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	<description>Born to be curious</description>
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		<title>Cluster Ballooning meets Brood</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 10:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Ragni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[abito]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
		<category><![CDATA[fashion]]></category>

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		<description><![CDATA[Un abito rappresenta molto, nella nostra percezione della realtà e di noi stessi: è un concetto che Serkan Sarier interiorizza [<a href="http://www.enquire.it/2012/05/16/cluste-ballooning-meets-brood/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un abito rappresenta molto, nella nostra percezione della realtà e di noi stessi: è un concetto che <strong>Serkan Sarier</strong> interiorizza sin dalla più tenera età. Nato in Germania da genitori di origini turche e bosniache, decide prestissimo di incanalare nella moda il suo talento creativo. Si iscrive alla scuola più prestigiosa e selettiva di Anversa, la <strong>Royal Academy of Fine Arts</strong> &#8211; da cui sono usciti nomi dal calibro di Ann Demeulemeester, Martin Margiela, Dries Van Noten e Veronique Branquinho – e, dopo la laurea, si dedica a diverse esperienze internazionali. A Parigi assiste Emmanuel Ungaro, in seguito affianca Giambattista Valli, Haider Ackermann, Olivier Theyskens e Carolina Herrera.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-19412" style="padding-top: 10px;" title="brood_image" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/brood_image.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>Nel 2010, dopo aver fissato a New York la sua base, lancia <strong>BROOD</strong>, un <em>brand</em> che si prefigge di operare un connubio tra <em>couture</em> e quotidianità. BROOD – alla sua terza stagione presso la Fashion Week della &#8220;grande mela2 &#8211; crea esclusivamente collezioni di abiti da sera, introducendo un’ innovazione di fondo nel <em>concept</em> e nella realizzazione. Gli <em>evening dress</em> di Sarkan Sarier vengono destrutturati, ripensati utilizzando le consolidate tecniche di lavorazione sartoriale applicandole a inconsueti materiali, come la seta trattata e prelavata.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-19408" style="padding-top: 10px;" title="brood_1" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/brood_1.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>Lo scopo è quello di dar vita ad abiti che facciano sentire una donna a proprio agio sia durante le occasioni speciali cosi come nella normale <em>routine</em> diurna, quando indossa jeans e t-shirt. L’approccio di BROOD alla sera è anticonvenzionale e disinvolto anche riguardo ai motivi che lo ispirano, non per niente, &#8220;musa&#8221; della collezione primavera estate 2012 è <strong>John Ninomiya</strong>, “pilota” specializzato nel <strong>cluster ballooning</strong>, modalità di volo in cui l’ individuo si libra nell’aria appeso ad un cospicuo numero di palloncini gonfiati ad elio.</p>
<p><a href="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/brood_2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-19409" style="padding-top: 10px;" title="brood_2" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/brood_2.jpg" alt="" width="500" height="300" /></a></p>
<p>Il richiamo ai connotati dello <em>sportswear</em>, d’altronde, è da sempre una costante nelle creazioni di Serkan Sarier. Il dettaglio preponderante che del cluster ballooning ha catturato la sua attenzione, la forma &#8220;afflosciata&#8221; tipica dei palloncini sgonfi, ha dato vita ad una serie di abiti ricchi di pieghe quasi attorcigliati, avvitati attorno al corpo grazie a una serie di grinze e increspature. Anche il momento del &#8220;volo&#8221; è servito di ispirazione al designer tedesco, rimasto colpito dal riflesso cangiante che i palloncini imprimono sulle finestre delle case, dalla loro leggerezza, dalla caratteristica imbragatura che Ninomiya indossa. Tutti elementi che Sarier concentra e rielabora in <em>outfit</em> fortemente caratterizzati.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-19410" style="padding-top: 10px;" title="brood_3" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/brood_3.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>L’utilizzo di un materiale come il taffetà in seta è il <em>trait-d’union</em> con le sue radici sartoriali, Sarkan lo manipola per un effetto <em>délavè</em>, tinge il bianco utilizzando tecniche che ricordano il <em>tie-dye</em> e creano un bicolore sfumato tra candore e tonalità decise, abbozza fantasie che un immaginario specchio d’acqua riflette in arabeschi <em>blurred. </em>Drappeggia gonne ed abiti intorno al corpo servendosi di lacci strategicamente annodati che originano giochi di forme, di volumi e variano orli e lunghezze, squarcia il tessuto in tagli ed aperture inaspettate giostrando sulle asimmetrie.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-19411" style="padding-top: 10px;" title="brood_4" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/brood_4.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>Gli abiti firmati BROOD sono composti da un pezzo unico o da <em>tailleur</em> che comprendono giacchine dal collo rigorosamente alla coreana o con cappuccio in stile felpa, in alcuni casi, vengono strutturati come due abiti sovrapposti. Altamente malleabili, variabili nella forma da chi li indossa, la loro versatilità ne rende possibili molteplici interpretazioni. “Mi piace l’idea di una donna che sia in grado di adattare gli abiti al suo mood”, ha dichiarato Serkan Sarier. L&#8217;intera collezione è pervasa di tonalità come il viola, l’arancio, il giallo cedro, il beige e il rosa cipria, tassativamente sfumati nel bianco, colori forti e delicati che assumono una valenza avanguardista nel modo stesso in cui vengono &#8220;spalmati&#8221; sugli abiti.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-19415" style="padding-top: 10px;" title="brood_6" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/brood_6.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>D’altronde, per Sarier ,”A contare, è come si interpreta la realtà”. Quella dei suoi abiti da sera, è una realtà decisamente innovativa che coniuga un <em>glamour</em> votato alla praticità mixandolo con i più innati dettami di eleganza, estrosamente rivisitati dal suo genio creativo.</p>
<p>Il sito <a href="http://broodbyserkansarier.com/" target="_blank">www.broodbyserkansarier.com</a></p>
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		<title>Vinyl Shop: Inland Sea</title>
		<link>http://www.enquire.it/2012/05/16/inland-sea-the-passion/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 09:00:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sebastiano Piras</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica + Cinema + Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Acoustic]]></category>
		<category><![CDATA[Alternative]]></category>
		<category><![CDATA[Indie Pop]]></category>

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		<description><![CDATA[Artist: Inland Sea. Title: The Passion. Year: May 18, 2012. Where: Italy. Shelf: Indie Pop, Acoustic, Alternative. Who? Il “mare [<a href="http://www.enquire.it/2012/05/16/inland-sea-the-passion/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Artist</strong>: Inland Sea.</p>
<p><strong>Title: </strong>The Passion.</p>
<p><strong>Year</strong>: May 18, 2012.</p>
<p><strong>Where</strong>: Italy.</p>
<p><strong>Shelf</strong>: Indie Pop, Acoustic, Alternative.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/The-Passion.jpg" alt="" title="The Passion" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-19448" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Who</strong>?</p>
<p>Il “mare interno” degli <strong>Inland Sea</strong> è uno specchio d&#8217;acqua che custodisce una particolare sensibilità per le melodie, come d’altronde ha sempre avuto modo di fare la musica italiana. Quel Mar Mediterraneo che – in maniera paradossale – è circondato dalle terre, nel caso della band milanese, richiama però alla mente il Mare del Nord, lo stesso che bagna i paesi anglofoni da cui gli Inland Sea sembrano prendere spunto per le loro musiche. Dopo una lunga gavetta come cover-band, esibizioni sul palco delle <em>Scimmie,</em> a Milano, nel 2008 comincia la loro personale produzione musicale. Pubblicano così <strong>Things Change</strong> (2010) per l’etichetta Palbertmusic, ed il loro brano <em>Come To Me Now</em> diventa un piccolo successo radiofonico. A conferma di ciò, arrivano i riconoscimenti anche del pubblico che li premia portando un loro pezzo, <em>In The Air</em>, ed il primo album ai vertici della classifica alternativa di iTunes. Dopo questa breve ed inattesa popolarità, gli Island Sea decidono di non farsi distrarre dal buon risultato e così, tornati ai concerti “per pochi amici”, si dedicano  anima e corpo alla produzione del nuovo album, <strong>The Passion</strong>, in uscita tra pochi giorni, ed ascoltato in esclusiva per voi da noi di Enquire.</p>
<p><iframe width="500px" height="166" scrolling="no" frameborder="no" src="http://w.soundcloud.com/player/?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F44518398&amp;auto_play=false&amp;show_artwork=true&amp;color=ff7700" style="padding:10px 0 10px 0;""></iframe></p>
<p><strong>What?</strong></p>
<p>The Passion è un lavoro completo, caratterizzato da un perfetto equilibrio tra musiche e testi. Dopo un ascolto  attento, la prima considerazione da fare riguarda la totale emancipazione che gli Inland Sea hanno raggiunto, allontanandosi da metrica e melodia tipicamente nostrane. Se per alcuni questo può risultare come un lavoro impersonale,  a noi sembra che il quartetto milanese abbia svolto un notevole esercizio di ricerca che passa dai suoni, con un folk di stampo britannico, sino ai testi, lucidi ma allo stesso tempo pieni di modulazioni poetiche. L’album si apre con le chitarre semi-distorte di <em>The Gift</em>, e subito l’ingranaggio si mette in moto, attivando un retrogusto che sa di <strong>Travis</strong> e <strong>Gomez</strong>, ma soprattutto dei primi. Stesso discorso per il pezzo successivo, la spoglia ma accattivante <em>Hushing The Whispers</em>, dove vien fuori – in maniera piacevole – la letteratura musicale pop scozzese degli ultimi decenni. Fortunatamente, le influenze sono tante e variegate, così accade che nella prominente <em>He’s Your Son</em>, vengano fuori i “Padri” dei gruppi summenzionati, quei <strong>Beatles </strong>senza i quali oggi non avremmo gli Inland Sea. E ancora, come non lasciarsi trasportare dalle onde sintetiche di <em>The Crossing</em>, dove le percussioni tempestose vengono inaspettatamente placate dal falsetto rassicurante di  <em>Paolo Spada</em>. D’altronde il mare è anche questo, una canzone che non sempre è facile prevedere.</p>
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		<title>Vinyl Shop: Insooner</title>
		<link>http://www.enquire.it/2012/05/15/insooner-caimani-indie/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 08:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sebastiano Piras</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica + Cinema + Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Alternative]]></category>
		<category><![CDATA[Experimental]]></category>
		<category><![CDATA[Indie Rock]]></category>

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		<description><![CDATA[Artist: Insooner. Title: Caimani. Year: April 16, 2012. Where: Italy. Shelf: Indie Rock, Alternative, Experimental. Who? Tra le band indipendenti [<a href="http://www.enquire.it/2012/05/15/insooner-caimani-indie/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Artist</strong>: Insooner.</p>
<p><strong>Title: </strong>Caimani.</p>
<p><strong>Year</strong>: April 16, 2012.</p>
<p><strong>Where</strong>: Italy.</p>
<p><strong>Shelf</strong>: Indie Rock, Alternative, Experimental.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/Caimani.jpg" alt="" title="Caimani" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-19429" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Who</strong>?</p>
<p>Tra le band indipendenti italiane, gli <strong>In</strong><strong>sooner </strong>sono sicuramente una delle poche con una piacevole attenzione per i dettagli. Sin dal loro esordio, l’autoprodotto <strong>Assemblando oceani per annegare in pace </strong>(2010), il trio di Varese ha costruito una credibile carriera musicale basandosi su spunti anche esterofili che hanno permesso loro di ritagliarsi uno spazio nell’affollato panorama musicale alternativo. La loro è una storia che ancora deve essere scritta, un progetto giovane che si basa su delle ottime premesse, per un racconto che secondo noi riserverà tante piacevoli sorprese.  <em>Juan Manuel Di Stefano</em> (voce, basso), <em>Matteo Renna</em> (chitarre, cori) e <em>Gian Maria Gallicchio</em> (batteria, percussioni) hanno comunque una storia quasi decennale, passata per varie demo, la collaborazione con <strong>Daniele Landi</strong> (ex <em>Interno 17</em>) ed il loro approdo all’etichetta <strong>Forears</strong>, che ha visto la produzione del loro nuovo album, <strong>Caimani</strong>, uscito lo scorso aprile, ed un videoclip tratto dal primo disco, <em>Praga Dorata</em>, premiato al festival CortiSonici del 2011.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/oO7O7I-LMwU?rel=0" frameborder="0" width="500" height="284" style="padding:10px 0 10px 0;"></iframe></p>
<p><strong>What?</strong></p>
<p>Il nuovo album degli Insooner è una prova robusta ed una porta aperta a nuovi fan. C’è una stabilità musicale di fondo che vien fuori dalle otto tracce che compongono il disco. Basta ascoltare il nuovo singolo, <em>Caimani Infernali</em>, accompagnato dal rispettivo videoclip, per averne conferma, tra il rock scenico e aereo tipico degli anni ‘90. Caimani è un disco che si basa su una uniformità che per alcuni può coincidere con il solito “play safe” della musica indipendente italiana, in realtà gli Insooner dimostrano soltanto di aver trovato una loro dimensione e di non dover per forza sperimentare nuove strade col rischio di strafare. La potenza reale non sta nella forza demolitrice delle chitarre ma, quasi per antitesi, nell’energia creatrice dei testi, sospesi tra il cammino di ricerca interiore ed il malessere generazionale. Si ascolti <em>Istantanea della fine</em>, il pezzo conclusivo di questo disco, per comprendere come dietro l’apparente groviglio di concetti che scorrono sulla base sognante (che pur profuma di post-grunge), si nasconda un mondo abitato da predatori che circuiscono le proprio vittime non più con la forza, ma anche con l’uso di inganni degni di <em>Giuda</em>, pezzo tra i più originali dell’album. Ecco, se avete bisogno di una bella botta di adrenalina che vi risvegli dal torpore della scena musicale indie dove gli intellettualismi sono diventati orpelli assolutamente eccessivi, questo è il disco che fa per voi.</p>
<p><em>Photo credit Oriella Minutola</em></p>
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		<title>COMEFORBREAKFAST mette a fuoco</title>
		<link>http://www.enquire.it/2012/05/14/comeforbreakfast-mette-a-fuoco/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 09:30:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecilia Cestari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[gilet]]></category>
		<category><![CDATA[made in italy]]></category>
		<category><![CDATA[textures]]></category>
		<category><![CDATA[vogue]]></category>

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		<description><![CDATA[Dicevano che tre fosse il numero perfetto, si sbagliavano. Di certo non avevano ancora avuto modo di conoscere Antonio Romano [<a href="http://www.enquire.it/2012/05/14/comeforbreakfast-mette-a-fuoco/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dicevano che tre fosse il numero perfetto, si sbagliavano. Di certo non avevano ancora avuto modo di conoscere <strong>Antonio Romano</strong> e <strong>Francesco Alagna</strong>, l’odierna testimonianza di un dualismo collaborativo assolutamente riuscito, il giusto equilibrio di creatività e conoscenze aziendali; come una bilancia che non oscilla, ma che mette sul suo piatto il <em>brand</em> indipendente &#8211; tutto italiano &#8211; <strong>COMEFORBREAKFAST</strong>.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-19247" style="padding-top: 10px;" title="comeforbreakfast_1" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/comeforbreakfast_1.jpg" alt="" width="500" height="500" /></p>
<p>La scelta del nome è legata al momento del concepimento, nel settembre 2009, davanti a cappuccino e <em>brioche</em>. Deve essersi trattata di una colazione particolarmente sostanziosa se Vogue Italia, nello stesso anno, li inserisce tra i finalisti del prestigioso concorso <strong>Who’s on next?</strong>. E i &#8220;buongiorno&#8221; non sono affatto finiti: dalla linea di debutto, omaggio alla t-shirt femminile, i due designer hanno attualmente all’attivo la produzione di un guardaroba completo &#8211; tra maglieria, capospalla e accessori &#8211; nonché un’identità ben definita e riconoscibile. La nuova collezione maschile SS2012 si racchiude nel senso di un unico termine: <em>hot</em>.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-19248" style="padding-top: 10px;" title="comeforbreakfast_2" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/comeforbreakfast_2.jpg" alt="" width="500" height="400" /></p>
<p>Lo sguardo è rivolto a una foresta in fiamme, il sole nocivo ha trasformato i suoi rami in micce incandescenti, in braccia di fuoco pronte a ustionarci in un caldo abbraccio. L’aria è soffocante, irrespirabile, contaminata da vapori narcotici, siamo trasportati in una dimensione alienata e alienante. È qui che COMEFORBREAKFAST arriva a soccorrere le nostre fobie, le paure giovanili, le sensazioni di straniamento e spaesamento quotidiano.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-19249" style="padding-top: 10px;" title="comeforbreakfast_3" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/comeforbreakfast_3.jpg" alt="" width="500" height="400" />Dell’esplosione non rimarrà che un cumulo di cenere, come dimostrano le tonalità scelte per i capi: una scala di grigi, dal pallido all’antracite, con l’aggiunta di un giallo bruciato e dell’onnipresente nero. In più, le <em>textures</em> tridimensionali e le stampe originali non sono altro che la proiezione grafica di cortecce. Su gilet, pantaloni e camicie appaiono vere e proprie serigrafie artistiche di tronchi scrostati, quasi a voler invogliarci a raschiare, a compiere un’esperienza tattile.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-19250" style="padding-top: 10px;" title="comeforbreakfast_4" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/comeforbreakfast_4.jpg" alt="" width="500" height="400" /></p>
<p>L’effetto dei tessuti, del resto, è <em>super-soft</em>. Seta, lino, <em>cashmere</em> e <em>jersey</em> sono resi materiali performanti, modellati sul corpo da soffi di vento, lo stesso che trapassa i fori delle canotte retate, lo stesso che vuole combattere il fuoco. Anche la tuta in pelle nera, molto simile a una muta munita di macro-zip, sembra riuscire a proteggerci dal surriscaldamento globale, aiutandoci a nuotare nei divampi dell’incendio, senza subire ossidazione. Si delinea un’idea di leggerezza e agilità, a cui contribuiscono ulteriormente le linee aperte e pulite, i tagli semplici, ma decisi, di giacche, trench e maglioni <em>over-size.</em></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-19251" style="padding-top: 10px;" title="comeforbreakfast_5" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/comeforbreakfast_5.jpg" alt="" width="500" height="400" /></p>
<p>Tuttavia, dietro l’apparente essenzialità minimalista, si nasconde uno spirito <em>cross-over</em>, una ricerca continua tra materia e forma, tra lunghezze e volumi. Si sperimentano silhouette versatili, da s-definizione di genere, al fine di costruire uno stile polivalente e multifunzionale, a metà tra <em>basic</em> sportivo ed eleganza <em>casual</em>. COMEFORBREAKFAST, andando ad unire tecniche moderne a dettami tradizionali, diverrà indubbiamente promotore di un contemporaneo concetto di <em>made in Italy</em>. Noi ci mettiamo la mano sul fuoco.</p>
<p>Il sito <a href="http://www.comeforbreakfast.com" target="_blank">www.comeforbreakfast.com</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>A portrait of: Ellen Von Unwerth</title>
		<link>http://www.enquire.it/2012/05/14/ellen-von-unwerth-fashion-photography/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 08:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Ragni</dc:creator>
				<category><![CDATA[A Portrait of]]></category>
		<category><![CDATA[Fashion]]></category>
		<category><![CDATA[brand]]></category>
		<category><![CDATA[fashion]]></category>
		<category><![CDATA[mostra]]></category>
		<category><![CDATA[photography]]></category>

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		<description><![CDATA[Si è parlato di lei recentemente, in occasione del trentennale di GUESS, celebrato a Parigi il 3 maggio scorso. Paul [<a href="http://www.enquire.it/2012/05/14/ellen-von-unwerth-fashion-photography/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si è parlato di lei recentemente, in occasione del trentennale di <strong>GUESS</strong>, celebrato a Parigi il 3 maggio scorso. <strong>Paul Marciano</strong>, fondatore del <em>brand</em>, l’ha voluta a suo fianco insieme a <strong>Claudia Schiffer</strong>, protagonista di una memorabile <em>advertising campaign</em> datata 1989. <strong>Ellen Von Unwerth</strong>, autrice di quegli scatti, ha omaggiato i 30 anni del marchio con una speciale campagna celebrativa che ritrae la <em>supermodel</em> tedesca, nell’esclusiva cornice di Sorrento,  in una serie di foto in bianco e nero: un <em>mood</em> voluttuoso e maliziosamente provocante dei capi che Claudia indossa  (una <em>capsule collection</em> appositamente creata per l’evento), tutto lo spirito <em>sexy &amp; glamour</em> con cui da sempre <strong>GUESS</strong> si identifica.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/Ellen-Von-Unwerth-4.jpg" alt="" title="Ellen Von Unwerth (4)" width="500" height="450" class="alignleft size-full wp-image-19392" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>La vita di Ellen Von Unwerth, nata a Francoforte nel 1954, è circondata da un’aura quasi <em>leggendaria</em>: alcune versioni della sua biografia la descrivono orfana e data in adozione ad una comune <em>hippy</em> con base a Monaco di Baviera, dalla quale si distacca, ancora giovanissima, per seguire una compagnia circense nel ruolo di assistente di un lanciatore di coltelli. Del mondo del circo Von Unwerth respira umori e poesia, atmosfere che aleggeranno per sempre nella sua interiorità creando un legame fortissimo con l’estro, la stravaganza e il senso dell’avventura. Successivamente, a Parigi, intraprende la carriera di modella che durerà dieci anni e da cui trarrà insegnamenti preziosi quando, nel 1986,  decide di porsi all’altro lato dell’obiettivo dedicandosi alla fotografia di moda: tutto il bagaglio di nozioni che Von Unwerth ha appreso interpretando un personaggio davanti ad una macchina fotografica in un’esperienza pluriennale,  costituisce parte essenziale nella formazione del suo stile.</p>
<p>La fama arriva proprio grazie alla campagna pubblicitaria per GUESS: un servizio fotografico che lancia Claudia Schiffer esaltandone la somiglianza con Brigitte Bardot tramite un sapiente <em>make up</em> e <em>hairstyle</em>.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/Ellen-Von-Unwerth-10.jpg" alt="" title="Ellen Von Unwerth (10)" width="500" height="650" class="alignleft size-full wp-image-19393" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Da quel momento, la carriera di Von Unwerth proseguirà ininterrottamente costellata di successi, come il primo premio che riceve, nel 1991, al Festival Internazionale della fotografia di moda. Oltre agli <em>shooting</em> fotografici per le più prestigiose riviste patinate (i suoi lavori vengono pubblicati nelle edizioni internazionali di VOGUE, oltre che da Vanity Fair, I-D, The Face, Arena, VOGUE Uomo, solo per citarne alcune), realizza campagne pubblicitarie per  <em>brand</em> quali Victoria’s Secret, Tommy Hilfiger, MAC cosmetics, Blumarine, MIU MIU e moltissimi altri.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/Ellen-Von-Unwerth-8.jpg" alt="" title="Ellen Von Unwerth (8)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-19394" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Sin dall’inizio, la sua fotografia sottolinea un erotismo che ne percorre l’opera in toto: delle modelle che ritrae Ellen Von Unwerth riesce a scavare nella più intima essenza, evidenziandone la femminilità allo stato puro. Le sue donne sono moderne <em>pin up</em> che giocano con il sesso con curiosità, passione e ironia: ogni volgarità viene bandita. Risaltano l’eleganza, il <em>glamour</em>, lo stile, senza mai rivelarsi doti intimidenti.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/Ellen-Von-Unwerth-2.jpg" alt="" title="Ellen Von Unwerth (2)" width="500" height="450" class="alignleft size-full wp-image-19395" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Pur essendo evidente il tributo ad <strong>Helmut Newton</strong>, gli scatti di Von Unwerth sono del tutto privi delle tracce di sofisticatezza estrema, dell’aura di irraggiungibilità che pervadono le immagini dell’artista tedesco. La giocosità, l’ironia, una marcata <em>joie de vivre</em> sono sempre presenti nell’universo fotografico di Von Unwerth, che si diverte a immortalare in scatti le <em>top</em> e le <em>celebrities</em> più belle del mondo, estrapolandone tutta la sensualità: <em>con le mie foto cerco solo di comunicare un senso di leggerezza che può aiutare a trovare la gioia senza troppi intellettualismi</em>, dice della sua arte.</p>
<p>E se mascherine, body strizzati, frustini e vertiginosi tacchi stiletto rimandano indubbiamente al pianeta <em>fetish</em>, Von Unwerth lo racconta con sguardo mai morboso, bensì evidenziandone  un sano erotismo, liberatorio e briosamente malizioso.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/Ellen-Von-Unwerth-9.jpg" alt="" title="Ellen Von Unwerth (9)" width="500" height="700" class="alignleft size-full wp-image-19396" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>A chi la accusa di sfruttare il corpo femminile, risponde che il suo obiettivo è creare delle belle foto interpretate da modelle perfettamente comprese nel ruolo e in completa sintonia con gli intenti dell’artista. Intanto, diversifica il suo talento cimentandosi come regista in corti per il <em>fashion</em> <em>world</em>, realizza <em>videoclip</em> e foto destinate alle copertine degli album per una molteplicità di interpreti e gruppi musicali, gira <em>spot</em> pubblicitari.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/Ellen-Von-Unwerth-5.jpg" alt="" title="Ellen Von Unwerth (5)" width="500" height="350" class="alignleft size-full wp-image-19397" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Le mostre a lei dedicate si susseguono a ritmo serrato nei musei e nelle più rinomate gallerie d’arte, dall’America all’Europa. L’opera di Ellen Von Unwerth è raccolta in sei volumi: editi a partire dal 1994, includono <strong>Snaps</strong>, <strong>Wicked</strong> (1998), <strong>Couples</strong> (1998),  la fotostoria <strong>Omahyra &amp; Boyd</strong> (2005),  <strong>Revenge</strong> (2005) e <strong>Fraulein</strong> (2009). Una serie di libri fotografici che riporta le foto esposte in mostra nelle più importanti capitali internazionali, come Parigi, New York, Berlino, Amsterdam, Londra e Mosca. </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/Ellen-Von-Unwerth-13.jpg" alt="" title="Ellen Von Unwerth (13)" width="500" height="700" class="alignleft size-full wp-image-19402" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Fraulein</strong>, in particolare, edito dalla <strong>Taschen</strong> in soli 1500 esemplari autografati,  include una monografia e tutti gli scatti esposti alla <strong>Michael Hoppen Gallery</strong> di <strong>Londra</strong> durante una <em>exhibition</em> del 2009: le immagini più intense, belle e intriganti scattate dall’artista negli ultimi 15 anni. </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/Ellen-Von-Unwerth-7.jpg" alt="" title="Ellen Von Unwerth (7)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-19399" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Esiste poi un lavoro molto recente in cui riaffiora tutta una serie di influenze e di esperienze di vita: in occasione della tredicesima uscita di <strong>LULA magazine</strong>, la magia e le atmosfere del mondo del circo tornano prepotentemente alla ribalta in un servizio che <strong>Ellen Von Unwerth</strong> dedica al <strong>Gifford’s Circus</strong>. </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/Ellen-Von-Unwerth-12.jpg" alt="" title="Ellen Von Unwerth (12)" width="500" height="700" class="alignleft size-full wp-image-19400" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>La modella <strong>Rasa Zukauskaite</strong> ed alcuni circensi sono protagonisti di scatti fotografici e di un video &#8211; dallo stile che ricorda il fotogramma di un film muto &#8211; che alternano giocolieri, acrobati, lanciatori di coltelli, orsi fittizi e nuvole di zucchero a velo in un connubio di romanticismo, ironia e poesia:  un bagaglio interiore che riemerge, con una continuità più o meno latente, in tutta l’opera della grande fotografa tedesca.</p>
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		<title>The structural Avantgarde of Kaal E.Suktae</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 12:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Ragni</dc:creator>
				<category><![CDATA[English]]></category>
		<category><![CDATA[korea]]></category>
		<category><![CDATA[mix]]></category>
		<category><![CDATA[paris]]></category>
		<category><![CDATA[yves saint laurent]]></category>

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		<description><![CDATA[Lee Suk Tae, young but already affirmed talent of the Korean fashion scene, graduates in 1994 from the Konkuk University [<a href="http://www.enquire.it/2012/05/11/avantgarde-kaal-suktae/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Lee Suk Tae</strong>, young but already affirmed talent of the Korean fashion scene, graduates in 1994 from the <strong>Konkuk University</strong> of Seoul and then, in Paris, in 1996, he graduates in fashion design, from the <strong>Chambre Syndicale de la Couture Parisienne.</strong>  In the French capital he enters to be a part of the couturier styling team of the caliber of <strong>Christian Dior</strong> and <strong>Sonia Rykiel</strong>.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-18994" style="padding-top: 10px;" title="kaal_e_suktae" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/04/kaal_e_suktae.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>Things are moving quickly for Lee Suk Tae and only a year later, in 1997, he launches his first brand, called <strong>Kaal E. Suktae</strong>. He is invited to participate in several shows, from the Korean Fashion Association to the<strong> Hong Kong Fashion Week</strong>, while the following year, the label opens up a store in the Galleria Department Store in Apgujungdong. In 1999 he takes part in an important performance called “Art &amp; Wear” organized by the Korean National Museum of Contemporary Art. The international vocation of Kaal E. Suktae proceeds nonstop and between 2000 and 2004 he participates both in the Y&amp;K New York Collection and the Lie Sang Bong Paris Collection. In 2004 he is responsible for the  creation and making of the uniform of the <strong>Amore Pacific Corporation</strong> and opens his showroom in Shinsadong. The experience matured over the years has allowed Lee Suk Tae to teach and in 2005 he will be in fact a professor at the Konkuk University.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-18990" style="padding-top: 10px;" title="kaal_e_suktae_1" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/04/kaal_e_suktae_1.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>In 2010 he collaborates with <strong>WizWid</strong>, the colossal online megastore of the Far East, and makes another important step for the brand, that the same year is chosen to participate on The Train NYC! and on the <strong>TRANOI Femme Paris</strong> tradeshow, concomitant with the Parisian Fashion Week, to which, in 2011, is added other tradeshows, such as Blueprint from Singapore and the Coterie in New York.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-18991" style="padding-top: 10px;" title="kaal_e_suktae_2" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/04/kaal_e_suktae_2.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p><strong>Yves Saint-Laurent</strong> has always been an absolute reference to Lee Suk Tae,  and from this admiration you can see traces of also in his last ss 2012 collection, thanks to the use of fucsia, the importance of jackets, impecably structured and sartorial. All his creative universe is surrounded by a purely European influece of which the designer has interiorized it&#8217;s characters and moods. His structural avant-gard, like he loves to define it, forms a leit motiv of the ss12 collection unifying elements of the street fashion and a distinct taste for craftmanship.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-18992" style="padding-top: 10px;" title="kaal_e_suktae_3" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/04/kaal_e_suktae_3.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>The collection, called <strong>Water from water</strong>, is charecterized by a mix of materials declined in colour-blocking and in numerous asymmetries. Geometry, graphisms and overlaying are combined with melanges, besides fabrics and colours: prevalent tones like white, black, light blue in various shades, fucsia, grey and than the floreal fantasies, batik, geometrical. The entire collection highlights a spirit between the romantic and the rock n roll with soft organza dresses and satin alternating with structured shapes of tailleur pants and geometrical jackets with puffed sleeves.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-18993" style="padding-top: 10px;" title="kaal_e_suktae_4" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/04/kaal_e_suktae_4.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>The outfits presents styling surprises like sleeves suddenly opening up to the naked skin, swirling rags combined with versatile designed mini skirts, fan-shape effect, given by the very tight folds, applied on jackets and mini dresses. The length of the dresses are beautifuly played between the mini and maxi.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-18996" style="padding-top: 10px;" title="kaal_e_suktae_5" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/04/kaal_e_suktae_5.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>The tonalities chosen mark the avant-garde mood of Kaal E.Suktae&#8217;s metropolitan princess, self-assured and secure in a look that goes beyond the oriental boundries to be a part of the whole world.</p>
<p>Website <a href="http://www.kaalesuktae.com" target="_blank">www.kaalesuktae.com</a></p>
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		<title>Alt Comics: Baby’s In Black</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 10:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Frattaruolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[fumetto]]></category>
		<category><![CDATA[illustrazione]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[rock]]></category>

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		<description><![CDATA[Titolo: Baby&#8217;s In Black. Autore: Arne Bellstorf. Casa Editrice: Black Velvet. Cosa sarebbe il mondo del rock ‘n’ roll senza [<a href="http://www.enquire.it/2012/05/11/baby-s-in-black-arne-bellstorf/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Titolo:</strong> Baby&#8217;s In Black.</p>
<p><strong>Autore:</strong> Arne Bellstorf.</p>
<p><strong>Casa Editrice:</strong> Black Velvet.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/Graphic-1.jpg" alt="" title="Graphic 1" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-19376" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Cosa sarebbe il mondo del rock ‘n’ roll senza le sue innumerevoli storie, leggende ed i suoi miti? Di sicuro non sarebbe la stessa cosa e mancherebbe quell&#8217;alone di magia che oltre alla musica, materia prima e fondante di questo stile, è rappresentato per l&#8217;appunto dalla necessità e la curiosità di sentirsi raccontare, ed andare alla ricerca, di storie, che siano o meno reali, e che riguardano i protagonisti di questo mondo.</p>
<p><strong>Arne Bellstorf</strong>, autore e disegnatore tedesco, cerca con la graphic novel <strong>Baby’s In Black</strong> di raccontarci il momento che forse più di tutti ha segnato nel profondo la storia del rock: la spedizione in cerca di fortuna dei <strong>Beatles</strong> in terra teutonica agli inizi degli anni sessanta. Sarebbe stato fin troppo facile, forse, raccontare la semplice tournée degli allora cinque Beatles, poi diventati Fab4. Perciò, per non cadere nel banale, la storia si concentra su ben altro: sull&#8217;incontro tra la fotografa <strong>Astrid Kirchherr</strong>, colei che inventò lo storico “look beatle” e l&#8217;allora quinto elemento <strong>Stuart Sutcliffe</strong>, che in quegli anni ricopriva il ruolo di bassista all&#8217;interno del gruppo di Liverpool.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/Graphic-2.jpg" alt="" title="Graphic 2" width="500" height="700" class="alignleft size-full wp-image-19377" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Sì passa quindi rapidamente dalle illustrazioni dei primi concerti dei cinque all&#8217;interno di locali frequentati per lo più da brutti ceffi di Amburgo, situati nella zona a luci rosse della città, <em>Reeperbahn</em>, all&#8217;incontro dei due giovani artisti (grazie all&#8217;amico di Astrid, <em>Klaus Voorman</em>, che diventerà inseguito anch&#8217;egli musicista). Passando per la fase di innamoramento, breve ma intensa, e giungendo al dramma della malattia che porterà Stuart, ancora giovanissimo, alla prematura morte.</p>
<p>Un racconto in bianco e nero che cattura l&#8217;attenzione, toccando i momenti fondamentali della storia d&#8217;amore tra Astrid e Stuart cui fa da cornice la storia del gruppo di Liverpool in terra teutonica. Bellstorf ha chiesto aiuto direttamente alla Kirchherr (che nel frattempo è diventata un&#8217;importante fotografa di fama mondiale) per raccogliere dettagli sui momenti salienti dei “cinque” Beatles in Germania e per rendere al meglio l&#8217;atmosfera di quei tempi.</p>
<p>Una graphic novel, Baby&#8217;s In Black (prende il nome da una canzone scritta a quattro mani dal genio della coppia Lennon/McCartney), che ci riporta indietro nel tempo e permette di vivere attraverso le immagini in un’epoca che ha segnato la storia della musica rock e non solo.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/Graphic-3.jpg" alt="" title="Graphic 3" width="500" height="700" class="alignleft size-full wp-image-19378" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Maggiori informazioni al sio <a href="http://www.blackvelveteditrice.com/Baby-s-in-Black" target="_blank">www.blackvelveteditrice.com</a></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Vinyl Shop: CocoRosie</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 09:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sebastiano Piras</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica + Cinema + Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Experimental]]></category>
		<category><![CDATA[Folktronica]]></category>
		<category><![CDATA[hip hop]]></category>

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		<description><![CDATA[Artist: CocoRosie. Title: We Are On Fire. Year: June 5, 2012. Where: Paris. Shelf: Folktronica, Hip Hop, Experimental. Who? Le [<a href="http://www.enquire.it/2012/05/11/cocorosie-we-are-on-fire/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Artist:</strong> CocoRosie.</p>
<p><strong>Title:</strong> We Are On Fire.</p>
<p><strong>Year:</strong> June 5, 2012.</p>
<p><strong>Where:</strong> Paris.</p>
<p><strong>Shelf:</strong> Folktronica, Hip Hop, Experimental.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/We-Are-On-Fire.jpg" alt="" title="We Are On Fire" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-19370" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Who?</strong></p>
<p>Le<strong> CocoRosie</strong> sono il non plus ultra della cultura indie. A livello visivo, con il loro make up androgino, e a livello di scelte sonore, in un tripudio di melodie lo-fi, il duo statunitense formato dalle sorelle <em>Sierra</em> e <em>Bianca Casady</em>, ha dato vita ad un nuovo modo di fare musica. Il loro primo album, <strong>La Maison De Mon Rêve</strong>, viene spesso annoverato tra quelli che nel nuovo millennio hanno rappresentato un punto di rottura con le tradizioni sonore alternative attuali. Critica e pubblica sono rimasti difatti affascinati da quel connubio di elementi acustici fusi con echi di un mondo bambinesco fatto di toy instrument e giochi vocali di ogni genere. Le CocoRosie sono questo, due artiste che nella musica sono riuscite a trovare il loro punto d’incontro, dopo tanti anni di separazione fisica dovuta alla scelta dei genitori di crescerle in luoghi differenti. Questo loro magico rapporto viene fuori soprattutto in <strong>Grey Oceans</strong>, album del 2010 che le riporta alla ribalta dopo due dischi, <strong>Noah’s Ark</strong> e <strong>The Adventures of Ghosthorse and Stillborn</strong>, non proprio entusiasmanti. Un processo di crescita comune che ora continua con un nuovo album, di cui sappiamo ben poco, ed un singolo di prossima uscita che non riusciamo a toglierci dalla testa.</p>
<p><iframe width="500" height="284" src="http://www.youtube.com/embed/w3bdFDnpFDQ?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen style="padding:10px 0 10px 0;"></iframe></p>
<p><strong>What?</strong></p>
<p><strong>We Are On Fire</strong> è il ritorno delle CocoRosie, un doppio lato A contenente la title-track ed un pezzo insieme alla voce degli <strong>Antony and the Johnsons</strong>, e disponibile in formato digitale e vinile. Su una base ritmata con un ritornello contagioso – cosa quasi inusuale per un pezzo delle CocoRosie – e trascinato da un arrangiamento che flirta col trip-hop e la musica etnica dal sapore orient, We Are On Fire è forse uno dei pezzi migliori usciti fuori dal cilindro delle CocoRosie. Il tutto condito con un testo che ci riporta indietro, ai tempi dell’Inquisizione, con riferimenti a streghe bruciate perché considerate sacrileghe, e che ora si aggirano tra vecchie chiese infestate: “<em>I used to have eyes the color of sky/ Now I can see in the middle of the night</em>”. In realtà questo progresso melodico è percepibile anche nella b-side <em>Tearz For Animals</em>, in compagnia dell’amico Antony Hegarty. Un pezzo di una bellezza disarmante che vede la voce del cantante inglese e quella di Sierra, incontrarsi su una base sognante dove il legno dei cordofoni viene falciato dagli effetti sintetici di strumenti giocattolo e taglienti tappeti elettronici. Siamo impazienti di sapere qualcosa di più sul nuovo disco, anche perché se queste sono le premesse, siamo sicuri che sarà un nuovo passo in avanti per il progetto CocoRosie.</p>
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		<title>Tra natura e ricerca, Mirit Weinstock</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 07:33:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara Ottavia Carolei</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[anthropologie]]></category>
		<category><![CDATA[colette]]></category>
		<category><![CDATA[materiali]]></category>
		<category><![CDATA[natura]]></category>
		<category><![CDATA[raffia]]></category>
		<category><![CDATA[tel aviv]]></category>

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		<description><![CDATA[Mirit Weinstock, nata nella città di Haifa, Israele, ha studiato allo Shenkar College e ha lavorato con Alexander McQueen e [<a href="http://www.enquire.it/2012/05/11/tra-natura-e-ricerca-mirit-weistock/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Mirit Weinstock</strong>, nata nella città di Haifa, Israele, ha studiato allo Shenkar College e ha lavorato con Alexander McQueen e poi con Alber Elbaz per Lanvin. La designer israeliana nel 2011 inizia un master in Belle Arti alla <strong>Bezal Academy di Tel Aviv</strong> e proprio quest’esperienza accademica la porterà ad affinare ancora di più le sue tecniche produttive e la sua ricerca artistica e concettuale. Nel 2004, dopo le eccellenti esperienze lavorative sopra citate, decide di lanciare la sua prima collezione di<em> ready-to-wear</em> femminile e nel 2011 è arrivato il <em>brand</em> di gioielli <strong>M ♥ W</strong>.</p>
<p><a href="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/mirit_weistock_1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-19352" style="padding-top: 10px;" title="mirit_weistock_1" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/mirit_weistock_1.jpg" alt="" width="500" height="300" /></a>Da subito la linea di gioielli riscontra grandissimo successo e dopo il lancio del marchio i suoi prodotti erano in vendita in alcuni selezionatissimi store come <strong>Colette</strong> a Parigi, <strong>Zozo</strong> in Giappone e <strong>Anthropologie</strong> negli Stati Uniti. “Sono onorata che i miei gioielli siano presentati e venduti in queste boutiques – ci dice Mirit &#8211; penso che loro siano interessati al mio approccio con i materiali che ispira delicatezza, romanticismo ma che nello stesso tempo rende cool i miei gioielli”.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-19354" style="padding-top: 10px;" title="mirit_weistock_2" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/mirit_weistock_2.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>Mirit crea gioielli emozionali, legati alla natura e alle sue infinite espressioni. Nella collezione PE 2012, i materiali preziosi si mescolano tra di loro, s’intrecciano, si liberano e danno vita a gioielli intriganti e inusuali che decorano il corpo con discrezione. I gioielli della collezione sembrano composti da rami e foglie, resti di alberi e scheletri di piante, raccolti in passeggiate nei boschi e resi preziosi da colate di metalli luminosi che ne conferiscono la dignità di piccoli abbellimenti lussuosi con un&#8217;anima vagamente primitiva.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-19355" style="padding-top: 10px;" title="mirit_weistock_3" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/mirit_weistock_3.jpg" alt="" width="500" height="300" />E’ Mirit stessa che ci ha spiega lo spirito insito nelle sue creazioni: “nel mio lavoro amo trovare materiali naturali che non sono connessi alla gioielleria e esploro modi nuovi per lavorare con loro e trasformarli i gioielli. Per me questo è un processo creativo davvero interessante”.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-19356" style="padding-top: 10px;" title="mirit_weistock_5" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/mirit_weistock_5.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>L&#8217;estetica di Mirit Weinstock si distacca con decisione dai canoni di bellezza tipici della gioielleria, per virare verso un universo fatto di sperimentazione e ricerca, dove il bello e la preziosità si nascondono dietro un’apparente immagine essenziale. Tema futuro per i gioielli di Mirit? I Clowns!</p>
<p><a href="http://www.miritweinstock.com/" target="_blank">http://www.miritweinstock.com/</a></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>La delicatezza e la dolcezza di Viola Cangi</title>
		<link>http://www.enquire.it/2012/05/10/viola-cangi-fotosintesi-fotografiaoff/</link>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 09:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara Marzullo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[perugia]]></category>

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		<description><![CDATA[Un mondo di torta di mele e burro, farfalle, pozzanghere e profumo di popcorn: sono tanti gli odori, i colori, [<a href="http://www.enquire.it/2012/05/10/viola-cangi-fotosintesi-fotografiaoff/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un mondo di torta di mele e burro, farfalle, pozzanghere e profumo di popcorn: sono tanti gli odori, i colori, la delicatezza e dolcezza che servono per descrivere il mondo di <strong>Viola Cangi</strong>. Guardare i suoi lavori è come entrare in un altrove magico e prezioso, dove la bellezza è fragile e innocente, dove vanno le ragazze quando sono sole, dove sono protette dalla pioggia e dagli inverni.<br />
Viola, una delle nuove fotografe italiane, è dotata di un senso estetico ben preciso, dai colori tenui, ma precisi. Traccia delle mappe di ricordi e sentimenti, di amori iniziati, continuati, finiti e immaginati, di giornate troppo lunghe e troppo brevi per riuscire a dire tutto.<br />
Dal 28 Aprile al 3 Giugno espone le sue fotografie insieme a Serena Facchin per <strong><em>Fotosintesi</em></strong><em>, </em>una mostra a cura di Citerna FotografiaOFF<em> </em>in provincia di Perugia.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/Viola-Cangi-2.jpg" alt="" title="Viola Cangi (2)" width="500" height="350" class="alignleft size-full wp-image-19338" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>È difficile descrivere le proprie opere, ma se dovessi scegliere tre parole per farlo, quali sarebbero?</strong><br />
Torta di mele con tanto burro.<br />
<strong>La tua prima memoria fotografica?</strong><br />
Mamma che mi urla dietro al parco dicendomi di non sprecare il rullino. Scattai delle foto di nascosto al babbo con dei peluch: aveva una camicia arancione a fiori, il sorriso di sempre e i capelli tutti neri di una volta.<br />
<strong>Come ti sei avvicinata alla fotografia: quando nasce questa passione?</strong><br />
La passione c&#8217;era già nel 2002 quando mi regalarono la mia prima macchina fotografica digitale:la mitica PowerShot della Canon,una scatolina a 2megapixel &#8211; un gioiello all&#8217;epoca (per me almeno che avevo 16 anni).<br />
Nel senso superficiale del termine passione: tutto è iniziato come un gioco e ancora per certi aspetti lo vedo come tale.<br />
Quando portavo la mia fotocamera in classe volevano tutti essere fotografati e mi piaceva perché, come ripeto sempre, sono una ossessionata dai ricordi o per lo meno lo ero molto più di adesso.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/Viola-Cangi-3.jpg" alt="" title="Viola Cangi (3)" width="500" height="350" class="alignleft size-full wp-image-19339" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>E come ti sei formata artisticamente: sei un&#8217;autodidatta o hai scelto studi specifici?</strong><br />
Sono un&#8217;autodidatta, prendo lezioni dalla poca esperienza che mi ritrovo e ho ancora tantissimo da imparare.<br />
Non ho mai creduto nelle scuole di fotografia, mi annoia parlarne perché secondo me è un&#8217;arte che vive di sensazioni.<br />
<strong>Che rapporto hai con il digitale e con l&#8217;analogico?</strong><br />
Adoro l&#8217;analogico perché ha delle caratteristiche che sento mie: porta con sé l&#8217;imprevedibilità, la sorpresa e la spontaneità.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/Viola-Cangi-4.jpg" alt="" title="Viola Cangi (4)" width="500" height="350" class="alignleft size-full wp-image-19340" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Da fotografare: quali sono i tuoi soggetti preferiti?</strong><br />
Dipende un po&#8217; dal contesto in cui mi trovo: pozzanghere e schiene vanno per la maggiore. Anche gli alberi.<br />
<strong>La soddisfazione più grande da fotografa? Delusione invece?</strong><br />
La mia più grande soddisfazione è stata 2 anni fa quando ho vinto il miglior portfolio a Citerna Fotografia. Sapevo che facevano la lettura, così lo presentai per la prima volta, sicura di fare una figuraccia; non sapendo cosa volesse dire portfolio stampai delle foto a caso, quelle che ritenevo migliori e in armonia con quello che stavo vivendo, cosa mi piaceva.<br />
È merito di Marrozzini e la sua sensibilità capace di leggere ciò che stava dietro alle mie fotografie a percepirne l&#8217;inconsapevole significato, quello nascosto delle mie paure, delle mie felicità, costruendo una storia, la mia.</p>
<p>È stato il giorno che io ricordo col più grande sorriso di tutti quello lì: ebbene sì, non solo la mamma apprezzava le mie foto!<br />
Le delusioni, sì, ce ne sono ma sono più che altro delusioni personali: sono molto critica sui miei lavori, vedo quasi sempre qualcosa che non va, ma questo mi sprona ad andare avanti e scattare e scattare e scattare.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/Viola-Cangi-5.jpg" alt="" title="Viola Cangi (5)" width="500" height="350" class="alignleft size-full wp-image-19341" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>I tuoi progetti?</strong><br />
Ho un progetto in ballo, precisamente una mostra fotografica intitolata FotoSintesi insieme a Serena Facchin a Citerna FotografiaOFF in provincia di Perugia presso il ristorante &#8220;Le Civette&#8221; dal 28 aprile, giorno dell&#8217;inaugurazione , al 3 giugno.<br />
Per l’occasione abbiamo creato “handmade” dei pacchetti di “cartoline-catalogo” con le immagini della mostra, una “gonna fotografica”, e un video, supportato dalla colonna sonora dei bravissimi M+A che hanno sostenuto il progetto.<br />
Venite a trovarci!</p>
<p><iframe width="500" height="369" src="http://www.youtube.com/embed/2oaxQ8NWug0?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen style="padding:10px 0 10px 0;"></iframe></p>
<p><strong>Se la tua vita fosse un film, quale ti piacerebbe che fosse?</strong><br />
Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato, non nella parte di Violetta ovviamente!<br />
<strong>Un viaggio, dove?</strong><br />
Ovunqueseciseitu e i popcorn.<br />
<strong>Viola in un film, un libro e una canzone.</strong><br />
“Blue valentine&#8221; di Derek Cianfrance, &#8220;Parigi&#8221; di Julien Green, tutte quelle degli <a href="http://www.ma-official.com/" target="_blank">M+A</a>.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/Viola-Cangi-8.jpg" alt="" title="Viola Cangi (8)" width="500" height="350" class="alignleft size-full wp-image-19343" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Ringraziamo Viola e vi invitiamo a visitare il suo <a href="http://www.flickr.com/people/violetberry/" target="_blank">Flickr</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Silent, black, Imagery</title>
		<link>http://www.enquire.it/2012/05/09/silent-black-imagery/</link>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 07:41:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecilia Cestari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[dark]]></category>
		<category><![CDATA[foresta]]></category>
		<category><![CDATA[germania]]></category>
		<category><![CDATA[sublime]]></category>

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		<description><![CDATA[Basterebbe spingersi nel profondo sud della Germania per ascoltare il richiamo della Foresta Nera, varcarne i confini e scoprire quali [<a href="http://www.enquire.it/2012/05/09/silent-black-imagery/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Basterebbe spingersi nel profondo sud della Germania per ascoltare il richiamo della Foresta Nera, varcarne i confini e scoprire quali magiche creature nasconde: umani neoprimitivi che hanno riscoperto nell’oscurità di quello spazio, tanto fisico quanto mentale, il loro antico legame con la natura più selvaggia.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-19256" style="padding-top: 10px;" title="garlandcoo_1" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/garlandcoo_1.jpg" alt="" width="500" height="500" /></p>
<p>Guardiana della foresta e conservatrice di radici è la designer <strong>Jasmin Isabel Eckerle</strong>, che nel 2009, con la collaborazione dell’artista <strong>Marcel Singer</strong>, ha dato soffio vitale al teutonico <em>brand</em> <strong>Garland Coo</strong>, che trova nell’incontro tra energie della natura e istinti primordiali la sua primissima fonte d‘ispirazione.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-19257" style="padding-top: 10px;" title="garlandcoo_2" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/garlandcoo_2.jpg" alt="" width="500" height="400" /></p>
<p>Ogni collezione di Jasmin è una manifestazione estetica di massimo grado, un’espressione visiva e tattile del Sublime. Indossare i suoi capi è come essere elevati ad uno stadio altro, parallelo, animato da percezioni di contrasto, suscitando in chi ci circonda attrazioni e repulsioni, desideri e paure.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-19258" style="padding-top: 10px;" title="garlandcoo_3" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/garlandcoo_3.jpg" alt="" width="500" height="500" /></p>
<p>Garland Coo è pura dicotomia, è trasposizione del vecchio nel nuovo, trasformazione culturale di paesaggi, rivisitazione di scenari nativi, ma soprattutto costruzione e decostruzione di un mondo dove la dimensione di originarietà si raggiunge attraverso dispositivi d’avanguardia.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-19266" style="padding-top: 10px;" title="garlandcoo_7" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/garlandcoo_7.jpg" alt="" width="500" height="333" /></p>
<p>Pellami, sovrapposizioni, libertà. Il nero come non-colore e la materia usurata come non-finito. Gli elementi dell’ambiente resi elementi di decoro. Queste le linee guida del marchio. I tagli asimmetrici e le sagome sottili vanno a richiamare le cime affusolate degli abeti, c’è l’idea di imperfezione, di casualità e spontaneità naturale, non solo per l’abbigliamento, ma anche per gli accessori: copricapi di pelliccia, motivi <em>bondage</em>, creste di pigne e grandi corna ci trasformano in animali metropolitani.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-19260" style="padding-top: 10px;" title="garlandcoo_5" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/garlandcoo_5.jpg" alt="" width="500" height="400" /></p>
<p><strong>The Imagery</strong> è il nome della prima collezione menswear, dedicata ad un eroe senza volto, dove strati di seta e cotone, dettagli in pelle e lunghi cappotti, assumono forme totalmente organiche, da fronde di fogliame o corazze d‘insetto. La tavolozza è ancora una volta monocromatica, a ribadire l’immaginario chiaroscurare di riferimento, a cui attinge anche il <em>setting</em> scelto per il <em>book</em>: siamo immersi nella foresta, la nostra vista si aguzza fra i rami e la vegetazione, il nostro animo è <em>dark</em> contemporaneo.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-19261" style="padding-top: 10px;" title="garlandcoo_6" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/garlandcoo_6.jpg" alt="" width="500" height="400" /></p>
<p>Garland Coo ci aiuta a combattere la quotidianità con l’arma della tradizione, non solo attraverso l’attività sartoriale, producendo nel tessile, ma dedicandosi a numerosi progetti correlati; ce lo dimostra la pagina web <a href="http://www.garlandcoo.com" target="_blank">www.garlandcoo.com</a>, aggiornatissima circa sperimentazioni artistiche, fotografiche e video. Non abbiate paura di scorrere gli ultimi servizi, le forze della Foresta Nera vi proteggeranno.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Vinyl Shop: Paul Weller</title>
		<link>http://www.enquire.it/2012/05/08/paul-weller-sonik-kicks/</link>
		<comments>http://www.enquire.it/2012/05/08/paul-weller-sonik-kicks/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 08 May 2012 10:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Frattaruolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica + Cinema + Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Modrock]]></category>
		<category><![CDATA[Motorik]]></category>
		<category><![CDATA[rock]]></category>

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		<description><![CDATA[Artist: Paul Weller. Title: Sonik Kicks. Year: March 19, 2012. Where: England. Shelf: Motorik, Rock, Modrock. Who? Paul Weller non [<a href="http://www.enquire.it/2012/05/08/paul-weller-sonik-kicks/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Artist:</strong> Paul Weller.</p>
<p><strong>Title:</strong> Sonik Kicks.</p>
<p><strong>Year:</strong> March 19, 2012.</p>
<p><strong>Where:</strong> England.</p>
<p><strong>Shelf:</strong> Motorik, Rock, Modrock.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/Sonik-Kicks.jpg" alt="" title="Sonik Kicks" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-19330" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Who?</strong></p>
<p><strong>Paul Weller</strong> non ha bisogno di presentazioni, la sua carriera artistica è nota ai più. Per chi non conoscesse ancora questo pilastro della musica mondiale, ci siamo noi di Enquire a darvi una bella rinfrescata. Il suo curriculum professionale è scomponibile in tre grandi fasi: l&#8217;esordio con i <strong>Jam</strong> in piena era punk (con cui produrrà pezzi gloriosi come <em>That&#8217;s</em><em> </em><em>Entertainment</em>, <em>To</em><em> </em><em>Be</em><em> </em><em>Someone</em> coverizzata dai “figliocci” Gallagher, <em>Going</em><em> </em><em>Underground</em> e <em>Town</em><em> </em><em>Called</em><em> </em><em>Malice</em>). La virata verso il northern soul e la black music con gli <strong>Style</strong><strong> </strong><strong>Council</strong>, ed infine la carriera solista in cui il modfather riesce a combinare il punk-rock degli esordi al “black” della seconda parte di carriera. Il risultato è la capacità di Weller di rimanere sempre al passo con i tempi, riuscendo a cavalcare ogni onda storica, dal periodo nero della “lady di ferro”, fino all&#8217;avvento del dominio di Facebook e della tecnologia (l&#8217;ultimo <strong>Wake</strong><strong> </strong><strong>Up</strong><strong> </strong><strong>the</strong><strong> </strong><strong>Nation</strong>, è una chiamata alle armi “contro” le nuove tecnologie). Questo però non è un corso di storia della musica, e quindi andiamo dritti al punto: l&#8217;ultima “fatica” (tra virgolette visto la prolificità pazzesca, un album ogni due anni, in media) <strong>Sonik</strong><strong> </strong><strong>Kicks</strong>.</p>
<p><iframe width="500" height="369" src="http://www.youtube.com/embed/VcxSdnxUDa8?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen style="padding:10px 0 10px 0;"></iframe></p>
<p><strong>What?</strong></p>
<p>A differenza del predecessore, il missile punk-rock Wake Up the Nation, in cui Weller rispolverava lo stile Jam, Sonik Kicks è velato di psichedelia sin dalle prime battute. Basta dare un&#8217;occhiata alla copertina del disco per captare i primi segni di “acidità”. Caleidoscopico, l&#8217;aggettivo giusto. L&#8217;avvio elettronico a base di synth e voce robotica di <em>Green</em> che va dissolvendosi in uno spigoloso Acid-rock, cede il passo al jingle di <em>The</em><em> </em><em>Attic</em>. Il trittico d&#8217;avvio, spezzato dalla strumentale <em>Sleep</em><em> </em><em>of</em><em> </em><em>the</em><em> </em><em>Serene</em>, si completa con <em>Kling</em><em> </em><em>I</em><em> </em><em>Klang</em> in cui è come se <em>Ray</em><em> </em><em>Davies</em> e i suoi <strong>Kinks</strong> suonassero il loro britrock in salsa krautrock. Ballate come la bachariana <em>By</em><em> </em><em>The</em><em> </em><em>Waters</em> e la più fluttuante <em>When</em><em> </em><em>Your</em><em> </em><em>Garden&#8217;s</em><em> </em><em>Overgrown</em>, o i quasi sette minuti di Jazz-soul velato reggae di <em>Study</em><em> </em><em>In</em><em> </em><em>Blue</em>, in cui Paul duetta alla voce con la moglie <em>Hannah</em>, son messi lì ad attenuare gli scossoni dati dal piglio elettr/ico/onico di pezzi come <em>Dragonfly</em> (un Weller in versione dance), Around the Lake (psych-rock che rimanda ad <em>Echoes</em><em> </em><em>Round</em><em> </em><em>The</em><em> </em><em>Sun</em> del penultimo<strong> </strong><strong>22</strong><strong> </strong><strong>Dreams</strong>) e <em>That</em><em> </em><em>Dangerous</em><em> </em><em>Age</em> (considerazioni di “mezza età”). Nello space-rock di <em>Drifters</em><em> </em>e <em>Paperchase</em><em> </em>aleggia invece lo spirito di <strong>Syd</strong><strong> </strong><strong>Barrett</strong> (artista venerato da Paul), ed è forse ciò che a quest&#8217;ora lo stesso Barrett si ritroverebbe a suonare se solo il periodo floydiano non lo avesse divorato. Nel mezzo, un via vai di collaborazioni “sotto mentite spoglie”. Negli studi di registrazione si alternavano il figlioccio Noel Gallagher che prestava il suo servizio dietro ad un basso, il “rivale” <em>Graham</em><em> </em><em>Coxon</em> (chitarrista dei <strong>Blur</strong>) alle prese con un organo Hammond, e l&#8217;ex <strong>Ocean</strong><strong> </strong><strong>Colour</strong><strong> </strong><strong>Scene</strong> <em>Steve</em><em> </em><em>Craddock</em> che si prestava alle chitarre. Il britpop che fu insomma. Ma la collaborazione più toccante è quella presente nel pezzo di chiusura, la ballata bowiana <em>Be</em><em> </em><em>Happy</em><em> </em><em>Children</em>, in cui compaiono la voce della figlia ventenne<em> Leah</em><em> </em>e il più piccolo <em>Mac</em>, in un pezzo che, discostandosi dalla linea tracciata dal resto dell&#8217;album, chiude in toni più tranquilli e tradizionali l&#8217;undicesimo lavoro solista, il più sperimentale, ma comunque ben riuscito, di Mister Weller.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Adriano De Vincentiis: l&#8217;art érotique</title>
		<link>http://www.enquire.it/2012/05/07/adriano-de-vincentiis-fumetto-erotico/</link>
		<comments>http://www.enquire.it/2012/05/07/adriano-de-vincentiis-fumetto-erotico/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 07 May 2012 08:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Taccardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[erotismo]]></category>
		<category><![CDATA[fumetto]]></category>
		<category><![CDATA[illustrazione]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>

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		<description><![CDATA[È l’erede di Manara? Non lo sappiamo, e soprattutto non spetta a noi dirlo. Noi ci limitiamo ad osservare, ammirare, [<a href="http://www.enquire.it/2012/05/07/adriano-de-vincentiis-fumetto-erotico/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È l’erede di Manara? Non lo sappiamo, e soprattutto non spetta a noi dirlo.<br />
Noi ci limitiamo ad osservare, ammirare, queste splendide <em>creature</em> che prendon vita per mano di </strong><strong>Adriano De Vincentiis</strong>.<br />
Disegnatore e fumettista, nato a Teramo, realizza a soli vent&#8217;anni la sua prima graphic novel a fumetti, ancora prima di diplomarsi al liceo artistico.<br />
Nel 1995 è pioniere, in tempi non sospetti, della contaminazione ad opera di fumettisti con il cinema hollywoodiano: intraprende giovanissimo e da solo una trasferta a Los Angeles dove collabora con progetti sperimentali e grosse produzioni cinematografiche. Qualche anno dopo, passata una breve esperienza a cinecittà, si trasferisce ad Hong Kong dando inizio ad una lunga collaborazione con il cinema cinese, tornando saltuariamente negli stati uniti e facendo da spola tra oriente ed occidente fino al 2001, mentre si riavvicina sequenzialmente al disegno per il cinema di animazione ed al fumetto, sua prima ed originaria passione.<br />
Nel 2004 rinuncia alle collaborazioni cinematografiche per tornare alla libertà intima e creativa del fumetto e negli anni seguenti realizza numerosi libri a fumetti e di illustrazione per il mercato francese, inserendosi presto nella schiera dei migliori rappresentanti dell&#8217;erotismo disegnato d&#8217;oltralpe, oggi le sue opere sono esposte nelle gallerie d&#8217;arte del fumetto più importanti di Parigi.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/Adriano-De-Vincentiis-2.jpg" alt="" title="Adriano De Vincentiis (2)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-19302" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Il pittore lo immaginiamo con tavolozza e colori, lo scultore con martello e scalpello. I tuoi abituali strumenti di lavoro invece quali sono?</strong><br />
Il primo strumento, come per i pittori e gli scultori, sono gli occhi, poi il cervello, che elabora immagini ed emozioni per trasportare e tradurre tutto in un segno. Poi la matita, tutto il resto è solo un arredo dell&#8217;immagine iniziale, e del disegno.<br />
Sono assolutamente convinto che non si può disegnare se non si è educati ad osservare prima.<br />
<strong>La tecnica o più in generale lo stile con cui ti trovi più a tuo agio?</strong><br />
In assoluto le matite, la matita è lo strumento del disegnatore, ogni altra tecnica è interessante, a volte necessaria ma la matita porta la morbidezza e la leggerezza dell&#8217;idea.<br />
Senza il disegno ogni altra tecnica non ha fondamento, non ha struttura. Devo confessare che apprezzo sempre di più un lavoro non finito rispetto ad uno terminato ed ultimato ad arte con qualsiasi tecnica, proprio perché conserva l&#8217;immediatezza dell&#8217;idea, il trasporto della creazione, e lascia sempre spazio mentale per immaginare altro. I lavori finiti e troppo curati a volte sono una barriera per l&#8217;immaginazione e non lasciano più spazio per la mente dove poter viaggiare. È per questo che mi impegno sempre a pubblicare tanti miei lavori solo a matita, non è facile, ma è una battaglia che per fortuna in molti mi stanno aiutando a combattere nell&#8217;editoria.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/Adriano-De-Vincentiis-3.jpg" alt="" title="Adriano De Vincentiis (3)" width="500" height="700" class="alignleft size-full wp-image-19303" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/Adriano-De-Vincentiis-4.jpg" alt="" title="Adriano De Vincentiis (4)" width="500" height="700" class="alignleft size-full wp-image-19304" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Qualsiasi cosa dipingi ritrae te stesso. È vero?</strong></p>
<p>Credo che ogni artista ritragga i <em>molti se stesso</em>. C&#8217;è un profondo senso di multi-personalità nel lavoro dell&#8217;artista che mi ha sempre affascinato e sul quale ancora rifletto molto.</p>
<p><strong>I tuoi disegni e le tue storie quindi, come nascono, dove o come trovi  l’ispirazione. È difficile reinventarsi continuamente?</strong><br />
Non ci dovrebbe essere mai nulla di difficile nel lavoro creativo. Se c&#8217;è difficoltà ci sono ostacoli e se ci sono ostacoli significa che l&#8217;opera non è più un atto di libertà, ma di sacrificio. Di storie a fumetti ne ho scritte poche, solitamente lavoro su storie scritte da altri, ma anche un solo disegno può contenere una storia. L&#8217;ispirazione è misteriosa e così deve restare, può derivare da qualsiasi cosa, io cerco sempre ispirazione nella fotografia, poco nel cinema, e nelle cose che hanno influenzato la mia crescita, quelle che sento mie. Per questo, come dicevamo prima, tutto il lavoro che fa un artista alla fine si può guardare come un gigantesco puzzle dove sono rappresentati i pezzi delle sue personalità nel tempo.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/Adriano-De-Vincentiis-5.jpg" alt="" title="Adriano De Vincentiis (5)" width="500" height="700" class="alignleft size-full wp-image-19305" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Erotismo e pornografia. Qual è, se esiste, la linea di demarcazione?</strong></p>
<p>La pornografia per definizione è quella dimensione dove non esiste più desiderio, è una visione  esclusiva del sesso de-concettualizzata e senza nessun contenuto soggettivo, il porno è puro atto sessuale, carne senza concetto, il desiderio è assente e non c&#8217;è attrazione, tutto accade subito e si conclude come nel lavoro di una macchina. Non è per questo poco interessante, anzi, ha delle proprietà incredibili ed affascinanti.<br />
L&#8217;erotico invece è, si può dire, l&#8217;esatto contrario dei termini che ho espresso. È desiderio, concettualizzazione, pensiero, attesa, contemplazione, interiorizzazione del soggetto. Per me la natura è tutta erotica, una cascata o un albero sono egualmente erotici rispetto ad una ragazza nuda in spiaggia, perché tutte queste cose esprimono una incredibile forza di vita ed energia, l&#8217;energia è erotica, o l&#8217;erotismo è energia. L&#8217;erotismo non equivale né al sesso né al nudo, come spesso si può pensare, il sesso e il nudo fanno parte della vita di tutti, eppure sembrano argomenti che quando vengono trattati precipitano chi li tratta immediatamente nell&#8217;“erotico”. Non sono d&#8217;accordo con questo, sia il sesso che il nudo, come la loro assenza, non possono essere erotici se non c&#8217;è una concettualizzazione e interiorizzazione del desiderio, e sopratutto se non c&#8217;è mistero ed energia.</p>
<p><strong>Non è il disegnatore che sceglie l’erotismo, è l’erotismo che sceglie il disegnatore? Quando l’erotismo ha scelto te?</strong></p>
<p>In questa frase, che Milo ha scritto per una prefazione ad un mio libro, ha espresso un concetto talmente ampio e bello che sarebbe difficile e anche riduttivo trattarlo in poche righe. Credo di essere stato scelto da sempre, perchè la mia unica ricerca fin da bambino è stata l&#8217;energia dell&#8217;erotico.<br />
<img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/Adriano-De-Vincentiis-6.jpg" alt="" title="Adriano De Vincentiis (6)" width="500" height="700" class="alignleft size-full wp-image-19306" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/Adriano-De-Vincentiis-7.jpg" alt="" title="Adriano De Vincentiis (7)" width="500" height="700" class="alignleft size-full wp-image-19307" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/Adriano-De-Vincentiis-8.jpg" alt="" title="Adriano De Vincentiis (8)" width="500" height="700" class="alignleft size-full wp-image-19308" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Da Manara a Crepax per citarne alcuni, ovviamente i più noti. Chi sono i tuoi maestri?</strong></p>
<p>Milo Manara mi ha sconvolto l&#8217;adolescenza, per l&#8217;innocenza e la sospensione delle sue donne anche nel momento in cui si prodigano negli atti sessuali più estremi, per me è stato un Maestro e lo rimane tutt&#8217;ora, perché lui mi ha fatto vedere che si può creare una carriera disegnando soltanto quello che ci piace. Crepax è stata una ri-scoperta recente, ma oggi lo considero uno dei più grandi fumettisti di tutti I tempi. Tra gli artisti e fumettisti che mi hanno influenzato ci sono tanti maestri e disegnatori che hanno fatto il mestiere artigianale del fumetto con una maestria incredibile, di loro ho ammirato e ammiro ancora la sapienza e la disciplina nel rappresentare tutto quello che serve in un fumetto o in una illustrazione con il massimo impegno. Sarebbe una lista lunghissima e rischierei di omettere qualcuno per distrazione, mi limito soltanto a ringraziarli tutti, quelli che non si sono mai risparmiati un colpo, facendo i furbi o tirando via il lavoro, anche quando potevano.</p>
<p><strong>Critica e pubblico ti hanno eletto ad erede del succitato Manara. Gran bella soddisfazione no?</strong></p>
<p>Non è una soddisfazione perchè non è una cosa che ho cercato. La soddisfazione implica una aspirazione a cui si tende e questo non è il caso. Inoltre lo trovo esagerato.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/Adriano-De-Vincentiis-9.jpg" alt="" title="Adriano De Vincentiis (9)" width="500" height="700" class="alignleft size-full wp-image-19309" style="padding-top:10px;" /></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/Adriano-De-Vincentiis-10.jpg" alt="" title="Adriano De Vincentiis (10)" width="500" height="700" class="alignleft size-full wp-image-19310" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/Adriano-De-Vincentiis-11.jpg" alt="" title="Adriano De Vincentiis (11)" width="500" height="700" class="alignleft size-full wp-image-19311" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Negl’ultimi anni stai riscuotendo parecchio interesse in Spagna, Stati Uniti e soprattutto Francia. In Italia invece come te la cavi?</strong></p>
<p>Me la cavo male.</p>
<p>In Italia non ho mai lavorato, tranne qualche caso isolato, come due anni fa con Frigidaire, ma non è detto, c&#8217;è qualcosa di nuovo a cui sto lavorando che forse potrebbe per la prima volta portarmi nelle librerie Italiane.</p>
<p><strong>Marzo 2012, i tuoi disegni su Playboy. Che effetto fa vedere le proprie creature mescolarsi tra tanta carne?</strong></p>
<p>Non avrei potuto sperare di meglio.</p>
<p><strong>In Francia ogni anno vengono pubblicati c.a 3mila nuovi fumetti, con una varietà di case editrici, storie e generi impressionante. In Italia tutto ciò non esiste e non è mai esistito. Manca il talento in Italia, la volontà di investire in questo settore, o cosa?</strong></p>
<p>In Italia manca l&#8217;educazione all&#8217;arte, al bello, al valore vero delle immagini e dei messaggi.</p>
<p>Il nostro intrattenimento e la nostra cultura sono avvilenti, sono prodotti insulsi creati per un pubblico di mentecatti, idioti. Io non accendo la tv e non seguo questo stream deprimente da più di dieci anni, ma tutto quello che vedo offende la mia intelligenza, è ovvio che ne consegue una assoluta mancanza di valorizzazione degli artisti e di conseguenza della grande arte artigianale che è il fumetto.</p>
<p><strong>Hai mai pensato di abbandonare il nostro bel paese e di cercar fortuna altrove?</strong></p>
<p>No. Ho viaggiato moltissimo per lavoro negli anni passati e ho visto e vissuto le grandi metropoli europee e del mondo, da Hong Kong a Los Angeles dove ho vissuto per un po&#8217;.</p>
<p>Vivo in Italia perché mi piace e non c&#8217;è altro posto dove vorrei vivere adesso oltre a quello in cui mi trovo.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/Adriano-De-Vincentiis-12.jpg" alt="" title="Adriano De Vincentiis (12)" width="500" height="700" class="alignleft size-full wp-image-19312" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Quanto tempo occupa il disegno nell’arco di una tua giornata tipo, e quando in particolare ti piace più disegnare?</strong></p>
<p>Non ho giornate tipo per fortuna perché ho il terrore di annoiarmi e di annoiare gli altri, soprattutto, quindi cervo di vivere ogni giornata fuori da ogni routine. Quando lavoro il disegno occupa l&#8217;intera giornata, a volte fino a notte fonda, o anche qualche ora, o a volte solo dei minuti, posso disegnare e lavorare per tredici ore filate o per mezz&#8217;ora, a seconda del momento. Quando ero più giovane mi piaceva disegnare di notte, adesso sto riscoprendo la forza illuminante del mattino.</p>
<p><strong>Se la tua vita fosse un film, quale sarebbe?</strong></p>
<p>Barbarella di Roger Vadim.</p>
<p><strong>Un artista italiano che stimi particolarmente?</strong></p>
<p>Omar Galliani.</p>
<p><strong>Qualcosa che vorresti dire, ma che non ti è stato chiesto.</strong></p>
<p>Sono belle le cose mai chieste e quelle mai risposte, lasciamo tutto così.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/Adriano-De-Vincentiis-13.jpg" alt="" title="Adriano De Vincentiis (13)" width="500" height="600" class="alignleft size-full wp-image-19313" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Ringraziando Adriano per la sua disponibilità, vi lasciamo in compagnia delle sue <em>creature</em>, che potete trovare sul suo <a href="http://www.sophiabd.com/" target="_blank">sito</a>, oppure sul suo <a href="http://sophiabd.livejournal.com/" target="_blank">blog</a> o ancora su <a href="http://www.facebook.com/adrianodevincentiis" target="_blank">Facebook</a>.<br />
Buona visione.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>A Bathing Ape feat. United Arrows</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 07:34:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Veronica Viscione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[formalwear]]></category>
		<category><![CDATA[savile row]]></category>
		<category><![CDATA[streetwear]]></category>
		<category><![CDATA[Tokyo]]></category>
		<category><![CDATA[united arrows]]></category>

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		<description><![CDATA[Da Londra al Giappone il passo può essere molto breve, e se si parla di streetwear ce n&#8217;è per tutti [<a href="http://www.enquire.it/2012/05/07/a-bathing-ape-feat-united-arrows/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da Londra al Giappone il passo può essere molto breve, e se si parla di <em>streetwear</em> ce n&#8217;è per tutti e per tutti i gusti. Nell&#8217; avanguardistico arcipelago asiatico, uno dei <em>brand</em> più noti, tanto da essere indossato anche da celebrità del calibro di Pharrell Williams e Kayne West, è sicuramente<strong> BAPE &#8211; A Bathing Ape</strong>. Con 25 negozi di proprietà, una <em>boutique</em> a Londra e milioni di giapponesi che per uno dei suoi capi farebbero follie, il <em>brand</em> domina la scena <em>street fashion underground</em> di Tokyo, grazie alla vincente direzione creativa del designer <strong>Nigo</strong>, appellativo di <strong>Tomoaki Nagao</strong>.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-19278" style="padding-top: 10px;" title="mr_bathing_ape_1" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/bape_1.jpg" alt="" width="500" height="332" /></p>
<p>Dopo un diploma in <em>fashion editing</em> e un lavoro <em>part-time</em> nella redazione di <strong>Popeye &amp; Olive</strong> come <em>stylist</em> e curatore della sezione sulle tendenze e le sub-culture, nel &#8217;92 Nigo, insieme a <strong>Jonio</strong>, stilista del <em>brand</em> <strong>Undercover</strong>, decide di dedicarsi prima alla vendita di abbigliamento selezionato e poi alla creazione di un <em>brand</em> vero e proprio.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-19283" style="padding-top: 10px;" title="mr_bape_1" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/mr_bape_1.jpg" alt="" width="500" height="333" /></p>
<p>Detto, fatto. Il 1 Aprile 1993 viene inaugurato ad Harajuku il negozio <strong>Nowhere</strong> e da lì seguirà tutto il resto. Il nome del marchio, <strong>BAPE</strong>, ispirato al film del 1968 &#8220;Planet of the Apes&#8221;, sintetizza il concetto di “A Bathing Ape in Lukewarm water”, espressione usata per descrivere la vita agiata e comoda dei ragazzi di Tokyo oggi, nonché <em>target</em> di riferimento del marchio. Per i primi due anni la produzione era di circa trenta magliette a settimana, di cui la metà venivano vendute agli amici e le altre al pubblico.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-19281" style="padding-top: 10px;" title="mr-bathing-ape-2011-summer-lookbook-1" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/mr-bathing-ape-2011-summer-lookbook-1.jpg" alt="" width="500" height="540" /></p>
<p>Tra le t-shirt vendute agli amici ci fu anche quella regalata a <strong>Kuyamada</strong>, il cantante del gruppo giapponese <strong>Cornelias</strong>, che la indossò durante le sue <em>performances</em> dando così a BAPE una certa visibilità. Le proposte di Nigo non sono solo una questione d&#8217;abbigliamento, ma rappresentano un vero e proprio <em>lifestyle</em>.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-19284" style="padding-top: 10px;" title="mr-bathing-ape-2011-summer-lookbook-10" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/mr-bathing-ape-2011-summer-lookbook-10.jpg" alt="" width="500" height="540" />L&#8217;alta qualità dei capi e la loro difficile reperibilità hanno fatto la fortuna del <em>brand</em>, rendendolo particolarmente esclusivo. Dopo aver incontrato il favore del pubblico e conseguentemente il successo, sono state molte le collaborazioni avviate: da <strong>Futura</strong> alla <strong>Pepsi Cola</strong>, passando per <strong>Pharrell Williams</strong> e la linea <strong>BBC</strong> (Billionaire Boys Club). Già da qualche stagione, inoltre, BAPE lavora a braccetto con <strong>United Arrows</strong>, il gigante del <em>retail</em> del lusso giapponese, per la linea <strong>Mr. Bathing Ape</strong>, ed è proprio per l&#8217;estate 2012 che si è deciso di rispolverare questa <em>partnership</em>, dandogli una connotazione più sartoriale.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-19286" style="padding-top: 10px;" title="mr-bathing-ape" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/mr_bape_tie.jpg" alt="" width="500" height="371" /></p>
<p>L&#8217;idea è quella di unire il carattere classico tipico di English Savile Row agli accenti personali di BAPE, compresa la famossissima stampa <em>camouflage</em>. I tessuti pregiati usati per creare ogni singolo capo provengono dalle più rinomate produzioni italiana, giapponese e del Dormeuil di Parigi.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-19291" style="padding-top: 10px;" title="mr_bathing_ape_3" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/mr_bathing_ape_3.png" alt="" width="500" height="508" /></p>
<p>Grande è l&#8217;attenzione dedicata al dettaglio e all&#8217;artigianalità dei capi, prodotti nelle fabbriche e nei laboratori più illustri del Giappone, mixando all&#8217;interno della collezione lo stile senza tempo del <em>formalwear</em> inglese con infusioni tipiche dello <em>streetwear</em>. La collezione, composta da completi, giacche, cravatte, scarpe, camicie e panciotti, è in vendita fino alla fine dello stock nei negozi A bathing Ape selezionati, in previsione di un&#8217;estate di gran classe. Il sito <a href="http://www.eu.bape.com" target="_blank">eu.bape.com</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>PUMA® alla conquista della notte</title>
		<link>http://www.enquire.it/2012/05/04/puma-alla-conquista-della-notte/</link>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 08:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberta Ungaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[outfit]]></category>
		<category><![CDATA[puma]]></category>
		<category><![CDATA[social]]></category>
		<category><![CDATA[streetstyle]]></category>

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		<description><![CDATA[Notte, la tua notte, ogni notte, comincia con una semplice domanda. Abbiamo superato di gran lunga quella “città tutta da [<a href="http://www.enquire.it/2012/05/04/puma-alla-conquista-della-notte/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Notte, la tua notte, ogni notte, comincia con una semplice domanda</em>.<br />
Abbiamo superato di gran lunga quella “città tutta da bere” che odora di colletti inamidati e rumorosi tacchi sull’asfalto, non esistono più televisioni dall’antenna difettosa che proprio sul più bello fa saltare l’ultimo minuto di quella partita tanto noiosa.</p>
<p><img class="alignleft  wp-image-19206" style="padding-top: 10px;" title="pumasocial_1" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/pumasocial_1.jpg" alt="" width="500" height="500" /></p>
<p>Chi è troppo impegnato a trovare l’<em>outfit</em> migliore, chi deluso da un amore passa quelle ore buie sdraiato sul divano, chi ha decisamente esagerato recuperando ogni minima goccia presente sul bancone del bar e si ritrova a urlare in mezzo alla strada. Si parte dalla comunicazione diretta di chi vuole fare parte di una comunità attiva, giovane, contemporanea ma soprattutto viva. </p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-19207" style="padding-top: 10px;" title="pumasocial_2" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/pumasocial_2.jpg" alt="" width="500" height="500" /></p>
<p><strong>PUMA</strong> ha deciso di conquistare. La <strong>PUMA Social Experience</strong> troverà il suo culmine durante le Olimpiadi, fulcro di una filosofia che racchiude in sè le idee di un marchio che continua ad affermarsi anno per anno, fino ad arrivare, inoltre, all’inaugurazione del <strong>The Puma Yard</strong>, il più frande <strong>PUMA Social club</strong> a East London.</p>
<p><img class="alignleft  wp-image-19208" style="padding-top: 10px;" title="pumasocial_3" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/pumasocial_3.jpg" alt="" width="500" height="400" /></p>
<p>Puma ha deciso di conquistare la notte di ognuno con la sua filosofia di non voler essere semplicemente un <em>brand</em>, ma un vero e proprio <em>lifestyle</em>; realizza così il suo primo cortometraggio, creato dall’agenzia <strong>Droga5</strong> e diretto da <strong>Fredrik Bond</strong> e diventa protagonista, insieme ai personaggi più divertenti, più irriverenti, quelli che vivono durante la notte per il piacere di disturbare chi pensa che la luna sia solo da portare a letto. Non è semplice e puro <em>streetstyle</em>, è il racconto di uno spirito nuovo di chi affronta le ore piccole come una vera squadra. Vincente, s’intende.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-19209" style="padding-top: 10px;" title="pumasocial_4" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/pumasocial_4.jpg" alt="" width="500" height="400" /></p>
<p>Tutto questo viene condiviso attraverso un cortometraggio in cui Puma Social, attraverso le figure spesso più stereotipate di un gruppo di amici, convince il proprio pubblico ad escludere il noioso zapping televisivo dalle proprie attività sociali. Non esiste sfida più avvincente del riuscire ad arrivare al traguardo dell’alba senza stramazzare al suolo. Non esistono sconosciuti che ci fanno gioire inutilmente di fronte a un acido schermo in differita. Il tuo gruppo è la tua squadra, il primo giudice sei tu.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-19210" style="padding-top: 10px;" title="pumasocial_5" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/pumasocial_5.jpg" alt="" width="500" height="400" /></p>
<p>Viviamo in una generazione di condivisione istantanea, in cui il primo pensiero è di dimostrare all’altro quanto i propri momenti siano più divertenti dei suoi, ma Puma non vuole lanciare una sfida, esige di essere l’anello di congiunzione tra <em>hangover</em>, vittoria e parole indimenticabili.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-19211" style="padding-top: 10px;" title="pumasocial_6" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/pumasocial_6.jpg" alt="" width="500" height="400" /></p>
<p>È il racconto del mondo degli &#8220;atleti dell’<em>afterhour</em>&#8220;, ma non solo. È la conquista di un <em>brand</em> che decide di trattare una tematica quasi convenzionale attraverso immagini che catturano l’attenzione di ricordi che riportano a quella famosa serata che non si dimenticherà mai. Il cortometraggio:</p>
<p><iframe width="500" height="284" src="http://www.youtube.com/embed/iUw562N5dzw" frameborder="0" allowfullscreen style="padding:10px 0 10px 0;"></iframe></p>
<p>Credits </p>
<p><em>Photo &#8211; Roberta Ungaro.</p>
<p>Styling- Lucilla Spagnuolo//Domenico Principato.</p>
<p>Models &#8211; Andreina, Angelu, Artemio, Jacopo, Carlo.</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Paure, rimorsi e rimpianti: Curiel 8</title>
		<link>http://www.enquire.it/2012/05/04/curiel-8-mara-cerri-magda-guidi/</link>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 07:00:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara Marzullo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[albo]]></category>
		<category><![CDATA[film festival]]></category>
		<category><![CDATA[fumetto]]></category>
		<category><![CDATA[illustrazione]]></category>
		<category><![CDATA[pesaro]]></category>

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		<description><![CDATA[Sarebbe stato diverso se ci fossimo incontrati da piccoli? si chiedono Emma e Dario, i protagonisti di Via Curiel 8, [<a href="http://www.enquire.it/2012/05/04/curiel-8-mara-cerri-magda-guidi/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Sarebbe</em><em> </em><em>stato diverso se ci fossimo incontrati da piccoli? </em>si chiedono Emma e Dario, i protagonisti di Via Curiel 8, un meraviglioso e elengante albo illustrato diventato poi cortometraggio delle brave <strong>Mara Cerri</strong> e <strong>Magda Guidi</strong>.<br />
Premiato al Torino Film Festival e vincitore del Premio Arte France al Festival di Annency, Via <strong>Curiel 8</strong> è un libro prezioso, che affronta le paure, i rimorsi e i rimpianti di chi si chiede cosa sarebbe successo se solo&#8230;, di come sarebbero cambiate le proprie vite di tutti i se<strong> </strong>dei nostri giorni, degli amori e delle paure dell&#8217;infanzia e della vita adulta: lo riesce a fare con una grazia unica, con una sensibilità puntuale.<br />
Ne parliamo con le due autrici.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/Curiel-8-3.jpg" alt="" title="Curiel 8 (3)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-19220" style="padding-top:10px;" /></p>
<p><strong>Mara, tu vieni dall&#8217;illustrazione («l&#8217; elegante e trasognata capofila di una famiglia di disegnatori provenienti dalla più che meritevole scuola d’arte di Urbino», come ti definisce Fofi) – Magda invece dal cinema di animazione (Scuola del Libro – di Urbino, nella sezione Cinema d’animazione) – stesso luogo di provenienza, ma ambiti non identici. Come entrate in contatto?</strong></p>
<p><strong>Mara:</strong> Ambiti diversi, ma c&#8217;è da dire che abbiamo studiato insieme a Urbino, dove abbiamo anche intrapreso il bienno di perfezionamento. Se parliamo a livello autoriale <em>Via Curiel 8</em> è il nostro primo lavoro insieme, anche se già avevamo lavorato insieme a piccole cose, come illustrazioni o a antologie (<em>come Banchi di nebbia, Orecchio Acerbo 2010, n.d.I).</em></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/Curiel-8-5.jpg" alt="" title="Curiel 8 (5)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-19221" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>L&#8217;albo omonimo del 2009, pubblicato sempre da Orecchio Acerbo, nasce da un&#8217;idea di entrambe o arrivate alla collaborazione solo in seguito?</strong></p>
<p><strong>Mara:</strong> Il libro di cui parli è effettivamente firmato da me, è un progetto mio<em>, </em>ma va detto che in quel momento io e Magda eravamo molto vicine e che era un momento di forte scambio e confronto tra noi due: quelli del libro sono temi toccano entrambe – e in certi casi poi come fai a dividere vita e opere? Quando è arrivato il momento di chiamare qualcuno, è stato naturale e giusto chiamare Magda, la persona più adatta, quella più giusta per rimpastare da capo il lavoro, per reimpostarlo e ricondividerlo assieme.</p>
<p><strong>Come nasce l&#8217;idea dietro a Via Curiel 8? C&#8217;è un&#8217;idea di infanzia come tempo della possibilità, al riparo dalle vie obbligate della maturità, dove tutto si può perdonare. Cos&#8217;è per voi quel periodo?</strong></p>
<p><strong>Mara:</strong>Via Curiel è il desiderio di tornare indietro, di tornare a correggere qualcosa – di rimetterla a posto in un tempo passato. È il desiderio di rimuovere qualcosa, nel senso di sistemare, non di cancellare.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/Curiel-8-6.jpg" alt="" title="Curiel 8 (6)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-19222" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Com&#8217;è nato tecnicamente il cortometraggio? 4.000 disegni e 2 anni di lavorazione – quali sono le differenze tra leggere e vedere? Quale sentite che è la vera natura di Via Curiel?</strong></p>
<p><strong>Magda:</strong> Hai detto bene, sono serviti circa 4000 disegni e se fai un rapido calcolo ti rendi conto che la quantità dei disegni è legata ai motivi tecnici, dal numero di fotogrammi al secondo. In più nel montaggio poi si sono perse alcune scene, ognuna delle quali era stata lavorata e disegnata – infatti ogni fotogramma è disegnato a mano, quindi sì, è stato un lavoro enorme.</p>
<p>Per quanto riguarda la differenza libro-corto: nel momento in cui sono subentrata io al lavoro, ci siamo messe di nuovo, lei con me, a ripensare a questa storia in un altro modo, cioè a come riportare lo stesso contenuto con un media diverso – alcune scene nel libro non ci sono, per esempio, quindi abbiamo iniziato a crearne molte altre, giuste e sbagliate, a fare molte prove di montaggio, per capire come trasporlo, perché il passaggio dal libro al corto non poteva essere un procedimento meccanico. Insieme abbiamo cercato di capire come sviluppare il corto, come strutturarlo – abbiamo visto e ricordato film insieme, per cercare la maniera di dare la stessa potenza visiva in un altro modo, cambiando scene, dando respiro a altre – ad esempio quella dell&#8217;incontro tra i due personaggi è diversa. Forse poi anche le esperienze che si accumulavano, il tempo che è passato nella lavorazione ha contribuito a cambiare il modo di leggere la storia – abbiamo dedicato molto tempo alla lavorazione, dentro c&#8217;era quasi tutta la nostra vita e la vita, il mondo che ci stava attorno contaminava a sua volta il lavoro.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/Curiel-8-7.jpg" alt="" title="Curiel 8 (7)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-19223" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Per parlare del vostro lavoro, sono state citati molti autori, fino alle avanguardie di inizio Novecento, passando per i vari Bunuel, Ejzenstejn.<br />
Ma cosa c&#8217;è nel vostro immaginario, dall&#8217;illustrazione al cinema?</strong></p>
<p><strong>Magda:</strong> Ci sono immagini del nostro lavoro che richiamano altre opere, che provengono non solo dal cinema, ma anche dalla pittura: ad esempio in una il protagonista maschile assume una posizione che richiama alcune pitture del &#8217;400, o altre scene ci ricordavano la <em>Giovanna d&#8217;Arco</em> di Dreyer, o, e questo è l&#8217;episodio più clamoroso, esiste un fotogramma che ricorda quasi esattamente <em>Persona</em> di Bergman e non ce ne siamo rese conto prima di qualche tempo fa. A volte è stato un procedimento a posteriori, quello di rendersi conto di certe influenze, altre volte era più consapevole. Certe cose non sono solo coincidenze: sono le immagini che abbiamo incamerato, che abbiamo visto e amato, sono tornate fuori, emerse, quasi inconsapevolmente – così lavora da dentro un immaginario, e ce ne siamo rese conto.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/Curiel-8-2.jpg" alt="" title="Photo5_ 184" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-19224" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>C&#8217;è qualcosa di nero nell&#8217;infanzia che raccontate – qualcosa che coincide più o meno con «<em>i grandi non sanno mai quanto ci si può sentire brutti da bambini</em>», citando Eternal Sunshine of a Spotless Mind. E vengono in mente altri lavori sul periodo da voi descritto, come <em>La coda del lupo</em> di Marino Neri (anche lui a Bilbolbul). Infanzia nera, senza unicorni o forse è qualcosa di più vicino all&#8217;idea di fiaba, che è sempre spaventosa, nera, misteriosa?</strong></p>
<p><strong>Mara:</strong> Dato che parli di Gondry, hai presente la scena in cui ci sono loro da piccoli? Ecco, fanno una domanda che è molto simile, <em>&#8220;</em><em>Sarebbe</em><em> </em><em>stato diverso se ci fossimo incontrati da piccoli?&#8221;</em> – non ricordo se addirittura è la stessa &#8211; a quella che si fanno i protagonisti di Via Curiel; mi ricordo che ne avevo parlato e l&#8217;avevo mostrata a Magda.</p>
<p>Io per me non ricordo nell&#8217;infanzia un&#8217;idea di bambina senza pensieri o senza problemi o crisi – ero una bambina molto emotiva e quando con Magda abbiamo iniziato a lavorare e a condividere i nostri ricordi, le nostre inquietudini, già da lì ce ne siamo rese conto, abbiamo percepito chiaramente che i bambini nell&#8217;infanzia percepiscono i disagi, i conflitti del mondo adulto, però non sapendoli districare, li vivono come un mistero – e poi un mistero rimangono sempre.</p>
<p><strong>Disegnatori da tenere sott&#8217;occhio?</strong></p>
<p><strong>Mara:</strong><em></em>Ce ne sarebbero molti, restringiamo il campo a chi era con noi al BilBolBul e diciamo Virginia Mori e Valentina Paci.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/Curiel-8-4.jpg" alt="" title="Curiel 8 (4)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-19225" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Se Via Curiel diventasse un film, attori?</strong></p>
<p><strong>Mara:</strong> Intanto tutti i personaggi che vedi, tutti gli oggetti sul comodino, sono elementi, amici, persone che conosciamo e vicine nella lavorazione del film – quindi gli attori li abbiamo già. I due protagonisti, invece: la bambina è già la protagonista di un film, di <em>Alice nelle città</em> di Wim Wenders – per disegnarla mi sono ispirata a dei frame, dei fotogrammi del film, e la bambina a tratti le somiglia, a tratti no – nell&#8217;animazione, la sequenza di un disegno dopo l&#8217;altro può far cambiare moltissimo le fisionomie – si vede bene in una delle prime scene &#8211; e questo ci piaceva molto, è qualcosa che l&#8217;animazione ha in sé, può sembrare un limite, ma non lo è, è il suo tratto distintivo. Questo effetto vibrante che si ottiene mettendo i disegni in sequenza conferisce al lavoro una potenza diversa, è qualcosa di unico. Il bambino invece era il piccol protagonista de <em>La Mala Education</em> di Almodovar. Per gli adulti chi potremmo ingaggiare? Per lui Marcello Mastroianni – mentre lei sarebbe Monica Vitti!</p>
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		<title>Vinyl Shop: Metric</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 08:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sebastiano Piras</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica + Cinema + Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Indie Rock]]></category>
		<category><![CDATA[new wave]]></category>
		<category><![CDATA[Post-Punk Revival]]></category>

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		<description><![CDATA[Artist: Metric. Title: Synthetica. Year: June 12, 2012. Where: Canada. Shelf: Indie Rock, New Wave, Post-Punk Revival. Who? I Metric [<a href="http://www.enquire.it/2012/05/02/metric-synthetica/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Artist</strong>: Metric.</p>
<p><strong>Title: </strong>Synthetica.</p>
<p><strong>Year</strong>: June 12, 2012.</p>
<p><strong>Where</strong>: Canada.</p>
<p><strong>Shelf</strong>: Indie Rock, New Wave, Post-Punk Revival.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/Synthetica.jpg" alt="" title="Synthetica" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-19201" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Who</strong>?</p>
<p>I <strong>Metric </strong>sono un quartetto canadese capitanato da una donna, <em>Emily Haines</em>, la fondatrice del gruppo. L’idea della band nasce nel 1998, a Toronto, per poi realizzarsi con un primo album (<strong>Old</strong> <strong>World Underground, Where Are You Now?</strong>), soltanto nel 2003. Dopo vari riconoscimenti a livello locale, nel 2009 arriva la definitiva consacrazione. Col loro precedente <strong>Fantasies </strong>sono infatti riusciti a mettere d’accordo pubblico e critica, piazzando album e singoli nelle classifiche mondiali e prestando alcune loro canzoni a telefilm e videogiochi, come da tradizione nella scena musicale indipendente americana. Da sempre contraddistinti per il loro sound alternativo che vanta elementi di new wave e post-punk, i Metric hanno ricevuto nomination per il <em>Polaris Music Prize</em> (2009), vincendo anche due <em>Casby Awards</em>, sempre nel 2009, e altri due <em>Juno Awards</em> (2010), rispettivamente come album alternativo e gruppo dell’anno. Ora, a quasi tre anni di distanza dall’ultimo lavoro in studio, il gruppo di Emily Haines è pronto a pubblicare il nuovo album, in uscita il 12 giugno, preceduto da un nuovo singolo che rappresenta un leggero cambiamento di rotta nella direzione musicale del quartetto made in Canada.</p>
<p><iframe width="500" height="284" src="http://www.youtube.com/embed/pITsgRaJxy0?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen style="padding:10px 0 10px 0;"></iframe></p>
<p><strong>What?</strong></p>
<p><strong>Synthetica</strong>, il nuovo album, sta già facendo parlare di sé, anche per la presenza di un grande della storia musicale mondiale, tale <strong>Lou Reed</strong>. Come ha detto la stessa Emily, l’album “<em>è incentrato sulla capacità di identificare l’originale in una serie di riproduzioni. Tratta del rapporto tra ciò che è reale e ciò che è artificiale</em>”. In effetti, questa eterna contrapposizione viene fuori – seppur con estremi diversi –  anche da <em>Youth Without Youth</em>, il singolo che anticipa l’uscita dell’album. Una bella sferzata di energia accompagnata da un testo che non ha bisogno di ulteriori considerazioni, un testo sinistro che parla appunto da solo: “<em>Apathetic to the devil’s face/ Wear the sheriff’s badge put your toys away/ They let us go saying let us pray</em>”. D’altronde, come affermano gli stessi Metric, la canzone ha preso forma in maniera lenta, e il fatto che racconti la “crescita”  di un bambino verso l’età adulta, una crescita tormentata, che va dagli ingenui giochi di infanzia alle bravate dell’adolescente, trova un perché proprio nel suo graduale processo di composizione. Il brano è una sorta di denuncia sociale dove il carnefice, “the older generation” sta svendendo, ingiustamente, “the younger generation”. E come dar loro torto, visti i tempi che corrono?</p>
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		<title>Autoctona: amuleti e minimalismo</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 07:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlotta Licciardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[amuleto]]></category>
		<category><![CDATA[nylon]]></category>
		<category><![CDATA[simbolo]]></category>
		<category><![CDATA[unisex]]></category>

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		<description><![CDATA[Abbiamo fiuto per i designer con la D maiuscola. Un anno fa vi abbiamo presentato Autoctona, un marchio creato da [<a href="http://www.enquire.it/2012/05/02/autoctona-amuleti-e-minimalismo/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo fiuto per i designer con la D maiuscola. Un anno fa vi abbiamo presentato <strong>Autoctona</strong>, un marchio creato da Alessandra, designer italiana ma con base a Londra. Una creativa con una grande passione per gioielli e viaggi, una vera <em>globetrotter</em> creativa. La sua nuova collezione, <strong>Nocturama</strong>, nasce dal desiderio di reinterpretare l’amuleto. Un simbolo ricco di significati per la designer che lo ha riscoperto proprio grazie ai suoi viaggi e alla ricerca delle diverse culture, per poi tornare a quella della sua terra nativa: la Sardegna, colma di figure significative, materiali preziosi e colori affascinanti.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-19188" style="padding-top: 10px;" title="autoctona_1" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/autoctona_1.jpg" alt="" width="500" height="315" /></p>
<p>Temi ricorrenti sono amuleti e simboli incisi sui gioielli come corna, mani e denti. Alessandra crea anche nuove rappresentazioni grafiche di questi ultimi come il quadrato, il triangolo e il cerchio. Ogni singola espressione grafica ha significati numerici, psicologici e simbolici che vediamo negli anelli, nelle collane intrecciate a fili di nylon colorati a mano di fuxia e giallo, nelle cinture, orecchini e nei bracciali. Quest’ultimo nasce per essere indossato anche come una cavigliera: disponibile in cinque sfumature di colori per le corde di nylon che lo intrecciano e sul retro del bracciale sono incisi una mano, un occhio o un dente.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-19190" style="padding-top: 10px;" title="autoctona_3" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/autoctona_3.jpg" alt="" width="500" height="330" /></p>
<p>Materiale principale, assieme al nylon, è il bronzo, disponibile in 3 colorazioni differenti come bianco, oro e rame che forniscono la giusta modernità a questo antico materiale che dura nel tempo. Le tre tonalità di metallo permettono di interagire perfettamente con le corde di nylon colorate.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-19191" style="padding-top: 10px;" title="autoctona_4" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/autoctona_4.jpg" alt="" width="500" height="507" /></p>
<p>Quasi tutti i pezzi sono <em>unisex</em>: caratteristica della collezione 2012 che dona ancora contemporaneità all’intera linea.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-19189" style="padding-top: 10px;" title="autoctona_2" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/05/autoctona_2.jpg" alt="" width="500" height="334" /></p>
<p>Per info visitate il sito <a href="http://www.autoctona.net" target="_blank">www.autoctona.net</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Creatività preclusa: Ai Weiwei</title>
		<link>http://www.enquire.it/2012/04/30/ai-weiwei-arte-mostra-milano/</link>
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		<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 13:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Verdiana Salvatelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[2012]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[cina]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[mostra]]></category>

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		<description><![CDATA[La libertà è la condizione necessaria  per la creatività, solo attraverso la creatività possiamo veramente assaporare la libertà. Alcune parole [<a href="http://www.enquire.it/2012/04/30/ai-weiwei-arte-mostra-milano/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>La libertà è la condizione necessaria  per la creatività, solo attraverso la creatività possiamo veramente assaporare la libertà. </em><br />
Alcune parole tratte dal manifesto scritto nel 1985. Un grido sordo per il governo cinese.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/04/ai-weiwei5.jpg" alt="" title="ai weiwei5" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-19181" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Ai Weiwei</strong>, artista contemporaneo, designer e attivista cinese.<br />
La carriera artistica di Weiwei è il simbolo dell&#8217;opposizione al regime cinese, tanto da esserne diventato il caposaldo, tutt&#8217;ora sorvegliato giorno e notte a causa del suo arresto avvenuto l&#8217;anno scorso.<br />
In questi giorni alcune delle sue opere, selezionate appunto per dare un idea adeguata su cui parla e allude la sua arte, sbarcano a Milano, presso la sede italiana della Lisson Gallery, via Zenale, dal 12 aprile fino al 25 maggio.</p>
<p>Un breve ma inteso viaggio all&#8217;interno della tradizione cinese con l&#8217;attenta lavorazione della ceramica e della porcellana che hanno caratterizzato una vasta ed intensa produzione artistica di Ai Weiwei, per la prima volta in Italia.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/04/ai-weiwei4.jpg" alt="" title="ai weiwei4" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-19182" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Tra le opere in mostra <em>Oil Spill, </em>una ceramica che rappresenta una serie di macchie nere dall&#8217;aspetto lucido ed oleoso sparse sul pavimento della galleria, come dal titolo <em>perdita di petrolio; Watermelons; </em>una scultura in porcellana denominata <em>Pilar </em>di circa due metri d&#8217;altezza; vasi e piatti decorati in ceramica riprodotti da Weiwei in maniera quasi maniacale e ossessiva, come un vero e proprio ricamo all&#8217;interno di un tessuto; inoltre sono esposte delle vere e proprie bolle d&#8217;aria in ceramica che riflettono l&#8217;ambiente circostante, presentate qualche anno fa al Watson Island di Miami ed infine l&#8217;installazione <em>Marble Plate.</em></p>
<p>L&#8217;ingresso è libero, <strong>Free Ai Weiwei!</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Vinyl Shop: Perfume Genius</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 11:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sebastiano Piras</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica + Cinema + Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Chamber Pop]]></category>
		<category><![CDATA[indie]]></category>
		<category><![CDATA[lo-fi]]></category>

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		<description><![CDATA[Artist: Perfume Genius. Title: Put Your Back N 2 It. Year: February 17, 2012. Where: Seattle. Shelf: Indie, Chamber Pop, [<a href="http://www.enquire.it/2012/04/30/perfume-genius-put-your-back-n-2-it/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Artist</strong>: Perfume Genius.</p>
<p><strong>Title: </strong>Put Your Back N 2 It.</p>
<p><strong>Year</strong>: February 17, 2012.</p>
<p><strong>Where</strong>: Seattle.</p>
<p><strong>Shelf</strong>: Indie, Chamber Pop, Lo-fi.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/04/Put-Your-Back-N-2-It.jpg" alt="" title="Put Your Back N 2 It" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-19166" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Who</strong>?</p>
<p><strong>Perfume Genius</strong> è il moniker di <em>Mike Hadreas</em>, il ventottenne cantante di Seattle che già ha avuto modo di stupire gli internauti con il video di <em>Hood</em>, del 2010, in cui compare tra le braccia del porno attore <strong>Arpad Miklos</strong>, video inizialmente boicottato da YouTube, e bollato come “unsafe for family viewing”. Volendo, in maniera molto approssimativa, potremmo chiamare in causa nomi come <em>Patrick Wolf</em>, <em>Rufus Wainwright</em>, <em>Scott Matthew</em>, <em>Chris Garneau</em>, per citare quelli più conosciuti. In effetti, di cantautori gay che riescono ad emergere anche grazie a questo aspetto, non perché ne facciano una bandiera, piuttosto per la crescente necessità di vedere – da parte del pubblico omosessuale – interpretati i propri sentimenti, ce ne sono tanti.  Perfume Genius ha però qualcosa in più. Forse, quel suo essere tremendamente negativo e disilluso – quasi quanto un <strong>Antony Hegarty</strong> –  lo rende più umano, e quindi più vicino all’ascoltatore. <em>Gay Angels</em> ad esempio, singolo tratto dal primo album, <strong>Learning</strong>, si avvicina al dream pop islandese, con un titolo che però è tutto un programma, ed un testo che racconta di prostituzione maschile, di angeli caduti condannati alla ricerca dell’amore ad ogni costo.</p>
<p><iframe width="500" height="284" src="http://www.youtube.com/embed/E5WNqvdIfJ8?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen style="padding:10px 0 10px 0;"></iframe></p>
<p><strong>What?</strong></p>
<p><strong>Put Your Back N  2 It</strong> è il secondo album di Perfume Genius, uscito lo scorso febbraio sotto <em>Matador Records</em>. Ve ne parliamo in concomitanza dell’uscita del nuovo singolo, accompagnato da un video che vale la pena vedere. <em>Dark Parts</em>, questo il nome del pezzo, è sicuramente una delle tracce più “forti” nel disco. Dedicata alla madre, la quale è presente nel video al fianco del cantante, racconta tra le righe l’abuso che questa ha dovuto subire dal padre. Il nuovo album è comunque pervaso nella sua quasi totalità da questa vena intimista, a partire dal tappeto elettronico minimale di <em>All Waters</em>, sino alla progressione delicata di accordi acustici in <em>Normal Song</em>. La title-track si avvale invece di un impianto strumentale che sommerge le parole misurate del brano, un’emozione che si sviluppa col suo crescendo armonico e orchestrale. Nel disco ci sono anche momenti che brillano per le loro “note distintive”. È questo il caso di <em>Floating Spit</em>, etereo viaggio semi-elettronico che, fedele al titolo, fa fluttuare l’ascoltare. E di <em>Awol Marine</em>, dove il porno amatoriale diventa per il protagonista un mezzo di sostentamento col quale garantire alla moglie malata le cure necessarie. Put Your Back N 2 It è un disco che non si nasconde dietro un dito, se ha da dire qualcosa – che si tratti di dare un genere al soggetto del proprio desiderio sessuale o esprimere il proprio dissenso – lo fa in maniera diretta, ma senza cadere nei cliché.  D’altronde, se le popstar con un forte seguito omosessuale si fanno paladine dei diritti dei gay, senza conoscere direttamente le problematiche annesse, Mike racconta a tutti la cruda realtà con <em>17</em>, una bellissima lettera d’addio che dà voce ai tanti “caduti” dell’omofobia.</p>
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