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	<title>Enquire &#187; cool</title>
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	<description>Born to be curious</description>
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		<title>A Portrait of: Diane Pernet</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 06:52:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Kettj Talon</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;eleganza discreta di una geisha, labbra di lacca, acconciatura a torre, pelle di porcellana. Questa è <strong>Diane Pernet</strong>. È la nera figura che popola i più interessanti<em> front row</em> degli ultimi anni. È fotografa, fashion designer, diva, giornalista, <em>über blogger</em>. Praticamente, genio assoluto.<br />
Nasce a Washington e, dopo essersi laureata alla <em>film school</em>, si trasferisce a New York dove inizia a lavorare come fotografa di <em>reportage</em>. Un giorno il fidanzato dell’epoca la guarda e le dice “Perché non fai qualcosa di ovvio, come il design?”. Lei lo ascolta e si iscrive prima alla Parsons School e poi alla FIT per studiare<em> fashion design</em> ma dopo nove mesi abbandona gli studi per aprire la sua linea di moda. I capi che disegna sono <em>minimal</em> ed austeri, in netto contrasto con il decadentismo della Factory di Warhol e con il luccicante periodo disco. È il 1990, New York non è più splendente, il crimine è in ascesa, le morti per Aids si moltiplicano e l’ispirazione di Diane è svanita.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17031" style="padding-top: 10px;" title="Diane Pernet (2)" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Diane-Pernet-2.jpg" alt="" width="500" height="500" /></p>
<p>È tempo di iniziare una nuova vita nella <em>ville lumiere</em>, “A New York le persone possono essere loro stesse e ne nessuno se ne cura, ma Parigi ti giudica costantemente”. Qui è costumista per Amos Gitai, assistente produttrice del programma della CBC Fashion Files e <em>editor</em> per Joyce mag.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-16970" style="padding-top: 10px;" title="diane_pernet_3" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/DianePernet2-620x439.jpg" alt="" width="500" height="354" /></p>
<p>Stanca della <em>fashion pollution</em>, del trito e ritrito mondo della moda e del già visto, nel 2005 fonda il <em>blog</em> <strong>A Shaded View on Fashion.</strong> <a href="http://www.ashadedviewonfashion.com/" target="_blank">ASWOF</a> è una finestra sul mondo e sui talenti emergenti di moda, film, design e architettura. Il suo ricercato <em>blogging</em> e la sua internazionale visione dello stile hanno fatto cadere il velo che separava l’<em>elite</em> della moda dalla massa, attuando una rivoluzione stile Bauhaus: riportare in vita l’arte popolare per il popolo. Del suo blog Diane dice, &#8220;voglio solo scrivere di quello che mi interessa ogni volta che ne ho voglia ”, ma ben presto diventa il suo biglietto per entrare dalla porta principale nell’olimpo del <em>fashion journalism</em>.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-16976" style="padding-top: 10px;" title="diane_pernet_4" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/diane_pernet_4.jpg" alt="" width="500" height="236" /></p>
<p>Fin da giovane è affascinata dal cinema, tant’è che nel 2008 ha dato vita al festival <strong>A Shaded View on Fashion Film</strong>. Ama i film di Visconti, Pasolini, Fellini, Buñuel, Cassavetes, ma tre sono le figure femminili da cui trae ispirazione: Anna Magnani in “La rosa tatuata”, Simone Signoret in “Les Diabolique” e Dorothy Mcgowan in “Who are you Polly Maggoo?”. Così come ad esercitare fascino su di lei sono le giovani vedove, almeno fino a quando l’immagine romantica che ne ha si dissolve alla morte del primo marito Norman in un incidente d’auto. Diane ha 31 anni. Il giorno in cui si sposano entrambi indossano dei jeans, che lei accompagna con una camicia verde scuro ed un giubbotto di pelo; ma quando lui muore il suo cuore si ferma e la sua figura si cristallizza in una nuvola<em> total black</em>: da lì in poi vestirà sempre di nero.<br />
“Volevo sparire nei miei abiti ” &#8211; dice &#8211; “così il colore nero è diventato la mia unica <em>palette</em>. Indossare un&#8217;uniforme ti consente di non entrare in competizione con ciò che crei, diventa una firma”. Questa sua firma si compone di diversi pezzi. Prima fra tutti c’è l’immancabile <em>mantilla</em>, il velo di tradizione ispanica, che le copre il capo. La prima volta che lo indossa è per seguire l’usanza di entrare in chiesa col capo coperto, ora è il suo amico<a href="http://www.filepmotwary.com/" target="_blank"><strong> Filep Motwary</strong> </a>a disegnarlo per lei. Sotto tutto quel <em>chiffon</em> troneggia una pettinatura Pompadour frutto di un’evoluzione iniziata negli anni ’80.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-16980" style="padding-top: 10px;" title="diane_pernet_5" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/diane_pernet_5.jpg" alt="" width="500" height="334" /></p>
<p>Fedele alla massima “Dress to please yourself”, non usa pantaloni, ma solo abiti e gonne maxi, preferibilmente di Boudicca o Isabel Toledo. A terminare un quadro, che sembra una trasposizione moderna di la “Duchess of Alba” dipinto da Goya o del più contemporaneo “The meta bride” di Izhar Patkin, ci sono la montatura felina di Alain Mikili e, tocco di classe estrema, il profumo Comme Des Garçons Incense series ed un parasole dal sapore orientale in caso di giornata assolata.</p>
<p><img class="alignleft  wp-image-16981" style="padding-top: 10px;" title="diane_pernet_6" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/diane_pernet_6.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>Quella di Diane è una sorta di nuova e personale sobrietà dal sapore pittorico. È una figura sovrapponibile a certe immagini femminili del cinema neorealista italiano, alle foto in bianco nere delle vedove siciliane, una Maria Antonietta gotica, una Madonna oscura come quella ritratta da<strong> Miguel Villalobos</strong> e <strong>Graham Tabor</strong>. Nella sua casa ci sono due armadi, entrambi pieni di vestiti neri, eccezion fatta per un accappatoio blu ed un kimono rosso. Nel suo frigorifero manca la carne, ma mai l’acqua Volvic.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-16982" style="padding-top: 10px;" title="diane_pernet_7" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/diane_pernet_7.jpg" alt="" width="500" height="769" /></p>
<p>“Integrità, generosità, onestà” è il suo mantra.“Heroes” è la canzone che sceglierebbe per descrivere la sua vita e Madame Grès è la persona che avrebbe voluto conoscere. Blackberry <em>addicted</em>, Diane è sempre in viaggio, una nomade alla ricerca del prossimo talento da scoprire. Molti sono quelli ai quali ha dato voce e che lei, con la sua visione di stile, ha ispirato. Il lungo velo che incornicia il volto della <em>blogger</em> avvolge la <em>new gothic art</em> di <strong>Terence Kohn</strong>, maestro nel mixare nuove tecnologie e i media più tradizionali, famoso per le sue opere estreme. Mrs Pernet lascia tracce nell’<em>interior desig</em>n dell’olandese <strong>Pepe Heykoop</strong>, con la sua ricerca sui materiali alternativi, così come le lascia nel “Cubo scuro” dell’architetto <strong>Soichiro Kanbayashi</strong> e nei giochi di ombre e luci di<strong> Olafur Eliasson</strong> o nelle installazioni “a ragnatela” di<strong> Chiharu Shiota</strong>.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-16983" style="padding-top: 10px;" title="diane_pernet_8" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/diane_pernet_8.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>Diane possiede una bellezza cinematografica. È spiccata la sua somiglianza con Anjelica Huston ed è fin troppo facile sovrapporre le due donne alla Morticia Addams interpretata dall’attrice e certo, la giornalista sarebbe perfetta in un film di Almodovar, magari a fianco della sua amica Rossy De Palma e della cantante Martirio. Come un’animazione dei <strong>Quay Brothers</strong>, immersa in atmosfere surreali, a metà strada tra la fiaba e l&#8217;incubo, ha un fascino un pò inquietante ed ermetico.<img class="alignleft size-full wp-image-16992" style="padding-top: 10px;" title="diane_pernet_13" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/diane_pernet_13.jpg" alt="" width="500" height="302" /></p>
<p>“Lo stile è qualcosa con cui nasci &#8211; è solita dire &#8211; la moda è qualcosa che compri”, il suo<em> minimal baroque</em> è legato agli stilisti giapponesi da un reciproco amore. Con loro, in particolare con lo sperimentale <strong>Takashi Nishiyama</strong>, e con il creatore scultoreo <strong>Issey Miyake</strong> condivide la predilezione per il design di sottile ricchezza, la sobria qualità e l’amore per il <em>total black</em>. Hanno fatto del colore nero il loro <em>trademark</em> anche <strong>Rick Owens</strong>, <strong>Gareth Pugh</strong> ed <strong>Ann Demeulemeester</strong>.</p>
<p><img class="alignleft  wp-image-16985" style="padding-top: 10px;" title="diane_pernet_9" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/diane_pernet_9.jpg" alt="" width="500" height="700" /></p>
<p>Tutti loro contribuiscono a creare una donna attuale, ricercata e dotata di una forza ancestrale, la stessa che anima Diane e che le permette di essere un’attenta talent scout, sacerdotessa di quel culto pagano che è diventato il fashion on line. Guerriere a difesa dello stile Pernet sono le donne inguainate negli abiti armatura di <strong>Peter Movrin</strong>, mentre <strong>Nicolas Ghesquière</strong> per la stagione estiva 2012 di Balenciaga ne crea la naturale evoluzione. Un cappuccio nero a uovo copre il capo e cela parte del viso, agli abiti neri si sostituiscono colori più vibranti, come l’argento e l’arancione e le forme diventano strutturate.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-16988" style="padding-top: 10px;" title="diane_pernet_10" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/diane_pernet_10.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>Madame Pernet è diventata a tal punto icona di stile da meritarsi una serie di illustrazioni caricaturali, opera di <strong><a href="http://narielwalla.com/" target="_blank">Hormazd Narielwalla</a></strong>, in cui la <em>blogger</em> viene trasformata in una sorta di Barbie dagli abiti intercambiabili e multicolor.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-16978" style="padding-top: 10px;" title="diane_pernet" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/diane_pernet.jpg" alt="" width="500" height="345" /></p>
<p>È una donna che ha saputo reinventarsi continuamente, pur restando fedele a sé stessa e ad un’immagine scolpita nel tempo, che ne è diventata la firma. Ha intuito il potere della rete e ha trovato il modo migliore per sfruttare questo mezzo, dando voce a chiunque avesse un talento che arricchisse il mondo dell’arte, diventando un punto di riferimento internazionale sia per i <em>bloggers</em> sia per chi della moda ha fatto il proprio mestiere o la propria passione. Diane Pernet è una donna veramente individualista, veramente pioneristica, veramente talentuosa, veramente identificabile, veramente iconica, sinceramente <em>cool</em>.</p>
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		<title>Costumi da bagno tra tendenze e rivisitazioni</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Jun 2011 08:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrica Pighin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prova costume superata o meno, pare che questo non importi, l’importante è sfoggiare il costume giusto, a Fregene come all’Idroscalo, [<a href="http://www.enquire.it/2011/06/27/costumi-da-bagno-tra-tendenze-e-rivisitazioni/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prova costume superata o meno, pare che questo non importi, l’importante è sfoggiare il costume giusto, a Fregene come all’Idroscalo, sul molo di Venice Beach come al bagno Italia a Cesenatico.<br />
<em>Per quest’anno non cambiare, stessa spiaggia, stesso mare</em>. Ma assolutamente non il solito costume! Ecco tante proposte, tanti stili, una manciata di suggerimenti tra i <em>brand</em> più e meno conosciuti da cui potrete farvi ispirare, su e giù per il web.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/06/paolita.jpg" alt="" title="paolita" width="500" height="300" class="alignnone size-full wp-image-13522" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong><a href="http://www.paolita.co.uk" target="_blank">Paolita</a></strong>, marchio londinese il cui motto è “complementing the female body”, si allontana molto dal London style che potrebbe contraddistinguere il marchio, per abbracciare un mood esotico con la linea <em>Floreana</em>, direttamente dalle Isole Galapagos. Fiori e colori giocano tra di loro, per bikini e interi, senza dimenticare parei morbidi e coreografici. Un tocco in  più? Un bel cesto di frutta fresca sul capo, e diventate delle Carmen Miranda da far invidia alla vostra vicina di ombrellone!</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/06/marahofmann.jpg" alt="" title="marahofmann" width="500" height="300" class="alignnone size-full wp-image-13523" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Sempre molto colorato ma più fricchettone, il gusto proposto da <strong><a href="http://www.marahoffman.com/" target="_blank">Mara Hoffman</a></strong>, da New York , stampe frou frou disimpegnate, dalle tinte succose e vitaminiche che sembrano frutti estivi tutti da mordere. Qualche decorazione geometrica, qualche terzo occhio egiziano, per bikini, interi e vestitini molto scanzonati, dai begli intrecci e dalle forme morbide. Molto <em>saudaji</em>.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/06/wearehandsome.jpg" alt="" title="wearehandsome" width="500" height="300" class="alignnone size-full wp-image-13524" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><a href="http://wearehandsome.com/" target="_blank"><strong>We Are Handsome</strong></a> è un vero inno alla natura, ricorda quasi gli antichi Apache, rappresentando in ogni costume, nella collezione <em>The Aviary</em>, il piumaggio di un ancestrale uccello della mitologia più antica. I colori sono sgargianti, ogni penna sembra disegnata direttamente sul tessuto, non è una semplice texture a pattern.  Tutto questo conferisce uno stile unico ed esclusivo, mistico, da sfoggiare in spiaggia come la notte nei club e nelle passeggiate sul lungomare.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/06/shan.jpg" alt="" title="shan" width="500" height="300" class="alignnone size-full wp-image-13525" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Ricordatevi che il costume intero è ritornato in <em>pole position</em>: se il vostro è uno stile un po’ <em>pin up</em>, e magari avete intenzione quest’anno di mietere vittime in spiaggia, <a href="http://www.shan.ca/2011/index.html" target="_blank"><strong>Shan</strong></a> marchio di swimwear canadese, è il <em>brand</em> che fa per voi, da cui potrete prendere sicuramente spunto! Pois, balze, arricciamenti maliziosi, optical, interi fascianti da vere dive d’altri tempi, più adorabili vestitini molto Saint Tropez.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/06/anthropologie.jpg" alt="" title="anthropologie" width="500" height="300" class="alignnone size-full wp-image-13526" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Molto vintage e ricercato anche lo stile di <strong><a href="http://www.anthropologie.eu/" target="_blank">Antropologie Swimwear</a></strong>, marchio americano nato nel 1992, con drappeggi, mutande a vita alta, pois come pixel enormi, dettagli da Dolce Vita e molta sensualità. Pare proprio che quest’anno il minimal sia stato messo da parte per uno stile più giocoso che rivisita le mode passate e gioca con le texture, i particolari e il vintage.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/06/freepeople.jpg" alt="" title="freepeople" width="500" height="299" class="alignnone size-full wp-image-13527" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Se invece vi sentite più <em>sauvage</em>, o alla Cortney Love in Malibu, ecco che <a href="http://www.freepeople.com/" target="_blank"><strong>Free People</strong></a> propone costumi come reti pescatrici, parei lunghi e leggeri, colori neutri, caldi, tramonti da indossare e da abbinare con bracciali etnici e cappelli di paglia. Tutto molto tribale e affascinante, molto La mia Africa.</p>
<p>Ce n’è per tutti i gusti e per tutte le estati. Sbizzarritevi, <strong>have a fashion shower</strong>!</p>
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		<title>Contemporary noblesse: Christian l&#8217;Enfant Roi</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Jan 2011 09:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucilla Spagnuolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
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		<description><![CDATA[Qualche mese fa, più precisamente lo scorso ottobre, è stata presentata la prima collezione di Christian l&#8217;Enfant Roi, stilista canadese [<a href="http://www.enquire.it/2011/01/18/christian-enfant-roi-fashion-design/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche mese fa, più precisamente lo scorso ottobre, è stata presentata la prima collezione di <strong>Christian l&#8217;Enfant Roi</strong>, stilista canadese al suo debutto con l&#8217;omonima linea, interamente dedicata ad un menswear tradizionale, dal gusto retrò ma dalle forme contemporanee.<br />
Formatosi scolasticamente al College Lasalle, dove ha studiato Fashion Design, e lavorativamente presso Andy The Anh (uno dei più famosi e popolari marchi canadesi n.d.r.), Christian è un esteta e un arrogante, e probabilmente è grazie a queste sue peculiarità che ha avuto modo di lanciare il suo &#8220;progetto solista&#8221;, un po&#8217; come succede nella musica, riscuotendo anche un deciso successo sia in termini di visibilità che di consensi da parte soprattutto della stampa.<br />
L&#8217;arroganza, nello specifico, è una caratteristica che il designer riconduce ai suoi primi ispiratori, gli abitanti di Montreal, città in cui vive e lavora.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/01/Christian-Roi-5.jpg" alt="" title="Christian Roi (5)" width="500" height="360" class="alignnone size-full wp-image-9851" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>La frase <em>&#8220;Kids are too cool for school&#8221;</em> (letteralmente &#8220;I ragazzi sono troppo fighi per andare a scuola&#8221;) riassume il suo pensiero e quella che, a suo dire, è la filosofia di un&#8217;intera generazione: ritenere che si debba essere trattati come membri della famiglia reale. Ecco anche il perché del suo nome, e di quello del brand.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/01/Christian-Roi-6.jpg" alt="" title="Christian Roi (6)" width="500" height="360" class="alignnone size-full wp-image-9852" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>La collezione ricalca perfettamente le linee dell&#8217;abbigliamento dei club maschili post-coloniali, fondendo silhouettes classiche e influenze etniche. Niente di più moderno, considerando che i giovani uomini di oggi e di domani sono globetrotters, viaggiatori instancabili sempre più rivolti ai Paesi del continente asiatico.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/01/Christian-Roi-3.jpg" alt="" title="Christian Roi (3)" width="500" height="500" class="alignnone size-full wp-image-9853" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Sartorialità e materiali come lana, suede e cotoni; accenni di organza che conferisce agli outfits una superba sofisticatezza, mentre maglioni patchwork ostentano una fintissima quanto rilassata trasandatezza. E forse proprio qui sta la chiave di tutto il lavoro di Christian l&#8217;Enfant Roi: riuscire a creare un look che, per quanto sia comodo, conservi l&#8217;austera formalità dell&#8217;abito maschile.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/01/Christian-Roi.jpg" alt="" title="Christian Roi" width="500" height="500" class="alignnone size-full wp-image-9854" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/01/Christian-Roi-7.jpg" alt="" title="Christian Roi (7)" width="500" height="500" class="alignnone size-full wp-image-9855" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Fez e turbanti sono poi il tocco di classe, la firma di questo giovane stilista che crede nel copricapo come il pezzo fondamentale di ogni guardaroba, quello che rende camaleontico qualsiasi look.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/01/Christian-Roi-4.jpg" alt="" title="Christian Roi (4)" width="500" height="500" class="alignnone size-full wp-image-9856" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Che dire di più? <a href="http://www.christianlenfantroi.com" target="_blank">www.christianlenfantroi.com</a></p>
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		<title>Un occhio al Nord (parte terza)</title>
		<link>http://www.enquire.it/2010/11/25/minimarket-marimekko-best-behavior/</link>
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		<pubDate>Thu, 25 Nov 2010 07:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina Mainardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
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		<description><![CDATA[Tutti voi almeno una volta nella vostra vita saranno andati all’IKEA &#8211; grande azienda di arredamento svedese &#8211; e girando [<a href="http://www.enquire.it/2010/11/25/minimarket-marimekko-best-behavior/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tutti voi almeno una volta nella vostra vita saranno andati all’IKEA &#8211; grande azienda di arredamento svedese &#8211; e girando per il punto vendita avranno notato l’immensa gamma di colori e di fantasie proposte per qualsiasi tipologia di prodotto. Ormai è di dominio pubblico: i colori piacciono molto agli svedesi, e agli scandinavi in generale, e questo deriva della loro tradizione di vita sempre a contatto e rispettosa della natura. Quest’ultimo appuntamento nella terra delle Rune e dei Vichinghi vi vuole presentare quei marchi che, come IKEA, vedono il mondo attraverso luminose fantasie coloratissime creando prodotti funzionali e divertenti. </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/11/Minimarket-2.jpg" alt="" title="Minimarket (2)" width="500" height="327" class="alignnone size-full wp-image-9039" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Partiamo proprio dalla Svezia dove troviamo il marchio <strong>Minimarket</strong>. Nato nel 2006 dal lavoro delle sorelle Sofie, Pernilla e Jennifer Elvested, questo brand nasce come linea d’abbigliamento donna per poi espandersi progressivamente anche agli accessori. Il lavoro di queste giovani creative hanno portato Minimarket a guadagnarsi il titolo di &#8220;Best New Designer of the Year&#8221; conferito da Elle Svezia sia nel 2007 che nel 2009. Grandi successi quindi per questo progetto che per quest’inverno 2010 si è focalizzato sul colore ispirandosi alla tradizione indiana e ai totem. Le forme geometriche, triangolari e cubiche, si ripetono all’interno della collezione caratterizzando un un viaggio all’interno dell’artigianato che si basa sui tessuti realizzati come i tappeti classici, costruiti però con fili di seta e lino invece del cotone. </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/11/Minimarket.jpg" alt="" title="Minimarket" width="500" height="327" class="alignnone size-full wp-image-9040" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>il grafismo presente in questa linea viene ripetuta continuamente e le viene dato maggior risalto grazie ai materiali scelti. Nel complesso persiste un&#8217;aurea di allegria conferita specialmente da una serie di colori selezionati  come il viola, il mango, il verde smeraldo a cui viene dato risalto grazie ai tessuti scelti che spaziano dalla lana, alle piume di gallina, al coccodrillo e al feltro utilizzati anche per gli accessori. L’intero progetto rimanda, dal punto di vista dell&#8217;immagine, all&#8217;optical e alla moda dei primi anni&#8217;60 grazie ai colori, alle forme e all&#8217;utilizzo di elementi particolari come lunghe frange a contrasto o il cocco verde cangiante. Continuando su questa via, con una proposta un pò meno azzardata ma ugualmente coloratissima, troviamo un marchio storico fondato nel lontano 1951 in Finlandia. </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/11/Marimekko.jpg" alt="" title="Marimekko" width="500" height="340" class="alignnone size-full wp-image-9041" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Stiamo parlando di <strong>Marimekko</strong>: una grande azienda produttrice, non solo di abiti, ma anche di tessuti per l’arredamento e accessori di design che si è distinta negli anni per un alto livello di ricerca e di inventiva grazie ai tantissimi artisti presenti nel loro organico. Per l’inverno 2010 Marimekko ci presenta una collezione colorata fatta di abitini, sia in maglieria che in tessuto, connotati da un gusto anni’60 dove le stampe spaziano dal bianco e nero in fantasie grafiche, a colori sgargianti utilizzati in tinta unita o in stampe divertenti. </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/11/Marimekko-2.jpg" alt="" title="Marimekko (2)" width="500" height="340" class="alignnone size-full wp-image-9042" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>La collezione è varia e si rifà alla natura finlandese e ai suoi brillanti colori grazie al lavoro dei numerosi designers che hanno avuto modo di declinare l’ispirazione per quest’inverno creando stampe di ogni genere e tipo. Sono abiti con fantasie non sempre facili da abbinare ma estremamente leggere ed irriverenti che sicuramente trasmettono gioia a coloro che li indossano. La nostra ultima tappa è in Danimarca dove troviamo il brand <strong>Best Behavior</strong>, nato nel 2004 dalle due designers Marie Ørberg and Malene Brøchner, con lo scopo di creare collezioni donna con una grande attenzione al design, dove l’uso di dettagli interessanti e di colori semplici si affiancano ad un’estrema comodità e una forte riconoscibilità del prodotto. </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/11/Best-Behavior-2.jpg" alt="" title="Best Behavior (2)" width="500" height="357" class="alignnone size-full wp-image-9043" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Per questa stagione propone una collezione tutta basata sul gioco tra colori e righe. La cartella colori è fatta i frutti ed erbe, come il mandarino, il fungo, l’arancia e la menta che grazie ai tessuti utilizzati, e al patchwork di stampe rendono questa proposta vicina a tutte le donne che fanno del colore il canale per  la propria espressione. Le silhouettes sono morbide con volumi non troppo esagerati fusi a linee retrò che rendono il tutto molto piu interessante e brioso. </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/11/Best-Behavior-3.jpg" alt="" title="Best Behavior (3)" width="500" height="370" class="alignnone size-full wp-image-9044" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Come succede anche nel mondo IKEA, questi designers hanno reso tutto più leggero, spensierato e sicuramente meno drammatico. Si rivolgono a tutti coloro che vedono nel colore una via di scampo alla grigia monotonia delle metropoli, creando prodotti sempre più vicini a quella natura che tutti i marchi scandinavi celebrano continuamente, operando delle scelte particolari dal punto di vista cromatico e utilizzando materie prime rispettose dell’ambiente che ci circonda.</p>
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		<title>Un occhio al Nord (parte seconda)</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Nov 2010 09:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina Mainardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[cool]]></category>
		<category><![CDATA[fashion]]></category>
		<category><![CDATA[nord]]></category>
		<category><![CDATA[scandinavia]]></category>

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		<description><![CDATA[È stato davvero difficile scegliere tra i tanti brands trovati quelli più appropriati per questa seconda puntata. Nella precedente si [<a href="http://www.enquire.it/2010/11/18/scandinavia-fashion-design/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È stato davvero difficile scegliere tra i tanti brands trovati quelli più appropriati per questa seconda puntata. Nella <a href="http://www.enquire.it/2010/11/11/fin-oslo-camilla-wellton/">precedente</a> si osservava il tutto dal punto di vista ecologico, ed abbiamo scoperto il green heart di questa splendida regione. Ora alziamo il tiro esplorando la dimensione più fashion e, allo stesso tempo, più artistica di queste terre lontane da noi. Il legame e la fusione tra arte e moda trova qui un punto di sfogo davvero interessante perchè i risultati che ne derivano sono non di istantanea comprensione, per quanto concerne le connessioni intime di questi progetti, ma estremamente attraenti. E’ una moda sofisticata, elegante, femminile, a volte romantica se vogliamo e a volte geniale. Ecco quindi che vi presentiamo quattro marchi, provenienti da nazioni diverse, ma tutti portatori sani di un gusto nordico avvolgente ed intellettuale che ci affascina davvero tanto. </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/11/Veronica-Vallenes.jpg" alt="" title="Veronica Vallenes" width="500" height="372" class="alignnone size-full wp-image-8832" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/11/Veronica-Vallenes-2.jpg" alt="" title="Veronica Vallenes 2" width="500" height="390" class="alignnone size-full wp-image-8833" /></p>
<p>Ci troviamo all’estremo nord della penisola scandinava, in Norvegia, e incontriamo uno dei brand più giovani ma che ha attirato l’attenzione nell’ultimo periodo guadagnandosi grande visibilità grazie alla partecipazione a concorsi quali il Nåløyet Norwegian Design Award e il Max Factor New Talent Award. Nasce nel 2008 dalla mente creativa di <strong>Veronica B. Vallenes</strong>, da cui il brand prende il nome, e si differenzia per un fortissimo legame con il vintage. Infatti, trasversalmente ad ogni collezione le linee retrò, soprattutto provenienti dagli anni ’80 e ’70, si ritrovano declinate ogni volta in una maniera nuova. L’utilizzo di materiali e textures particolari contribuisce poi alla caratterizzazione di ogni stagione puntando, ad esempio, per quest’inverno su un lato etnico che si rivela nelle stampe e che da maggiore vivacità ad alcuni capi spezzando la morbidezza delle maglie, dei pantaloni e delle mantelle. Un’atmosfera romanticamente datata traspira dall’intero progetto chiamato “Forever-Ever” dove le silhouettes, sebbene rimandino al passato, sono lineari e pulite enfatizzando la forma del corpo femminile. Quest’ultimo concetto ci traghetta direttamente in Danimarca, dove proprio sull’anatomia del corpo umano si fonda la collezione invernale di uno dei marchi più forti dal punto di vista dell’immagine e della ricerca stilistica: stiamo parlando di <strong>Vilsbøl de Arce</strong>. </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/11/Vilsbøl-de-Arce.jpg" alt="" title="Vilsbøl de Arce" width="500" height="388" class="alignnone size-full wp-image-8834" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/11/Vilsbøl-de-Arce-2.jpg" alt="" title="Vilsbøl de Arce 2" width="500" height="392" class="alignnone size-full wp-image-8835" /></p>
<p>Marchio fondato nel 2002 da due designers, Prisca Vilsbøl and Pia de Arce, con l’idea comune che la moda sia arte orbitante attorno alle forme umane. Il collegamento con l’universo artistico è molto forte e si rivela attraverso collaborazioni con artisti provenienti dai campi più diversi, come la danza moderna, il design industriale, la gioielleria, le installazioni e la fotografia. Come dicono le due designers: <em>I progetti artistici ci ispirano e strutturano le collezioni di Vilsbøl de Arce, i pezzi risultanti sono intricate costruzioni di moda con silhouettes non convenzionali e caratteristiche scultoree</em>. La proposta concepita per questo inverno, chiamata “Anatomy”, contiene capi dove la ricerca sul corpo umano è evidente negli inserti e nei dettagli strutturali di ogni capo. La pelle nera si apre sulla schiena divenendo una trasposizione della colonna vertebrale mentre gli abiti, i pantaloni, le maglie e i gilet sono trapuntati richiamando i fasci muscolari delle parti che ricoprono. Esplorando e testando ogni possibilità del mezzo fashion, il marchio danese ci mostra come la ricerca e la contaminazione artistica possano, assieme alla realizzazione concreta di questi nella moda, abbattere la grigia abitudine attraverso nuove forme pregne di originalità. </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/11/hernandez-cornet.jpg" alt="" title="hernandez cornet" width="500" height="368" class="alignnone size-full wp-image-8836" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/11/hernandez-cornet-2.jpg" alt="" title="hernandez cornet 2" width="500" height="366" class="alignnone size-full wp-image-8837" /></p>
<p>La pensa così anche il brand svedese <strong>Hernández Cornet</strong>, nato nel 2007 dalla designer Ana Hernández-Cornet, che ci porta in un futuro lontano appunto dalla quotidianità attraverso la collezione “Black Void”, ispirata totalmente ai viaggi intergalattici, allo spazio, all’adorazione della dea Venere. Questi elementi si traducono in capi la cui costruzione base rende omaggio alla “V” e al cerchio, negli scolli il primo, mentre l’ultimo si ritrova nei tagli e negli inserti degli abiti atti a riprendere l’idea dei buchi neri. Le silhouettes sono sottili, esagerate ed estese; le trasparenze dello chiffon fanno da contrappeso al velluto stretch e i colori ci riportano alle tonalità dell’universo attraverso il blu notte, il verde e il nero inchiostro posti in contrasto con il bianco e il beige che rimandano alle nubi intergalattiche. Le espressioni artistiche influenzano da sempre questo marchio e soprattutto hanno contribuito nella realizzazione di un’estetica nuova che è stata definita “conceptual kitsch fashion”, e che ha rivisto totalmente gli anni ’90 ponendoli sotto una luce più sofisticata. Siamo ancora in Svezia, ma cambiamo brand, anche questo è legato all’accezione artistica di “concettuale” nel momento in cui si indaga sulle ispirazioni che hanno formato la proposta invernale chiamata “Beeping Sleauty”. </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/11/carin-wester-1.jpg" alt="" title="carin wester 1" width="500" height="356" class="alignnone size-full wp-image-8838" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/11/carin-wester-2.jpg" alt="" title="carin wester 2" width="500" height="356" class="alignnone size-full wp-image-8839" /></p>
<p>Il progetto del marchio <strong>Carin Wester</strong>, ruota tutto attorno al Dadaismo e al Surrealismo, nello specifico ai fotomontaggi di Hanna Hoch, alle foto-composizioni di Many Ray e alle installazioni del grandissimo Duchamp. Ovviamente questi sono i punti di partenza per lo sviluppo della collezione che racchiude forme rotonde e squadrate alternanti tra lunghezze opposte, che contiene in se superfici diverse rese dai materiali utilizzati quali mohair, viscosa e gabardine. I dettagli sartoriali maschili vengono estremizzati in cappotti spigolosi dagli ampi spacchi e da pantaloni larghissimi. Le dimensioni si allargano e si stringono in un continuo gioco di contrasti alimentato dalla varietà di tessuti e di colori che passano dal grafite, al nero, al pelle con intervalli luminosi dati dal fucsia e dal giada. Carin Wester applica questi rimandi anche alla collezione uomo (Wester) e alla collezione handmade (W) ed è trasmessa al meglio dal video di presentazione della collezione dove le immagini si intrecciano, si sovrappongono creando nuove realtà visive. </p>
<p>Naturalmente dietro ad ogni brand raccontato si nasconde un mondo fitto di rimandi, di intersezioni tra musica, cinema, scultura, pittura e arte in generale, in cui incide significativamente il legame con le tradizioni e l’influenza della propria terra. Questa continua compenetrazione di elementi è difficile da raccontare in poche righe, ma speriamo di avervi comunque aperto un mondo. </p>
<p><em>To be continued&#8230;</em></p>
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		<title>Agi &amp; Sam</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Nov 2010 08:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucilla Spagnuolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[cool]]></category>
		<category><![CDATA[fashion]]></category>
		<category><![CDATA[inghilterra]]></category>
		<category><![CDATA[man]]></category>

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		<description><![CDATA[Il loro claim è Fashion should never be taken too seriously, frase che, in un momento in cui tutti sono [<a href="http://www.enquire.it/2010/11/05/agi-sam-fashion/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il loro claim è <em>Fashion should never be taken too seriously</em>, frase che, in un momento in cui tutti sono impegnatissimi fashion bloggers, coolhunters o fashion designers, rappresenta un vero spartiacque detta da chi è parte integrante di questo circo.<br />
Dalle polemiche sulle modelle anoressiche, a quelle sui marchi per taglie forti estromessi dalle passerelle; dall&#8217;impegno nel settore equo e solidale, a quello sociale (ogni buona causa è una buona scusa per sfornare limited editions che solo i più veloci e informati potranno avere): pur rappresentando qualcosa di estremamente effimero e per sua stessa natura puramente estetico, la moda dimostra di prendersi molto, molto sul serio.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/11/sneak-peek-of-deadbodiesprint.jpg" alt="" title="sneak peek of deadbodiesprint" width="500" height="400" class="alignnone size-full wp-image-8495" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>AGI&#038;SAM,</strong> all&#8217;anagrafe Agape Mdumulla e Sam Cotton, eclettico duo di designers londinesi, cercano proprio l&#8217;inversione di rotta, e lo fanno attraverso un forte e innovativo approccio a quella che è la parte più classica e piena di stereotipi del fashion system: il menswear.<br />
Il titolo della loro collezione S/S 2011, d&#8217;altronde, la dice lunga sull&#8217;incredibile humor di cui è pregno tutto il loro lavoro: in un immaginario ribaltamento dei ruoli e della storia, The Native American Colonisation of European States gioca con quella che sarebbe potuta essere l&#8217;immagine dell&#8217;uomo alla fine del 19°secolo, se i Nativi Americani avessero popolato l&#8217;Europa. </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/11/AgiSam.jpg" alt="" title="Agi&amp;Sam" width="500" height="400" class="alignnone size-full wp-image-8496" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/11/AgiSam-8.jpg" alt="" title="Agi&amp;Sam (8)" width="500" height="400" class="alignnone size-full wp-image-8497" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/11/AgiSam-9.jpg" alt="" title="Agi&amp;Sam (9)" width="500" height="400" class="alignnone size-full wp-image-8498" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>La collezione è un continuus di riferimenti antropologici e socio-culturali, mescolati all&#8217;ironia e all&#8217;irriverenza della cultura pop, il che mette in luce quello che i due designers tengono a sottolineare: l&#8217;ispirazione per le loro creazioni deriva da tutto ciò che li circonda e in cui si imbattono giorno per giorno. </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/11/AgiSam-10.jpg" alt="" title="Agi&amp;Sam (10)" width="500" height="400" class="alignnone size-full wp-image-8499" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Pensate dunque di frullare insieme una grande ricerca stilistica su tutto il periodo Vittoriano, una sapiente scelta e selezione di materiali e capi originari di quei popoli, un videoclip degli Arcade Fire ispirato a &#8220;Once Upon a Time&#8221; di Sergio Leone e le più innovative tecniche di stampa digitale. Già, perché è proprio su stampe interamente concepite come opere d&#8217;arte uniche su capi non convenzionali, che AGI&#038;SAM pongono un forte accento, conferendo ad una collezione colorata ed interessante, anche un carattere provocatorio e una marcia in più.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/11/AgiSam-11.jpg" alt="" title="Agi&amp;Sam (11)" width="500" height="400" class="alignnone size-full wp-image-8500" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/11/AgiSam-12.jpg" alt="" title="Agi&amp;Sam (12)" width="500" height="400" class="alignnone size-full wp-image-8501" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/11/AgiSam-13.jpg" alt="" title="Agi&amp;Sam (13)" width="500" height="400" class="alignnone size-full wp-image-8502" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Looks giocosi in cui la fanno da padrone chinos slim fit alla caviglia, blazers, camicie sartoriali e cappelli a falda larga, il tutto reinterpretato attraverso una caleidoscopica cartella colori e stampe visionarie di faux-wool e &#8220;dead bodies&#8221;.<br />
Il desiderio di fondo rimane sempre quello di rendere questi capi contemporanei, vendibili e soprattutto cool, e così la scelta di una silhouette semplice lascia ampio spazio a styling creativi, divertenti e mai fuori luogo, in cui anche l&#8217;accessorio ha una sua rilevante importanza nel dare identità e caratterizzazione al brand.<br />
The Native American Colonisation of European States, seconda collezione di AGI&#038;SAM, è stata presentata al Vauxhall Fashion Scout, a Londra, all&#8217;interno di un&#8217;installazione creata dal duo degna dei più classici film western: sporco, foglie morte, ossa di animali, e a fare da cornice fashionistas e fotografi.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/11/AgiSam-7.jpg" alt="" title="Agi&amp;Sam (7)" width="500" height="350" class="alignnone size-full wp-image-8503" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Piaciuta o no, noi di Enquire puntiamo su questo cavallo ed entusiasti di esserci imbattuti in qualcosa in cui <em>concettuale</em> e <em>colto</em> non voglia dire per forza <em>criptico</em> e <em>deprimente</em>, aspettiamo con ansia news dal fronte, aggiornandoci sul loro sito <a href="http://www.agiandsam.com" target="_blank">www.agiandsam.com</a></p>
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		<title>Rubikcubism by Space Invader</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Oct 2010 09:00:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Taccardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[cool]]></category>
		<category><![CDATA[francia]]></category>
		<category><![CDATA[mosaico]]></category>
		<category><![CDATA[street art]]></category>

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		<description><![CDATA[Il mosaico è una tecnica decorativa/figurativa tra le più antiche. Un&#8217;arte che si è tramandata nei secoli, aggiornata nei materiali [<a href="http://www.enquire.it/2010/10/29/rubikcubism-space-invader-francia/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il mosaico è una tecnica decorativa/figurativa tra le più antiche. Un&#8217;arte che si è tramandata nei secoli, aggiornata nei materiali e nelle tecniche, ma il risultato, il fascino resta immutato. Gli artisti/artigiani capaci di porre tessera dopo tessera ci hanno regalato diversi capolavori, anche se il graduale distacco dalla manualità colpisce anche questa categoria.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/10/Space-Invader-Rubikcubism-4.jpg" alt="" title="Space Invader - Rubikcubism (4)" width="500" height="400" class="alignnone size-full wp-image-8309" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/10/Space-Invader-Rubikcubism.jpg" alt="" title="Space Invader - Rubikcubism" width="500" height="400" class="alignnone size-full wp-image-8310" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/10/Space-Invader-Rubikcubism-3.jpg" alt="" title="Space Invader - Rubikcubism (3)" width="500" height="400" class="alignnone size-full wp-image-8311" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/10/Space-Invader-Rubikcubism-5.jpg" alt="" title="Space Invader - Rubikcubism (5)" width="500" height="400" class="alignnone size-full wp-image-8312" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/10/Space-Invader-Rubikcubism-7.jpg" alt="" title="Space Invader - Rubikcubism (7)" width="500" height="400" class="alignnone size-full wp-image-8313" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Un&#8217;artista francese, di cui non si sa pressoché nulla se non che di diletta a contaminare le città che visita con gli <strong>Space Invader</strong> (che è anche la sua firma), invece sembra possedere ancora questa abilità anche se lontana dalla concezione classica.<br />
La sua tecnica possiamo definirla cubismo, non il cubismo alla Picasso, ma il cubismo alla Rubik. Le sue creazioni infatti, sono realizzate utilizzando il cubo più famoso al mondo (oggetto di culto ormai da decenni). </p>
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		<title>Bulk: un cocktail tutto italiano</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Oct 2010 08:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrica Pighin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[cool]]></category>
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		<category><![CDATA[italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Accade in Veneto, in una piccola città : la storia di BULK è un’avventura tutta italiana dei giorni nostri, portata [<a href="http://www.enquire.it/2010/10/27/bulk-un-cocktail-tutto-italiano/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Accade in Veneto, in una  piccola città : la storia di <strong>BULK</strong> è un’avventura tutta italiana dei giorni nostri, portata avanti dal desiderio di spingere la creatività, la moda e il Made in Italy, rivalutando in chiave contemporanea l’esclusività e il prestigio noti in tutto il mondo.<br />
Cinque anni fa, <strong>Enrico Pizzardo</strong>, giovane rodigino leader del marchio, sta attraversando le autostrade del Canada, diretto al campionato del mondo di kick boxing e all’improvviso nota su un tir nordamericano la scritta BULK. A metà tra il macigno e l’esclamazione, questa sigla grossa e concreta diventa il nome giusto per descrivere il suo progetto. Dopo un’esperienza lavorativa in Diesel, Enrico è pronto a lanciare il proprio marchio e volendo fare uno stile che secondo lui manca, avvalendosi del genio creativo del suo braccio destro Alessandro Raise, giovane grafico. </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/10/Bulk-TM-3.jpg" alt="" title="Bulk TM (3)" width="500" height="333" class="alignnone size-full wp-image-8213" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/10/Bulk-TM-4.jpg" alt="" title="Bulk TM (4)" width="500" height="333" class="alignnone size-full wp-image-8214" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Sintesi, forza e fantasia, questa la triade perfetta. Nelle collezioni BULK si nota uno stile minimal ma incisivo, attento a soddisfare principi quali la qualità e la ricerca grafica.<br />
La linea BULK propone un suo stile originale, rifiniture molto curate, la collezione, che non è ancora un total look, è specializzata per ora su felperia e maglieria sviluppata a 360 gradi. Bulk ricerca la sperimentazione, e le sue collezioni propongono svariati stili. </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/10/Bulk-TM-5.jpg" alt="" title="Bulk TM (5)" width="500" height="333" class="alignnone size-full wp-image-8215" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/10/Bulk-TM-6.jpg" alt="" title="Bulk TM (6)" width="500" height="333" class="alignnone size-full wp-image-8216" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/10/Bulk-TM-7.jpg" alt="" title="Bulk TM (7)" width="500" height="333" class="alignnone size-full wp-image-8217" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Tutti i capi sono prelavati e trattati agli enzimi, e realizzati con tessuto naturale 100% cotone. La tecnica di stampa e dei trattamenti è varia e sempre innovativa, e la fattura risulta davvero eccellente poiché il capo viene seguito in ogni suo minimo passaggio in maniera quasi maniacale. Nel marchio Bulk tutto è italiano e principalmente veneto, dai fornitori ai realizzatori, in un progetto che mira a spingere il Made in Italy, attento e sensibile al problema dello sfruttamento minorile: dalla creazione alla produzione, tutto è realizzato in Italia, scegliendo il cotone migliore, la cura nelle rifiniture, i migliori rivenditori e una ricerca grafica moderna che attinge al mondo della musica, dell’arte e della comunicazione, fondendosi in un prodotto qualitativamente molto alto. </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/10/Bulk-TM-8.jpg" alt="" title="Bulk TM (8)" width="500" height="333" class="alignnone size-full wp-image-8218" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Dal 2005 il marchio BULK è distribuito in più di 100 punti vendita italiani ultra selezionati, approdando anche all’estero, in Svizzera e in Giappone.<br />
BULK partecipa annualmente a Pitti Uomo Firenze e ha partecipato lo scorso inverno a Bread &#038; Butter a Berlino, la rinomata fiera casual wear che ogni anno ospita i marchi più attuali e in linea con la moda.<br />
La collezione BULK 2011, estremamente all’avanguardia, si focalizza sul tema scottante della fine del mondo del 2012 profetizzata dagli antichi Maya: <em>The Last Party</em> è il nome della linea che strizza l’occhio a questo doomsday pagano, coniugando attualità e ironia. Questo è il mood della collezione, stampe e slogan che rimandano all’apocalisse, ma che lo fanno con gusto quasi scanzonato da presa in giro. Chi rimarrà dopo quest’ultimo party? Solo i migliori, ai posteri e … ai <em>postumi</em>, l’ardua sentenza. Questo clima si rispecchia sullo stile: capi destroyed, decostruzioni, tagli a vivo, effetto sdrucito ed etichette cucite a punto e croce.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/10/Bulk-TM-9.jpg" alt="" title="Bulk TM (9)" width="500" height="333" class="alignnone size-full wp-image-8219" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>I progetti sono molteplici: continuare a spingere la ricerca grafica con collezioni sempre più urgenti e attuali, partecipare ai migliori showroom  e aprirsi sempre di più al mercato internazionale, rimanendo saldi a principi forti come la qualità e il valore Made in Italy.<br />
Questo è BULK, una ventata di freschezza con i piedi per terra.</p>
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		<title>Salar: il lusso accessibile</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Oct 2010 11:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucilla Spagnuolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[accessori]]></category>
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		<category><![CDATA[cool]]></category>
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		<description><![CDATA[Aide toi, le ciel t&#8217;aiderà. La frase dello scrittore Jean de la Fontaine suona più o meno come &#8220;aiutati che [<a href="http://www.enquire.it/2010/10/20/salar-il-lusso-accessibile/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Aide toi, le ciel t&#8217;aiderà</em>. La frase dello scrittore Jean de la Fontaine suona più o meno come &#8220;aiutati che il ciel ti aiuta&#8221;.<br />
In tempi di crisi come il nostro sembra sia stato, e continui ad essere, proprio questo il mantra che tanti giovani designers, artisti e creativi nell&#8217;accezione più generale del termine, hanno fatto proprio. La difficoltà nel trovare un lavoro, stabile o precario, soddisfacente o non, ha spinto i più a rimboccarsi le maniche e a fare da sé, con il conseguente sbocciare di nuovi marchi e piccoli brand indipendenti, probabilmente l&#8217;unico effetto positivo di tutta questa situazione.<br />
<strong>Salar</strong>, nuovo marchio nel mondo delle borse e degli accessori, è un ottimo esempio di come un progetto nato per passione da una parte, e per necessità dall&#8217;altra, possa diventare qualcosa di più concreto e con un lungo cammino davanti. A gestire le fila creative, commerciali e amministrative, un team di 3 giovani elementi, portato avanti dal designer messicano Salar Bicheranloo.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/10/Salar-Bags-6.jpg" alt="" title="Salar Bags (6)" width="500" height="390" class="alignnone size-full wp-image-7914" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Il tutto ha inizio un paio d&#8217;anni fa con la realizzazione di pezzi unici, interamente realizzati a mano dallo stesso Salar, e con la loro vendita in mercatini e spazi indipendenti. Il successo riscosso grazie al forte contenuto moda, alla cura dei dettagli e all&#8217;altissima qualità del prodotto, ha convinto poi Salar ad investire in una collezione programmata e in una produzione.<br />
Il resto è assolutamente presente e- brillante- futuro: la collezione S/S 2011 BOHEMIAN SUNSHINE, presentata fino a fine mese nello Spazio Genova a Milano, è ispirata al passaggio da una stagione all&#8217;altra e racconta una storia romantica ma dark, chic ma dall&#8217;anima rock, proprio come lo stile del marchio, dedicato ad una donna dalla femminilità &#8220;heavy&#8221;.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/10/Salar-Bags-4.jpg" alt="" title="Salar Bags (4)" width="500" height="300" class="alignnone size-full wp-image-7915" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/10/Salar-Bags-7.jpg" alt="" title="Salar Bags (7)" width="500" height="400" class="alignnone size-full wp-image-7916" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/10/Salar-Bags-5.jpg" alt="" title="Salar Bags (5)" width="500" height="300" class="alignnone size-full wp-image-7917" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>I volumi sono decisamente innovativi e soprattutto molto diversi, tanto che potremmo distinguervi due famiglie:grandi e morbidi da una parte (fra queste il best seller in pelle intrecciata e borchie); medio-piccoli, rigidi e dal sapore vintage dall&#8217;altra. La cartella colori lascia spazio a nuance spente ma cariche di sentimento e valore, per virare verso le tonalità pastello di una capsule collection che propone due dimensioni: piccola e oversize.<br />
In entrambe la lavorazione artigianale made in Italy è enfatizzata dagli intrecci nei manici o dall&#8217;incredibile plissettatura della pelle (parliamo del &#8220;continuativo&#8221; SHELLY), così come dalla preziosa metalleria dorata. Pellami italiani di agnellino e vitello, conciati tradizionalmente al vegetale, lavati, tinti e rifiniti a mano, utilizzati anche come pregiate fodere: anche i dettagli sottolineano l&#8217;indole forte ed elegante della collezione.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/10/Salar-Bags.jpg" alt="" title="Salar Bags" width="500" height="600" class="alignnone size-full wp-image-7919" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/10/Salar-Bags-8.jpg" alt="" title="Salar Bags (8)" width="500" height="600" class="alignnone size-full wp-image-7918" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Viene, ovviamente, da chiedersi se questi gioiellini non abbiano anche dei prezzi da gioielleria, ed è qui che sta il plus-valore di Salar: posizionarsi come marchio di lusso accessibile, con prezzi competitivi, lo rende un piatto ghiotto per tutte le patite di accessori stufe delle solite, scontatissime, &#8220;logature&#8221; da status simbol. Non ci resta dunque che aspettare di vedere le borse in negozio e comprarle, e nel frattempo aggiornarci sul loro sito: <a href="http://www.salar.it" target="_blank">www.salar.it</a></p>
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		<title>The new tees</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Oct 2010 08:00:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina Mainardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[cool]]></category>
		<category><![CDATA[fashion]]></category>
		<category><![CDATA[t-shirt]]></category>
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		<category><![CDATA[trend]]></category>

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		<description><![CDATA[La t-shirt, il capo d’abbigliamento presente da sempre nei cassetti di tutto il mondo, ha ricevuto molta attenzione da parte [<a href="http://www.enquire.it/2010/10/14/the-new-tees/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La t-shirt, il capo d’abbigliamento presente da sempre nei cassetti di tutto il mondo, ha ricevuto molta attenzione da parte dei fashion designers: l’hanno stravolta, l’hanno rivista, l’hanno scomposta e da questa sono state sviluppate intere collezioni. Numerosi brands si basano su questo capo, quint’essenza del basic e, attraverso tecniche di lavorazione nuove, attraverso nuovi concetti e idee hanno sviluppato delle proposte moda fresche e giovani, sia da uomo che da donna.<br />
La nostra cara maglietta finalmente si è evoluta verso nuovi mondi e modi di esprimersi ed esprimere, trovando nuove destinazioni d’uso e nuovi contesti.<br />
Spesso gli interventi sulla t-shirt riguardano principalmente le stampe ma, raramente si è intervenuti sulla struttura intima di questo capo, cambiandola totalmente tenendo però sempre presente la sua emblematica essenzialità.<br />
Negli States la t-shirt è nata ed è qui che maggiormente questo capo viene non solo prodotto e progettato, ma anche modificato. Oltre alle solite <em>ultrabasiche</em> tees di American Apparel, un marchio nato da poco propone una collezione di magliette, per ora solo rivolte al pubblico femminile, che cercano di andare aldilà della loro forma canonica. </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/10/new-tees-4.jpg" alt="" title="new tees (4)" width="500" height="280" class="alignnone size-full wp-image-7771" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/10/new-tees-5.jpg" alt="" title="new tees (5)" width="500" height="320" class="alignnone size-full wp-image-7772" /></p>
<p>Si chiama <strong>Eighteenth NYC</strong> ed è un brand nato nel recentissimo 2009 dalla creatività di Alexa Galler, una 28enne diplomata alla Parsons. La collezione proposta da questo brand si basa unicamente sulla t-shirt vista attraverso un nuovo occhio, attento al dettaglio e con una sensibilità minimalista. Sono presenti tagli e giochi geometrici su spalle, scollo e schiena; silhouettes pulite ed asimmetriche il tutto realizzato attraverso tessuti leggeri di cotone. </p>
<p>L’atmosfera che si respira è molto simile a quella di storici brands basici, caratterizzati da un mood più morbido e sognante. Ovviamente l’idea di <em>rimodernare</em> la nostra vecchia t-shirt non è venuto solo a questo brand; spostandoci in un altro paese, l’anglofono per eccellenza, l’Inghilterra, troviamo un marchio davvero interessante che realizza tees stravolgendole dal punto di vista modellistico, in una modalità molto più estrema rispetto ad Eighteenth. </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/10/new-tees.jpg" alt="" title="new tees" width="500" height="325" class="alignnone size-full wp-image-7773" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/10/new-tees-2.jpg" alt="" title="new tees (2)" width="500" height="335" class="alignnone size-full wp-image-7774" /></p>
<p>E’ nato nel 2008 si chiama <strong>ComplexGeometries</strong> e da come si deduce dal nome, la trasformazione/creazione si basa sulle forme geometriche base che vengono trasferite nella stoffa (spesso cotone) trasformandole non solo in magliette, ma anche in felpe, abiti e capi spalla, caratterizzati da ampi drappeggi che ricordano un pò quelli dell’ultimo Rick Owens, anche se in versione basic. </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/10/new-tees-6.jpg" alt="" title="new tees (6)" width="500" height="447" class="alignnone size-full wp-image-7777" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/10/new-tees-3.jpg" alt="" title="new tees (3)" width="500" height="449" class="alignnone size-full wp-image-7778" /></p>
<p>L’atmosfera è misteriosa e sofisticata, totalmente opposta rispetto a quella soft e romantica del brand newyorkese.<br />
Il designer di ComplexGeometries, oltre a realizzare i capi per il suo brand, ha partecipato ad un’iniziativa davvero interessate legata alla t-shirt, chiamata <strong>Project White T-Shirt -It’s not just fashion, it’s a (R)evolution</strong>, in cui 31 designers provenienti da 13 stati hanno trasformato e ridefinito la t-shirt bianca. Questo progetto è stato curato da Triple-Major (studio che organizza progetti su larga scala coinvolgendo artisti internazionali al fine di superare le barriere nella moda, nell’arte, nella fotografia, nel cinema e nella musica &#8211; <a href="http://www.triple-major.com" target="_blank">www.triple-major.com</a>) e supportato da Designer Against AIDS. Il concept del progetto si basa sull’evoluzione della maglietta, trasformandola in qualcosa di più, in qualsiasi cosa. I risultati di questo bellissimo progetto sono stati mostrati all’interno di una mostra itinerante, iniziata con una preview online il 1° dicembre del 2009. Nel 2010 è stata a Tokio e, fino a pochi giorni fa era a Bejing in Cina.<br />
Sul sito del progetto, <a href="http://www.projectwhitetshirt.com" target="_blank">www.projectwhitetshirt.com</a>, si possono vedere tutti i designers che hanno partecipato e ovviamente anche le loro rielaborazioni. </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/10/new-tees-7.jpg" alt="" title="new tees (7)" width="500" height="322" class="alignnone size-full wp-image-7770" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Per decenni la maglietta è stata sempre uguale, sempre iperfunzionale e sempre basica. Finalmente negli ultimi anni i creativi hanno spostato la loro attenzione su questo capo, dandogli la possibilità di aggiornarsi, soprattutto rispetto alle nostre nuove esigenze, ai nostri nuovi gusti e alla nuova sensibilità contemporanea. Un’operazione questa, effettuata attraverso diverse modalità che hanno portato, come abbiamo visto, a risultati diversi tutti interessanti, soprattutto dal nostro punto di vista, quello di clienti avidi di novità.</p>
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		<title>Creatività di carta (parte quarta)</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Oct 2010 11:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Taccardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[artwork]]></category>
		<category><![CDATA[cool]]></category>
		<category><![CDATA[paper]]></category>

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		<description><![CDATA[Siamo ancora qui a parlare di carta, o meglio di artisti che si cimentano con essa. Ci eravamo imbattuti in [<a href="http://www.enquire.it/2010/10/13/creativita-di-carta-parte-quarta/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo ancora qui a parlare di carta, o meglio di artisti che si cimentano con essa.<br />
Ci eravamo imbattuti in <a href="http://www.enquire.it/2010/07/15/paper-carta-sveta-shubina/">Sveta Shubina</a>, <a href="http://www.enquire.it/2010/07/16/carta-paper-carlos-meira/">Carlos Meira</a> e <a href="http://www.enquire.it/2010/09/13/creativita-carta-simon-schubert/">Simon Schubert</a>. Oggi invece tocca al talentuoso artista danese <strong>Peter Callesen</strong>.<br />
Come gli altri anche lui crea affascinanti opere realizzate interamente con la carta. La sua materia prima sono infatti comunissimi fogli in formato A4, forse il formato più diffuso, con cui chiunque ha dimestichezza o comunque familiarità. L&#8217;artista trova affascinante il rapporto che si crea tra il materiale e lo spettatore: il romanticismo di un oggetto lentamente soffocato dall&#8217;avvento del formato digitale, abilmente descritto dalla fragilità che le sue opere suggeriscono.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/09/lookingback5.jpg" alt="" title="lookingback5" width="500" height="350" class="alignnone size-full wp-image-6804" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/09/Distantwish2.jpg" alt="" title="Distantwish2" width="500" height="330" class="alignnone size-full wp-image-6805" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/09/ImpenetrableCastlemellemII.jpg" alt="" title="ImpenetrableCastlemellemII" width="500" height="320" class="alignnone size-full wp-image-6806" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/09/OnTheOtherSide3.jpg" alt="" title="OnTheOtherSide3" width="500" height="350" class="alignnone size-full wp-image-6807" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/09/TheShortDistanceBetweenTimeandShadowDetail.jpgRED.jpg" alt="" title="TheShort.jpgRED" width="500" height="350" class="alignnone size-full wp-image-6809" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>L&#8217;artista ammette che questi capolavori, nascono dalla necessità di sperimentare e relazionare il bidimensionale con il tridimensionale.<br />
Il foglio di carta piatto, vuoto si trasforma in qualcosa di vivo e pieno di significati. Tutto questo avviene con una naturalezza tale, che l&#8217;artista parla di magia, il foglio che nelle sue mani si anima, prende forma e si trasforma in qualcosa di sempre nuovo.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/09/Resurrection3web_000.jpg" alt="" title="Resurrection3web_000" width="500" height="550" class="alignnone size-full wp-image-6810" style="padding-top:10px;" /></p>
<p>Queste sono solo alcune delle opere realizzate da Peter Callesen, ma ovviamente ce ne sono molte altre. Il suo sito personale <a href="http://www.petercallesen.com" target="_blank">www.petercallesen.com</a></p>
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		<title>Simplicity is more: let fashion be Improvd</title>
		<link>http://www.enquire.it/2010/10/13/simplicity-is-more-let-fashion-be-improvd/</link>
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		<pubDate>Wed, 13 Oct 2010 08:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucilla Spagnuolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[cool]]></category>
		<category><![CDATA[fashion]]></category>

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		<description><![CDATA[La moda, come l&#8217;estate, è fatta di tormentoni. Qualcuno fa qualcosa di carino, piace, diventa (molto) popolare, ed eccolo lì, [<a href="http://www.enquire.it/2010/10/13/simplicity-is-more-let-fashion-be-improvd/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La moda, come l&#8217;estate, è fatta di tormentoni. Qualcuno fa qualcosa di carino, piace, diventa (molto) popolare, ed eccolo lì, commercializzato, fagocitato, digerito. Poco importa se quell&#8217;idea esistesse e fosse sul mercato già da tempo, è il quando che conta, si diventa &#8220;giusti&#8221; solo al momento giusto.<br />
Questo è ciò che è successo con il boom del minimalismo nella moda, nella musica e nel design: un po&#8217; jap e un po&#8217; svedese, un po&#8217; black e un po&#8217; white, un po&#8217; basico. Less is more è l&#8217;assioma che ci accompagna da diverse stagioni, diventato ormai una frase fatta per coloro che non hanno più niente di interessante da dire o da creare.<br />
Rimanendo fermi sull&#8217;abbigliamento, fra i vari American Apparel, 2357, Uniqlo etc. il mantra però diventa spesso less (quality) is more (expensive).</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/10/Improvd-4.jpg" alt="" title="Improvd (4)" width="500" height="300" class="alignnone size-full wp-image-7750" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Improvd</strong> nasce quasi sovvertendo questa legge. Definendosi un avant-garde basics, il brand newyorkese nato dalle menti di Sam Ben-Avraham (fondatore della shop-in-shop boutique Atrium) e di Valentino Vettori (ex retailer U.S. di Diesel), unisce estetica intellettuale, qualità dei tessuti e prezzi contenuti e abbordabili. Il risultato è una collezione semplice, dal sapore basico ma dai contenuti design, in cui capi minimal e senza tempo acquistano una sofisticatezza quasi couture.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/10/Improvd-8.jpg" alt="" title="Improvd (8)" width="500" height="368" class="alignnone size-full wp-image-7751" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Dopotutto Improvd è una sorta di abbreviazione del verbo improved, ossia semplificato, perché è proprio da questo concetto che traggono ispirazione le collezioni. Il credo che sta dietro il progetto di Improvd non si allontana di molto da forme d&#8217;arte come l&#8217;origami o i video realizzati in stop-motion dallo street-artist Blu, entrambi basati sull&#8217;uso di materiali e mezzi semplici per costruire qualcosa di complesso, trasformando <em>l&#8217;ordinario&#8221; in &#8220;unico</em>.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/10/Improvd.jpg" alt="" title="Improvd" width="500" height="368" class="alignnone size-full wp-image-7752" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>La terza collezione (S/S 2011) di Improvd è stata presentata durante la New York Fashion Week, attirando grande attenzione da parte della stampa e riscuotendo molto successo; ora il brand si appresta alla conquista del mercato europeo presenziando al Tranoi a Parigi. In Italia, però, possiamo già goderci la collezione F/W 2010, che troviamo in boutiques selezionate come Antonioli a Milano, Jasi a Padova e Officine Effe a Torino. Per una volta che siamo capaci di guardare più in là e battere i fashionisti d&#8217;oltralpe e oltremanica, direi proprio che è il caso di approfittarne.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/10/Improvd-7.jpg" alt="" title="Improvd (7)" width="500" height="240" class="alignnone size-full wp-image-7747" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/10/Improvd-2.jpg" alt="" title="Improvd (2)" width="500" height="240" class="alignnone size-full wp-image-7748" /></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/10/Improvd-6.jpg" alt="" title="Improvd (6)" width="500" height="240" class="alignnone size-full wp-image-7749" /></p>
<p>Il sito <a href="http://www.improvd.com" target="_blank">www.improvd.com</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>New season trends focus on Grunge</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Oct 2010 08:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucilla Spagnuolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[cool]]></category>
		<category><![CDATA[fashion]]></category>
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		<description><![CDATA[Esiste, nella biblio-videografia della moda, un docu-movie dal titolo esplicativo: The September Issue, in cui i protagonisti sono Vogue America [<a href="http://www.enquire.it/2010/10/04/new-season-trends-focus-on-grunge/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Esiste, nella biblio-videografia della moda, un docu-movie dal titolo esplicativo: <em>The September Issue</em>, in cui i protagonisti sono Vogue America e la sua super redattrice (a.k.a. guru del fashion system, a.k.a. il Diavolo veste Prada) Anna Wintour. Come si intende dal titolo, il documentario svela i retroscena del numero di settembre, il più importante di tutto l&#8217;anno; la sua preparazione inizia a maggio ed esige pressoché la perfezione: conterrà infatti i dictat della stagione invernale e getterà le basi delle tendenze dei dodici mesi a venire.<br />
Noi di Enquire, dopo le tre lunghe fashion weeks del mese di settembre (London-Milan-Paris), vi proponiamo i trends fall-winter 2010, visti con i nostri occhi giovani, curiosi e attenti.<br />
Il ritorno sulle scene di Courtney Love e del suo sound già da qualche mese ci aveva catapultato negli anni novanta; ora gli echi del grunge rimbombano chiaramente da Seattle al nostro guardaroba.<br />
La parola d&#8217;ordine è stratificarsi: lunghezze diverse, volumi sovrapposti, camicie oversize e t-shirt tye&#8217;n'dye (tinte, macchiate, distrutte, come le shredded t-shirt di <strong>Raquel Alegra</strong>) sono solo alcuni degli ingredienti di questo look, il <em>finto trasandato</em> per antonomasia.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/10/levis.jpg" alt="" title="levis" width="500" height="368" class="alignnone size-full wp-image-7415" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Finalmente i pantaloni skinny lasciano spazio a fit più loose, cavalcando l&#8217;onda del 501 e del boyfriend della <strong>LEVI&#8217;S</strong> (non solo i maschietti potranno tirare un sospiro di sollievo, ma anche tutte le ragazze in apnea da tempo per entrare in jeans sempre più stretti). Total look denim con accenni al workwear (date un&#8217;occhiata alla collezione 201 per capire di cosa stiamo parlando) ma non solo: lavaggi destroyed e vintage la fanno da padrone, emulando l&#8217;effetto <em>barbone</em> dell&#8217;icona Kurt Cobain.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/10/tendenze-trends-winter-2010-10.jpg" alt="" title="tendenze trends winter 2010 (10)" width="500" height="320" class="alignnone size-full wp-image-7416" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>E, sempre ispirandosi a lui e al mondo del rock, ecco diffondersi a macchia d&#8217;olio il quadrettato! Che sia di flanella o di cotone (per la camiceria), di nylon o di lana (per piumini, giacche, chiodi), almeno un <em>check</em> deve essere presente all&#8217;appello; la gamma di colori e fantasie proposta è davvero enorme dando un twist ai look uomo-donna, pur mantenendo l&#8217;appeal invernale e retrò in questo la collezione <strong>Dojo Clothing</strong> è un ottimo esempio. </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/10/tendenze-trends-winter-2010-5.jpg" alt="" title="tendenze trends winter 2010 (5)" width="500" height="434" class="alignnone size-full wp-image-7417" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>In tema di giubbotteria, a parte il già citato quadrettato, a difenderci dal freddo ci saranno parka e montoni, richiamando lo stile militare ma con meno austerità (la campagna pubblicitaria di <strong>H&#038;M</strong> vede il vecchio giaccone dei soldati della Germania dell&#8217;est indossato con un vestitino rosa e pieno di volants, più sdrammatizzato di così!).</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/10/tendenze-trends-winter-2010-9.jpg" alt="" title="tendenze trends winter 2010 (9)" width="500" height="292" class="alignnone size-full wp-image-7418" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Negli accessori, largo a boots e cappelli; dai vecchi <strong>Doc Martens</strong> che non ricordavate più di avere, agli stivaletti stringati e pieni di fibbie, riesumate tutto! Più vecchi e rovinati sono, meglio è (e, nel caso li aveste malauguratamente buttati, ritrovateli nei mercatini vintage o fra le proposte di marchi come <strong>Urban Outfitters</strong>, <strong>All Saints</strong> o <strong>Palladium</strong>, che per l&#8217;occasione propone una featuring con Neil Barrett).</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/10/tendenze-trends-winter-2010-11.jpg" alt="" title="tendenze trends winter 2010 (11)" width="500" height="338" class="alignnone size-full wp-image-7421" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Può mancare qualche proposta limited edition nel mondo delle borse? Ovviamente no. Peter Pilotto for <strong>Kipling</strong> ha creato una capsule decisamente interessante: la praticità, la capienza e la dinamicità del brand, sempre perfettamente in linea con le esigenze di noi cittadini metropolitani e cosmopoliti, si fondono con stampe colorate di cieli spaziali, ricordandoci che siamo pur sempre nel ventunesimo secolo e che il classico è sempre bene reinterpretarlo.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/10/tendenze-trends-winter-2010-8.jpg" alt="" title="tendenze trends winter 2010 (8)" width="500" height="333" class="alignnone size-full wp-image-7422" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Giocare con i capi, mischiarli, creare nuove forme o semplicemente far trapelare un particolare e, per le ragazze, rubare- dal guardaroba maschile, ciò che può esserci di divertente da reinventare: questi gli imperativi dello stile grunge. E non abbiate paura di esagerare o azzardare: se cominceranno a guardarvi come foste usciti da una vecchia serie TV, allora siete sulla buona strada.</p>
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		<title>In Aisce: nella moda nulla è invano</title>
		<link>http://www.enquire.it/2010/09/16/in-aisce-jona-fashion-rick-owens/</link>
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		<pubDate>Thu, 16 Sep 2010 09:31:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucilla Spagnuolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[cool]]></category>
		<category><![CDATA[menswear]]></category>
		<category><![CDATA[stilista]]></category>

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		<description><![CDATA[Vana, inutile, vuota. Quante volte si adoperano questi aggettivi parlando di moda? Certo, molti (e fra questi anche noi di [<a href="http://www.enquire.it/2010/09/16/in-aisce-jona-fashion-rick-owens/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vana, inutile, vuota. Quante volte si adoperano questi aggettivi parlando di moda? Certo, molti (e fra questi anche noi di <em>Enquire</em> ovviamente) rabbrividiscono al sentire affermazioni di questo tipo (<em>fashion victim!</em> griderà qualcuno); ma, obiettivamente e a onor del vero, la moda è la massima espressione dell&#8217;effimero e del vacuo.<br />
Il designer Jona ha probabilmente tratto ispirazione da questa sorta di polemica quando ha scelto il nome da dare alla sua linea: <strong>In Aisce</strong>, in lingua gaelica letteralmente <em>invano</em>.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/09/InAisce-2.jpg" alt="" title="InAisce (2)" width="500" height="500" class="alignnone size-full wp-image-6793" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>A giudicare dal lavoro fatto finora, però, non è certo questo il termine che viene in mente dando un&#8217;occhiata alle collezioni che, anzi, appaiono molto ben studiate, curate, interessanti.<br />
Partendo proprio dalla scelta dei materiali e della realizzazione dei capi; quasi a voler rispondere per le rime al clamore che si fa attorno al concetto di made in Italy, questo nuovo brand di menswear è invece interamente made in U.S.: ha base a Brooklyn, i tessuti utilizzati sono ricercati primariamente negli Stati Uniti e la confezione è curata personalmente e artigianalmente in loco.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/09/InAisce-4.jpg" alt="" title="InAisce (4)" width="500" height="500" class="alignnone size-full wp-image-6794" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/09/InAisce.jpg" alt="" title="InAisce" width="500" height="500" class="alignnone size-full wp-image-6795" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Dopo una prima uscita focalizzata su pochi pezzi, è con la seconda collezione, F/W 2010, che In Aisce comincia ad imporre la sua presenza sul mercato, soprattutto quello giapponese. Il titolo &#8220;Grey Heart Leaking&#8221; ci dà un&#8217;anticipazione della palette colori (grigi, neri, bianchi e naturali); ma è con il taglio e il design degli abiti che si entra nel vivo della storia raccontata: l&#8217;ambiguità e la polarità dell&#8217;anima umana. Come nessun&#8217;anima è interamente buona o cattiva, nè c&#8217;è un estremo in ogni tratto della personalità di ognuno, così nei capi ritroviamo asimmetrie, rifiniture incomplete ma non totalmente a crudo, un&#8217;estetica indefinita; l&#8217;uomo di In Aisce è per metà un eroe della guerra civile americana e per metà il viaggiatore di un futuro prossimo.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/09/InAisce-5.jpg" alt="" title="InAisce (5)" width="500" height="500" class="alignnone size-full wp-image-6796" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>C&#8217;è chi parla di Jona come il nuovo Rick Owens e chi, sempre nel paragone con il ben noto stilista, vede una nota di demerito nel suo lavoro, considerandolo evidentemente retorico.<br />
Noi vi lasciamo la libertà di giudicare da soli, ricordandovi, però, che in Italia, quando si tratta di brand emergenti, si parla della <em>miss ribellina</em> o della <em>monella vagabonda</em> di turno. Sarà il caso di porsi qualche domanda?<br />
Il sito <a href="http://www.inaisce.com" target="_blank">www.inaisce.com</a></p>
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		<title>Vintage Festival 2010 @ Padova</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Aug 2010 06:40:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Deborah Brugnera</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[2010]]></category>
		<category><![CDATA[cool]]></category>
		<category><![CDATA[festival]]></category>
		<category><![CDATA[moda]]></category>
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		<description><![CDATA[A Padova il 10.11.12 Settembre 2010, nel Centro San Gaetano (il più grande centro culturale d’Italia), si svolgerà il Vintage [<a href="http://www.enquire.it/2010/08/24/vintage-festival-2010-padova/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A Padova il 10.11.12 Settembre 2010, nel Centro San Gaetano (<em>il più grande centro culturale d’Italia</em>), si svolgerà il <strong>Vintage Festival</strong>. Una fantastica manifestazione che ripercorre la cultura vintage in ogni ambito, attraverso una mostra/mercato, esposizioni, lectures, dibattiti, sfilate e tanta buona musica.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/08/padova-vintage-festival-2010.jpg" alt="" title="padova vintage festival 2010" width="500" height="166" class="alignnone size-full wp-image-6103" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Si potrà inoltre partecipare attivamente al festival, attraverso i workshop tematici organizzati appositamente per gli spettatori.<br />
Il programma dell&#8217;evento e tutte le informazioni possibili a riguardo al sito <a href="http://www.padovavintagefestival.it " target="_blank">www.padovavintagefestival.it</a><br />
Cosa aspettate? L&#8217;ingresso è gratuito!</p>
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		<title>LazyLeti e Binglabart: il plexiglass prende vita</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Aug 2010 07:52:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ambra Zamuner</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[cool]]></category>
		<category><![CDATA[gioielli]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
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		<description><![CDATA[Nel 2003 la milanese Letizia Negri in collaborazione con Serena Bosone lancia il marchio Binglabart, una linea di accessori in [<a href="http://www.enquire.it/2010/08/10/lazyleti-e-binglabart-il-plexiglass-prende-vita/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 2003 la milanese Letizia Negri in collaborazione con Serena Bosone lancia il marchio <strong>Binglabart</strong>, una linea di accessori in plexiglass che unisce sapientemente moda e passione per il design. Binglabà in birmano significa &#8220;Ciao&#8221; e non a caso le due ragazze hanno scelto questa parola per presentare le loro creazioni al mondo, un viaggio in terra birmana ha dato loro l&#8217;ispirazione per modellare il plexiglass a loro piacimento rendendolo indossabile. </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/08/lazyleti-binglabart-3.jpg" alt="" title="lazyleti-binglabart (3)" width="500" height="300" class="alignnone size-full wp-image-5943" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Letizia e Serena hanno già collaborato con numerosi artisti con l’intento di offrire sempre nuovi modelli e fondere diversi materiali: pizzo, metacrilato, borchie, viti fino ad arrivare ai bracciali e alle collane serigrafate in limited edition. Una delle partnership più fruttuose, infatti, ha dato vita a dei pezzi d’arte unici di raro splendore, realizzati con il metodo della serigrafia da Michele Battaglini, artista grafico e musicista consulente nell’ambito dell’hip hop. I richiami sono stati molteplici, totalmente slegati tra loro, si viaggia facilmente dall’Egitto di Cleopatra all’armatura anni ottanta di Robocop, si apprezzano le forme geometriche e si riscoprono le misteriose creature mitologiche.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/08/lazyleti-binglabart-4.jpg" alt="" title="lazyleti-binglabart (4)" width="500" height="300" class="alignnone size-full wp-image-5944" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/08/lazyleti-binglabart-5.jpg" alt="" title="lazyleti-binglabart (5)" width="500" height="300" class="alignnone size-full wp-image-5945" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Nel maggio 2009 Letizia, ormai intrapresa la strada individuale, elabora un progetto parallelo: Lazyleti, che si rivolge a un mercato più commerciale sfruttando l&#8217;estro tipico dello stile da strada, di chi vive la notte e compone musica. Il progetto delle spille forgiate sui profili delle icone pop e rock è particolarmente attraente, si adatta ad ogni sfumatura di gusto musicale e i faccioni prendono vita grazie alla personalità di chi li indossa. </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/08/lazyleti-binglabart.jpg" alt="" title="lazyleti-binglabart" width="500" height="300" class="alignnone size-full wp-image-5942" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Lazyleti non è solo design di alto profilo è un modo per parlare al mondo in chiave colorata, una scelta di stile che si traduce in oggetti significativi a seconda dell&#8217;epoca in cui sono stati valorizzati. Le cuffie da dj, la musicassette, le pistole e le custodie dei cd sono solo alcuni degli oggetti scelti da Letizia per coprire le sfumature della cultura della moda clubbing.<br />
Oltre al negozio online, potete trovare gli accessori in diversi punti vendita sparsi in tutta Italia: Torino, Milano, Brescia, Roma, Aosta, Riccione e Viadana, in provincia di Mantova.</p>
<p>Il sito <a href="http://www.lazyleti.com" target="_blank">www.lazyleti.com</a> oppure <a href="http://www.binglabart.com" target="_blank">www.binglabart.com</a> </p>
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		<title>Frederique Daubal</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Aug 2010 09:14:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Taccardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[artwork]]></category>
		<category><![CDATA[cool]]></category>
		<category><![CDATA[photos]]></category>

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		<description><![CDATA[Frederique Daubal è un&#8217;artista francese con base a Parigi. Inizia come graphic designer lavorando in maniera indipendente, dedicandosi successivamente anche [<a href="http://www.enquire.it/2010/08/02/frederique-daubal-hide-seek/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Frederique Daubal</strong> è un&#8217;artista francese con base a Parigi. Inizia come graphic designer lavorando in maniera indipendente, dedicandosi successivamente anche alle creazione di abiti o espressioni artistiche concettuali. È il caso di <strong>Hide and Seek</strong>, un suo progetto che sta riscuotendo abbastanza interesse soprattutto nel web.<br />
Pagine di riviste ritagliate, spezzettate in frange ed indossate come fosse un velo a coprire il viso.<br />
Il risultato? Inutile dirlo, davvero suggestivo.<br />
<img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/08/Frederique-Daubal.jpg" alt="" title="Frederique Daubal" width="500" height="700" class="alignnone size-full wp-image-5690" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/08/Frederique-Daubal-2.jpg" alt="frederique daubal" title="Frederique Daubal (2)" width="500" height="700" class="alignnone size-full wp-image-5691" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/08/Frederique-Daubal-3.jpg" alt="frederique daubal" title="Frederique Daubal (3)" width="500" height="700" class="alignnone size-full wp-image-5692" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/08/Frederique-Daubal-4.jpg" alt="frederique daubal" title="Frederique Daubal (4)" width="500" height="700" class="alignnone size-full wp-image-5693" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/08/Frederique-Daubal-5.jpg" alt="frederique daubal" title="Frederique Daubal (5)" width="500" height="700" class="alignnone size-full wp-image-5694" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Il sito personale dell&#8217;artista <a href="http://www.daubal.com" target="_blank">www.daubal.com</a></p>
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		<title>Want it: Jelly Shoes</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Aug 2010 07:06:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina Mainardi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tutti noi, da piccoli, abbiamo portato d’estate i sandali di gomma per andare sulle spiaggie rocciose. Erano brutti, erano colorati [<a href="http://www.enquire.it/2010/08/02/want-it-jelly-shoes/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tutti noi, da piccoli, abbiamo portato d’estate i sandali di gomma per andare sulle spiaggie rocciose. Erano brutti, erano colorati ed erano di gomma trasparente e non. A distanza di anni sono tornati. Da due stagioni ormai, sono presenti sul mercato, ma questa volta i modelli sono diversi: non sono più sandali, o almeno non solo, e permettono di dare libero sfogo alla creatività più fantasiosa. </p>
<p>Ad aprire la strada sono state le scarpe realizzate dal brand brasiliano MELISSA che, dal 2004 in poi, si è lentamente aperta al mercato globale grazie alle numerose collaborazioni stilistiche, tra cui Zaha Hadid, il duo Campana, Judy Blame e il designer Alexandre Herchcovitch con cui il marchio ha portato avanti nuovi concetti modellistici applicati alla plastica. Ma è stato lo sposalizio con Vivienne Westwood &#8211; Anglomania che ha portato MELISSA, e le scarpe in plastica, alla ribalta proponendo decolté coloratissime che hanno fatto impazzire le ragazze di tutto il mondo.<br />
Sono ballerine, decolté col tacco o con la zeppa, stivaletti o sandali dallo stile giovane o più serio, con forme futuristiche o classicissime. </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/08/jelly-shoes-2.jpg" alt="" title="jelly shoes (2)" width="500" height="89" class="alignnone size-full wp-image-5682" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Ovviamente ad ogni stagione l’offerta si differenzia, ma anche nuovi concorrenti si fanno strada sul mercato. Per quanto riguarda il brand MELISSA, la stagione invernale prevede nuove stringate bicolore da donna, stivaletti firmati Anglomania, decoltée realizzate anche con una plastica più sostenuta con un lato in velluto sintetico, oltre a decolté con zeppa, ballerine e stringate con strass.<br />
Dopo il famoso brand brasiliano a realizzare scarpe in gomma &#8211; dette anche <strong>Jelly Shoes</strong> &#8211; nel 2008 arriva anche Marc Jacobs con le sue <em>Jelly Mouse</em> e l’offerta inevitabilmente aumenta;  nell’estate 2009 le sneakers in gomma di Kenzo, i sandali traforati di Emporio Armani, le ballerine di Gucci (uscite per l’estate 2010) assieme a quelle proposte da Furla, Salvatore Ferragamo e Missoni.<br />
Attualmente i marchi che propongono scarpe da donna in gomma sono vari. Dall’anno scorso sono apparse semplici ballerine mono o bi-colore firmate Kartell, marchio leader nel design, chiamate <em>Glue Cinderella</em> che vengono realizzate in plastica trasparente e non la cui produzione avviene in collaborazione con il marchio italiano .normaluisa che per l’estate 2010 ha introdotto un&#8217;altra nuova collezione (sempre con Kartell) chiamata <em>Lady</em>, fatta da sandali con zeppa mono e bi-colore molto eleganti che ovviamente affianca la collezione di ballerine.<br />
Sempre per donna una proposta nuova proviene anche dal marchio milanese Aprés-midi, nato nel 2003 e che realizza ballerine in gomma dal 2005. Quest’anno ha proposto una collezione nuova di scarpe colorate e molto divertenti soprattutto per gli accessori che vivacizzano le punte e che danno un nome diverso ad ogni paio. </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/08/jelly-shoes-4.jpg" alt="" title="jelly shoes (4)" width="500" height="124" class="alignnone size-full wp-image-5677" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Ci sono le <em>Dolcetto</em>, nella versione panna montata, in gomma bianca con pizzo-vassoio e mignon di pasticceria con meringa. Le <em>Versailles</em> su gomma nera, fiocco di gros grain e cameo in diversi colori, le <em>Topolino</em> in gomma nera con topolino in velluto, le <em>Alice</em> in gomma rosa, decorate con fiocco di tulle e applicazioni di frutta e fiori vintage o le <em>I love Paris</em> in gomma viola con nastro di seta viola con decorazione di violette e Tour Eiffel. </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/08/jelly-shoes-3.jpg" alt="" title="jelly shoes (3)" width="500" height="223" class="alignnone size-full wp-image-5681" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Cesare Paciotti ha proposto per quest’estate i primi mocassini in gomma da uomo realizzati in colori fluo, molto divertenti e finalmente si è presente anche una collezione che pensa all&#8217;uomo e non solo al mondo femminile.<br />
Le ultime arrivate in ordine cronologico, con grande sorpresa sia per il pubblico che per tutte le mamme, sono state realizzate sempre da Melissa. Sono una linea di Jelly Shoes per bambine che vanno ad ampliare così la collezione Anglomania di tanti piccoli sandalini colorati per tutte le piccole fashion-addicted in crescita.<br />
Per quanto dal punto di vista della vestibilità le scarpe in gomma non siano il massimo per la salute dei nostri piedi, c&#8217;è però da dire che queste Jelly Shoes sono davvero strabilianti; non solo per i colori ma soprattutto per la verità dei modelli che le nuove tecniche hanno permesso di realizzare, alcuni dei quali davvero strani.<br />
Chi l&#8217;avrebbe mai detto che i nostri sandali da mare sarebbero diventati così? </p>
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		<title>Dall&#8217;Australia: Gail Sorronda</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Jul 2010 05:56:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina Mainardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[autralia]]></category>
		<category><![CDATA[cool]]></category>
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		<description><![CDATA[Viene da Birsbane (Australia) Gail Sorronda, giovane designer che comincia a spopolare e a farsi conoscere nel nostro paese a [<a href="http://www.enquire.it/2010/07/15/australia-gail-sorronda/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Viene da Birsbane (Australia) <strong>Gail Sorronda</strong>, giovane designer che comincia a spopolare e a farsi conoscere nel nostro paese a fronte di un duro lavoro cominciato nell’ormai lontano 2005 quando, terminati gli studi in Fashion Design, è stata la vincitrice del prestigioso premio <em>Mecedes-Benz Start-Up Awards</em> con la sua collezione <em>Angel at my Table</em>.<br />
Da quel momento in poi il suo percorso, seppur ricco di avversità, l’ha portata a Parigi e in seguito ad ottenere contatti importanti dal punto di vista produttivo proprio qui in Italia.<br />
Le collezioni di Gail, negli anni, dimostrano la sua crescita non tradendo però la visione fantastica tipica di questa 27enne. Le sue creazioni sono legate da un filo conduttore che è la sua esperienza, declinata ogni stagione in modo diverso mantenendo però sempre alcuni elementi fissi come dettagli strutturali quali maniche a sbuffo, ampie ed elaborate, gonne corte (anzi cortissime) ma gonfie. Si alternano elementi dark come l’utilizzo di ampi strati di tulle nero ad elementi più giocosi come nastri e frange, per non parlare dei suoi copricapi. </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/07/gail-sorronda-3.jpg" alt="" title="gail sorronda (3)" width="500" height="172" class="alignnone size-full wp-image-4812" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Il nero e il bianco la fanno da padroni in una dicotomia cromatica che, sebbene possa apparire piatta ha una sua logica all’interno del racconto che è la collezione. Sebbene questi due estremi abbiano caratterizzato la sua espressione, dal punto di vista dei colori che è un elemento basilare nel lavoro di un fashion designer, nell’ultima collezione presentata alla Melburne Fashion Week è avvenuto un cambiamento: Gail si è aperta al dorato.<br />
Ogni esperienza vissuta dalla stilista viene tradotta in un dettaglio o ispira il mood della collezione, che ad esempio è divenuta più sartoriale da quando ha intensificato i contatti con l’Italia. Ogni collezione ha un nome, come anche ogni capo, il che da un senso di estrema coesione per quanto riguarda la sua logica creativa.<br />
Da tutto questo risulta un gusto che ci trasporta in un mondo fiabesco, abitato da bambole e da personaggi fantastici visti però sotto una luce tagliente e, a volte, cupa che però rende intriganti le proposte di questa giovane designer. </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/07/gail-sorronda-2.jpg" alt="" title="gail sorronda (2)" width="500" height="190" class="alignnone size-full wp-image-4811" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Gail va avanti per la sua strada creando le sue collezioni e rendendoci partecipi del suo mondo incantato, tanto che comincia a ottenere riscontri davvero positivi, soprattutto nell’ultimo periodo.<br />
E’ stata infatti finalista nel 2010 all’interno del concorso L&#8217;Oréal Melbourne Fashion Festival Designer Award e, ultimo in senso cronologico ma non il meno importante, è stata di recente selezionata all’interno del concorso indetto da Vogue Italia “Who Is On Next?” nella sezione prèt-à-porter. Ha sfilato a Roma  sabato 10 Luglio durante la settimana dell’Alta Moda, e presto sicuramente troveremo la sua proposta anche sulle patinate ed illustrissime pagine di Vogue. </p>
<p>Il suo sito <a href="http://gailsorronda.swappler.com/" target="_blank">www.gailsorronda.swappler.com</a></p>
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		<title>Jdauphin: fede, devozione ed essenzialità</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 05:32:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucilla Spagnuolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[cool]]></category>
		<category><![CDATA[gioielli]]></category>
		<category><![CDATA[moda]]></category>

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		<description><![CDATA[Diamonds are a girl&#8217;s best friend cantava Marilyn Monroe nel film Gli uomini preferiscono le bionde (1953). Più di 50 [<a href="http://www.enquire.it/2010/07/07/j-dauphin/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Diamonds are a girl&#8217;s best friend</em> cantava Marilyn Monroe nel film <em>Gli uomini preferiscono le bionde</em> (1953).<br />
Più di 50 anni dopo questi sassolini non hanno perso nè il loro fascino, nè la loro preziosità; nonostante ciò sono sempre più numerosi i designers di gioielli, e le appassionate utenti che prediligono materiali poveri, inusuali, divertenti. Insomma, qualsiasi cosa esuli in qualche modo dalla classica triade oro &#8211; argento &#8211; pietre preziose.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/07/jdauphin_00014.jpg" alt="" title="jdauphin_00014" width="500" height="281" class="alignnone size-full wp-image-4552" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Una di queste realtà è <strong>Jdauphin</strong>, brand creato nel 2006 dalla designer franco-svedese Johanna Dauphin, che dopo aver studiato marketing a Stoccolma e fashion design all&#8217;Istituto Europeo di Design di Roma;  dopo due importanti esperienze nel gruppo Tod&#8217;s e in Fendi, ha deciso di mettersi in gioco con qualcosa di suo.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/07/jdauphin_00027.jpg" alt="" title="jdauphin_00027" width="500" height="281" class="alignnone size-full wp-image-4553" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>In realtà la linea, oltre ai gioielli, comprende delle borse e una piccola parte dedicata al ready-to-wear, sofisticata ma very strong; come tutta la collezione, che gioca interamente sulla combinazione di materiali, colori e forme.<br />
Come due poli opposti di una calamita, ecco la soffice nappa ricoperta di borchie e spikes, oppure che avvolge brunite catene maschili. E poi zip sui bracciali e le collane, madonne di metallo appese a sottili snakes; negli abiti la pelle si mischia con la seta, graffiante combinazione che accarezza il corpo.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/07/jdauphin_00032.jpg" alt="" title="jdauphin_00032" width="500" height="281" class="alignnone size-full wp-image-4554" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>I principi attorno ai quali vengono ideate e sviluppate le collezioni sono fede, devozione, essenzialità. Fede(le) alla qualità dei materiali e della manifattura, che sempre di più manca nei prodotti propinati a prezzi indicibili dalle maisons; devozione al lavoro, non solo quello di Johanna, ma anche degli artigiani che producono le sue creazioni; ed essenzialità, quella propria del gusto e della moda svedese, e che ti fa andare dritto al punto: o ti piace o non ti piace.<br />
Ma guardando gli accessori di Jdauphin, in cui i contrasti si bilanciano in un&#8217;armonia di forze uguali e contrarie, come si fa a dire di no? <a href="http://www.jdauphin.com/" target="_blank">www.jdauphin.com</a></p>
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