />
L&#8217;illustrazione ci serve, per capire un testo, per spostarci in mondi altri, quelli fantastici e irreali. In qualche modo l&#8217;illustratore accompagna il pubblico verso una scelta, suggerisce una visione.<br />
L&#8217;illustrazione senza pubblico non ha voce ne memoria.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Valentina-Russello-5.jpg" alt="" title="Valentina Russello  (5)" width="500" height="330" class="alignleft size-full wp-image-17533" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Tre canzoni e tre libri di illustrazione.</strong><br />
<em>Street Spirit</em><strong> </strong>(Fade Out) <em>dei Radiohead,</em> per la poesia del video e dei salti nel vuoto a rallenty.<br />
<em>Big Exit</em> <em>di PJ Harvey</em>, per la carica mi dava quando avevo 22 anni.<br />
<em>Alone in Kyoto</em> <em>di Nicolas Godin e Jean-Benoît Dunckel</em>, perchè, quando piove, ci vuole una colonna sonora.<br />
<em>Nel Bar</em> <em>di Munoz,</em> per i visi, la forza e il bianco e nero.<br />
<em>Le più belle fiabe delle Mille e una notte</em><strong> </strong><em>di Ol&#8217;ga Dugina</em>, per l&#8217;eleganza di ogni singolo segno.<br />
<em>Una raccolta delle più belle illustrazioni giapponesi per bambini</em><strong>,</strong> uscite su una rivista dal nome sconosciuto.<br />
La comprai durante il mio viaggio in Giappone ma ancora adesso non sono riuscita a capirne il nome.<br />
Ne pubblico una foto, magari qualcuno mi aiuta a scoprirlo.<br />
La motivazione? la curiosità e il buon umore che ogni disegno suscita in me ogni volta che la apro.<br />
<strong>Hai un sogno nel cassetto?</strong><br />
Ne ho tanti ma i termini e i soggetti sono ricorrenti: cibo, Sicilia, arte, scrittura.<br />
Forse un libro illustrato sulla cucina siciliana?<br />
O magari, più semplicemente, riuscire a non perdere le mie radici creando legami tra quello che so fare e quello che sono.</p>
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		<title>The Black Keys: il live a Milano</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 11:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sebastiano Piras</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica + Cinema + Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[2012]]></category>
		<category><![CDATA[alcatraz]]></category>
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		<description><![CDATA[L’attesa era alle stelle, il concerto sold out da qualche mese e noi di Enquire, soltanto grazie alla destrezza della [<a href="http://www.enquire.it/2012/02/01/the-black-keys-live-milano/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’attesa era alle stelle, il concerto sold out da qualche mese e noi di Enquire, soltanto grazie alla destrezza della nostra Fashion Editor, <em>Lucilla Spagnuolo</em>, siamo riusciti ad accaparrarci due biglietti. Stiamo parlando dei <strong>Black Keys</strong> e della loro unica data milanese all’Alcatraz, per promuovere <strong><a href="http://www.enquire.it/2011/12/09/el-camino-il-nuovo-album-dei-the-black-keys/" target="_blank">El Camino</a></strong>, l’album uscito lo scorso dicembre e da noi già recensito.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/The-Black-Keys-Alcatraz-2.jpg" alt="" title="The Black Keys - Alcatraz 2" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-17524" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Risultato? “Mixed up reviews”, o per dirla in italiano, recensioni (e quindi, pareri) contrastanti. Si sa, le aspettative – spesso – non aiutano a compensare l’attesa, e così accade che questo live dei Black Keys, se pur ineccepibile da un punto di vista tecnico, abbia giocato come unica carta quella della formalità.<br />
Sia chiaro, sin dalle prime note, i sostenitori più fedeli saltavano cantando a squarciagola ogni parola della discografia del gruppo americano, ma la scaletta non aiutava, soprattutto per quelli che, accorsi con la curiosità di chi ha letto le recensioni entusiastiche d’oltreoceano, si sarebbero aspettati un pathos diverso col pubblico.<br />
Si parte quasi in ordine cronologico rispetto alla produzione discografica del duo, con pezzi appartenenti ai precedenti album, salvo qualche eccezione (<em>Run Right Back</em>, <em>Dead And Gone</em> e qualche altra “novità” che si confonde con i vecchi brani), per poi continuare con la formula che vuole i nuovi pezzi buttati qua e là nella scaletta, e quindi offuscati dal materiale più conosciuto.<br />
L’esplosione vera e propria si è avuta con <em>Lonely Boy</em>, singolo di lancio di quest’ultimo album e pezzo dall’indiscutibile appeal radiofonico. Il coro di apprezzamento diventa qui unanime, con la folla che finalmente palesa il proprio consenso fisico, agitandosi con passione.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/The-Black-Keys-Alcatraz-1.jpg" alt="" title="The Black Keys - Alcatraz 1" width="500" height="600" class="alignleft size-full wp-image-17525" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Piccola nota.<br />
A far da spalla ai Black Keys, quasi in totale anonimato, c’erano i <strong>Portugal. The Man</strong>, con i quali abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere, e ai quali è andato il nostro apprezzamento per aver aperto un concerto bello ma non totalmente entusiasmante, con i brani del loro nuovo album, <strong>In The Mountain In The Cloud</strong>, che vi consigliamo assolutamente di ascoltare.<br />
<em>Foto di Francesco Prandoni.</em></p>
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		<title>Non solo di note: Quakers &amp; Mormons</title>
		<link>http://www.enquire.it/2012/01/27/quakers-mormons-maolo-torreggiani-uochi-toki/</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 13:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anice</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica + Cinema + Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[cucina]]></category>
		<category><![CDATA[elettronica]]></category>
		<category><![CDATA[indie]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
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		<category><![CDATA[pop]]></category>

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		<description><![CDATA[I Quakers &#38; Mormons nascono nel 2009 a Bologna grazie alla folle e geniale creatività di Maolo Torreggiani, già voce [<a href="http://www.enquire.it/2012/01/27/quakers-mormons-maolo-torreggiani-uochi-toki/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I <strong>Quakers &amp; Mormons</strong> nascono nel 2009 a Bologna grazie alla folle e geniale creatività di <strong>Maolo Torreggiani</strong>, già voce del gruppo <strong>My Awesome Mixtape</strong>, che non ha bisogno di presentazioni, e dalla collaborazione con Riccardo “Rico” Gamondi degli altrettanto conosciuti <strong>Uochi Toki</strong>.<br />
I Q&amp;M sono un gruppo di musica hip hop sperimentale che mescola il rap con archi, fiati e musica <em>klezmer</em>.<br />
Conoscendo la sua grande passione per la cucina, abbiamo invitato Maolo per un’intervista culinaria e per farci raccontare del progetto dei Quakers &amp; Mormons.</p>
<p>Tra una chiacchiera e l’altra, trascorriamo un piacevole pomeriggio mentre lui prepara <em>Apple pie</em> e <em>Pancake</em> (non a caso due dolci che appartengono alla tradizione gastronomica americana, la cui musica hip-hop influenza artisticamente Maolo).</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Evolvotron.jpg" alt="" title="Evolvotron" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-17405" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Raccontaci come è nato questo progetto.</strong><br />
I Quakers &amp; Mormons sono nati essenzialmente da una mia esigenza personale. Era un periodo in cui con i My Awesome Mixtape suonavamo poco e alcuni dei componenti erano impegnati in altri progetti musicali.<br />
Ho iniziato a comporre dei pezzi di matrice hip hop, poiché in quel momento avevo voglia di “rappare”.<br />
Il nome Q&amp;M nasce da una gag, legano bene insieme e fanno riferimento ai Quaccheri e Mormoni per quanto riguarda l’immaginario sacro e dissacrante allo stesso tempo.<br />
<strong>Il nome dell’album <em>Evolvotron</em> cosa significa?</strong><br />
È una parola inventata che deriva dal termine “evolution”. Mi piace inventare delle parole nuove, Evolvotron è la commistione di evolution con qualcosa che rimanda al concetto di meccanico o macchinoso.<br />
<strong>Sempre in riferimento all’album, come nascono le tue canzoni?</strong><br />
La musica nasce dal campionamento di pezzi musicali che per la maggior parte appartengono ad un compositore degli anni 40, <em>Moondog</em> , un personaggio molto particolare che suonava per le strade di New York vestito da vichingo con strumenti musicali ,per lo più a percussione, costruiti da lui stesso.<br />
Non sono l’unico ad usufruire della musica di Moondog, ci sono anche gli Hobocombo che eseguono delle cover dei suoi brani. Io invece campiono alcuni estratti delle composizioni di Moondog e poi li rivisito.<br />
Mi occupo sia dei testi che della musica, mentre nella fase di produzione interviene Rico dei Uochi Toki che “distrugge” tutto per poi ricomporre il mio lavoro.<br />
La stesura dei testi è spontanea e affidata all’improvvisazione senza alcuna logica partendo da alcune immagini.<br />
In genere inizio dalla musica e concludo con i testi. Essenzialmente parto dai ritornelli che sono per me immediati.<br />
<strong>Cosa racconti nei tuoi testi? Abbiamo colto molte metafore e non è affatto semplice interpretarle.</strong><br />
Racconto tante storie tutte diverse e strampalate. Racconti borderline che parlano di attrici che cambiano genere di appartenenza, passando dalla commedia alla prosa, oppure storie di suicidi e  storie che riflettono il tema della morte. Sono testi molto personali difficili da cogliere ed è difficile farli cogliere perché c’è un elemento aggiuntivo: la lingua inglese. Penso che se i miei pezzi fossero cantati in italiano riuscirei a raggiungere un maggior numero di persone.<br />
<strong>Pensi che in futuro canterai mai in italiano?</strong><br />
Assolutamente no! Io e l’italiano non andiamo proprio d’accordo, non c’è alcun sodalizio musicale.<br />
<strong>Quando uscirà il nuovo disco? </strong><br />
A breve, pensavo a Febbraio anche perché al momento il master definitivo non è ancora pronto.<br />
Sto valutando per un’autoproduzione per quanto riguarda la stampa. Dato che è un progetto molto intimo e personale pensavo di collaborare con mio fratello rifondando una sua vecchia etichetta: Anemic Dracula.<br />
Il titolo del nuovo album sarà Funeralistic.<br />
<strong>Se non avessi fatto il musicista, cosa avresti fatto nella vita?</strong><br />
Credo sia abbastanza ovvio: il cuoco, in realtà lo sono già (<em>intanto impasta farina, uova e zucchero n.d.r</em>).<br />
<strong>Come nasce la tua passione per la cucina?</strong><br />
Intorno ai 16 anni, mentre a 18 anni dopo il liceo ho fatto l’aiuto cuoco per un mese presso Casa Monica, un ristorante di cucina innovativa di Bologna. All’epoca ero giovane per cui il lavoro mi risultava pesante, e così l’ho abbandonato. Dopo 2 anni di studi universitari in Filosofia ho deciso di abbandonare la facoltà per dedicarmi alla musica. Per un periodo ho fatto il cuoco a domicilio e mi sono occupato del catering di alcuni music club. Ho sperimentato molto con il cibo, ma attualmente mi dedico alla cucina tradizionale perché ritengo sia importante conoscerne le basi.<br />
<strong>Raccontaci dei tuoi progetti culinari.</strong><br />
Da circa un anno<strong> </strong>insieme ad un amico ,Lidio, anche lui musicista, in arte Shiva Bakta, abbiamo creato un blog di cucina: <a href="http://www.indiecook.wordpress.com" target="_blank">www.indiecook.wordpress.com</a><br />
L’idea è nata quando ho letto una ricetta che Lidio aveva postato sul suo blog, così gli ho proposto di crearne uno per musicisti. Mi occupo anche di una rubrica culinaria a nome Indiecook della durata di 5 minuti per la trasmissione radiofonica Area 51.<br />
<strong>Tre oggetti che ti descrivono.</strong><br />
Naturalmente si tratta di tre oggetti da cucina a cui non posso rinunciare:<br />
<strong><em>Coltelli</em></strong><em>, </em>perché sono una persona tagliente nel dare giudizi e sulle decisioni da intraprendere.<br />
<strong><em>Fruste</em></strong><strong>, </strong>perché distruggono qualsiasi tipo di grumo ed io sono una persona dal forte imprinting distruttivo. La creazione per me inizia da un processo di distruzione.<br />
<strong><em>Termometro da zucchero, </em></strong>è uno strumento molto preciso, proprio come me visto che sono molto pignolo.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Maolo.jpg" alt="" title="Maolo" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-17406" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Apple Pie</strong></p>
<p>350 gr. farina<br />
250 gr. zucchero<br />
150 gr. fecola<br />
200 gr. burro<br />
2 uova<br />
1 pizzico di sale</p>
<p>1 velo di marmellata</p>
<p>3 mele tagliate a fette sottili</p>
<p>Unire alla farina la fecola, lo zucchero, il burro, le uova, il sale ed il lievito. Lavorare l’impasto fino a quando non risulta omogeneo, avvolgerlo in una pellicola trasparente e lasciarlo riposare in frigo per circa mezz’ora.</p>
<p>Una volta che l’impasto è pronto si può stendere in una teglia e passare sopra un velo di marmellata per evitare che si asciughi durante la cottura in forno. Dopo 5 minuti di cottura a 200 gradi si possono disporre le mele tagliate a fette alte circa mezzo centimetro. Infornare nuovamente per circa mezz’ora e a fine cottura si può spolverare sopra della cannella.</p>
<p><strong>Pancakes</strong></p>
<p>160 gr. farina autolievitante</p>
<p>50 gr. zucchero</p>
<p>160 gr. latte</p>
<p>1 uovo</p>
<p>1 cucchiaio di lievito in polvere</p>
<p>Si mescolano tutti gli ingredienti e si lascia riposare per circa un’ora a temperatura ambiente.</p>
<p>Si fa riscaldare una teglia antiaderente e con un mestolo si prende un po’ di impasto che non deve essere troppo liquido. Cuocere da entrambi i lati e servire con sciroppo d’acero.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Apple-pie.jpg" alt="" title="Apple pie" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-17407" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Seguite i Quakers &#038; Mormons su <a href="http://www.myspace.com/quakersandmormons" target="_blank">Myspace</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Malinconico e sospeso: Marco Demis @ Spazio Meme</title>
		<link>http://www.enquire.it/2012/01/26/marco-demis-spazio-meme-carpi-nuvole/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 13:00:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara Marzullo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[2012]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[esposizione]]></category>
		<category><![CDATA[illustrazione]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[spazio meme]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo Spazio Meme di Carpi (MO) è un posto che noi di Enquire abbiamo molto a cuore: sempre scelte con [<a href="http://www.enquire.it/2012/01/26/marco-demis-spazio-meme-carpi-nuvole/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo <strong>Spazio Meme</strong> di Carpi (MO) è un posto che noi di Enquire abbiamo molto a cuore: sempre scelte con impeccabile gusto, le sue mostre hanno la capacità di portare in evidenza artisti e opere di cui è difficile non innamorarsi. Per questo abbiamo deciso di iniziare a dialogare con alcuni di questi ospiti: il primo di una, speriamo, lunga collaborazione è <strong>Marco Demis</strong>.<br />
Nato a Milano nel 1982, Marco studia all&#8217;Accademia di Belle Arti di Brera e Architettura al Politecnico di Milano. Le sue opere, oli su tela o disegni, mostrano giovani ragazze, bambine, dalla pelle color di luna, dai colori malinconici, in un&#8217;atmosfera sospesa, a metà tra l&#8217;ingenuità e la maturità.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Marco-Demis-Spazio-Meme-Carpi-2.jpg" alt="" title="Marco Demis - Spazio Meme (Carpi) (2)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-17353" style="paddig-top:10px;"/></p>
<p><strong>Dal 2001 studi all&#8217;Accademia di Belle Arti di Brera, poi nel 2007 ti laurei in Architettura – il tuo percorso di studi dunque comprende elementi provenienti da ambienti diversi – qual è stato, se è possibile identificarlo, il momento formativo più importante?</strong></p>
<p>Gli studi universitari hanno per certi versi distratto per delusione quelli che erano le mie passioni, durante l’accademia ho voluto approfondire gli studi di architettura e durante gli studi di architettura sono tornato alla pittura. In ogni caso i miei interessi non sono mai stati scissi, ho sempre  provato attrazione per l’arte e l’architettura classica o classicista, la concezione simbolica dello spazio e del paesaggio. Da autodidatta poi ho coltivato l’interesse per la filosofia e l’estetica moderna e contemporanea. Negli ultimi anni poi, entrando più a contatto con altri artisti o curatori ho potuto meglio approfondire le dinamiche attuali del mondo dell‘arte.</p>
<p><strong>I soggetti dei tuoi lavori sono bambine, quasi bambole dagli abiti retrò e dallo sguardo puro e languido allo stesso tempo: perché scegliere di rappresentare questa età, di un&#8217;innocenza, quasi, perduta? La malinconia dei colori, gli oli e i disegni di questi ambienti familiari eppure sconosciuti: com&#8217;è l&#8217;umanità che ritrai?</strong></p>
<p>I soggetti hanno un carattere di primitiva alterità, l’infanzia non è un tema che intendo indagare.<br />
Negli oggetti e nei riferimenti simbolici trovo elementi del mio passato recente, una collezione di arnesi e persone.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Marco-Demis-Spazio-Meme-Carpi-4.jpg" alt="" title="Marco Demis - Spazio Meme (Carpi) (4)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-17354" style="paddig-top:10px;"/></p>
<p><strong>Da pochissimo hai inaugurato la tua mostra «<em>Nuvole</em>» allo Spazio Meme: ci parli un po&#8217; di questa tua personale?</strong></p>
<p>Sono contento di aver avuto l’occasione di raccogliere una serie di disegni che ho fatto senza una organizzazione precisa, realizzati per sfogo o nei momenti di riflessione più intima, senza l’intenzione di una composizione o di una esposizione. Per questo nei temi e nelle date li sento molto personali.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Marco-Demis-Spazio-Meme-Carpi-5.jpg" alt="" title="Marco Demis - Spazio Meme (Carpi) (5)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-17355" style="paddig-top:10px;"/></p>
<p><strong>Ispirazioni, aspirazioni. Quali sono le prime? E quali i progetti per il futuro?</strong></p>
<p>Andare a vivere con la mia compagna.</p>
<p><strong>Se dovessi paragonare i tuoi disegni ad un film o a una musica o a un film, quale sceglieresti? E se ti ci dovessi paragonare tu?</strong></p>
<p>Un paragone non saprei. Sul momento, un film che sento molto vicino è &#8220;Sette anni in Tibet&#8221;, una colonna sonora &#8220;A small measure of peace&#8221; di Hans Zimmer.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Marco-Demis-Spazio-Meme-Carpi-6.jpg" alt="" title="Marco Demis - Spazio Meme (Carpi) (6)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-17356" style="paddig-top:10px;"/></p>
<p>La mostra <strong>Nuvole</strong> allo Spazio Meme è stata inaugurata lo scorso 14 Gennaio e sarà possibile visitarla fino al 5 Febbraio ed è stata curata dalla brava Francesca Pergreffi. Per maggiori informazioni qui: <a href="http://www.spaziomeme.org/" target=_blank">www.spaziomeme.org</a></p>
<p>Per vedere le opere di Marco Demis, questo è il suo sito <a href="http://www.marcodemis.com/" target=_blank">www.marcodemis.com</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Gira la manovella, il regista sei tu!</title>
		<link>http://www.enquire.it/2012/01/10/lomokino-lomo-macchina-fotografica-analogico/</link>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 09:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marika Saonari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[35mm]]></category>
		<category><![CDATA[analogico]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[lomo]]></category>
		<category><![CDATA[macchina fotografica]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>

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		<description><![CDATA[Nostalgia dei vecchi film? Nostalgia delle vecchie videocamere? Non preoccupatevi adesso è possibile creare film analogici a basso costo. In [<a href="http://www.enquire.it/2012/01/10/lomokino-lomo-macchina-fotografica-analogico/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nostalgia dei vecchi film?<br />
Nostalgia delle vecchie videocamere?<br />
Non preoccupatevi adesso è possibile creare film analogici a basso costo.<br />
In casa <strong>Lomography</strong> sta spopolando un nuovo <em>giochino</em> grazie al quale potrete improvvisarvi registi e chissà, magari provare ad emulare proprio i grandi registi dell&#8217;epoca d&#8217;oro: <strong>Lomokino</strong>.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Lomokino-2.jpg" alt="" title="Lomokino (2)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-17003" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Piccola e maneggevole questa scatoletta magica è in grado di regalarci 144 pose di film analogico.<br />
Grazie all&#8217;ausilio di tre aperture di diaframma e alla slitta per il flash è possibile usare LomoKino (quasi) in ogni condizione di luce.<br />
E poi, come non cedere al fascino del <strong>LomoKinoScope</strong> col quale rivedere il proprio lavoro?<br />
Cosa state aspettando?<br />
Caricate una pellicola 35mm e iniziate a girare la manovella!<br />
Maggiori informazioni, come sempre sul sito <a href="http://www.lomography.it/" target="_blank">www.lomography.it</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Modernariato rivoluzionato</title>
		<link>http://www.enquire.it/2012/01/09/stefano-presotto-ottocicli-biciclette-italia-riuso/</link>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 08:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Sutto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arch + Design]]></category>
		<category><![CDATA[biciclette]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[riciclo]]></category>
		<category><![CDATA[riuso]]></category>
		<category><![CDATA[veneto]]></category>

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		<description><![CDATA[Nei piccoli borghi, si sa, restano vive le tradizioni e si anima una creatività del tutto particolare: quella del riciclo. [<a href="http://www.enquire.it/2012/01/09/stefano-presotto-ottocicli-biciclette-italia-riuso/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nei piccoli borghi, si sa, restano vive le tradizioni e si anima una creatività del tutto particolare: quella del riciclo. Non si parla però di mero recupero, ma di rinnovazione. Recuperare materiali usati, magari anche abbandonati, e ridare loro nuova vita. Per fare ciò, sono necessarie una notevole dose di creatività e un grande amore per il passato. Queste caratteristiche appartengono a <strong>Stefano</strong> <strong>Presotto</strong>, che, con un occhio attento ai velocipedi di un tempo, riesce a ricreare esemplari del tutto singolari. Pezzi unici e, per volontà, irripetibili. Potremmo definirlo un artigiano del recupero, un amante del dettaglio e dell&#8217;estetica pulita. Un mix di forme che, se prese singolarmente, non suggerirebbero nulla di interessante, ma che, mixate riescono a far emergere un oggetto interessante.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Stefano-Presotto-Ottocicli-2.jpg" alt="" title="Stefano Presotto - Ottocicli (2)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16932" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Il design della bicicletta, non viene rivoluzionato senza motivo. Spesso, si mantiene la natura stessa dell&#8217;oggetto, allo stato puro, come un diamante grezzo; a volte invece, sono inseriti accessori o pezzi di chiara derivazione high-tech. La scelta, non è mai dettata da fini commerciali, bensì dalla passione e dalle sensazioni trasmesse. Lo si potrebbe definire amore per il vintage, e, in realtà, lo è. Qui non si tratta di capi d&#8217;abbigliamento o di mobili d&#8217;antiquariato, l&#8217;attenzione si posa su una delle invenzioni più importanti dell&#8217;era moderna, oggetto, in origine, di estremo desiderio (come documenta il capolavoro cinematografico &#8220;Ladri di biciclette&#8221;). </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Stefano-Presotto-Ottocicli-3.jpg" alt="" title="Stefano Presotto - Ottocicli (3)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16933" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Attualmente, il sovraccarico di tecnologia ha reso certe passioni singolari e degne di nota: è molto facile trovare oggetti abbandonati, impegnativo e decisamente singolare è avere la volontà e il desiderio di donar loro nuova vita, magari, in una veste totalmente differente dall&#8217;originale.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Stefano-Presotto-Ottocicli-4.jpg" alt="" title="Stefano Presotto - Ottocicli (4)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16934" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Stefano Presotto risiede a Portogruaro, in provincia della Serenissima, e con il nome di <strong>Ottocicli</strong>, firma le sue creazioni. Oggetto di due mostre nel territorio della Venezia Giulia, possono essere anche richieste su commissione, portando con se una vecchia bici a cui si è estremamente legati o descrivendo le proprie necessità. Unica regola: lasciare spazio creativo a questo simpatico visionario.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>En Roco: né uomini né ragazzi</title>
		<link>http://www.enquire.it/2012/01/03/en-roco-ne-uomini-ne-ragazzi/</link>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 07:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Giordano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica + Cinema + Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[2011]]></category>
		<category><![CDATA[drum machine]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[new release]]></category>
		<category><![CDATA[sintetizzatore]]></category>

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		<description><![CDATA[Né uomini né ragazzi è il nuovo lavoro degli En Roco, il gruppo genovese attivo dal 2001, anno di pubblicazione [<a href="http://www.enquire.it/2012/01/03/en-roco-ne-uomini-ne-ragazzi/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Né uomini né ragazzi</strong> è il nuovo lavoro degli <strong>En Roco</strong>, il gruppo genovese attivo dal 2001, anno di pubblicazione del primo EP. Genova è anche la città in cui strimpellano i primi accordi e in cui lavorano al loro primo LP, <strong>Prima di volare via</strong>, del “lontano” 2003. Da allora ne hanno fatta di strada, cercando un proprio stile, valutando alcune sperimentazioni e approdando ad un quarto album in studio con una maturità percettibile ed un sound che si è stabilizzato nel tempo, trovando nel cantautorato la propria dimensione ideale.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/En-Roco-2.jpg" alt="" title="En Roco 2" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-16842" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Uscito lo scorso novembre, il disco ha un titolo dal significato chiaro: Né uomini né ragazzi, quasi a voler sottolineare la loro insofferenza nel sentirsi limitati da etichette che non li rappresentano in maniera esaustiva. Gli En Roco però non ricorrono a sintetizzatori, campionatori, drum machine o sequencer, il cui utilizzo è diventato decisamente inflazionato tra le band italiane, quindi possiamo affermare che c’è – da parte loro – una necessità vera e propria di rappresentare le voci “fuori dal coro”.<br />
Questi quattro ragazzi sono affezionati al rock puro, un sound intramontabile che non risentirà mai del passare degli anni e delle tendenze che scandiscono le differenti epoche musicali. Si avverte l’influenza della melodia italiana, quella dei testi semplici, priva di trascendentali giri di parole o cripticismi di alcun tipo, come anche del pop inglese, senza perdere di vista i grandi gruppi del passato. Nonostante questo, gli En Roco riescono  perfettamente a mettere in chiaro la loro personalità.<br />
E se non siete ancora convinti, potete ascoltare il primo singolo tratto dall’album, Nell’acqua, brano che alla fine di questo 2011, segnato da disastrose calamità naturali e alluvioni che hanno messo in ginocchio buona parte dell’Italia, acquisisce un senso ancor più profondo, a testimonianza del fatto che la bella musica è quella che ha qualcosa di concreto da dire. </p>
<p><iframe src="http://player.vimeo.com/video/32455204?title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0&amp;color=f23183" width="500" height="281" frameborder="0" webkitAllowFullScreen mozallowfullscreen allowFullScreen style="padding:10px 0 10px 0;"></iframe></p>
<p>Stesso discorso per pezzi come <em>Un inverno per noi, Non dimentico e In favore del vento</em>, dove l’immediatezza è di casa, ma non la mancanza di domande esistenziali che ben si sposano col titolo.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Sergio Padovani: L’uomo condannato, alla vita</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Dec 2011 11:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Irene Perino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[esposizione]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[pittura]]></category>
		<category><![CDATA[sour milk]]></category>
		<category><![CDATA[varese]]></category>

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		<description><![CDATA[“Amor, ch&#8217;al cor gentil ratto s&#8217;apprende, prese costui de la bella persona che mi fu tolta; e &#8216;l modo ancor [<a href="http://www.enquire.it/2011/12/29/sergio-padovani-sour-milk-varese-esposizione-pittura/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>“Amor, ch&#8217;al cor gentil ratto s&#8217;apprende,<br />
prese costui de la bella persona<br />
che mi fu tolta; e &#8216;l modo ancor m&#8217;offende”</em><br />
Amore e passione.<br />
E poi la Morte, lenta ed inesorabile.<br />
Forse sofferta e dolorosa. Ma liberatoria.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/AMOR-GOETIA-PARE.oliobitume-su-tela-.60x60.2011.jpg" alt="" title="AMOR GOETIA PARE.olio,bitume su tela .60x60.2011" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16757" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Sergio Padovani</strong>, ultimo di sette fratelli, nasce a Modena il 25 Aprile del 1972, ventisette anni dopo la Liberazione dalla dominazione nazifascista.<br />
La Libertà domina la pittura di questo giovane artista che ha trascorso la sua intera vita all’inseguimento della stessa, seguendo un lungo cammino verso la realizzazione di un destino ormai scritto e consacrato all’Arte.<br />
E all’Amore.</p>
<p>Davanti a noi quadri cupi in cui il nero regna sovrano, illuminato a tratti da un bianco accecante che enfatizza le tenebre in cui sono immersi – e forse perduti per sempre &#8211; i personaggi.</p>
<p><strong>Le vostre ombre assomigliano a ghigliottine</strong> è il titolo della mostra personale presso <a href="http://www.sourmilk.it/" target="_blank">Sourmilk Artgallery</a>, tempio varesino dell’arte contemporanea, fino al 7 Gennaio 2012.</p>
<p>Inquietante.</p>
<p>Forse.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/AVREMMO-DOVUTO-ROVESCIARCI-IL-MONDO-ADDOSSO.Oliobitume-su-tela-100x150.2011.jpg" alt="" title="AVREMMO DOVUTO ROVESCIARCI IL MONDO ADDOSSO.Olio,bitume su tela 100x150.2011" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16758" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>“Inquietante è l&#8217;aggettivo che sento più spesso incollato ai miei quadri. Forse quando la gente mi parla e vede che non lo sono ne rimane sorpresa… come se due dovesse sempre fare due. Forse mi auto psicanalizzo con la pittura senza rendermene conto”.</p>
<p>Autodidatta, Sergio dipinge da circa cinque anni, dopo una visione che gli ha cambiato la vita.</p>
<p>“Il mio percorso artistico nasce con la musica. Ho suonato per circa 20 anni sperimentando molti generi musicali. Dopo diverse esperienze però ho iniziato a percepire che per me contava molto di più il discorso creativo delle musiche piuttosto che l&#8217;esibizione. Questo fattore mi ha chiuso molto in una mia ricerca personale fino a quando a Parigi, circa 5 anni fa, vidi una mostra di Odilon Redon. Carboncini”.</p>
<p><em>Amor, ch&#8217;a nullo amato amar perdona,<br />
mi prese del costui piacer sì forte,<br />
che, come vedi, ancor non m&#8217;abbandona.</em></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/MADRIMALEDETTE-MADRI.Oliobitume-su-tela-.50x60.2011.jpg" alt="" title="MADRI,MALEDETTE MADRI.Olio,bitume su tela .50x60.2011" width="500" height="600" class="alignleft size-full wp-image-16759" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Da quel momento Sergio precipita &#8211; nessun verbo potrebbe essere migliore – nell’ossessione per l’Arte. Artisticamente arrogante, come lui stesso si definisce, decide di non avere maestri e di studiare una tecnica personale strutturata sulla visione.</p>
<p>L’analisi è alla base dell’arte di Sergio, pittore dall’animo profondo ed indagatore. Ogni cosa intorno a lui merita ed è degna di osservazione: oggetti, persone, sentimenti.</p>
<p>Pur staccandosi dal primo grande amore, la Musica, Sergio ne rimane profondamente influenzato. Nelle sue opere, armoniose ma silenziose, si percepisce un ritmo lento e incantatore che trascina lo spettatore in un viaggio surreale alla scoperta dell’Amore e della Vita.</p>
<p>“La mia tecnica è molto empirica. Non uso bozzetti o disegni preparatori. Inizio a dipingere sulla tela finché un&#8217;intuizione, un gesto,un errore mi spingono a seguire una via pittorica che non avevo considerato: semplicemente la seguo, cercando di farla convivere con quello che mi sta coinvolgendo o ispirando”.</p>
<p>Sergio sembra comunicare con il quadro, come se il suo ruolo fosse quello di medium, di uno strumento che  la tela impugna per prendere vita.</p>
<p>“Questa specie di comunicazione con il quadro è quello che PER ME è la pittura: quando la tela stessa sembra indirizzare le tue idee,modificare le tue intenzioni,cambiare sorte all&#8217;immagine”.</p>
<p>La nostra ombra sovrasta i quadri. Le cornici sembrano tremare alla nostra visione. È paura quella che percepiamo? Cosa cercano quegli occhi scintillanti che emergono dalle tenebre? Chi sono i personaggi immortalati dal pittore?</p>
<p>Cristallizzati in un attimo che non appartiene al nostro tempo, come fermati un solo istante prima della caduta al suolo, essi sono gli Uomini. La ricerca e la curiosità, motore unico ed immobile della Vita, è ciò che tiene  in vita quelle figure orride a prima vista, in grado di repellerci e causarci disgusto.</p>
<p>L’Uomo è sì bruto e folle.</p>
<p>Ma è sempre alla ricerca di una via d’uscita, di un destino da realizzare, di un Amore da vivere. E morire, se necessario.</p>
<p>“Vedo l&#8217;essenza della ricerca dell&#8217;Amore con l&#8217;A maiuscola&#8230; una ricerca di un demone. L&#8217;amore è un diavolo, come nel titolo del bellissimo film sulla vita di F.Bacon. Bisogna vendergli l&#8217;anima, altrimenti non lo si proverà mai”.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/POSSESSIONEORA-SEI-PIÙ-BELLAOliobitume-su-tela.30x40.2011.jpg" alt="" title="POSSESSIONE,ORA SEI PIÙ BELLA!Olio,bitume su tela.30x40.2011" width="500" height="600" class="alignleft size-full wp-image-16760" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><em>Amor condusse noi ad una morte.<br />
Caina attende chi a vita ci spense.<br />
Queste parole da lor ci fuor porte.»</em></p>
<p>(<a title="Dante Alighieri" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dante_Alighieri" target="_blank">Dante Alighieri</a>, <a title="Inferno (Divina Commedia)" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Inferno_%28Divina_Commedia%29" target="_blank">Inferno</a> <a title="Inferno - Canto quinto" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Inferno_-_Canto_quinto" target="_blank">V</a>, <a title="s:Divina Commedia/Inferno/Canto V" href="http://it.wikisource.org/wiki/Divina_Commedia/Inferno/Canto_V" target="_blank">100-108</a>)</p>
<p>Il patibolo vi aspetta.</p>
<p>La sentenza è una ed una soltanto: Vivere.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Sogno, realtà, malinconia. Anastasia Cavina</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 10:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara Marzullo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[analogico]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Ania deve aver fatto un patto con la luce: dalle sue finestre filtra sempre la più dolce e tenue luce, [<a href="http://www.enquire.it/2011/12/21/anastasia-cavina-fotografia-italia-analogico/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ania</strong> deve aver fatto un patto con la luce: dalle sue finestre filtra sempre la più dolce e tenue luce, che accarezza i corpi e le cose, e li trasforma. Così prendono vita gli oggetti, i luoghi e le camere, diventano sogni, che Ania racconta con le sue parole e le sue storie.<br />
Le sue foto sono il laboratorio di un&#8217;instancabile sognatrice. Ne parliamo con lei.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/Anastasia-Cavina-1.jpg" alt="" title="Anastasia Cavina (1)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16647" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Se dovessi descrivere la tua fotografia in tre parole, quale sceglieresti?</strong><br />
Sogno, realtà, malinconia.</p>
<p><strong>Qual è la tua prima memoria fotografica? C&#8217;è mai stato un momento o un&#8217;immagine (una fotografia, tua o di altri, un&#8217;immagine mentale, un ricordo) che associ alla tua decisione di fare fotografia?</strong><br />
Quando ho conosciuto Claudia (overdosedipensieri) durante il primo anno di università. La fotografia era ed è la sua passione, andava sempre in giro con la macchina fotografica e scattava foto ovunque: in classe, in metro, per strada, ad amici e a sconosciuti, da lì mi è venuta voglia di provare e così ho cambiato macchina fotografica.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/Anastasia-Cavina-6.jpg" alt="" title="Anastasia Cavina (6)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16648" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Qual è stata la tua prima macchina fotografica? E l&#8217;ultima?</strong></p>
<p>Una kodak non ricordo più quale modello, un giocattolino ragalatomi dai miei genitori alle elementari. L&#8217;ultima una polaroid sx-70 che non ho ancora usato.</p>
<p><strong>La tua più grande soddisfazione e la più grande delusione da fotografa?</strong><br />
La soddisfazione più grande arriva quando il connubio tra foto, parole e musica riesce a suscitare un&#8217;emozione in chi guarda, legge e ascolta.<br />
La più grande delusione è l&#8217;ipocrisia delle persone di fronte alla nudità femminile.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/Anastasia-Cavina-7.jpg" alt="" title="Anastasia Cavina (7)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16649" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Associ spesso parole alle tue foto: i due momenti creativi sono collegati all&#8217;origine o trovi che derivino da due procedimenti separati?</strong></p>
<p>La maggior parte delle volte mi capita di trovare o scrivere delle parole, quindi la fotografia è frutto di una riflessione; alle volte invece l&#8217;immagine arriva prima di tutto, per caso, e porta con sé parole e suoni che vanno solo decifrati.</p>
<p><strong>A proposito di scritture e libri: c&#8217;è un libro di cui vorresti curare la copertina?</strong></p>
<p>Che domanda difficile! In questo momento credo un raccolta di poesie di Mariangela Gualtieri, la sento molto vicina a me e sarebbe una sfida difficile, perciò molto interessante.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/Anastasia-Cavina-2.jpg" alt="" title="Anastasia Cavina (2)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16650" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Cronache dalle pellicole: la tua fotografia privilegia l&#8217;aspetto del ricordo, come se preservasse i momenti dal tempo &#8211; per te fotografare è in qualche modo salvare?</strong></p>
<p>Sì, ho il terrore di dimenticare i momenti, le emozioni e le sensazioni che li accompagnano, quindi cerco di cristallizzare il più possibile ciò che sento per non perderlo nel vortice della vita.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/Anastasia-Cavina-3.jpg" alt="" title="Anastasia Cavina (3)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16651" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Influenze: ognuno ne ha. Quali sono le tue? Artisti, fotografi, pittori, scrittori.</strong><br />
Sono molto ignorante in materia fotografica; ho conosciuto la fotografia tramite Flickr quindi le prime influenze non possono che arrivare da due fotografi incontrati lì, Anna Morosini e Andrea Buia.<br />
Amo molto McCurry nonostante il suo stile sia lontano dal mio e Hopper è uno dei miei pittori preferiti.<br />
Mi lascio influenzare molto dalla musica e dagli autori che leggo in un dato momento, perciò non ci sono punti di riferimento fissi. Ultimamente ascolto molto Cat Power, PJ Harvey e i Moriarty; Tondelli, Dostoevskij e la Gualtieri invece sono gli scrittori che più mi hanno colpita negli ultimi mesi.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/Anastasia-Cavina-4.jpg" alt="" title="Anastasia Cavina (4)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16652" style="padding-top:10px;" /></p>
<p><strong>Nuovi fotografi: quali sono i nomi da seguire?</strong></p>
<p>Andrea Buia, Claudia Blesic, Lina Scheynius, Anna Morosini, Sofia Minetto, Cristina Altieri, Valentina Vallone. Ma ce ne sono tanti!</p>
<p><strong>Qual è il tuo mondo <em>throught the lens</em> e quale potrebbe essere un dream set in cui scattare?</strong><br />
Dunque, credo il mio mondo attraverso l&#8217;obiettivo sia la mia vita interiore e tutto ciò che mi succede.</p>
<p>Riguardo al set, un giorno mi piacerebbe tanto piazzarmi in un bar e fotografare chi arriva, chi va e chi sta fuori.</p>
<p><strong>Progetti per il futuro?</strong><br />
Aprire una caffetteria libreria e una piccola mostra ad Alessandria.</p>
<p><strong>Se la tua vita fosse un film &#8211; quali attori, quale regista, quale colonna sonora sceglieresti?</strong></p>
<p>Premettendo che la vita di ciascuno è un film e il bello è proprio che gli attori siamo noi, certamente sceglierei le quattro attrici con le quali sto lavorando: Martina Galletta, Alice Protto, Nastassia Calia e Gabriella Italiano; come regista vorrei Alice Rohrwacher perché ho adorato <em>Corpo Celeste; </em>per quanto riguarda la colonna sonora un mix tra Cat Power, Tom Waits, Nick Drake e i The Kills.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/Anastasia-Cavina-5.jpg" alt="" title="Anastasia Cavina (5)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16653" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Ringraziamo Anastasia e vi invitiamo a guardare il suo <a href="http://www.flickr.com/photos/io_ballodasola/" target="_blank">Flickr</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Un tè con gli Ultimo Attuale Corpo Sonoro</title>
		<link>http://www.enquire.it/2011/12/13/ultimo-attuale-corpo-sonoro-io-ricordo-con-rabbia/</link>
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		<pubDate>Tue, 13 Dec 2011 10:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara Marzullo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica + Cinema + Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[2011]]></category>
		<category><![CDATA[disco]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[new release]]></category>
		<category><![CDATA[rock]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo scorso 25 Novembre è uscito il terzo lavoro della carriera degli Ultimo Attuale Corpo Sonoro. Io ricordo con rabbia [<a href="http://www.enquire.it/2011/12/13/ultimo-attuale-corpo-sonoro-io-ricordo-con-rabbia/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scorso 25 Novembre è uscito il terzo lavoro della carriera degli <strong>Ultimo Attuale Corpo Sonoro</strong><em>. </em><strong>Io ricordo con rabbia</strong><em> </em>è un monito, un&#8217;accusa, è l&#8217;autopsia di una morale cancellata e battuta, è il racconto dei vinti, di tutti i vinti, di noi. Muovendosi tra le sonorità dei migliori <strong>GY!BE</strong>, <strong>Massimo Volume</strong> e <strong>CCCP/CSI</strong>, il nuovo album è certamente da annoverare tra le migliori uscite di questo 2011 che si avvia a conclusione.</p>
<p>Gli UACS confermano pienamente la qualità dimostrata in <strong>Memorie e Violenze di Sant&#8217;Isabella</strong> e compiono un passo in avanti, confezionando un album compatto e di una forza straordinaria.</p>
<p>Raccomandandovi come non mai di ascoltare uno degli episodi più felici della scena musicale italiana attuale e perché no, anche a livello internazionale, vi lasciamo all&#8217;intervista che <em>Gianmarco Mercati</em>, voce degli Ultimo Attuale Corpo Sonoro, ci ha concesso per i lettori di Enquire.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/Io-ricordo-con-rabbia.jpg" alt="" title="Io ricordo con rabbia" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16479" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>“Ultimo attuale corpo sonoro” è un verso tratto da <em>Mexico City Blues</em> di Kerouac. Voi prendete le mosse da un certo tipo di letteratura ed è subito evidente quale sia l&#8217;importanza che corre nel rapporto tra le vostre parole e la musica. Chi sono gli UACS e come nascono?</strong></p>
<p>U/A/C/S, 173° strofa dei M.C.B.. Non che la prosa di <em>Kerouac</em> mi faccia impazzire, così come un po&#8217; tutta la letteratura del vissuto. A livello accademico alcune liriche della stagione <em>Beat</em> sono sottovalutate, ma a tutti gli effetti sorprendenti. Posseggono quella tensione all&#8217;eccesso artistico che ingoia il Barocco, lo smunge, e lo catapulta nell&#8217;esistenza quotidiana trascendendola in concetti assoluti. Le liriche di Kerouac sono urgenza da incastrare in un blues come fossero un mantra; disseminano incise da far trasalire, come fossero slogan, poi perdono il filo in un&#8217;ipotassi infinita che a briglie sciolte innesca vampate di periodi su periodi che lasciano davvero senza fiato. Il cerchio si chiude improvvisamente, torna a tenere banco la paratassi e le espressioni ripetute, in anafora, cicatrizzano quello che ormai ti ha ferito e che ti rimane sulla pelle in una cornice nebulosa che, da lettore, sei come costretto a decifrare ad ogni passo in maniera differente. U/A/C/S è questo, da oramai una decade, sia a livello musicale che attitudinale.</p>
<p><strong>Ripercorriamo la vostra attività: il primo album, Nuova York: Strade e Sogni, esce nel 2004, il secondo, Memorie e violenze di Sant&#8217;Isabella, invece è del 2009. Con questo terzo lavoro, Io ricordo con rabbia, sono passati 7 anni dai vostri inizi. Cosa è cambiato nel frattempo e qual è l&#8217;esegesi di questo album?</strong><strong></strong></p>
<p>Cosa è cambiato? Non sono cambiate le persone del collettivo, sono state le contingenze della quotidianità a cambiare. È una cosa di cui vado particolarmente fiero. Siamo cresciuti, siamo nel bel mezzo dello spartiacque del principio dell&#8217;età adulta vera e propria, siamo forse maturati, abbiamo imparato ad affrontare tematiche più profonde, scandagliandole, ma allo stesso tempo contemplando e coltivando più leggerezza &#8220;calviniana&#8221;. Io ricordo con rabbia ha avuto un periodo di gestazione non particolarmente lungo, se pensi che a febbraio di quest&#8217;anno i dodici brani erano già quasi pronti. Ci siamo sfogati, in urgenza, sia con le liriche che con la musica in senso stretto. Avevamo come bisogno di reagire. Di reagire al dolore con dell&#8217;altro dolore, la qual cosa è una delle varie modalità con cui si può affrontare la condizione umana nel post-modernismo.</p>
<p><strong>Io ricordo con rabbia non è solo il titolo dell&#8217;album e della title-track, l&#8217;ultima. È piuttosto il filo rosso dell&#8217;album, la frase continuamente ripetuta nei pezzi. È qua che si concentra il senso del passato? Ossia, la necessità che sia ripetuto, percepito come ancora presente, che risvegli l&#8217;idea che ciò che è stato e ancora è, non deve più accadere?</strong></p>
<p>No, nel disco non c&#8217;è luce. La resistenza che può trasparire da alcuni brani è solo una modalità per potersi guardare allo specchio senza rimettere. Crediamo fermamente in ciò che declamiamo, ma non pensiamo possa rappresentare una scintilla per mutare ciò che ci circonda. La speranza è una trappola, diceva Monicelli. E, aggiungo, è pure l&#8217;ultima a morire, come in molti sostengono. Quel che è stato accade ogni giorno con più ferocia e la musica non funge oramai nemmeno più come deterrente. Di questo sono pienamente convinto.</p>
<p><strong>Nel precedente lavoro i protagonisti erano essenzialmente tre: Pasolini, Hikmet e Rimbaud. Qua lo sguardo si allarga, fino a contenere tutta la storia, i popoli, l&#8217;Italia di ieri che è ancora l&#8217;Italia di oggi. Una traslazione da un piano letterario ad uno più storico, dovuta a cosa?</strong></p>
<p>In realtà <em>Io ricordo con rabbia</em> è un disco sentimentale ed estremamente personale. Ci sono molte canzoni di stampo civile, ne do atto, ma sono sempre racchiuse in una cornice intimista, quasi di immedesimazione. Come a voler sviscerare il tempo perduto di questo nostro mondo dei vinti. <em>Pasolin</em>i, nella sua figura umana e non solamente intellettuale, <em>Hikmet</em> nelle sue liriche d&#8217;amore dopo aver perso la famiglia, <em>Rimbaud</em> nel suo esilio, <em>Siani</em> come precursore di un giornalismo che oramai non esiste più, la strage di Ustica i cui risvolti sono e saranno per sempre insabbiati, la P2 in continua evoluzione, l&#8217;io narrante che non riesce a tirare il fiato nonostante i suoi tentativi di urlare, l&#8217;amore perduto definitivamente: con modalità differenti le tematiche dei due dischi sono e rimangono molto simili a livello concettuale.</p>
<p><strong>Nel brano di Miller da cui nasce <em>Della tua bocca</em> si legge: «</strong><strong>Non ho mai aiutato nessuno aspettandomi che ciò gli facesse del bene; lo aiutavo perché non ero capace di fare altrimenti.» Allo stesso modo in Fortapasc, si continua a ripetere che Giancarlo Siani non era un eroe, era un giornalista. Alla banalità del male si oppone una necessità del bene, una impossibilità a fare altrimenti?</strong></p>
<p>Una necessità intrinseca all&#8217;essere umano di fare del bene, sì. Ma senza lasciare spazio a fraintendimenti. Lottare è un&#8217;esigenza individuale, non tanto per sconfiggere la banalità del male (che a mio avviso non è mai banale) quanto per comprenderne le motivazioni; spesso e volentieri con spirito di rassegnazione.</p>
<p><strong>Miller è una delle figure letterarie di questo album. Quali sono gli altri padri spirituali di Io ricordo con rabbia?</strong></p>
<p>Infiniti: senza approfondirne le motivazioni (diventerei ancora più pedante di quanto non sia già) te ne faccio un elenco (che poi, con un po&#8217; di fortuna magari riuscirai a rintracciare nelle prose liriche): Bocca, <em>Gide</em> nel suo L&#8217;immoralista, <em>Daniele Sepe</em>, <em>Herzog</em>, <em>Ilja Stogoff</em>, <em>Kafka</em>, <em>Paolini</em>, <em>Izzo</em>, <em>Bertolucci</em>, <em>Breece D&#8217;J Pancake</em>, <em>Federigo Tozzi</em>, <em>Verga</em>, l&#8217;ultimo capitolo dei Promessi Sposi, <em>Bob Dylan</em>, <em>Hitler</em>, <em>Bergman</em>, <em>Nietzsche</em>, <em>Kerouac</em>, <em>Bianciardi</em>, <em>Piero Ciampi</em>, <em>De André</em>, <em>Garibaldi</em>, <em>Gadda</em>, l&#8217;Ottocento russo, il pre-romanticismo inglese, <em>Neil Young</em>, <em>Blake</em>, <em>Scott Walker</em>.</p>
<p><strong>Ci sarebbe ancora molto da dire, ma soffermiamoci su una vostra dichiarazione in Fortapasc, “L&#8217;etica libera la bellezza”. Il vostro manifesto e(ste)tico?</strong></p>
<p>Penso sia un inciso molto efficace e soprattutto in cui credo fermamente, ma non ciecamente. Mi spiego. Il punto è un altro: qual è il passo successivo da compiere una volta liberata la bellezza attraverso l&#8217;agire etico? Penso che l&#8217;etica liberi la bellezza, ma, sopra ogni cosa, che la bellezza sia verità. E questo è un sillogismo che può non fare una piega. Ma se  aggiungessi che la bellezza è per sua stessa natura caduca ed effimera, cosa mi risponderesti? A titolo personale la libertà, come ideale in sé, non mi ha mai convinto in toto. Quando leggo o sento dire &#8220;io credo nella libertà&#8221;, qualcosa non mi torna. Penso che prima della libertà sia necessario intestardirsi a pensare che venga prima l&#8217;eguaglianza.</p>
<p><strong>Avete in progetto un tour, dopo l&#8217;uscita dell&#8217;album?</strong></p>
<p>Sicuramente. Abbiamo un booking e delle persone fidate e trasparenti che ci permetteranno, questo è l&#8217;auspicio, di girare per l&#8217;Italia.</p>
<p><strong>Ultima domanda: se poteste scegliere un film da accompagnare con le vostre parole, quale potrebbe essere?</strong></p>
<p>Qualora le condizioni di un concerto lo permettessero, e ciò spero che accada, mi darebbe molta soddisfazione proiettare durante i nostri pezzi il documentario di <em>Werner Herzog</em>, Apocalisse nel deserto, la pellicola più avvincente che abbia mai visto, in assoluto (e te lo dico da cinefilo). Tratta con un&#8217;intelligenza sorprendente dell&#8217;incendio dei pozzi petroliferi del Kuwait a cavallo della Guerra del Golfo.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/Ultimo-Attuale-Corpo-Sonoro-1.jpg" alt="" title="Ultimo Attuale Corpo Sonoro 1" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-16480" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><em><a href="http://manzanillamusicadischi.bandcamp.com/album/io-ricordo-con-rabbia">Qui</a> potete ascoltare (e acquistare) il loro ultimo album </em><em>uscito per Manzanilla.</em></p>
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		<title>Ritratti psicologici: Elena Ovecina</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 12:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Verdiana Salvatelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
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		<description><![CDATA[Scatto da sempre, anche se solo due anni fa questo hobby ha assunto caratteri di continuità e sistematicità. Un po&#8217; [<a href="http://www.enquire.it/2011/12/09/ritratti-psicologici-elena-ovecina/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scatto da sempre, anche se solo due anni fa questo hobby ha assunto caratteri di continuità e sistematicità. Un po&#8217; ce l&#8217;ho nel sangue.<br />
Con queste parole si presenta <strong>Elena Ovecina</strong>, classe 86, nata in Russia e cresciuta in Abruzzo.<br />
Attualmente vive e studia a Roma. Una città che amo molto, da sempre, per l&#8217;architettura, per il clima, anche per il caos e il traffico.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/Elena-Ovecina-2.jpg" alt="" title="Elena Ovecina (2)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16378" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>La tua prima fotografia. Quando e dove?</strong></p>
<p>Non ricordo precisamente il primissimo scatto, quello che mi ricordo sono tante Polaroid datate 1995 (avevo 9 anni), mio padre mi aveva regalato la mia prima vera macchina fotografica in quell’anno. La seconda sarebbe stata una Kodak analogica compatta.</p>
<p><strong>Com’è nata questa passione?</strong></p>
<p>È nata dal bisogno di ricordare e catalogare cose: sin da piccola, sono sempre stata attratta dall’idea di poter congelare un istante nel tempo, di eternizzare momenti che ho vissuto.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/Elena-Ovecina-3.jpg" alt="" title="Elena Ovecina (3)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-16379" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Come definisci lo stile dei tuoi scatti?</strong></p>
<p>Non mi sono mai posta il problema dello stile. Mi piace pensarli come “ritratti psicologici”, è un modo di esplorare l’animo umano.</p>
<p><strong>Quale modello di macchina fotografica usi?</strong></p>
<p>Ho una Canon 550D e molte analogiche: le preferite sono una Kiev 19 e una Diana Multi-Pinhole Operator.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/Elena-Ovecina-4.jpg" alt="" title="Elena Ovecina (4)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-16380" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Chi, tra i fotografi italiani e non, senti più vicino alla tua sensibilità estetica?</strong></p>
<p>Faccio prima a citare i miei miti, fonti d’ispirazione per la mia ricerca fotografica: Richard Avedon (per le pose naturali, i movimenti imprevedibili dei modelli), Annie Leibovitz (perché è una sognatrice), David Hamilton (per la sensibilità cromatica, le messe a fuoco morbide).</p>
<p><strong>Come mai nella maggior parte delle tue fotografie i soggetti sono donne?  Come le selezioni?</strong></p>
<p>Dipende dal fatto che le mie fotografie sono un po’ ritratti ma anche un po’ autoritratti. La modella diventa il mio riflesso, interpreta il mio stato d’animo in quel momento. Per questo, le mie modelle sono tutte attrici italiane. Mi diverto molto a lavorare con loro, perché sono bravissime a interpretare un personaggio che insieme creiamo.</p>
<p>Ma anche perché la mia fotografia assomiglia in qualcosa alla fotografia di moda (pur essendo diversa per tanti motivi). La percentuale delle donne che vedi nelle mie foto è quindi simile alla percentuale femminile nelle riviste di moda.  Non che non mi piaccia fotografare uomini!</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/Elena-Ovecina-5.jpg" alt="" title="Elena Ovecina (5)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-16381" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Che rapporto stabilisci con la tua modella?</strong></p>
<p>Un rapporto di complicità. È un meraviglioso gioco, molto simile a un gioco di principesse che facevo da bambina con le mie amiche: si scelgono i vestiti, il trucco, la location e si interpreta un ruolo.</p>
<p><strong>C’è un oggetto da cui non ti separeresti mai, a parte la macchina fotografica?</strong></p>
<p>Questa è una domanda ardua. Essendo fondamentalmente una nostalgica, sono molto legata ai ricordi, non butto mai niente, quindi  di oggetti da cui non mi separerei mai ce ne sono più di uno.  Ci sono vestiti, scarpe, libri cui tengo molto.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/Elena-Ovecina-6.jpg" alt="" title="Elena Ovecina (6)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16382" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>La tua città ideale? Perché?</strong></p>
<p>Ho la fortuna di vivere già nella mia città ideale, Roma. Ci sono delle vie di Roma cui sono molto affezionata, alcuni angoli di Trastevere, via Margutta (la via degli artisti), ma anche il caos dei quartieri più periferici.</p>
<p><strong>Il tuo film o il regista preferito?</strong></p>
<p>Ne potrei citare una cinquantina.  Per evitare noiosi elenchi, cito e consiglio l’ultimo film di Sorrentino, <em>This</em> <em>Must Be The Place</em>, la fotografia e i dialoghi sono notevoli. Il cinema è una grande fonte di ispirazione per me: uno esempio per tutti, il mio scatto <em>La notte</em> è ispirato all’omonimo film di Michelangelo Antonioni del &#8217;61. Amo il cinema italiano, Bertolucci è anche uno dei miei preferiti.</p>
<p><strong>Mostre fotografiche future?</strong></p>
<p>Una a Roma l’anno prossimo, tra aprile e maggio, incentrata sul mio progetto <em>Imaginary Friend.</em></p>
<p>(sul mio sito c&#8217;è la descrizione del progetto).</p>
<p><strong>Manca pochissimo al nuovo anno. Cosa ti lasci alle spalle e cosa invece continui a perseguitare.</strong></p>
<p>Sempre a causa della mia indole nostalgica, non abbandono mai niente al passato. Mi aspetta la specialistica in storia dell’arte alla Sapienza, spero tanti incontri piacevoli, tanti nuovi progetti fotografici.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/Elena-Ovecina-7.jpg" alt="" title="Elena Ovecina (7)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-16383" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Il suo sito personale <a href="http://www.elenaovecina.com/" target="_blank">www.elenaovecina.com</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>One Trax Minds On The Road</title>
		<link>http://www.enquire.it/2011/11/28/one-trax-minds-punk-rock-italia/</link>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 10:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Deborah Brugnera</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica + Cinema + Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Concerti]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[live]]></category>
		<category><![CDATA[punk]]></category>
		<category><![CDATA[rock]]></category>

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		<description><![CDATA[Abruzzo shouts California! I One Trax Minds sono un energico quartetto abruzzese la cui musica richiama alla mente band come Clash, [<a href="http://www.enquire.it/2011/11/28/one-trax-minds-punk-rock-italia/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Abruzzo shouts California! I <strong>One Trax Minds</strong> sono un energico quartetto abruzzese la cui musica richiama alla mente band come <strong>Clash</strong>, <strong>Social Distortion</strong>, <strong>U.S. Bombs</strong> e <strong>Stiff Little Fingers</strong>.<br />
Dopo il precedente album eponimo, i quattro punkers tornano in pista con un EP composto da sei tracce (di cui una video): <strong>Spit, Debts &amp; Tears</strong>,  il tutto firmato <strong>Indelirium Records</strong>, chiarisce ogni dubbio circa l’attitudine della band, a partire dal titolo.<br />
Noi di Enquire li abbiamo ascoltati in una tappa del loro tour con i conterranei <strong>Bones Bag</strong> e – rimasti affascinati da un mix di ritmo trascinante, potenza ed una bella voce rauca – non abbiamo potuto esimerci dal fare loro qualche domanda.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Live-in-Prague-3.jpg" alt="" title="Live in Prague 3" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-16203" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Domanda ormai di rito: “One Trax Minds”, come avete scelto questo nome?</strong></p>
<p>Il nome deriva da una canzone di <em>Johnny Thunders</em> per noi di grande ispirazione, inoltre, avere una &#8220;one track mind&#8221; (<em>mente a senso unico, ndr</em>) significa essere ossessionati da qualcosa, averla sempre in testa, pensarci in continuazione, e tutto ciò ci si addice molto.</p>
<p><strong>Se doveste descrivere la vostra musica in tre parole, quali scegliereste?</strong></p>
<p>Rock and roll!</p>
<p><strong>Siete andati in tour con gli statunitensi River City Rebels e ora ne state portando a termine uno con gli italiani Bones Bag. Se aveste la possibilità di collaborare con un altro gruppo, scegliereste una band italiana o una straniera?</strong></p>
<p>Sì è esatto, con i River City Rebels per due settimane e con i Bones Bag più di una volta dato che siamo compaesani e come dei fratelli. Se potessimo scegliere, sicuramente una band straniera da cui potremmo anche imparare qualcosa.</p>
<p><strong>Suonate sia in Italia che all&#8217;estero: che differenze avete riscontrato?</strong></p>
<p>Dal primo momento in cui siamo usciti dall&#8217;Italia abbiamo subito notato una certa differenza e questo non è per screditare il territorio italiano, ma concerti indimenticabili in casa ne abbiamo fatti davvero pochi. All&#8217;estero veniamo trattati meglio, la gente segue molto di più l&#8217;ambito musicale e riconosce la figura del musicista.</p>
<p><strong>Cosa ne pensate della scena musicale italiana?</strong></p>
<p>Per quanto riguarda la nostra linea non crediamo ce ne sia una. In Italia abbiamo band fantastiche che potrebbero invidiarci, ma non abbiamo abbastanza club, label, fanzine, promoter per avere una vera e propria scena musicale.</p>
<p><strong>Raccontateci il vostro live migliore.</strong></p>
<p>Il migliore? Difficile da dire. Al momento direi Parigi, <em>La Miroiterie</em>, più o meno un anno fa, non fu uno tra i migliori live tecnicamente parlando, ma sicuramente uno tra i più selvaggi, il pubblico andò totalmente fuori di testa.</p>
<p><strong>La vostra prossima data?</strong></p>
<p>Il 10 dicembre a Berlino, suoniamo per celebrare i sette anni del locale CLASH.</p>
<p><strong>Progetti futuri?</strong></p>
<p>Ora uscirà il nuovo disco e il nuovo video, quindi saremo in tour molto spesso e dopo ciò suonare, suonare e suonare!</p>
<p><strong>A chi ancora non vi conosce, date un buon motivo per ascoltarvi.</strong></p>
<p>Se vi piace il vero punk-rock &#8216;n&#8217; roll con attitudine e passione, siamo la vostra band.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/One-Trax-Minds-Live-2.jpg" alt="" title="One Trax Minds Live 2" width="500" height="350" class="alignleft size-full wp-image-16204" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>One Trax Minds on <a href="http://www.myspace.com/onetraxminds" target="_blank">Myspace</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Le persone, le luci, i colori. Claudia Moroni</title>
		<link>http://www.enquire.it/2011/11/28/claudia-moroni-fotografia-digitale-italia/</link>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 09:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valeria Vacca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[analogico]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>

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		<description><![CDATA[25 anni. Romana espatriata a Londra. Assistente/fotografa freelance e sognatrice a tempo pieno. Le piace fotografare, cucinare vegan, ridere e [<a href="http://www.enquire.it/2011/11/28/claudia-moroni-fotografia-digitale-italia/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>25 anni. Romana espatriata a Londra.<br />
Assistente/fotografa freelance e sognatrice a tempo pieno. Le piace fotografare, cucinare vegan, ridere e nuotare nei laghetti.<br />
È <strong>Claudia Moroni</strong>.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Claudia-Moroni-2.jpg" alt="" title="Claudia Moroni (2)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16194" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Che mondo osservi attraverso la tua macchina fotografica?</strong><br />
Generalmente osservo le persone, le loro peculiarità e la bellezza della luce. Quello che osservo dipende anche dal tipo di macchina che ho al momento, per esempio, con una point and shoot mi ritrovo ad osservervare l’ordinario/straordinario della mia quotidianità, mentre con una medio formato mi concentro di più sulle persone.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Claudia-Moroni-3.jpg" alt="" title="Claudia Moroni (3)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16195" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Cosa ti distingue dagli altri fotografi?</strong><br />
Bella domanda! Non ne sono sicura, sono ancora agli inizi con la fotografia e non penso di avere uno “stile” ben definitivo al momento.<br />
<strong>La tua attrezzatura?</strong><br />
Ho troppe macchine fotografiche, mi rifiuto di elencarle e rendere pubblica la mia ossessione! Diciamo che quelle che uso di più sono una Zenza Bronica Sq-Ai per il medio formato, una Nikon D90 per il digitale e una Olympus Mju II per gli scatti al volo.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Claudia-Moroni-4.jpg" alt="" title="Claudia Moroni (4)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16196" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Come ti sei avvicinata alla fotografia?</strong><br />
Studiando all’accademia di belle arti di Brera. Ero così insoddisfatta del mio corso di studi in questa “istituzione” che ho deciso di andare a fare l’erasmus in una facoltà di fotografia in Inghilterra e non sono più tornata!</p>
<p><strong>Analogico o digitale?</strong><br />
Preferisco l’analogico, ma scatto anche in digitale quando mi viene richiesto per lavori o sto facendo degli esperimenti e non mi va di sprecare pellicola.<br />
Purtroppo non ho una macchina digitale di alto livello e la differenza con la pellicola si vede molto.</p>
<p><strong>Cosa ti ispira?</strong><br />
Le persone, la luce, i colori, il lavoro di altri fotografi, le fiabe e i miti.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Claudia-Moroni-5.jpg" alt="" title="Claudia Moroni (5)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16197" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>I tuoi fotografi preferiti?</strong><br />
Troppi! Giusto per nominarne alcuni affermati, posso dirti che adoro i ritratti di Diane Arbus, il sarcasmo di Martin Parr e i reportage di Mary Ellen Mark, mentre, tra gli emergenti  non posso non menzionare <a href="http://www.philippecalia.com/" target="_blank">Philippe Calia</a> e <a href="http://www.sarahbrimley.co.uk/" target="_blank">Sarah Brimley</a>.</p>
<p><strong>Quali progetti stai seguendo al momento?</strong><br />
Sto fotografando i miei colleghi per una serie di ritratti di assistenti fotografici (potete vedere una prima selezione di scatti sul mio sito), e sto sperimentando nello studio dove lavoro per imparare ad usare le luci.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Claudia-Moroni-6.jpg" alt="" title="Claudia Moroni (6)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16198" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Se la tua vita fosse un film, quale ti piacerebbe che fosse?</strong><br />
Amelie.<br />
<strong>Un viaggio, dove?</strong><br />
Se potessi, andrei ovunque, ma in cima alla wishlist metto l’India.<br />
<strong>Un film, un libro e una canzone.</strong><br />
Chungking express, Diane Arbus: a biography e Daydreaming dei Dark Dark Dark<br />
<strong>Cosa fai quando non fotografi?</strong><br />
Lavoro in uno studio fotografico, dormo, cucino, mangio e sogno.<br />
<strong>Progetti per il futuro?</strong><br />
Essere felice.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Claudia-Moroni-7.jpg" alt="" title="Claudia Moroni (7)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16199" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Il suo sito personale <a href="http://www.claudiamoroni.co.uk" target="_blank">www.claudiamoroni.co.uk</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Finché Moda non ci separi</title>
		<link>http://www.enquire.it/2011/11/24/ilaria-nistri-schermo-arte-firenze-made-in-italy/</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 10:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Irene Perino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[2011]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[firenze]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[made in italy]]></category>
		<category><![CDATA[moda]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>

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		<description><![CDATA[Vuoi tu Cinema prendere come tua legittima sposa la qui presente Arte contemporanea? Lo voglio. Vuoi tu Arte Contemporanea unirti [<a href="http://www.enquire.it/2011/11/24/ilaria-nistri-schermo-arte-firenze-made-in-italy/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vuoi tu Cinema prendere come tua legittima sposa la qui presente Arte contemporanea?</p>
<p>Lo voglio.</p>
<p>Vuoi tu Arte Contemporanea unirti al qui presente Cinema?</p>
<p>Sì, lo voglio.<br />
A celebrare il matrimonio dell&#8217;anno fu una lungimirante storica dell&#8217;arte, Silvia Lucchesi, direttore artistico di <strong>Schermo dell&#8217;Arte</strong>.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Ilaria-Nistri-2.jpg" alt="" title="Ilaria Nistri (2)" width="500" height="700" class="alignleft size-full wp-image-16139" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>In una fascinosa Firenze, al cospetto dei grandi del Rinascimento, il cinema e l&#8217;arte si innamorarono</p>
<p>Era il 2008.</p>
<p>E da allora non si sono mai lasciati.</p>
<p>Qualche anno dopo, nel Novembre 2011, è arrivato un terzo incomodo.<br />
E la coppia scoppia.<br />
Bella e temibile, fragile, ma combattiva: <strong>Ilaria Nistri</strong> fa la sua comparsa nel capoluogo toscano.</p>
<p>Giovane stilista emergente, Ilaria Nistri ha venduto la sua anima alla moda nel 2006 nella romantica Parigi.</p>
<p>Se potessimo fermare in un istante le sfilate delle sue creazioni saremmo al cospetto di un&#8217;opera d&#8217;arte meravigliosa.</p>
<p>L&#8217;Arte contemporanea e la Moda si incontrano.</p>
<p>Di nuovo.</p>
<p>Ilaria Nistri è cuoio e metallo.</p>
<p>Ma è anche seta.</p>
<p>È una giovane ragazza guerriero che lotta nel mondo per proteggere se stessa da una fragilità che teme.</p>
<p>Ilaria Nistri è donna.</p>
<p>È la donna del nostro tempo.</p>
<p>La sua Moda gotica ha sedotto il Cinema.</p>
<p>Ed all&#8217;Odeon di Firenze, sede del Festival cinematografico più ambizioso d&#8217;Italia, l&#8217;amante si siede in poltrona.</p>
<p>Anche quest&#8217;anno in occasione della rassegna “50 giorni di cinema internazionale a Firenze”, organizzata da Mediateca Regionale Toscana Film Commission, ha avuto luogo il Festival Schermo dell&#8217;Arte made in Silvia Lucchesi.</p>
<p>Oggi, Giovedì 24 novembre,  parteciperete ad una sfilata non convenzionale.</p>
<p>Ilaria Nistri riproporrà l&#8217;anteprima del suo film: <strong>AMYGDULE</strong>.</p>
<p>Una colonna sonora degna del miglior kolossal hollywoodiano ad opera di Teresa Jevaux ambienta la perfetta regia di Almagreal (Giulia Reali e Massimo Alvito). La direzione artistica della stilista e di Alice Morelli fanno dell&#8217;affascinante Michelle Den Hollander una splendida scultura vivente.</p>
<p><iframe src="http://player.vimeo.com/video/29838479?title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0&amp;color=f23183" width="500" height="281" frameborder="0" webkitAllowFullScreen mozallowfullscreen allowFullScreen style="padding:10px 0 10px 0;"></iframe></p>
<p><em>L&#8217;arte, come eterna, non dovrebbe avere età. Ma il guaio è che poi, come donna, ama la <strong>moda</strong>.</em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Giovani talenti crescono: Joana Sorino</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 10:00:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Taccardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[analogico]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[giovane]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[talento]]></category>

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		<description><![CDATA[Ha ancora molto da impare, molto da sperimentare, ma sicuramente la voglia, il tempo e soprattutto il talento non le [<a href="http://www.enquire.it/2011/11/22/giovane-talento-joana-sorino-fotografia-italia-digitale/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ha ancora molto da impare, molto da sperimentare, ma sicuramente la voglia, il tempo e soprattutto il talento non le mancano.<br />
Lei è <strong>Joana Sorino</strong>, diciassettenne fotografa italiana.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Joana-Sorino-2.jpg" alt="" title="Joana Sorino (2)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16100" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>La fotografia per te è? </strong><br />
La fotografia per me rappresenta una vera e propria catarsi per lo spirito e per la mente. E’ anche un modo per liberare i propri sentimenti. È un’amica che ti conforta.<br />
<strong>La tua prima memoria fotografica? </strong><br />
Non ne ho molte. Quando ero piccola mi piaceva osservare l’analogica di mio padre. Sono giovane, quindi in un certo senso sono sempre stata a contatto con le nuove tecnologie. Ho ricevuto la mia prima compatta all’età di dieci anni, ma fotografavo per gioco. Aveva appena 5mpx!</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Joana-Sorino-3.jpg" alt="" title="Joana Sorino (3)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16102" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Come ti sei avvicinata alla fotografia? </strong></p>
<p>In un negozio Nikon, durante l’estate 2009, ho ‘barattato’ la mia compatta per un’altra compatta da 10mpx, una Pentacon. Mi serviva solamente per catturare i ricordi di famiglia o per immortalare le uscite con le amiche. Credo che per il mio approccio debba dire grazie ad una mia cara amica che era già appassionata di fotografia. Verso il 2010 ho incominciato a capire che avrei dovuto fotografare, piccole cose e non, per affibbiare un significato a quegli scatti. Quando la mia amica acquistò la sua prima reflex e me la fece provare, capii che ne avevo assolutamente bisogno. Ero affascinata dalla qualità dell’immagine. Così il 5 dicembre 2010, ho acquistato la mia prima reflex e non ho più smesso di mettere a fuoco il mio mondo.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Joana-Sorino-4.jpg" alt="" title="Joana Sorino (4)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16103" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>La tua prima macchina fotografica? </strong><br />
Quando ero piccola e non capivo ancora niente di fotografia, una Canon da 5mpx. La mia prima vera macchina fotografica è stata ed è una NikonD3100.<br />
<strong>L’ultima? </strong><br />
Nessuna al momento. Ammetto che vorrei cambiare il corpo macchina della mia fotocamera attuale.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Joana-Sorino-5.jpg" alt="" title="Joana Sorino (5)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-16104" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Che rapporto hai con il digitale? </strong><br />
Molto buono. Sono attratta dalla tecnologia in generale. Tuttavia ho cominciato il mio primo rullino.<br />
<strong>Da fotografare: meglio un corpo femminile o maschile? </strong><br />
Femminile. Ha un qualcosa di aggraziato che il corpo maschile non sa trasmettermi.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Joana-Sorino-6.jpg" alt="" title="Joana Sorino (6)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-16105" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Se esistesse il nobel per la fotografia tu a chi lo daresti? </strong><br />
Questa è una domanda difficile. Sembrerò banale, ma credo che Francesca Woodman se lo sarebbe meritato.<br />
<strong>Un fotografo italiano che stimi particolarmente? </strong><br />
Non ne conosco molti, ma direi Oliviero Toscani.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Joana-Sorino-7.jpg" alt="" title="Joana Sorino (7)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-16106" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>La soddisfazione più grande da fotografa? </strong><br />
Avere diciassette anni e aver incontrato la fotografia così presto, essere apprezzata da molta gente, essere stata già pubblicata da un giornale, essere intervistata da Enquire. Che altro? Credo il fatto di avere amici, genitori e una persona speciale che mi sostengono.<br />
<strong>Delusione invece? </strong><br />
Il fatto di sapere che in Italia non ci sono molte opportunità per noi giovani, in nessun campo.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Joana-Sorino-8.jpg" alt="" title="Joana Sorino (8)" width="500" height="410" class="alignleft size-full wp-image-16107" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>I peggiori 50 euro della tua vita? </strong><br />
Non ci sono ancora stati.<br />
<strong>Se la tua vita fosse un film, quale ti piacerebbe che fosse? </strong><br />
Il Corvo. È il mio film preferito.<br />
<strong>Un viaggio, dove? </strong><br />
Giappone, Africa, Svezia.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Joana-Sorino-9.jpg" alt="" title="Joana Sorino (9)" width="500" height="300" class="alignleft size-full wp-image-16108" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Un film, un libro e una canzone. </strong><br />
Il Corvo. Così parlò Zarathustra. You and I.<br />
<strong>Una cosa che vorresti dire, ma che non ti è stata chiesta? </strong><br />
Che molte delle mie fotografie sono autoritratti.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Non solo di Note: Ofeliadorme</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Nov 2011 09:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anice</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica + Cinema + Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[album]]></category>
		<category><![CDATA[bologna]]></category>
		<category><![CDATA[indipendente]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli Ofeliadorme sono una band bolognese composta da Francesca Bono (voce,chitarra), Gianluca Modica (basso, chitarra), Michele Postpischi (batteria), Tato Izzia (chitarra, [<a href="http://www.enquire.it/2011/11/17/ofeliadorme-francesca-bono-gianluca-modica/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli <strong>Ofeliadorme</strong> sono una band bolognese composta da <strong>Francesca Bono </strong>(<em>voce,chitarra</em>), <strong>Gianluca Modica</strong> (<em>basso, chitarra</em>), <strong>Michele Postpischi</strong> (<em>batteria</em>), <strong>Tato Izzia</strong> (<em>chitarra, basso</em>).<br />
Le loro coordinate geografiche musicali oscillano tra sonorità rock, psichedelia, slowcore, ma loro stessi non amano definirsi in un genere musicale, poichè preferiscono sperimentare.<br />
Non ci dilunghiamo oltre, ve li presentiamo.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Ofelia-2.jpg" alt="" title="Ofelia (2)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-15963" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Raccontatemi. Com’è nato il progetto degli Ofeliadorme? </strong></p>
<p><strong>F:</strong> È nato nel 2007. All’epoca tutti eravamo coinvolti in progetti musicali diversi. Inizialmente eravamo io e Gianluca, in un secondo momento cercavamo un batterista ed è subentrato Michele, in ultimo Tato che faceva il fonico per noi in sala prove.In principio abbiamo dato spazio a qualunque tipo di musica dall’elettronica, al minimalismo, al rock. Il nome è nato da un’idea di Gianluca, si ispira ad una poesia di Ribmbaud, Ophelie, da cui è nato Ofeliadorme, che rispecchia la musica che componiamo:impulsiva, di pancia e onirica. Sai, come quando ti svegli e tutto intorno a te è reale, ma nello stesso tempo sei ancora in una dimensione sognante.</p>
<p><strong>Chi scrive, chi compone e cosa vi ispira.</strong></p>
<p><strong>G:</strong> Francesca compone i testi e noi altri le musiche. Ci affidiamo spesso alle improvvisazioni. Non abbiamo un metodo o delle tecniche impostate. Un esempio è Paranoid Park che apre il nostro ultimo album “All harm ends here”  è nata durante una delle nostre improvvisazioni in sala prove.</p>
<p><strong>M:</strong> Inizialmente non era contemplata nel nostro album. Avevamo già pronti tutti i brani . Paranoid Park è nata in un pomeriggio. Affidandoci all’improvvisazione spesso ci capita di comporre dei pezzi che, se non ci convincono a pieno, li  accantoniamo per poi recuperarli nel tempo.</p>
<p><strong>F: </strong>Scrivo i nostri pezzi ispirandomi a qualunque cosa o situazione mi colpiscano: una melodia, un film oppure un articolo di giornale. Alcuni sono testi ermetici, non sempre raccontano una storia comprensibile nell’immediato. Recentemente ho scritto un pezzo che parla della conquista degli Indiani d’America da parte dell’uomo occidentale e si ispira ad un tatuaggio che possiedo, un fiore, che gli Indiani usavano per estrarre il pigmento rosso con cui dipingere il volto per andare in guerra.</p>
<p><strong>T: </strong>Francesca scrive frammenti di testo dietro uno scontrino, la carta del pane, tovagliette di pizzeria.</p>
<p><strong>F:</strong> Recentemente anche sulla carta igienica.</p>
<p><strong>E sul corpo umano?</strong></p>
<p><strong>F:</strong> Ancora no,in effetti è difficile da portarsi dietro.</p>
<p><strong>Pur avendo un grande seguito di ascoltatori, ottime critiche e recensioni non avete ancora un’etichetta discografica.</strong></p>
<p><strong>F,G,M:</strong> Ci piacerebbe trovarne una! Anche senza etichetta siamo soddisfatti del nostro lavoro e riusciamo ugualmente a suonare in giro per l’Italia</p>
<p><strong>T:</strong> Noi crediamo in quello che facciamo: è un punto di partenza fondamentale. Curiamo tutto il progetto dalla musica alla grafica ed anche il merchandising, vengono creati  da me e Gianluca che  lavoriamo come grafici. Michele invece si occupa dei suoni poiché è un tecnico del suono. Francesca si dedica al booking, insomma tutti noi mettiamo in comune le nostre competenze. Ci piacerebbe trovare un’etichetta che ci permetta di fare un salto qualitativo rispetto a quello che noi già stiamo facendo.</p>
<p><strong>Cosa pensate della musica indipendente italiana?</strong></p>
<p>Ci sono delle ottime etichette discografiche  quali Garrincha, Trovarobato… per citarne alcune.</p>
<p>La proposta creativa delle band di certo non manca, ciò che invece è carente è la scena attiva. Sono poche le persone curiose, che hanno voglia di scoprire nuove realtà musicali. Spesso subiscono passivamente ciò che gli viene offerto senza fare una ricerca e di conseguenza una scelta consapevole dell’ascolto.</p>
<p>È difficile emergere oltre il giro dei gruppi già conosciuti e promossi da ottime recensioni.</p>
<p>Grande peso e responsabilità derivano dai media che influenzano il pubblico che ti ascolta ed anche i gestori dei club dove si suona.</p>
<p>Noi fortunatamente siamo tra i privilegiati ad avere delle recensioni positive dalle migliori testate italiane.</p>
<p>Spesso però i critici ascoltano in maniera superficiale l’album che recensiscono a differenza del resto dell’Europa dove negli articoli si analizzano ciascun pezzo dell’intero album.</p>
<p>E’ difficile oltre tutto vivere solo della propria musica a meno che non si riesca a fare tante date durante l’anno.</p>
<p><strong>Parlatemi del vostro ultimo progetto in vinile.</strong></p>
<p>È stata un’idea di un nostro caro amico, Giovanni Roncaglia.</p>
<p>Eravamo curiosi di sperimentarci con un nuovo supporto. È stato inserito un inedito che suonavamo solo live “Cheer me up” e poi un brano del nostro ultimo album “I like my drums”, remixato, in cui c’è un assolo di tromba di Luca De Marchi che in questa versione predomina rispetto all’originale.</p>
<p><strong>M: </strong>Per quanto riguarda la grafica, le illustrazioni sono di Ivan Spau. È stata un’esperienza interessante che ha arricchito la nostra formazione musicale, poiché c’è stata la collaborazione di persone che non lavorano in questo settore, ma ci hanno trasmesso la loro passione per la musica in maniera trasversale.</p>
<p><strong>Traggo spunto da un articolo “Le ragazze rock” di Susanna la Polla, pubblicato il  27 Ottobre sulla Repubblica di Bologna. In Italia la scena musicale ha ancora una forte impronta maschile e non mi riferisco solo alla produzione artistica, secondo te, Francesca,  per quale motivo ci sono poche donne che cantano e suonano?</strong></p>
<p><strong>F:</strong> Ultimamente si stanno affermando  sempre più donne nella scena musicale italiana.  Sono tutte ragazze in gamba e determinate: Beatrice Antolini, Debora Petrina, Vittoria Burattini (Massimo Volume) e molte altre, la stessa Susanna la Polla che canta nei Suz. Penso che per una donna sia più difficile avere un progetto musicale continuativo per via dello stile di vita sempre on the road, molte ragazze preferiscono sacrificare la propria passione musicale per dedicarsi alla vita privata.</p>
<p>Penso anche che viviamo ancora del pregiudizio culturale che solo gli uomini siano dei bravi musicisti.</p>
<p>Qualche volta si pensa anche che l’affermazione di una donn in campo musicale non dipenda dal suo merito artistico, ma dalla bellezza o da raccomandazioni.</p>
<p><strong>T:</strong> Puoi fare contemporaneamente una torta di mele e suonare un giro di basso. Le donne hanno la capacità e la determinazione per coltivare la vita professionale e quella privata insieme.</p>
<p><strong>Oltre la musica cosa vi appassiona?</strong></p>
<p><strong>G:</strong> Mi piace passeggiare con il mio cane, Astrid e  leggere libri. Adesso sto leggendo “Il ritorno del principe” di Lodato e Scarpinato, una fotografia storica della mafia dall’800 ad oggi.</p>
<p><strong>M:</strong> Oltre la musica che scopro in diversi suoi aspetti dato che faccio il tecnico  del suono, mi piace scoprire le passioni altrui per potermi confrontare ed in qualche modo arricchire personalmente.</p>
<p><strong>F:</strong> Ho una passione che condivido con Gianluca: mercatini dell’antiquariato e mercatini vintage. Mi piace leggere anche libri in lingua inglese e spagnolo e viaggiare, per scoprire nuove culture.</p>
<p><strong>T:</strong> Ho svariate passioni che coltivo tra cui la fotografia, la realizzazione di video. Sono molto attratto dall’artigianalità, dai vecchi mestieri. (Non a caso il gruppo lo ha soprannominato lo “scienziato romantico” ).</p>
<p><strong>Mi guardo allo specchio: chi sono e dove sto andando.</strong></p>
<p><strong>M:</strong> Sono io che sto cambiando.</p>
<p><strong>F:</strong> Sono qua ma vorrei essere sempre altrove, ma nonostante ciò cerco di vivere la mia vita nel modo migliore possibile.</p>
<p><strong>T:</strong> Non so chi sono e dove sto andando. Aiutatemiiiiiiii.</p>
<p><strong>G: </strong>Sono il Ministro Brunetta e sto andando a quel paese.</p>
<p><iframe width="500" height="369" src="http://www.youtube.com/embed/eyBIi6PAXwE?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen style="padding:10px 0 10px 0;"></iframe></p>
<p>Sono allegri, introspettivi, timidi e disponibili. Non si può non ascoltare ciò che hanno da dire nelle loro canzoni.</p>
<p>See you soon</p>
<p><a href="http://www.ofeliadorme.it/" target="_blank">www.ofeliadorme.it</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Italy: Love It, Or Leave It</title>
		<link>http://www.enquire.it/2011/11/14/italy-love-it-or-leave-it-luca-ragazzi/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2011 10:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sebastiano Piras</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica + Cinema + Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[anteprima]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>

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		<description><![CDATA[“Una volta eravamo un laboratorio che ispirava il mondo, ma oggi c’è poco di cui essere fieri. Certo, bella è [<a href="http://www.enquire.it/2011/11/14/italy-love-it-or-leave-it-luca-ragazzi/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“<em>Una volta eravamo un laboratorio che ispirava il mondo, ma oggi c’è poco di cui essere fieri. Certo, bella è bella.. ma chi se ne frega</em>”. Luca non ha dubbi, l’Italia, <em>il Bel Paese</em>, è intrappolata in quell’appellativo dantesco che quasi ci distoglie dal decadimento attuale, permettendoci, però, di “resistere”, di restare. <strong>Italy: Love It, Or Leave It</strong> è il film di <strong><em>Gustav Hofer</em></strong> e <strong><em>Luca Ragazzi</em></strong>, coppia lavorativa e nella vita privata, il primo nato a Bolzano e vissuto tra Vienna, Londra e Roma, il secondo romano <em>doc</em>; sono entrambi giornalisti e insieme hanno deciso di indagare quelli che sono i motivi per non andare via, per non arrendersi.<br />
Girato in HD CAM per Hiq Productions (fondata da Gustav), il docufilm non ha ancora una distribuzione nazionale, sebbene sia già stato presentato al Milano Film Festival 2011, raccogliendo consensi inaspettati che confermano i numerosi riconoscimenti ottenuti dal duo col precedente <em>Improvvisamente l’inverno scorso</em> (Menzione speciale Festival di Berlino, 2008). Proprio nella rassegna cinematografica milanese, il duo ha vinto il premio per il miglior lungometraggio e quello del pubblico, aumentando l’attesa per una futura proiezione a livello nazionale del film , ora in tour nei vari festival, da Zurigo a Helsinki, a Rio de Janeiro.<br />
La trama vede i due protagonisti – Gustav e Luca – mettersi in viaggio lungo lo stivale, percorrendo una strada che li pone sempre davanti ad un bivio: restare o andare via come hanno fatto molti dei loro amici, arresisi al fascino di altre mete più accoglienti? Senza alcuna ipocrisia o facile retorica, i due avranno modo di conoscere un’Italia inedita, una sorta di seconda pelle nascosta sotto la coltre del malaffare, del malcostume e soprattutto del malgoverno; un’Italia che respira ancora – seppur affannosamente – e che ha voglia di (ri)emergere, di eruttare come lava incandescente costretta da un tappo pronto a saltare.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Italyloveitorleaveit_2.jpg" alt="" title="Italyloveitorleaveit_2" width="500" height="350" class="alignleft size-full wp-image-15899" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Restare o andare via? Sembra un dubbio amletico al quale pare non esserci risposta immediata, soprattutto vista la grande crisi economica che colpisce tutto il mondo.</strong></p>
<p>Abbiamo voluto fare questo film-documentario proprio perché questo dubbio ha assalito anche noi. Molti dei nostri amici sono andati a vivere all&#8217;estero (chi a Toronto, chi a Berlino o Londra) negli ultimi due anni e i motivi non erano solo economici (affitti meno cari, salari più alti) ma più legati al fatto che questa Italia, così com&#8217;è, non avrebbe dato loro la possibilità di realizzare nessuna delle loro ambizioni.</p>
<p><strong>Il film – o <em>docufilm</em> – raccoglie le testimonianze dirette di italiani molto diversi tra loro, c’è la signora che difende “il suo Presidente”, e l’operaia della FIAT “senza un futuro certo”. Come mai siamo così divisi?</strong></p>
<p>L&#8217;Italia è sempre stato un Paese molto diviso, ma il berlusconismo ha tirato fuori il peggio e in  qualche modo ha fatto gettare la maschera. Quelli che per 50 anni avevano fatto finta di essere dei &#8220;moderati di centro&#8221; si sono rivelati i fascisti che erano sempre stati solo in incognito. Questa rabbia e questo livore ovviamente sono pericolosi per la democrazia.</p>
<p><strong>L’Italia telespettatrice di talkshow è ormai assuefatta alla figura del cliché omosessuale. Credete che il vostro ruolo “neutro” nel film potrebbe contribuire in qualche modo a rivoluzionare il pensiero comune?</strong></p>
<p>Ne siamo certi. Con il nostro film precedente <em>Improvvisamente l&#8217;inverno scorso</em> abbiamo mostrato per la prima volta la quotidianità di una coppia gay lontana dai cliché. Il film ha aiutato tantissimi gay e lesbiche a fare il &#8220;coming out&#8221;. Riceviamo ogni giorno e-mail in questo senso. E con il nuovo film possiamo ben dire che per la prima volta la Rai ha mandato in onda (seppur a tarda sera, e con la versione ridotta) un film in cui il fatto che i protagonisti fossero una coppia gay non era il tema centrale, ma qualcosa dato per scontato. Menomale che Giovanardi a quell&#8217;ora dormiva già.</p>
<p><strong>In uno dei passaggi più belli del film, lo scrittore Andrea Camilleri parla di “dovere di restare sul posto”. La risposta sta forse nel ritrovare un senso civico andato perduto?</strong></p>
<p>Sicuramente. Lui dice anche che lasciare un Paese che affonda equivale ad una diserzione. La sua è una provocazione che ha scosso molto gli italiani all&#8217;estero. Al Festival di Zurigo molti espatriati tra il pubblico si sono messi a piangere. Purtroppo è difficile ritrovare il senso civico quando l&#8217;esempio che viene dall&#8217;alto, ovvero dai nostri governanti, va nella direzione opposta.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Italyloveitorleaveit_1.jpg" alt="" title="Italyloveitorleaveit_1" width="500" height="714" class="alignleft size-full wp-image-15900" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Siamo veramente impazienti. Dopo aver visto la versione “short” del film su Rai Tre, ci chiediamo (e non siamo i soli) quando sarà possibile vedere la versione integrale.</strong></p>
<p>Pensiamo di uscire nelle sale in Italia (poche e selezionatissime) tra fine ottobre e inizio novembre. Impegni permettendo ci piacerebbe anche accompagnare fisicamente il film in giro per lo stivale. L&#8217;incontro con il pubblico e la possibilità di rispondere alle loro domande è sempre un momento molto bello. La versione per il cinema, con il titolo &#8220;Italy: Love It, Or Leave It&#8221; è di mezz&#8217;ora più lunga e comprende altri cinque personaggi.</p>
<p><strong>Il film alterna situazioni disarmanti a momenti di ilarità, soprattutto quando i vostri caratteri così “diversamente” italiani si scontrano. Potete raccontarci un aneddoto avvenuto sui luoghi delle riprese?</strong></p>
<p>La struttura del documentario è un po&#8217; come un gioco da tavola. Per mesi abbiamo fatto le ricerche. Io cercavo i buoni motivi per convincere Gustav a rimanere e lui cercava quelli brutti. Quando mi ha portato in Sicilia a conoscere un testimone di giustizia che si chiama Ignazio Cutrò, secondo lui doveva essere un incontro che mi avrebbe convinto a lasciare l&#8217;Italia seduta stante ma poi, mentre parlavamo con lui, ho capito che Gustav stava lentamente prendendo coscienza e che quell&#8217;incontro sarebbe stato un punto a mio favore.</p>
<p><strong>Quindi, cosa vi sentite di consigliare ai lettori di Enquire, ad esempio a quei ragazzi che nonostante una laurea in tasca, vivono il precariato in prima persona, siano essi designer, giornalisti o impiegati?</strong></p>
<p>Magari facessero i designer o i giornalisti! Il problema è che molti finiscono a fare i custodi di un museo anche con una laurea in storia del&#8217;arte o a lavorare in un <em>call center</em>. Noi pensiamo che un&#8217;esperienza all&#8217;estero sia sempre formativa in tutti i sensi, ma dopo sarebbe bello poter tornare &#8220;a casa&#8221; e cercare di applicare qui quello che si è imparato fuori. Speriamo vivamente che qualcosa possa cambiare in questo Paese. Ci piace pensare che c&#8217;è una luce in fondo al tunnel.</p>
<p><iframe width="500" height="284" src="http://www.youtube.com/embed/NnyFhSi5tPc?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen style="padding:10px 0 10px 0;"></iframe></p>
<p><em>Si ringrazia Luca Ragazzi per la disponibilità</em>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Le non illustrazioni di Roberto Biadi</title>
		<link>http://www.enquire.it/2011/11/04/la-non-illustrazione-di-roberto-biadi/</link>
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		<pubDate>Fri, 04 Nov 2011 14:04:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Taccardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[fumetto]]></category>
		<category><![CDATA[grafica]]></category>
		<category><![CDATA[illustrazione]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[storie]]></category>

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		<description><![CDATA[Si chiama Roberto Biadi, è un giovane 28enne non illustratore (bensì racconta-storie). Abbiamo provato a conoscerlo un po’ meglio. Il [<a href="http://www.enquire.it/2011/11/04/la-non-illustrazione-di-roberto-biadi/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si chiama <strong>Roberto Biadi</strong>, è un giovane 28enne <em>non illustratore</em> (bensì racconta-storie). Abbiamo provato a conoscerlo un po’ meglio.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Lovers.jpg" alt="" title="Lovers" width="500" height="340" class="alignleft size-full wp-image-15734" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Il pittore lo immaginiamo con tavolozza e colori, lo scultore con martello e scalpello. I tuoi abituali strumenti di lavoro invece quali sono?</strong></p>
<p>Ne faccio tante, quando disegno mi piace:</p>
<p>Il lapis, la biro e la china.</p>
<p>I pennini sono belli perché scricchiolano.</p>
<p>La biro è una delle cose più belle che ha inventato l&#8217;uomo.</p>
<p>Poi amo una penna particolare, di quelle per fare i kanji.</p>
<p>Ha le ricariche di china e la punta come un pennello.</p>
<p>I venti euri meglio spesi della mia vita.</p>
<p>No, non i meglio, ma comunque sono a un buon posto nella classifica.</p>
<p><strong>La tecnica o più in generale lo stile con cui ti trovi più a tuo agio?</strong></p>
<p>Mi piace disegnare a mano sulla carta.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Gli-incidenti-della-Notte_4.jpg" alt="" title="Gli incidenti della Notte_4" width="500" height="700" class="alignleft size-full wp-image-15735" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Il tuo cliente medio, o il tuo target di riferimento, chi sono o chi vorresti che fossero?</strong></p>
<p>Bellissime donne formose innamoratesi del mio torbido.</p>
<p><strong>Le tue creazioni: come nascono, dove o come trovi  l’ispirazione, è difficile reinventarsi continuamente?</strong></p>
<p>A volte le tiri fuori dal foglio, erano già lì ed è come se tu le ricalcassi soltanto.</p>
<p>È così quando tutto fila giusto, ma purtroppo non succede sempre.</p>
<p>Quindi direi che perlopiù nascono nella parte inferiore dietro la testa, verso il cervelletto. Lì digerisco le cose che vedo.</p>
<p>Magari ci metto anni. Magari sono già marce. Magari non sono male.</p>
<p>Tutte le cose del mondo sono interessanti, anche quelle noiose.</p>
<p>Comunque le cose che mi colpiscono di più sono quelle che non sono perfette.</p>
<p>Io non mi reinvento mai, per quante volte cambi o mi evolva.</p>
<p>Cerco semplicemente di fare le cose che mi piacciono.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Donna-uccello-con-seta-follata.jpg" alt="" title="Donna uccello con seta follata" width="500" height="700" class="alignleft size-full wp-image-15736" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Una delusione e una soddisfazione.</strong></p>
<p>Uno a uno ics.</p>
<p><strong>La tua giornata tipo?</strong></p>
<p>Se lavoro mi alzo colazione al bar e poi lavoro nel mezzo fumo e bevo e mangio poi torno a casa e faccio le stesse cose.</p>
<p>Se non lavoro dormo più che posso poi mi sveglio e faccio le stesse cose.</p>
<p>cerco di scopare più che posso e bere scotch di qualità leggere libri e fumetti e guardare cartoni animati videogame e scacchi.</p>
<p>Perlopiù però ho a che fare con il mio cervello bacato.</p>
<p><strong>Illustrazione, grafica e fumetto settori molto attivi e prolifici in Italia, tuttavia fanno fatica nell’averne riconosciuto il valore. Perchè secondo te?</strong></p>
<p>Guy Debord diceva: Da questo mondo non ricevo che disprezzo, ma da questo tipo di mondo non potrei voler ricevere altro.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Gli-incidenti-della-Notte_9.jpg" alt="" title="Gli incidenti della Notte_9" width="500" height="700" class="alignleft size-full wp-image-15737" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Un illustratore/grafico italiano che stimi particolarmente?</strong></p>
<p>Quando ero piccolo leggevo i fumetti di Pazienza che aveva mio padre. Ero molto piccolo e non capivo tanto bene alcune cose. mi mancavano gli strumenti e l&#8217;esperienza ad esempio per capire in Pompeo la storia di un tizio che si massacra di pere e poi si impicca con una catena. E poi cazzo un tizio che disegna con i pennarelli su dei fogli a quadretti!</p>
<p>Non lo avevo mai visto negli altri libri / fumetti che leggevo. Quando Pazienza è morto mi ricordo mio padre e mio fratello tristissimi che ne parlano. Erano i miei due modelli ed erano tristi per lui! Ci sono molti illustratori italiani che mi piacciono e sono stati fonte di ispirazione, ma questo ricordo e l&#8217;importanza che ha avuto per me mi fa rispondere a questa domanda: Andrea Pazienza. Io sono dell&#8217;83 e Pazienza è morto nell&#8217;88, fatevi due conti.</p>
<p>Pazienza e Il trio Auster-Karasic-Mazzucchelli di Città di Vetro. Quando l&#8217;ho trovato in un&#8217; edicola di un paesino in montagna in Maremma mi ha ricordato che un fumetto diverso è possibile.</p>
<p><strong>Un libro, un film e una canzone.</strong></p>
<p>Visitor Q di Takashi Miike, Lo specchio nello specchio di Michael Ende, Max di Paolo Conte.</p>
<p><strong>Un sogno nel cassetto invece?</strong></p>
<p>Nel cassetto ci tengo i preservativi una fiaschetta di whisky e il libro che sto leggendo in quel momento. I sogni li tengo nel taschino della camicia almeno me li porto in giro.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Piovra.jpg" alt="" title="Piovra" width="500" height="340" class="alignleft size-full wp-image-15741" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Il suo portfolio online su <a href="http://www.behance.net/RobertoBiadi" target="_blank">Behance</a>.</p>
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		<title>Alan Marcheselli e la femminilità in polaroid</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Oct 2011 09:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Ianniciello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[analogico]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[polaroid]]></category>

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		<description><![CDATA[Alan Marcheselli, classe 1971, nasce come Interior designer. Autodidatta per vocazione, si dedica alla fotografia sin dai primi anni 90 [<a href="http://www.enquire.it/2011/10/24/alan-marcheselli-e-la-femminilita-in-polaroid/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Alan Marcheselli</strong>, classe 1971, nasce come Interior designer. Autodidatta per vocazione, si dedica alla fotografia sin dai primi anni 90 realizzando le immagini dei progetti grafici aziendali in piccoli set quindi inviando ai clienti il portfolio del progetto assieme ad una campionatura di materiali che catalogava in Polaroid. Circa nel 2005 l’incontro con la fotografia istantanea d’arte grazie alle opere di Maurizio Galimberti; due anni di preparazione e nel 2007 la sua prima mostra ”I Believe”, basata sulla canzone extraterrestre di Finardi. Soddisfatto delle critiche, ma non ancora delle sue fotografie per altri due anni lavora al progetto Amadriadi, una ricerca sulla “femminilità” degli alberi e del trascorrere del tempo.<br />
Trova la sua dimensione grazie all’incontro con Carlo Alberto Zini che riesce a donargli quella sicurezza che gli mancava e nel 2009 inizia il suo percorso artistico basato interamente sulla fotografia istantanea.<br />
Tra mostre e altri impegni comincia a conoscere e frequentare il mondo istantaneo del web e dopo avere convissuto come utente in alcuni siti fotografici italiani ed esteri decide assieme a Carmen Palermo di fondare il network <a href="http://www.polaroiders.it/"><strong>Polaroiders.it</strong></a>, ad oggi la più grande comunità di fotografi istantanei italiani. In questo momento è impegnato nell’organizzazione del <a href="http://www.iso600.org/"><strong>primo Festival di Fotografia istantanea ISO600</strong></a> che si è tenuta a Milano dal 6 al 9 ottobre presso lo Spazio Concept, in via Forcella 7.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/10/Alan-Marcheselli-3.jpg" alt="" title="Alan Marcheselli (3)" width="500" height="600" class="alignleft size-full wp-image-15603" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>La fotografia per te è?</strong><br />
Arte, gioco, passione, delusione, emozione, amore, odio, insomma è la forma con cui esprimo la  mia vita.<br />
<strong>La tua prima memoria fotografica?</strong><br />
La campagna pubblicitaria Benetton di Toscani  e il libro “A small book of Black and White lies“ di Dave McKean.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/10/Alan-Marcheselli-4.jpg" alt="" title="Alan Marcheselli (4)" width="500" height="600" class="alignleft size-full wp-image-15604" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Come ti sei avvicinato alla fotografia?</strong><br />
Lavorando come interior Design la fotografia ha sempre fatto parte della mia vita, ma un giorno mentre giravo tra gli stand  Artefiera a Bologna  c’era un uomo inginocchiato  a terra sotto una strana fotografia della torre Eiffel, stava componendo un ritratto con tante Polaroid, mi fermai a guardare e mi innamorai del suo lavoro, arrivato a casa presi la mia Spirit600Cl che usavo per catalogare i materiali e cominciai a guardarla sotto una luce diversa, da allora è stata la mia amica, la mia amante, la mia confidente. Quell’uomo era Maurizio Galimberti e la strana fotografia della torre Eiffel era il primo Pola Mosaico che vedevo in vita mia.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/10/Alan-Marcheselli-5.jpg" alt="" title="Alan Marcheselli (5)" width="500" height="600" class="alignleft size-full wp-image-15605" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>La tua prima macchina fotografica?</strong><br />
La Minolta analogica aziendale e la Polaroid Spirit 600 CL.<br />
<strong>L’ultima?</strong><br />
Sony 900 Alfa e Polaroid 600 One.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/10/Alan-Marcheselli-6.jpg" alt="" title="Alan Marcheselli (6)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-15606" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Che rapporto hai con il digitale?</strong><br />
Ottimo, non mi piace, non lo apprezzo e probabilmente il digitale pensa la stessa cosa di me.<br />
<strong>Da fotografare: meglio un corpo femminile o maschile?</strong><br />
Mi troverei in difficoltà a fotografare un uomo, credo non saprei valorizzarne adeguatamente le forme in quanto non rientrano nel mio immaginario, quindi preferisco il corpo femminile.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/10/Alan-Marcheselli-7.jpg" alt="" title="Alan Marcheselli (7)" width="500" height="600" class="alignleft size-full wp-image-15607" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Se esistesse il nobel per la fotografia tu a chi lo daresti?</strong><br />
Per l’apporto tecnico a Edwin Land, per le fotografie il mio voto andrebbe a Nobuioshi Araki.<br />
<strong>Un fotografo italiano che stimi particolarmente?</strong><br />
Maurizio Galimberti.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/10/Alan-Marcheselli-8.jpg" alt="" title="Alan Marcheselli (8)" width="500" height="600" class="alignleft size-full wp-image-15608" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>La soddisfazione più grande da fotografo?</strong><br />
L’incontro con Carlo Alberto Zini dei Magazzini Criminali.<br />
<strong>Delusione invece?</strong><br />
L’espressione di Franco Fontana mentre alcuni miei scatti gli passavano tra le mani, se ho inteso bene, l’espressione fù “non c’è limite al peggio“.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/10/Alan-Marcheselli-9.jpg" alt="" title="Alan Marcheselli (9)" width="500" height="600" class="alignleft size-full wp-image-15609" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>I peggiori 50 euro della tua vita?</strong><br />
Più che di fotografia farei l’elenco dei ristoranti che avrebbero dovuto pagare me invece che portarmi il conto.<br />
<strong>Se la tua vita fosse un film, quale ti piacerebbe che fosse?</strong><br />
Pecker di John Waters.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/10/Alan-Marcheselli-10.jpg" alt="" title="Alan Marcheselli (10)" width="500" height="600" class="alignleft size-full wp-image-15610" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Un viaggio, dove?</strong><br />
Ovunque ci siano neve e boschi e per spostarsi sia obbligatorio camminare.<br />
<strong>Un film, un libro e una canzone.</strong><br />
Highlander, Rè per sempre, Can I play with madness.<br />
<strong>Una cosa che vorresti dire, ma che non ti è stata chiesta?</strong><br />
Lamentarsi di meno e  impegnarsi di più.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/10/Alan-Marcheselli-2.jpg" alt="" title="Alan Marcheselli (2)" width="500" height="540" class="alignleft size-full wp-image-15611" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Ringraziamo Alan Marcheselli e vi invitiamo a guardare i suoi lavori su: <a href="http://www.alanmarcheselli.com/">www.alanmarcheselli.com</a></p>
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