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	<title>Enquire &#187; fotografia</title>
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	<description>Born to be curious</description>
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		<title>Dalla Russia analogicamente: Yulia Kazban</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 10:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marika Saonari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[analogico]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[russia]]></category>

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		<description><![CDATA[Classe 1983, l&#8217;artista in questione trova i natali a Sumy in Ucraina, ma nella prima parte delle sua vita vive [<a href="http://www.enquire.it/2012/02/10/yulia-kazban-fotografia-russa/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Classe 1983, l&#8217;artista in questione trova i natali a Sumy in Ucraina, ma nella prima parte delle sua vita vive in Russia dove si laurea in biologia.<br />
La sua passione però è antecedente e nasce grazie ad una fotografia di gruppo.<br />
Totalmente indifferente al mondo digitale, <strong>Yulia Kazban</strong>, continua ad immortalare, con vecchie macchine analogiche, un mondo a lei caro che, attraverso le stampe rigorosamente fatte a mano.<br />
Sembra rappresentare una dimensione d&#8217;altri tempi.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Yulia-Kazban-2.jpg" alt="" title="Yulia Kazban (2)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-17771" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Tu e la fotografia, a quando il primo approccio?</strong><br />
Il momento fatidico avvenne nella mia infanzia quando la mia famiglia mi chiese di schiacciare il pulsante di scatto durante una fotografia di gruppo. Fotografo seriamente dal 2007.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Yulia-Kazban-3.jpg" alt="" title="Yulia Kazban (3)" width="500" height="600" class="alignleft size-full wp-image-17772" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Qual è il mondo che osservi attraverso la tua macchina?</strong><br />
Qualcosa che è in continuo movimento, qualcosa che appena comprendo si trasforma nuovamente, ovviamente qualcosa che appartiene al mio io.<br />
Non cerco di analizzare ciò che è nel mio cuore, non ne ho bisogno, lo conosco più che bene.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Yulia-Kazban-4.jpg" alt="" title="Yulia Kazban (4)" width="500" height="650" class="alignleft size-full wp-image-17773" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Analogico o digitale?</strong><br />
Sempre e solo analogico. Non mi sento digitale, non posso. Adoro guardare le strisce dei negativi, sentire il profumo della pellicola e le stampe fatte a mano, ecco le mani, é tutto racchiuso in esse, è un mondo avvolgente e familiare.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Yulia-Kazban-5.jpg" alt="" title="Yulia Kazban (5)" width="500" height="650" class="alignleft size-full wp-image-17774" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Dove trai ispirazione?</strong><br />
Ovunque.<br />
Posso trovarla in fotografie, canzoni, libri, film oppure in una mattina, nella pioggia, nel sole e nel vento, nel ghiaccio e la lista potrebbe essere infinita, cose semplici. Questo è Dio.<br />
<strong>Il mezzo che ti permette si esprimere te stessa.</strong><br />
Sono un&#8217;amante delle Olympus, la mia fedele compagna è una Pen Vesna 1959.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Yulia-Kazban-6.jpg" alt="" title="Yulia Kazban (6)" width="500" height="650" class="alignleft size-full wp-image-17775" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Un fotografo a cui ti senti legata</strong><br />
La mia scelta cade sicuramente su Masao Yamamoto.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Yulia-Kazban-7.jpg" alt="" title="Yulia Kazban (7)" width="500" height="650" class="alignleft size-full wp-image-17776" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Un luogo, un libro e una canzone.</strong><br />
La casa di mia nonna 20 anni fa.<br />
Direttamente dalla letteratura russa Sasha Sokolov <em>La scuola degli sciocchi</em> è molto personale, si sente che viene dall&#8217;anima, racchiude tristezza e calorosità, mi riguarda parecchio.<br />
Per quanto riguarda le canzoni sarebbero troppe da elencare perciò taglio la testa al toro e dico <em>Piobmx</em> degli Autechre.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Yulia-Kazban-8.jpg" alt="" title="Yulia Kazban (8)" width="500" height="650" class="alignleft size-full wp-image-17777" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Il suo <a href="http://www.flickr.com/photos/kazban/" target="_blank">Flickr</a>.</p>
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		<title>Fotografia e architettura: Can Dagarslani</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 09:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Mitola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[analogico]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[turchia]]></category>

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		<description><![CDATA[Can Dagarslani, ventisei anni compiuti, si è laurata in architettura nel 2006 presso la Mimar Sinan University of Fine Art [<a href="http://www.enquire.it/2012/02/08/can-dagarslani-fotografia-architettura/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Can Dagarslani</strong>, ventisei anni compiuti, si è laurata in architettura nel 2006 presso la Mimar Sinan University of Fine Art ed è proprio durante il suo percorso di studi che ha scoperto il suo interesse per la fotografia.<br />
Tutto ha inizio nel 2003 quando inizia a lavorare ad alcuni landscape volti a mostrare il lato architettonico della città. Accantona la sua digitale quando scopre l’analogico.<br />
La combinazione di studi d’architettura e la fotografia e con il suo interesse per il cinema di Jean-Luc Godard sono sono elementi chiave che definiscono lo stile fotografico di Can.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17715" style="padding-top: 10px;" title="Can Dagarslani (3)" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Can-Dagarslani-3.jpg" alt="" width="500" height="500" /></p>
<p><strong>Che mondo osservi dietro la tua macchina fotografica?</strong></p>
<p>Vivere è sempre più difficile. Le persone hanno dimenticato l’importanza di cose come un tramonto. È proprio qui che inizia la mia storia. Voglio trovare qualcosa con cui chiunque si possa rapportare senza necessariamente pensare alla parola arte contemporanea. La fotografia riflette un mondo familiare a tutti noi, intriso di colori, luci e suoni. Il mio scopo è cercare di dare nuovamente vita a quella porzione di mondo dimenticata. Forse è impossibile abbracciare una fotografia ma, probabilmente, non le memorie che porta con sè.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17716" style="padding-top: 10px;" title="Can Dagarslani (5)" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Can-Dagarslani-5.jpg" alt="" width="500" height="500" /></p>
<p><strong>Cosa ti distingue dagli altri fotografi?</strong></p>
<p>Veramente vorrei farla io questa domanda. Dal mio punto di vista, le mie emozioni e le mie riflessione mi rende diversa da ogni altra persona. La struttura dello stesso problema prendere una sua peculiare forma nella mente in cui si trova. Le mie foto, in qualche modo, prendono vita.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17717" style="padding-top: 10px;" title="Can Dagarslani (7)" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Can-Dagarslani-7.jpg" alt="" width="500" height="500" /></p>
<p><strong>Analogico o digitale?</strong></p>
<p>È evidente che il digitale si trovi a un passo di distanza rispetto ai nostri sensi. Quando vedo una foto digitale non riesco esattamente a percepirlo; il tessuto analogico invece mi sussurra un’intersa storia. Le mie foto digitali sono sepolte sotto la polvere.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17722" style="padding-top: 10px;" title="Can Dagarslani (4)" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Can-Dagarslani-4.jpg" alt="" width="500" height="630" /></p>
<p><strong>Cosa ti ispira?</strong></p>
<p>I luoghi dove mi piacerebbe essere, i colori che mi piace guardare e i suoni che si frantumano dentro di me. Questi sono tutte fonte di ispirazione. È quasi impossibile per me se manca ne manca uno.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17719" style="padding-top: 10px;" title="Can Dagarslani (2)" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Can-Dagarslani-2.jpg" alt="" width="500" height="400" /></p>
<p><strong>Un fotografo di cui hai stima?</strong></p>
<p>Dai facciamo due fotografi.</p>
<p>La ragione per cui ammiro Cindy Sherman è racchiusa in questa frase che segue ogni sua foto: <em>The women’s characters, I wrapped myself in sharply contrast with both their own selves and the world surrounds them. What I am  interested in is absolutely this paradox.</em></p>
<p>L’esistenzialista e spontaneo personaggio della misteriosa Francesca Woodman e ciò che si riflette nella sua fotografia in bianco e nero, mi affascina  particolarmente.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17721" style="padding-top: 10px;" title="Can Dagarslani (6)" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Can-Dagarslani-6.jpg" alt="" width="500" height="700" /></p>
<p><strong>Cosa fai quando non fotografi?</strong></p>
<p>Cosa fai quando non sei impegnato con l’architettura? Forse è più appropriato.</p>
<p>Entrambe sono forme di vita e cultura. La differenza sostanziale è che, non esistono bugie nell’architettura mentre nella fotografia succede. Credo che sia perchè l’architettura è legata alla matematica.</p>
<p>La cosa che amo di più è rapportarmi con entrambe, fotografie e architettura. Scattare foto agli angoli segreti di edifici che solo io conosco, è un’emozione indescrivibile per me.</p>
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		<title>Tra reportage e arte: Pavel Tereshkovets</title>
		<link>http://www.enquire.it/2012/02/06/tra-reportage-e-arte-pavel-tereshkovets/</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 13:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marika Saonari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[bielorussia]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[national geographic]]></category>
		<category><![CDATA[reportage]]></category>

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		<description><![CDATA[Bielorussia, Minsk (l&#8217;ultima delle dittature vigenti in Europa), città che da i natali a Pavel Tereshkovets, reportagista e fotografo artistico. [<a href="http://www.enquire.it/2012/02/06/tra-reportage-e-arte-pavel-tereshkovets/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bielorussia, Minsk (l&#8217;ultima delle dittature vigenti in Europa), città che da i natali a <strong>Pavel Tereshkovets</strong>, reportagista e fotografo artistico.<br />
Dopo aver girato tutta l&#8217;europa (prima dei 20 anni) e, non contento, Israele, Giordania, Sud Africa e Stati Uniti cerca di catturare l&#8217;ingenua realtà con vecchie macchine sovietiche.<br />
Laureato presso l&#8217;università linguistica di Minsk, nel 2011 è arrivato secondo al contest di National Geographic Vale&#8217;s Eye On Sustainability, una bella soddisfazione per Pavel che è stato spinto a lavorare con la fotografia sempre più.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Pavel-Tereshkovets-2.jpg" alt="" title="Pavel Tereshkovets (2)" width="500" height="350" class="alignleft size-full wp-image-17644" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>I concetti permeanti delle fotografie di Pavel sono soprattutto solitudine, isolamento e vuoto; cerca di scoprire la natura dell&#8217;essere umano nel profondo dei sentimenti, delle paure e degli istinti. Da una parte si appella alla realtà come un&#8217;osservatore che guarda il mondo attraverso il mirino della macchina fotografica, dall&#8217;altra lascia trasparire la sua percezione, creando non solo belle immagini ma anche una serie di significati che costringono lo spettatore ad estrapolare propri pensieri e idee.</p>
<p>Ironico, divertente e spiritoso dice di non essere un grande fan della tecnologia e ci da qualche consiglio su come trarre ispirazione.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Pavel-Tereshkovets-3.jpg" alt="" title="Pavel Tereshkovets (3)" width="500" height="350" class="alignleft size-full wp-image-17645" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Pavel-Tereshkovets-4.jpg" alt="" title="Pavel Tereshkovets (4)" width="500" height="350" class="alignleft size-full wp-image-17646" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Qual è stato il tuo primo approccio alla fotografia?</strong><br />
Beh, tutto ciò accade nella mia infanzia.Non credo che oggi stupirò qualcuno dicendo questo, la maggior parte delle volte che leggo articoli riguardanti fotografi la storia è più o meno la stessa.<br />
Nel mio caso fu grazie a mio padre dal quale ho ereditato una particolare sensibilità estetica. Era un alpinista, viaggiava molto e ogni volta che tornava a casa portava un mazzo di nuove fotografie; le adoravo, veramente, così col tempo iniziai a scattarne di mie. Nella mia famiglia c&#8217;erano solo macchine sovietiche ma non mi importava il mezzo con cui avrei scattato, mi importava solo il risultato.</p>
<p>Sono stato profondamente a contatto con la fotografia e questo è il risultato: non posso fermarmi, devo continuare a scattare.</p>
<p><strong>Qual è il mondo che osservi attraverso la fotocamera?</strong></p>
<p>Penso che ad essere immortalato non sia solamente il mondo esterno ma ciò che viene rifratto nell&#8217;obiettivo, sopra ogni cosa, sia la propria esperienza di vita. Il risultato che otteniamo con le nostre foto è la pietra di paragone di ciò che viviamo e ciò che abbiamo vissuto. Guardando le foto di qualcuno ciò che alla prima occhiata ci sovviene non è la fotografia in senso lato, ma l&#8217;autore stesso.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Pavel-Tereshkovets-5.jpg" alt="" title="Pavel Tereshkovets (5)" width="500" height="350" class="alignleft size-full wp-image-17647" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Pavel-Tereshkovets-6.jpg" alt="" title="Pavel Tereshkovets (6)" width="500" height="350" class="alignleft size-full wp-image-17648" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Pavel-Tereshkovets-7.jpg" alt="" title="Pavel Tereshkovets (7)" width="500" height="350" class="alignleft size-full wp-image-17649" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Fotografia analogica o digitale?</strong></p>
<p>Entrambe. Sono totalmente differenti e ognuna di esse è un mondo fotografico, offrono diversi vantaggi, quindi perché limitarsi all&#8217;uso di una sola categoria?</p>
<p><strong>Dove trovi ispirazione?</strong></p>
<p>Sono costantemente ispirato da qualcosa o qualcuno, può essere qualsiasi cosa, un film, un libro, un paese, musica. Trarre ispirazione è la base di ogni progetto creativo; nel caso contrario saresti bloccato in un solo luogo e smetteresti di andare avanti, di raggiungere sempre di più.</p>
<p>Naturalmente ci sono momenti in cui ci si sente vuoti e ci si sente &#8220;persi&#8221;.</p>
<p>Solo un consiglio: smettete di indossare i vostri costumi, immedesimatevi in ciò che state creando e l&#8217;ispirazione vi troverà.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Pavel-Tereshkovets-8.jpg" alt="" title="Pavel Tereshkovets (8)" width="500" height="350" class="alignleft size-full wp-image-17650" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Pavel-Tereshkovets-9.jpg" alt="" title="Pavel Tereshkovets (9)" width="500" height="350" class="alignleft size-full wp-image-17651" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Che tipo di attrezzatura usi?</strong></p>
<p>Continuo a scattare con qualche vecchia macchina sovietica come Zenit e Smena Lomo e una Canon 50D. Sinceramente non cerco di cavalcare l&#8217;onda tecnologica.</p>
<p><strong>Un fotografo che ammiri?</strong></p>
<p>Se dovessi ricordare un mentore della fotografia credo che menzionerei Helmuth Newton, mi piacciono le fotografie narrative.</p>
<p><strong>Un posto, un libro, una canzone.</strong></p>
<p>Grand Canyon, Sulla strada di <em>Kerouac</em> e The End dei <em>The Doors</em>.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Pavel-Tereshkovets-10.jpg" alt="" title="Pavel Tereshkovets (10)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-17652" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Pavel-Tereshkovets-11.jpg" alt="" title="Pavel Tereshkovets (11)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-17653" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Pavel-Tereshkovets-12.jpg" alt="" title="Pavel Tereshkovets (12)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-17654" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Pavel-Tereshkovets-13.jpg" alt="" title="Pavel Tereshkovets (13)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-17655" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Il suo sito personale <a href="http://tereshkovets.com/" target="_blank">www.tereshkovets.com</a></p>
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		<title>Milo Alterio: poeta degli scatti</title>
		<link>http://www.enquire.it/2012/02/02/milo-alterio-fotografia/</link>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 12:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maela Leporati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[analogico]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[napoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Milo Alterio, ha 31 anni vive a Napoli ed è un fotografo appassionato. Scoprire i suoi scatti e il suo [<a href="http://www.enquire.it/2012/02/02/milo-alterio-fotografia/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Milo Alterio</strong>, ha 31 anni vive a Napoli ed è un fotografo appassionato.<br />
Scoprire i suoi scatti e il suo &#8220;mondo&#8221; è stata davvero un&#8217;interessante sorpresa.<br />
Milo è un autodidatta, ama molto i ritratti ed è appassionato d&#8217;arte e di tutto ciò che ha a che fare con la comunicazione.<br />
Nelle sue fotografie abbiamo trovato molta poesia: semplice (nell&#8217;accezione più positiva del termine) diretta e piena di fascino.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Milo-Alterio-2.jpg" alt="" title="Milo Alterio (2)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-17542" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Presentati, dicci qualcosa su di te.</strong></p>
<p>Non sono a mio agio quando devo palare di me, probabilmente perchè non sono molto bravo a farlo. Sono timido; una caratteristica difficile da gestire quando si cerca di fare il fotografo come professione. Ho 31 anni e vivo a Napoli. Ho una forte passione per la comunicazione e l’arte in generale. Sono un autodidatta con una forte propensione verso l’originalità delle forme e del colore.</p>
<p>Mi piace, soprattutto, ritrarre persone, con un approccio creativo ed una mentalità aperta.<br />
Scattare negli anni è divenuto qualcosa che va aldilà della semplice realizzazione di immagini perchè ha cambiato il mio modo di vedere le cose e relazionarmi con gli altri.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Milo-Alterio-3.jpg" alt="" title="Milo Alterio (3)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-17543" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Quando hai inziato a fotografare e perché?</strong></p>
<p>Ho iniziato a fotografare, come spesso accade quando si ha un genitore appassionato, molto presto; però l&#8217;approccio nei confronti della fotografia è cambiato molto tardi, all&#8217;età di 24/25 anni quando l&#8217;impegno, la passione, l&#8217;attitudine nei confronti di uno scatto è diventato più importante.</p>
<p>Perché? Probabilmente perchè quello era (lo è tuttora) il modo più semplice, per me, di esprimere i miei punti di vista su ciò che mi circonda.</p>
<p><strong>Che tipo di macchina fotografica usi?</strong></p>
<p>Reflex digitali e compatte analogiche. Talvolta Polaroid e vecchie reflex russe.</p>
<p><strong>Analogico o digitale?</strong></p>
<p>Dipende dalle situazioni e, perchè no, dagli stati d&#8217;animo. Per esempio, in questo momento in cui mi avete chiesto l&#8217;intervista sono preso molto più dall&#8217;analogico perchè evidentemente attratto da una fotografia più autentica e spontanea, benchè imperfetta rispetto a quella digitale. In linea di massima utilizzo la fotografia digitale per i lavori commerciali e quella analogica per gli scatti “quotidiani”; ho sempre in tasca la <em>yashica t4</em>.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Milo-Alterio-4.jpg" alt="" title="Milo Alterio (4)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-17544" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Cosa rappresenta per te la fotografia?</strong></p>
<p>La fotografia è uno dei fenomeni più interessanti di sempre, sia da un punto di vista tecnico che estetico, questo è fuori da ogni dubbio. Io rimango stupefatto e sbalordito ogni volta che penso all’evoluzione del suo linguaggio perchè trovo ci sia qualcosa di veramente <em>magico</em> dietro al suo processo.<br />
Detto questo, la fotografia per me rappresenta, come già accennato, un’opportunità per poter dire ciò che penso, esprimere opinioni. Nel tempo ho provato a farlo in diversi modi, suonando, scrivendo ma evidentemente non ero molto bravo. Infine mi sono soffermato sulla fotografia che ritengo sia riuscita a farmi dialogare bene con gli altri attraverso gli scatti.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Milo-Alterio-5.jpg" alt="" title="Milo Alterio (5)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-17545" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Come descriveresti il tuo modo di fotografare?</strong></p>
<p>Iconico. Nel senso che tendenzialmente punto alla realizzazione di immagini che possano funzionare da sole, anche quando c’è da raccontare una storia. Credo sia, allo stesso tempo, un punto di forza e di debolezza.</p>
<p><strong>C&#8217;è qualcosa che non ti piace della fotografia di oggi(contemporanea)? </strong></p>
<p>Non mi piace la quantità enorme di materiale con cui bisogna confrontarsi. La fotografia ha subito un processo di massificazione radicale negli ultimi anni. Questo ha permesso sicuramente a molte persone di potersi avvicinare a questo mondo ma come succede sempre in questi casi la qualità diventa più difficile da ricercare. E la cosa pericolosa, a mio avviso, sta nel fatto che la fotografia possa trasformarsi, per i più, da mezzo espressivo a semplice catalogazione di ciò che ci circonda.<br />
Tutto ciò, in ambito professionale, significa inoltre dover lavorare con budget molto bassi.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Milo-Alterio-6.jpg" alt="" title="Milo Alterio (6)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-17546" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Il mondo nei tuoi scatti è?</strong><br />
Mi piace pensare di riuscire a rappresentare ciò che ai più è nascosto, soprattutto nei ritratti; un mondo privato, profondo, intimo e, perchè no, spirituale talvolta. Però è vero anche il contrario di ciò che ho appena detto; a volte le foto sono l’esatto specchio della realtà. È una fotografia che si contrappone costantemente, e lo stile ne subisce l’influenza.<br />
<strong>Cosa ti ispira?</strong></p>
<p>Ovviamente tutto ciò per cui provo un forte interesse. Dalla musica, al cinema, e ovviamente la fotografia stessa. Quindi potrei dirti i film di Woody Allen così come i dischi di Bowie, alcuni romanzi della letteratura americana contemporanea e gli scatti di altri fotografi. Non esistono limiti, del resto l’ispirazione è dappertutto.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Milo-Alterio-7.jpg" alt="" title="Milo Alterio (7)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-17547" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Una persona o un soggetto che ti piacerebbe fotografare</strong>?</p>
<p>Sarebbe troppo semplice nominare qualche personaggio, più o meno famoso, che per qualche motivo ammiro. Provo una fortissima attrazione tutti i giorni per qualcosa e/o qualcuno che vorrei fotografare. Si tratta di un’attrazione che ho imparato a riconoscere bene e sto migliorando nella gestione di tale sentimento.</p>
<p><strong>Hai dei fotografi di riferimento o che ti ispirano particolarmente?</strong></p>
<p>Beh ogni epoca ha avuto grandi fotografi che apprezzo per ragioni diverse. Lo sperimentalismo di Man Ray, l’imperfezione di Cecil Beaton, la provocazione di Newton. Mi piace inoltre il modo di ritrarre di Peter Lindbergh e in italia Marco Pietracupa.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Milo-Alterio-8.jpg" alt="" title="Milo Alterio (8)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-17548" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Oltre a fotografare,ti piace?</strong></p>
<p>Starmene a casa un intero giorno sotto le coperte a guardare vecchi film e serie televisive ma anche incontrare buoni amici, andare a concerti e fare lunghe passeggiate per il centro della mia città.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Milo-Alterio-9.jpg" alt="" title="Milo Alterio (9)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-17549" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Un fotografo da &#8220;scoprire&#8221;?</strong></p>
<p>Un fotogafo da “ri-scoprire” è David Bailey, tra i grandi quello maggiormente dimenticato. Eppure ha saputo interpretare al meglio il clima di esaltante novità che Londra ha saputo esprimere, non solo nella moda, negli anni ‘60. Da scoprire, Michael Schmelling ma anche Hannes Caspar per ragioni diverse.<br />
Inoltre mi fa piacere nominare Maurizio di Iorio che, con i suoi collaboratori, han dato vita a disturber.net che è un ottimo “recipiente” pieno di stupende immagini che per me rappresenta, tornando ad una delle domande precedenti, una grande fonte di ispirazione.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Cinematografico: Francesco Ormando</title>
		<link>http://www.enquire.it/2012/01/30/fotografia-francesco-ormando/</link>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 11:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valeria Vacca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[analogico]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>

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		<description><![CDATA[Francesco Ormando, nato a Roma ad Ottobre del 1988. Diploma classico. Poco amore sin dall&#8217;infanzia per i numeri, lo sport [<a href="http://www.enquire.it/2012/01/30/fotografia-francesco-ormando/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Francesco Ormando</strong>, nato a Roma ad Ottobre del 1988. Diploma classico. Poco amore sin dall&#8217;infanzia per i numeri, lo sport e poca abilità per il disegno a mano libera.<br />
Approda nel mondo universitario nella facoltà di mediazione linguistico culturale che quasi dall&#8217;inizio non provoca il suo entusiasmo. Maggiore soddisfaziove viene dalla fotrografia che decide di coltivare come passione, nella speranza di trasformarla nel suo futuro.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Francesco-Ormando-2.jpg" alt="" title="Francesco Ormando (2)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-17450" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Se dovessi descrivere la tua fotografia in tre parole, quale sceglieresti?</strong><br />
Sintetica, al dettaglio, cinematografica.<br />
<strong>La tua prima memoria fotografica?</strong><br />
Probabilmente qualche kodak usa e getta alle elementari. Tornavo sempre dalle gite, offrendo ai miei svariate foto di gatti, foglie, compagni con le teste mozzate. Non ero proprio un piccolo  Robert Capa in erba, no.<strong></strong></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Francesco-Ormando-3.jpg" alt="" title="Francesco Ormando (3)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-17451" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Come ti sei avvicinato alla fotografia?</strong><br />
Non sapendo disegnare, nè dipingere la fotografia mi ha dato la possibilità di realizzare qualcosa che andasse oltre il terreno su cui mi muovevo di solito: la scrittura. Un po&#8217; di anni fa quindi, con qualche amico al seguito a farmi da cavia, ho cominciato.<br />
<strong>La tua prima macchina fotografica? L&#8217;ultima?</strong><br />
Prima e attuale: canon eos 1000d.<br />
In arrivo: canon Eos 5 d mark II.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Francesco-Ormando-4.jpg" alt="" title="Francesco Ormando (4)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-17452" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Da fotografare: quali sono i tuoi soggetti preferiti? Come scegli le tue modelle?</strong><br />
Per il momento i soggetti che scelgo per le mie foto hanno un cuore che batte e aria che entra ed esce dai polmoni. Non so se mi spingerò mai verso l&#8217;orizzonte delle fotografia che abbraccia il mondo delle scarpe, dei gatti (anche quelli respirano, è vero?!) etc. Però non si sa mai, no?<br />
Le modelle con cui lavoro, di base, sono ragazze che rispondono al mio gusto estetico. Qualcuno ha banalizzato la cosa dicendomi spesso che sono per delle <em>bellezze inglesi</em><em>, slavate</em>, ma non è vero. Quello che cerco è un volto che abbia delicatezza e carattere, un volto che si possa sposare ad altre epoche: dall&#8217;America del Charleston alla Nouvelle Vague.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Francesco-Ormando-5.jpg" alt="" title="Francesco Ormando (5)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-17453" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Come descriveresti il tuo stile?</strong><br />
Classico.<br />
<strong>Dove trai ispirazione?</strong><br />
Dal cinema soprattutto. Ci sono film come The tree of life, A single man, Paradiso perduto che mi hanno lasciato a dire tra me e me: <em>cosa darei per fotografare una scena come quella!</em>.<br />
<strong>Un fotografo che stimi particolarmente?</strong><br />
Anna di Prospero.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Francesco-Ormando-6.jpg" alt="" title="Francesco Ormando (6)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-17454" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>La tua più grande soddisfazione e la più grande delusione da fotografo?</strong><br />
Trasformare questa passione in una fonte di lavoro, non voglio mentire, rappresenta una delle mie più grandi soddisfazioni. Stare alle prese dietro ad un lavoro da scrivania, nel futuro, potrebbe uccidermi.<br />
La delusione più grande è quella di altri fotografi: vedere il proprio lavoro sminuito nella prospettiva del: &#8220;lo fan in tanti!&#8221;.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Francesco-Ormando-7.jpg" alt="" title="Francesco Ormando (7)" width="500" height="300" class="alignleft size-full wp-image-17455" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Progetti per il futuro?</strong><br />
Vorrei fare breccia nel cuore di un&#8217;agenzia tedesca che produce occhiali e realizzare alcuni lavori per il loro marchio. Per il momento è solo aria fritta, quindi incrocio le dita.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Francesco-Ormando-8.jpg" alt="" title="Francesco Ormando (8)" width="500" height="300" class="alignleft size-full wp-image-17456" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Un film, un libro e una canzone.</strong><br />
Cose preziose di  Fraser Clarke Heston.<br />
Le streghe di Roald Dahl Fraser Clarke Heston.<br />
Clock Tick di Abel Korzeniowski.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Francesco-Ormando-9.jpg" alt="" title="Francesco Ormando (9)" width="500" height="300" class="alignleft size-full wp-image-17457" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Ringraziamo Francesco e vi invitiamo a sfogliare il suo <a href="http://www.flickr.com/photos/st-ormart/" target="_blank" target="_blank">Flickr</a> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il mondo visto da Irina Popova</title>
		<link>http://www.enquire.it/2012/01/24/il-mondo-visto-da-irina-popova/</link>
		<comments>http://www.enquire.it/2012/01/24/il-mondo-visto-da-irina-popova/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 14:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara Marzullo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[russia]]></category>
		<category><![CDATA[viaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[Irina Popova ha le sue radici in Russia: nata a Tver, una piccola città con mezzo milione di abitanti, come [<a href="http://www.enquire.it/2012/01/24/il-mondo-visto-da-irina-popova/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Irina Popova </strong>ha le sue radici in Russia: nata a Tver, <em>una piccola città con mezzo milione di abitanti, </em>come la definisce lei, inizia a prendere sul serio la fotografia dal 2006, collezionando da allora ad adesso un lunghissimo elenco di riconoscimenti e premi.<br />
Vive a Amsterdam, ma continua a considerare Mosca come la sua seconda casa; ed è proprio in questo rapporto di vicinanza/lontananza che nascono i suoi migliori lavoro: le<em> </em>sue fotografie raccontano dei suoi luoghi, come un documentario personalissimo, della Russia vista da chi la conosce e da chi la riscopre dopo un distacco.<br />
Ha viaggiato come photoreporter in tutto il mondo, documentando, mostrando da una prospettiva sincera e libera i suoi luoghi e le sue storie – oggi parla a noi di Enquire di sé e della sua fotografia.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Irina-Popova-2.jpg" alt="" title="Irina Popova (2)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-17294" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Cuba, Siberia, Mosca: il tuo lavoro di fotoreporter ti porta a girare per il mondo, vicino e lontano da casa. Cosa è più facile ritrarre: le cose a te prossime per cultura o quelle che si trovano a miglia di distanza, non solo da casa, ma anche da te?</strong></p>
<p>È una domanda difficile, devo pensarci bene. Credo sia più facile fotografare quello che comprendi – ma a volte non sei motivata abbastanza a fotografare quello che ti circonda, la tua città, i tuoi luoghi e spesso è solo un problema di pigrizia: sei là e ci sarai anche domani, dopodomani, il prossimo anno. Invece quando viaggi hai una sola occasione. La curiosità ti guida.</p>
<p>Fotografare non è solo mostrare un risultato agli altri, è un processo di ricerca, crescita, qualcosa che cresce in te e che ti porta a conoscere nuovi aspetti della realtà e queste realtà tanto sono maggiormente diverse tanto sono più emozionanti. È quello che fanno tutti i fotografi e alle volte mi sembra solo una <em>colonizzazione fotografica</em>, anche se spesso non è solo lavorare con gli stereotipi o crearne di nuovi.</p>
<p>Mi sono innamorata di Cuba e sogno di viaggiare in tutto il mondo. Ma sono sogni e poco più e ovviamente sono molto più vicina alla realtà dell&#8217;ex Unione Sovietica, per cultura, lingua – insomma, posso comprenderla meglio e sotto tutti i punti di vista.</p>
<p><strong>Questa domanda è collegata alla precedente: vivere lontano da casa ti aiuta nella comprensione della tua terra?</strong></p>
<p>Assolutamente sì. Capisco perché tutti i migliori libri di foto e i progetti sulla Russia siano fatti da fotografi stranieri: quando vieni da fuori vedi tutte le differenze e le particolarità di un luogo e ti puoi concentrare sull&#8217;immagine che proviene da un luogo, invece di adoperare un approccio locale che sì ti consente di ritrarre per esempio la scomparsa di un quartiere, ma non di capire quale sia il suo significato nell&#8217;economia generale di un paese o capire la differenza tra banalità e particolarità. Io tento di comprendere la Russia in toto, ma credo comunque di essere più brava a raccontare le storie delle persone, dovunque esse siano.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Irina-Popova-3.jpg" alt="" title="Irina Popova (3)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-17295" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Come hai iniziato la tua carriera di fotografa?</strong></p>
<p>Ho iniziato a fotografare perché mi sembrava che chi possedeva una macchina fotografica fosse così cool e diverso da me, sembrava avessero qualcosa da condividere con gli altri.</p>
<p>Mi sono interessata alla fotografia grazie a alcune esposizioni viste nella Casa della Gioventù di Tver. Mi sono unita al loro gruppo di fotografia, dove insegnava Yuriy Fedorov, ma anche se amavo sempre più la fotografia, rimanevo una cattiva fotografa. Dopo i Delphic Games ho capito che ero brava a raccontare storie di persone, che quello era importante per me – là devi crearne una in meno di 24 ore. Ho imparato a usare meglio la macchina grazie a Sergei Maximishin – è stato più che altro un&#8217;ispirazione, che tutt&#8217;ora dura. La Rodchenko Moscow School of Photography invece mi ha confuso molto, avevo come la sensazione che neanche i professori sapessero cosa volevano da noi e non avevo quasi tempo per impegnarmi nei miei progetti. Comunque la mia professoressa Irina Megliskaya è stata ed è un mio grande sostegno, anche dopo il diploma.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Irina-Popova-4.jpg" alt="" title="Irina Popova (4)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-17296" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Con cosa scatti?</strong></p>
<p>Canon 5D. Adesso ho anche una Mark II per i video – non tutte le storie si possono raccontare solo con le immagini.</p>
<p>Non sono una maniaca degli strumenti del mestiere – basta che si possa portare in borsa e non mi faccia perdere troppo tempo – sì, sono una fotografa dell&#8217;era digitale: moltissimi sono i vantaggi, anche se, lo ammetto, a volte mi manca la grana della pellicola, il segreto mistero della camera oscura.</p>
<p><strong>Le tue opere sono esposte al Photoquai 2011 di Parigi – parlaci di quest&#8217;esperienza.</strong></p>
<p>All&#8217;inizio non avevo messo a fuoco cosa significasse esporre a Parigi, non mi sembrava niente di così eccitante, ma quando mi sono sentita dire «vado a vedere le tue fotografie, a Parigi», questo sì che mi ha fatto battere il cuore all&#8217;impazzata! Le mie foto sotto la Tour Eiffel: mi sembra di aver conquistato Parigi!</p>
<p>È un&#8217;esperienza fantastica, un incoraggiamento importante – soprattutto per il tipo di artisti che sono stati scelti.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Irina-Popova-5.jpg" alt="" title="Irina Popova (5)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-17297" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>A Parigi hai portato <em>Anfisa&#8217;s family</em> – una storia controversa che ti ha provocato non pochi problemi.</strong></p>
<p>In realtà sono un po&#8217; stanca di parlarne, ma so che significa che ho centrato il bersaglio.</p>
<p>Ho conosciuto Lilya nell&#8217;estate del 2008 e praticamente subito mi ha invitato a casa sua, a conoscere il suo ragazzo, con cui sta da cinque anni: sono dei <em>freak </em>e con problemi di dipendenza dalla droga. Hanno una figlia di due anni, Anfisa e vivono in una stanza in un appartamento popolare a San Pietroburgo, dove la radio suona continuamente musica punk a volume altissimo e vanno e vengono persone di tutti i tipi, per un drink o qualcos&#8217;altro – spesso questi parti vanno avanti per giorni interi. Poi tutto si calma, si lava la casa, si va dai genitori di Pasha per chiedere un po&#8217; di soldi per Anfisa, ma spesso finiscono in altro e la sera stessa si inizia una nuova festa. Nonostante questo, Anfisa riceve tutto quello di cui ha bisogno per vivere e una stanza per sé a prova di bambino – lei si comporta bene, non piange molto, si è come abituata a questa situazione. Certo a volte la situazione va un po&#8217; fuori controllo e Anfisa può correre alcuni rischi, come quando si è arrampicata fino alla finestra.</p>
<p>Alla mostra di San Pietroburgo tutta la famiglia è venuta a vedere le foto – si sono fatti una bella risata e nessuno sembrava accusarli&#8230;almeno fino a quando non ho pubblicato le foto su internet e centinaia di blogger hanno biasimato il comportamento di Lilya e Pasha e anche il mio. Hanno mandato una lettera alla polizia, sono partite le indagini, ma io mi sono rifiutata di aiutare le forze dell&#8217;ordine a mettere Anfisa in un orfanotrofio. Purtroppo nessuno ha dato una mano a me o a loro.</p>
<p>Ho lasciato la Russia per un po&#8217;, e quando sono tornata ho scoperto che Lilya se ne è andata senza lasciar traccia – Pasha si sta occupando da solo di Anfisa – la porta all&#8217;asilo, gioca con lei e lei sembra stare bene.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Irina-Popova-6.jpg" alt="" title="Irina Popova (6)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-17298" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Quali sono i tuoi progetti?</strong></p>
<p>Sto tornando adesso da due settimane in Uzbekistan in cui ho realizzato alcune serie, di cui una sui miei sogni – un attore che impersona Hitler fino a dimenticarsi quale sia la realtà. Sto anche preparando il mio libro <em>Another Family, </em>che uscirà il prossimo anno.</p>
<p>Poi andrò nel Caucaso, per un documentario, un luogo che mi attrae per la sua bellezza, l&#8217;orgoglio, i suoi conflitti.</p>
<p><strong>Quali sono le tue influenze artistiche?</strong></p>
<p>Ho studiato filologia, quindi direi che i libri per me sono la prima fonte di ispirazione: là puoi immaginarti altrove, immaginarti la storia, è libertà.</p>
<p>Mi piace leggere libri che abbiano a che fare con i luoghi in cui andrò.</p>
<p>Alcuni dei miei autori preferiti sono Cortazar, Joyce, Hemingway, Salinger e Márquez.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Irina-Popova-7.jpg" alt="" title="Irina Popova (7)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-17299" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Ringraziamo Irina e vi consigliamo di dare un&#8217;occhiata al suo sito <a href="http://irinapopova.photoshelter.com/" target="_blank">www.irinapopova.photoshelter.com</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Una nuova femminilità: Beatrice è una stronza</title>
		<link>http://www.enquire.it/2012/01/23/annalisa-venturini-silvia-berton-beatrice-stronza/</link>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 13:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Camilla Andretta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[2012]]></category>
		<category><![CDATA[bambola]]></category>
		<category><![CDATA[esposizione]]></category>
		<category><![CDATA[femminilità]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>

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		<description><![CDATA[La donna perfetta non esiste. Forse non è mai esistita. Dante si innamora di una Beatrice, probabilmente idealizzata. Il rischio [<a href="http://www.enquire.it/2012/01/23/annalisa-venturini-silvia-berton-beatrice-stronza/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La donna perfetta non esiste. Forse non è mai esistita.</p>
<p>Dante si innamora di una Beatrice, probabilmente idealizzata. Il rischio è scoprire che si tratti di una donna normale, come tutte noi: una donna che respira, suda e ha le carie.</p>
<p>Bellissima, affascinante, eterea, immacolata. Siamo veramente certi che si trattasse di una tal figura?</p>
<p>Ammesso e non concesso, nei prossimi giorni, aprirà i battenti una mostra che decide di indagare proprio questo quesito.</p>
<p>Le artiste coinvolte sono <strong>Annalisa Venturini</strong> e <strong>Silvia Berton</strong>.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Beatrice-è-una-stronza-2.jpg" alt="" title="Beatrice è una stronza (2)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-17275" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Annalisa è una creatrice di bambole mantovana, una delle prime iperrealiste italiane a ricevere riconoscimenti anche all&#8217;estero.</p>
<p>Forte di una tensione emotiva che scaturisce dal bisogno di rinascita, accetta la sfida di un cambiamento drastico in favore di una destrutturazione interiore che si rifletterà anche nelle sue opere.</p>
<p>Protagonista di numerose esposizioni nel corso degli anni, è stata ospite a New York, Chicago, Parigi, Mosca e San Pietroburgo.</p>
<p>Silvia invece, fotografa, è una veneta terribilmente irrequieta. Indaga, vuole scoprire e scoprirsi.</p>
<p>Un occhio dissacrante il suo che alza il velo platonico e sa riconoscere il bello in ciò che è reale.</p>
<p>Vancouver, Nizza, Brescia, Mantova e ora, Milano. Silvia non ha intenzione di fermare la sua inchiesta tutta al femminile.</p>
<p>Il titolo della mostra è, non a caso, <em><strong>Beatrice è una stronza</strong>.</em></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Beatrice-è-una-stronza-3.jpg" alt="" title="Beatrice è una stronza (3)" width="500" height="600" class="alignleft size-full wp-image-17276" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Vi invitiamo a scoprire il percorso di queste due artiste: un&#8217;indagine sul pudore, la femminilità e le emozioni dell&#8217;essere donna.</p>
<p>Info: dal 26 gennaio al 17 febbraio presso l&#8217;Atelier abc, C.so Como 5, Milano.</p>
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		<title>Gira la manovella, il regista sei tu!</title>
		<link>http://www.enquire.it/2012/01/10/lomokino-lomo-macchina-fotografica-analogico/</link>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 09:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marika Saonari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[35mm]]></category>
		<category><![CDATA[analogico]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[lomo]]></category>
		<category><![CDATA[macchina fotografica]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>

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		<description><![CDATA[Nostalgia dei vecchi film? Nostalgia delle vecchie videocamere? Non preoccupatevi adesso è possibile creare film analogici a basso costo. In [<a href="http://www.enquire.it/2012/01/10/lomokino-lomo-macchina-fotografica-analogico/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nostalgia dei vecchi film?<br />
Nostalgia delle vecchie videocamere?<br />
Non preoccupatevi adesso è possibile creare film analogici a basso costo.<br />
In casa <strong>Lomography</strong> sta spopolando un nuovo <em>giochino</em> grazie al quale potrete improvvisarvi registi e chissà, magari provare ad emulare proprio i grandi registi dell&#8217;epoca d&#8217;oro: <strong>Lomokino</strong>.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Lomokino-2.jpg" alt="" title="Lomokino (2)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-17003" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Piccola e maneggevole questa scatoletta magica è in grado di regalarci 144 pose di film analogico.<br />
Grazie all&#8217;ausilio di tre aperture di diaframma e alla slitta per il flash è possibile usare LomoKino (quasi) in ogni condizione di luce.<br />
E poi, come non cedere al fascino del <strong>LomoKinoScope</strong> col quale rivedere il proprio lavoro?<br />
Cosa state aspettando?<br />
Caricate una pellicola 35mm e iniziate a girare la manovella!<br />
Maggiori informazioni, come sempre sul sito <a href="http://www.lomography.it/" target="_blank">www.lomography.it</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Sogno, realtà, malinconia. Anastasia Cavina</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 10:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara Marzullo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[analogico]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Ania deve aver fatto un patto con la luce: dalle sue finestre filtra sempre la più dolce e tenue luce, [<a href="http://www.enquire.it/2011/12/21/anastasia-cavina-fotografia-italia-analogico/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ania</strong> deve aver fatto un patto con la luce: dalle sue finestre filtra sempre la più dolce e tenue luce, che accarezza i corpi e le cose, e li trasforma. Così prendono vita gli oggetti, i luoghi e le camere, diventano sogni, che Ania racconta con le sue parole e le sue storie.<br />
Le sue foto sono il laboratorio di un&#8217;instancabile sognatrice. Ne parliamo con lei.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/Anastasia-Cavina-1.jpg" alt="" title="Anastasia Cavina (1)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16647" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Se dovessi descrivere la tua fotografia in tre parole, quale sceglieresti?</strong><br />
Sogno, realtà, malinconia.</p>
<p><strong>Qual è la tua prima memoria fotografica? C&#8217;è mai stato un momento o un&#8217;immagine (una fotografia, tua o di altri, un&#8217;immagine mentale, un ricordo) che associ alla tua decisione di fare fotografia?</strong><br />
Quando ho conosciuto Claudia (overdosedipensieri) durante il primo anno di università. La fotografia era ed è la sua passione, andava sempre in giro con la macchina fotografica e scattava foto ovunque: in classe, in metro, per strada, ad amici e a sconosciuti, da lì mi è venuta voglia di provare e così ho cambiato macchina fotografica.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/Anastasia-Cavina-6.jpg" alt="" title="Anastasia Cavina (6)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16648" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Qual è stata la tua prima macchina fotografica? E l&#8217;ultima?</strong></p>
<p>Una kodak non ricordo più quale modello, un giocattolino ragalatomi dai miei genitori alle elementari. L&#8217;ultima una polaroid sx-70 che non ho ancora usato.</p>
<p><strong>La tua più grande soddisfazione e la più grande delusione da fotografa?</strong><br />
La soddisfazione più grande arriva quando il connubio tra foto, parole e musica riesce a suscitare un&#8217;emozione in chi guarda, legge e ascolta.<br />
La più grande delusione è l&#8217;ipocrisia delle persone di fronte alla nudità femminile.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/Anastasia-Cavina-7.jpg" alt="" title="Anastasia Cavina (7)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16649" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Associ spesso parole alle tue foto: i due momenti creativi sono collegati all&#8217;origine o trovi che derivino da due procedimenti separati?</strong></p>
<p>La maggior parte delle volte mi capita di trovare o scrivere delle parole, quindi la fotografia è frutto di una riflessione; alle volte invece l&#8217;immagine arriva prima di tutto, per caso, e porta con sé parole e suoni che vanno solo decifrati.</p>
<p><strong>A proposito di scritture e libri: c&#8217;è un libro di cui vorresti curare la copertina?</strong></p>
<p>Che domanda difficile! In questo momento credo un raccolta di poesie di Mariangela Gualtieri, la sento molto vicina a me e sarebbe una sfida difficile, perciò molto interessante.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/Anastasia-Cavina-2.jpg" alt="" title="Anastasia Cavina (2)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16650" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Cronache dalle pellicole: la tua fotografia privilegia l&#8217;aspetto del ricordo, come se preservasse i momenti dal tempo &#8211; per te fotografare è in qualche modo salvare?</strong></p>
<p>Sì, ho il terrore di dimenticare i momenti, le emozioni e le sensazioni che li accompagnano, quindi cerco di cristallizzare il più possibile ciò che sento per non perderlo nel vortice della vita.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/Anastasia-Cavina-3.jpg" alt="" title="Anastasia Cavina (3)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16651" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Influenze: ognuno ne ha. Quali sono le tue? Artisti, fotografi, pittori, scrittori.</strong><br />
Sono molto ignorante in materia fotografica; ho conosciuto la fotografia tramite Flickr quindi le prime influenze non possono che arrivare da due fotografi incontrati lì, Anna Morosini e Andrea Buia.<br />
Amo molto McCurry nonostante il suo stile sia lontano dal mio e Hopper è uno dei miei pittori preferiti.<br />
Mi lascio influenzare molto dalla musica e dagli autori che leggo in un dato momento, perciò non ci sono punti di riferimento fissi. Ultimamente ascolto molto Cat Power, PJ Harvey e i Moriarty; Tondelli, Dostoevskij e la Gualtieri invece sono gli scrittori che più mi hanno colpita negli ultimi mesi.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/Anastasia-Cavina-4.jpg" alt="" title="Anastasia Cavina (4)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16652" style="padding-top:10px;" /></p>
<p><strong>Nuovi fotografi: quali sono i nomi da seguire?</strong></p>
<p>Andrea Buia, Claudia Blesic, Lina Scheynius, Anna Morosini, Sofia Minetto, Cristina Altieri, Valentina Vallone. Ma ce ne sono tanti!</p>
<p><strong>Qual è il tuo mondo <em>throught the lens</em> e quale potrebbe essere un dream set in cui scattare?</strong><br />
Dunque, credo il mio mondo attraverso l&#8217;obiettivo sia la mia vita interiore e tutto ciò che mi succede.</p>
<p>Riguardo al set, un giorno mi piacerebbe tanto piazzarmi in un bar e fotografare chi arriva, chi va e chi sta fuori.</p>
<p><strong>Progetti per il futuro?</strong><br />
Aprire una caffetteria libreria e una piccola mostra ad Alessandria.</p>
<p><strong>Se la tua vita fosse un film &#8211; quali attori, quale regista, quale colonna sonora sceglieresti?</strong></p>
<p>Premettendo che la vita di ciascuno è un film e il bello è proprio che gli attori siamo noi, certamente sceglierei le quattro attrici con le quali sto lavorando: Martina Galletta, Alice Protto, Nastassia Calia e Gabriella Italiano; come regista vorrei Alice Rohrwacher perché ho adorato <em>Corpo Celeste; </em>per quanto riguarda la colonna sonora un mix tra Cat Power, Tom Waits, Nick Drake e i The Kills.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/Anastasia-Cavina-5.jpg" alt="" title="Anastasia Cavina (5)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16653" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Ringraziamo Anastasia e vi invitiamo a guardare il suo <a href="http://www.flickr.com/photos/io_ballodasola/" target="_blank">Flickr</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Musica, Arte e Moda. Intervistando SGC N-Y-C</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 06:28:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Irene Gasparello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[grounge]]></category>
		<category><![CDATA[Jimmy De Sana]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[new york]]></category>
		<category><![CDATA[punk]]></category>
		<category><![CDATA[streetwear]]></category>

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		<description><![CDATA[SGC N-Y-C, non sono lettere accostate a caso, dal significato oscuro. E&#8217; il nome di un marchio americano dall&#8217;anima profondamente [<a href="http://www.enquire.it/2011/12/21/musica-arte-e-moda-intervistando-sgc-n-y-c/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sgcny.com/" target="_blank"><strong>SGC N-Y-C</strong></a>, non sono lettere accostate a caso, dal significato oscuro. E&#8217; il nome di un marchio americano dall&#8217;anima profondamente rock. Oggi facciamo quattro chiacchiere con Jason, lo stilista di questo brand che ha vestito, tra gli altri, Dee Dee delle Dum Dum Girls. <em>Appeal</em> grunge, linee <em>casual</em>, una visione artistica estremamente contemporanea, sono questi elementi che fanno di SGC N-Y-C un mondo adatto dal quale attingere per andare ad un concerto e divertirsi, comodi e con stile.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-16597" style="padding-top: 10px;" title="SGNYC_H9" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/SGNYC_H9.jpg" alt="" width="500" height="333" /></p>
<p><strong>Raccontaci la storia del tuo marchio, com&#8217;è nato, quando e come si è sviluppato.</strong></p>
<p>E’ nato dalla necessità di realizzare qualcosa, non puoi giudicare se non crei.</p>
<p><strong>Le tue creazioni sono caratterizzate da colori neutri e soft, come bianco, nero, grigio e blu e da linee morbide e semplici da indossare. Uno stile abbastanza casual, quali sono i materiali con cui preferisci lavorare per conferire semplicità e leggerezza?</strong></p>
<p>Ad essere sincero i materiali migliori sono probabilmente quelli organici. E’ pressochè impossibile utilizzare materiali che non abbiano alcun impatto sull’ambiente, ma al giorno d’oggi sono state realizzate fusioni fantastiche e i materiali organici sono più leggeri e duraturi che mai.</p>
<p><iframe style="padding-bottom: 10px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 10px;" src="http://player.vimeo.com/video/26927675?title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0" frameborder="0" width="500" height="281"></iframe></p>
<p><strong>Quali sono gli stilisti a cui fai riferimento, quelli che hanno influenzato maggiormente il tuo modo di vedere la moda?</strong></p>
<p>Mia nonna. Ha fatto la sarta per 50 anni.</p>
<p><strong>Com&#8217;è il tuo cliente, a quale genere di personalità ti riferisci quando progetti le tue collezioni?</strong></p>
<p>Ci sono tantissime ragazze vestite magnificamente a New York, e noi cerchiamo di partire da lì. Mai esigenti, allo stesso tempo non vogliono passare inosservate.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-16595" style="padding-top: 10px;" title="SGCNYC_H13" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/SGCNYC_H13.jpg" alt="" width="500" height="333" /></p>
<p><strong>Ti avvali spesso della collaborazione di diversi stylist e blogger. Inoltre, nella vostra cartella stampa, si può notare un forte interesse per SGC NY da parte del mondo del web. Internet ha facilitato la promozione della tua attività? Che rapporto hai con le varie tecnologie?</strong></p>
<p>Prima di cominciare quest’impresa non avevo Facebook, Twitter, nè altro del genere. Ero veramente contrario. Avevo questa mentalità ma vedere il supporto che si è generato poi è stato fantastico. Non abbiamo uno store, ma parlo tantissimo con i nostri clienti. Questo mi spinge ad andare avanti perché quando inizi ad instaurare un rapporto con le persone non vuoi più lasciarle.</p>
<p><strong>SGC NY è un brand fortemente connesso, oltre che alla musica, al mondo dell’arte. Quali sono i tuoi artisti preferiti? Hai mai creato un abito utilizzando come riferimento un’opera d’arte?</strong></p>
<p>Musica, arte e moda sono legate tra loro, c’è sempre molta interazione. Io sono più influenzato dalla fotografia e dall’arte di strada che dalla pittura. Ad esempio mi piace Jimmy De Sana, che è stato una figura chiave nella scena della East Village Punk Art negli anni ’70 e ’80. La sua fotografia è stata descritta come Anti Art per il suo modo di catturare immagini del corpo umano, in una maniera che va dal “selvaggiamente esplicito al puramente simbolico”.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-16598" style="padding-top: 10px;" title="SGNYC_H11" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/SGNYC_H11.jpg" alt="" width="500" height="333" /></p>
<p><strong>SGC NY ha un&#8217;anima molto rock, ultimamente hai collaborato con Dee Dee delle Dum Dum Girls. La musica influenza molto il tuo lavoro? Quali sono i gruppi e i cantanti che ti ispirano maggiormente?</strong></p>
<p>La musica è davvero alla base della nostra interpretazione della vita. Sono cresciuto a New York e pensavo di essere un piccolo punk rocker ed è lì che tutto è iniziato. Noi amiamo Dee Dee e la musica delle Dum Dum Girls. Ho visto il loro show con i The Crocodiles al Bowery Ballroom per CMJ e sono stati tutti fantastici.</p>
<p><strong>Vista la tua collaborazione con vari artisti, pensi che la comodità dello <em>streetstyle</em> possa confluire nell’<em>haute couture,</em> o che sia proprio lo <em>streetstyle</em> l<em>’haute couture</em> del futuro?</strong></p>
<p>Forse un paio di anni fa avrei detto che lo streetstyle stava prendendo piede sull’alta moda, oggi non ne sono più sicuro. Lo stile personale e lo <em>streetstyle</em> saranno sempre più versatili dell’alta moda mentre l’alta moda sarà sempre più indietro. Oggi però, tramite Internet, l’alta moda sta prendendo piede e i blog la ammirano. Ma le ragazze che leggono i blog non possono permettersi dei capi così costosi. Prendono l’ispirazione e apportano delle modifiche. E’ un ciclo che non mi interessa veramente.</p>
<p><img class="alignleft  wp-image-16594" style="padding-top: 10px;" title="SGCNYC_H6" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/SGCNYC_H6.jpg" alt="" width="500" height="333" /></p>
<p><strong>Quali altre collaborazionei sogni di fare in un futuro prossimo? E perchè..</strong></p>
<p>La più grande soddisfazione che traggo dal mio lavoro è la gente che incontro, oltre che le persone con cui lavoro. Sono tutti pieni di talento e mi danno la carica ogni giorno. Per questo lavorerò con tutti coloro che mi permetteranno di continuare con questo atteggiamento.</p>
<p><strong>Quali sono i capi che non devono mai mancare nell’armadio di una rockstar (o di chiunque voglia sentirsi tale, almeno per un giorno)?</strong></p>
<p>Qualsiasi cosa in pelle, cosa c’è di più rock and roll?</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ilaria D&#8217;Atri: la fotografa visionaria</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Dec 2011 08:00:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maela Leporati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[analogico]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[napoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Ilaria D&#8217;atri. Nasce a Napoli nel 1988.Nel 2010 si diploma in fotografia all&#8217;Istituto Europeo di design di Roma, città in [<a href="http://www.enquire.it/2011/12/13/ilaria-datri-la-fotografa-visionaria-analogico/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ilaria D&#8217;atri</strong>. Nasce a Napoli nel 1988.Nel 2010 si diploma in fotografia all&#8217;Istituto Europeo di design di Roma, città in cui tuttora vive e lavora come freelance e collaboratrice con lo studio Lost&amp;Found.<br />
Da ragazzina, ancor prima di iniziare il liceo artistico, Ilaria si dilettava a scattare con una macchina a pellicola, dando vita a <em>disastri luminosi</em>. Da queste prime sperimentazioni, piuttosto casuali, è nata la sua passione per la fotografia.<br />
Le immagini catturate da Ilaria ci raccontano di una visionaria emotiva, che riesce a trascinare la realtà su altri livelli, quelli dell&#8217;immaginazione e della bellezza.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/Ilaria-Datri-2.jpg" alt="" title="Ilaria D&#039;atri (2)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16485" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Presentati, dicci qualcosa su di te. </strong><br />
Mi piacerebbe iniziare con un inchino.<br />
Senza perdermi in parole, semplicemente, dico che ho molti autoritratti e quasi sempre quelli migliori sono scattati per caso.<br />
Le fotografie da sole potrebbero parlare per me, ma mi piacciono proprio perché sanno tacere.<br />
<strong>Quando hai inziato a fotografare e perché? </strong><br />
Ho iniziato a fotografare circa dodici anni fa con una macchina fotografica reflex. La mia richiesta fu dettata dal fascino e dalla curiosità per il processo fotografico.<br />
La fotografia ha il potere di ricreare la realtà, non riprodurla, ma registrarla a proprio favore. Ho il costante bisogno di ricercare la bellezza, mi piace chiamarle visioni, ma con più modestia posso dire che fotografo perché quello che mi circonda a volte è così forte, così persuasivo o sfuggente che diventa importante dargli un margine e un tempo.<br />
La fotografia è uno strumento coraggioso, la macchina fotografica si impone nel reale, ritagliando immagini che danno luogo ad altre immagini, quelle dell&#8217;immaginario sottile, delle fiabe che esistono e di quello che non hai mai visto.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/Ilaria-Datri-3.jpg" alt="" title="Ilaria D&#039;atri (3)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16486" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Che tipo di macchina fotografica usi? </strong><br />
Non uso quasi mai la stessa macchina fotografica, forse perché mi piace sperimentare con diverse tecniche, formati e supporti.<br />
Sicuramente ci sono macchine che preferisco e con le quali ho un rapporto davvero profondo come con la mia Hasselblad 503. Per il resto, in questo momento, nella mia borsa fotografica ci sono una Mamyia Universal con dorso Polaroid, una Nikon 35 mm e una Polaroid talmente vecchia e messa male da non poter riconoscere il modello.<br />
Quello che vorrei ci fosse è un banco ottico Linhof.<br />
<strong>Analogico o digitale?</strong><br />
Assolutamente e a gran voce analogico! Quello che mi affascina della fotografia è la chimica, il suo processo. Adoro le Polaroid quelle per il grande e il medio formato.<br />
Il digitale è comunque, sicuramente un ottimo alleato.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/Ilaria-Datri-4.jpg" alt="" title="Ilaria D&#039;atri (4)" width="500" height="600" class="alignleft size-full wp-image-16487" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Cosa rappresenta per te la fotografia?</strong><br />
Per me la fotografia è ricerca, trasformazione.<br />
È la certezza che,nella vita, non potrei che fare la fotografa.<br />
<strong>Come descriveresti il tuo modo di fotografare? </strong><br />
Instintivo, disordinato, evocativo.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/Ilaria-Datri-5.jpg" alt="" title="Ilaria D&#039;atri (5)" width="500" height="600" class="alignleft size-full wp-image-16488" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>C&#8217;è qualcosa che non ti piace della fotografia di oggi (contemporanea).</strong><br />
I clienti con budget insufficienti.<br />
<strong>Il mondo nei tuoi scatti è?</strong><br />
Vorrei fosse sublime, silenzioso come l&#8217;attimo in cui sento lo scatto dell&#8217;otturatore e nient&#8217;altro. Credo che la risposta migliore a questa domanda la possa dare chi vede per la prima volta le mie fotografie.<br />
Non voglio fotografare mondi lontani, ma quelli conosciuti dandogli però una mia impronta.<br />
La frase che preferisco in questa circostanza è <em>fammi vedere come non ho mai visto</em>.<br />
Il mondo nei mie scatti è piuttosto cupo o talvolta sovraesposto.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/Ilaria-Datri-6.jpg" alt="" title="Ilaria D&#039;atri (6)" width="500" height="600" class="alignleft size-full wp-image-16489" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Cosa ti ispira?</strong></p>
<p>Credo che la ricerca di ispirazione non debba mai fermarsi. La mia più grande è quella quotidiana, ci sono posti, luci e ombre capaci di raccontare storie di pochi millesimi di secondo eppure eterne. Mi ispirano i luoghi dei miei viaggi, quelli vicini e quelli lontani. Ispirazione per me è anche supportare un progetto insieme a un altra persona, la collaborazione di due menti con diverse capacità ma unite nel cuore. Di ritorno dall&#8217;Islanda io e Marco Cucciniello abbiamo aperto il sito, <a href="http://cargocollective.com/naxdiary" target="_blank">NaxDiary</a> è il risultato di uno scambio continuo di idee, emozioni e punti di vista. È il nostro diario, è tutto quello che ci diciamo prima di dormire e appena svegli, è la nostra voglia di creare e riportare con la luce.</p>
<p>Poi sicuramente cerco ispirazione da chi ancora non conosco, dalla moda e dall&#8217;arte tutta.</p>
<p><strong>Una persona o un soggetto che ti piacerebbe fotografare? </strong></p>
<p>Mi piacerebbe fotografare un unicorno, alto, bianco-azzurro. E anche una sirena.</p>
<p>Mi sarebbe piaciuto fare un ritratto a Marcel Duchamp.</p>
<p>Mi sarebbe piaciuto fare un ritratto a mia nonna l&#8217;attimo prima che spirasse.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/Ilaria-Datri-7.jpg" alt="" title="Ilaria D&#039;atri (7)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16490" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Hai dei fotografi di riferimento o che ti ispirano particolarmente?</strong></p>
<p>Se devo citare un nome, in cima ai preferiti c&#8217;è quello di Sarah Moon.Le sue fotografie mi fanno sentire in un certo senso a casa.</p>
<p>Ma, la massima ispirazione è in quello che vivo. Nel quotidiano cerco confronto e anche ispirazione da chi mi sta vicino, avendo cura di tener un diario fotografico in cui collezionare le luci e le ombre, il volto di chi amo appena sveglio al mattino.</p>
<p><strong>Oltre a fotografare,ti piace?</strong></p>
<p>Mi piace viaggiare, camminare, conoscere, collezionare cocci, mi piace la nebbia e la parola <em>immedicabile</em>.</p>
<p>Mi piace disegnare, dipingere e poi cancellare.</p>
<p>Mi piace dar spazio ai mondi che so immaginare, possibili o molte volte improbabili.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/Ilaria-Datri-8.jpg" alt="" title="Ilaria D&#039;atri (8)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-16491" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Un fotografo da scoprire?</strong></p>
<p>Ah, risponderei con il sito del mio <a href="http://leslis.tumblr.com/" target="_blank">blog</a>, ma voglio essere eticamente corretta e quindi dico che un fotografo da scoprire è il bambino africano che ho conosciuto all&#8217;ospedale di Nanorò al quale ho lasciato in dono una macchinetta Kodak.</p>
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		<title>Ritratti psicologici: Elena Ovecina</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 12:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Verdiana Salvatelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[analogico]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[russia]]></category>

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		<description><![CDATA[Scatto da sempre, anche se solo due anni fa questo hobby ha assunto caratteri di continuità e sistematicità. Un po&#8217; [<a href="http://www.enquire.it/2011/12/09/ritratti-psicologici-elena-ovecina/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scatto da sempre, anche se solo due anni fa questo hobby ha assunto caratteri di continuità e sistematicità. Un po&#8217; ce l&#8217;ho nel sangue.<br />
Con queste parole si presenta <strong>Elena Ovecina</strong>, classe 86, nata in Russia e cresciuta in Abruzzo.<br />
Attualmente vive e studia a Roma. Una città che amo molto, da sempre, per l&#8217;architettura, per il clima, anche per il caos e il traffico.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/Elena-Ovecina-2.jpg" alt="" title="Elena Ovecina (2)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16378" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>La tua prima fotografia. Quando e dove?</strong></p>
<p>Non ricordo precisamente il primissimo scatto, quello che mi ricordo sono tante Polaroid datate 1995 (avevo 9 anni), mio padre mi aveva regalato la mia prima vera macchina fotografica in quell’anno. La seconda sarebbe stata una Kodak analogica compatta.</p>
<p><strong>Com’è nata questa passione?</strong></p>
<p>È nata dal bisogno di ricordare e catalogare cose: sin da piccola, sono sempre stata attratta dall’idea di poter congelare un istante nel tempo, di eternizzare momenti che ho vissuto.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/Elena-Ovecina-3.jpg" alt="" title="Elena Ovecina (3)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-16379" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Come definisci lo stile dei tuoi scatti?</strong></p>
<p>Non mi sono mai posta il problema dello stile. Mi piace pensarli come “ritratti psicologici”, è un modo di esplorare l’animo umano.</p>
<p><strong>Quale modello di macchina fotografica usi?</strong></p>
<p>Ho una Canon 550D e molte analogiche: le preferite sono una Kiev 19 e una Diana Multi-Pinhole Operator.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/Elena-Ovecina-4.jpg" alt="" title="Elena Ovecina (4)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-16380" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Chi, tra i fotografi italiani e non, senti più vicino alla tua sensibilità estetica?</strong></p>
<p>Faccio prima a citare i miei miti, fonti d’ispirazione per la mia ricerca fotografica: Richard Avedon (per le pose naturali, i movimenti imprevedibili dei modelli), Annie Leibovitz (perché è una sognatrice), David Hamilton (per la sensibilità cromatica, le messe a fuoco morbide).</p>
<p><strong>Come mai nella maggior parte delle tue fotografie i soggetti sono donne?  Come le selezioni?</strong></p>
<p>Dipende dal fatto che le mie fotografie sono un po’ ritratti ma anche un po’ autoritratti. La modella diventa il mio riflesso, interpreta il mio stato d’animo in quel momento. Per questo, le mie modelle sono tutte attrici italiane. Mi diverto molto a lavorare con loro, perché sono bravissime a interpretare un personaggio che insieme creiamo.</p>
<p>Ma anche perché la mia fotografia assomiglia in qualcosa alla fotografia di moda (pur essendo diversa per tanti motivi). La percentuale delle donne che vedi nelle mie foto è quindi simile alla percentuale femminile nelle riviste di moda.  Non che non mi piaccia fotografare uomini!</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/Elena-Ovecina-5.jpg" alt="" title="Elena Ovecina (5)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-16381" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Che rapporto stabilisci con la tua modella?</strong></p>
<p>Un rapporto di complicità. È un meraviglioso gioco, molto simile a un gioco di principesse che facevo da bambina con le mie amiche: si scelgono i vestiti, il trucco, la location e si interpreta un ruolo.</p>
<p><strong>C’è un oggetto da cui non ti separeresti mai, a parte la macchina fotografica?</strong></p>
<p>Questa è una domanda ardua. Essendo fondamentalmente una nostalgica, sono molto legata ai ricordi, non butto mai niente, quindi  di oggetti da cui non mi separerei mai ce ne sono più di uno.  Ci sono vestiti, scarpe, libri cui tengo molto.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/Elena-Ovecina-6.jpg" alt="" title="Elena Ovecina (6)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16382" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>La tua città ideale? Perché?</strong></p>
<p>Ho la fortuna di vivere già nella mia città ideale, Roma. Ci sono delle vie di Roma cui sono molto affezionata, alcuni angoli di Trastevere, via Margutta (la via degli artisti), ma anche il caos dei quartieri più periferici.</p>
<p><strong>Il tuo film o il regista preferito?</strong></p>
<p>Ne potrei citare una cinquantina.  Per evitare noiosi elenchi, cito e consiglio l’ultimo film di Sorrentino, <em>This</em> <em>Must Be The Place</em>, la fotografia e i dialoghi sono notevoli. Il cinema è una grande fonte di ispirazione per me: uno esempio per tutti, il mio scatto <em>La notte</em> è ispirato all’omonimo film di Michelangelo Antonioni del &#8217;61. Amo il cinema italiano, Bertolucci è anche uno dei miei preferiti.</p>
<p><strong>Mostre fotografiche future?</strong></p>
<p>Una a Roma l’anno prossimo, tra aprile e maggio, incentrata sul mio progetto <em>Imaginary Friend.</em></p>
<p>(sul mio sito c&#8217;è la descrizione del progetto).</p>
<p><strong>Manca pochissimo al nuovo anno. Cosa ti lasci alle spalle e cosa invece continui a perseguitare.</strong></p>
<p>Sempre a causa della mia indole nostalgica, non abbandono mai niente al passato. Mi aspetta la specialistica in storia dell’arte alla Sapienza, spero tanti incontri piacevoli, tanti nuovi progetti fotografici.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/Elena-Ovecina-7.jpg" alt="" title="Elena Ovecina (7)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-16383" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Il suo sito personale <a href="http://www.elenaovecina.com/" target="_blank">www.elenaovecina.com</a></p>
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		<title>Lissy Laricchia, atmosfere magiche e surrealismo</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 10:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marika Saonari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[canada]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>

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		<description><![CDATA[Un&#8217;amore che nasce in tenera età, una passione che spinge una tredicenne a risparmiare per poter acquistare un 50 mm [<a href="http://www.enquire.it/2011/12/01/lissy-laricchia-fotografia-magiche-surrealismo/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un&#8217;amore che nasce in tenera età, una passione che spinge una tredicenne a risparmiare per poter acquistare un 50 mm f 1.8, che spinge ad esplorare una casa abbandonata.<br />
Una passione che forgia, attraverso l&#8217;arte, un posto nel mondo che va difeso con i denti e le unghie.<br />
<strong>Lissy Laricchia</strong> è una diciassettenne canadese le cui immagini hanno fatto il giro del mondo da un polo all&#8217;altro, con mostre nella Grande Mela, ed editoriali per riviste di moda made in UK, Francia, Russia, Cina e US.<br />
La sua fotografia, prettamente rivolta al mondo della moda, ha uno stile surrealista con un tocco si decadenza tutta al femminile.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/Lissy-Laricchia-2.jpg" alt="" title="Lissy Laricchia (2)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16286" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Qual è stato il tuo primo approccio alla fotografia?</strong><br />
Il mio primo tentativo fotografico fu all&#8217;età di tredici anni quando mi iscrissi al social network MySpace. Postavo fotografie ultra saturate e contrastate raffiguranti me e i miei amici.<br />
Crescendo la mia passione per la fotografia concettuale crebbe sempre più, a quindici anni aprii un account su Flickr e decisi che la mia carriera sarebbe stata quella da fotografa.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/Lissy-Laricchia-3.jpg" alt="" title="Lissy Laricchia (3)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16287" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Che mondo osservi attraverso l&#8217;obiettivo?</strong><br />
Ciò che osservo è la bellezza racchiusa nella sua tragedia. Il mondo rappresentato è bello e solitario, stravagante e cupo, un tipo di contraddizione che non si può descrivere senza sembrare pretenziosa. Il mondo attraverso gli occhi di un bambino, dove nulla è ancora determinato, dove non esiste il bene o il male, dove tutto è nuovo e tutti sono soli.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/Lissy-Laricchia-4.jpg" alt="" title="Lissy Laricchia (4)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16288" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Analogico o digitale?</strong></p>
<p>Digitale.</p>
<p><strong>Cosa ti ispira?</strong></p>
<p>Libri e film per bambini, la location perfetta, i pizzi e le tazze di té.</p>
<p><strong>Che macchina fotografica usi?</strong></p>
<p>Nikon D90.</p>
<p><strong>Un fotografo che ammiri.</strong></p>
<p>Tim Walker.</p>
<p><strong>Un luogo, un libro, una canzone.</strong></p>
<p>Casa Loma (il più famoso castello canadese), Un ponte per Terabithia di <em>Katherine Peterson</em> e Day Job di <em>Jeremy Messersmith</em>.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/Lissy-Laricchia-5.jpg" alt="" title="Lissy Laricchia (5)" width="500" height="700" class="alignleft size-full wp-image-16289" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Il suo sito <a href="http://www.lissyelle.com" target="_blank">www.lissyelle.com</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Le persone, le luci, i colori. Claudia Moroni</title>
		<link>http://www.enquire.it/2011/11/28/claudia-moroni-fotografia-digitale-italia/</link>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 09:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valeria Vacca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[analogico]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>

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		<description><![CDATA[25 anni. Romana espatriata a Londra. Assistente/fotografa freelance e sognatrice a tempo pieno. Le piace fotografare, cucinare vegan, ridere e [<a href="http://www.enquire.it/2011/11/28/claudia-moroni-fotografia-digitale-italia/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>25 anni. Romana espatriata a Londra.<br />
Assistente/fotografa freelance e sognatrice a tempo pieno. Le piace fotografare, cucinare vegan, ridere e nuotare nei laghetti.<br />
È <strong>Claudia Moroni</strong>.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Claudia-Moroni-2.jpg" alt="" title="Claudia Moroni (2)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16194" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Che mondo osservi attraverso la tua macchina fotografica?</strong><br />
Generalmente osservo le persone, le loro peculiarità e la bellezza della luce. Quello che osservo dipende anche dal tipo di macchina che ho al momento, per esempio, con una point and shoot mi ritrovo ad osservervare l’ordinario/straordinario della mia quotidianità, mentre con una medio formato mi concentro di più sulle persone.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Claudia-Moroni-3.jpg" alt="" title="Claudia Moroni (3)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16195" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Cosa ti distingue dagli altri fotografi?</strong><br />
Bella domanda! Non ne sono sicura, sono ancora agli inizi con la fotografia e non penso di avere uno “stile” ben definitivo al momento.<br />
<strong>La tua attrezzatura?</strong><br />
Ho troppe macchine fotografiche, mi rifiuto di elencarle e rendere pubblica la mia ossessione! Diciamo che quelle che uso di più sono una Zenza Bronica Sq-Ai per il medio formato, una Nikon D90 per il digitale e una Olympus Mju II per gli scatti al volo.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Claudia-Moroni-4.jpg" alt="" title="Claudia Moroni (4)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16196" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Come ti sei avvicinata alla fotografia?</strong><br />
Studiando all’accademia di belle arti di Brera. Ero così insoddisfatta del mio corso di studi in questa “istituzione” che ho deciso di andare a fare l’erasmus in una facoltà di fotografia in Inghilterra e non sono più tornata!</p>
<p><strong>Analogico o digitale?</strong><br />
Preferisco l’analogico, ma scatto anche in digitale quando mi viene richiesto per lavori o sto facendo degli esperimenti e non mi va di sprecare pellicola.<br />
Purtroppo non ho una macchina digitale di alto livello e la differenza con la pellicola si vede molto.</p>
<p><strong>Cosa ti ispira?</strong><br />
Le persone, la luce, i colori, il lavoro di altri fotografi, le fiabe e i miti.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Claudia-Moroni-5.jpg" alt="" title="Claudia Moroni (5)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16197" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>I tuoi fotografi preferiti?</strong><br />
Troppi! Giusto per nominarne alcuni affermati, posso dirti che adoro i ritratti di Diane Arbus, il sarcasmo di Martin Parr e i reportage di Mary Ellen Mark, mentre, tra gli emergenti  non posso non menzionare <a href="http://www.philippecalia.com/" target="_blank">Philippe Calia</a> e <a href="http://www.sarahbrimley.co.uk/" target="_blank">Sarah Brimley</a>.</p>
<p><strong>Quali progetti stai seguendo al momento?</strong><br />
Sto fotografando i miei colleghi per una serie di ritratti di assistenti fotografici (potete vedere una prima selezione di scatti sul mio sito), e sto sperimentando nello studio dove lavoro per imparare ad usare le luci.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Claudia-Moroni-6.jpg" alt="" title="Claudia Moroni (6)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16198" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Se la tua vita fosse un film, quale ti piacerebbe che fosse?</strong><br />
Amelie.<br />
<strong>Un viaggio, dove?</strong><br />
Se potessi, andrei ovunque, ma in cima alla wishlist metto l’India.<br />
<strong>Un film, un libro e una canzone.</strong><br />
Chungking express, Diane Arbus: a biography e Daydreaming dei Dark Dark Dark<br />
<strong>Cosa fai quando non fotografi?</strong><br />
Lavoro in uno studio fotografico, dormo, cucino, mangio e sogno.<br />
<strong>Progetti per il futuro?</strong><br />
Essere felice.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Claudia-Moroni-7.jpg" alt="" title="Claudia Moroni (7)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16199" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Il suo sito personale <a href="http://www.claudiamoroni.co.uk" target="_blank">www.claudiamoroni.co.uk</a></p>
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		<title>Giovani talenti crescono: Joana Sorino</title>
		<link>http://www.enquire.it/2011/11/22/giovane-talento-joana-sorino-fotografia-italia-digitale/</link>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 10:00:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Taccardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[analogico]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[giovane]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[talento]]></category>

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		<description><![CDATA[Ha ancora molto da impare, molto da sperimentare, ma sicuramente la voglia, il tempo e soprattutto il talento non le [<a href="http://www.enquire.it/2011/11/22/giovane-talento-joana-sorino-fotografia-italia-digitale/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ha ancora molto da impare, molto da sperimentare, ma sicuramente la voglia, il tempo e soprattutto il talento non le mancano.<br />
Lei è <strong>Joana Sorino</strong>, diciassettenne fotografa italiana.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Joana-Sorino-2.jpg" alt="" title="Joana Sorino (2)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16100" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>La fotografia per te è? </strong><br />
La fotografia per me rappresenta una vera e propria catarsi per lo spirito e per la mente. E’ anche un modo per liberare i propri sentimenti. È un’amica che ti conforta.<br />
<strong>La tua prima memoria fotografica? </strong><br />
Non ne ho molte. Quando ero piccola mi piaceva osservare l’analogica di mio padre. Sono giovane, quindi in un certo senso sono sempre stata a contatto con le nuove tecnologie. Ho ricevuto la mia prima compatta all’età di dieci anni, ma fotografavo per gioco. Aveva appena 5mpx!</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Joana-Sorino-3.jpg" alt="" title="Joana Sorino (3)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16102" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Come ti sei avvicinata alla fotografia? </strong></p>
<p>In un negozio Nikon, durante l’estate 2009, ho ‘barattato’ la mia compatta per un’altra compatta da 10mpx, una Pentacon. Mi serviva solamente per catturare i ricordi di famiglia o per immortalare le uscite con le amiche. Credo che per il mio approccio debba dire grazie ad una mia cara amica che era già appassionata di fotografia. Verso il 2010 ho incominciato a capire che avrei dovuto fotografare, piccole cose e non, per affibbiare un significato a quegli scatti. Quando la mia amica acquistò la sua prima reflex e me la fece provare, capii che ne avevo assolutamente bisogno. Ero affascinata dalla qualità dell’immagine. Così il 5 dicembre 2010, ho acquistato la mia prima reflex e non ho più smesso di mettere a fuoco il mio mondo.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Joana-Sorino-4.jpg" alt="" title="Joana Sorino (4)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16103" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>La tua prima macchina fotografica? </strong><br />
Quando ero piccola e non capivo ancora niente di fotografia, una Canon da 5mpx. La mia prima vera macchina fotografica è stata ed è una NikonD3100.<br />
<strong>L’ultima? </strong><br />
Nessuna al momento. Ammetto che vorrei cambiare il corpo macchina della mia fotocamera attuale.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Joana-Sorino-5.jpg" alt="" title="Joana Sorino (5)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-16104" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Che rapporto hai con il digitale? </strong><br />
Molto buono. Sono attratta dalla tecnologia in generale. Tuttavia ho cominciato il mio primo rullino.<br />
<strong>Da fotografare: meglio un corpo femminile o maschile? </strong><br />
Femminile. Ha un qualcosa di aggraziato che il corpo maschile non sa trasmettermi.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Joana-Sorino-6.jpg" alt="" title="Joana Sorino (6)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-16105" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Se esistesse il nobel per la fotografia tu a chi lo daresti? </strong><br />
Questa è una domanda difficile. Sembrerò banale, ma credo che Francesca Woodman se lo sarebbe meritato.<br />
<strong>Un fotografo italiano che stimi particolarmente? </strong><br />
Non ne conosco molti, ma direi Oliviero Toscani.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Joana-Sorino-7.jpg" alt="" title="Joana Sorino (7)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-16106" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>La soddisfazione più grande da fotografa? </strong><br />
Avere diciassette anni e aver incontrato la fotografia così presto, essere apprezzata da molta gente, essere stata già pubblicata da un giornale, essere intervistata da Enquire. Che altro? Credo il fatto di avere amici, genitori e una persona speciale che mi sostengono.<br />
<strong>Delusione invece? </strong><br />
Il fatto di sapere che in Italia non ci sono molte opportunità per noi giovani, in nessun campo.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Joana-Sorino-8.jpg" alt="" title="Joana Sorino (8)" width="500" height="410" class="alignleft size-full wp-image-16107" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>I peggiori 50 euro della tua vita? </strong><br />
Non ci sono ancora stati.<br />
<strong>Se la tua vita fosse un film, quale ti piacerebbe che fosse? </strong><br />
Il Corvo. È il mio film preferito.<br />
<strong>Un viaggio, dove? </strong><br />
Giappone, Africa, Svezia.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Joana-Sorino-9.jpg" alt="" title="Joana Sorino (9)" width="500" height="300" class="alignleft size-full wp-image-16108" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Un film, un libro e una canzone. </strong><br />
Il Corvo. Così parlò Zarathustra. You and I.<br />
<strong>Una cosa che vorresti dire, ma che non ti è stata chiesta? </strong><br />
Che molte delle mie fotografie sono autoritratti.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Geneviève Bjargardóttir, wanderlust</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 10:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara Marzullo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[analogico]]></category>
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		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
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		<description><![CDATA[Lo dice anche lei, wanderlust è la parola giusta per descrivere la sua fotografia. L&#8217;amore per il viaggio, per i [<a href="http://www.enquire.it/2011/11/16/genevieve-bjargardottir-wanderlust/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo dice anche lei, <em>wanderlust </em>è la parola giusta per descrivere la sua fotografia. L&#8217;amore per il viaggio, per i luoghi, per la loro unicità irreplicabile: ecco le caratteristiche della fotografia di <strong>Geneviève Bjargardóttir</strong><em>, ecco cosa la rende speciali.</em><br />
Ne parliamo con lei, tra un paese e l&#8217;altro.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Geneviève-Bjargardóttir-2.jpg" alt="" title="Geneviève Bjargardóttir (2)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-15942" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Se dovessi scegliere tre parole per descrivere la tua fotografia, quali sarebbero?<br />
</strong>Nostalgia, sovresposizione, <em>wanderlust </em>(l&#8217;amore e la voglia di viaggiare).<br />
<strong>Qual è la tua prima memoria fotografica? Riesci a trovare il momento o la ragione per cui fotografi?</strong><br />
Quando eravamo piccoli, mio padre portava me e mio fratello in pasticceria, per comprare la colazione e dopo andavamo al cimitero, per mangiarla, mentre lui scattava fotografie. Erano mattini  splendidi – mi è rimasta la passione per le foto nei cimiteri. Non ho inziato a fare foto che molto più tardi, quando avevo circa sedici anni. La ragione più importante per cui fotografo, oltre a tutte le altre, è la paura della perdita – di perdere persone, posti, cose.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Geneviève-Bjargardóttir-3.jpg" alt="" title="Geneviève Bjargardóttir (3)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-15943" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Geneviève-Bjargardóttir-5.jpg" alt="" title="Geneviève Bjargardóttir (5)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-15944" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Qual è il tuo mondo attraverso l&#8217;obiettivo?</strong><br />
È qualsiasi cosa – attraverso l&#8217;obiettivo il mondo cambia, diventa qualcosa di nuovo. Non credo che la realtà esista in fotografia – scattare ci permette di modificare quel che cosa vediamo, renderlo più personale. Il mondo attraverso le lenti diventa il &#8220;tuo&#8221; mondo.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Geneviève-Bjargardóttir-4.jpg" alt="" title="Geneviève Bjargardóttir (4)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-15945" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Hai iniziato un nuovo <a href="http://www.genevievebjargardottir.blogspot.com/" target="_blank"><em>photodiary </em></a>, pieno di preziosi momenti quotidiani (un caffè, il parco, etc) – cos&#8217;è, dunque, per te la fotografia? Un modo per salvare i ricordi per sempre, per cogliere le quel che altrimenti andrebbe perso?</strong><br />
Le foto nel mio <em>photodiary</em> sono documenti, più che altro.Mi sono trasferita così tanto negli ultimi anni e questo è stato molto stimolante per me, certo, ma anche molto difficile. Provo continuamente un sentimento di nostalgia e di perdita, pensando a quanto non siano permanenti le mie esperienze, quanto siano state transitorie. Fotografare mi fa sentire salva, sono un appligio per non perdere niente, a cui rimanere attaccata. Non sono arte, sono semplici manufatti personali.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Geneviève-Bjargardóttir-6.jpg" alt="" title="Geneviève Bjargardóttir (6)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-15946" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Fiordi, Berlino, la neve, la nebbia, il sole. La tua fotografia è una fotografia atmosferica. Parlaci dei tuoi viaggi, del tuo amore per il tempo. E poi, dove vorresti andare? Qual è il set dei tuoi sogni?</strong><br />
Il tempo è fondamentale per me: controllo sempre il meteo, mai le altre notizie. Osservare il tempo, il clima di un posto mi fa sentire vicino a quel posto, ha qualcosa di intimo. Quando le persone che amo sono lontane da me, controllo che tempo c&#8217;è da loro, così riesco a immaginarle meglio – quel che provano, quel che stanno facendo, se sono fuori o dentro, se camminano nella pioggia, nel sole, nella neve.<br />
Sogno di andare in Russia, il paese di mio nonno – non me ne parlava mai, ma sento che quello è un posto che ha molto da insegnarmi. Voglio vedere che aspetto ha, in ogni stagione. E sì, ci sono anche un sacco di posti in Svezia che voglio vedere.<br />
<strong>Artisti, registi, film e fotografi: dove sono le tue radici artistiche?</strong><br />
È difficile da dire, mi scordo tante cose e così in fretta. Sono stata influenzata dai posti in cui ho vissuto, molto più che da artisti o dai film. Panorami, climi, foreste, oceani: sono stati questi i veri fautori del mio senso dell&#8217;arte.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Geneviève-Bjargardóttir-7.jpg" alt="" title="Geneviève Bjargardóttir (7)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-15947" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Geneviève-Bjargardóttir-8.jpg" alt="" title="Geneviève Bjargardóttir (8)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-15948" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Amori fotografici: chi stai seguendo?</strong><br />
Oh, ce ne sono così tanti! Sono la fondatrice e l&#8217;editrice di <a href="http://www.inconnu-unknow.com/" target="_blank">www.inconnu-unknow.com</a>, un sito che si occupa soprattutto di come la fotografia si relazioni alla geografia interiore e cerchiamo di condividere lì i fotografi che ancora non sono molto conosciuti su internet. Ogni giorno mi metto a guardare queste bellissime foto – mi ispirano e mi mantengono umile.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Geneviève-Bjargardóttir-9.jpg" alt="" title="Geneviève Bjargardóttir (9)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-15949" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Se Geneviève fosse un film, dove e chi lo dirigerebbe e chi vi reciterebbe?</strong>Vorrei Dagur Kári per dirigerlo e per scrivere la musica. Potrebbe essere filmato nei boschi della Svezia, con Michelle Williams come attrice. Questa combinazione probabilmente non ripercorrerebbe fedelmente la mia vita, ma cielo, guarderei questo film così volentieri!<br />
<strong>Una canzone, un libro, un film che ti descrivono.</strong><br />
Tutte le canzoni da <em>Clinging to a scheme </em>dei Radio Dept, il romanzo <em>Good Morning, Midnight </em>di Jean Rhys e il film <em>Io sono l&#8217;amore </em>di Luca Guadagnino. Non so se mi descrivano davvero, ma li sento a livello profondo – una parte di me deve essere là dentro.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Geneviève-Bjargardóttir-10.jpg" alt="" title="Geneviève Bjargardóttir (10)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-15950" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Per tutte le foto, vi lasciamo il suo <a href="http://www.flickr.com/photos/petitenordique/" target="_blank">Flickr</a>.</p>
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		<title>La natura di Tina Crespo</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2011 10:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marika Saonari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[analogico]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
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		<description><![CDATA[Nella periferia di Philadelphia esiste un mondo che unisce fine art e fotografia, il mondo di Tina Crespo, giovane talento [<a href="http://www.enquire.it/2011/11/14/la-natura-di-tina-crespo/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella periferia di Philadelphia esiste un mondo che unisce fine art e fotografia, il mondo di <strong>Tina Crespo</strong>, giovane talento americano che, attraverso il suo obiettivo, immortala la luce, lo stile e la vita che scorre attraverso i suoi occhi.<br />
Determinato da un orientamento verso la fotografia di paesaggio e di food l&#8217;approccio di Tina è sempre stato onesto, limpido e di grande ammirazione verso il soggetto da lei ripreso, qualunque esso sia.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Tina-Crespo-2.jpg" alt="" title="Tina Crespo (2)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-15904" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Come ti sei avvicinata alla fotografia?</strong><br />
Ho iniziato a prendere alcune lezioni al liceo. La fotografia è entrata subito nella mia vita diventando la passione più grande e ho deciso di continuare ad accrescerla con la formazione presso l&#8217;Antonelli Institute di Philadelphia.<br />
<strong>Che mondo osservi attraverso l&#8217;obiettivo della tua macchina fotografica?</strong><br />
Mi piace immaginare, osservo un mondo calmo, tranquillo e silenzioso per il quale a volte non si ha il tempo di soffermarsi a guardare con i propri occhi.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Tina-Crespo-3.jpg" alt="" title="Tina Crespo (3)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-15905" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Dove trovi la tua ispirazione?</strong><br />
Tutto è ispirazione. Ho un forte legame con l&#8217;oceano,sono sempre accompagnata da una sensazione di pace e armonia quando mi trovo davanti ad esso. Probabilmente quest&#8217;emotività è legata al fatto che i luoghi della mia infanzia sono per l&#8217;appunto mari e spiagge.<br />
Anche il cibo, ingredienti freschi prodotti nelle fattorie e il dolce profumo delle torte appena cucinate sono elementi sempre molto stimolanti per la mia creatività.<br />
<strong>Analogico o digitale?</strong><br />
Iniziai a scattare con una Canon analogica donatami da un zio ma adesso lavoro esclusivamente in digitale (ovviamente continuo ad usare una Polaroid Land Camera e una Fuji Instax, le trovo estremamente divertenti per fotografie personali)</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Tina-Crespo-4.jpg" alt="" title="Tina Crespo (4)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-15906" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>La tua attrezzatura?</strong><br />
Per i lavori in studio mi avvalgo di un Hasselblad, per gli altri lavori uso una Fuji S3 e una Nikon D300.<br />
<strong>Alcuni fotografi che ammiri</strong><br />
Mi piacciono molto i lavori di Bob Merco, Katie Quinn Davies, Kareem Black, Matt Armendariz e Tricia McKellar. Trovo molto interessante il fatto di essere ispirata da tutti i generi di fotografia.<br />
<strong>Un luogo, un libro, una canzone</strong><br />
La Foresta di Valley Forge, un luogo incantato colmo di sentieri che passano attraverso le montagne e l&#8217;unico suono percettibile è quello del vento che soffia tra gli alberi;<br />
la fonte meravigliosa di Ayn Rand e, momentaneamente, Heavy di Florence and the Machine.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Tina-Crespo-5.jpg" alt="" title="Tina Crespo (5)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-15907" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Il suo sito: <a href="http://www.tinacrespo.com/">http://www.tinacrespo.com/</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Sarolta Bàn: Le cirque du sommeil</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 09:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Monica Lanaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[grafica]]></category>

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		<description><![CDATA[C&#8217;è qualcosa che ci sfugge, nel sottile punto di incontro tra sonno e veglia. Una quantità imbarazzante di studi sull&#8217;inconscio [<a href="http://www.enquire.it/2011/11/11/sarolta-ban-le-cirque-du-sommeil/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è qualcosa che ci sfugge, nel sottile punto di incontro tra sonno e veglia.<br />
Una quantità imbarazzante di studi sull&#8217;inconscio sgomita per dire la sua, su questo qualcosa, si affanna per avere -paradossalmente &#8211; ragione. Oggi non consideriamo la discipilina, poiché la via più rapida per leggere la galleria di <strong>Sarolta Bàn</strong> non è la teoria, ma l&#8217;apertura alla percezione, l&#8217;abbandono dei modelli razionali per dedicarsi ad una pesca in un lago profondissimo, forse un abisso.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Bán-Sarolta-.jpg" alt="" title="Bán Sarolta" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-15825" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Classe 1982, Budapest.<br />
Sarolta comincia come designer di gioielli, un mondo apparentemente molto distante dalle atmosfere brumose e surreali delle sue immagini.<br />
“Trovo sia divertente che in Ungherese la parola <em>gioielliere</em>  indichi l&#8217;azione di combinare materiali per creare cose: è esattamente quello che faccio con le mie immagini.”</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Bán-Sarolta-2.jpg" alt="" title="Bán Sarolta  (2)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-15826" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>La combinazione degli elementi che caratterizza ogni immagine, in effetti, sembra essere il punto di forza della produzione dell&#8217;artista. Se da una parte si riconoscono facilmente i soggetti dell&#8217;iconologia da manuale (i deserti di Dalì, gli uccelli di Ernst, i corpi esasperatamente plastici di Magritte) dall&#8217;altra le foreste di chiavi, i ricevitori dei vecchi telefoni, gli alberi, le scale, riaccendono le braci di un non ricordo, una sensazione familiare ma al tempo stesso indecifrabile.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Bán-Sarolta-3.jpg" alt="" title="Bán Sarolta  (3)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-15827" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Sono teatrini atemporali in luoghi non meglio definiti dove gli attori dondolano vertiginosamente tra l&#8217;esotico e il quotidiano, tra l&#8217;assurdo e il plausibile.<br />
Combinare e quindi ordinare sono attività che l&#8217;uomo compie fin dalla nascita per dare significato alla realtà che lo circonda; i lavori di Sarolta Bàn vogliono fare questo sulla miriade di realtà che lo abitano.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Bán-Sarolta-4.jpg" alt="" title="Bán Sarolta  (4)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-15828" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Lontano dalla disciplina, senza compromessi teorici, le sue immagini danno voce ai dàimon orfici che infestano l&#8217;abisso tra sonno e veglia; un&#8217;ispirazione  intimista per aspirazioni ben diverse: “Non percepisco le mie opere come una confessione, piuttosto come messaggi velati e allegorie. E&#8217; bello che i miei sentimenti siano nascosti nelle mie immagini e chiunque possa vederci qualcosa di diverso e, perchè no, trovare la sua personale storia.”</p>
<p>Non per niente il suo sito web (<a href="http://www.saroltaban.com/" target="_blank">www.saroltaban.com</a>) ospita non la gallery, ma la photoallegory.<br />
Una collezione di immagini ricca e in continuo aggiornamento, alcune di loro hanno valicato i confini dell&#8217;Ungheria approdando in diversi teatri della penisola iberica, altre fanno il giro del mondo musicale sulle copertine delle band americane Priory e Gentlemen Hall, un&#8217;altra ancora in Italia, sulla copertina del romanzo di Mauro Corona “La fine del mondo storto” (Mondadori, 2010).</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/Bán-Sarolta-5.jpg" alt="" title="Bán Sarolta  (5)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-15829" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Entro la fine dell&#8217;anno Sarolta prevede la pubblicazione di un libro, il surrealismo digitale trascina sulla carta i suoi, i nostri demoni con l&#8217;amo ancora agganciato alla bocca.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Le foto pazzesche di John Kilar</title>
		<link>http://www.enquire.it/2011/11/07/le-foto-pazzesche-di-john-kilar/</link>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2011 09:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Mitola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[analogico]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[rubrica]]></category>

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		<description><![CDATA[Le sue immagini rappresentano la giustapposizione di eleganza senza tempo, e la maestosa natura sensoriale crescente del nostro tempo, in [<a href="http://www.enquire.it/2011/11/07/le-foto-pazzesche-di-john-kilar/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le sue immagini rappresentano la giustapposizione di eleganza senza tempo, e la maestosa natura sensoriale crescente del nostro tempo, in una connessione con il passaggio dalla condizione umana d&#8217;amore.<br />
Lui è <strong>John Kilar</strong>.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/John-Kilar-2.jpg" alt="" title="John Kilar (2)" width="500" height="450" class="alignleft size-full wp-image-15787" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/John-Kilar-3.jpg" alt="" title="John Kilar (3)" width="500" height="450" class="alignleft size-full wp-image-15788" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Che mondo osservi dietro la tua macchina fotografica?</strong><br />
Osservo l’ologramma che viene proiettato di fronte a me. Vedo il mondo come prodotto del luogo dei miei pensieri e delle mie consapevolezze. Manifesto e materializzo la mia realtà mentre scelgo consciamente di bloccare la maggior parte delle risorse esterne e delle influenze per creare la realtà che voglio.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/John-Kilar-4.jpg" alt="" title="John Kilar (4)" width="500" height="450" class="alignleft size-full wp-image-15789" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Cosa ti distingue dagli altri fotografi?</strong><br />
Tutti i fotografi sono sicuramente unici nel loro modo di fotografare ma la mia visione personale e l’abilità di catturare momenti con il mio senso. Questo mi permette di creare e di essere parte di qualcosa di speciale nell’illusione dello spazio e del tempo. Tutto questo mi aiuta a creare foto pazzesche.<strong></strong></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/John-Kilar-5.jpg" alt="" title="John Kilar (5)" width="500" height="450" class="alignleft size-full wp-image-15790" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Analogico o digitale?</strong><br />
So a malapena usare una reflex.<br />
<strong>Cosa ti ispira?</strong><br />
La natura, l’avventura, i cambiamenti.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/John-Kilar-6.jpg" alt="" title="John Kilar (6)" width="500" height="450" class="alignleft size-full wp-image-15791" /></p>
<p><strong>Un fotografo che stimi?</strong><br />
Cerco di non guardare troppo fuori da me stesso. La società, la cultura e i media non sono altro che gigantesche distrazioni.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/John-Kilar-7.jpg" alt="" title="John Kilar (7)" width="500" height="450" class="alignleft size-full wp-image-15792" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>La tua prossima sfida?</strong></p>
<p>Mettere da parte abbastanza denaro da permettermi di viaggiare continuamente, continente  per continente, entro il 2013.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/John-Kilar-8.jpg" alt="" title="John Kilar (8)" width="500" height="450" class="alignleft size-full wp-image-15793" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Il suo sito personale <a href="http://johnkilar.com/" target="_blank">www.johnkilar.com</a></p>
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		<title>Alan Marcheselli e la femminilità in polaroid</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Oct 2011 09:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Ianniciello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[analogico]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
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		<description><![CDATA[Alan Marcheselli, classe 1971, nasce come Interior designer. Autodidatta per vocazione, si dedica alla fotografia sin dai primi anni 90 [<a href="http://www.enquire.it/2011/10/24/alan-marcheselli-e-la-femminilita-in-polaroid/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Alan Marcheselli</strong>, classe 1971, nasce come Interior designer. Autodidatta per vocazione, si dedica alla fotografia sin dai primi anni 90 realizzando le immagini dei progetti grafici aziendali in piccoli set quindi inviando ai clienti il portfolio del progetto assieme ad una campionatura di materiali che catalogava in Polaroid. Circa nel 2005 l’incontro con la fotografia istantanea d’arte grazie alle opere di Maurizio Galimberti; due anni di preparazione e nel 2007 la sua prima mostra ”I Believe”, basata sulla canzone extraterrestre di Finardi. Soddisfatto delle critiche, ma non ancora delle sue fotografie per altri due anni lavora al progetto Amadriadi, una ricerca sulla “femminilità” degli alberi e del trascorrere del tempo.<br />
Trova la sua dimensione grazie all’incontro con Carlo Alberto Zini che riesce a donargli quella sicurezza che gli mancava e nel 2009 inizia il suo percorso artistico basato interamente sulla fotografia istantanea.<br />
Tra mostre e altri impegni comincia a conoscere e frequentare il mondo istantaneo del web e dopo avere convissuto come utente in alcuni siti fotografici italiani ed esteri decide assieme a Carmen Palermo di fondare il network <a href="http://www.polaroiders.it/"><strong>Polaroiders.it</strong></a>, ad oggi la più grande comunità di fotografi istantanei italiani. In questo momento è impegnato nell’organizzazione del <a href="http://www.iso600.org/"><strong>primo Festival di Fotografia istantanea ISO600</strong></a> che si è tenuta a Milano dal 6 al 9 ottobre presso lo Spazio Concept, in via Forcella 7.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/10/Alan-Marcheselli-3.jpg" alt="" title="Alan Marcheselli (3)" width="500" height="600" class="alignleft size-full wp-image-15603" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>La fotografia per te è?</strong><br />
Arte, gioco, passione, delusione, emozione, amore, odio, insomma è la forma con cui esprimo la  mia vita.<br />
<strong>La tua prima memoria fotografica?</strong><br />
La campagna pubblicitaria Benetton di Toscani  e il libro “A small book of Black and White lies“ di Dave McKean.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/10/Alan-Marcheselli-4.jpg" alt="" title="Alan Marcheselli (4)" width="500" height="600" class="alignleft size-full wp-image-15604" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Come ti sei avvicinato alla fotografia?</strong><br />
Lavorando come interior Design la fotografia ha sempre fatto parte della mia vita, ma un giorno mentre giravo tra gli stand  Artefiera a Bologna  c’era un uomo inginocchiato  a terra sotto una strana fotografia della torre Eiffel, stava componendo un ritratto con tante Polaroid, mi fermai a guardare e mi innamorai del suo lavoro, arrivato a casa presi la mia Spirit600Cl che usavo per catalogare i materiali e cominciai a guardarla sotto una luce diversa, da allora è stata la mia amica, la mia amante, la mia confidente. Quell’uomo era Maurizio Galimberti e la strana fotografia della torre Eiffel era il primo Pola Mosaico che vedevo in vita mia.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/10/Alan-Marcheselli-5.jpg" alt="" title="Alan Marcheselli (5)" width="500" height="600" class="alignleft size-full wp-image-15605" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>La tua prima macchina fotografica?</strong><br />
La Minolta analogica aziendale e la Polaroid Spirit 600 CL.<br />
<strong>L’ultima?</strong><br />
Sony 900 Alfa e Polaroid 600 One.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/10/Alan-Marcheselli-6.jpg" alt="" title="Alan Marcheselli (6)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-15606" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Che rapporto hai con il digitale?</strong><br />
Ottimo, non mi piace, non lo apprezzo e probabilmente il digitale pensa la stessa cosa di me.<br />
<strong>Da fotografare: meglio un corpo femminile o maschile?</strong><br />
Mi troverei in difficoltà a fotografare un uomo, credo non saprei valorizzarne adeguatamente le forme in quanto non rientrano nel mio immaginario, quindi preferisco il corpo femminile.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/10/Alan-Marcheselli-7.jpg" alt="" title="Alan Marcheselli (7)" width="500" height="600" class="alignleft size-full wp-image-15607" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Se esistesse il nobel per la fotografia tu a chi lo daresti?</strong><br />
Per l’apporto tecnico a Edwin Land, per le fotografie il mio voto andrebbe a Nobuioshi Araki.<br />
<strong>Un fotografo italiano che stimi particolarmente?</strong><br />
Maurizio Galimberti.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/10/Alan-Marcheselli-8.jpg" alt="" title="Alan Marcheselli (8)" width="500" height="600" class="alignleft size-full wp-image-15608" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>La soddisfazione più grande da fotografo?</strong><br />
L’incontro con Carlo Alberto Zini dei Magazzini Criminali.<br />
<strong>Delusione invece?</strong><br />
L’espressione di Franco Fontana mentre alcuni miei scatti gli passavano tra le mani, se ho inteso bene, l’espressione fù “non c’è limite al peggio“.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/10/Alan-Marcheselli-9.jpg" alt="" title="Alan Marcheselli (9)" width="500" height="600" class="alignleft size-full wp-image-15609" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>I peggiori 50 euro della tua vita?</strong><br />
Più che di fotografia farei l’elenco dei ristoranti che avrebbero dovuto pagare me invece che portarmi il conto.<br />
<strong>Se la tua vita fosse un film, quale ti piacerebbe che fosse?</strong><br />
Pecker di John Waters.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/10/Alan-Marcheselli-10.jpg" alt="" title="Alan Marcheselli (10)" width="500" height="600" class="alignleft size-full wp-image-15610" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Un viaggio, dove?</strong><br />
Ovunque ci siano neve e boschi e per spostarsi sia obbligatorio camminare.<br />
<strong>Un film, un libro e una canzone.</strong><br />
Highlander, Rè per sempre, Can I play with madness.<br />
<strong>Una cosa che vorresti dire, ma che non ti è stata chiesta?</strong><br />
Lamentarsi di meno e  impegnarsi di più.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/10/Alan-Marcheselli-2.jpg" alt="" title="Alan Marcheselli (2)" width="500" height="540" class="alignleft size-full wp-image-15611" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Ringraziamo Alan Marcheselli e vi invitiamo a guardare i suoi lavori su: <a href="http://www.alanmarcheselli.com/">www.alanmarcheselli.com</a></p>
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