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	<title>Enquire &#187; Web + Advertising</title>
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	<description>Born to be curious</description>
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		<title>Kim Jong-il guarda(va) le cose</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 11:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sebastiano Piras</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Twitter e Tumblr decidono i trend, e in questi giorni la morte di Kim Jong-il, “Grande Leader” della Repubblica Democratica [<a href="http://www.enquire.it/2012/01/02/kim-jong-guardava-cose-tumblr/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Twitter e Tumblr decidono i trend, e in questi giorni la morte di <strong>Kim Jong-il</strong>, “Grande Leader” della Repubblica Democratica Popolare di Corea, sembra essere uno degli eventi più seguiti e parodiati dagli internauti sui due social network. Ormai è un piagnisteo di massa irrefrenabile quello che le televisioni ci mostrano dal Nord Corea: d’altronde, la propaganda nordcoreana ha dettato legge da subito, con un comunicato stampa, letto dalla giornalista di turno in lacrime, che sembrava l’encomio irrealistico dell’uomo la cui eredità culturale e politica è già in mano al figlio <strong>Kim Jong-un</strong>.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Kim-Jong-Looking-At-2.jpg" alt="" title="Kim Jong - Looking At (2)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16832" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Su internet – come dicevamo – affiorano le parodie, ma la vera sorpresa arriva da un sito (ospitato su Tumblr), <strong>Kim Jong-il Looking At Things</strong>, una raccolta di fotografie che mostrano il leader nordcoreano alle prese con diverse situazioni: c’è Kim che guarda un maglione (con aria di sufficienza), Kim che finge di leggere un volantino, Kim che osserva compiaciuto l’ordine e lo sguardo – non proprio felice – di alcuni uomini al computer, e ancora, Kim che si accerta (con mano) della perfezione di una bobina di carta e Kim che (finalmente) sorride vicino a due promoter di salsicce.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Kim-Jong-Looking-At-3.jpg" alt="" title="Kim Jong - Looking At (3)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16833" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>L’intento artistico – a cui va il nostro plauso – ha comunque uno scopo parodistico, dove per parodia si intende denuncia celata attraverso un umorismo intelligente di quella che è la condizione del Nord Corea, in cui l’ordine ed il sorriso di circostanza nascondono una reale e pericolosa mancanza di democrazia. Nella pagina Facebook ufficiale del sito, nato nel 2010, si dice(va) che al “caro Leader” piacesse guardare le cose e che – per questo motivo – la mente dietro si sarebbe impegnata ad aggiornare le immagini giornalmente. L’intento artistico è stato messo in crisi, speriamo – almeno in questo caso – senza alcun pianto isterico.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Kim-Jong-Looking-At-4.jpg" alt="" title="Kim Jong - Looking At (4)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16834" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Kim-Jong-Looking-At-5.jpg" alt="" title="Kim Jong - Looking At (5)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16835" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Ecco qui il sito <a href="http://kimjongillookingatthings.tumblr.com/" target="_blank">www.kimjongillookingatthings.tumblr.com</a></p>
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		<title>This is my generation, baby. Generation 7</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 09:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucilla Spagnuolo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[intervista]]></category>
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		<description><![CDATA[Milano, 5 ottobre 2011. Ai Magazzini Generali, Microsoft presenta il progetto Generation 7. Sette giovani talenti hanno la possibilità di [<a href="http://www.enquire.it/2011/11/10/generation-7-microsoft-matteo-bernardini/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Milano, 5 ottobre 2011. Ai Magazzini Generali, <strong>Microsoft</strong> presenta il progetto <strong>Generation 7</strong>. Sette giovani talenti hanno la possibilità di realizzare un lavoro &#8220;itinerante&#8221; in collaborazione con Microsoft, appunto, che lo produrrà e lo pubblicizzerà.<br />
Il primo talento selezionato è <strong>Matteo Bernardini</strong>, classe 1983, regista e <em>video maker</em>, una delle promesse del panorama italiano odierno. A lui viene affidata la realizzazione di un docu-film sui giovani e la tecnologia, all&#8217;interno del quale il rapporto fra i ragazzi e internet/ i <em>social networks</em>/ il pc, viene messo sotto la lente d&#8217;ingrandimento e sezionato, attraverso una serie di interviste filmate. È lui, con il suo approccio <em>old-school</em> (noi, generazione anni &#8217;80, ci vantiamo di un <em>background</em> tecnologico decisamente diverso rispetto a quello documentato, <em>aficionados</em>del Commodor 64 e del Nintendo&#8230;), a curare l&#8217;intero progetto.<br />
Lo abbiamo incontrato durante la serata di presentazione, e gli abbiamo rivolto qualche (tante!) domanda.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/generation7_1.jpg" alt="" title="generation7_1" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-15810" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Eccoci con Matteo Bernardini! Piacere!</strong><br />
Piacere mio!<br />
<strong>Matteo, raccontaci un po&#8217; di te.</strong><br />
Sono un regista/ <em>film maker</em>, ho 28 anni e ci troviamo qui stasera (ai Magazzini Generali di Milano, n.d.r.) per una festa organizzata da Microsoft in occasione del lancio del progetto &#8220;Adotta un Talento&#8221;. Microsoft, praticamente, ha deciso di adottare me! Sono stato contattato dall&#8217;azienda e mi è stato chiesto di realizzare un lavoro sui giovani e la tecnologia, che Microsoft, poi, avrebbe prodotto.<br />
<strong>In cosa consiste questo progetto?</strong><br />
La prima parte consiste in un video di una ventina di minuti che si chiama &#8220;Eyes Wire Open&#8221;. Si tratta di un documentario breve che documentario non è, ma rappresenta più una sorta di ritratto generazionale. Abbiamo intervistato dei ragazzi in tre grandi università italiane- Roma, Venezia e Milano-  e sulla base di alcune domande che abbiamo preparato, è stato creato questo dialogo unico fatto dalle varie voci. Abbiamo realizzato circa un&#8217;ottantina di interviste, le abbiamo sbobinate e montate in modo tale da ottenere un discorso unico sul rapporto fra i giovani di oggi e la tecnologia.<br />
<strong>Le città visitate, Venezia, Roma e Milano, sono state scelte a monte, in maniera mirata?</strong><br />
Sì, perché Microsoft stava portando avanti un discorso di <em>tour</em> fra le varie realtà universitarie italiane, e ha deciso di assegnarci queste tre città perché sono fra i poli universitari più grandi in Italia, quelli che catalizzano anche più persone da tutto lo <em>Stivale</em>. E così è stato.<br />
<strong>Quale è stato il riscontro che avete ottenuto da queste interviste? È venuto fuori qualche &#8220;minimo comune multiplo&#8221;?</strong><br />
La cosa che è saltata più all&#8217;occhio è stata che per &#8220;tecnologie&#8221; il 99% dei ragazzi intende il proprio computer,<em> facebook</em>, il <em>social network</em>e internet in generale. La tecnologia si riduce in un certo senso a questo, se vuoi anche a una sfera più personale, non tanto informatica. Un&#8217;altra cosa bella che è emersa è la varietà del campione di gente con cui abbiamo avuto a che fare: c&#8217;era chi non capisce nulla di informatica e di tecnologia in generale e auspica ad un ritorno a calamaio e carta, e altri invece che non potrebbero vivere assolutamente senza.<br />
<strong>Come viene vissuto dal tuo punto di vista di <em>video-maker</em> e artista in generale, questo &#8220;minimo comune multiplo&#8221; che è il social network? Un attaccamento morboso o un&#8217;evoluzione delle relazioni tra i giovani?</strong><br />
Secondo me il <em>social network </em>è utilissimo! In un primo momento usavo <em>facebook </em>soltanto per tenermi in contatto con i miei amici, poi, successivamente, ho iniziato ad utilizzarlo proprio come un vero <em>social network</em>, ad esempio per questo progetto sono stato contattato tramite <em>facebook</em>, dopo che in Microsoft avevano visto alcuni miei lavori, dei videoclip realizzati in precedenza tra cui uno per Moby, e qualche cortometraggio, che peraltro adesso sta avendo buoni riscontri.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/11/generation7_4.jpg" alt="" title="generation7_4" width="500" height="350" class="alignleft size-full wp-image-15811" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Uno dei tuoi corti è stato anche presentato a Venezia&#8230;</strong><br />
Esatto, un corto dal titolo <em>Vampyre Compendium</em>, una presa per i fondelli un po&#8217; ironica di tutti gli stilemi classici del genere vampiresco, da Twilight ai film classici con Bela Lugosi o Cristopher Lee. I protagonisti sono due giovani attori internazionali, lui francese, Vincent Montuel, e Oona Chaplin, nipote di Charlie Chaplin; adesso il corto è stato preso al Rhode Island International Film Festival, nella sezione horror. Questo festival è molto importante perché tutti i lavori che vi vengono selezionati diventano poi papabili di candidatura all&#8217;Oscar per il miglior cortometraggio, quindi, insomma, è davvero fantastico!<br />
<strong>Leggendo la tua biografia abbiamo visto che hai lavorato a <em>Imago Mortis</em>!</strong><br />
Sì, io ero assistente alla regia ed è stato uno dei primi lavori che ho fatto quando ho iniziato a lavorare sui set; è stato lì che ho conosciuto Oona Chaplin, siamo diventati buoni amici e c&#8217;è stata la voglia di realizzare qualcosa insieme.<br />
<strong>Tornando a parlare dei <em>social network</em>, tu ne fai un uso professionale quindi diciamo che è un utilizzo &#8220;sano&#8221; o comunque finalizzato. Ridurre, però, il discorso tecnologia solo a questo è un po&#8217; limitativo, soprattutto se si pensa alle potenzialità lavorative che dà oggi il web.</strong><br />
Ti devo dire la verità, non è che abbiamo ricevuto dichiarazioni particolarmente morbose dai ragazzi intervistati! Parlando poi per il mio settore specifico, adesso il web sta facendo tantissimo perché, in maniera alternativa ai festival, permette a tutta una serie di <em>film maker</em>di caricare i propri lavori in rete e quindi essere potenzialmente visti da milioni di persone.<br />
<strong>Un po&#8217; come è stato Myspace per la musica.</strong><br />
Oggi abbiamo molte più possibilità e potenzialità rispetto a 15 anni fa. Considerando solamente i mezzi a disposizione, esistono delle macchine fotografiche che riescono a realizzare delle qualità di video eccellenti che solo 5-6 anni fa non si ritenevano possibili. Per contro, pur avendo tutte queste possibilità, c&#8217;è il rischio di essere la goccia nell&#8217;oceano, quindi è molto più difficile riuscire in qualche modo ad emergere e a farsi strada professionalmente, perché siamo in continua evoluzione. Probabilmente il settore cinema in sé si mantiene ancora su basi troppo tradizionali e dovrà imparare a breve ad adattarsi, se vorrà sopravvivere.</p>
<p><iframe frameborder="0" width="500" height="281" src="http://www.dailymotion.com/embed/video/xj7w93" style="padding:10px 0 10px 0;"></iframe></p>
<p><strong>Il web influenza tantissimo, dal punto di vista creativo, il mondo della moda. Influenza in questo modo anche quello di un <em>film maker</em>?</strong><br />
Assolutamente! Io lo uso tantissimo per fare ricerca, per me è fondamentale, ci passo molte ore proprio perché cerco lavori di altri registi, ma lo uso tanto anche per ricreare le ambientazioni visive o i personaggi per determinate storie. Faccio molta ricerca di immagini, di illustrazioni, di pittura, di fotografie etc. Internet è diventato un mezzo fondamentale, ti dà accesso diretto a milioni di opzioni, milioni di possibilità.<br />
<strong>Un&#8217;altra domanda che ci sorge spontanea è questa: nell&#8217;ambito giornalistico ci sono i professionisti veri e propri e quelli &#8220;un po&#8217; così&#8221;, gli utenti di <em>youreporter</em> ad esempio. Chiunque si trovi nel posto giusto con una fotocamera o un cellulare, e riesca a filmare qualcosa di interessante, diventa automaticamente un giornalista, ovviamente non dal punto di vista di chi la professione la esercita veramente. Come vedi chi si improvvisa <em>film maker</em>, tu che hai un percorso formativo alle spalle?</strong><br />
Per me l&#8217;estetica è molto importante ma rappresenta un 50 e 50 con il contenuto, una cosa che oggi non noto nella stragrande maggioranza dei lavori che vedo in giro, come i video musicali. Purtroppo sembrano tutti dei cataloghi di moda, magari sono prodotti pronti, confezionati benissimo, con un&#8217; ottima fotografia, un ottimo montaggio, un ottimo trucco, un ottimo <em>parrucco</em>, ottimi stylist, ma è evidente la mancanza di idee da parte del regista. Il messaggio che viene dato, di qualunque tipo sia, è importante, non il mezzo. Un video può essere realizzato anche con una telecamerina <em>scrausa,</em> ma se ha una grande idea dietro, chi l&#8217;ha girato è un <em>film maker</em>.<br />
<strong>Adesso ti facciamo una domanda provocatoria. Se ti avesse chiamato la Apple? Sarebbe stato meglio o peggio?</strong><br />
Avrei considerato la cosa! Quando sono stato contattato per questo progetto, la prima domanda che mi è stata fatta è stata se utilizzavo un mac o un pc! Io avevo un pc, quindi sono stati molto contenti!<br />
<strong>Sullo spaccato di questa &#8220;mela&#8221;, noi ringraziamo Matteo Bernardini&#8230;</strong><br />
&#8230;Ed io ringrazio voi!</p>
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		<title>Quando la pubblicità diventa cinema</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Oct 2011 10:14:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Sutto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’uomo è schiavo delle proprie passioni, e, come tale, è indissolubilmente legato alle emozioni che ne scaturiscono. Fragilità e potenza [<a href="http://www.enquire.it/2011/10/14/poliform-spot-cinema-trailer-design/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’uomo è schiavo delle proprie passioni, e, come tale, è indissolubilmente legato alle emozioni che ne scaturiscono. Fragilità e potenza si compenetrano, dando vita ad un complesso gioco di interazione. Una giovane coppia sperimenta il significato di condivisione, diventando protagonista di un affresco sulla vita che verrà.</p>
<p>Questo è il mondo studiato da <strong>Poliform Varenna</strong>, realtà industriale italiana tra le più significative del settore dell’arredamento internazionale, che sceglie di imboccare una direzione differente, spingendosi oltre alla comunicazione d&#8217;impatto, senza luci al neon e colori fluo.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-15406" style="padding-top: 10px;" title="Poliform Varenna" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/10/Poliform-Varenna.jpg" alt="" width="500" height="400" /></p>
<p>Si tratta di un vero e proprio trailer cinematografico, a cui potrebbe seguire un sold out da platea. Realizzato e diretto dal regista <strong>Leone</strong> <strong>Balduzzi</strong>, già premiato con Citroën al Grand Prix di Pubblicità Italia, lo spot muta forma e diventa film. Evidenti richiami a pellicole quali <em>A single man</em>, mostrano la cura nel dettaglio per raccontare una storia che emoziona. La frontiera del fashion film è già stata abbattuta, ora è tempo per l&#8217;arredamento di diventare protagonista di racconti in fotogrammi. <strong>My Life, </strong>come dice già il titolo, è una <em>celebrate home story, </em>dove si consuma una vita intensa fatta di verità e suggestioni in cui trovare rifugio. La casa come nido in cui crescere e confrontarsi, è qui perfettamente descritta.</p>
<p><iframe style="padding-bottom: 10px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 10px;" src="http://player.vimeo.com/video/29973783?title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0&amp;color=f23183" frameborder="0" width="500" height="281"></iframe></p>
<p>L’ambiente che ci circonda influenza le nostre scelte, così come la casa che abitiamo rispecchia noi stessi. <strong>Poliform</strong> è testimone di una metamorfosi globale, che vede gli arredi come estensione del nostro corpo. Personalissimi, ricercati, atti a ricreare un universo domestico estremamente funzionale. Lo stile che arreda non deve restare in disparte, ma partecipare ai mutamenti di chi ne usufruisce, solo così riuscirà ad essere complice e spettatore in un equilibrio perfetto.</p>
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		<title>Scanwiches: full-frontal food porn</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Sep 2011 09:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara Ligutti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Volete farvi un panino ma non avete idee? Volete sapere esattamente cosa c&#8217;è dentro i sandwich che mangiate fuori casa? [<a href="http://www.enquire.it/2011/09/20/scanwiches-full-frontal-food-porn/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Volete farvi un panino ma non avete idee? Volete sapere esattamente cosa c&#8217;è dentro i sandwich che mangiate fuori casa? Ma, soprattutto, volete condividere con la rete i vostri gusti in fatto di spuntini e confrontarli con quelli degli altri utenti?<br />
La risposta è Scanwiches, un sito che ha trasformato il farsi (e mangiarsi) un panino in qualcosa di artistico.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/09/Scanwiches-2.jpg" alt="" title="Scanwiches (2)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-15007" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Basta prendere il proprio sandwich, dal più semplice al più elaborato, tagliarlo a metà, posarlo sul vetro dello scanner, aggiungere una descrizione degli ingredienti (se non è fatto in casa indicare dove è stato comprato) e inviare tutto al sito <a href="http://www.scanwiches.com/" target="_blank"><strong>www.scanwiches.com</strong></a>. Se il vostro panino sarà abbastanza interessante, sarà pubblicato.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/09/Scanwiches-3.jpg" alt="" title="Scanwiches (3)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-15008" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Sul sito si trova dal semplice pane bianco con Nutella e marshmallow all&#8217;hot-dog con burro e granchio (chele comprese). Per non parlare dei sandwich che praticamente contengono un pranzo completo di primo e secondo, a giudicare dalla quanità di ingredienti inseriti fra una fetta e l&#8217;altra.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/09/Scanwiches-4.jpg" alt="" title="Scanwiches (4)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-15009" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Il 3 novembre, inoltre, in occasione della giornata del Sandwich, esce <a href="http://www.scanwichesbook.com/"><strong>Scanwiches: the book</strong></a>, un libro <em>for education and delight</em>, come è stato definito dagli stessi autori. Delight, perché le foto dei sandwich saranno stampate a grandezza naturale, per la gioia degli occhi, in un vero e proprio tripudio di <em>full-frontal food porn</em>. Education, perché il libro contiene ricette per ricreare, a casa, i sandwich protagonisti del volume e consigli per farne di nuovi. Ovviamente da condividere con scanwiches.com!</p>
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		<title>Google Plus, una scommessa già vinta</title>
		<link>http://www.enquire.it/2011/08/05/google-plus-una-scommessa-gia-vinta/</link>
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		<pubDate>Fri, 05 Aug 2011 08:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Chiara Mitrani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questa non è la storia di una gara a chi ha più opzioni disponibili o apprezzabili: aggiungi ed accetta gli [<a href="http://www.enquire.it/2011/08/05/google-plus-una-scommessa-gia-vinta/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa non è la storia di una gara a chi ha più opzioni disponibili o apprezzabili: aggiungi ed accetta gli amici, follow mutuale o no, condividi questo o quello, tecniche per bloccare le persone e tutto il resto.</p>
<p>Questa è la storia della migrazione di un&#8217;economia di rete. Il concetto è semplice: una risorsa vale di più quanti più sono gli utenti che ne fanno parte. E quando una risorsa vale tanto e ha consolidato il suo potere negli anni, è dura portarle via la massa critica.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/08/Google-Plus-vs-Facebook-2.jpg" alt="" title="Google Plus vs Facebook (2)" width="500" height="350" class="alignleft size-full wp-image-14362" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Flashback: metà 2007, più o meno, poco prima per alcuni. I primi utenti italiani si affacciavano su un Facebook ancora disponibile solo in inglese. La maggior parte degli iscritti al sito erano universitari americani, perché nelle università americane, come la trama di <em>The Social Network</em> narra, Facebook era nato. I pionieri nostrani erano amici di costoro o avevano frequentato una di queste scuole durante la loro carriera accademica. Poi, avevano iniziato a trascinarci dentro amici. Fu più o meno dopo l&#8217;estate del 2008 che Facebook si estese alle masse e ad altre fasce d&#8217;età e strati sociali, tradotto in più lingue, con una grafica più apprezzabile dal punto di vista estetico e più intuitiva. La maggior parte degli utenti non si curava di controllare le impostazioni della privacy. Per pigrizia, più che per reale impossibilità di fermare lo sharing incontrollato di foto e informazioni personali, molti degli iscritti si davano in pasto alla rete con noncuranza, peggiorando la situazione da quando la diffusione degli smartphone ha reso l’internet mobile un must. Nel frattempo, Facebook diventava molto di più di un sito per condividere cose personali, non c’è ora servizio di telegiornale che non finisca con l’inquadratura di una pagina di Facebook per mostrare “la reazione della rete”. Molti hanno attribuito il successo di Pisapia e dei SI dei referendum alla “rete”, attraverso la “rete” nascono e si diffondono fenomeni, persone diventano famose o affermano ancora di più il loro potere mediatico.</p>
<p>Facebook, primo social network entrato in modo così ingombrante nelle vite della maggior parte di noi, più che creare in noi un attaccamento a <em>quel</em> sito in particolare, ci ha resi abituati alla mentalità da social network. Alla possibilità, diventata poi necessità, di <em>sharare</em> qualsiasi cosa, dalle foto delle vacanze allo stato di salute del nostro gatto. E di aggiungere qualsiasi persona, anche quelle che magari ci aspettiamo di non rivedere mai più, ma che non cancelliamo perché “magari torna utile” o “magari poi la rivedo”.</p>
<p>Fine 2010, esce <em>The Social Network</em>, in cui Zuckerberg viene dipinto come il nerd frustrato, il ragazzino cattivo, plagiato da Sean Parker. Avido al punto da tradire gli amici, e talmente sfigato da non riuscire nemmeno a farsi aggiungere su Facebook dalla sua ex ragazza. E le polemiche su questo software che diventa sempre più invadente. Mette il tuo profilo nelle ricerche di Google senza dirtelo, ti rende automaticamente visibile per “amici di amici” senza dirtelo, rende riconoscibile la tua faccia senza dirtelo. E, per estendere ancora di più il suo potere, cerca di allungare i tentacoli sui bambini, ormai così tecnologici (lontani i tempi in cui per sentire un amico gli si telefonava sul numero di casa) ma comunque così ingenui e a rischio in rete. Oltre ai pericoli più gravi, altri rischi comunque seri generati da status postati con leggerezza: persone che perdono il lavoro per un commento, la fidanzata o la moglie per una foto.</p>
<p>Vista la crescita di LinkedIn e Twitter, viene da pensare che comunque le persone vogliano anche delle piattaforme su cui condividere cose più serie: stream di notizie che vadano al di là della salute del gatto di un conoscente visto una volta alla festa dell’amico di una ex (riassunto esasperato di quanto detto sopra, ma son cose vere) o informazioni che possano essere utili in ambito professionale. Laddove Facebook sembra invece diventata un’accozzaglia di pagine inutili e spesso e volentieri becere, e persone di cui in realtà non ci interessa nulla, perché presi dalla foga e da quella che ai tempi ci sembrava una novità, abbiamo aggiunto gente e postato cose senza ritegno. E quando poi ci hanno detto, per lavarsene le mani: “Sveglioni, potete impostare comunque le restrizioni per la privacy, dividere la gente in liste e tante altre belle cose”, era troppo tardi, il danno era fatto, e non avevamo <em>sbatti </em>per ripulire e sistemare.</p>
<p>Forse la soluzione è un jump definitivo, che la gente stanca di Facebook, disattivi il suo account (così, se presa da tentazione, può sempre tornare indietro) o si social-network-suicidi con siti tipo <a href="http://suicidemachine.org/" target="_blank"><em>Suicide Machine 2.0</em></a>, per non lasciare in pasto a Mark nemmeno le proprie ceneri.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/08/Google-Plus-vs-Facebook-3.jpg" alt="" title="Google Plus vs Facebook (3)" width="500" height="350" class="alignleft size-full wp-image-14363" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Mossa intelligente, quella di Google Plus, di iniziare <em>a inviti</em>, lasciando che la rete si allarghi da sola, con le persone che scelgono chi invitare e in un certo senso iniziando già dalla selezione. Certo, non sarà così per sempre, ma se una cosa è vista come di nicchia, sembra più esclusiva, quindi genera curiosità e fa sentire privilegiati quelli che vi hanno accesso. E non è per la possibilità di creare le famose “cerchie” che Google Plus sembra geniale. Come già detto, le liste di Facebook funzionavano allo stesso modo, allo stesso modo limitavano i privilegi di accesso alle informazioni. In quanto a tutto il resto, condivisione di immagini, video, e il famigerato “+1”, tutto molto bello ma tutto già visto qua e là: alla fine, diciamocelo, non c’è più molto da inventarsi, nemmeno ponendosi come via di mezzo tra Facebook e Twitter, visto che Facebook e Twitter si copiano a vicenda e chi usa sia Facebook che Twitter li usa in modo molto diverso.</p>
<p>Google Plus deve fare leva sul fatto che la gente sia stufa anche solo di vedere il layout del sito di Facebook e voglia “ricominciare” la propria vita virtuale da un’altra parte, magari facendo più attenzione a chi si aggiunge e ai contenuti condivisi: è come quando nella vita vera si dice “Parto e mollo tutto”, ci si libera da contatti scomodi e dai pettegolezzi che ci portiamo dietro da quando siamo ragazzi per le tracce che ci siamo lasciati alle spalle. E si conserva solo quello che ci interessa un po’ di più.</p>
<p>Ecco l’unica speranza di Google Plus per trascinare dalla propria parte la massa. Visto che avere un profilo su entrambi i social network sembra una duplicazione di sforzi, è lecito supporre che se Google Plus prende piede, una persona possa spostarsi definitivamente se riesce a portare sulla nuova piattaforma la maggior parte dei suoi “contatti veri”, e poi cancellarsi da Facebook.</p>
<p>Oltre alla stanchezza generale verso Facebook di un pubblico che forse dopo qualche anno ha bisogno di una novità (così come qualche anno fa si migrò da MSN a Skype per le chat, cosa che magari all’inizio sembrava infattibile), i media aiutano inconsciamente, visto modo in cui Zuckerberg è sempre più spesso additato come “il cattivo” in tempi recenti.  Si è urlato alla censura pochi giorni fa quando si diceva che Facebook ha fatto cancellare l’ad di un informatico britannico che chiedeva di essere aggiunto a Google Plus dalla colonnina in parte a Facebook. E può darsi che l’unione di Facebook con Skype non piaccia perché in effetti non so quanto ci possa interessare o ci piacerebbe potere essere visti in webcam così agevolmente da persone che in realtà abbiamo visto una volta sola anche dal vivo.</p>
<p>Il fatto che Google Plus possa fare centro o no non risiede dunque nelle nuove ed ammalianti features che ci regala, ma in altre ragioni che non si possono prevedere esattamente. Tuttavia, sembra che nelle modalità del lancio, quelli di Google Plus ci abbiano azzeccato. Ma soprattutto sembrano aver calcolato bene i tempi, a differenza di quelli di Diaspora, additato in precedenza come the <em>next big thing</em> ma ancora incompleto.</p>
<p>Magari, semplicemente, sono stati fortunati.</p>
<p>I geek, gli appassionati di informatica e quelli che promuovono la loro attività su ogni tipo di supporto multimediale ci sono già tutti. È da qui che parte tutta la carovana?</p>
<p>Ci vorrà ancora un po’ di tempo per dirlo, ma i primi risultati già si stanno vedendo.</p>
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		<title>Shoot your studio!</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Jul 2011 11:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuliana Di Mauro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un blog semplice dal webdesign minimal e pulito, un progetto che è un mix tra comunicazione, fotografia, arte ed architettura. [<a href="http://www.enquire.it/2011/07/05/shoot-your-studio/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un blog semplice dal webdesign minimal e pulito, un progetto che è un mix tra comunicazione, fotografia, arte ed architettura. La linea di base è quella della visibilità. </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/07/ShootyourStudio-2.jpg" alt="" title="ShootyourStudio (2)" width="500" height="500" class="alignnone size-full wp-image-13667" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Attraverso gli scatti semplici e  puliti di uno studio, di un monolocale, di un atelier o di qualsiasi luogo di lavoro che abbia a che fare con uno dei campi creativi sopracitati, si riesce ad ottenere un elenco interessante di progettisti o artisti.<br />
Non è una pubblicazione di opere,  ma dell&#8217;opera che è posto di lavoro.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/07/ShootyourStudio-3.jpg" alt="" title="ShootyourStudio (3)" width="500" height="500" class="alignnone size-full wp-image-13668" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Se avete piacere di essere inseriti tra gli studi pubblicati, mandate una foto ed una breve descirzione del vostro Jobplace, compreso sito web e contatti.<br />
Dove? Scopritelo visitando il sito <a href="http://www.shootyourstudio.com" target="_blank">www.shootyourstudio.com<br />
</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Citroën, Grand Prix di Pubblicità Italia</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jun 2011 08:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Sutto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[2011]]></category>
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		<description><![CDATA[Avete voglia di pubblicizzare un prodotto? Per risultare vincenti, non mostratelo. Lo spot Need better clothes si è aggiudicato la [<a href="http://www.enquire.it/2011/06/09/citroen-grand-prix-di-pubblicita-italia/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Avete voglia di pubblicizzare un prodotto? Per risultare vincenti, non mostratelo.<br />
Lo spot <strong>Need better clothes</strong> si è aggiudicato la quattordicesima edizione del Grand Prix di Pubblicità Italia. La creatività è firmata dall’agenzia Lorenzo Marini &amp; Associati, con produzione di Spider J.Film. A incoronare il vincitore è stato il pubblico del Teatro Nazionale di Milano durante serata condotta da Piero Chiambretti. La campagna vincitrice entra di diritto nella short list del New York Festivals, con cui il Grand Prix ha una partnership da oltre dieci anni. Al secondo posto lo spot ‘Il calcio più bello’ e sul terzo gradino del podio si è piazzato lo spot ‘Heavy digestion’.<br />
Nel corso della serata sono stati attribuiti anche i premi di categoria decisi dalla Giuria del Grand Prix Advertising Strategies, composta da esperti di marketing di alcune fra le più importanti aziende che operano nel nostro Paese. Tra i premi assegnati, notiamo la sezione Follower/Intraprendente, vinta da Buio per Citroën, agenzia Euro Rscg Milano, cdp <a href="http://www.k48.it/" target="_blank"><strong>K48</strong></a>.<br />
K48 è uno studio creativo composto da un team di professionisti che vantano una consistente esperienza nel settore della comunicazione. Nasce nel 2007 dall’idea di Leone Balduzzi, fotografo e regista dal background musicale, approdato nel campo pubblicitario e con un passato da giornalista. Importanti collaborazioni sono state avviate, in questi anni, sia sul territorio nazionale che internazionale, creando spot pubblicitari anche per Vodafone, Ford, Guru, Levi’s e molte altre.<br />
Abbiamo incontrato <strong>Leone Balduzzi</strong>, il regista che ha diretto lo spot vincitore, scambiandoci qualche chiacchiera.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/06/K48-Citroen-Spot-2.jpg" alt="" title="K48 Citroen Spot (2)" width="500" height="500" class="alignnone size-full wp-image-13135" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Cosa hai pensato quando sei stato contattato per realizzare lo spot?</strong><br />
Leggendone la creatività, ho ritenuto audace l’idea di sponsorizzare qualcosa che in realtà non si vedeva, o meglio, si sarebbe dovuto vedere solamente alla fine. Realizzare questo spot è stato molto stimolante per me, perchè è molto difficile rendere l’idea di qualità, di un prodotto che non è immediatamente visibile all’utente, il quale si deve fidare di chi glielo propone.<br />
<strong>Come hai accolto la notizia della vincita del premio?</strong><br />
Sin dal momento in cui ho ricevuto il progetto era chiaro che i creativi avessero voglia di realizzare una campagna che restasse fortemente impressa e che andasse in una direzione inversa rispetto ai canoni del mercato, quindi, non sono stato per nulla stupito della candidatura e della conseguente vincita.<br />
<strong>Cosa ne pensi della direzione che sta prendendo il linguaggio pubblicitario?</strong><br />
I classici mezzi di comunicazione hanno lasciato il posto ai nuovi media che offrono la grande occasione di creare contenuti con dei budget accessibili, ma questo nuovo mercato non ha pietà per le idee mediocri. Credo che tutte le idee possano avere una potenzialità, la differenza è racchiusa nel come le si racconta.</p>
<p><iframe width="500" height="314" src="http://www.youtube.com/embed/pF13PE--hIM?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen style="padding:10px 0 10px 0;"></iframe></p>
<p>In una fase di sovraffollamento mediatico di immagini, dove il consumatore fagocita indistintamente le informazioni sui prodotti, celare per creare una tensione emotiva tra bisogno e soddisfazione dello stesso, risulta essere l’arma vincente. Liberiamoci del superfluo e raggiungiamo il nocciolo della questione. <strong>Less is more</strong>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Google: il costo della vita in real time</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jun 2011 08:00:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Caruso</dc:creator>
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		<category><![CDATA[economia]]></category>
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		<description><![CDATA[Rivoluzione, l’ennesima per la compagnia di Mountain View, quella che si appresta ad essere lanciata sul web dal colosso dei [<a href="http://www.enquire.it/2011/06/07/google-price-index-costo-vita-real-time/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Rivoluzione, l’ennesima per la compagnia di Mountain View, quella che si appresta ad essere lanciata sul web dal colosso dei motori di ricerca.<br />
Il <strong>Google Price Index</strong> (GPI), rispecchia infatti il cambiamento che in questi anni vede l’economia mondiale riconfigurarsi sempre più come “world wide”, lasciandosi alle spalle un’era fatta di bollettini, comunicati e indici di cadenza quasi mai giornaliera, che rendevano il mercato parecchio incerto visto anche l’elevatissimo volume di transazioni a livello mondiale.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/06/Google-Price-Index-2.jpg" alt="" title="Google Price Index (2)" width="500" height="400" class="alignnone size-full wp-image-13078" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Ma cos’è il Google Price Index? E che vantaggi porterà ai consumatori?<br />
Il <strong>Google Price Index</strong> è uno strumento che si propone di analizzare il tasso di inflazione nel mondo, basandosi sul commercio online.<br />
Un’alternativa al <em>Consumer Price Index (Cpi) </em>redatto dal <em>Bureau of Labor Statistics</em>, equivalente americano dell’Istat, su base mensile. Il principale vantaggio del Google Price Index è quello di fornire al consumatore un quadro rapido ed aggiornato del costo della vita, un quadro ancora più ampio se si pensa che, il colosso del web, per certi versi, acquisisce ed ha in archivio molti più dati di quelli che la Banca Mondiale ha a disposizione.</p>
<p>Nonostante il Google Price Index, si configuri come un&#8217;innovazione in piena regola, i tempi non sono ancora maturi per goderne appieno i frutti, le stime e i dati raccolti  per l’elaborazione del <em>Consumer Price Index</em>, infatti, sono basati sull’economia reale, che in generale sono diversi da quella dell’economia del web, il che rende il <em>tool</em> di Google più un’alternativa che un sostituto del <em>Cpi.</em><br />
Aldilà del problema di tempistica, siamo pronti a scommettere sul Google Price Index, che rappresenta a detta di molti un vero e proprio ponte tra la ormai declinante <em>local-economy </em>e la nuova <em>net-economy, </em>una nuova era in cui la rapidità e la facilità di reperimento dell’informazione sono le caratteristiche più ambite da consumatori e investitori.</p>
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		<title>E questa famiglia piacerà a Giovanardi?</title>
		<link>http://www.enquire.it/2011/05/04/e-questa-famiglia-piace-a-giovanardi/</link>
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		<pubDate>Wed, 04 May 2011 12:45:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara Ligutti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quattro pinne arancioni, una vicina all&#8217;altra, e la scritta: Speriamo che questa famiglia piaccia a Giovanardi. Prodotto pubblicizzato: i voli [<a href="http://www.enquire.it/2011/05/04/e-questa-famiglia-piace-a-giovanardi/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quattro pinne arancioni, una vicina all&#8217;altra, e la scritta: <strong>Speriamo che questa famiglia piaccia a Giovanardi</strong>. Prodotto pubblicizzato: i voli Easyjet.<br />
Ormai è guerra aperta contro le sparate di Giovanardi, ma una guerra combattuta a colpi di ironia, in cui l&#8217;unica vittima è l&#8217;omofobia del sottosegretario.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/05/easyjet.jpg" alt="" title="easyjet" width="500" height="700" class="alignnone size-full wp-image-12570" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Cogliendo la palla al balzo, anche la catena di gastronomia <strong>Eataly</strong> ha lanciato una sua pubblicità (come Ikea) per ribadire la loro apertura (<em>mentale</em>) verso qualsiasi genere di famiglia.<br />
Nella foto, due donne che si tengono per mano.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/05/eataly.jpg" alt="" title="eataly" width="500" height="700" class="alignnone size-full wp-image-12575" style="padding-top:10px;"/></p>
]]></content:encoded>
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		<title>IKEA Viral-Gay</title>
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		<pubDate>Mon, 02 May 2011 12:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Sgarra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È ancora una volta l’omosessualità a far discutere. IKEA noto brand svedese lancia l’ultima provocazione in occasione dell’apertura del neo-store [<a href="http://www.enquire.it/2011/05/02/ikea-viral-gay/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È ancora una volta l’omosessualità a far discutere.</p>
<p><strong>IKEA</strong> noto brand svedese lancia l’ultima provocazione in occasione dell’apertura del neo-store di Catania. Al centro della polemica, sollevata dal ministro Carlo Giovanardi, il messaggio pubblicitario <strong>siamo aperti a tutte le famiglie</strong> che ritrae due uomini che si tengono per mano.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/05/Ikea-Gay-2.jpg" alt="" title="Ikea Gay (2)" width="500" height="500" class="alignnone size-full wp-image-12557" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Il risultato? bufera virale. Il brand ha sortito il classico effetto domino. Durante la giornata non c’è stato Tg o giornale che non menzionasse l’acceso dibattito sulla valenza del termine “famiglia” riecheggiando la parolina scritta in giallo. IKEA ancora una volta ha prevalso in termini di comunicazione mantenendo saldi i propri valori e generando un colossale ritorno d’immagine.<br />
A questo punto la domanda sorge spontanea: gli esperti di comunicazione svedesi sapevano già quali effetti avrebbe avuto il  messaggio pubblicitario sulla bigotta classe politica italiana?</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Sex is no accident</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Apr 2011 11:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Taccardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web + Advertising]]></category>
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		<description><![CDATA[Il sesso non è un incidente. Questo il claim della campagna realizzata dall&#8217;agenzia Grey, per MTV Germania, per sensibilizzare i [<a href="http://www.enquire.it/2011/04/15/sex-is-no-accident-mtv-grey/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il sesso non è un incidente.<br />
Questo il claim della campagna realizzata dall&#8217;agenzia <strong>Grey</strong>, per MTV Germania, per sensibilizzare i giovani all&#8217;utilizzo del preservativo.<br />
Il mezzo utilizzato sono delle vignette fumetto dal forte sapore vintage, che raccontano il sesso in maniera <em>divertente</em>, <em>ironica</em>.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/04/Sex-is-no-Accident-Mtv-Grey-2.jpg" alt="" title="Sex is no Accident - Mtv (Grey) (2)" width="500" height="850" class="alignnone size-full wp-image-12079" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/04/Sex-is-no-Accident-Mtv-Grey-3.jpg" alt="" title="Sex is no Accident - Mtv (Grey) (3)" width="500" height="830" class="alignnone size-full wp-image-12080" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/04/Sex-is-no-Accident-Mtv-Grey-4.jpg" alt="" title="Sex is no Accident - Mtv (Grey) (4)" width="500" height="850" class="alignnone size-full wp-image-12081" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Una scelta che farà sicuramente sorridere, ma allo stesso tempo riflettere: siamo nel ventunesimo secolo ed è ancora necessario insistere su questi temi che invece dovrebbero essere oramai scontati o comunque largamente condivisi?</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Vivere in una scarpa? Perché no</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Apr 2011 11:30:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Verdiana Salvatelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Porte, finestre, scale antincendio, terrazza, cucina, camere da letto, bagni&#8230; una casa? no! Una scarpa, o meglio un vecchio scarpone, [<a href="http://www.enquire.it/2011/04/01/mahlon-haines-hallam-shoes-house/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Porte, finestre, scale antincendio, terrazza, cucina, camere da letto, bagni&#8230; una casa? no! Una scarpa, o meglio un vecchio scarpone, alto otto metri, con tanto di tacco, suola e rifinito con asole per i lacci.<br />
Costruito in Pennsylvania alla fine degli anni cinquanta, da un produttore di calzature <strong>Mahlon Haines</strong>, noto come il mago della scarpa negli USA. Haines costruì questo edificio, tutt&#8217;oggi abitabile, sul lato di una strada, precisamente ad <strong>Hallam</strong> per far pubblicità alle sue creazioni. Oltre ad essere uno stimolo alla vista per la gente, magari suoi futuri clienti che passavano da quelle parti, questo vecchio scarpone nei week-end si trasformava in un vero e proprio albergo con tutti i comfort. Tutti i clienti di Haines, dall&#8217;intellettuale anziano oramai sorpassato dai suoi anni agli elettrici neo marito e moglie, potevano avere maggiordomo e cameriere ai loro piedi trascorrendo tre giorni sulla superficie di una comoda suola. Dopo la morte di Haines, questa casa-scarpa caduta in rovina per vari anni, è passata più volte di proprietà, ma oggi gli attuali proprietari l&#8217;hanno ristrutturata e rimessa a nuovo.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/03/Mahlon-Haines-Shoes-house-2.jpg" alt="" title="Mahlon Haines - Shoes house (2)" width="500" height="450" class="alignnone size-full wp-image-11722" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Se vi capita di passare per i prati della Pennsylvania, anche per un breve week-end, fate un salto ad Hallam. C&#8217;è chi è rimasto ad osservare stupefatto, chi non ha apprezzato l&#8217;idea, chi ha riso, e voi cosa ne pensate?</p>
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		<title>Water teardrops</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Mar 2011 12:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Sutto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Girato per promuovere il World Water Day, e prodotto dallo studio francese BBDP Unlimited, con la regia Clement Beauvais, il [<a href="http://www.enquire.it/2011/03/21/world-water-day-bbdp-unlimited/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Girato per promuovere il <strong>World Water Day</strong>, e prodotto dallo studio francese <strong>BBDP Unlimited</strong>, con la regia <em>Clement Beauvais</em>, il video in questione è un piccolo capolavoro. Creato con lo scopo di porre l’attenzione sulle malattie che si possono trasmettere attraverso l’acqua non depurata, mira a sensibilizzare la coscienza collettiva per quanto riguarda la situazione di indigenza dielle popolazioni che vivono in un’ambiente a basso tasso di igiene. Il visibile che rivela l’invisibile. Acqua incolore, inodore, insapore, come un fantasma sopito che si aggira indisturbato. Non si può parlare oltre di questo video delicato, imperativo è cliccare play e lasciarsi abbandonare alla musica, alle immagini e al fascino del colore che prende forma atraverso il percorso già segnato dall’acqua.</p>
<p><iframe src="http://player.vimeo.com/video/21198351" width="500" height="281" frameborder="0" style="padding:10px 0 10px 0;"></iframe></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Warhol for I-Pad</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov 2010 09:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Sutto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Apple si avvale della collaborazione della digital agency londinese Dare per creare una campagna pubblicitaria candidata a finire nei maggiori [<a href="http://www.enquire.it/2010/11/30/warhol-for-i-pad/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://itunes.apple.com/us/app/remote-palette/id386596739?mt=8" target="_blank">Apple</a></strong> si avvale della collaborazione della digital agency londinese <strong><a href="http://www.thisisdare.com/ " target="_blank">Dare</a></strong> per creare una campagna pubblicitaria candidata a finire nei maggiori musei in qualità di video/installazione omaggio alla storia del pop. Parlo del remake del documentario 66 Scenes of America firmato da Jørgen Leth, regista danese famoso soprattutto per il film <em>Le cinque variazioni</em> scritto e girato assieme a Lars Von Trier. Sono 66 cartoline proiettate in 35mm dove si può osservare l’analisi della conquista americana in tutto l’Occidente e, tra queste, si ritrova un Warhol affamato che addenta un hamburger, simbolo dell’american power.<br />
<iframe title="YouTube video player" class="youtube-player" type="text/html" width="500" height="311" src="http://www.youtube.com/embed/jaf6zF-FJBk?rel=0" frameborder="0" style="padding-top:10px; padding-bottom:10px;"></iframe><br />
iTunes, già colosso mondiale, non sembra avanzare pretese da status symbol, perchè lo è già, coltiva però ambizioni da icona, e sembra averle raggiunte. L’applicazione sponsorizzata permette di rappresentare graficamente l’hamburger in questione e di condirlo in contemporanea servendosi di un iPhone dotato della stessa application.</p>
<p><iframe title="YouTube video player" class="youtube-player" type="text/html" width="500" height="405" src="http://www.youtube.com/embed/0pMS5IMOxCA?rel=0" frameborder="0" style="padding-top:10px; padding-bottom:10px;"></iframe></p>
<p>L’arte è commerciabile, il commercio è arte. La pubblicità è un esempio di arte moderna, corredata da installazioni pop. La televisione aiuta.<br />
Una curiosità: l’attore che interpreta Andy Warhol è l’Innovation Director di Dare.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Message from Mars</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Sep 2010 06:57:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Taccardi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[No, non allarmatevi non è ancora giunto nessun messaggio alieno. Il Mars di cui parliamo, non è il pianeta rosso [<a href="http://www.enquire.it/2010/09/15/message-from-mars/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>No, non allarmatevi non è ancora giunto nessun messaggio alieno. Il Mars di cui parliamo, non è il pianeta rosso ma la nota barretta di cioccolato. Un brand rimasto pressoché immutato negli anni.<br />
<strong>Message from Mars</strong> invece, è il nome della brillante campagna comunicativa ideata dall&#8217;agenzia pubblicitaria olandese <a href="http://www.fhv.bbdo.nl" target="_blank">Fhv Bbdo</a>. Una campagna pubblicitaria destinata ad un target giovanissimo (16/24 anni).<br />
La confezione della barretta spogliata completamente dalle classiche stampe e accompagnata da caratteri adesivi, può essere personalizzata dal consumatore e utilizzata per inviare un inaspettato messaggio.<br />
Questa campagna pubblicitaria oltre che divertente si è rivelata anche efficace. Dal sito infatti, sono state ordinate più di 24.000 barrette personalizzabili (in aggiunta a quelle già vendute nei normali esercizi) e le vendite anche sono aumentate di circa il 12%.</p>
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		<title>Are you obsessed with the right thing?</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Sep 2010 09:09:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Taccardi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Brufoli, doppie punte e fianchi larghi. È questo il peggio che possa capitare? Siamo sicuri di focalizzare la nostra attenzione [<a href="http://www.enquire.it/2010/09/13/are-you-obsessed-with-the-right-thing/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Brufoli, doppie punte e fianchi larghi. È questo il peggio che possa capitare? Siamo sicuri di focalizzare la nostra attenzione sui giusti problemi.<br />
Questo il messaggio trasmesso dalla brillante campagna di sensibilizzazione ideata e realizzata dallo studio <strong>DDB Wordldwide</strong> di Singapore, per la Breast Cancer Foundation.<br />
A tutt&#8217;oggi la cura migliore non solo per il cancro resta ancora la prevenzione quindi la sensibilizzazione è sempre necessaria.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/09/breast-cancer-foundation.jpg" alt="" title="breast cancer foundation" width="500" height="700" class="alignnone size-full wp-image-6654" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/09/breast-cancer-foundation-2.jpg" alt="" title="breast cancer foundation (2)" width="500" height="700" class="alignnone size-full wp-image-6655" style="padding-top:10px;"/></p>
]]></content:encoded>
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		<title>The fresh stone age meat promotion</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jul 2010 09:11:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Taccardi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;estinzione dei dinosauri risale ormai a milioni di anni fa. A così tanti anni di distanza è ancora difficile definire [<a href="http://www.enquire.it/2010/07/30/bosch-ddb-advertising-promotion/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;estinzione dei dinosauri risale ormai a milioni di anni fa. A così tanti anni di distanza è ancora difficile definire la causa certa della loro prematura scomparsa: c&#8217;è chi sostiene la teoria del meteorite o chi quella più plausibile di una glaciazione. Quest&#8217;ultima ipotesi deve essere quella che preferiscono in casa <strong>Bosch</strong>. </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/07/bosch-refrigerator-sabertooth-filet.jpg" alt="" title="bosch-refrigerator-sabertooth-filet" width="500" height="300" class="alignnone size-full wp-image-5500" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>L&#8217;azienda multinazionale tedesca infatti affidandosi all&#8217;agenzia pubblicitaria berlinese <strong>DDB</strong>, ha sfruttato brillantemente la teoria della glaciazione, facendo di questa una divertente campagna pubblicitaria per reclamizzare refrigeratori. </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/07/bosch-fresh-stone-age-meat-promotion.jpg" alt="bosch-fresh-stone-age-meat-promotion" title="bosch-fresh-stone-age-meat-promotion" width="500" height="340" class="alignnone size-full wp-image-5658" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Che siano stati i refrigeratori di casa Bosch a causare la glaciazione? </p>
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		<title>Pic*Boutique l&#8217;arte online</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 05:44:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Taccardi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 15 luglio è stato inaugurato Pic*Boutique, la galleria d&#8217;arte e fotografia online creata da Eddie Tan e Giuseppe Rigoni. [<a href="http://www.enquire.it/2010/07/23/pic-boutique-eddie-tan-giuseppe-rigoni/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il  15  luglio è stato inaugurato <strong>Pic*Boutique</strong>,  la galleria d&#8217;arte e fotografia online creata da Eddie Tan e Giuseppe Rigoni. Vuole essere uno spazio online per far conoscere il mondo dell&#8217;arte e della fotografia contemporanea.  E&#8217; una galleria che si rivolge ad un pubblico che non ha mai comprato arte, ma amante di questo settore, desidera investire piccole cifre per un acquisto originale.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/07/CharlesBals-Vendome.jpg" alt="" title="CharlesBals-Vendome" width="500" height="350" class="alignnone size-full wp-image-5074" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Pic*Boutique dà la possibilità a chiunque di comprare la propria opera a partire da 290€ fino ad un massimo di 1500€, andando così ad eliminare le barriere di acquisto d&#8217;arte tradizionale, ed inoltre offre una soluzione intelligente per acquistare opere destinate ad Hotel o locali, con la garanzia di avere un&#8217;opera in serie limitata e non di produzione industriale.<br />
La  collaborazione tra questi due giovani artisti comincia con the*Agency, una società che fornisce servizi di hairdesign, makeup e styling all&#8217;industria del lusso. Eddie, di origine indonesiana ma nato in Germania, vive in Italia dal 2000 dove ha collezionato importanti esperienze nel settore della moda e del  lusso, Giuseppe invece segue tuttora come hairdesigner  le più importanti sfilate nel mondo.<br />
Insieme, hanno deciso di creare uno spazio dove poter far convivere le comuni passioni per arte, fotografia e interior design selezionando le opere di artisti e fotografi con cui  hanno già collaborato in passato. In questo modo il visitatore potrà osservare tutto il catalogo con  tranquillità e scegliere l&#8217;opera preferita senza recarsi in una galleria o fare un acquisto di una stampa su larga scala.<br />
Esiste un gap nel settore tra chi produce opere d&#8217;arte non quotate sui mercati e chi  ricerca pezzi  autentici  ed  originali. Pic*Boutique nasce proprio per riempire questo spazio creando una nuova dimensione per i creatori d&#8217;arte, i nuovi collezioni e tutti gli art lovers.<br />
Volete alcuni nomi di artisti? Bonnie Strange, Charles Bals, Andrea Zampese, Elisa di Rienzo e tanti altri che potrete scoprire visitando il sito <a href="http://www.picboutique.com" target="_blank">www.picboutique.com</a></p>
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		<title>Shopping Map la tua guida allo shopping</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 05:40:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Taccardi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con la diffusione di internet e la sua accessibilità quasi globale, la ricerca è decisamente cambiata. Se prima c&#8217;erano le [<a href="http://www.enquire.it/2010/07/19/shopping-map/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con la diffusione di internet e la sua accessibilità quasi globale, la ricerca è decisamente cambiata. Se prima c&#8217;erano le care vecchie enciclopedie (<em>e ci sono ancora</em>) adesso il web offre strumenti ed una vastità di informazioni senza precedenti.<br />
Tutti ormai cercano di ritagliarsi il proprio spazio virtuale, spesso per semplice mania di protagonismo o per sfruttare le enormi potenzialità divulgative e dare maggiore visibilità ad un prodotto o ad un servizio. Internet si trasforma in vetrina, e lo shopping diventa un fenomeno a portata di mouse: bastano una connessione, una carta di credito, un pò di audacia e tanta prudenza ed il gioco è fatto.<br />
Lo shopping si è spostato sugli schermi dei nostri computer, e districarsi in questo mondo virtuale a qualcuno può risultare tutt&#8217;altro che semplice, soprattutto considerata l&#8217;enormità dell&#8217;offerta. Qualche anno fa, si sfogliavano guide tematiche per cercare e scoprire nuovi brand o attività commerciali. Oggi invece nascono servizi online che si ripropongono di fornire ai possibili clienti, ma anche ai professionisti del settore, validi strumenti per potersi oriente, e <strong>Shopping Map</strong> è uno di questi.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/07/shopping-map-site.jpg" alt="" title="shopping map site" width="500" height="229" class="alignnone size-full wp-image-5180" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Nato solo qualche mese fa, Gennaio 2010, è il primo portale italiano che riunisce le recensioni delle migliori boutique d&#8217;abbigliamento e degli outlet, le schede dei brand presenti sul mercato con la loro distribuzione e le biografie dei più noti stilisti. Una piattaforma performante per migliorare la comunicazione B2B e B2C, strumento di comunicazione efficace a disposizione di boutique e brand e di supporto per gli operatori del settore (showroom e agenti) per ottimizzare e pianificare il proprio lavoro.<br />
In soli 6 mesi ShoppingMap.it è riuscito a raggiungere importanti traguardi come ad esempio le oltre 700mila visite o le 3milioni di pagine visualizzate, dimostrazione della semplicità del servizio e della sua indubbia utilità.<br />
Se siete quindi <em>shopping addicted</em> e desiderate un prezioso aiuto non resta che visitare il sito <a href="http://www.shoppingmap.it/" target="_blank">www.shoppingmap.it</a></p>
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		<title>Openpolis, anche la politica in 2.0</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 05:54:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Taccardi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Succede che la politica diventi questione di pochi. Succede che il cittadino si senta escluso. Succede che lo stesso cittadino [<a href="http://www.enquire.it/2010/07/12/openpolis-openparlamento-open-source/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Succede che la politica diventi questione di pochi. Succede che il cittadino si senta escluso. Succede che lo stesso cittadino stufo, cerchi sistemi alternativi per una partecipazione pubblica attiva. Succede quindi, che nasce <strong>Openpolis</strong>.<br />
Nell&#8217;epoca del web in stile 2.0 che ha investito tutti e tutto, la politica non poteva essere da meno, anche se la tendeza di sempre è nascondere e mascherare a scapito della trasparenza e controllabilità. Con Openpolis si vuole superare questo sistema oscuro, invitando tutti i cittadini al contributo per rendere tracciabili le attività dei rappresentati politici. Un progetto indipendente per condividere informazioni sulla politica e sui politici italiani. Un sistema di documentazione collettiva per renderla trasparente e aperta, quindi controllabile da tutti.<br />
Completamente gratuito nell&#8217;utilizzo, si fonda sulla partecipazione diretta degli utenti che riportando informazioni, incarichi e dichiarazioni, contribuiscono a creare un vero e proprio profilo di ciascun rappresentate, dal piccolo consigliere comunale al parlamentare europeo.<br />
Parallelamente ad Openpolis si sviluppa anche <strong>Openparlamento</strong>, un sistema di monitoraggio continuo delle attività svolte in parlamento, riportate in maniera semplice ed intuitiva con statistiche e news. Openparlamento oltre ad offrire un valido servizio di controllo, recuperando i dati direttamente dai siti ufficiali di camera e senato, offre interessanti strumenti di partecipazione come la possibilità di giudizio e commento per ciascuna attività.<br />
Che altro aggiungere, se non invitarvi a partecipare a questo ambizioso progetto, riportando rispettivamente i link di <a href="http://www.openpolis.it" target="_blank">Openpolis</a> e <a href=" http://parlamento.openpolis.it" target="_blank">Openparlamento</a>.</p>
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