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	<title>Enquire &#187; Arte + Fotografia + Graphic</title>
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	<description>Born to be curious</description>
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		<title>Dalla Russia analogicamente: Yulia Kazban</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 10:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marika Saonari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[analogico]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[russia]]></category>

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		<description><![CDATA[Classe 1983, l&#8217;artista in questione trova i natali a Sumy in Ucraina, ma nella prima parte delle sua vita vive [<a href="http://www.enquire.it/2012/02/10/yulia-kazban-fotografia-russa/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Classe 1983, l&#8217;artista in questione trova i natali a Sumy in Ucraina, ma nella prima parte delle sua vita vive in Russia dove si laurea in biologia.<br />
La sua passione però è antecedente e nasce grazie ad una fotografia di gruppo.<br />
Totalmente indifferente al mondo digitale, <strong>Yulia Kazban</strong>, continua ad immortalare, con vecchie macchine analogiche, un mondo a lei caro che, attraverso le stampe rigorosamente fatte a mano.<br />
Sembra rappresentare una dimensione d&#8217;altri tempi.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Yulia-Kazban-2.jpg" alt="" title="Yulia Kazban (2)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-17771" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Tu e la fotografia, a quando il primo approccio?</strong><br />
Il momento fatidico avvenne nella mia infanzia quando la mia famiglia mi chiese di schiacciare il pulsante di scatto durante una fotografia di gruppo. Fotografo seriamente dal 2007.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Yulia-Kazban-3.jpg" alt="" title="Yulia Kazban (3)" width="500" height="600" class="alignleft size-full wp-image-17772" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Qual è il mondo che osservi attraverso la tua macchina?</strong><br />
Qualcosa che è in continuo movimento, qualcosa che appena comprendo si trasforma nuovamente, ovviamente qualcosa che appartiene al mio io.<br />
Non cerco di analizzare ciò che è nel mio cuore, non ne ho bisogno, lo conosco più che bene.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Yulia-Kazban-4.jpg" alt="" title="Yulia Kazban (4)" width="500" height="650" class="alignleft size-full wp-image-17773" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Analogico o digitale?</strong><br />
Sempre e solo analogico. Non mi sento digitale, non posso. Adoro guardare le strisce dei negativi, sentire il profumo della pellicola e le stampe fatte a mano, ecco le mani, é tutto racchiuso in esse, è un mondo avvolgente e familiare.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Yulia-Kazban-5.jpg" alt="" title="Yulia Kazban (5)" width="500" height="650" class="alignleft size-full wp-image-17774" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Dove trai ispirazione?</strong><br />
Ovunque.<br />
Posso trovarla in fotografie, canzoni, libri, film oppure in una mattina, nella pioggia, nel sole e nel vento, nel ghiaccio e la lista potrebbe essere infinita, cose semplici. Questo è Dio.<br />
<strong>Il mezzo che ti permette si esprimere te stessa.</strong><br />
Sono un&#8217;amante delle Olympus, la mia fedele compagna è una Pen Vesna 1959.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Yulia-Kazban-6.jpg" alt="" title="Yulia Kazban (6)" width="500" height="650" class="alignleft size-full wp-image-17775" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Un fotografo a cui ti senti legata</strong><br />
La mia scelta cade sicuramente su Masao Yamamoto.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Yulia-Kazban-7.jpg" alt="" title="Yulia Kazban (7)" width="500" height="650" class="alignleft size-full wp-image-17776" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Un luogo, un libro e una canzone.</strong><br />
La casa di mia nonna 20 anni fa.<br />
Direttamente dalla letteratura russa Sasha Sokolov <em>La scuola degli sciocchi</em> è molto personale, si sente che viene dall&#8217;anima, racchiude tristezza e calorosità, mi riguarda parecchio.<br />
Per quanto riguarda le canzoni sarebbero troppe da elencare perciò taglio la testa al toro e dico <em>Piobmx</em> degli Autechre.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Yulia-Kazban-8.jpg" alt="" title="Yulia Kazban (8)" width="500" height="650" class="alignleft size-full wp-image-17777" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Il suo <a href="http://www.flickr.com/photos/kazban/" target="_blank">Flickr</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Anima, cuore e carbone: Ana Juan</title>
		<link>http://www.enquire.it/2012/02/09/ana-juan-interview-illustrazione/</link>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 09:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara Marzullo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[illustrazione]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[spagna]]></category>

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		<description><![CDATA[Ana Juan è un&#8217;illustratrice nata in Spagna nel 1961 e a studiato belle arti a Madrid. Collaboratrice del New Yorker [<a href="http://www.enquire.it/2012/02/09/ana-juan-interview-illustrazione/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ana Juan</strong> è un&#8217;illustratrice nata in Spagna nel 1961 e a studiato belle arti a Madrid.<br />
Collaboratrice del New Yorker dal 1995, Ana Juan ha pubblicato un gran numero di libri, illustrato copertine e giornali. Dalle fiabe all&#8217;arte romantica, Ana trasporta il lettore in un mondo parallelo, in una realtà magica e (quasi) inquietante, dove predominano i neri, i rossi brillanti – dove tutto è e non è quel che sembra. Tra i suoi ultimi lavori ricordiamo il romanticismo strano di <em>Amantes</em>, la favola nera di <em>Sorelle, </em>poi <em>Snowhite, Circus, </em>fino a <em>Demeter</em> tra poco in uscita, che riprende la storia di Dracula per portarla in Inghilterra.<br />
<strong>Enquire</strong> ha deciso di intervistarla, ecco qua quello che Ana ci ha risposto.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/sorelle2.jpg" alt="" title="sorelle2" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-17740" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Se dovessi descrivere i tuoi disegni con tre parole, quali sceglieresti?</strong><br />
Anima, cuore e carbone.</p>
<p><strong>Hai esposto ovunque dal 1988, lavorato come collaboratrice al New Yorker, pubblicato libri dall&#8217;Italia agli Stati Uniti – ma com&#8217;è iniziato tutto? Quando hai capito che sarebbe stato il tuo destino?</strong></p>
<p>Ho sempre saputo che sarei stata un&#8217;illustratrice, fin da piccola, fin da quando ho scoperto il magico mondo dei libri. Il lavoro di illustratore è simile a quello dello stregone: catturare i lettori e trasportarli in un mondo dove possono sognare a occhi aperti.</p>
<p>Negli anni ho imparato a camminare al confine tra sogno e realtà, su una linea sottile a tal punto che i due mondi si confondono.</p>
<p><strong>Ana, nella tua carriera c&#8217;è mai stato un momento di particolare importanza, che puoi definire forse di <em>svolta</em>?</strong></p>
<p>Ho sempre vissuto ogni singolo istante al massimo, come più bel momento della mia vita – non lavoro per il futuro, ma per l&#8217;oggi. Questo modo di affrontare la vita vale anche per le opportunità che mi sono capitate: non c&#8217;è mai stato altro a riempirmi il tempo e la vita.</p>
<p>Ovviamente ci sono stati alti e bassi, opportunità e delusioni, ma nessuno di questi è stato un <em>turning point.</em></p>
<p>Una carriera è fatta di piccoli passi in avanti e indietro, ma il meglio deve sempre venire.</p>
<p><strong>Libri da bambini e da adulti, disegni a colori e in bianco e nero: c&#8217;è sempre un&#8217;oscurità nascosta nei tuoi lavori, una atmosfera da «<em>era una notte buia e tempestosa»</em>, anche in <em>Amantes. </em>Ma questo è vero un po&#8217; per tutte le favole, come in Hansel e Gretel, giusto per fare un titolo. Così i tuoi lavori sono fiabe, oscure e a tratti terrorizzanti. Come è nato questo amore per le favole?</strong><strong></strong></p>
<p>L&#8217;oscurità è fatta dalla luce, non dalla sua assenza. L&#8217;oscurità è il mistero che risveglia la tua fantasia. Ad ogni modo più che l&#8217;interesse per le favole, collegherei il mio lavoro al romanticismo e a pittori e scrittori come Shelley e Byron. L&#8217;atmosfera delle loro storie, l&#8217;illimitato amore che dura anche dopo la morte, tempeste spaventose, fantasmi e anime perdute.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/sorelle19-20.jpg" alt="" title="sorelle19-20" width="500" height="350" class="alignleft size-full wp-image-17741" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong><em>Sorelle</em></strong><strong> è uno dei tuoi ultimi lavori, pubblicato in Italia da Logos. Ci vuoi raccontare qualcosa a proposito della nascita di questa storia?</strong></p>
<p>La storia parla di una coppia di gemelle unite dai capelli dalla nascita, ed è stata scritta da Matz Mainka, che ha sviluppato il concetto di amore infinito e interdipendenza. Abbiamo lavorato e sviluppato insieme quest&#8217;idea romantica di unione delle anime, simboleggiata dai capelli.</p>
<p>Comunque <em>Sorelle</em> non è il mio ultimo lavoro edito in Italia, dopo ci sono stati <em>L&#8217;isola, Snowhite</em> e tra poco uscirà <em>Demeter</em>: la storia di un diario maledetto che porta Dracula dalla Romania all&#8217;Inghilterra.</p>
<p><strong>Quali sono i tuoi progetti per il futuro?</strong></p>
<p>In effetto ho appena finito di illustrare la seconda parte di <em>The Girl Who Circunnavigated Fairyland in a Ship of Her  Own Making</em> di Cat Valente. Adesso sto lavorando a un poster per la stagione equestre del Cirque Jules Verne di Amiens e a un paio di nuovi progetti di libri.</p>
<p><strong>Influenze: quali sono le tue? Da Cappuccetto Rosso agli artisti, registi, musicisti.</strong></p>
<p>Ho studiato arte ancor prima di avere un vero interesse per la storia dell&#8217;arte. Direi che sono i  maestri del Rinascimento e i pittori fiamminghi come Veermer, poi Chagall e tantissimi altri artisti.</p>
<p>Poi direi cinema, libri e fotografia, ma non scordiamoci del cibo, dei profumi. Alla fine la mia ispirazione è la vita! Da quando nasciamo abbiamo un bagaglio di conoscenze e esperienze che si riempie con tutto quello che vediamo, sentiamo&#8230;e quando dobbiamo affrontare una situazione, in questo caso creativa, il bagaglio si apre e le influenze si riflettono nei nostri lavori.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/amantes_1.jpg" alt="" title="amantes_1" width="500" height="550" class="alignleft size-full wp-image-17742" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Tra i (più o meno) giovani artisti, chi ci raccomandi?</strong></p>
<p>Aprite il catalogo di Illustrati (Logos) e dentro trovate tutto quello che di interessante può esserci: Matteo Gubelini, Denis Riva, Stefano Bessoni.</p>
<p><strong>Se Ana fosse un film, chi sarebbe il regista, quali gli attori e quale sarebbe la trama?</strong></p>
<p>Sarei la versione animata e muta di <em>The Night of the Hunter</em> di Charles Laughton (1955): una favola magica e tremenda dove puoi trovare bambini innocenti, vittime, un cattivo e una fata. Per la coppia di fratellini scegliere le gemelle di <em>Sorelle</em>, e come madre la madre de <em>L&#8217;isola, </em>mentre il falso predicatore sarebbe il principe di <em>Snowhite. </em>La zia di <em>Sorelle</em> reciterebbe il ruolo della vecchia signora e i nani di Biancaneve (<em>Snowhite</em>) sarebbero il resto dei bambini.</p>
<p>La colonna sonora sarebbe composta e suonata da una coppia di musicisti di strada da <em>Circus</em>. E a me spetterebbero regia, sceneggiatura e effetti speciali.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/amantes_3.jpg" alt="" title="amantes_3" width="500" height="580" class="alignleft size-full wp-image-17743" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Il suo sito personale <a href="http://www.anajuan.net/" target="_blank">www.anajuan.net</a></p>
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		<title>Fotografia e architettura: Can Dagarslani</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 09:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Mitola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[analogico]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[turchia]]></category>

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		<description><![CDATA[Can Dagarslani, ventisei anni compiuti, si è laurata in architettura nel 2006 presso la Mimar Sinan University of Fine Art [<a href="http://www.enquire.it/2012/02/08/can-dagarslani-fotografia-architettura/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Can Dagarslani</strong>, ventisei anni compiuti, si è laurata in architettura nel 2006 presso la Mimar Sinan University of Fine Art ed è proprio durante il suo percorso di studi che ha scoperto il suo interesse per la fotografia.<br />
Tutto ha inizio nel 2003 quando inizia a lavorare ad alcuni landscape volti a mostrare il lato architettonico della città. Accantona la sua digitale quando scopre l’analogico.<br />
La combinazione di studi d’architettura e la fotografia e con il suo interesse per il cinema di Jean-Luc Godard sono sono elementi chiave che definiscono lo stile fotografico di Can.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17715" style="padding-top: 10px;" title="Can Dagarslani (3)" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Can-Dagarslani-3.jpg" alt="" width="500" height="500" /></p>
<p><strong>Che mondo osservi dietro la tua macchina fotografica?</strong></p>
<p>Vivere è sempre più difficile. Le persone hanno dimenticato l’importanza di cose come un tramonto. È proprio qui che inizia la mia storia. Voglio trovare qualcosa con cui chiunque si possa rapportare senza necessariamente pensare alla parola arte contemporanea. La fotografia riflette un mondo familiare a tutti noi, intriso di colori, luci e suoni. Il mio scopo è cercare di dare nuovamente vita a quella porzione di mondo dimenticata. Forse è impossibile abbracciare una fotografia ma, probabilmente, non le memorie che porta con sè.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17716" style="padding-top: 10px;" title="Can Dagarslani (5)" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Can-Dagarslani-5.jpg" alt="" width="500" height="500" /></p>
<p><strong>Cosa ti distingue dagli altri fotografi?</strong></p>
<p>Veramente vorrei farla io questa domanda. Dal mio punto di vista, le mie emozioni e le mie riflessione mi rende diversa da ogni altra persona. La struttura dello stesso problema prendere una sua peculiare forma nella mente in cui si trova. Le mie foto, in qualche modo, prendono vita.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17717" style="padding-top: 10px;" title="Can Dagarslani (7)" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Can-Dagarslani-7.jpg" alt="" width="500" height="500" /></p>
<p><strong>Analogico o digitale?</strong></p>
<p>È evidente che il digitale si trovi a un passo di distanza rispetto ai nostri sensi. Quando vedo una foto digitale non riesco esattamente a percepirlo; il tessuto analogico invece mi sussurra un’intersa storia. Le mie foto digitali sono sepolte sotto la polvere.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17722" style="padding-top: 10px;" title="Can Dagarslani (4)" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Can-Dagarslani-4.jpg" alt="" width="500" height="630" /></p>
<p><strong>Cosa ti ispira?</strong></p>
<p>I luoghi dove mi piacerebbe essere, i colori che mi piace guardare e i suoni che si frantumano dentro di me. Questi sono tutte fonte di ispirazione. È quasi impossibile per me se manca ne manca uno.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17719" style="padding-top: 10px;" title="Can Dagarslani (2)" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Can-Dagarslani-2.jpg" alt="" width="500" height="400" /></p>
<p><strong>Un fotografo di cui hai stima?</strong></p>
<p>Dai facciamo due fotografi.</p>
<p>La ragione per cui ammiro Cindy Sherman è racchiusa in questa frase che segue ogni sua foto: <em>The women’s characters, I wrapped myself in sharply contrast with both their own selves and the world surrounds them. What I am  interested in is absolutely this paradox.</em></p>
<p>L’esistenzialista e spontaneo personaggio della misteriosa Francesca Woodman e ciò che si riflette nella sua fotografia in bianco e nero, mi affascina  particolarmente.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-17721" style="padding-top: 10px;" title="Can Dagarslani (6)" src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Can-Dagarslani-6.jpg" alt="" width="500" height="700" /></p>
<p><strong>Cosa fai quando non fotografi?</strong></p>
<p>Cosa fai quando non sei impegnato con l’architettura? Forse è più appropriato.</p>
<p>Entrambe sono forme di vita e cultura. La differenza sostanziale è che, non esistono bugie nell’architettura mentre nella fotografia succede. Credo che sia perchè l’architettura è legata alla matematica.</p>
<p>La cosa che amo di più è rapportarmi con entrambe, fotografie e architettura. Scattare foto agli angoli segreti di edifici che solo io conosco, è un’emozione indescrivibile per me.</p>
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		<title>Jacques Villeglè. Affichiste poeta</title>
		<link>http://www.enquire.it/2012/02/07/jacques-villegle-art-padova/</link>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 08:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Camilla Andretta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[2012]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[collage]]></category>
		<category><![CDATA[esposizione]]></category>
		<category><![CDATA[padova]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando pensiamo a Jacques Villeglè, pensiamo all’arte contemporanea, la più rivoluzionaria concettualmente e rappresentativa. Dal 26 gennaio all’11 marzo, il [<a href="http://www.enquire.it/2012/02/07/jacques-villegle-art-padova/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando pensiamo a <strong>Jacques Villeglè</strong>, pensiamo all’arte contemporanea, la più rivoluzionaria concettualmente e rappresentativa. Dal 26 gennaio all’11 marzo, il Centro Culturale Altinate/S. Gaetano di Padova propone “Jacques Villeglè &#8211; Lettere e frammenti”, un percorso attraverso i 60 anni di carriera di questo artista, membro a pieno titolo del Nouveaux Réalistes. E poeta, perché no, di un’arte sociale e urbana.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Jacques-Villeglè-2.jpg" alt="" title="Jacques Villeglè (2)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-17691" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Villeglè ha sviluppato la propria esperienza artistica intorno al concetto di pittore-poeta. È un personaggio che attinge dalla realtà circostante, la rappresenta esteticamente e la racconta, facendosi portavoce della coscienza sociale. I manifesti che l’artista strappa e ricompone dalle strade di Parigi e Buenos Aires, non servono solamente a creare vivaci accostamenti di forme e colori ma descrivono e raccontano il paesaggio urbano in una sorta di testimonianza di pensieri, concetti e tendenze sociali.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Jacques-Villeglè-3.jpg" alt="" title="Jacques Villeglè (3)" width="500" height="350" class="alignleft size-full wp-image-17692" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Lo sviluppo successivo nell’arte di Villeglè lo porta a discostarsi ulteriormente dal ruolo di artista come attore fondamentale in questo particolare processo creativo. <em>L’invenzione</em> <em>della palizzata si è sostituita alla pittura</em>, dice l’artista, intendendo con ciò testimoniare come il <em>dècollage</em>, l’atto di strappare manifesti e re-incollare, non sia altro che un processo selettivo che fa scivolare un oggetto materiale nel mondo figurativo dell’arte. E’ il “lacerato anonimo”, quella figura mitica che rappresenta la creazione collettiva, il vero autore materiale mentre l’artista si fa semplicemente custode anonimo di questo processo. I quadri che Villeglè crea permettono allora di ricreare la genesi del mondo circostante, una storia che rivendica il suo luogo d’origine nella strada, a contatto diretto con la società.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Jacques-Villeglè-4.jpg" alt="" title="Jacques Villeglè (4)" width="500" height="350" class="alignleft size-full wp-image-17693" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Ma c’è di più. Villeglè si avvicina al linguaggio dei graffiti, gesti primordiali e liberatori guidati dal desiderio di esprimere. Le parole e i simboli disegnati sui muri della città interessano l’artista dal punto di vista linguistico prima di tutto il resto. I segni, quelli connotati da un forte significato socio-politico, permettono di creare e custodire un vocabolario sociale, espressione della storia passata e dei sentimenti di chi l’ha vissuta. È una sorta di memoria fotografica quella creata da Villeglè, tanto più vicina alla realtà quanto connotata da un intenso significato artistico.</p>
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		<title>Tra reportage e arte: Pavel Tereshkovets</title>
		<link>http://www.enquire.it/2012/02/06/tra-reportage-e-arte-pavel-tereshkovets/</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 13:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marika Saonari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[bielorussia]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[national geographic]]></category>
		<category><![CDATA[reportage]]></category>

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		<description><![CDATA[Bielorussia, Minsk (l&#8217;ultima delle dittature vigenti in Europa), città che da i natali a Pavel Tereshkovets, reportagista e fotografo artistico. [<a href="http://www.enquire.it/2012/02/06/tra-reportage-e-arte-pavel-tereshkovets/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bielorussia, Minsk (l&#8217;ultima delle dittature vigenti in Europa), città che da i natali a <strong>Pavel Tereshkovets</strong>, reportagista e fotografo artistico.<br />
Dopo aver girato tutta l&#8217;europa (prima dei 20 anni) e, non contento, Israele, Giordania, Sud Africa e Stati Uniti cerca di catturare l&#8217;ingenua realtà con vecchie macchine sovietiche.<br />
Laureato presso l&#8217;università linguistica di Minsk, nel 2011 è arrivato secondo al contest di National Geographic Vale&#8217;s Eye On Sustainability, una bella soddisfazione per Pavel che è stato spinto a lavorare con la fotografia sempre più.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Pavel-Tereshkovets-2.jpg" alt="" title="Pavel Tereshkovets (2)" width="500" height="350" class="alignleft size-full wp-image-17644" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>I concetti permeanti delle fotografie di Pavel sono soprattutto solitudine, isolamento e vuoto; cerca di scoprire la natura dell&#8217;essere umano nel profondo dei sentimenti, delle paure e degli istinti. Da una parte si appella alla realtà come un&#8217;osservatore che guarda il mondo attraverso il mirino della macchina fotografica, dall&#8217;altra lascia trasparire la sua percezione, creando non solo belle immagini ma anche una serie di significati che costringono lo spettatore ad estrapolare propri pensieri e idee.</p>
<p>Ironico, divertente e spiritoso dice di non essere un grande fan della tecnologia e ci da qualche consiglio su come trarre ispirazione.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Pavel-Tereshkovets-3.jpg" alt="" title="Pavel Tereshkovets (3)" width="500" height="350" class="alignleft size-full wp-image-17645" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Pavel-Tereshkovets-4.jpg" alt="" title="Pavel Tereshkovets (4)" width="500" height="350" class="alignleft size-full wp-image-17646" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Qual è stato il tuo primo approccio alla fotografia?</strong><br />
Beh, tutto ciò accade nella mia infanzia.Non credo che oggi stupirò qualcuno dicendo questo, la maggior parte delle volte che leggo articoli riguardanti fotografi la storia è più o meno la stessa.<br />
Nel mio caso fu grazie a mio padre dal quale ho ereditato una particolare sensibilità estetica. Era un alpinista, viaggiava molto e ogni volta che tornava a casa portava un mazzo di nuove fotografie; le adoravo, veramente, così col tempo iniziai a scattarne di mie. Nella mia famiglia c&#8217;erano solo macchine sovietiche ma non mi importava il mezzo con cui avrei scattato, mi importava solo il risultato.</p>
<p>Sono stato profondamente a contatto con la fotografia e questo è il risultato: non posso fermarmi, devo continuare a scattare.</p>
<p><strong>Qual è il mondo che osservi attraverso la fotocamera?</strong></p>
<p>Penso che ad essere immortalato non sia solamente il mondo esterno ma ciò che viene rifratto nell&#8217;obiettivo, sopra ogni cosa, sia la propria esperienza di vita. Il risultato che otteniamo con le nostre foto è la pietra di paragone di ciò che viviamo e ciò che abbiamo vissuto. Guardando le foto di qualcuno ciò che alla prima occhiata ci sovviene non è la fotografia in senso lato, ma l&#8217;autore stesso.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Pavel-Tereshkovets-5.jpg" alt="" title="Pavel Tereshkovets (5)" width="500" height="350" class="alignleft size-full wp-image-17647" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Pavel-Tereshkovets-6.jpg" alt="" title="Pavel Tereshkovets (6)" width="500" height="350" class="alignleft size-full wp-image-17648" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Pavel-Tereshkovets-7.jpg" alt="" title="Pavel Tereshkovets (7)" width="500" height="350" class="alignleft size-full wp-image-17649" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Fotografia analogica o digitale?</strong></p>
<p>Entrambe. Sono totalmente differenti e ognuna di esse è un mondo fotografico, offrono diversi vantaggi, quindi perché limitarsi all&#8217;uso di una sola categoria?</p>
<p><strong>Dove trovi ispirazione?</strong></p>
<p>Sono costantemente ispirato da qualcosa o qualcuno, può essere qualsiasi cosa, un film, un libro, un paese, musica. Trarre ispirazione è la base di ogni progetto creativo; nel caso contrario saresti bloccato in un solo luogo e smetteresti di andare avanti, di raggiungere sempre di più.</p>
<p>Naturalmente ci sono momenti in cui ci si sente vuoti e ci si sente &#8220;persi&#8221;.</p>
<p>Solo un consiglio: smettete di indossare i vostri costumi, immedesimatevi in ciò che state creando e l&#8217;ispirazione vi troverà.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Pavel-Tereshkovets-8.jpg" alt="" title="Pavel Tereshkovets (8)" width="500" height="350" class="alignleft size-full wp-image-17650" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Pavel-Tereshkovets-9.jpg" alt="" title="Pavel Tereshkovets (9)" width="500" height="350" class="alignleft size-full wp-image-17651" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Che tipo di attrezzatura usi?</strong></p>
<p>Continuo a scattare con qualche vecchia macchina sovietica come Zenit e Smena Lomo e una Canon 50D. Sinceramente non cerco di cavalcare l&#8217;onda tecnologica.</p>
<p><strong>Un fotografo che ammiri?</strong></p>
<p>Se dovessi ricordare un mentore della fotografia credo che menzionerei Helmuth Newton, mi piacciono le fotografie narrative.</p>
<p><strong>Un posto, un libro, una canzone.</strong></p>
<p>Grand Canyon, Sulla strada di <em>Kerouac</em> e The End dei <em>The Doors</em>.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Pavel-Tereshkovets-10.jpg" alt="" title="Pavel Tereshkovets (10)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-17652" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Pavel-Tereshkovets-11.jpg" alt="" title="Pavel Tereshkovets (11)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-17653" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Pavel-Tereshkovets-12.jpg" alt="" title="Pavel Tereshkovets (12)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-17654" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Pavel-Tereshkovets-13.jpg" alt="" title="Pavel Tereshkovets (13)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-17655" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Il suo sito personale <a href="http://tereshkovets.com/" target="_blank">www.tereshkovets.com</a></p>
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		<title>Milo Alterio: poeta degli scatti</title>
		<link>http://www.enquire.it/2012/02/02/milo-alterio-fotografia/</link>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 12:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maela Leporati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[analogico]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[napoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Milo Alterio, ha 31 anni vive a Napoli ed è un fotografo appassionato. Scoprire i suoi scatti e il suo [<a href="http://www.enquire.it/2012/02/02/milo-alterio-fotografia/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Milo Alterio</strong>, ha 31 anni vive a Napoli ed è un fotografo appassionato.<br />
Scoprire i suoi scatti e il suo &#8220;mondo&#8221; è stata davvero un&#8217;interessante sorpresa.<br />
Milo è un autodidatta, ama molto i ritratti ed è appassionato d&#8217;arte e di tutto ciò che ha a che fare con la comunicazione.<br />
Nelle sue fotografie abbiamo trovato molta poesia: semplice (nell&#8217;accezione più positiva del termine) diretta e piena di fascino.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Milo-Alterio-2.jpg" alt="" title="Milo Alterio (2)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-17542" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Presentati, dicci qualcosa su di te.</strong></p>
<p>Non sono a mio agio quando devo palare di me, probabilmente perchè non sono molto bravo a farlo. Sono timido; una caratteristica difficile da gestire quando si cerca di fare il fotografo come professione. Ho 31 anni e vivo a Napoli. Ho una forte passione per la comunicazione e l’arte in generale. Sono un autodidatta con una forte propensione verso l’originalità delle forme e del colore.</p>
<p>Mi piace, soprattutto, ritrarre persone, con un approccio creativo ed una mentalità aperta.<br />
Scattare negli anni è divenuto qualcosa che va aldilà della semplice realizzazione di immagini perchè ha cambiato il mio modo di vedere le cose e relazionarmi con gli altri.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Milo-Alterio-3.jpg" alt="" title="Milo Alterio (3)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-17543" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Quando hai inziato a fotografare e perché?</strong></p>
<p>Ho iniziato a fotografare, come spesso accade quando si ha un genitore appassionato, molto presto; però l&#8217;approccio nei confronti della fotografia è cambiato molto tardi, all&#8217;età di 24/25 anni quando l&#8217;impegno, la passione, l&#8217;attitudine nei confronti di uno scatto è diventato più importante.</p>
<p>Perché? Probabilmente perchè quello era (lo è tuttora) il modo più semplice, per me, di esprimere i miei punti di vista su ciò che mi circonda.</p>
<p><strong>Che tipo di macchina fotografica usi?</strong></p>
<p>Reflex digitali e compatte analogiche. Talvolta Polaroid e vecchie reflex russe.</p>
<p><strong>Analogico o digitale?</strong></p>
<p>Dipende dalle situazioni e, perchè no, dagli stati d&#8217;animo. Per esempio, in questo momento in cui mi avete chiesto l&#8217;intervista sono preso molto più dall&#8217;analogico perchè evidentemente attratto da una fotografia più autentica e spontanea, benchè imperfetta rispetto a quella digitale. In linea di massima utilizzo la fotografia digitale per i lavori commerciali e quella analogica per gli scatti “quotidiani”; ho sempre in tasca la <em>yashica t4</em>.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Milo-Alterio-4.jpg" alt="" title="Milo Alterio (4)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-17544" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Cosa rappresenta per te la fotografia?</strong></p>
<p>La fotografia è uno dei fenomeni più interessanti di sempre, sia da un punto di vista tecnico che estetico, questo è fuori da ogni dubbio. Io rimango stupefatto e sbalordito ogni volta che penso all’evoluzione del suo linguaggio perchè trovo ci sia qualcosa di veramente <em>magico</em> dietro al suo processo.<br />
Detto questo, la fotografia per me rappresenta, come già accennato, un’opportunità per poter dire ciò che penso, esprimere opinioni. Nel tempo ho provato a farlo in diversi modi, suonando, scrivendo ma evidentemente non ero molto bravo. Infine mi sono soffermato sulla fotografia che ritengo sia riuscita a farmi dialogare bene con gli altri attraverso gli scatti.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Milo-Alterio-5.jpg" alt="" title="Milo Alterio (5)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-17545" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Come descriveresti il tuo modo di fotografare?</strong></p>
<p>Iconico. Nel senso che tendenzialmente punto alla realizzazione di immagini che possano funzionare da sole, anche quando c’è da raccontare una storia. Credo sia, allo stesso tempo, un punto di forza e di debolezza.</p>
<p><strong>C&#8217;è qualcosa che non ti piace della fotografia di oggi(contemporanea)? </strong></p>
<p>Non mi piace la quantità enorme di materiale con cui bisogna confrontarsi. La fotografia ha subito un processo di massificazione radicale negli ultimi anni. Questo ha permesso sicuramente a molte persone di potersi avvicinare a questo mondo ma come succede sempre in questi casi la qualità diventa più difficile da ricercare. E la cosa pericolosa, a mio avviso, sta nel fatto che la fotografia possa trasformarsi, per i più, da mezzo espressivo a semplice catalogazione di ciò che ci circonda.<br />
Tutto ciò, in ambito professionale, significa inoltre dover lavorare con budget molto bassi.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Milo-Alterio-6.jpg" alt="" title="Milo Alterio (6)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-17546" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Il mondo nei tuoi scatti è?</strong><br />
Mi piace pensare di riuscire a rappresentare ciò che ai più è nascosto, soprattutto nei ritratti; un mondo privato, profondo, intimo e, perchè no, spirituale talvolta. Però è vero anche il contrario di ciò che ho appena detto; a volte le foto sono l’esatto specchio della realtà. È una fotografia che si contrappone costantemente, e lo stile ne subisce l’influenza.<br />
<strong>Cosa ti ispira?</strong></p>
<p>Ovviamente tutto ciò per cui provo un forte interesse. Dalla musica, al cinema, e ovviamente la fotografia stessa. Quindi potrei dirti i film di Woody Allen così come i dischi di Bowie, alcuni romanzi della letteratura americana contemporanea e gli scatti di altri fotografi. Non esistono limiti, del resto l’ispirazione è dappertutto.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Milo-Alterio-7.jpg" alt="" title="Milo Alterio (7)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-17547" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Una persona o un soggetto che ti piacerebbe fotografare</strong>?</p>
<p>Sarebbe troppo semplice nominare qualche personaggio, più o meno famoso, che per qualche motivo ammiro. Provo una fortissima attrazione tutti i giorni per qualcosa e/o qualcuno che vorrei fotografare. Si tratta di un’attrazione che ho imparato a riconoscere bene e sto migliorando nella gestione di tale sentimento.</p>
<p><strong>Hai dei fotografi di riferimento o che ti ispirano particolarmente?</strong></p>
<p>Beh ogni epoca ha avuto grandi fotografi che apprezzo per ragioni diverse. Lo sperimentalismo di Man Ray, l’imperfezione di Cecil Beaton, la provocazione di Newton. Mi piace inoltre il modo di ritrarre di Peter Lindbergh e in italia Marco Pietracupa.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Milo-Alterio-8.jpg" alt="" title="Milo Alterio (8)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-17548" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Oltre a fotografare,ti piace?</strong></p>
<p>Starmene a casa un intero giorno sotto le coperte a guardare vecchi film e serie televisive ma anche incontrare buoni amici, andare a concerti e fare lunghe passeggiate per il centro della mia città.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Milo-Alterio-9.jpg" alt="" title="Milo Alterio (9)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-17549" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Un fotografo da &#8220;scoprire&#8221;?</strong></p>
<p>Un fotogafo da “ri-scoprire” è David Bailey, tra i grandi quello maggiormente dimenticato. Eppure ha saputo interpretare al meglio il clima di esaltante novità che Londra ha saputo esprimere, non solo nella moda, negli anni ‘60. Da scoprire, Michael Schmelling ma anche Hannes Caspar per ragioni diverse.<br />
Inoltre mi fa piacere nominare Maurizio di Iorio che, con i suoi collaboratori, han dato vita a disturber.net che è un ottimo “recipiente” pieno di stupende immagini che per me rappresenta, tornando ad una delle domande precedenti, una grande fonte di ispirazione.</p>
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		<title>Valentina Russello, sognatrice con due anime</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 13:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Sutto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[grafica]]></category>
		<category><![CDATA[illustrazione]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Valentina Russello è un&#8217;illustratrice agrigentina, che ha lasciato un sole cocente alla volta di Milano per studiare Design al Politecnico. [<a href="http://www.enquire.it/2012/02/01/valentina-russello-illustrazione/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Valentina Russello</strong> è un&#8217;illustratrice agrigentina, che ha lasciato un sole cocente alla volta di Milano per studiare Design al Politecnico.<br />
L&#8217;abbiamo incontrata qualche tempo fa immersa nel Natale da naviglio: luci, chiasso e troppe mani da stringere. Ne è uscita un&#8217;intervista itinerante, tra colori, forme e chiasso creativo.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Valentina-Russello-2.jpg" alt="" title="Valentina Russello  (2)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-17530" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Prima di tutto: chi é Valentina Russello?</strong><br />
Valentina Russello è una sognatrice con due anime: quella da graphic Designer e quella da illustratrice.<br />
Adoro cucinare e spesso dimentico che ore si son fatte quando cucio a mano le mie bambole.<br />
Il mio percorso è simile a quello di tante persone che nascono in un posto e si trasferiscono in un altro.<br />
Nasco ad Agrigento mi dirigo verso Milano vivo a Milano,<br />
una città piena di bianchi e neri capace di assorbirti e di respingerti di amarti e perderti.<br />
<strong>Passione e creatività, due requisiti assoluti, il terzo?</strong><br />
Dedizione. Non bisognerebbe mai smettere di disegnare.<br />
Un disegno al giorno, una linea nuova, una nuova figura. Per questo ciascuno dei miei disegni mi ricorda un passaggio personale, nello stile o nella tecnica che uso, nei soggetti, o nei colori.<br />
Ogni disegno sancisce un momento nuovo di me e ne parla.<br />
Lo scorso Natale ero a casa in Sicilia; seduta sul letto con mia sorella sfogliavamo i disegni che facevo a 10, 12, 15 anni, sino ai 18, quando poi mi sono trasferita a Milano.<br />
Ero felice che ciascun disegno riportasse la data perchè guardandoli e collocati nel tempo, ho capito quanto parlassero di me, dei miei sforzi nel rendere armoniche le figure, nel disegnare bene mani e piedi, nel dare espressione a volti immobili.<br />
Per questo credo che ogni disegno sia un passo avanti e una presa di coscienza.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Valentina-Russello-3.jpg" alt="" title="Valentina Russello  (3)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-17531" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>L&#8217;ispirazione per i tuoi lavori da dove arriva?</strong><br />
La mia testa è un condominio affollato di immagini. Sono sempre con me: mentre cammino, parlo, dormo.<br />
E naturalmente mentre lavoro.<br />
Queste immagini diventano la mia principale fonte d&#8217;ispirazione quando disegno:<br />
uomini e donne, i loro vestiti, i loro oggetti, i gesti e gli stati d&#8217;animo che li descrivono.<br />
Tutti i miei lavori nascono dall&#8217;osservazione; tutte le volte che qualcosa mi colpisce ci ripenso per giorni e alla fine nasce un&#8217;illustrazione.<br />
Il più delle volte nasce in bianco e nero perchè i contrasti sono più netti e i significati espressivi vengono fuori più nitidi.<br />
Lavoro spesso a penna o con inchiostro di china nera o con le coline; il colore rimane spesso solo una porzione del tutto, un segno che evidenzia una parte, un punto dove le linee nere convergono e prendono respiro.<br />
Si crea così la tensione, la curiosità, la straniazione che può avere solo una fiaba, per adulti.<br />
<strong>Un illustratore che ammiri? </strong><br />
Ferenc Pinter, illustratore di origini metà ungheresi e metà italiane.<br />
Collaborò per 32 anni con la Mondadori creando alcune delle copertine più suggestive e ricche che mi sia mai capitato di vedere.<br />
Di lui forse si ricordano le illustrazioni che realizzò per le copertine de &#8220;il Commissario Maigret&#8221; e dei gialli di Agatha Christie.<br />
Di Pinter ammiro la sua capacità percettiva: ogni cosa, attraverso le sue mani e la tempera che usava spesso, diventava figura e colore, netto contrasto, metafora fortissima e gioco di rimandi.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Valentina-Russello-4.jpg" alt="" title="Valentina Russello  (4)" width="500" height="300" class="alignleft size-full wp-image-17532" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Invece, un personaggio che avresti voluto disegnare tu?</strong><br />
Non un personaggio solo ma tutte le donne di Sergio Toppi. Giuditta e le altre donne cattive, un libro di disegni a china, in bianco e nero, donne bellissime, eroine vincitrici intelligenti e piene di fascino adorne di vestiti fatti di mostri e guerrieri.<br />
<strong>Vì, è la storia di una freelancer a Milano. Autobiografico?</strong><br />
Vì è la storia di una me di quattro anni fà, quando decisi di diventare freelance e lasciare il mondo caotico delle agenzie.<br />
Vì è la storia di tutti quei freelance che tengono a bada e fanno incontrare sotto ad un tendone da circo: clienti, commercialisti, sogni nel cassetto e ambizioni, affetto per il lavoro e affetto per la loro salute mentale.<br />
Vì parla di public relations e di social network. Di vestiti vintage e e scarpe, dei clienti divertenti e di quelli insopportabili.<br />
Oggi la mia Vi torna con un blog e nuove storie.</p>
<p><strong>Il mercato dell&#8217;illustrazione in Italia in che situazione si trova attualmente?</strong><br />
Mi piacerebbe dire che c&#8217;è spazio per tutti e che il mestiere dell&#8217;illustratore è pieno di facilitazioni. Non è così.<br />
Lo scorso Maggio sono entrata a far parte del direttivo dell&#8217;Associazione Illustratori e ho iniziato ad accorgermi delle complicate problematiche dell&#8217;illustrazione italiana.<br />
Per prima cosa, molti, anche quelli che lavorano nel comparto della comunicazione, non sanno cosa realmente un illustratore faccia. Per questo motivo, ancora adesso, dopo 10 anni, mi ritrovo a spiegare che mestiere faccio e che sì, ho studiato per farlo.<br />
Seconda cosa, la committenza editoriale, e non solo, dà poco spazio ai giovani, costretti spesso a lavorare per pochi soldi e la gloria. L&#8217;illustratore è un mestiere, è indole innata, è capacità di leggere tra le righe. Credo che l&#8217;Italia dovrebbe dare più spazio alla creatività degli illustratori e restituire loro la dignità di professionisti che meritano.<br />
<strong>Qualche progetto futuro in previsione?</strong><br />
Da un anno mi dedico a Matsu-o, un progetto a metà strada tra Arte e Design.<br />
L’ispirazione nasce da un viaggio in Giappone nell’estate 2010, un Giappone fatto di oggetti stratificati, di città pulsanti e neon coloratissimi e sempre in funzione. Matsu-o parla di stupore, esorta a riacquisire la capacità di stupirsi anche per gli aspetti nascosti delle cose, di noi stessi, delle persone che ci circondano.<br />
Per questo motivo, il progetto parte con la creazione di 9 bambole, 9 personaggi (la rana, il pesce martello, la suora, la formica, i pesci alati, il gatto, il muffin, la fragola) con 9 storie e 9 vite, caratterizzate da un indole originale.<br />
Ogni bambola è una sorta di cappello al centro del quale è adagiata una testa-spilla: perché nel momento in cui recuperiamo il nostro vero io, è come se indossassimo un cappello che non serve più a nascondere ma a proclamare chi siamo davvero e cosa ci piace.<br />
Torniamo a stupirci, assaporiamo le cose come facevamo un tempo, iniziamo un nuovo percorso, come quando si traccia la prima linea nera su un foglio bianco.<br />
Un invito, iconico e metaforico, a indossare il nostro cappello e finalmente ritrovarci così com’eravamo.<br />
Questo anno sarà tutto dedicato a Matsu-o, al suo mondo e ai suoi personaggi.<br />
<strong>L&#8217;arte e il critico sono legati da un rapporto di sudditanza, almeno a quanto dice Achille Bonito Oliva, per l&#8217;illustrazione invece? Il pubblico sostituisce il critico?</strong><br />
Il pubblico è il critico e il critico sono prima di tutto io. Tutte le volte che inizio un&#8217;illustrazione mi dico: disegna come se creassi qualcosa anche per te, qualcosa da amare, da coccolare e da continuare a guardare.<br />
L&#8217;illustrazione è una forma d&#8217;arte solo in un secondo momento, lo diventa dopo esser stata utilizzata, letta, guardata, mangiata.<br />
L&#8217;illustrazione ci serve, per capire un testo, per spostarci in mondi altri, quelli fantastici e irreali. In qualche modo l&#8217;illustratore accompagna il pubblico verso una scelta, suggerisce una visione.<br />
L&#8217;illustrazione senza pubblico non ha voce ne memoria.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/02/Valentina-Russello-5.jpg" alt="" title="Valentina Russello  (5)" width="500" height="330" class="alignleft size-full wp-image-17533" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Tre canzoni e tre libri di illustrazione.</strong><br />
<em>Street Spirit</em><strong> </strong>(Fade Out) <em>dei Radiohead,</em> per la poesia del video e dei salti nel vuoto a rallenty.<br />
<em>Big Exit</em> <em>di PJ Harvey</em>, per la carica mi dava quando avevo 22 anni.<br />
<em>Alone in Kyoto</em> <em>di Nicolas Godin e Jean-Benoît Dunckel</em>, perchè, quando piove, ci vuole una colonna sonora.<br />
<em>Nel Bar</em> <em>di Munoz,</em> per i visi, la forza e il bianco e nero.<br />
<em>Le più belle fiabe delle Mille e una notte</em><strong> </strong><em>di Ol&#8217;ga Dugina</em>, per l&#8217;eleganza di ogni singolo segno.<br />
<em>Una raccolta delle più belle illustrazioni giapponesi per bambini</em><strong>,</strong> uscite su una rivista dal nome sconosciuto.<br />
La comprai durante il mio viaggio in Giappone ma ancora adesso non sono riuscita a capirne il nome.<br />
Ne pubblico una foto, magari qualcuno mi aiuta a scoprirlo.<br />
La motivazione? la curiosità e il buon umore che ogni disegno suscita in me ogni volta che la apro.<br />
<strong>Hai un sogno nel cassetto?</strong><br />
Ne ho tanti ma i termini e i soggetti sono ricorrenti: cibo, Sicilia, arte, scrittura.<br />
Forse un libro illustrato sulla cucina siciliana?<br />
O magari, più semplicemente, riuscire a non perdere le mie radici creando legami tra quello che so fare e quello che sono.</p>
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		<title>Klimt unocinquezero</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 11:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Monica Lanaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[anniversario]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[esposizione]]></category>
		<category><![CDATA[pittura]]></category>

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		<description><![CDATA[Se Duchamp avesse assistito alla nauseante e continua riproduzione de “Il bacio” di Klimt, probabilmente avrebbe disegnato un paio di [<a href="http://www.enquire.it/2012/01/31/klimt-anniversario-150-mostra/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se Duchamp avesse assistito alla nauseante e continua riproduzione de “Il bacio” di <strong>Klimt</strong>, probabilmente avrebbe disegnato un paio di baffi anche sul volto della donna in piena estasi erotica.</p>
<p>Ben pochi, guardando la propria tazza, mousepad, tshirt, penna, matita, gomma, agenda, calendario, wallpaper, segnalibro, stampa ricordano il significato esplicitamente erotico della composizione.</p>
<p>Non solo l&#8217;atto in sé è inequivocabilmente sessuale ma lo sono anche i pattern dei vestiti che rimandano all&#8217;unione: rettangoli verticali lui, cerchi concentrici lei. Insomma, non ci vuole molta fantasia.</p>
<p>L&#8217;abitudine e la riproduzione selvaggia del quadro non hanno solamente impoverito la potenza comunicativa dell&#8217;opera ma &#8211; cosa ben più grave &#8211; hanno ancorato il nome di Gustav Klimt ad una spiacevole sensazione di trito e ritrito, di banalità.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Il-Bacio.jpg" alt="" title="Il Bacio" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-17481" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Il 2012 è un ottimo anno per liberarsi dai pregiudizi (non necessariamente negativi) sull&#8217;artista. Ricorre infatti il suo <strong>centocinquantesimo compleanno </strong>e Vienna è pronta a festeggiarlo con una serie di mostre temporanee che affrontano Klimt e le sue opere dalle più disparate prospettive.</p>
<p>Al Wien Museum verranno esposte le opere della collezione permanente e il significativo numero di quattrocento disegni, la visione dei quali è fondamentale per comprendere l&#8217;essenza dello stile, lo Jugendstil.</p>
<p>Klimt è stato un artista certamente eclettico, ha riunito nei suoi quadri l&#8217;esasperante realismo fotografico alla bidimensionalità decorativa, alla simbologia classica, all&#8217;oro bizantino; ha fuso l&#8217;amore per lo <em>japonisme</em> al cromatismo vivace del folclore slavo. Dietro il tormentato percorso evolutivo  delle opere, al di là dell&#8217;oro, dei simboli e dei fiori, regna onnipresente ed incontrastata la figura della donna.</p>
<p>Non è questa la sede per descrivere in modo soddisfacente le donne di Klimt, dalla Pallade secessionista alla Giuditta, dalle bisce d&#8217;acqua alle splendide Emilie Flöge e Adele Bloch-Bauer. L&#8217;invito è quello di osservarle e lasciarsi catturare.  L&#8217;universo dell&#8217;arte klimtiana è la dimensione dell&#8217;eros femminile, esplicito anche nella sua forma saffica, fatale anche nell&#8217;espressione materna</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/la-speranza.jpg" alt="" title="la speranza" width="500" height="680" class="alignleft size-full wp-image-17482" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Alla galleria del  Belvedere si è inaugurata lo scorso 25 ottobre  la mostra “Gustav Klimt/ Josef Hoffmann. Pionieri della modernità” e sarà possibile visitarla fino al 4 marzo. L&#8217;esposizione offre un interessante punto di vista sul rapporto Klimt-Hoffmann e la Secessione, movimento educatamente rivoluzionario di cui entrambi  furono attivi promotori all’inizio del Novecento.</p>
<p>Tra le tante collaborazioni si potrà osservare in particolare quella a Palazzo Stoclet, a Bruxelles, dove Klimt ha dipinto il famoso Fregio composto da “L&#8217;attesa” , “L&#8217;albero della vita” e “Il compimento”.</p>
<p>Al MAK (Museo austriaco di arti applicate/ arte contemporanea) si possono osservare i disegni preparatori alla composizione.</p>
<p>Interessante, anzi di più, l&#8217;apertura al pubblico dell&#8217;ultimo atelier dell&#8217;artista, restaurato proprio per l&#8217;occasione. Villa Klimt si trova nel tredicesimo distretto di Vienna (Hietzing) e conserva opere come “Donna con ventaglio” del 1917-1918 e “La sposa” dello stesso periodo, entrambe esposte su cavalletti. Lo studio può essere l&#8217;unico luogo in cui effettivamente si coglie l&#8217;ultima, ennesima, incompiuta evoluzione delle opere dell&#8217;artista, il quale si stava lasciando alle spalle l&#8217;oro e i fiori, le donne demoniache e quelle materne per muoversi verso un&#8217;atmosfera allucinata che accompagna “La sposa” verso la sua prima notte nuziale.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/La-sposa-1917-18.jpg" alt="" title="La sposa (1917-18)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-17483" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Particolare l&#8217;oggetto dell&#8217;esposizione del Museo austriaco del Teatro, il quale punta i riflettori sul critico e scrittore Hermann Bahr e l&#8217;opera klimtiana “Nuda Veritas” proprietà di quest&#8217;ultimo.  Klimt e Bahr non furono legati solamente dalla famosa donna nuda con lo specchio in mano ma anche dall&#8217;opera del critico “Contro Klimt”, una trattazione a favore dell&#8217;amico pubblicata in risposta alle feroci critiche rivolte alla produzione artistica di Klimt.</p>
<p>Il Leopold Museum inaugura il prossimo 24 febbraio la mostra : “Gustav Klimt. Un viaggio (nel tempo)”,  esposizione che presenta il lascito di Emilie Flöge ed una nutrita collezione di dipinti di Egon Schiele ammiratore contemporaneo a Klimt.</p>
<p>Se tutto ciò non bastasse, il Kunsthistorisches Museum espone i bozzetti per la decorazione della scalinata del museo stesso; l&#8217;Albertina un&#8217;ampia visione di opere grafiche; la Künstlerhaus offre la documentazione del rapporto tra l&#8217;artista e l&#8217;istituzione, di cui Klimt fu membro.</p>
<p>Se  invece Vienna è troppo distante, segnalo la mostra “Gustav Klimt. Disegni intorno al fregio di Beethoven” ospitata a Milano, allo spazio Oberdan della provincia dal 4 febbraio al 6 maggio.</p>
<p>Come da titolo si potranno ammirare la riproduzione in scala reale del Fregio e i quindici disegni originali correlati all&#8217;opera conservata al Palazzo della Secessione di Vienna.</p>
<p>L&#8217;invito è ancora una volta quello di guardare con attenzione ogni piccola porzione dei quadri di Klimt, spesso modellati sulla forma rettangolare delle stampe giapponesi, poiché sono densissimi di simboli e allegorie che rimandano non solo alla cultura classica ma anche all&#8217;allora contemporaneo Freud. La densità e l&#8217;armonia degli accostamenti eclettici di Klimt fanno delle sue opere un rebus intricato, spetta all&#8217;osservatore attento la chiave per risolverlo e intuire un affresco fedele della cultura europea in fermento alle soglie del Novecento.</p>
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		<title>Cinematografico: Francesco Ormando</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 11:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valeria Vacca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[analogico]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>

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		<description><![CDATA[Francesco Ormando, nato a Roma ad Ottobre del 1988. Diploma classico. Poco amore sin dall&#8217;infanzia per i numeri, lo sport [<a href="http://www.enquire.it/2012/01/30/fotografia-francesco-ormando/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Francesco Ormando</strong>, nato a Roma ad Ottobre del 1988. Diploma classico. Poco amore sin dall&#8217;infanzia per i numeri, lo sport e poca abilità per il disegno a mano libera.<br />
Approda nel mondo universitario nella facoltà di mediazione linguistico culturale che quasi dall&#8217;inizio non provoca il suo entusiasmo. Maggiore soddisfaziove viene dalla fotrografia che decide di coltivare come passione, nella speranza di trasformarla nel suo futuro.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Francesco-Ormando-2.jpg" alt="" title="Francesco Ormando (2)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-17450" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Se dovessi descrivere la tua fotografia in tre parole, quale sceglieresti?</strong><br />
Sintetica, al dettaglio, cinematografica.<br />
<strong>La tua prima memoria fotografica?</strong><br />
Probabilmente qualche kodak usa e getta alle elementari. Tornavo sempre dalle gite, offrendo ai miei svariate foto di gatti, foglie, compagni con le teste mozzate. Non ero proprio un piccolo  Robert Capa in erba, no.<strong></strong></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Francesco-Ormando-3.jpg" alt="" title="Francesco Ormando (3)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-17451" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Come ti sei avvicinato alla fotografia?</strong><br />
Non sapendo disegnare, nè dipingere la fotografia mi ha dato la possibilità di realizzare qualcosa che andasse oltre il terreno su cui mi muovevo di solito: la scrittura. Un po&#8217; di anni fa quindi, con qualche amico al seguito a farmi da cavia, ho cominciato.<br />
<strong>La tua prima macchina fotografica? L&#8217;ultima?</strong><br />
Prima e attuale: canon eos 1000d.<br />
In arrivo: canon Eos 5 d mark II.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Francesco-Ormando-4.jpg" alt="" title="Francesco Ormando (4)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-17452" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Da fotografare: quali sono i tuoi soggetti preferiti? Come scegli le tue modelle?</strong><br />
Per il momento i soggetti che scelgo per le mie foto hanno un cuore che batte e aria che entra ed esce dai polmoni. Non so se mi spingerò mai verso l&#8217;orizzonte delle fotografia che abbraccia il mondo delle scarpe, dei gatti (anche quelli respirano, è vero?!) etc. Però non si sa mai, no?<br />
Le modelle con cui lavoro, di base, sono ragazze che rispondono al mio gusto estetico. Qualcuno ha banalizzato la cosa dicendomi spesso che sono per delle <em>bellezze inglesi</em><em>, slavate</em>, ma non è vero. Quello che cerco è un volto che abbia delicatezza e carattere, un volto che si possa sposare ad altre epoche: dall&#8217;America del Charleston alla Nouvelle Vague.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Francesco-Ormando-5.jpg" alt="" title="Francesco Ormando (5)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-17453" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Come descriveresti il tuo stile?</strong><br />
Classico.<br />
<strong>Dove trai ispirazione?</strong><br />
Dal cinema soprattutto. Ci sono film come The tree of life, A single man, Paradiso perduto che mi hanno lasciato a dire tra me e me: <em>cosa darei per fotografare una scena come quella!</em>.<br />
<strong>Un fotografo che stimi particolarmente?</strong><br />
Anna di Prospero.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Francesco-Ormando-6.jpg" alt="" title="Francesco Ormando (6)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-17454" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>La tua più grande soddisfazione e la più grande delusione da fotografo?</strong><br />
Trasformare questa passione in una fonte di lavoro, non voglio mentire, rappresenta una delle mie più grandi soddisfazioni. Stare alle prese dietro ad un lavoro da scrivania, nel futuro, potrebbe uccidermi.<br />
La delusione più grande è quella di altri fotografi: vedere il proprio lavoro sminuito nella prospettiva del: &#8220;lo fan in tanti!&#8221;.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Francesco-Ormando-7.jpg" alt="" title="Francesco Ormando (7)" width="500" height="300" class="alignleft size-full wp-image-17455" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Progetti per il futuro?</strong><br />
Vorrei fare breccia nel cuore di un&#8217;agenzia tedesca che produce occhiali e realizzare alcuni lavori per il loro marchio. Per il momento è solo aria fritta, quindi incrocio le dita.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Francesco-Ormando-8.jpg" alt="" title="Francesco Ormando (8)" width="500" height="300" class="alignleft size-full wp-image-17456" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Un film, un libro e una canzone.</strong><br />
Cose preziose di  Fraser Clarke Heston.<br />
Le streghe di Roald Dahl Fraser Clarke Heston.<br />
Clock Tick di Abel Korzeniowski.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Francesco-Ormando-9.jpg" alt="" title="Francesco Ormando (9)" width="500" height="300" class="alignleft size-full wp-image-17457" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Ringraziamo Francesco e vi invitiamo a sfogliare il suo <a href="http://www.flickr.com/photos/st-ormart/" target="_blank" target="_blank">Flickr</a> </p>
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		<title>C’era una volta un mondo senza bambini</title>
		<link>http://www.enquire.it/2012/01/27/thomas-geve-auschwitz-memoria-torino/</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 12:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Irene Perino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[2012]]></category>
		<category><![CDATA[esposizione]]></category>
		<category><![CDATA[illustrazione]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[museo]]></category>
		<category><![CDATA[torino]]></category>

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		<description><![CDATA[La fiaba è una realtà in cui il bambino vive. Scrisse E.K. Schwartz. Se Auschwitz è stata una realtà in [<a href="http://www.enquire.it/2012/01/27/thomas-geve-auschwitz-memoria-torino/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>La fiaba è una realtà in cui il bambino vive</em>. Scrisse E.K. Schwartz.</p>
<p>Se Auschwitz è stata una realtà in cui tanti bambini hanno vissuto e molti altri sono morti, Auschwitz può considerarsi una fiaba?</p>
<p>Così ne avrebbe parlato Vladimir Propp se nel 1928 avesse immaginato l’inimmaginabile.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Thomas-Geve-2.jpg" alt="" title="Thomas Geve (2)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-17397" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Equilibrio iniziale</strong></p>
<p>C’era una volta, a Stettino sulle rive del Baltico, un bambino di nome Thomas Geve. A cinque anni si trasferì con la madre a Berlino nella casa dei nonni. Era un bambino felice, un bambino come tutti gli altri.</p>
<p><strong>Allontanamento</strong></p>
<p>Nel 1943, a poco più di tredici anni, Thomas fu deportato ad Auschwitz, là dove, dicevano, il lavoro rendeva liberi.</p>
<p><strong>Divieto</strong></p>
<p>In quel mondo di odio e pregiudizio, essere bambini era vietato.</p>
<p><em>Forbidden</em>.</p>
<p>Lì, ad Auschwitz, non c’erano bambini.</p>
<p><strong>Trasferimento</strong></p>
<p>Thomas è trasferito a Gross-Rosen e poi a Buchenwald. L’inferno, scoprì, aveva centinaia di succursali.</p>
<p><strong>Lotta</strong></p>
<p>Il piccolo protagonista lotta contro la fame e gli stenti, contro l’odio e l’ingiustizia, contro le malattie e il duro lavoro. Combatte contro tutto ciò che un bambino della sua età non avrebbe mai dovuto conoscere.</p>
<p><strong>Marchiatura</strong></p>
<p>Il nostro eroe viene marchiato per sempre.</p>
<p>Nel cuore e sulla pelle, come un animale.</p>
<p><strong>Vittoria</strong></p>
<p>Thomas vince la sua battaglia. Sopravvive.</p>
<p>Nell&#8217;aprile del 1945, l&#8217;esercito alleato libera gli internati. Il nostro giovane eroe abbandona quel mondo senza bambini.</p>
<p><strong>Ritorno</strong></p>
<p>Dopo due anni di prigionia Thomas torna a casa. E ritrova il padre sopravvissuto alla guerra.</p>
<p><strong>Trasfigurazione</strong></p>
<p>L’infanzia perduta di Thomas Geve rivive in settantanove disegni a pastello e acquerello creati sul retro dei formulari dei suoi persecutori.</p>
<p><strong>Incoronazione</strong></p>
<p>Thomas si trasferisce a Londra e successivamente in Israele, là dove ancora oggi vive. Nel 1985 dona i suoi disegni al museo Yad Vashem, un luogo in cui la memoria lotta per sopravvivere nel Tempo.</p>
<p>Thomas non visse felice e contento ad Aushwitz.</p>
<p>Ma sopravvisse.</p>
<p>C’è stato una volta un mondo senza bambini. Non fu il mondo fantasioso descritto da Claudel Philippe nei suoi racconti ma un mondo vero. Un mondo in pelle ed ossa.</p>
<p>Nel 1943 l’erba non cresceva ad Auschwitz. E non crescevano nemmeno i bambini. La Vita non poteva aver dimora in un campo di morte.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Thomas-Geve-3.jpg" alt="" title="Thomas Geve (3)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-17398" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>I settantanove disegni di <strong>Thomas Geve</strong>, suddivisi in tre sezioni (Auschwitz-Birkenau, Vita nel campo, Gross-Rosen e Buchenwald), danno corpo – ed immagine – ad un orrore per molti inimmaginabile.</p>
<p>Forse non crederete ai vostri occhi.</p>
<p>Ma ricordate che &#8211; come disse un antropologo dell’Umanità &#8211; questo è stato.</p>
<p><a href="http://www.museodiffusotorino.it/" target="_blank">www.museodiffusotorino.it</a></p>
<p>Fino al 13 Maggio 2012 presso il <strong>Museo Diffuso della Resistenza, Deportazione, Guerra, Diritti e della Libertà</strong>  di Torino.</p>
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		<title>Malinconico e sospeso: Marco Demis @ Spazio Meme</title>
		<link>http://www.enquire.it/2012/01/26/marco-demis-spazio-meme-carpi-nuvole/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 13:00:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara Marzullo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[2012]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[esposizione]]></category>
		<category><![CDATA[illustrazione]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[spazio meme]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo Spazio Meme di Carpi (MO) è un posto che noi di Enquire abbiamo molto a cuore: sempre scelte con [<a href="http://www.enquire.it/2012/01/26/marco-demis-spazio-meme-carpi-nuvole/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo <strong>Spazio Meme</strong> di Carpi (MO) è un posto che noi di Enquire abbiamo molto a cuore: sempre scelte con impeccabile gusto, le sue mostre hanno la capacità di portare in evidenza artisti e opere di cui è difficile non innamorarsi. Per questo abbiamo deciso di iniziare a dialogare con alcuni di questi ospiti: il primo di una, speriamo, lunga collaborazione è <strong>Marco Demis</strong>.<br />
Nato a Milano nel 1982, Marco studia all&#8217;Accademia di Belle Arti di Brera e Architettura al Politecnico di Milano. Le sue opere, oli su tela o disegni, mostrano giovani ragazze, bambine, dalla pelle color di luna, dai colori malinconici, in un&#8217;atmosfera sospesa, a metà tra l&#8217;ingenuità e la maturità.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Marco-Demis-Spazio-Meme-Carpi-2.jpg" alt="" title="Marco Demis - Spazio Meme (Carpi) (2)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-17353" style="paddig-top:10px;"/></p>
<p><strong>Dal 2001 studi all&#8217;Accademia di Belle Arti di Brera, poi nel 2007 ti laurei in Architettura – il tuo percorso di studi dunque comprende elementi provenienti da ambienti diversi – qual è stato, se è possibile identificarlo, il momento formativo più importante?</strong></p>
<p>Gli studi universitari hanno per certi versi distratto per delusione quelli che erano le mie passioni, durante l’accademia ho voluto approfondire gli studi di architettura e durante gli studi di architettura sono tornato alla pittura. In ogni caso i miei interessi non sono mai stati scissi, ho sempre  provato attrazione per l’arte e l’architettura classica o classicista, la concezione simbolica dello spazio e del paesaggio. Da autodidatta poi ho coltivato l’interesse per la filosofia e l’estetica moderna e contemporanea. Negli ultimi anni poi, entrando più a contatto con altri artisti o curatori ho potuto meglio approfondire le dinamiche attuali del mondo dell‘arte.</p>
<p><strong>I soggetti dei tuoi lavori sono bambine, quasi bambole dagli abiti retrò e dallo sguardo puro e languido allo stesso tempo: perché scegliere di rappresentare questa età, di un&#8217;innocenza, quasi, perduta? La malinconia dei colori, gli oli e i disegni di questi ambienti familiari eppure sconosciuti: com&#8217;è l&#8217;umanità che ritrai?</strong></p>
<p>I soggetti hanno un carattere di primitiva alterità, l’infanzia non è un tema che intendo indagare.<br />
Negli oggetti e nei riferimenti simbolici trovo elementi del mio passato recente, una collezione di arnesi e persone.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Marco-Demis-Spazio-Meme-Carpi-4.jpg" alt="" title="Marco Demis - Spazio Meme (Carpi) (4)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-17354" style="paddig-top:10px;"/></p>
<p><strong>Da pochissimo hai inaugurato la tua mostra «<em>Nuvole</em>» allo Spazio Meme: ci parli un po&#8217; di questa tua personale?</strong></p>
<p>Sono contento di aver avuto l’occasione di raccogliere una serie di disegni che ho fatto senza una organizzazione precisa, realizzati per sfogo o nei momenti di riflessione più intima, senza l’intenzione di una composizione o di una esposizione. Per questo nei temi e nelle date li sento molto personali.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Marco-Demis-Spazio-Meme-Carpi-5.jpg" alt="" title="Marco Demis - Spazio Meme (Carpi) (5)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-17355" style="paddig-top:10px;"/></p>
<p><strong>Ispirazioni, aspirazioni. Quali sono le prime? E quali i progetti per il futuro?</strong></p>
<p>Andare a vivere con la mia compagna.</p>
<p><strong>Se dovessi paragonare i tuoi disegni ad un film o a una musica o a un film, quale sceglieresti? E se ti ci dovessi paragonare tu?</strong></p>
<p>Un paragone non saprei. Sul momento, un film che sento molto vicino è &#8220;Sette anni in Tibet&#8221;, una colonna sonora &#8220;A small measure of peace&#8221; di Hans Zimmer.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Marco-Demis-Spazio-Meme-Carpi-6.jpg" alt="" title="Marco Demis - Spazio Meme (Carpi) (6)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-17356" style="paddig-top:10px;"/></p>
<p>La mostra <strong>Nuvole</strong> allo Spazio Meme è stata inaugurata lo scorso 14 Gennaio e sarà possibile visitarla fino al 5 Febbraio ed è stata curata dalla brava Francesca Pergreffi. Per maggiori informazioni qui: <a href="http://www.spaziomeme.org/" target=_blank">www.spaziomeme.org</a></p>
<p>Per vedere le opere di Marco Demis, questo è il suo sito <a href="http://www.marcodemis.com/" target=_blank">www.marcodemis.com</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il mondo visto da Irina Popova</title>
		<link>http://www.enquire.it/2012/01/24/il-mondo-visto-da-irina-popova/</link>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 14:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara Marzullo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[russia]]></category>
		<category><![CDATA[viaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[Irina Popova ha le sue radici in Russia: nata a Tver, una piccola città con mezzo milione di abitanti, come [<a href="http://www.enquire.it/2012/01/24/il-mondo-visto-da-irina-popova/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Irina Popova </strong>ha le sue radici in Russia: nata a Tver, <em>una piccola città con mezzo milione di abitanti, </em>come la definisce lei, inizia a prendere sul serio la fotografia dal 2006, collezionando da allora ad adesso un lunghissimo elenco di riconoscimenti e premi.<br />
Vive a Amsterdam, ma continua a considerare Mosca come la sua seconda casa; ed è proprio in questo rapporto di vicinanza/lontananza che nascono i suoi migliori lavoro: le<em> </em>sue fotografie raccontano dei suoi luoghi, come un documentario personalissimo, della Russia vista da chi la conosce e da chi la riscopre dopo un distacco.<br />
Ha viaggiato come photoreporter in tutto il mondo, documentando, mostrando da una prospettiva sincera e libera i suoi luoghi e le sue storie – oggi parla a noi di Enquire di sé e della sua fotografia.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Irina-Popova-2.jpg" alt="" title="Irina Popova (2)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-17294" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Cuba, Siberia, Mosca: il tuo lavoro di fotoreporter ti porta a girare per il mondo, vicino e lontano da casa. Cosa è più facile ritrarre: le cose a te prossime per cultura o quelle che si trovano a miglia di distanza, non solo da casa, ma anche da te?</strong></p>
<p>È una domanda difficile, devo pensarci bene. Credo sia più facile fotografare quello che comprendi – ma a volte non sei motivata abbastanza a fotografare quello che ti circonda, la tua città, i tuoi luoghi e spesso è solo un problema di pigrizia: sei là e ci sarai anche domani, dopodomani, il prossimo anno. Invece quando viaggi hai una sola occasione. La curiosità ti guida.</p>
<p>Fotografare non è solo mostrare un risultato agli altri, è un processo di ricerca, crescita, qualcosa che cresce in te e che ti porta a conoscere nuovi aspetti della realtà e queste realtà tanto sono maggiormente diverse tanto sono più emozionanti. È quello che fanno tutti i fotografi e alle volte mi sembra solo una <em>colonizzazione fotografica</em>, anche se spesso non è solo lavorare con gli stereotipi o crearne di nuovi.</p>
<p>Mi sono innamorata di Cuba e sogno di viaggiare in tutto il mondo. Ma sono sogni e poco più e ovviamente sono molto più vicina alla realtà dell&#8217;ex Unione Sovietica, per cultura, lingua – insomma, posso comprenderla meglio e sotto tutti i punti di vista.</p>
<p><strong>Questa domanda è collegata alla precedente: vivere lontano da casa ti aiuta nella comprensione della tua terra?</strong></p>
<p>Assolutamente sì. Capisco perché tutti i migliori libri di foto e i progetti sulla Russia siano fatti da fotografi stranieri: quando vieni da fuori vedi tutte le differenze e le particolarità di un luogo e ti puoi concentrare sull&#8217;immagine che proviene da un luogo, invece di adoperare un approccio locale che sì ti consente di ritrarre per esempio la scomparsa di un quartiere, ma non di capire quale sia il suo significato nell&#8217;economia generale di un paese o capire la differenza tra banalità e particolarità. Io tento di comprendere la Russia in toto, ma credo comunque di essere più brava a raccontare le storie delle persone, dovunque esse siano.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Irina-Popova-3.jpg" alt="" title="Irina Popova (3)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-17295" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Come hai iniziato la tua carriera di fotografa?</strong></p>
<p>Ho iniziato a fotografare perché mi sembrava che chi possedeva una macchina fotografica fosse così cool e diverso da me, sembrava avessero qualcosa da condividere con gli altri.</p>
<p>Mi sono interessata alla fotografia grazie a alcune esposizioni viste nella Casa della Gioventù di Tver. Mi sono unita al loro gruppo di fotografia, dove insegnava Yuriy Fedorov, ma anche se amavo sempre più la fotografia, rimanevo una cattiva fotografa. Dopo i Delphic Games ho capito che ero brava a raccontare storie di persone, che quello era importante per me – là devi crearne una in meno di 24 ore. Ho imparato a usare meglio la macchina grazie a Sergei Maximishin – è stato più che altro un&#8217;ispirazione, che tutt&#8217;ora dura. La Rodchenko Moscow School of Photography invece mi ha confuso molto, avevo come la sensazione che neanche i professori sapessero cosa volevano da noi e non avevo quasi tempo per impegnarmi nei miei progetti. Comunque la mia professoressa Irina Megliskaya è stata ed è un mio grande sostegno, anche dopo il diploma.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Irina-Popova-4.jpg" alt="" title="Irina Popova (4)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-17296" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Con cosa scatti?</strong></p>
<p>Canon 5D. Adesso ho anche una Mark II per i video – non tutte le storie si possono raccontare solo con le immagini.</p>
<p>Non sono una maniaca degli strumenti del mestiere – basta che si possa portare in borsa e non mi faccia perdere troppo tempo – sì, sono una fotografa dell&#8217;era digitale: moltissimi sono i vantaggi, anche se, lo ammetto, a volte mi manca la grana della pellicola, il segreto mistero della camera oscura.</p>
<p><strong>Le tue opere sono esposte al Photoquai 2011 di Parigi – parlaci di quest&#8217;esperienza.</strong></p>
<p>All&#8217;inizio non avevo messo a fuoco cosa significasse esporre a Parigi, non mi sembrava niente di così eccitante, ma quando mi sono sentita dire «vado a vedere le tue fotografie, a Parigi», questo sì che mi ha fatto battere il cuore all&#8217;impazzata! Le mie foto sotto la Tour Eiffel: mi sembra di aver conquistato Parigi!</p>
<p>È un&#8217;esperienza fantastica, un incoraggiamento importante – soprattutto per il tipo di artisti che sono stati scelti.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Irina-Popova-5.jpg" alt="" title="Irina Popova (5)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-17297" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>A Parigi hai portato <em>Anfisa&#8217;s family</em> – una storia controversa che ti ha provocato non pochi problemi.</strong></p>
<p>In realtà sono un po&#8217; stanca di parlarne, ma so che significa che ho centrato il bersaglio.</p>
<p>Ho conosciuto Lilya nell&#8217;estate del 2008 e praticamente subito mi ha invitato a casa sua, a conoscere il suo ragazzo, con cui sta da cinque anni: sono dei <em>freak </em>e con problemi di dipendenza dalla droga. Hanno una figlia di due anni, Anfisa e vivono in una stanza in un appartamento popolare a San Pietroburgo, dove la radio suona continuamente musica punk a volume altissimo e vanno e vengono persone di tutti i tipi, per un drink o qualcos&#8217;altro – spesso questi parti vanno avanti per giorni interi. Poi tutto si calma, si lava la casa, si va dai genitori di Pasha per chiedere un po&#8217; di soldi per Anfisa, ma spesso finiscono in altro e la sera stessa si inizia una nuova festa. Nonostante questo, Anfisa riceve tutto quello di cui ha bisogno per vivere e una stanza per sé a prova di bambino – lei si comporta bene, non piange molto, si è come abituata a questa situazione. Certo a volte la situazione va un po&#8217; fuori controllo e Anfisa può correre alcuni rischi, come quando si è arrampicata fino alla finestra.</p>
<p>Alla mostra di San Pietroburgo tutta la famiglia è venuta a vedere le foto – si sono fatti una bella risata e nessuno sembrava accusarli&#8230;almeno fino a quando non ho pubblicato le foto su internet e centinaia di blogger hanno biasimato il comportamento di Lilya e Pasha e anche il mio. Hanno mandato una lettera alla polizia, sono partite le indagini, ma io mi sono rifiutata di aiutare le forze dell&#8217;ordine a mettere Anfisa in un orfanotrofio. Purtroppo nessuno ha dato una mano a me o a loro.</p>
<p>Ho lasciato la Russia per un po&#8217;, e quando sono tornata ho scoperto che Lilya se ne è andata senza lasciar traccia – Pasha si sta occupando da solo di Anfisa – la porta all&#8217;asilo, gioca con lei e lei sembra stare bene.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Irina-Popova-6.jpg" alt="" title="Irina Popova (6)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-17298" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Quali sono i tuoi progetti?</strong></p>
<p>Sto tornando adesso da due settimane in Uzbekistan in cui ho realizzato alcune serie, di cui una sui miei sogni – un attore che impersona Hitler fino a dimenticarsi quale sia la realtà. Sto anche preparando il mio libro <em>Another Family, </em>che uscirà il prossimo anno.</p>
<p>Poi andrò nel Caucaso, per un documentario, un luogo che mi attrae per la sua bellezza, l&#8217;orgoglio, i suoi conflitti.</p>
<p><strong>Quali sono le tue influenze artistiche?</strong></p>
<p>Ho studiato filologia, quindi direi che i libri per me sono la prima fonte di ispirazione: là puoi immaginarti altrove, immaginarti la storia, è libertà.</p>
<p>Mi piace leggere libri che abbiano a che fare con i luoghi in cui andrò.</p>
<p>Alcuni dei miei autori preferiti sono Cortazar, Joyce, Hemingway, Salinger e Márquez.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Irina-Popova-7.jpg" alt="" title="Irina Popova (7)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-17299" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Ringraziamo Irina e vi consigliamo di dare un&#8217;occhiata al suo sito <a href="http://irinapopova.photoshelter.com/" target="_blank">www.irinapopova.photoshelter.com</a></p>
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		<title>Una nuova femminilità: Beatrice è una stronza</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 13:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Camilla Andretta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[2012]]></category>
		<category><![CDATA[bambola]]></category>
		<category><![CDATA[esposizione]]></category>
		<category><![CDATA[femminilità]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>

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		<description><![CDATA[La donna perfetta non esiste. Forse non è mai esistita. Dante si innamora di una Beatrice, probabilmente idealizzata. Il rischio [<a href="http://www.enquire.it/2012/01/23/annalisa-venturini-silvia-berton-beatrice-stronza/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La donna perfetta non esiste. Forse non è mai esistita.</p>
<p>Dante si innamora di una Beatrice, probabilmente idealizzata. Il rischio è scoprire che si tratti di una donna normale, come tutte noi: una donna che respira, suda e ha le carie.</p>
<p>Bellissima, affascinante, eterea, immacolata. Siamo veramente certi che si trattasse di una tal figura?</p>
<p>Ammesso e non concesso, nei prossimi giorni, aprirà i battenti una mostra che decide di indagare proprio questo quesito.</p>
<p>Le artiste coinvolte sono <strong>Annalisa Venturini</strong> e <strong>Silvia Berton</strong>.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Beatrice-è-una-stronza-2.jpg" alt="" title="Beatrice è una stronza (2)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-17275" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Annalisa è una creatrice di bambole mantovana, una delle prime iperrealiste italiane a ricevere riconoscimenti anche all&#8217;estero.</p>
<p>Forte di una tensione emotiva che scaturisce dal bisogno di rinascita, accetta la sfida di un cambiamento drastico in favore di una destrutturazione interiore che si rifletterà anche nelle sue opere.</p>
<p>Protagonista di numerose esposizioni nel corso degli anni, è stata ospite a New York, Chicago, Parigi, Mosca e San Pietroburgo.</p>
<p>Silvia invece, fotografa, è una veneta terribilmente irrequieta. Indaga, vuole scoprire e scoprirsi.</p>
<p>Un occhio dissacrante il suo che alza il velo platonico e sa riconoscere il bello in ciò che è reale.</p>
<p>Vancouver, Nizza, Brescia, Mantova e ora, Milano. Silvia non ha intenzione di fermare la sua inchiesta tutta al femminile.</p>
<p>Il titolo della mostra è, non a caso, <em><strong>Beatrice è una stronza</strong>.</em></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Beatrice-è-una-stronza-3.jpg" alt="" title="Beatrice è una stronza (3)" width="500" height="600" class="alignleft size-full wp-image-17276" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Vi invitiamo a scoprire il percorso di queste due artiste: un&#8217;indagine sul pudore, la femminilità e le emozioni dell&#8217;essere donna.</p>
<p>Info: dal 26 gennaio al 17 febbraio presso l&#8217;Atelier abc, C.so Como 5, Milano.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Unplugging in New York with Canyon Castator</title>
		<link>http://www.enquire.it/2012/01/19/unplugging-in-new-york-with-canyon-castator/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 13:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucilla Spagnuolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[art]]></category>
		<category><![CDATA[illustration]]></category>
		<category><![CDATA[new york]]></category>
		<category><![CDATA[tatoo]]></category>

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		<description><![CDATA[Surfando nel web, si sa, spesso si scovano eventi interessanti, personaggi cool ma ancora sconosciuti, nuovi magazine o libri in [<a href="http://www.enquire.it/2012/01/19/unplugging-in-new-york-with-canyon-castator/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Surfando </em>nel web, si sa, spesso si scovano eventi interessanti, personaggi <em>cool</em> ma ancora sconosciuti, nuovi magazine o libri in pubblicazione, band emergenti e così via. Un link tira l&#8217;altro ed eccoti catapultato da Parigi a Londra, da New York a Sidney.<br />
Nel nostro &#8220;facciocose, vedogente&#8221; internettiano, ci siamo imbattuti nel Brooklyn Night Bazaar, un enorme mercato che ha luogo in posti sempre diversi del popoloso <em>burough</em> newyorkese e che ospita più di cento espositori, numerosi artisti, designers, video-makers e ancora chef, live music e dj set (per non farsi mancare proprio nulla).<br />
Nell&#8217;ultima edizione, tenutasi il 15/16/17 dicembre scorso, aveva il suo stand anche un certo <strong>Canyon Castator</strong> che, fra tutti, ha destato la nostra curiosità.<br />
Canyon ha 22 anni. Canyon dipinge. Canyon <em>skata</em>. Canyon fa tatuaggi e quelli più &#8220;stupidi&#8221;, <em>home-made</em>, realizzati sugli amici-cavie-vittime, li ha raccolti in una <em>zine</em> dal titolo <strong><em>Untitled- Ink on Skin</em></strong>, edito in 400 copie. Poliedrico, multiforme, forse semplicemente giovane e libero di fare quello che gli piace, in una città come New York in cui puoi fare (ed essere) tutto quello che vuoi.<br />
Gli abbiamo rivolto qualche domanda e lui- ben lieto- ci ha risposto con acuto disincanto.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/canyoncastator_1.jpg" alt="" title="canyoncastator_1" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-17215" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Pittore, tatuatore, skater. Chi è Canyon Castator?</strong></p>
<p>Un <em>work in progress.</em></p>
<p><strong>&#8220;21 year old degenerate painting contemporary portraits&#8221;. Puoi spiegarci il significato di questa descrizione?</strong></p>
<p>No.</p>
<p><strong>Come hai iniziato?</strong></p>
<p>Mio padre è un artista. Lui lavora principalmente nella scultura ed è incredibilmente sperimentale. Mi ha fatto disegnare fin da quando ero molto piccolo. Fornendomi gli strumenti necessari, mi ha insegnato come &#8220;vedere&#8221; e poi ha lasciato che imparassi a disegnare.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/canyoncastator_2.jpg" alt="" title="canyoncastator_2" width="500" height="350" class="alignleft size-full wp-image-17216" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Dando un&#8217;occhiata ai tuoi dipinti, rivedo qualcosa di Egon Schiele e qualcosa di Edward Munch. Cosa ti ispira?</strong></p>
<p>La mia reazione iniziale a Schiele fu incredibilmente potente. Fu mia zia, durante il mio soggiorno in Florida da lei, a farmi conoscere le sue opere. Aveva riconosciuto una simile sicurezza della linea nei miei lavori, visto che inizialmente disegnavo a penna ed inchiostro senza fare nessuno sketch preliminare. Non avevo idea del perché la gente facesse arte prima di aver visto le sue opere,  questo me l&#8217;ha fatto capire senza alcuno sforzo. È stato dopo quel viaggio che ho iniziato a dipingere. Recentemente ho reso omaggio alla sua incessante ispirazione tatuandomi un suo disegno fra le costole e lo stomaco. Sono sempre alla ricerca di una nuova ispirazione, una nuova interpretazione delle idee. Ultimamente ho dato un&#8217;occhiata alle stampe di Jim Dine.</p>
<p><strong>Hai già esposto i tuoi lavori?</strong></p>
<p>In questo momento mi sto preparando per la mia prima personale di pittura. Ken Farmer, direttore creativo di Nuit Blanche New York, sta curando la mostra.</p>
<p><strong>Parliamo della <em>zine</em> &#8220;Ink on Skin&#8221;. Come è nata?</strong></p>
<p>La <em>zine</em>, &#8220;Untitled, Ink on Skin&#8221;, è stata un&#8217;opera in collaborazione che documenta quattro anni di tatuaggi fatti in casa. Mentre da una parte mostra la furtiva cultura dei tatuaggi D.Y.I., è contemporaneamente un forum del mio personale sviluppo di questa tecnica. Uno dei designer del libro, Richard Angus Duff, appare frequentemente senza camicia, sfoggiando ostentatamente un nuovo tatuaggio. Il libro è stato stampato in New Jersey. Potevo andare in stamperia e incontrare il responsabile, supervisionando il progetto. Era felice di rimboccarsi le maniche e mostrarmi i suoi consumati tatuaggi militari.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/canyoncastator_3.jpg" alt="" title="canyoncastator_3" width="500" height="350" class="alignleft size-full wp-image-17217" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Il tuo stile di tatuare è molto lontano da quello dei tuoi dipinti. Come combini queste due espressioni artistiche?</strong></p>
<p>Li vedo come due veicoli molto separati. Se avessi tatuato al fine di riprodurre la pittura, anche la mia stessa pittura, sarebbe stata una falsificazione del mezzo. Il soggetto e l&#8217;intenzione dovrebbero abbellire il processo nel quale è stato creato.</p>
<p><strong>La cultura D.I.Y. è di nuovo di moda, ci si fa sempre riferimento oggi (la tua <em>zine</em> è un esempio). Sei un &#8220;doityourselfer&#8221; anche tu?</strong></p>
<p>Sto imparando da solo a dipingere con i colori ad olio. Lavoro costantemente per allargare la mia conoscenza della pittura. È gratificante e continuo ad aggiornarmi attraverso un&#8217;educazione unica ed autodidatta. Avere un buon senso di umiltà è la chiave di ogni impresa D.I.Y.</p>
<p><strong>Sei veramente giovane- hai solo 22 anni. Cosa vuoi fare da grande?</strong></p>
<p>Non credo di avere alcun controllo su questo. Crescere così vicino ad un artista mi ha incredibilmente tolto la voglia diventarne uno. Perché qualcuno vorrebbe lavorare così duramente per ottenere così poco? Farsi in quattro, andare avanti e indietro lavorando su qualcosa finché ti soddisfa per poi ricevere il semplice stop di qualcuno, che gli dà una breve occhiata e gli mette sopra un&#8217;etichetta di classificazione. Mio padre l&#8217;ha fatto perché doveva. Non aveva voce in capitolo. A me piacerebbe fare qualcosa di più facile, l&#8217;avvocato o qualcosa del genere, ma per ora posso fare solo quello che la mia personalità mi permette di fare. Non so se cambierà.</p>
<p><strong>Hai qualche programma per il tuo futuro (immediato)?</strong></p>
<p>Andare al bar.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/canyoncastator_4.jpg" alt="" title="canyoncastator_4" width="500" height="350" class="alignleft size-full wp-image-17218" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Credits:</p>
<p>All the pictures are courtesy of Canyon Castator</p>
<p>The painting is &#8220;Untitled&#8221; Oil on Linen, 60&#8243;X36&#8243;. 2012. Courtesy of Canyon Castator</p>
<p>The tattoo is &#8220;Rich&#8221;, Ink on Skin. 2012. Courtesy of Canyon Castator</p>
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		<title>C&#8217;e&#8217; disagio tour 2012</title>
		<link>http://www.enquire.it/2012/01/17/ce-disagio-tour-2012-toylet-ma/</link>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 14:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Verdiana Salvatelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[2012]]></category>
		<category><![CDATA[esposizione]]></category>
		<category><![CDATA[installazione]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[tortona]]></category>

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		<description><![CDATA[Inizia il conto alla rovescia per il via del primo appuntamento di C&#8217;è disagio tour 2012. Sabato 28 gennaio Toylet [<a href="http://www.enquire.it/2012/01/17/ce-disagio-tour-2012-toylet-ma/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Inizia il conto alla rovescia per il via del primo appuntamento di <strong>C&#8217;è disagio tour 2012</strong>.</p>
<p>Sabato 28 gennaio <strong>Toylet Mag</strong> in collaborazione con <strong>Associazione Culturale Spazio Concept</strong> presenteranno questo progetto che propone di unire musica, sperimentazione audiovisiva, cinema indipendente e arte. Giovani scrittori del panorama letterario italiano si esibiranno in un live twitting attraverso citazioni, commenti e foto che verranno proiettate sulle pareti di Spazio Concept, questa location situata in Zona Tortona (Milano), è concepita come un centro polifunzionale, punto di riferimento in ambito culturale per artisti, curatori e amanti delle arti si distingue per la sua versalità nell&#8217;ospitare manifestazioni che variano dalla musica, all&#8217;arte.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/poster-ce-disagio-tour.jpg" alt="" title="poster-c&#039;e`-disagio-tour" width="500" height="600" class="alignleft size-full wp-image-17176" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Dalle ore 19.00 tra buffet indie e live-set, si inizierà proiettando <em>everything is a remix </em>una video series del regista newyorkese Kirby Ferguson che indaga i fenomeni culturali di massa, secondo il quale nulla è originale ma è un &#8216;remix&#8217;. Prenderanno vita installazioni e live painting di cui uno che ha come protagonista Chisesi. A cura di Matteo De Simone, autore di <em>denti guasti</em> muovendosi su un tappeto sonoro creato da Stefano Gilardino, giornalista e scrittore che presenterà la serata. Il live set verrà aperto dalla band Hikobusha, a cui segirà la show dei Magellano, band eclettica di Genova e gli Useless Wooden Toys durante il quale si esibirà anche Celia in un gioco video dall&#8217;onirico al funk più colorato.</p>
<p>Maggiori info: <a href="http://www.spazioconcept.org/" target="_blank">www.spazioconcept.org</a> &#038; <a href="http://www.toylet.it/" target="_blank">www.toylet.it</a></p>
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		<item>
		<title>Gira la manovella, il regista sei tu!</title>
		<link>http://www.enquire.it/2012/01/10/lomokino-lomo-macchina-fotografica-analogico/</link>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 09:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marika Saonari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[35mm]]></category>
		<category><![CDATA[analogico]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[lomo]]></category>
		<category><![CDATA[macchina fotografica]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>

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		<description><![CDATA[Nostalgia dei vecchi film? Nostalgia delle vecchie videocamere? Non preoccupatevi adesso è possibile creare film analogici a basso costo. In [<a href="http://www.enquire.it/2012/01/10/lomokino-lomo-macchina-fotografica-analogico/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nostalgia dei vecchi film?<br />
Nostalgia delle vecchie videocamere?<br />
Non preoccupatevi adesso è possibile creare film analogici a basso costo.<br />
In casa <strong>Lomography</strong> sta spopolando un nuovo <em>giochino</em> grazie al quale potrete improvvisarvi registi e chissà, magari provare ad emulare proprio i grandi registi dell&#8217;epoca d&#8217;oro: <strong>Lomokino</strong>.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Lomokino-2.jpg" alt="" title="Lomokino (2)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-17003" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Piccola e maneggevole questa scatoletta magica è in grado di regalarci 144 pose di film analogico.<br />
Grazie all&#8217;ausilio di tre aperture di diaframma e alla slitta per il flash è possibile usare LomoKino (quasi) in ogni condizione di luce.<br />
E poi, come non cedere al fascino del <strong>LomoKinoScope</strong> col quale rivedere il proprio lavoro?<br />
Cosa state aspettando?<br />
Caricate una pellicola 35mm e iniziate a girare la manovella!<br />
Maggiori informazioni, come sempre sul sito <a href="http://www.lomography.it/" target="_blank">www.lomography.it</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Martin Boyce. Turner Prize 2011</title>
		<link>http://www.enquire.it/2012/01/05/martin-boyce-turner-prize-2011/</link>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 09:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Camilla Andretta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[2011]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
		<category><![CDATA[installazione]]></category>
		<category><![CDATA[premio]]></category>
		<category><![CDATA[scultura]]></category>

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		<description><![CDATA[Il vincitore dell’edizione 2011 del Turner Prize è lo scultore e designer Martin Boyce. Ma andiamo con ordine. Il Turner [<a href="http://www.enquire.it/2012/01/05/martin-boyce-turner-prize-2011/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il vincitore dell’edizione 2011 del <strong>Turner Prize</strong> è lo scultore e designer <strong>Martin Boyce</strong>.</p>
<p>Ma andiamo con ordine. Il Turner Prize è un riconoscimento di livello internazionale istituito nel 1984. Lo scopo, segnalare nello scenario creativo contemporaneo l’artista inglese under-fifty più talentuoso. Onore e gloria per un premio così prestigioso, oltre a 25.000 sterline come incentivo alla carriera.</p>
<p>Il 2011 vede riconosciuto un talento scozzese, a riprova dell’importanza di una città come Glasgow quale incubatore di novità creative. Martin Boyce, classe 1967, è noto per le sue installazioni e per una brillante partecipazione alla Biennale di Venezia nel 2009. Scultura, architettura, design e paesaggio urbano si fondono creando forti commistioni concettuali. Gli elementi utilizzati dall’artista vengono scomposti e riordinati in composizioni architettoniche perfettamente equilibrate. Le atmosfere scultoree create da Boyce sono cariche di riferimenti alla storia del design e accentuate da richiami ipertestuali. La sensazione è quella di una maniacale ricerca di un ordine universale dello spazio.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/BOYCE-Do-Words-Have-Voices.jpg" alt="" title="BOYCE-Do-Words-Have-Voices" width="501" height="360" class="alignleft size-full wp-image-16866" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Boyce si aggiudica il premio grazie alla sua installazione dal titolo “Do Words Have Voice”, esposta alla personale di Zurigo alla Galerie Eva Presenhuber. La scultura ispira la visione di un parco in città, utilizzando un tavolo ruvido e graffiato di Jean Prouvè, alberi metallici e foglie geometriche sospese. La trasposizione poetica presente nelle opere di Boyce rende il giusto spazio alla libera interpretazione della creatività di questo talentuoso artista.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Sergio Padovani: L’uomo condannato, alla vita</title>
		<link>http://www.enquire.it/2011/12/29/sergio-padovani-sour-milk-varese-esposizione-pittura/</link>
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		<pubDate>Thu, 29 Dec 2011 11:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Irene Perino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[esposizione]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[pittura]]></category>
		<category><![CDATA[sour milk]]></category>
		<category><![CDATA[varese]]></category>

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		<description><![CDATA[“Amor, ch&#8217;al cor gentil ratto s&#8217;apprende, prese costui de la bella persona che mi fu tolta; e &#8216;l modo ancor [<a href="http://www.enquire.it/2011/12/29/sergio-padovani-sour-milk-varese-esposizione-pittura/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>“Amor, ch&#8217;al cor gentil ratto s&#8217;apprende,<br />
prese costui de la bella persona<br />
che mi fu tolta; e &#8216;l modo ancor m&#8217;offende”</em><br />
Amore e passione.<br />
E poi la Morte, lenta ed inesorabile.<br />
Forse sofferta e dolorosa. Ma liberatoria.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/AMOR-GOETIA-PARE.oliobitume-su-tela-.60x60.2011.jpg" alt="" title="AMOR GOETIA PARE.olio,bitume su tela .60x60.2011" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16757" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Sergio Padovani</strong>, ultimo di sette fratelli, nasce a Modena il 25 Aprile del 1972, ventisette anni dopo la Liberazione dalla dominazione nazifascista.<br />
La Libertà domina la pittura di questo giovane artista che ha trascorso la sua intera vita all’inseguimento della stessa, seguendo un lungo cammino verso la realizzazione di un destino ormai scritto e consacrato all’Arte.<br />
E all’Amore.</p>
<p>Davanti a noi quadri cupi in cui il nero regna sovrano, illuminato a tratti da un bianco accecante che enfatizza le tenebre in cui sono immersi – e forse perduti per sempre &#8211; i personaggi.</p>
<p><strong>Le vostre ombre assomigliano a ghigliottine</strong> è il titolo della mostra personale presso <a href="http://www.sourmilk.it/" target="_blank">Sourmilk Artgallery</a>, tempio varesino dell’arte contemporanea, fino al 7 Gennaio 2012.</p>
<p>Inquietante.</p>
<p>Forse.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/AVREMMO-DOVUTO-ROVESCIARCI-IL-MONDO-ADDOSSO.Oliobitume-su-tela-100x150.2011.jpg" alt="" title="AVREMMO DOVUTO ROVESCIARCI IL MONDO ADDOSSO.Olio,bitume su tela 100x150.2011" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16758" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>“Inquietante è l&#8217;aggettivo che sento più spesso incollato ai miei quadri. Forse quando la gente mi parla e vede che non lo sono ne rimane sorpresa… come se due dovesse sempre fare due. Forse mi auto psicanalizzo con la pittura senza rendermene conto”.</p>
<p>Autodidatta, Sergio dipinge da circa cinque anni, dopo una visione che gli ha cambiato la vita.</p>
<p>“Il mio percorso artistico nasce con la musica. Ho suonato per circa 20 anni sperimentando molti generi musicali. Dopo diverse esperienze però ho iniziato a percepire che per me contava molto di più il discorso creativo delle musiche piuttosto che l&#8217;esibizione. Questo fattore mi ha chiuso molto in una mia ricerca personale fino a quando a Parigi, circa 5 anni fa, vidi una mostra di Odilon Redon. Carboncini”.</p>
<p><em>Amor, ch&#8217;a nullo amato amar perdona,<br />
mi prese del costui piacer sì forte,<br />
che, come vedi, ancor non m&#8217;abbandona.</em></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/MADRIMALEDETTE-MADRI.Oliobitume-su-tela-.50x60.2011.jpg" alt="" title="MADRI,MALEDETTE MADRI.Olio,bitume su tela .50x60.2011" width="500" height="600" class="alignleft size-full wp-image-16759" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Da quel momento Sergio precipita &#8211; nessun verbo potrebbe essere migliore – nell’ossessione per l’Arte. Artisticamente arrogante, come lui stesso si definisce, decide di non avere maestri e di studiare una tecnica personale strutturata sulla visione.</p>
<p>L’analisi è alla base dell’arte di Sergio, pittore dall’animo profondo ed indagatore. Ogni cosa intorno a lui merita ed è degna di osservazione: oggetti, persone, sentimenti.</p>
<p>Pur staccandosi dal primo grande amore, la Musica, Sergio ne rimane profondamente influenzato. Nelle sue opere, armoniose ma silenziose, si percepisce un ritmo lento e incantatore che trascina lo spettatore in un viaggio surreale alla scoperta dell’Amore e della Vita.</p>
<p>“La mia tecnica è molto empirica. Non uso bozzetti o disegni preparatori. Inizio a dipingere sulla tela finché un&#8217;intuizione, un gesto,un errore mi spingono a seguire una via pittorica che non avevo considerato: semplicemente la seguo, cercando di farla convivere con quello che mi sta coinvolgendo o ispirando”.</p>
<p>Sergio sembra comunicare con il quadro, come se il suo ruolo fosse quello di medium, di uno strumento che  la tela impugna per prendere vita.</p>
<p>“Questa specie di comunicazione con il quadro è quello che PER ME è la pittura: quando la tela stessa sembra indirizzare le tue idee,modificare le tue intenzioni,cambiare sorte all&#8217;immagine”.</p>
<p>La nostra ombra sovrasta i quadri. Le cornici sembrano tremare alla nostra visione. È paura quella che percepiamo? Cosa cercano quegli occhi scintillanti che emergono dalle tenebre? Chi sono i personaggi immortalati dal pittore?</p>
<p>Cristallizzati in un attimo che non appartiene al nostro tempo, come fermati un solo istante prima della caduta al suolo, essi sono gli Uomini. La ricerca e la curiosità, motore unico ed immobile della Vita, è ciò che tiene  in vita quelle figure orride a prima vista, in grado di repellerci e causarci disgusto.</p>
<p>L’Uomo è sì bruto e folle.</p>
<p>Ma è sempre alla ricerca di una via d’uscita, di un destino da realizzare, di un Amore da vivere. E morire, se necessario.</p>
<p>“Vedo l&#8217;essenza della ricerca dell&#8217;Amore con l&#8217;A maiuscola&#8230; una ricerca di un demone. L&#8217;amore è un diavolo, come nel titolo del bellissimo film sulla vita di F.Bacon. Bisogna vendergli l&#8217;anima, altrimenti non lo si proverà mai”.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/POSSESSIONEORA-SEI-PIÙ-BELLAOliobitume-su-tela.30x40.2011.jpg" alt="" title="POSSESSIONE,ORA SEI PIÙ BELLA!Olio,bitume su tela.30x40.2011" width="500" height="600" class="alignleft size-full wp-image-16760" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><em>Amor condusse noi ad una morte.<br />
Caina attende chi a vita ci spense.<br />
Queste parole da lor ci fuor porte.»</em></p>
<p>(<a title="Dante Alighieri" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dante_Alighieri" target="_blank">Dante Alighieri</a>, <a title="Inferno (Divina Commedia)" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Inferno_%28Divina_Commedia%29" target="_blank">Inferno</a> <a title="Inferno - Canto quinto" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Inferno_-_Canto_quinto" target="_blank">V</a>, <a title="s:Divina Commedia/Inferno/Canto V" href="http://it.wikisource.org/wiki/Divina_Commedia/Inferno/Canto_V" target="_blank">100-108</a>)</p>
<p>Il patibolo vi aspetta.</p>
<p>La sentenza è una ed una soltanto: Vivere.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Sogno, realtà, malinconia. Anastasia Cavina</title>
		<link>http://www.enquire.it/2011/12/21/anastasia-cavina-fotografia-italia-analogico/</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 10:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara Marzullo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[analogico]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Ania deve aver fatto un patto con la luce: dalle sue finestre filtra sempre la più dolce e tenue luce, [<a href="http://www.enquire.it/2011/12/21/anastasia-cavina-fotografia-italia-analogico/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ania</strong> deve aver fatto un patto con la luce: dalle sue finestre filtra sempre la più dolce e tenue luce, che accarezza i corpi e le cose, e li trasforma. Così prendono vita gli oggetti, i luoghi e le camere, diventano sogni, che Ania racconta con le sue parole e le sue storie.<br />
Le sue foto sono il laboratorio di un&#8217;instancabile sognatrice. Ne parliamo con lei.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/Anastasia-Cavina-1.jpg" alt="" title="Anastasia Cavina (1)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16647" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Se dovessi descrivere la tua fotografia in tre parole, quale sceglieresti?</strong><br />
Sogno, realtà, malinconia.</p>
<p><strong>Qual è la tua prima memoria fotografica? C&#8217;è mai stato un momento o un&#8217;immagine (una fotografia, tua o di altri, un&#8217;immagine mentale, un ricordo) che associ alla tua decisione di fare fotografia?</strong><br />
Quando ho conosciuto Claudia (overdosedipensieri) durante il primo anno di università. La fotografia era ed è la sua passione, andava sempre in giro con la macchina fotografica e scattava foto ovunque: in classe, in metro, per strada, ad amici e a sconosciuti, da lì mi è venuta voglia di provare e così ho cambiato macchina fotografica.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/Anastasia-Cavina-6.jpg" alt="" title="Anastasia Cavina (6)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16648" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Qual è stata la tua prima macchina fotografica? E l&#8217;ultima?</strong></p>
<p>Una kodak non ricordo più quale modello, un giocattolino ragalatomi dai miei genitori alle elementari. L&#8217;ultima una polaroid sx-70 che non ho ancora usato.</p>
<p><strong>La tua più grande soddisfazione e la più grande delusione da fotografa?</strong><br />
La soddisfazione più grande arriva quando il connubio tra foto, parole e musica riesce a suscitare un&#8217;emozione in chi guarda, legge e ascolta.<br />
La più grande delusione è l&#8217;ipocrisia delle persone di fronte alla nudità femminile.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/Anastasia-Cavina-7.jpg" alt="" title="Anastasia Cavina (7)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16649" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Associ spesso parole alle tue foto: i due momenti creativi sono collegati all&#8217;origine o trovi che derivino da due procedimenti separati?</strong></p>
<p>La maggior parte delle volte mi capita di trovare o scrivere delle parole, quindi la fotografia è frutto di una riflessione; alle volte invece l&#8217;immagine arriva prima di tutto, per caso, e porta con sé parole e suoni che vanno solo decifrati.</p>
<p><strong>A proposito di scritture e libri: c&#8217;è un libro di cui vorresti curare la copertina?</strong></p>
<p>Che domanda difficile! In questo momento credo un raccolta di poesie di Mariangela Gualtieri, la sento molto vicina a me e sarebbe una sfida difficile, perciò molto interessante.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/Anastasia-Cavina-2.jpg" alt="" title="Anastasia Cavina (2)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16650" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Cronache dalle pellicole: la tua fotografia privilegia l&#8217;aspetto del ricordo, come se preservasse i momenti dal tempo &#8211; per te fotografare è in qualche modo salvare?</strong></p>
<p>Sì, ho il terrore di dimenticare i momenti, le emozioni e le sensazioni che li accompagnano, quindi cerco di cristallizzare il più possibile ciò che sento per non perderlo nel vortice della vita.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/Anastasia-Cavina-3.jpg" alt="" title="Anastasia Cavina (3)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16651" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Influenze: ognuno ne ha. Quali sono le tue? Artisti, fotografi, pittori, scrittori.</strong><br />
Sono molto ignorante in materia fotografica; ho conosciuto la fotografia tramite Flickr quindi le prime influenze non possono che arrivare da due fotografi incontrati lì, Anna Morosini e Andrea Buia.<br />
Amo molto McCurry nonostante il suo stile sia lontano dal mio e Hopper è uno dei miei pittori preferiti.<br />
Mi lascio influenzare molto dalla musica e dagli autori che leggo in un dato momento, perciò non ci sono punti di riferimento fissi. Ultimamente ascolto molto Cat Power, PJ Harvey e i Moriarty; Tondelli, Dostoevskij e la Gualtieri invece sono gli scrittori che più mi hanno colpita negli ultimi mesi.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/Anastasia-Cavina-4.jpg" alt="" title="Anastasia Cavina (4)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16652" style="padding-top:10px;" /></p>
<p><strong>Nuovi fotografi: quali sono i nomi da seguire?</strong></p>
<p>Andrea Buia, Claudia Blesic, Lina Scheynius, Anna Morosini, Sofia Minetto, Cristina Altieri, Valentina Vallone. Ma ce ne sono tanti!</p>
<p><strong>Qual è il tuo mondo <em>throught the lens</em> e quale potrebbe essere un dream set in cui scattare?</strong><br />
Dunque, credo il mio mondo attraverso l&#8217;obiettivo sia la mia vita interiore e tutto ciò che mi succede.</p>
<p>Riguardo al set, un giorno mi piacerebbe tanto piazzarmi in un bar e fotografare chi arriva, chi va e chi sta fuori.</p>
<p><strong>Progetti per il futuro?</strong><br />
Aprire una caffetteria libreria e una piccola mostra ad Alessandria.</p>
<p><strong>Se la tua vita fosse un film &#8211; quali attori, quale regista, quale colonna sonora sceglieresti?</strong></p>
<p>Premettendo che la vita di ciascuno è un film e il bello è proprio che gli attori siamo noi, certamente sceglierei le quattro attrici con le quali sto lavorando: Martina Galletta, Alice Protto, Nastassia Calia e Gabriella Italiano; come regista vorrei Alice Rohrwacher perché ho adorato <em>Corpo Celeste; </em>per quanto riguarda la colonna sonora un mix tra Cat Power, Tom Waits, Nick Drake e i The Kills.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/Anastasia-Cavina-5.jpg" alt="" title="Anastasia Cavina (5)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16653" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Ringraziamo Anastasia e vi invitiamo a guardare il suo <a href="http://www.flickr.com/photos/io_ballodasola/" target="_blank">Flickr</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Victoria &amp; Albert Museum: The Power of Making</title>
		<link>http://www.enquire.it/2011/12/15/victoria-albert-museum-the-power-of-making/</link>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 09:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Camilla Andretta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte + Fotografia + Graphic]]></category>
		<category><![CDATA[2011]]></category>
		<category><![CDATA[2012]]></category>
		<category><![CDATA[esposizione]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>In tempi moderni, in cui  tecnologia e innovazione sono orientate verso praticità e utilità, una mostra che celebra il puro spirito artigianale rappresenta un evento.<br />
Al <strong>Victoria &amp; Albert Museum</strong> va in scena fino a 2 gennaio <strong>The Power of Making</strong>, esibizione organizzata in coordinamento con il UK Crafts Coucil, organizzazione di arti e mestieri. Lo scopo è quello di rappresentare una serie di oggetti, nè utili né innovativi, tuttavia uniti dalla celebrazione del ruolo che occupa la capacità del “saper fare” nelle nostre vite.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/power_of_making_knitted_dress.jpg" alt="" title="power_of_making_knitted_dress" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16522" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>La migliore creatività nasce grazie dalla varietà di materiali e di possibilità a disposizione. Gli oggetti esposti sono certamente bizzarri e capaci di catturare l’attenzione dell’osservatore. Lampade, occhiali, sculture, macchine e accessori di moda, slegati dal proprio significato pragmatico, si elevano a oggetti di culto, espressione dell’infinito ingegno umano.</p>
<p>Gli oggetti esposti sono stati selezionati per evidenziare la commistione tra antiche abilità manifatturiere e moderne tecnologie. La mostra presenta questi oggetti secondo piccoli gruppi, alcuni collegati dall’utilizzo di materiali, altri per rappresentazione o scelta creativa.</p>
<p>Per molte persone, il saper fare è sinonimo di sopravvivenza. Per altri, è un percorso e un modo di essere, di pensare e di inventare.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/12/power_of_making_blonde_lips.jpg" alt="" title="power_of_making_blonde_lips" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16523" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Come afferma il curatore Daniel Charny all’inaugurazione della mostra, <em>making is an active way of thinking</em>. La capacità di creare e di saper creare, soprattutto, è la migliore capacità dell’uomo. Non rendiamola solo una questione di necessità.</p>
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