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	<title>Enquire &#187; Moda + Tendenze</title>
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	<description>Born to be curious</description>
	<lastBuildDate>Fri, 10 Feb 2012 18:52:25 +0000</lastBuildDate>
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		<title>T/Shirt. Not Only Basics</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 08:24:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina Mainardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[3D]]></category>
		<category><![CDATA[basico]]></category>
		<category><![CDATA[jersey]]></category>
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		<category><![CDATA[t-shirt]]></category>

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		<description><![CDATA[THE T/SHIRT ISSUE. No, non stiamo parlando di un numero di un qualche magazine d’avanguardia dedicato alla t-shirt. Niente di [<a href="http://www.enquire.it/2012/02/10/tshirt-not-only-basics/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>THE T/SHIRT ISSUE</strong>. No, non stiamo parlando di un numero di un qualche magazine d’avanguardia dedicato alla t-shirt. Niente di tutto ciò. THE T/SHIRT ISSUE è un collettivo interdisciplinare che fonde moda, design e tecnologia focalizzando l’attenzione su un approccio estremamente digitalizzato in fase progettuale e basato su uno studio geometrico.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17747" style="padding-top: 10px;" title="t_shirt_issue_1" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/t_shirt_issue_1.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>Tutto si basa sul poligono triangolare che viene visto come elemento comune sia della forma indossabile che della grafica digitale. Il concetto detto così sembra di difficile comprensione, in realtà è molto semplice.</p>
<p><img class="alignleft  wp-image-17748" style="padding-top: 10px;" title="t_shirt_issue_2 " src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/t_shirt_issue_2-copy.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>Questi ragazzi studiano, attraverso l’utilizzo della grafica 2D e 3D, modi alternativi per costruire abiti. Sperimentazione pura, azzardata verrebbe da aggiungere, perchè questo gruppo di misteriosi ragazzi basa i propri studi sugli indumenti più basici che esistano ossia le magliette. “Tutti i nostri prodotti sono realizzati in un nuovo ambiente digitale che ci permette di ricostruire ogni componente di un abito dal nucleo fino ad ogni grado di complessità &#8211; spiegano i fondatori del progetto - Con questo nuovo approccio si stabilisce una nuova dimensione in cui si sperimenta e si riconsidera il 2D, 3D e lo spazio in mezzo”.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17749" style="padding-top: 10px;" title="t_shirt_issue_3" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/t_shirt_issue_3.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>Difficile da immaginare, ma il risultato è davvero sbalorditivo. Prendiamo ad esempio una piccola serie di t-shirt in jersey chiamata <strong>The Digital Portraits</strong> composta da tre magliette in 3D personalizzate. A prima vista appaiono come un groviglio confuso di spigoli e triangoli in realtà sono molto di più, sono state create <em>ad hoc</em> non solo sul corpo ma  sulla personalità del committente. Sono uniche. Tre corpi sono stati scannerizzati digitalmente in 3D. Da questo file ne viene creato uno gemello che però viene “manipolato” a seconda del destinatario della t-shirt. La scansione 3D viene successivamente trasformata in un modello 2D utilizzando una funzione impiegata anche nella realizzazione dei cartamodelli. Il tessuto e l’interfaccia interna, che definisce i bordi, sono tagliati con il laser. Utilizzando come tessuto il jersey la complessità percepita del capo è ridotta ad un livello più accessibile.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17752" style="padding-top: 10px;" title="t_shirt_issue_7" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/t_shirt_issue_7.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>Le Digital Potrait t-shirt fanno parte della sezione “Non Basic” del <em>brand</em>. Parlando invece dei capi più essenziali interessante è il progetto chiamato<strong> 1/10 Edition</strong> in cui, partendo dal modello base di una t-shirt vengono generati, attraverso la ricostruzione 3D, una serie di infinita di <em>patterns</em>. Ogni maglietta è diversa dalle altre grazie alle cuciture che corrono libere sull’intera superficie del tessuto. Ogni cucitura &#8211; tranne quelle delle spalle e dei lati &#8211; può essere modificata senza che il capo perda di vestibilità.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/KFBUoPesAkQ?rel=0" frameborder="0" width="500" height="284" style="padding:10px 0 10px 0;"></iframe></p>
<p>Le immagini parlano da sole. Tre t-shirt, tre sculture. “La nostra missione è quella di superare la barriera tra possibile e impossibile e ridefinire l’estetica di tutte le cose fatte in jersey”. Quando la tecnologia e la moda s’incontrano i risultati sono sempre incredibili.</p>
<p><a href="http://the-t-shirt-issue.com" target="_blank">www.the-t-shirt-issue.com</a></p>
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		<title>Le ragazze indossano la divisa. JACQUEMUS</title>
		<link>http://www.enquire.it/2012/02/08/le-ragazze-indossano-la-divisa-jacquemus/</link>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 11:01:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maela Leporati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[canile]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[fabbrica]]></category>
		<category><![CDATA[parigi]]></category>
		<category><![CDATA[uniforme]]></category>

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		<description><![CDATA[Simon Porte Jacquemus, ha 22 anni è francese ed è il creatore di un nuovo ed interessante brand di abbigliamento [<a href="http://www.enquire.it/2012/02/08/le-ragazze-indossano-la-divisa-jacquemus/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Simon Porte Jacquemus</strong>, ha 22 anni è francese ed è il creatore di un nuovo ed interessante <em>brand</em> di abbigliamento femminile : <a href="http://jacquemus.com/" target="_blank"><strong>JACQUEMUS</strong></a>. Designer autodidatta, Simon si ispira ad un’estetica minimale e raffinata, priva di fronzoli e lustrini. <strong>L’Usine</strong> (la fabbrica in francese .ndr) nome della collezione invernale 2011-12, ci presenta una moda raccontata in maniera piuttosto originale e diversa. Gli abiti sono ispirati alle divise indossate dalle lavoratrici delle fabbriche francesi, i tagli dei capi, realizzati tutti in lana cotta, sono semplici, con una <em>palette</em> di colori pastello.</p>
<p><img class="alignleft  wp-image-17713" style="padding-top: 10px;" title="jacquemus_3" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/jacquemus_3.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>Altrettanto interessante lo <em>shooting</em>, scattato da <strong>Bertrand Le Pluard</strong>, per la presentazione della collezione: la <em>location</em> è una fabbrica, un gruppo di modelle-operaie vestite Jacquemus diventano protagoniste alternative di una storia quotidiana e reale.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17720" style="padding-top: 10px;" title="jacquemus_5" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/jacquemus_5.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>Per una volta non è l’immagine glamour della moda a saltare all’occhio quanto più un approccio realista e umano,che concilia il “bello” alla normalità.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17712" style="padding-top: 10px;" title="jacquemus_2" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/jacquemus_2.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>La collezione estiva 2012, intitolata <strong>Le Chenil</strong> (il canile .ndr), sarà sempre ispirata al mondo delle donne che lavorano, in questo caso la top Caroline de Maigret impersonerà una padrona di un canile, alquanto solitaria.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17697" style="padding-top: 10px;" title="jacquemus_4" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/jacquemus4.jpg" alt="" width="500" height="585" /></p>
<p><strong>Simon, ci racconti qualcosa di te?</strong></p>
<p>Ho 22 anni. vengo dal sud della Francia,la SS 2012 sarà la mia quarta collezione. Amo Marie Laforet, Isabelle Adjani e Valeria Golino…specialmente in “Respiro”.</p>
<p><strong>Come e quando è nato JACQUEMUS?</strong></p>
<p>Jacquemus è nato più di un anno fa, con la mia prima collezione “L’Hiver Froid”. Era arrivato il momento di fare qualcosa di concreto, di smettere di attendere e di realizzare un progetto per conto mio. Sono un designer autodidatta.</p>
<p><strong>Quali sono le tue maggiori ispirazioni nella creazione delle collezioni?</strong></p>
<p>Sicuramente mia madre e il sud della Francia,la Provenza, che sono sempre nella mia mente. Al momento però potrei essere ispirato da qualsiasi cosa, come da un “lavoro”, una donna, o semplicemente da un vecchio video di musica pop francese visto su youtube.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17725" style="padding-top: 10px;" title="jacquemus_6" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/jacquemus_6.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p><strong>Come descriveresti il tuo stile? Da chi o cosa è influenzato?</strong></p>
<p>Inizio sempre da una storia e mai dai vestiti. Amo moltissimo immaginare una storia e soltanto dopo creare la collezione. Mi piacciono le uniformi, le divise, sono ossessionato da quest’idea e esteticamente penso aggiungano qualcosa di forte. Mi piace l’idea “tutto e niente”, l’idea di poter amare tantissimo una cosa oppure odiarla. Sento di rischiare di più creando una collezione ripetitiva.</p>
<p><strong>Come immagini la donna che veste Jacquemus?</strong></p>
<p>Con un’uniforme spero, una donna semplice. Non amo gli esercizi estetici, quindi la immagino con indosso un vestito “pulito”, senza tempo.</p>
<p><strong>Quali materiali prediligi per realizzare i tuoi capi?</strong></p>
<p>Materiali semplici come la lana, il cotone e il lino. Qualcosa di grezzo.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17727" style="padding-top: 10px;" title="jacquemus_7" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/jacquemus_7.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p><strong>Quanto dello stile francese c’è nelle tue creazioni?</strong></p>
<p>Non so quanto “stile francese” ci sia effettivamente in Jacquemus…posso soltanto dire che sono innamorato del mio paese e credo sia questo il motivo per cui si sente lo stile francese nelle mie collezioni.</p>
<p><strong>Progetti futuri per te e il tuo <em>brand</em>?</strong></p>
<p>Una nuova collezione,una nuova storia da raccontare, incontrare nuove persone e cercare di fare del mio meglio per JACQUEMUS.</p>
<p><strong>Ci consigli un posto da non perdere a Parigi?</strong></p>
<p>Il mio quartiere, il 18 arrondissement. Oppure il mercato delle pulci “Les puces de St Ouen”, nella zona nord di Parigi. Se dovessi spendere dei soldi per arredare il mio appartamento andrei sicuramente lì a fare spese folli. Si possono trovare cose molto interessanti, vecchie perle, vestiti in stile della nonna. Amo molto l’atmosfera che si respira e il mix di persone che trovi in quel posto.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17729" style="padding-top: 10px;" title="jacquemus_8" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/jacquemus_8.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>Un marchio che trae ispirazione da contesti inusuali ma che, soprattutto, prendono in considerazione il mondo delle donne lavoratrici. Una voce fuori dal coro.</p>
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		<title>Con Makia ma senza paura (di crescere)</title>
		<link>http://www.enquire.it/2012/02/07/con-makia-ma-senza-paura-di-crescere/</link>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 09:31:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimiliano Mameli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[america]]></category>
		<category><![CDATA[casual]]></category>
		<category><![CDATA[finlandia]]></category>
		<category><![CDATA[snowboard]]></category>

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		<description><![CDATA[Di determinate cose nella vita bisogna essere sicuri. Si chiamano certezze. Famiglia, religione o, a livello molto più leggero, tatuaggi. [<a href="http://www.enquire.it/2012/02/07/con-makia-ma-senza-paura-di-crescere/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di determinate cose nella vita bisogna essere sicuri. Si chiamano certezze. Famiglia, religione o, a livello molto più leggero, tatuaggi. Cos&#8217;altro dura una vita? Una passione. Qualcosa che nasce da dentro, che abbiamo sviluppato in cooperazione con altri. Oppure semplicemente che ci è capitato di vedere e ci ha incuriosito, l&#8217; abbiamo provata, l&#8217;abbiamo trovata consona a quello che ci fa stare bene ed è rimasta con noi. Una passione è per sempre.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17666" style="padding-top: 10px;" title="makia_1" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/makia_1.jpg" alt="" width="500" height="500" /></p>
<p>Non vai più in garage a provare con la tua <em>cover band</em>? Se però sei a casa di un amico e lui ha una chitarra in salotto, sicuramente la imbraccerai e proverai a fare due accordi, giusto per sentire come suona. C&#8217;è un <em>timing</em> per tutto, potete essere giovanili finché volete, ma ogni cosa a tempo e luogo.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17667" style="padding-top: 10px;" title="makia_2" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/makia_2.jpg" alt="" width="500" height="350" /></p>
<p><strong>Makia</strong> nasce per coloro che hanno vissuto le loro passioni fino a consumarle, fino a quando il tempo non ha dato loro più luogo di portarle avanti come agli inizi. Tutto questo senza mai abbandonare la purezza di una sensazione, senza mai sporcare l&#8217;attimo di passione che durerà una vita.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17668" style="padding-top: 10px;" title="makia_4" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/makia_4.jpg" alt="" width="500" height="350" /></p>
<p>Makia nasce in Finlandia, grazie alla visione di Joni Malmi, ex pro <em>snowboarder</em> finlandese di altissimo livello. Joni ha realizzato che gli anni passavano e che, malgrado questo, voleva rappresentare il suo <em>background</em> rimanendo coerente con se stesso e la propria età. Ecco perché Makia ha visto la luce del giorno: per cogliere un&#8217;opportunità.</p>
<p><img class="alignleft  wp-image-17669" style="padding-top: 10px;" title="makia_5" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/makia_5.jpg" alt="" width="500" height="350" /></p>
<p>Pezzi che reinventano dei classici <em>casual</em>, tagli ed accostamenti divertenti senza essere stravaganti, funzionali alle esigenze di un pubblico maturo che sa cosa vuole, ma che purtroppo non ha avuto nessuno che glielo proponesse prima. Purtroppo o per fortuna. Per la fortuna di Makia.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17670" style="padding-top: 10px;" title="makia_6" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/makia_6.jpg" alt="" width="500" height="350" /></p>
<p>Dopo aver creato un <em>buzz</em> rilevante a livello europeo e dopo aver perfezionato staff e produzione, Makia era quindi pronto per il passo successivo. Lanciato verso una scalata al successo che sembra annunciata, infatti, questo <em>brand</em> di abbigliamento e scarpe ha recentemente aperto in California la propria sede statunitense ed ha conseguito il secondo posto dell&#8217;<em>award</em> di TransWorld Business “Top Action Sports Stories of 2011″.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17671" style="padding-top: 10px;" title="makia_7" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/makia_7.jpg" alt="" width="500" height="350" /></p>
<p>Il loro motto &#8220;Old but gold&#8221;, quindi, pare avere un senso, soprattutto se affiancato a nomi quali quelli di Peter Line, John Cardiel, Chris Dufficy, Marc Morisset, Joni Makinen, Bryce Kanights, Steve Olson, Russell Winfield, Jeff Brushie, Scotty Wittlake, Jim Rippey ed altri ancora.</p>
<p><img class="alignleft  wp-image-17672" style="padding-top: 10px;" title="makia_8" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/makia_8.jpg" alt="" width="500" height="350" /></p>
<p>E voi? Vi sentite pronti per questa corsa all&#8217;oro o è ancora presto?!</p>
<p><a href="http://www.makiaclothing.com" target="_blank">www.makiaclothing.com</a></p>
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		<title>Tutti i colori di Louisa Parris</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 10:01:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlotta Licciardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[cappelli]]></category>
		<category><![CDATA[emilio pucci]]></category>
		<category><![CDATA[foulard]]></category>
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		<description><![CDATA[Louisa Parris, 100% londinese, si laurea nella sua città natale in Fashion Design &#38; Marketing alla nota Central Saint Martins. Il 2008 è il suo anno [<a href="http://www.enquire.it/2012/02/06/tutti-i-colori-di-louisa-parris/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Louisa Parris</strong>, 100% londinese, si laurea nella sua città natale in Fashion Design &amp; Marketing alla nota Central Saint Martins. Il 2008 è il suo anno fortunato, infatti coglie al balzo l’opportunità di collaborare con DKNY, Mulberry, Gharani Strok e Ghost: un vero e proprio trampolino di lancio che le permette di diventare costumista teatrale e lanciare la sua prima linea di abiti da sera. Alcuni pezzi della collezione vengono premiati, nello stesso anno, dalla <strong>Gen Art Styles International Design Competition</strong> per la categoria Eveningwear.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17620" style="padding-top: 10px;" title="louisa_parris" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/louisa_parris.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>Divisa tra due città molto differenti, come Londra e San Francisco, riesce comunque a gestire il suo <em>brand</em> e a insegnare persino all’Academy of Art’s Fashion BFA &amp; MFA.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17617" style="padding-top: 10px;" title="louisa_parris_5" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/louisa_parris_5.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>Nell’autunno-inverno 2011 la designer decide di sviluppare una collezione differente rispetto a quella del 2008, costituita soltanto da accessori: cappelli chic, da cocktail e sciarpe in seta stampata con motivi che ricordano i preziosi foulard di Emilio Pucci.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17614" style="padding-top: 10px;" title="louisa_parris_2" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/louisa_parris_2.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>Alcuni cappelli come i modelli Windsor Pillbox e Becket Knot sono realizzati in collaborazione esclusiva con la cappellaia inglese <strong>Laela Barnard</strong>. Bianco, celeste, rosa, verde acqua, grigio e lilla, sono i colori più evidenti, ma è presente anche l’inaspettato nero come nella sciarpa del modello Savoy e nel cappello Zeppelin Disk.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17613" style="padding-top: 10px;" title="louisa_parris_1" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/louisa_parris_1.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>Nonostante i numerosi impegni la nostra designer riesce a sostienere anche un’importante iniziativa: il ricavo di ogni sciarpa venduta viene devoluto in beneficenza al centro di <strong>San Francisco, St. Vincent de Paul Society Riley</strong> , per donne e figli maltrattati.</p>
<p><img class="alignleft  wp-image-17616" style="padding-top: 10px;" title="louisa_parris_4" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/louisa_parris_4.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>Con 50 dollari si copre la spesa delle sessioni di consulenza per 5 donne maltrattate e con 75 dollari si dà la possibilità a una donna abusata di trascorrere una notte nel rifugio. Con oltre 300 volontari, il St. Vincent de Paul Society Riley è il più grande rifugio che ospita e supporta donne che subiscono violenze domestiche nell’area di San Francisco. Ogni anno il centro ospita 1400 donne e bambini (purtroppo il 60%) offrendo diversi servizi come alloggi di transizione e programmi d’istruzione.</p>
<p><img class="alignleft  wp-image-17615" style="padding-top: 10px;" title="louisa_parris_3" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/louisa_parris_3.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>Louisa dimostra così di affrontare con serietà, passione e convinzione sia il lavoro di stilista sia l’impegno solidale.</p>
<p><a href="http://louisaparris.com/" target="_blank">www.louisaparris.com</a></p>
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		<title>London College of Fashion Graduation Show</title>
		<link>http://www.enquire.it/2012/02/04/ma_12-london-college-of-fashion-graduation-show/</link>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 07:22:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina Mainardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
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		<category><![CDATA[graduation]]></category>
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		<category><![CDATA[new designers]]></category>

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		<description><![CDATA[I fashion show organizzati dagli istituti di moda sono sempre un’occasione interessante per poter scovare non solo idee geniali, ma [<a href="http://www.enquire.it/2012/02/04/ma_12-london-college-of-fashion-graduation-show/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I <em>fashion show</em> organizzati dagli istituti di moda sono sempre un’occasione interessante per poter scovare non solo idee geniali, ma anche nuove voci. Giovani creativi che si affacciano con determinazione e forza sul <em>fashion system</em> mondiale grazie anche alla risonanza che questi eventi hanno, soprattutto, nel mondo del web.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17593" style="padding-top: 10px;" title="ma_12_london_college" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/ma_12_london_college.jpg" alt="" width="500" height="300" />Giovedì sera a Londra nella Raphael Gallery del prestigioso <strong>Victoria &amp; Albert Museum</strong> si è tenuto il <strong>MA Graduation Show</strong> del <strong><a href="http://www.fashion.arts.ac.uk" target="_blank">London College of Fashion</a></strong> e, come spesso accade quando si parla di Inghilterra, l’attenzione è tutta puntata sui creativi. Le aspettative sono alte. Dal <em>graduation</em> show emerge un <em>mood</em> minimale caratterizzato da una forte compenetrazione tra generi. C’è stata grande attenzione sulle stampe, sui materiali e sui ricami che compaiono sia nel <em>menswear</em> che nel <em>womenswear</em>. L’estrosità degli ultimi anni sembra attenuarsi per confluire in un’eleganza e in una ricercatezza davvero intrigante. Molti dei designers hanno preso spunto da diversi elementi stilistici del mondo orientale mentre altri hanno fatto dell’essenzialità e del purismo il loro punto cardine.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17590" style="padding-top: 10px;" title="gu_xianfen_london" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/gu_xianfen_london.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>Tra tutti alcuni però hanno attirato la nostra attenzione e vale davvero la pena di presentarveli. La prima è <strong>Xianfen Gu.</strong> Ha aperto lo show con la sua collezione donna che fonde la sartorialità tipica di Savile Row con il misticismo dell’estremo oriente. Completi giacca e pantalone tagliati al laser e caratterizzati da stampe fotografiche rosso sangue. Altri elementi interessanti sono l’asimmetria, che compare nelle chiusure e nella struttura base di molti capi e la grande attenzione per i ricami che decorano i capi finali e l’abito rosso di <em>chiffon</em> plissettato.<strong></strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17588" style="padding-top: 10px;" title="charlotte_simpson_london" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/charlotte_simpson_london.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p><strong>Charlotte Simpson</strong> trae ispirazione dalla bravura di Phoebe Philo e dal suo famoso minimalismo. La collezione della giovane inglese si basa tutta sulle tonalità del beige, del rosa antico, del marrone e del bianco. Le forme sono cadenti ed allungate, morbide ma estremamente essenziali. Femminilità elegante e seriosa trasuda dalle tute, dai morbidi pantaloni e dai lunghissimi abiti. La collezione è calda, avvolgente e luminosa in alcuni punti grazie soprattutto ai tessuti utilizzati.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17589" style="padding-top: 10px;" title="emily_seul_london" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/emily_london.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>Con <strong>Emily Seul Ki Uhm</strong> arrivano i colori. Anche qui sono presenti giacche lunghe dal taglio maschile che, spesso e volentieri, si trasformano in lunghi abiti dai <em>revers</em> sottili. Le tonalità sono forti, azzurro, fucsia, arancio, verde e bianco. Tutta la collezione è percorsa da decorazioni a righe, pois e griglie in rilievo che movimentano le linee rigorose dei capi. Le trasparenze sono un di più che completano gli abiti allungando il tutto fino ai piedi.</p>
<p><img class="alignleft  wp-image-17592" style="padding-top: 10px;" title="melanie_london" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/melanie_london.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p><strong>Melanie Anayiotos</strong> porta il drappeggio su tessuti grigi, dorati e neri. Si respira più matericità sebbene persista il minimalismo che accomuna molti dei progetti presentati. Arricciature, <em>pences</em> e pantaloni larghi che cadono morbidi sulle caviglie. Capi spalmati con oro o<em> total black</em>. Cappotti oversize con dettagli in tono. Non c’è nulla al di sopra del ginocchio, si copre la maggior parte del corpo utilizzando anche timide trasparenze.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17596" style="padding-top: 10px;" title="ma_12_london_college_fashion" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/ma_12_london_college_fashion.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>Questi sono solo alcuni dei nomi emersi dalla sfilata del London College of Fashion. Sono stati infatti ventitre i giovani creativi presenti all’evento. Confidiamo in loro per vedere finalmente qualcosa di nuovo nella moda.</p>
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		<title>Bellezza nella qualità: Sang A</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 07:44:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlotta Licciardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[handbag]]></category>
		<category><![CDATA[iPad cover]]></category>
		<category><![CDATA[new york]]></category>
		<category><![CDATA[pitone]]></category>
		<category><![CDATA[shopping bag]]></category>

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		<description><![CDATA[Sang A Im-Propp è una talentuosa designer coreana che vive e lavora nel suo studio in centro a New York, [<a href="http://www.enquire.it/2012/02/03/sang-a-im-propp-fashion/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Sang A Im-Propp</strong> è una talentuosa designer coreana che vive e lavora nel suo studio in centro a New York, dove nel 2006 lancia il <em>brand</em><strong> SANG A</strong>. Ma facciamo un passo indietro: Sang A all’età di dieci anni inizia a far parte di varie compagnie di danza a livello internazionale. Arrivata a New York City, si ritrova catapultata in un mondo diverso e la sua passione per la moda esplode a discapito del ballo. Decide di approfondire le sue abilità iscrivendosi alla Parsons – The new School for Design di New York. Partecipa a diversi stage collezionando così diverse esperienze stando a stretto contatto con stilisti come Victoria Bartlett e Lisa Von Weise.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17559" style="padding-top: 10px;" title="sang_a_1" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/sang_a_1.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>Durante i suoi viaggi in Europa, Sang A segue vari <em>workshops</em> dove artigiani francesi e italiani realizzano accessori di lusso. Questo alimenta la sua passione per le pelli di qualità e l’ossessione per l’artigianalità. Sang A trae ispirazione osservando i <em>look</em> eccentrici delle strade di Soho, si fa affascinare dalle icone del cinema italiano come Sophia Loren e dalla danza, suo primo grande amore.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17562" style="padding-top: 10px;" title="sang_a_3" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/sang_a_3.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>Passione e creatività guidano la designer. I suoi accessori fanno riferimento ad una donna che riconosce il valore della funzionalità e del design e che, contemporaneamente, conserva un senso classico e un animo ribelle.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17565" style="padding-top: 10px;" title="sang_a_4" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/sang_a_4.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>Le collezioni trasudano lusso, ribellione e innovazione: gli accessori sono infatti tutti lavorati artigianalmente con pregiatissime pelli. I materiali più utilizzati per le borse e pochette sono la pelle di pitone, vitello, coccodrillo, pitone e struzzo. Le pelli vengono tagliate e assemblate a mano grazie all’esperienza dei più bravi artigiani del mondo. Ogni pezzo viene controllato poi uno per uno perché ogni oggetto sia veramente “per la vita”.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17567" style="padding-top: 10px;" title="sang_a_5" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/sang_a_5.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>La collezione autunno-inverno 2011-12 è ricca di accessori come pochette di struzzo, ipad-cover di pitone bianco e nero, borse porta pc, zaini trasformabili in borse a tracolla e splendide<em> shopping bag</em>. I colori spaziano dal nero al grigio e dal panna al marrone.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17569" style="padding-top: 10px;" title="sang_a_6" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/sang_a_6.jpg" alt="" width="500" height="322" /></p>
<p>Le creazioni di designer corena hanno da subito riscontrato un grande successo, vengono scelte dalle <em>stylists</em> di molte <em>celebrities</em> americane e dalle <em>fashion editors</em> di riviste e web. Le sue collezioni sono disponibili in tutto il mondo: New York, Milano (10 Corso Como), in Europa, Medio Oriente e Asia.</p>
<p><img class="alignleft  wp-image-17571" style="padding-top: 10px;" title="sang_a_7" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/sang_a_7.jpg" alt="" width="500" height="314" /></p>
<p>La sua presenza a livello mondiale continua a crescere, attraverso il suo coinvolgimento in diversi enti internazionali: nel giugno del 2010, Sang A è diventata membro del Consiglio di Fashion Designers of America (CFDA). Una carriera in ascesa e un successo meritato.</p>
<p><a href="http://sanga.com" target="_blank">www.sanga.com</a></p>
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		<title>Winter and Spring. Simply Avelon</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 07:54:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina Mainardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[nero]]></category>
		<category><![CDATA[olanda]]></category>
		<category><![CDATA[over]]></category>
		<category><![CDATA[skinny]]></category>
		<category><![CDATA[spring]]></category>
		<category><![CDATA[viktor&rolf]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Uno <em>showroom</em> a Milano, durante la<em> woman fashion week</em> dell’estate scorsa. Si presentavano le collezioni invernali 2011-12. Enquire era in giro durante quei caldi mesi estivi e, in quella occasione abbiamo “incontrato” per la prima volta <strong>Avelon</strong> ed è stato un colpo di fulmine. Si trattava della prima stagione presentata in Italia dallo stilista olandese <strong>Erik Frenken</strong>. Passa un pò di tempo, precisamente siamo a settembre scorso. Uno stand all’interno del WHITE in Tortona, è il momento dell’estate 2012. Due stagioni. Stesso marchio. Stesso amore.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17491" style="padding-top: 10px;" title="erik_frenken_1" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/erik_frenken_1.jpg" alt="" width="500" height="333" /></p>
<p>Lo stile è inconfondibile e porta dentro di sè tutta l’esperienza acquisita lavorando fianco a fianco con Alberta Ferretti e i quattro anni in cui Erik è stato <em>head designer</em> presso Viktor&amp;Rolf. Nel 2008 termina il connubio e fonda Avelon, in questo progetto “solista” c’è una buona dose di costruzione, meno haute couture ma sicuramente più portabile, e una percentuale sufficente di <em>rock‘n roll</em>.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17488" style="padding-top: 10px;" title="avelon_3" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/avelon_3.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>Un’apoteosi di colore nero, declinato su grossi panni di lana, pelle e denim. Un tocco di antracite e di tabacco nelle maglie leggere e nei maglioni di lana lavorata a nido d’ape, pesanti e oversize. Asimmetrie nei capi spalla, in pelle e panno, che ricordano le forme tipiche del Rick Owens più famoso, senza però allontanarsi troppo dallo stile tipico di questo designer. Denim aderenti pieni di zip orizzontali. <em>Mix up</em> di materiali. Gonne lunghe e abiti. Verrebbe da dire sofisticato, verrebbe da dire sartoriale.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17487" style="padding-top: 10px;" title="avelon_2" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/avelon_2.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>Una collezione che ha consacrato nel migliore dei modi Avelon nel nostro paese, sebbene sia totalmente lontano dagli stilemi italici. Amatissimo dai giapponesi e dai nordici ha però presto incantato anche noi grazie a quell’<em>allure</em> che lo contraddistingue.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17489" style="padding-top: 10px;" title="avelon_5" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/avelon_5.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>L’estivo contiene una sferzata di vita e di colore, anche se non esagerato. Il nero è una base difficile, quasi impossibile, da cancellare tanto che rimane la tonalità cardine anche quando le temperature salgono e le giornate si fanno più lunghe. Fanno però capolino un blu intenso, un verde prato, bianco, grigio chiaro e il beige.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17490" style="padding-top: 10px;" title="avelon_6" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/avelon_6.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>Le linee rimangono basiche ma anche più morbide. Perdurano alcuni pezzi cardine come il denim <em>skinny</em>, la giacca e il maglione a nido d’ape. Ritorna il gioco tra lucido e opaco. Compaiono ampi pantaloni palazzo, t-shirt, shorts, camicie e trasprarenze. L’estate di Avelon è <em>over</em> nella tuta bianca e nell’abito verde, è <em>soft</em> nel tessuto leggero del completo blu ed è <em>street</em> &#8211; ma con stile &#8211; nella t-shirt traforata stile basket e nella giacca da baseball.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17486" style="padding-top: 10px;" title="avalon_4" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/avalon_4.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>Non tradisce Avelon, non tradisce Erik. Degno della migliore tradizione artistica olandese. Come si suol dire: <em>one to watch</em>.</p>
<p><a href="http://www.avelon.me" target="_blank">www.avelon.me</a></p>
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		<title>L&#8217;arte di Maryam Keyhani avvolge il collo</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 07:31:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessia Simonazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[etereo]]></category>
		<category><![CDATA[jewellry]]></category>
		<category><![CDATA[pittura]]></category>

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		<description><![CDATA[“L’abito non fa il monaco”, un detto vecchio come il mondo, ma opinabile. L’accessorio invece sì, eccome! L&#8217;accessorio fa la [<a href="http://www.enquire.it/2012/02/01/avvolge-il-collo-larte-di-maryam-keyhani/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“L’abito non fa il monaco”, un detto vecchio come il mondo, ma opinabile. L’accessorio invece sì, eccome! L&#8217;accessorio fa la personalità di chi lo indossa. La conferma viene direttamente dalla<em> jewellery designer</em> <strong>Maryam Keyhani</strong>, che non esce mai di casa senza una collana pazzesca, posizionata in bella vista sull’immancabile <em>blazer</em> nero. Un gioiello dei suoi, <em>of course</em>.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17499" style="padding-top: 10px;" title="1_keyhani" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/1_keyhani.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>Classe 1982, una formazione da pittrice. La voglia di vedere realizzate in concreto le sue idee su tela la porta a diventare creatrice di una linea che, per ora, comprende solo due collezioni; un esordio di tutto rispetto, considerando l’attenzione ricevuta da <em>magazines</em> come Vogue o <em>stores</em> globali quali LuisaViaRoma, Corso Como e Frank Et Fils.</p>
<p><img class="alignleft  wp-image-17500" style="padding-top: 10px;" title="2_keyhani" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/2_keyhani.jpg" alt="" width="500" height="333" /></p>
<p>Pioniera della gioielleria, autodidatta, di una sensibilità a metà tra il maschile ed il femminile, con una vera e propria ossessione per i colletti da uomo e le nappine da tenda ornamentali, acquistate al <em>vintage store</em> Gadabout. Con il presupposto che lo stile “è fatto dalle persone eccentriche, il cui carattere traspare dal loro modo di abbigliarsi”, si spiega la sua simpatica mania di spiare su Google gli acquirenti, dopo gli ordini ricevuti via mail tramite info@maryamkeyhani.com.</p>
<p><img class="alignleft  wp-image-17501" style="padding-top: 10px;" title="3_keyhani" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/3_keyhani.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>L’ispirazione incessante, durante la fase del disegno, le sopraggiunge dai sogni ad occhi aperti e dai viaggi nei quattro continenti. A Firenze nasce l’amore per l’artigianato ed il lusso, dai mercatini delle pulci di Berlino arrivano le strepitose penne e da Parigi, oltre ad un corso d’illustrazione di moda, il tratto femminile ed elegante. Letteralmente ossessionata dal bozzetto, lo studio di Keyhani a Toronto è quasi sommerso da schizzi che magicamente prendono vita in una collezione A/I 2011-12 composta di ventinove pezzi, alcuni dei quali richiedono anche dodici ore di lavoro ciascuno.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17502" style="padding-top: 10px;" title="4_keyhani" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/4_keyhani.jpg" alt="" width="500" height="327" /></p>
<p>Un prodotto che nasce dalla pura fantasia e passa alla manipolazione, quasi come una scultura, attraverso soluzioni tecniche di portabilità studiate appositamente. E così, partendo da un <em>moodboard</em> etereo, la designer mixa classicismo ed avanguardia in un approccio artigianale ed intimo: la sua sperimentazione, attraverso l’utilizzo di penne, pelle e catene cambia perciò la nozione di arte, originando monili che colpiscono l’occhio con grazia e fare leggiadro ma ognuno con una precisa storia.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17503" style="padding-top: 10px;" title="5_keyhani" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/5_keyhani.jpg" alt="" width="500" height="296" /></p>
<p>Dettagli di pelle arrotolata si combinano a svolazzanti penne nere, cipria e marrone, cinti da catene in oro rosa, in un design ispirato alle dee della mitologia, che si distingue per raffinatezza e ricerca di una bellezza senza tempo, sorpassando i limiti stagionali.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17504" style="padding-top: 10px;" title="6_keyhani" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/6_keyhani.png" alt="" width="500" height="309" /></p>
<p>A proposito di stagione, con la primavera alle porte, ci aspetta una nuova collezione tutta influenzata dai ritratti femminili di Ingres: non ci resta che curiosare in anteprima<a href="http://www.maryamkeyhani.com/" target="_blank"> su maryamkeyhani.com</a>.</p>
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		<title>EASTPAK&#8217;S Art&#8217;N&#039;Pack</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 07:19:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucilla Spagnuolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[artisti]]></category>
		<category><![CDATA[berlino]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[padded park'r]]></category>
		<category><![CDATA[studio fikera]]></category>
		<category><![CDATA[xl combines gallery]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Gli artisti sono grandi maghi che rendono gli oggetti leggeri come ombre, e se li appropriano, e li fanno creature [<a href="http://www.enquire.it/2012/01/30/eastpaks-artnpack/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Gli artisti sono grandi maghi che rendono gli oggetti leggeri come ombre, e se li appropriano, e li fanno creature della loro immaginazione e della loro impressione&#8221;. È con queste parole che lo scrittore Francesco De Sanctis ci dà la definizione di artista.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17421" style="padding-top: 10px;" title="eastpak_1" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/eastpak_13.jpg" alt="" width="500" height="500" /></p>
<p>Berlino, 18 gennaio 2012. <strong>Eastpak</strong> ha preso alla lettera la suddetta citazione, è evidente. Durante il Bread&amp;Butter ecco presentata per la seconda volta la sfida che il marchio ha lanciato a più di 130 giovani creativi di tutto il mondo e di ogni tipo &#8211; dal designer, al grafico, al fotografo &#8211; che si sono trovati a reinterpretare il più classico dei prodotti dell&#8217;azienda: lo zaino <strong>Padded Pack&#8217;r</strong>.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17422" style="padding-top: 10px;" title="eastpak_2" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/eastpak_21.jpg" alt="" width="500" height="350" /></p>
<p>I risultati sono stati incredibili, ogni opera racconta una storia. Smontato, dipinto, stampato, luminoso, riassemblato, ogni zaino racchiude in sé un pezzo dell&#8217;artista che gli ha dato vita. C&#8217;è quello cui sono stati installati dei <em>led</em>, c&#8217;è quello drappeggiato, quello blindato in una scatola di legno, quello in sospensione, quello che non sembra più lui, insomma, a ognuno il suo.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17423" style="padding-top: 10px;" title="eastpak_3" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/eastpak_31.jpg" alt="" width="500" height="350" />Da questa iniziativa sono nate oltre 200 opere, che avremo occasione di vedere anche qui in Italia, per il bis che Eastpak ha deciso di concedere (bontà sua, altro che &#8220;Paganini non ripete&#8221;!). L&#8217;appuntamento è per il 2 febbraio alla<strong> Galleria XL Combines</strong>, già teatro dell&#8217;evento New Era di qualche mese fa, dove sarà in mostra una selezione degli zaini più belli.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17424" style="padding-top: 10px;" title="eastpak_4" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/eastpak_41.jpg" alt="" width="500" height="350" /></p>
<p>Niente &#8220;discriminazione&#8221;, invece, per quelli in vendita: saranno tutti acquistabili online a partire dal 19 marzo, in un&#8217;asta a favore dell&#8217;associazione <strong>Designers Against AIDS (DAA)</strong>.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17425" style="padding-top: 10px;" title="eastpak_5" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/eastpak_51.jpg" alt="" width="500" height="350" />Poteva mancare il supporto audio-visivo? Ovviamente no! Lo <strong>Studio Fiker</strong>a ha documentato (quasi) ogni singolo momento di questa iniziativa, incontrando per interessanti <em>tete-à-tete</em> video alcuni degli artisti coinvolti, e cimentandosi adirittura nella customizzazione di uno degli zaini (indovinerete qual è?).</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17426" style="padding-top: 10px;" title="eastpak_6" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/eastpak_61.jpg" alt="" width="500" height="350" /></p>
<p>Per vedere in anteprima i Padded Pack&#8217;r realizzati, scegliere il vostro e mettere i soldini da parte per un investimento &#8220;buono e giusto&#8221;, cliccate <a href="www.eastpak.com/designstudio" target="_blank">www.eastpak.com/designstudio</a>; l&#8217;acquisto sarà poi possibile sul sito ufficiale<a href="http://www.eastpak.com/" target="_blank"> www.eastpak.com</a></p>
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		<title>Woolrich e Douglas Kirkland all&#8217;Art First</title>
		<link>http://www.enquire.it/2012/01/28/woolrich-e-douglas-kirkland-allart-first/</link>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 07:11:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina Mainardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[arte fiera]]></category>
		<category><![CDATA[bologna]]></category>
		<category><![CDATA[outwear]]></category>
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		<category><![CDATA[woolrich]]></category>

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		<description><![CDATA[Woorlich, marchio americano leader nell’outwear uomo e donna, compie 180 anni. Come ogni compleanno che si rispetti è doveroso un [<a href="http://www.enquire.it/2012/01/28/woolrich-e-douglas-kirkland-allart-first/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.woolrich.it/" target="_blank"><strong>Woorlich</strong></a>, marchio americano leader nell’<em>outwear</em> uomo e donna, compie 180 anni. Come ogni compleanno che si rispetti è doveroso un festeggiamento degno e Woorlich lo fa con una collaborazione di tutto rispetto.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17381" style="padding-top: 10px;" title="douglas_kirkland_woolrich" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/douglas_kirkland_woolrich.jpg" alt="" width="500" height="434" /></p>
<p>Si parla di fotografia. Il nome è quello di <strong>Douglas Kirkland</strong>, <em>photoreporter</em> americano per Life negli anni Sessanta e famoso per i suoi ritratti di Marilyn Monroe e Coco Chanel, che ha interpretato il capo icona del <em>brand</em>, l’<strong>Arctic Parka</strong>, attraverso diciotto personaggi provenienti dal mondo dello spettacolo americano.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17431" style="padding-top: 10px;" title="woolrich_11" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/woolrich_11.jpg" alt="" width="500" height="310" />Si chiama “<strong>Douglas Kirkland: 18 Portraits Celebrating 180 years of Woolrich</strong>”. Scatti in bianco e nero. Scatti a colori. Il fotografo americano ha dato via a una doppia serie di ritratti diametralmente opposti, una più d’effetto emotivo e una davvero molto pop.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17372" style="padding-top: 10px;" title="woolrich_2" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/woolrich_2.jpg" alt="" width="500" height="310" /></p>
<p>Dopo esser stata presentata al WP Store di Milano lo scorso settembre, la doppia serie fotografica diventa una delle attrazioni di <a href="http://www.artefiera.bolognafiere.it/" target="_blank"><strong>Arte Fiera</strong></a>, la Fiera Internazionale di Arte Contemporanea, iniziata a Bologna ieri 27 gennaio e si chiuderà il 30 gennaio. Gli scatti in bianco e nero, suggestivi e rigorosi verranno esposti al padiglione 16 della Fiera mentre l’altra sarà esposta all’interno del WP Store in città (via Clavature).</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17373" style="padding-top: 10px;" title="woolrich_3" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/woolrich_3.jpg" alt="" width="500" height="282" /></p>
<p>I personaggi ritatti dall’obbiettivo di Kirkland interpretano l’Arctic Parka attraverso storie differenti. Sono attori, ballerini, registi, giornalisti sia italiani che americani. Erika Lemanay artista circense, Elle Fanning attrice, Dominik Garcia Lorido, figlia dell’attore Andy Garcia, il regista Edoardo Ponti, l’attore Brendan Fraser, il produttore Lawrence Bender, la ricercatrice Ashley Victoria Greathead, il musicista Max Ludwig con la sua band e Benedict Coulter fondatore dell’agenzia di pubblicità più famosa di Holywood. Questi solo alcuni dei nomi.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17379" style="padding-top: 10px;" title="woolrich_5" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/woolrich_5.jpg" alt="" width="500" height="310" /></p>
<p>Un’occasione interessante per fondere Arte e Moda e raccontare la storia di un marchio importante legato a filo doppio con la città di Bologna.</p>
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		<title>I ♥ to Play(art)</title>
		<link>http://www.enquire.it/2012/01/26/playart-fashion-francia/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 07:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimiliano Mameli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[francia]]></category>
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		<category><![CDATA[t-shirt]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando ci inviano in redazione delle e-mail che recitano: &#8220;Queste collezioni sono ispirate dal nostro modo di pensare e di [<a href="http://www.enquire.it/2012/01/26/playart-fashion-francia/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando ci inviano in redazione delle e-mail che recitano: &#8220;Queste collezioni sono ispirate dal nostro modo di pensare e di vivere, fatto di graffiti, skateboard, moda ma anche musica e feste. Vi saremmo grati di comparire nel vostro sito!&#8221;, mi sembra di leggere una mia e-mail di richiesta di collaborazione o di lavoro. La differenza è che sebbene i concetti vitali siano gli stessi tendo a voler sembrare serio, quando le circostanze lo richiedono. A pensarci bene, sono serio. Serissimo. Se mi piace ridere e divertirmi, non vuol dire che alle 10:30 di mattina vado a bere un paio di <em>drink</em> per farmi due risate con il barista. Ogni cosa a tempo e luogo. Evidentemente il tempo è ora ed il luogo è la Francia, per <strong>Playart</strong>.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17331" style="padding-top: 10px;" title="playart_1" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/playart_1.jpg" alt="" width="500" height="500" /></p>
<p>Questi nuovi simpatizzanti di Enquire ci hanno chiesto di dare uno sguardo alla loro collezione per proporvela e per noi è stato un processo quasi automatico. Francia, terra di libertà, uguaglianza e fraternità, dove il vino è buono e prendere il sussidio di disoccupazione è più facile che da noi. Ecco spiegato l&#8217;enorme numero di artisti, musicisti e giovani proveniente da quella terra che erroneamente viene interpretata come snob. Probabilmente la causa è un limite comunicativo che ci porta a pensare che i nostri vicini, siccome hanno una lingua simile alla nostra, debbano essere &#8220;un pò come noi&#8221;.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17332" style="padding-top: 10px;" title="playart_2" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/playart_2.jpg" alt="" width="500" height="350" /></p>
<p>Playart è un collettivo di amici che da Nantes parte alla conquista del mondo, attraverso il loro sito web, con delle produzioni artigianali effettuate da loro stessi. T-shirts. Stampe fotografiche con correzioni digitali che vanno dalla scritta che ricontestualizza la foto, agli effetti.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17333" style="padding-top: 10px;" title="playart_3" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/playart_3.jpg" alt="" width="500" height="350" /></p>
<p>Ma anche le grafiche disegnate ci fanno sorridere e ci trasmettono il messaggio che questi ragazzi vogliono far passare, di divertimento e spontaneità. Si occupano anche di tavole da <em>skate</em>. La migliore, senza dubbio, è quella col buffo gendarme Louis De Funes. Hanno persino un attualissimo <em>cruiser</em> nella loro proposta di tavole. Dimenticate le produzioni di massa, comprare una t-shirt Playart è come acquistare un capo dalle mani di un tuo amico.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17334" style="padding-top: 10px;" title="playart_4" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/playart_4.jpg" alt="" width="500" height="350" />In questa epoca in cui il consumo viene indirizzato su produzioni che fanno sempre i conti con il numero dei pezzi prodotti che fa abbassare il costo del singolo articolo, ci è sembrato il momento di puntare i riflettori su questi amici di Nantes, per un motivo banale ma non per questo meno importante: vivono la passione per l&#8217;abbigliamento come la viviamo noi. Sorridendo e godendocela, giorno dopo giorno.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17335" style="padding-top: 10px;" title="playart_5" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/playart_5.jpg" alt="" width="500" height="350" /></p>
<p>Per saperne di più, checkate anche il loro sito,<a href="http://www.play-art.fr" target="_blank"> www.play-art.fr</a></p>
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		<title>Exploring Outwear with Hee.Lim</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 07:04:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina Mainardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[basico]]></category>
		<category><![CDATA[outwear]]></category>
		<category><![CDATA[oversize]]></category>
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		<description><![CDATA[Spazio. Data astrale 2022. No, non siamo sull&#8217;Enterprise, ma nello spazio. Immaginate un astronauta abbigliato più come Neil Amstrong che [<a href="http://www.enquire.it/2012/01/25/exploring-outwear-with-hee-lim/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Spazio. Data astrale 2022. No, non siamo sull&#8217;Enterprise, ma nello spazio. Immaginate un astronauta abbigliato più come Neil Amstrong che come il capitano Kirk, com&#8217;è ciò che indossa? Sicuramente deve essere qualcosa che ripari il corpo umano dalle gelide temperature dello spazio, fatto in tessuto tecnico, con imbottiture, grosse zip, tasche e cinture. Semplificando sarebbe come se dovesse indossare un capo da esterno davvero molto sofisticato, un pò come una giacca a vento iper costruita.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17309" style="padding-top: 10px;" title="hee.lim_1" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/hee.lim_1.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>Rifugio è il concetto base, fondamentale sia per i capi tecnici concepiti per lo spazio o per gli sport estremi, sia per il giovane marchio <strong>Hee.Lim</strong> nato dall’indagine del giovane <strong>Hee Lim</strong> attorno alle diverse funzionalità dell’<em>outwear</em>. Hee Lim è un designer americano di origine coreana. Nel 2006 si trasferisce a New York per frequentare la Parsons. Alla fine del suo percorso scolastico viene nominato “Designer of the Year” e immediatamente inizia la sua carriera professionale.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17310" style="padding-top: 10px;" title="hee.lim_2" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/hee.lim_2.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>Dopo aver lavorato come assistente di Wayne Lee e aver collaborato con alcuni marchi, Hee Lim decide di dedicarsi al suo progetto autonomo. La collezione invernale 2011-12 segna l’inizio concreto dell’avventura di Hee. E’ la prima stagione realizzata e commercializzata ed è altamente rappresentativa del marchio. Lo esprime a pieno anche grazie a quell’atmosfera futuristica, degna di un film.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17311" style="padding-top: 10px;" title="hee.lim_3" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/hee.lim_3.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>Volumi <em>oversize</em>, tessuti tecnici, imbottiture, costine in maglia, cinture, zip e tantissime sovrapposizioni. I colori vanno dal verde militare, il kaki, il vinaccia, il grigio, l’azzurro, il blu e il sabbia. Tasche e zaini in tinta. Capi spalla equipaggiati al meglio per affrontare la vita urbana come se fosse un’esplorazione su un pianeta scuonosciuto. Oltre all’<em>outdoor</em>, attraverso il quale Hee Lim esprime tutta la sua creatività, sono presenti pezzi estremamente basici che fanno da sostegno all’intera collezione.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17314" style="padding-top: 10px;" title="hee.lim_4" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/hee.lim_4.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>Sono lunghe t-shirt, <em>leggings</em>, spesso trasparenti, pantaloni aderenti e felpe <em>oversize</em>. Il tutto è tono su tono per entrare in opposizione con l’involucro più esterno che dovrà proteggere il corpo. Il contrasto e la larghezza (dei volumi) diventano due elementi necessari della collezione che ricontestualizzano l’<em>outwear</em> più estremo rendendolo affascinante ed azzardato.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17315" style="padding-top: 10px;" title="hee.lim_5" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/hee.lim_5.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>Una prima collezione, un’inizio, il principio di un’avventura inziata all’insegna della tecnologia e delle basse temperature. Non ci resta che vedere come Hee Lim interpreterà i tepori estivi.</p>
<p>Per maggiori info: <a href="http://www.heelimnyc.com" target="_blank">www.heelimnyc.com</a></p>
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		<title>Tokyo, Londra e Miami. Il viaggio di G.V.G.V.</title>
		<link>http://www.enquire.it/2012/01/24/tokyo-londra-e-miami-il-viaggio-di-g-v-g-v/</link>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 09:20:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Ghin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[college]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[giappone]]></category>
		<category><![CDATA[miami]]></category>
		<category><![CDATA[tweed]]></category>

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		<description><![CDATA[Per secoli il pensiero comune ha visto la moda orientale, cinese e giapponese in particolare, come priva di originalità. Una [<a href="http://www.enquire.it/2012/01/24/tokyo-londra-e-miami-il-viaggio-di-g-v-g-v/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per secoli il pensiero comune ha visto la moda orientale, cinese e giapponese in particolare, come priva di originalità. Una mera e scadente copia di ciò che l’occidente era in grado di proporre in fatto di gusto e stile, esasperato al massimo dalle subculture giovanili. Tale teoria in realtà non ha mai avuto nessun fondamento e, nel corso dell’ultimo ventennio, è stata definitivamente soppiantata dalle collezioni di stilisti orientali che sono stati in grado di sbaragliare la concorrenza, anche europea.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17284" style="padding-top: 10px;" title="gvgv" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/gvgv.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p><strong>G.V.G.V</strong> . ne è la prova. Fondato nel 1999 da una giovane giapponese di nome Mug, il <em>brand </em>ha fatto parecchia strada, ed oggi è riconosciuto come uno dei più validi e promettenti marchi nipponici. Mug, dopo aver concluso gli studi alla Kuwasawa Design School ha deciso di mettersi alla prova proponendo una moda semplice ma mai scontata che, se da una parte mutua canoni e dettagli dal passato, è sempre e comunque tesa all’attualità.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17281" style="padding-top: 10px;" title="gvgv_1" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/gvgv_1.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>La cosa bizzarra è che la designer stessa si discosta dai suoi colleghi connazionali per l’utilizzo di stilemi che non fanno propriamente parte della cultura orientale, nelle sue collezioni non troveremo mai tagli geometrici o figure estremamente concettuali.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17283" style="padding-top: 10px;" title="gvgv_3" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/gvgv_3.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>Quello che è prominente sono veri e propri revival americani ed europei. Già nella suo A/I 2011 aveva deciso di rappresentare il ritorno a scuola dopo le vacanze estive. Da bravi studenti modello, i ragazzi del college G.V.G.V. ritornano tra i banchi indossando camicie <em>patchwork</em>, il tweed, e i loro <em>montgomery</em>, ma con la voglia di raccontare tutte le peripezie dell’estate trascorsa.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17282" style="padding-top: 10px;" title="gvgv_2" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/gvgv_2.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>Per la P/I 2012 Mug prevede invece il ritorno, in grande stile, della donna Pin Up, amante però delle stampe floreali e dei colori pastello, con un’attitudine<em> très bon ton</em>. La Miami degli anni Cinquanta riappare: occhiali pronunciati, che allungano ulteriormente gli occhi da gatta delle modelle, cinture che sottolineano il vitino alto e stretto tipico di allora, baveri polsini e colletti perfettamente ripiegati, capelli sempre raccolti nel più sofisticato dei modi.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17286" style="padding-top: 10px;" title="gvgv-spring-2012" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/gvgv-spring-2012.jpg" alt="" width="500" height="666" /></p>
<p>Accanto a tutto ciò ritroviamo un accessorio che già dall’anno scorso è ritornato prepotentemente in voga, le scarpe modello <em>creepers</em>. Qui le suole sono altissime, e declinate nelle nuances più svariate, dall’oro al tortora, passando per il pesca e l’azzurro cielo.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17288" style="padding-top: 10px;" title="gvgv-spring-2012-1" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/gvgv-spring-2012-1.jpg" alt="" width="500" height="369" /></p>
<p>Senza dubbio una figura di grande talento quella di Mug, che aveva già fatto parlare di sé grazie alla collaborazione, nel 2007, con il la catena di negozi <a href="http://www.uniqlo.com" target="_blank"><strong>UNIQLO</strong></a> (una sorta di H&amp;M o Zara giapponese), per la quale aveva realizzato una linea di T-Shirt in edizione limitata. Sentiremo senza dubbio parlare ancora di lei.</p>
<p><a href="http://www.gvgv.jp/en" target="_blank">www.gvgv.jp/en</a></p>
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		<title>Lost Art of Cloth and Skin. Yasuyuki Ishii</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 07:02:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Moricci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[giappone]]></category>
		<category><![CDATA[guy laroche]]></category>
		<category><![CDATA[object]]></category>
		<category><![CDATA[pelle]]></category>
		<category><![CDATA[taglio vivo]]></category>

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		<description><![CDATA[È il Sol Levante a fare da sfondo all&#8217;evoluzione crativa di Yasuyuki Ishii. Nato a Tokyo nel 1962, Yusuyuki Ishii [<a href="http://www.enquire.it/2012/01/23/lost-art-of-cloth-and-skin-yasuyuki-ishii/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È il Sol Levante a fare da sfondo all&#8217;evoluzione crativa di <strong>Yasuyuki Ishii</strong>. Nato a Tokyo nel 1962, Yusuyuki Ishii si diploma alla Kuwasawa Design School e a soli 25 anni partecipa ad un&#8217;esposizione nella città natale che gli vale uno Yamamoto Kansai Prize.Da sempre ispirato dal panorama contemporaneo e dai suoni della vita <em>street</em>, inizia il suo percorso artistico come <em>object artist</em>, sviluppando progetti che puntualmente vengono esposti in importanti Gallerie d&#8217;Arte giapponesi e di tutto il mondo. Per molti potrebbe essere l&#8217;ennesimo nome difficile da pronunciare, ma questo artista nipponico appartiene all&#8217;esclusivo gruppo di creativi che dedicano il loro lavoro ad estetismi senza tempo.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17256" style="padding-top: 10px;" title="yasuyukiishii_1" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/yasuyukiishii_1.jpg" alt="" width="500" height="350" /></p>
<p>Solo nel 1994 Ishii inizia a collaborare come stilista per Guy LaRoche, scoprendo così la passione per la moda, e due anni più tardi dà vita al suo <em>brand</em> omonimo. Raffinato e schivo, resta lontano dai clamori delle passerelle e dai riflettori, ma i suoi capi sono indossati da star internazionali (suoi sono alcuni pezzi selezionati per il world tour 2011-12 di Lenny Kravitz, ad esempio).</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17257" style="padding-top: 10px;" title="yasuyukiishii_2" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/yasuyukiishii_2.jpg" alt="" width="500" height="350" /></p>
<p>Con uno stile sintentico, viscerale e grezzo, Yasuyuki Ishii impone all&#8217;uomo moderno un guardaroba sontuoso nelle <em>textures</em> e nella lavorazione. I drappeggi di cotone si alternano a pelle borchiata, i tessuti sdruciti si ricompongono con cerniere dorate mentre le cuciture estemporanee definiscono capi vissuti e stropicciati.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17258" style="padding-top: 10px;" title="yasuyukiishii_3" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/yasuyukiishii_3.jpg" alt="" width="500" height="350" /></p>
<p>La collezione FW 2011/12, presentata alla JFW Gallery, è una sfilata di capispalla, accessori e <em>street-styles</em> completi e complessi. Colli rampicanti e maniche morbide, sovrapposizioni di canvas sfilacciato a taglio vivo e lana, borchie applicate sotto la pelle nera, lavorata e invecchiata tanto da somigliare all&#8217;anima vuota di alieni fantascentifici. I toni sono scuri, <em>stone washed</em> e usurati. I pellami, diversi tra loro, vanno dal morbido agnello al ruvido rettile. L&#8217;uomo futuristico di Yasuyuki Ishii indossa pantaloni ricchi di tagli e cuciture dall&#8217;aria <em>punk</em>, cardigan di <em>jersey</em> trasparente con le maniche drappeggiate e scarpe nere con ampi risvolti e stringhe slacciate. A metà tra l&#8217;oscillante futurismo contemporaneo e l&#8217;astrattismo, l&#8217;artista giapponese conferisce alle sue collezioni di moda una connotazione inquieta e determinata. Yasuyuki Ishii si divide tra Parigi, Milano, Firenze, New York e Tokyo, dove lavora e trasfroma la moda evanescente e sartoriale in un <em>happening</em> d&#8217;arte, unico e pregiato.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17259" style="padding-top: 10px;" title="yasuyukiishii_4" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/yasuyukiishii_4.jpg" alt="" width="500" height="350" /></p>
<p>Sul sito <a href="http://www.yasuyukiishii.jp" target="_blank">www.yasuyukiishii.jp</a> sono visibili i <em>look-book</em> delle collezioni, e ci si può tenere aggiornati su fiere ed eventi cui lo stilista presenzia.</p>
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		<title>Il futurismo geometrico di L&#8217;Ile Aux Ashby</title>
		<link>http://www.enquire.it/2012/01/20/ile-aux-ashby/</link>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 07:20:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara Ottavia Carolei</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[colori]]></category>
		<category><![CDATA[geometrie]]></category>
		<category><![CDATA[pochette]]></category>
		<category><![CDATA[singapore]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8216;Ile Aux Ashby è un brand molto, ma molto pop fondato a Singapore nel 2005 dal designer Rayson Tan, diplomato [<a href="http://www.enquire.it/2012/01/20/ile-aux-ashby/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L<strong>&#8216;<a href="http://www.lileauxashby.com/" target="_blank">Ile Aux Ashby</a></strong> è un <em>brand</em> molto, ma molto pop fondato a Singapore nel 2005 dal designer <strong>Rayson Tan</strong>, diplomato al Lasalle College of The Arts. I dettagli, la fortissima connotazione urbana e l&#8217;esclusività sono i tre concetti fondanti del marchio che ci tengono a far sapere, si pronuncia “L-OR-ASH-B”.</p>
<p><img class="alignleft  wp-image-17199" style="padding-top: 10px;" title="L'ileauxashby_2" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Lileauxashby_2.jpg" alt="" width="500" height="250" /></p>
<p>Quelli disegnati da Mr.Tan sono capi e accessori che evocano immaginari d&#8217;arte contemporanea e tentano di restituire una visione emotiva e giocosa del design, dove stampe e fantasie futuristiche si mescolano a tocchi retrò che ricordano le avanguardie delle arti visive occidentali del primo Novecento, intervallati da immagini di un&#8217;orientale tecnologia manga.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17205" style="padding-top: 10px;" title="l'ile_aux_ashby_2" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/lile_aux_ashby_2.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>Con L&#8217;Ile Aux Ashby ci si tuffa in un oceano anni &#8217;80 fatto di stampe optical, colori abbaglianti e fantasie da <em>videogames</em> che dominano su tutto, creando <em>look</em> dai fortissimi rimandi a quell&#8217;Oriente contemporaneo irradiato da luci al neon e colori flash.Le linee sono essenziali, per dare totale protagonismo alle stampe e a cromatismi invadenti ed esplosivi, vivacissimi e divertenti.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17201" style="padding-top: 10px;" title="l'ile_aux_ashby" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/lile_aux_ashby.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>Alla collezione denominata <strong>Cosmopolitan Beau</strong>, non manca quasi niente. Dalle allegre <em>pochette</em> che racchiudono in sé tutto il <em>concept</em> della collezione, ai gioielli plasticosi e geometrici che sarebbero capaci di ravvivare anche il <em>look</em> più anonimo, dalle panta da cantante pop anni &#8217;80, ai maxi foulard che come bandiere portano alto il nome di un design scoppiettante e dinamico.</p>
<p><img class="alignleft  wp-image-17207" style="padding-top: 10px;" title="l'ile_aux_ashby_5" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/lile_aux_ashby_5.jpg" alt="" width="500" height="327" /></p>
<p>Rayson Tan, anche con le sue collezioni precedenti, Ode to the Future Tribe e Khaos, aveva già dato avvertimenti sui suoi intenti stilistici, dotati di forti doti di sperimentazione e audacia creativa.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17206" style="padding-top: 10px;" title="l'ile_aux_ashby_3" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/lile_aux_ashby_3.jpg" alt="" width="500" height="328" /></p>
<p>Un designer e un <em>brand</em> sicuramente da tenere d&#8217;occhio, capi e accessori da usare come tocchi di estro per look coraggiosi.</p>
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		<title>11:11 L&#8217;ora di Nektar De Stagni</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 08:38:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlotta Licciardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[bracciali]]></category>
		<category><![CDATA[collane]]></category>
		<category><![CDATA[miami]]></category>
		<category><![CDATA[pirite]]></category>
		<category><![CDATA[showroom]]></category>
		<category><![CDATA[the standard hotel]]></category>

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		<description><![CDATA[Nektar De Stagni ha lanciato il suo marchio omonimo nel 2008 a Miami. La sua attenzione è rivolta agli accessori, [<a href="http://www.enquire.it/2012/01/18/nektar-de-stagni/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Nektar De Stagni</strong> ha lanciato il suo marchio omonimo nel 2008 a Miami. La sua attenzione è rivolta agli accessori, in perfetto equilibrio tra classico ed elegante, casual e ricercato. Tutti i pezzi della nuova collezione, chiamata <strong>1111</strong> &#8211; palese riferimento all&#8217;orario “fortunato” 11:11 &#8211; sono creati con materiali naturali come la pirite, le perle, l’argento e i cristalli.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17180" style="padding-top: 10px;" title="nectar_1" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/nectar_11.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>Le collane sono iper luminose e brillanti, grazie ai cristalli incastonati. Preziosissima la collana di brillanti e pelle intrecciati con chiusura in argento che raffigura un enorme fiocco. La <em>palette</em> di tutti i pezzi è costituita da colori accesi come il giallo, blu, viola e arancione. Non mancano i toni classici del bianco e nero. Nella collezione 1111 sono presenti anche i bracciali: molto compatti e costituiti da argento e mini perle nere/silver.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17181" style="padding-top: 10px;" title="nectar_2" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/nectar_21.jpg" alt="" width="500" height="700" /></p>
<p>Nectar De Stagni ha dato vita al primo <em>atelier-showroom</em> nel Design District di Miami, il preferito di Louis Vuitton, che funge da vero e proprio palco per eventi e performance di numerosi artisti e designer. Un libero spazio in cui moda e arte si intersecano con naturalezza.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17182" style="padding-top: 10px;" title="nectar_3" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/nectar_31.jpg" alt="" width="500" height="335" /></p>
<p>Le collezioni NDS sono state pubblicate su riviste quali Glamour, Elle, Vogue, New York Times, WWD, Nylon, Ocean Drive e Marie Claire. Nektar De ha collaborato con The Standard Hotel, ed è stato premiato come miglior designer di Miami dal New Miami. Nektar ama anche la musica: presenzia infatti in numerosi locali di Stati Uniti ed Europa come Le Baron di Parigi, Poplife di Miami e il Goldbar a NY.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17183" style="padding-top: 10px;" title="nektar_4" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/nectar_41.jpg" alt="" width="500" height="700" /></p>
<p>I prodotti NDS sono presenti nei negozi a livello nazionale, così come nel negozio online NDS (<a href="http://www.nektardestagni.com" target="_blank">www.nektardestagni.com</a>), dove è possibile acquistare on line.</p>
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		<title>La Sartorialità Unisex di 1205 by Paula Gerbase</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 06:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina Mainardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[sartoria]]></category>
		<category><![CDATA[savile row]]></category>
		<category><![CDATA[tessuti]]></category>
		<category><![CDATA[textures]]></category>
		<category><![CDATA[unisex]]></category>

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		<description><![CDATA[Paula Gerbase, brasiliana di nascita e inglese d’adozione. Nomade e creativa, maniaca del dettaglio, del tessuto e delle costruzioni sartoriali. [<a href="http://www.enquire.it/2012/01/17/sartorialita-unisex-1205-by-paula-gerbase/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Paula Gerbase</strong>, brasiliana di nascita e inglese d’adozione. Nomade e creativa, maniaca del dettaglio, del tessuto e delle costruzioni sartoriali. Dopo la Central St. Martins entra nel mondo della sartoria maschile all’interno del quale cresce e sviluppa un forte senso estetico legato fortemente alla tradizione sartoriale inglese. Porta avanti una concezione stilistica unisex attraverso il suo marchio <strong>1205</strong>. L’abbiamo conosciuta e abbiamo scoperto il suo fantastico mondo.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/gebase.jpg" alt="" title="gebase" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-17160" style="padding-top: 10px;"/></p>
<p><strong>Quando hai deciso di diventare una designer?</strong><br />
Non penso di aver mai scelto consapevolmente di diventare una designer, solamente non ho mai considerato di fare nient’altro. Sono un’osservatrice dall’infanzia e ho sempre avuto una grande sensibilità per i dettagli del cibo, dei colori, dei profumi, dell’ambiente urbano e ovviamente anche degli abiti.</p>
<p><strong>Quando hai deciso di lasciare Savile Row e iniziare il tuo marchio?</strong><br />
Ho studiato Womenswear alla St. Martins ma, allo stesso tempo, stavo cercando un altro tipo d’insegnamento e così ho iniziato un apprendistato presso il Womens Tailoring atelier di Hardy Amies mentre ancora stavo studiando. Da qui ho poi iniziato a lavorare presso Kligour, anch’esso a Savile Row, dove ho imparato come tagliare e costruire gli abiti. Il contrasto tra l’ambiente creativo, tipico della St.Martins, e il mondo così severo e rispettoso delle botteghe sartoriali mi ha fatto bene e ancora adesso mantengo questa impostazione. Ho lavorato per cinque anni come Head Designer presso Kilgour (ho iniziato mentre ancora stavo studiando alla St.Martins) e poi ho sentito che era tempo di iniziare un progetto all’interno del quale mi fosse possibile riversare tutta la mia conoscenza ed esperienza, tornando anche alle mie radici, al Womenswear. L’idea iniziale era di fare una<em> capsule collection</em> sartoriale e unisex. 1205 è iniziato da qui e io continuo ad esplorare le linee tra femminile e maschile giocando con i tessuti, le <em>texture</em>, i tagli e le proporzioni.</p>
<p><strong>Qual’è stato il primo passo fatto una volta iniziata l’esperienza 1205?</strong><br />
La cosa più importante è stata sviluppare la collezione e capire esattamente cosa volevo esprimere. Ho sempre avuto una visione chiara di come volevo fossero gli abiti. Il passo successivo è stato quello di iniziare tagliando e definendo le silhouettes, le forme e le proporzioni in modo che queste onorassero al meglio il mio <em>background</em> sartoriale. Volevo anche che queste linee fossero complementari per i corpi maschili e femminili per dare un maggiore aspetto unisex alla collezione.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17130" style="padding-top: 10px;" title="paula_gerbase_2" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/paula_gerbase_1.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p><strong>Perchè hai scelto il nome 1205?</strong><br />
1205 è semplicemente la mia data di nascita (sono nata il 12 Maggio). Per me questo significa inizio, il principio di qualcosa di nuovo. Volevo un nome che fosse sempre uguale aldilà delle lingue e che, per questo, potesse diventare familiare a tutti con facilità familiare. L’anonimato che comporta l’utilizzo di un nome formato da solo quattro cifre mi piace perchè il marchio non deve parlare di me, deve essere parlare puramente di abbigliamento.</p>
<p><strong>Come hai progettato la collezione?</strong><br />
Come sempre tessuti, tagli e proporzioni giocano un ruolo importante nel mio processo progettuale. Io vedo la collezione nella sua interezza come se vedessi uno spettro. Da un lato ci sono i pezzi più maschili e dall’altro ci sono quelli più femminili, nel mezzo c’è la vera fusione tra i due. Questo processo mi permette di scegliere come giocare con le proporzioni o con le <em>textures</em>, con i dettagli come se mi muovessi costantemente tra l’uno e l’altra. Questo significa che non esistono reali barriere tra <em>menswear</em>, <em>womenswear</em> e la parte unisex della collezione è una cosa che decide l’osservatore.</p>
<p><strong>Che cosa ti ha ispirato?</strong><br />
L’idea per la collezione invernale 2012 è nata pensando alla mia infanzia passata negli Stati Uniti. Vivevamo nel Maryland vicino a delle comunità Amish e, spesso, nei fine settimana pranzavamo nelle case Amish. Il loro modo di vivere mi ha sempre affascinato e la loro estetica così tradizionale e minimale mi ha attratto. La semplicità di quei luoghi e il loro stile di vita ha ispirato la collezione che è stata prodotta con tessuti fatti a mano come l’Harris Tweed e lo Swiss.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17131" style="padding-top: 10px;" title="paula_gerbase_3" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/paula_gerbase_2.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p><strong>Raccontaci qualcosa approposito di questa collezione, è la tua prima collezione con il tuo marchio ed è un inizio importante.</strong><br />
Il capo più rappresentativo della collezione invernale 2011 è lo <strong>Shawl Collar Blazer,</strong> allo stesso tempo esemplare dell’estetica di 1205. L’attenzione per tessuti tradizionali, ma lavorati con dettagli e tagli puri, rappresenta a pieno il concetto del marchio e proprio per questo può essere indossato sia da uomini che da donne. Il <em>blazer</em> è in Herris Tweed o in tessuti misto di lana, entrambi sfondamentali per la stagione.</p>
<p><strong>La tua esperienza lavorativa si situa nella sartoria, la più tradizionale. Cosa pensi del fenomeno fast fashion e di aziende come Zara e H&amp;M? </strong><br />
Ho sempre lavorato nel frangente più artigianale del settore abbigliamento quindi non ho familiarità con il fast fashion. Il mio modo di progettare è focalizzato su tagli ragionati, qualità dei tessuti, dettagli e costruzione.Penso che Zara e H&amp;M abbiano uno scopo, ma sento che abbiano messo troppa pressione nel <em>timing</em> e nel ricambio dei prodotti. Con stagioni così variegate e con prodotti sub-stagionali (le cosidette collezioni <em>flash</em> n.d.r.) diventa molto difficile per chiunque voglia realizzare capi di abbigliamento di qualità e sviluppare nuove idee. La cultura del<em> fast fashion</em> ha contagiato anche i piani più alti dell’industria. Ho lavorato come consulente per molti marchi e sfortunatamente sembra che la progettazione di un’identità individuale e lo sviluppo di prodotti di qualità venga messa da parte in favore di una più facile e sicura strategia giudata solo dai margini di profitto. Non penso che questo tipo di atteggiamento porti alla realizzazione di prodotti senza tempo né alla concretizzazione di nuovi concetti e idee.</p>
<p><strong>Quali sono gli elementi ispiratori della prossima stagione?</strong><br />
Nella collezione primavera/estate 2012 ho cercato di iniettare un pò di movimento. Ho utilizzato alcuni tessuti classici dello <em>sportswear</em> ma maneggati in modo molto formale. Avremo quindi una gonna formale di polyestere perforato super leggero, o una giacca tuxedo in felpa. Tutta la collezione è incentrata sull’inserimento di texture o dettalgi inaspettati o all’interno di abiti sartoriali classici. La collezione verrà presentata a Parigi nel nostro <em>showroom</em> durante la settimana della moda. Anche l’inverno 2012 verrà presentato a Parigi.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17142" style="padding-top: 10px;" title="paula_gerbase_5" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/paula_gerbase_5.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p><strong>I progetti futuri?</strong><br />
Siamo quasi pronti per presentare la collezione invernale 2012 a Parigi e a sviluppare la prima linea di accessori in pelle. Stiamo anche continuando a lavorare per sviluppare dei workshops a Londra ed è un progetto in corso. Tutti i prodotti 1205 sono fatti a Londra e questo è un elemento importante che fa parte della nostra estetica e che sono ansiosa di sviluppare sempre di più.</p>
<p><a href="http://www.1205.eu/" target="_blank">www.1205.eu</a></p>
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		<title>Gonzalo Palma, l&#8217;architettura nel gioiello</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 10:20:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maela Leporati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[architettura]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
		<category><![CDATA[gioiello]]></category>
		<category><![CDATA[minimal]]></category>
		<category><![CDATA[Peru]]></category>

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		<description><![CDATA[Gonzalo Palma, classe 1977, è un designer di gioielli peruviano. Nato a Lima, all&#8217;età di diciannove anni inizia la sua [<a href="http://www.enquire.it/2012/01/16/gonzalo-palma-larchitettura-nel-gioiello/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Gonzalo Palma</strong>, classe 1977, è un designer di gioielli peruviano. Nato a Lima, all&#8217;età di diciannove anni inizia la sua attività di jewels designer lavorando come assistente per Masha Cassasa. La formazione di Gonzalo è maturata non soltanto attraverso <em>workshop</em> e studi specifici ma soprattutto grazie ad una volontà da autodidatta appassionato che l&#8217;ha portato a frequentare anche un corso di scultura presso la National Art School.</p>
<p><img class="alignleft  wp-image-17078" style="padding-top: 10px;" title="gonzalo_palma_1" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/gonzalo_palma_1.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>Dopo più di dieci anni di ricerca personale come <em>jewels designer</em> alla fine del 2007, ha aperto il suo primo negozio a Lima. Il suo lavoro è fortemente influenzato dall&#8217;architettura e dal design degli anni &#8217;30 e &#8217;50, così come dal lavoro di grandi architetti e designer quali Mies Van der Rohe, Marc Newson e Zaha Zahid.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17079" style="padding-top: 10px;" title="gonzalo_palma_2" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/gonzalo_palma_2.jpg" alt="" width="500" height="651" /></p>
<p>La ricerca nei gioielli di Gonzalo si evidenzia nel mixare con equilibrio arte e moda e nell&#8217;attenzione particolare alle forme, al contrasto di luci e ombre e ai meteriali. Anelli, orecchini, collane e bracciali tutti rigorosamente ispirati a forme &#8220;design&#8221; minimali e geometriche, dove l&#8217;eccesso non è minimamente contemplato.</p>
<p><img class="alignleft  wp-image-17080" style="padding-top: 10px;" title="gonzalo_palma_3" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/gonzalo_palma_3.jpg" alt="" width="500" height="673" /></p>
<p>Le creazioni del designer sono piccoli modelli di &#8220;architettura del gioiello&#8221;, resi facilmente portabili da un forte senso dell&#8217;estetica e della leggerezza. In Europa è possibile acquistare i gioielli di Gonzalo,a Parigi presso 3B oppure da Une Autre Image.</p>
<p><a href="http://www.gonzalopalma.com/" target="_blank">www.gonzalopalma.com</a></p>
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		<title>Silhouettes retrò by Studio Sober</title>
		<link>http://www.enquire.it/2012/01/14/silhouettes-retro-by-studio-sober/</link>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 06:39:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Ghin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[austerity]]></category>
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		<description><![CDATA[Studio Sober, non solo una firma, ma anche garanzia di alta vestibilità e squisita esecuzione sartoriale. Senza dubbio è questa [<a href="http://www.enquire.it/2012/01/14/silhouettes-retro-by-studio-sober/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Studio Sober</strong>, non solo una firma, ma anche garanzia di alta vestibilità e squisita esecuzione sartoriale. Senza dubbio è questa l’immagine che i designer di questo <em>brand</em> emergente vogliono costruire, attraverso la realizzazione di abiti dal taglio e dai colori altamente selezionati. Una sorta di ritorno alle origini, per così dire, che cerca di abbracciare sia le proprie origini olandesi che lo stacanovismo calvinista tipico del nord Europa. Da secoli infatti, la zona olandese e delle Fiandre costituisce un’eccellenza mondiale per la lavorazione e la tintura di stoffe e tessuti.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17016" style="padding-top: 10px;" title="studio_sober_1" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/studio_sober_1.jpg" alt="" width="500" height="300" />Se la collezione estiva era progettata per angeli suburbani, in abiti pastello morbidi e scivolati, ora l’ideale femminile proposto è un connubio fra bellezza sottile ricca di <em>nouances</em> ed eleganza impeccabile. Nella collezione A/I 2011-12 compaiono cappotti strutturati, delicate bluse di seta rubati dall’armadio della nonna. Dettagli ricercati e piccole decorazioni rendono unici dei capi che mirano a superare il concetto di stagionalità. Si tratta dunque di una donna sospesa tra le rigide <em>silhouettes</em> del passato e il moderno concetto di <em>austerity</em>, il tutto tradotto in colori che vanno dal bronzo al Terra di Siena, e ricercatè tonalità grigie e verdi.</p>
<p><img class="alignleft  wp-image-17017" style="padding-top: 10px;" title="studio_sober_2" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/studio_sober_2.jpg" alt="" width="500" height="300" />Si potrebbe parlare di una sorta di ritorno al minimalismo sobrio degli anni Quaranta. Anche ai giorni nostri, come allora, adattare e riadattare sta diventato molto più di una moda. Certo, all’epoca si trattava di un’esigenza imposta dalla grave situazione post bellica ma si potrebbe pensare a quanti, oggigiorno, spendono per capi e accessori vintage. Studio Sober fa propria questa filosofia, predicando un ritorno alla qualità piuttosto che alla quantità.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17018" style="padding-top: 10px;" title="studio_sober_3" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/studio_sober_3.jpg" alt="" width="500" height="300" />Il <em>brand</em> olandese nasconde una doppia anima, quella di <strong>Robbert Weffers Bettink</strong> e <strong>Cissy Noordeloos</strong>. Per qualsiasi info visitate il sito <a href="http://www.studiosober.nl" target="_blank">www.studiosober.nl</a> : non ne rimarrete di certo delusi.</p>
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		<title>Amanda Lew Kee. The Robot-Woman</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 06:14:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara Ottavia Carolei</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda + Tendenze]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Marina and The Diamonds solo un anno fa cantava &#8220;I&#8217;m not a robot&#8221;, specificando la sua umanità e il suo non essere un costrutto tecnologico senza sentimenti. Nel 2011, la fashion designer <a href="http://www.amandalewkee.com/" target="_blank"><strong>Amanda Lew Kee</strong></a>, giovane promettente canadese, ci tiene invece a specificare che l&#8217;essere robotici non è poi così male.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17034" style="padding-top: 10px;" title="amanda_lew_kee_1" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/amanda_lee_1.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>Freschissima di diploma alla Ryerson University, Amanda Lew Kee si getta corpo e anima, nella creazione di collezioni che hanno già una buona dose di maturità stilistica. Tanto per dare un&#8217;idea della partenza luminosa del lavoro della designer, il Fashion Design Council canadese ha deciso di appoggiare la sua prima collezione a seguito della laurea e di presentarla alla Settimana della Moda di Toronto. Anche autorevoli <em>magazine</em> come Nylon, Flare Magazine, Teen Vogue e i-D hanno appoggiato il talento di Amanda scegliendo i suoi capi per i loro <em>editorials</em>.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17036" style="padding-top: 10px;" title="amanda_lew_kee_2" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/amanda_lew_2.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>Niente male per una stilista di appena ventitre anni che si appresta a lanciarsi nel difficile mercato degli emergenti. In effetti, il valore del suo lavoro è piuttosto fuori dalla norma. Per la collezione AI 2011/2012, ha messo insieme un immaginario robotico, futuristico, vagamente post-apocalittico, che resta coerente con sé stesso e si presenta sotto le sembianze più varie, ma sempre fedeli alla linea scelta. Neanche a dirlo, di colori quasi non se ne vedono, mentre grigio, petrolio e nero vincono su tutto.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17035" style="padding-top: 10px;" title="amanda_lew_kee_3" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/amanda_lee_3.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>Quelli disegnati da Amanda Lew Kee sembrano abiti di scena di un film di fantascienza, dove l&#8217;eroina o antieroina protagonista, cammina severa e sensuale per le strade coperte di macerie di una metropoli del futuro. Un pò alla Pris di &#8220;Blade Runner&#8221; (1982, Ridley Scott), un pò alla Trinity di &#8220;Matrix&#8221; (1999, Andy e Larry Wachowski).</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17038" style="padding-top: 10px;" title="amanda_lew_kee_4" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/amanda_lew_kee_4.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>I tessuti sono ciò che di più metropolitano e contemporaneo ci possa essere. Sintetici, plastificati, vagamente naturali solo quando virano verso lana e affini. I tagli sono austeri e rigidi, le linee dritte e talvolta monacali. L&#8217;unico vezzo arriva con le trasparenze e qualche inaspettato colpo &#8220;romantico&#8221;, fatto di piccoli sbuffi e decorazioni di tessuto, accompagnati da improvvise accensioni di colori, che però restano nel rango dell&#8217;industriale e si slegano con colpi ferrei da tutto ciò che è naturale e vivente. Qualche fiore spunta su abiti con zip, come inflorescenze che rompono il grigio cemento urbano.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17044" style="padding-top: 10px;" title="amanda_lew_kee_6" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/amanda_lew_6.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>Indossare un capo di Amanda Lew Kee è una dichiarazione d&#8217;intenti, oltre che stilistica. Si indossa un&#8217;idea, un intero immaginario, un gusto, un&#8217;inclinazione verso una severità ed integrità che si lascia andare a femminilità ben ponderate e studiate. Dentro a creazioni di questo genere, le uniche a non stonare sarebbero quelle fanciulle toste che sanno essere donne, ma con la forza e la tenacia di intelligenti robot.</p>
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