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	<title>Enquire &#187; Arch + Design</title>
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	<description>Born to be curious</description>
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		<title>Modernariato rivoluzionato</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 08:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Sutto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arch + Design]]></category>
		<category><![CDATA[biciclette]]></category>
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		<category><![CDATA[riciclo]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Nei piccoli borghi, si sa, restano vive le tradizioni e si anima una creatività del tutto particolare: quella del riciclo. Non si parla però di mero recupero, ma di rinnovazione. Recuperare materiali usati, magari anche abbandonati, e ridare loro nuova vita. Per fare ciò, sono necessarie una notevole dose di creatività e un grande amore per il passato. Queste caratteristiche appartengono a <strong>Stefano</strong> <strong>Presotto</strong>, che, con un occhio attento ai velocipedi di un tempo, riesce a ricreare esemplari del tutto singolari. Pezzi unici e, per volontà, irripetibili. Potremmo definirlo un artigiano del recupero, un amante del dettaglio e dell&#8217;estetica pulita. Un mix di forme che, se prese singolarmente, non suggerirebbero nulla di interessante, ma che, mixate riescono a far emergere un oggetto interessante.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Stefano-Presotto-Ottocicli-2.jpg" alt="" title="Stefano Presotto - Ottocicli (2)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16932" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Il design della bicicletta, non viene rivoluzionato senza motivo. Spesso, si mantiene la natura stessa dell&#8217;oggetto, allo stato puro, come un diamante grezzo; a volte invece, sono inseriti accessori o pezzi di chiara derivazione high-tech. La scelta, non è mai dettata da fini commerciali, bensì dalla passione e dalle sensazioni trasmesse. Lo si potrebbe definire amore per il vintage, e, in realtà, lo è. Qui non si tratta di capi d&#8217;abbigliamento o di mobili d&#8217;antiquariato, l&#8217;attenzione si posa su una delle invenzioni più importanti dell&#8217;era moderna, oggetto, in origine, di estremo desiderio (come documenta il capolavoro cinematografico &#8220;Ladri di biciclette&#8221;). </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Stefano-Presotto-Ottocicli-3.jpg" alt="" title="Stefano Presotto - Ottocicli (3)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16933" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Attualmente, il sovraccarico di tecnologia ha reso certe passioni singolari e degne di nota: è molto facile trovare oggetti abbandonati, impegnativo e decisamente singolare è avere la volontà e il desiderio di donar loro nuova vita, magari, in una veste totalmente differente dall&#8217;originale.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Stefano-Presotto-Ottocicli-4.jpg" alt="" title="Stefano Presotto - Ottocicli (4)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16934" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Stefano Presotto risiede a Portogruaro, in provincia della Serenissima, e con il nome di <strong>Ottocicli</strong>, firma le sue creazioni. Oggetto di due mostre nel territorio della Venezia Giulia, possono essere anche richieste su commissione, portando con se una vecchia bici a cui si è estremamente legati o descrivendo le proprie necessità. Unica regola: lasciare spazio creativo a questo simpatico visionario.</p>
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		<title>Casa la Roca</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 10:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Riccomi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arch + Design]]></category>
		<category><![CDATA[2011]]></category>
		<category><![CDATA[architettura]]></category>
		<category><![CDATA[messico]]></category>

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		<description><![CDATA[Analizziamo per gradi la struttura che vi poniamo davanti. Come possiamo vedere, la sua geometria, a partire dalla facciata appare [<a href="http://www.enquire.it/2012/01/05/casa-roca-decsa-cavarrubias-henze-martinez-barrios-escudero/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Analizziamo per gradi la struttura che vi poniamo davanti. Come possiamo vedere, la sua geometria, a partire dalla facciata appare alquanto lineare, semplice e anche un po&#8217; banale. Niente di originale, potremmo asserire. </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Casa-La-Roca-2.jpg" alt="" title="Casa La Roca (2)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16870" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Casa-La-Roca-3.jpg" alt="" title="Casa La Roca (3)" width="500" height="500" class="alignleft size-full wp-image-16871" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Entriamo, però, meglio nel progetto. Le ampie vetrate sulla facciata principale, in contrasto con la compattezza dei lati corti, crea un solito rapporto tra interno ed esterno, anzi grazie alla possibilità di aprirle totalmente al piano terra, abbiamo proprio un senso di compenetrazione con un esterno mozzafiato, costituito dalla <em>Riserva naturale del Cerro Gordo</em>. Quello che sembra un volume a parallelepipedo poi non risulta totalmente sincero, nascondendo, invece, la sua natura a pianta trapezoidale.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Casa-La-Roca-4.jpg" alt="" title="Casa La Roca (4)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-16872" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Casa-La-Roca-5.jpg" alt="" title="Casa La Roca (5)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-16873" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Casa-La-Roca-6.jpg" alt="" title="Casa La Roca (6)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-16874" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Penetrando all&#8217;interno, la semplicità torna a regnare nuovamente sovrana, con pareti totalmente bianche e mobili molto semplici, dai tagli squadrati. Qui è posto semplicemente il sufficiente e questo rende il tutto statuario, con grande potenza espressiva.</p>
<p>Altra nota positiva è l&#8217;immensa scala monumentale ed incassata fra due pareti in pietra, che consente l&#8217;accesso all&#8217;edificio dal piano di parcheggio. Si sale e si può percepire solo in parte l&#8217;edificio totalmente in bianco in contrasto con le pareti in pietra scura e all&#8217;ombra. Solamente al momento dell&#8217;arrivo al piano di campagna, ci si trova completamente baciati dal sole e da un panorama emozionante, sovrastati da questa splendida casa dai colori chiari.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Casa-La-Roca-8.jpg" alt="" title="Casa La Roca (8)" width="500" height="600" class="alignleft size-full wp-image-16876" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Come volevasi dimostrare, la semplicità, a volte, è la migliore soluzione per la realizzazione di un buon progetto sia in termini di funzionalità, ma anche di bellezza; concetto che nella mentalità comune viene spesso denigrato.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2012/01/Casa-La-Roca-7.jpg" alt="" title="Casa La Roca (7)" width="500" height="600" class="alignleft size-full wp-image-16875" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Architetti:</strong> Parque Humano</p>
<p><strong>Località:</strong> Valle de Bravo, Messico</p>
<p><strong>Superficie Totale:</strong> 450 mq</p>
<p><strong>Committente:</strong> Privato</p>
<p><strong>Completamento:</strong> 2011</p>
<p><strong>Team di Progetto:</strong> Jorge Covarrubias + Benjamín González Henze, Omar Martinez, Juan José Barrios, Mercedes Escudero</p>
<p><strong>Struttura:</strong> DECSA</p>
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		<title>Quindici anni di Wallpaper*</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Sep 2011 09:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluigi Maino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arch + Design]]></category>
		<category><![CDATA[anniversario]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
		<category><![CDATA[fashion]]></category>
		<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[online]]></category>
		<category><![CDATA[paper]]></category>

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		<description><![CDATA[«Designinteriorsfashionartlifestyle». Così, tuttattaccato, sta scritto nel sottotitolo richiamato dall’asterisco nel nome della testata. Al momento del debutto, però, la dicitura [<a href="http://www.enquire.it/2011/09/07/quindici-anni-di-wallpaper/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«Designinteriorsfashionartlifestyle». Così, <em>tuttattaccato</em>, sta scritto nel sottotitolo richiamato dall’asterisco nel nome della testata. Al momento del debutto, però, la dicitura era differente: «All the stuff that surrounds you» — «tutto ciò che vi circonda». E cioè: è il lettore il destinatario del messaggio, colui che necessita di essere guidato attraverso ciò che conta. “Catechizzato”, direbbero i maligni (e ce ne sono molti anche nella stampa italiana).<br />
Basterebbe questo per capire di che pasta sono fatti i 15 anni che <strong><em>Wallpaper*</em></strong> festeggia con il numero di settembre, il 150esimo. Quindici anni di un fenomeno editoriale sotto più punti di vista. Sul finire degli anni ’90 era una delle pubblicazioni più citate, in grado di tracciare stili e tendenze nei campi di cui da sempre si occupa: non solo il design o gli interni ma anche il lifestyle, la moda, il lusso, l’architettura, l’arte, il bel vivere. Ciò avviene attraverso i suoi articoli, i suoi servizi fotografici, persino le sue pubblicità; e, soprattutto, tramite le innumerevoli directory pubblicate ogni anno, con i nomi più promettenti del futuro. Un insieme di “fighetterie”, come alcuni sospirano: espressione che, tutto sommato, al lettore medio del magazine non dispiace affatto.<br />
Ma <em>Wallpaper*</em> è stato forse anche l’ultimo grande colpo della carta stampata su scala globale, prima che arrivasse la rete a far tremare i polsi dei colossi editoriali.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/09/Wallpaper-2.jpg" alt="" title="Wallpaper (2)" width="500" height="680" class="alignleft size-full wp-image-14822" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Ma facciamo un passo indietro. L’idea di fondare il magazine venne al giornalista canadese Tyler Brûlé, con la collaborazione del CEO di aheadmedia Alexander Geringer. Come in tutte le cose vincenti, o almeno così vuole la leggenda, il portone <em>Wallpaper*</em> si aprì dopo che Brûlé fu costretto a chiudere la porta di giornalista freelance. Inviato a Kabul dal tedesco <em>Focus</em> per seguire la guerra in Afghanistan, nel 1994 rimase ferito da un colpo di arma da fuoco che gli costò una lunga degenza in ospedale e la parziale perdita dell’uso del braccio sinistro. Proprio durante il riposo forzato si rese conto che molte delle riviste che lo interessavano non avevano mordente, mancavano di freschezza, erano un elenco di cose spesso già vecchie prima ancora di essere stampate. Da qui l’idea di smetterla di correre rischi come inviato di guerra e di farsi invece imprenditore editoriale, provando a mettere a frutto la sua passione per la carta stampata con un magazine che — nelle sue stesse parole — “gli ridesse voglia di vivere ogni momento” dopo lo scampato pericolo.<br />
Detto, fatto. Nel settembre del 1996 <em>Wallpaper*</em> fa il suo debutto (all’epoca come bimestrale) nelle edicole di tutto il mondo, con Brûlé al timone come fondatore-direttore-editore. Con la base a Londra e i corrispondenti da tutti i paesi del mondo che contano, il respiro del magazine è da subito poco locale: la londinesità si sente appena, l’obiettivo è quello di servire un bacino di lettori il più ampio possibile, di fare insomma un magazine che sia realmente internazionale nel mare magnum delle pubblicazioni sedicenti tali. Il target individuato è quello dell’uomo-donna globalizzati, abituati a transitare di aeroporto in aeroporto (e di hotel in hotel), addetti ai lavori ma non troppo (le annate del magazine non stanno solo sugli scaffali degli studi di architetti e designer), curiosi di conoscere tutte le cose che li circondano (ecco lo slogan), dal tenore di vita medio-alto e, cosa che serve sempre quando devi piazzare degli spazi pubblicitari, ai quali piace spendere. Una globalizzazione positiva, quella incarnata da <em>Wallpaper*</em>: vi presentiamo tutto ciò che conta nel mondo, perché sappiamo che volete una visuale la più ampia possibile.<br />
In molti, soprattutto tra i più critici, la considerano un’onda lunga degli anni ’80. Ma laddove l’apparire era fine a se stesso e veicolato dagli status symbol, qui la consapevolezza, la cognizione di causa e il gusto sono molto più importanti.<br />
Il risultato è un successo enorme, che nel 2000 porta il fondatore-editore-direttore a vendere tutto, per la cifra record di un milione di sterline, alla IPC (divisione editoriale della Time Warner). Brûlé rimane in sella come direttore editoriale, ma di lì a poco si scontra con i nuovi proprietari e leva le tende, portandosi via una certa reputazione nel frattempo consolidatasi e una risoluzione del contratto con la IPC che prevede una clausola di non competizione per due anni e mezzo. Tempo che impiega per realizzarsi come creativo alla guida dell’agenzia Wink Media/Winkcreative (nata come spin-off dello stesso <em>W*</em>), prima di ripetere un mezzo miracolo editoriale con un altro colosso dell’informazione ultra-patinata: il mensile <em>Monocle</em>, fondato nel 2007 e descritto da Harry Forestell della CBS come un «incrocio tra <em>Foreign Affairs</em> e <em>Vanity Fair</em>».<br />
Chiusa l’era Brûlé, tocca a Jeremy Langmead prendere la guida del magazine nel 2004 e  festeggiare il decennale nel 2006, giusto un attimo prima di essere chiamato per il rilancio di <em>Esquire</em>. Dal 2007 il direttore è Tony Chambers, giornalista autodefinitosi «visuale», già direttore creativo della testata e con un passato nel <em>Sunday Times Magazine</em> (come critico d’arte) e come direttore artistico dell’edizione inglese di <em>GQ</em>.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/09/Wallpaper-3.jpg" alt="" title="Wallpaper (3)" width="500" height="400" class="alignleft size-full wp-image-14821" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><em>Wallpaper*</em> nel frattempo consolida la sua posizione come punto di riferimento del design, della cultura e del lifestyle, continua a crescere in termini di vendite (la sua diffusione è attualmente attestata, secondo dati della ABC riportati da Mediaweek, in 108.250 copie, con una crescita annuale di circa il 3%) e dà il via ad una serie di iniziative collaterali come l’applicazione per iPhone, le guide turistiche (in collaborazione con la casa editrice Phaidon) e la nuova edizione per iPad. La raccolta pubblicitaria è ottima e in linea con i contenuti, nonostante un piccolo incidente di percorso nel 2005 quando, in seguito ad un articolo sul Sud Africa del giornalista sudafricano (ma di lingua inglese) Bronwyn Davies, la lingua degli Afrikaner era stata descritta come una delle «più cattive al mondo». La cosa causò l’arrabbiatura del sudafricano Johann Rupert, fondatore della svizzera Richemond, che rifiutò per un lungo periodo di inserire nel magazine pubblicità di marchi come Cartier, Mont Blanc e Dunhill. Ma questo strano embargo pubblicitario fa ormai parte del passato, tanto che l’edizione iPad del numero 150 contiene esclusivamente pubblicità della stessa Dunhill.<br />
Il sito internet (creato solo nel 2004, stranamente in ritardo sui tempi che corrono) ha il ruolo di essere una vetrina di ciò che contiene la rivista cartacea, di mostrare contenuti esclusivi (gallerie di immagini e videoclip prodotti in esclusiva) ed è anche un ottimo mezzo per raccogliere ulteriore pubblicità. Anche l’asterisco nella testata, icona frutto di un’intelligente operazione per brandizzare il prodotto, nel frattempo si è evoluto, includendo tra le sue gambe la freccia di un mouse; un sicuro segno dei tempi, ma anche una rappresentazione della perfetta complementarietà tra il vecchio mezzo e le nuove tecnologie (nota a margine: il futuro preferito anche dallo scrivente).<br />
Fino ad arrivare a giorni più recenti, quando l’esclusività del prodotto da un anno a questa parte ha aggiunto un altro tassello: quello del numero fatto a mano, la handmade issue. Lanciato per la prima volta nell’agosto del 2010 e giunto quest’anno alla seconda edizione, è un numero speciale che include al suo interno tutto ciò che designer, stilisti, architetti, artisti e produttori in genere creano appositamente (e in edizione ultralimitate, se non addirittura non commercializzate) per la rivista e per i suoi lettori. L’handmade issue rappresenta un po’ la sintesi della presentazione di questi prodotti, che anche quest’anno <em>Wallpaper*</em> ha organizzato a Milano, nello showroom di Brioni, durante il Salone del Mobile. Particolarità di questa edizione è la possibilità, per gli abbonati, di disegnare la propria copertina e di vedersi recapitare a casa una copia con la cover personalizzata. Un modo non solo per far testare al lettore la sua creatività, ma anche per fidelizzarlo ulteriormente e regalargli qualcosa di davvero unico. Poco importa che, sfogliando la galleria di immagini inviate sul sito, si intuisca subito la differenza tra chi ci prova e chi sa il fatto suo, tra chi ci ha messo due minuti pasticciando banalmente con il mouse e chi ha cercato, pur con i non esattamente entusiasmanti mezzi a disposizione, di studiare graficamente la cosa.<br />
L’operazione della cover personalizzata si è ripetuta anche per il numero attualmente in edicola, quello celebrativo dei primi 15 anni (lo slogan, molto immodestamente, è: «Famous for 15 years»): in questo caso gli abbonati hanno avuto la possibilità di farsi stampare quella che, tra le 149 precedenti, era la loro copertina preferita.<br />
Non solo: l’ampia readership ha anche potuto indicare, tramite Twitter (un mezzo molto sfruttato e tra le diavolerie web quella che <em>Wallpaper*</em> utilizza maggiormente), tre nomi tra i designer, architetti, fashionist in genere più influenti degli ultimi tre lustri. Nello scorrere i 150 finalisti non ci sono in verità grandi sorprese: da Jonathan Ive a Zaha Hadid, da Konstantin Grcic a David Beckham, da Tom Ford a Olafur Eliasson, le facce sono quelle che tutti qui a <em>Enquire</em> conosciamo bene. Ma è innegabile che siano gli uomini che, negli ambiti di <em>Wallpaper*</em>, hanno realmente rivoluzionato il nostro modo di vivere. Nessuna sorpresa nemmeno nello scoprire che, tra le cose meno apprezzate, ci sono i voli Ryanair: i maligni in questo caso aggiungerebbero anche l’epiteto “snob” nel descrivere la rivista e i suoi lettori. Certo, se è snob lamentarsi per la fatica di infilare tutto in quel piccolo trolley.</p>
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		<title>Torino ha un volto nuovo. Anzi, 24</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jul 2011 08:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Irene Perino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arch + Design]]></category>
		<category><![CDATA[2011]]></category>
		<category><![CDATA[book]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[torino]]></category>

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		<description><![CDATA[Una città ha modi diversi per esprimersi. Torino ad esempio, è stata per tanti decenni prigioniera di un’anima grigia, semi [<a href="http://www.enquire.it/2011/07/19/torino-ha-un-volto-nuovo-anzi-24/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una città ha modi diversi per esprimersi. <strong>Torino</strong> ad esempio, è stata per tanti decenni prigioniera di un’anima grigia, semi nascosta dai fumi delle ciminiere della FIAT in piena attività. Quando il fumo grigio si è dissolto invece, Torino si è colorata di rosso ed è diventata la capitale dei movimenti operai. Nel nuovo millennio la fiamma dei Giochi Olimpici del 2006 è stata la rappresentazione di una città in fermento. Si è colorata tante volte la nostra città, cambiando volto ed esprimendo se stessa in tanti modi diversi.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/07/Altra-Torino-2.jpg" alt="" title="Altra Torino (2)" width="500" height="500" class="alignnone size-full wp-image-13938" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Capitale d’Italia prima e città industriale poi, fulcro del boom economico e centro di lotta operaia,  esclusa da turismo di massa e poi regno dell’arte contemporanea italiana.<br />
Torino però ha sempre fatto un grande errore. Pur cambiando il suo volto, invecchiando e migliorandosi, ha sempre mostrato lo stesso lato di sé. Il capoluogo piemontese, nell’immaginario comune, è Piazza Castello e le sue fontane, la Cupola della Sindone e le chiese gemelle di Piazza San Carlo, la modaiola Via Roma e la misteriosa Via Barbaroux.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/07/Altra-Torino-3.jpg" alt="" title="Altra Torino (3)" width="500" height="400" class="alignnone size-full wp-image-13939" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>L’elegante abito Barocco fascia e nasconde il corpo di Torino ormai da troppo tempo.</p>
<p>Ecco perché, da un’idea di Silvia Viglietti e Manuele Marafioti, è nata un’altra Torino.</p>
<p>L’AltraTorino, progetto della casa editrice Espress, mostra l’altra faccia della città. Anzi, gli altri 24. Torino è strafottente come Barriera di Milano, elegante come Cit Turin, popolare come Mirafiori Nord, trasformista come San Salvario, innovativa come Nizza Millefonti.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/07/Altra-Torino-4.jpg" alt="" title="Altra Torino (4)" width="500" height="400" class="alignnone size-full wp-image-13940" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Torino è una città con 24 cuori diversi, 24 anime, 24 tesori nascosti che stanno per essere scoperto, o forse solo riscoperti, da tutti noi grazie ad una nuova ed innovativa Guida turistica.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>SafeHouse, la casa diventa sicura</title>
		<link>http://www.enquire.it/2011/06/23/safehouse-la-casa-diventa-sicura/</link>
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		<pubDate>Thu, 23 Jun 2011 10:00:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Riccomi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arch + Design]]></category>
		<category><![CDATA[architettura]]></category>
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		<category><![CDATA[house]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>

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		<description><![CDATA[Il concept design di questo progetto si basa quasi esclusivamente sul parametro sicurezza dell’edificio stesso. La forma è semplice, per [<a href="http://www.enquire.it/2011/06/23/safehouse-la-casa-diventa-sicura/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il concept design di questo progetto si basa quasi esclusivamente sul parametro sicurezza dell’edificio stesso. La forma è semplice, per certi versi banale. Si tratta né più né meno di un parallelepipedo, un monolite di cemento armato con pareti vetrate.<br />
È la sua vita e il suo modo di interagire con la natura che rende il costruito originale nel suo essere. Ha un comportamento quasi vegetale, un fiore che si schiude all’alba per poi tornare a chiudere i suoi petali al tramonto, sia per motivi strettamente legati alla sicurezza che per motivi termici (infatti le parti mobili, realizzate in acciaio, sono riempite di lana di roccia che contribuiscono ad aumentare il valore di resistenza termica della parete).</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/06/SafeHouse-2.jpg" alt="" title="SafeHouse (2)" width="500" height="400" class="alignnone size-full wp-image-13418" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/06/SafeHouse-3.jpg" alt="" title="SafeHouse (3)" width="500" height="400" class="alignnone size-full wp-image-13419" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>L’ingresso è possibile dal primo livello, posto sopra un piccolo corpo di fabbrica totalmente separato dall’edificio principale e che contiene la piscina, tramite un ponte levatoio, che viene alzato al momento della chiusura dell’edificio, rendendo impossibile l’accesso all’edificio.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/06/SafeHouse-4.jpg" alt="" title="SafeHouse (4)" width="500" height="400" class="alignnone size-full wp-image-13420" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Sui lati est ed ovest due pareti scorrevoli di ventidue e quindici metri di lunghezza, al momento dell’apertura creano una piccola corte chiusa davanti all’ingresso carrabile, contribuendo anche in caso di apertura ad una parziale sicurezza. Le restanti aperture sono a battente di varie dimensione, mentre sul lato sud si apre una copiosa parete finestrata, che viene posta in sicurezza attraverso una saracinesca in alluminio anodizzato (prodotta da una ditta che produce simili meccanismi per cantieri navali e compagnie aeree), che può fungere da schermo per proiezioni cinematografiche.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/06/SafeHouse-5.jpg" alt="" title="SafeHouse (5)" width="500" height="400" class="alignnone size-full wp-image-13421" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Sicuramente si tratta di un’idea interessanti, che pone attenzione sulla questione sicurezza, a suo modo desiderabile, ma la sua realizzazione, almeno a livello di microscala, risulta praticamente impossibile, sia per gli elevati costi di realizzazione che per quelli di manutenzione. Giustamente la sicurezza è un ideale da perseguire, ma la perfezione di un oggetto edilizio in un certo ambito può essere perseguita a discapito di altri, in questo caso l’aspetto economico, che ne fuoriesce troppo compromesso.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/06/SafeHouse-6.jpg" alt="" title="SafeHouse (6)" width="500" height="400" class="alignnone size-full wp-image-13422" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Architetti: KWK Promes -  Robert Konieczny</p>
<p>Località: Varsavia , Polonia</p>
<p>Collaborazione:  Marcin Jojko, Łukasz Zadrzyński</p>
<p>Interior design: Magdalena Radałowicz &#8211; Zadrzyńska</p>
<p>Area di progetto: 2.500 mq</p>
<p>Anno progetto: 2004 &#8211; 2009</p>
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		<title>Il piacere delle piccole cose</title>
		<link>http://www.enquire.it/2011/06/15/vernice-magnetica-lavagna/</link>
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		<pubDate>Wed, 15 Jun 2011 07:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dora Biondani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arch + Design]]></category>
		<category><![CDATA[decorazione]]></category>
		<category><![CDATA[lavagna]]></category>
		<category><![CDATA[magnete]]></category>
		<category><![CDATA[vernice]]></category>

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		<description><![CDATA[A volte capita di andare ad esposizioni o visitare case di persone particolarmente creative e pensare guarda che stile, chissà [<a href="http://www.enquire.it/2011/06/15/vernice-magnetica-lavagna/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A volte capita di andare ad esposizioni o visitare case di persone particolarmente creative e pensare <em>guarda che stile, chissà come avranno fatto e quanto gli sarà costato</em>.</p>
<p>Poi un bel giorno si vede il magico mondo della semplicità e ci si accorge che spesso per avere qualcosa di originale e d’effetto non ci vuole nulla di più di un barattolo di vernice.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/06/Vernice-magnetica-e-lavagna-2.jpg" alt="" title="Vernice magnetica e lavagna (2)" width="500" height="500" class="alignnone size-full wp-image-13261" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>I magneti sono una tentazione, alcuni irresistibili. Si finisce per girare la casa alla ricerca di una superficie dove applicarli per poi rassegnarsi e metterli nel cassetto, a meno che non usiate una <strong>vernice magnetica</strong>.</p>
<p>Alcune gallerie d’arte fotografiche le stanno già utilizzano per le esposizioni: rapidità ed effetto sono abbinati al vantaggio di non rovinare la foto e a costi decisamente contenuti. La fantasia poi si può sbizzarrire in mille altri modi e trovare utilizzi diversi.</p>
<p>Se il costo di queste vernici vi sembra troppo alto per il vostro budget, potete sempre provare ad abbinare della vernice base con della polvere di ferro fine (si trova anche in internet), per un risultato molto simile.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/06/Vernice-magnetica-e-lavagna-3.jpg" alt="" title="Vernice magnetica e lavagna (3)" width="500" height="500" class="alignnone size-full wp-image-13262" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Crescendo restiamo tutti un po’ bambini e grafomani e la voglia di pasticciare sui muri è lì latente che ci chiama. Adesso si può avere un’intera parete lavagna grazie alla <strong>vernice lavagna</strong>. Sorella della vernice magnetica crea una superficie su cui è possibile scrivere e cancellare.</p>
<p>Quale migliore idea poi di abbinare le due vernici. Così si ottiene una parte dove, per esempio, attaccare le foto e accanto con il gesso scrivere commenti o frasi suggestive creando in casa un’installazione che non ha quasi nulla da invidiare alle gallerie d’arte.</p>
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		<title>Plug-in by Map Studio</title>
		<link>http://www.enquire.it/2011/05/17/plug-in-by-map-studio/</link>
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		<pubDate>Tue, 17 May 2011 08:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuliana Di Mauro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arch + Design]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
		<category><![CDATA[toletta]]></category>

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		<description><![CDATA[In disuso ormai da tempo la Toletta ritorna in voga nelle case di design, antiche e restaurate o moderne con [<a href="http://www.enquire.it/2011/05/17/plug-in-by-map-studio/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In disuso ormai da tempo la <em>Toletta</em> ritorna in voga nelle case di design, antiche e restaurate o moderne con linee minimali, lasciando a questo termine la rappresentazione dell&#8217;elemento originale o, come in questo caso, la trasposizione ad un oggetto di più ampio utilizzo.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/05/Plugin-2.jpg" alt="" title="Plugin (2)" width="500" height="400" class="alignnone size-full wp-image-12754" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Solitamente, integrato nellʼarredamento della camera da letto, il mobile consta di un tavolinetto fornito di specchio, dove le donne tengono tutto quanto è a loro necessario per pettinarsi e imbellettarsi. <br />
<img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/05/Plugin-3.jpg" alt="" title="Plugin (3)" width="500" height="400" class="alignnone size-full wp-image-12755" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Il rilancio in chiave moderna della toletta  viene proposto dagli spagnoli di <strong>MAP Studio </strong>attraverso <strong>Plug-in</strong> collezione di oggetti utili supportati da un&#8217;unica base di legno appoggiata su una semplice struttura in acciaio laccato.<br />
Il sito <a href="http://www.mapstudio.es/" target="_blank">www.mapstudio.es</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Hotel Yellow River</title>
		<link>http://www.enquire.it/2011/04/30/hotel-yellow-river-sunlay-design/</link>
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		<pubDate>Sat, 30 Apr 2011 10:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Riccomi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arch + Design]]></category>
		<category><![CDATA[architettura]]></category>
		<category><![CDATA[concept]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
		<category><![CDATA[mongolia]]></category>
		<category><![CDATA[render]]></category>

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		<description><![CDATA[La parola design viene tradotta in italiano col solo concetto di disegno. In realtà contraddistingue un processo lungo ed elaborato [<a href="http://www.enquire.it/2011/04/30/hotel-yellow-river-sunlay-design/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La parola <strong>design</strong> viene tradotta in italiano col solo concetto di disegno. In realtà contraddistingue un processo lungo ed elaborato che parte dalla concezione dell’idea fino al raggiungimento dell’ultima fase di progettazione.<br />
Quello che vi proponiamo è appunto un esempio, alquanto significativo, di concept design.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/04/Yellow-River-Hotel-2.jpg" alt="" title="Yellow River Hotel (2)" width="500" height="400" class="alignnone size-full wp-image-12420" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>L’<strong>Hotel Yellow River </strong>sarà situato in una zona intermedia tra la fine del deserto mongolo e il rigoglioso Fiume Giallo (precisamente Jungar Banner, Mongolia). L’intuizione alla base del progetto è alquanto semplice, per non dire banale: un parallelepipedo di roccia sotterrato nella sabbia. Col passare del tempo, gli agenti atmosferici provvederanno a portare in superficie parte dell’elemento abbandonato, contribuendo anche ad eroderlo. </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/04/Yellow-River-Hotel-3.jpg" alt="" title="Yellow River Hotel (3)" width="500" height="400" class="alignnone size-full wp-image-12421" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Ed è proprio questa l’idea fondamentale che è stata adottata per il progetto dell’Hotel. Una massa, realizzata con roccia tratta dal sito con forma vagamente piramidale (dall’alto potrebbe sembrare una pinna di squalo che sbuca dall’immensità di quel mare paglierino), che si erge con straordinaria forza fuori dal deserto e in parte vi si abissa. Il prospetto orientale è articolato totalmente a vetri per creare la continuità spaziale tra esterno ed interno, creando col vetro e con lo sfalsamento dei vari piani l’effetto di una erosione non materiale, bensì concettuale. </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/04/Yellow-River-Hotel-4.jpg" alt="" title="Yellow River Hotel (4)" width="500" height="400" class="alignnone size-full wp-image-12422" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Tale zona ovviamente sarà l’ubicazione delle camere Vip e una grande sala ristorante. Mentre il prospetto occidentale degrada lentamente verso un’unica punta, monumentale e compatto, a parte alcune apertura che ne traforano lievemente la pienezza.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/04/Yellow-River-Hotel-5.jpg" alt="" title="Yellow River Hotel (5)" width="500" height="400" class="alignnone size-full wp-image-12423" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/04/Yellow-River-Hotel-6.jpg" alt="" title="Yellow River Hotel (6)" width="500" height="400" class="alignnone size-full wp-image-12424" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>L’Hotel Yellow River, ad opera dello studio Sunlay Design, una volta realizzato, diverrà un eccezionale esempio di connubio tra architettura e paesaggio naturale.</p>
<p>Le date di realizzazione non vengono fornite, al momento bisognerà accontentarsi unicamente delle viste renderizzate.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/04/Yellow-River-Hotel-7.jpg" alt="" title="Yellow River Hotel (7)" width="500" height="400" class="alignnone size-full wp-image-12425" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Studio di Architettura</strong>: Sunlay Design.<br />
<strong>Localizzazione</strong>: Jungar Banner, Mongolia.<br />
<strong>Progettisti</strong>: He Wei, Stefanie Helga Paul, Liu Wei Wei, Fu Chang Rui, Li Jie, Chen na, Wang Guo Feng.<br />
<strong>Area progetto</strong>: 68204 m²<br />
Images © Sunlay Design<br />
Il sito <a href="http://www.sunlaydesign.com" target="_blank">www.sunlaydesign.com</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Four-Cornered Villa, Avanto Architects</title>
		<link>http://www.enquire.it/2011/04/29/four-cornered-villa-avanto-architects/</link>
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		<pubDate>Fri, 29 Apr 2011 09:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Caravello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arch + Design]]></category>
		<category><![CDATA[architettura]]></category>

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		<description><![CDATA[Avanto Architects incorporano gli elementi funzionali del tradizionale cottage estivo finlandese in un impianto moderno a croce, costituito da quattro [<a href="http://www.enquire.it/2011/04/29/four-cornered-villa-avanto-architects/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Avanto Architects</strong> incorporano gli elementi funzionali del tradizionale cottage estivo finlandese in un impianto moderno a croce, costituito da quattro volumi netti orientati verso direzioni opposte, in corrispondenza dei punti cardinali.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/04/Four-Cornered-Villa-2.jpg" alt="" title="Four-Cornered-Villa (2)" width="500" height="400" class="alignnone size-full wp-image-12401" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Collocata su un’isola lacustre nella municipalità di Virrat, questo rifugio dalla vita di città si accosta al tema dell’immersione nella natura con stile semplice e netto. Lo spazio interno unico si articola in zone funzionali che si relazionano in maniera diretta all’esterno attraverso grandi vetrate a tutta altezza. Queste contribuiscono al comfort visivo inquadrando ampie porzioni di paesaggio. La terrazza della zona pranzo inoltre si presta a diventare un’estensione naturale dello spazio interno nella stagione estiva, grazie alla possibilità di aprire l’intera parete vetrata.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/04/Four-Cornered-Villa-3.jpg" alt="" title="Four-Cornered-Villa (3)" width="500" height="400" class="alignnone size-full wp-image-12402" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/04/Four-Cornered-Villa-4.jpg" alt="" title="Four-Cornered-Villa (4)" width="500" height="400" class="alignnone size-full wp-image-12403" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/04/Four-Cornered-Villa-5.jpg" alt="" title="Four-Cornered-Villa (5)" width="500" height="400" class="alignnone size-full wp-image-12404" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/04/Four-Cornered-Villa-6.jpg" alt="" title="Four-Cornered-Villa (6)" width="500" height="400" class="alignnone size-full wp-image-12405" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/04/Four-Cornered-Villa-7.jpg" alt="" title="Four-Cornered-Villa (7)" width="500" height="400" class="alignnone size-full wp-image-12406" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>L’edificio non necessita di impianti tecnologici: non è dotato di acqua corrente ed è scaldato esclusivamente da stufe a legna. La sauna è collocata in un corpo di fabbrica attiguo, in prossimità della riva del lago, sul quale si affaccia con un ampio terrazzo.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/04/Four-Cornered-Villa-8.jpg" alt="" title="Four-Cornered-Villa (8)" width="500" height="400" class="alignnone size-full wp-image-12407" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Il colore scuro del rivestimento esterno crea un suggestivo contrasto con la pura e calda semplicità degli interni bianchi e genera un legame visivo con le tonalità della foresta circostante, garantendo la continuità del paesaggio nelle viste dal lago.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/04/Four-Cornered-Villa-9.jpg" alt="" title="Four-Cornered-Villa (9)" width="500" height="600" class="alignnone size-full wp-image-12408" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Il sito <a href="http://www.avan.to/" target="_blank">www.avan.to</a><br />
Foto:  kuvio.com / Anders Portman and Martin Sommerschield</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>TandemDUO, Works Partnership Architecture</title>
		<link>http://www.enquire.it/2011/04/22/tandemduo-works-partnership-architecture/</link>
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		<pubDate>Fri, 22 Apr 2011 10:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Caravello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arch + Design]]></category>
		<category><![CDATA[abitazione]]></category>
		<category><![CDATA[america]]></category>
		<category><![CDATA[architettura]]></category>

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		<description><![CDATA[TandemDUO è l’abbraccio di due abitazioni gemelle. Il modello di riferimento è la casa unifamiliare a livelli sfalsati tipica dei [<a href="http://www.enquire.it/2011/04/22/tandemduo-works-partnership-architecture/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>TandemDUO</strong> è l’abbraccio di due abitazioni gemelle. Il modello di riferimento è la casa unifamiliare a livelli sfalsati tipica dei sobborghi di Portland edificati intorno alla metà del Novecento. Queste abitazioni però si sviluppavano su siti di dimensioni maggiori, sfruttando al massimo la possibilità di creare suggestive viste sull’ambiente circostante. Per raccogliere questa eredità, ognuna delle quattro masse che compongono TandemDUO si relaziona fortemente all’esterno, dando motivo a uno dei volumi di rompere l’impianto simmetrico e di allinearsi con il proprio fronte stradale.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/04/Tandem-DUO-2.jpg" alt="" title="Tandem DUO (2)" width="500" height="350" class="alignnone size-full wp-image-12252" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>I diversi elementi si definiscono e differenziano tra loro anche grazie alle variazioni nel trattamento delle facciate che sottolineano la giustapposizione dei blocchi ed articolano l’insieme in maniera equilibrata. Le rientranze dei blocchi centrali danno vita a generose logge, che insieme alle terrazze in copertura forniscono una quantità significativa di spazi esterni.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/04/Tandem-DUO-3.jpg" alt="" title="Tandem DUO (3)" width="500" height="350" class="alignnone size-full wp-image-12253" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/04/Tandem-DUO-4.jpg" alt="" title="Tandem DUO (4)" width="500" height="350" class="alignnone size-full wp-image-12254" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>In ciascuna delle due abitazioni,  la zona giorno è al secondo piano, suddivisa in due aree funzionali attigue che si accostano ed interallacciano attraverso la scala in metallo traforato. La permeabilità di questo elemento in cui i due volumi si sommano conferisce unità allo spazio, lasciando che ambienti opposti e su livelli sfalsati si interconnettano attraverso il fluire di luce e visuali.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/04/Tandem-DUO-5.jpg" alt="" title="Tandem DUO (5)" width="500" height="600" class="alignnone size-full wp-image-12255" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Il sito <a href="http://www.worksarchitecture.net/" target="_blank">www.worksarchitecture.net</a><br />
Photos by Bruce Wolf/W.PA</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Tweety Table Lamp by Giorgio Bonaguro</title>
		<link>http://www.enquire.it/2011/04/14/tweety-table-lamp-by-giorgio-bonaguro/</link>
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		<pubDate>Thu, 14 Apr 2011 10:30:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Taccardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arch + Design]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
		<category><![CDATA[designer]]></category>
		<category><![CDATA[furniture]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[lamp]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>

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		<description><![CDATA[Giorgio Bonaguro è un industrial e interior designer milanese. Ha studiato ingegneria meccanica a Modena, concludendo poi i suoi studi con [<a href="http://www.enquire.it/2011/04/14/tweety-table-lamp-by-giorgio-bonaguro/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Giorgio Bonaguro</strong> è un industrial e interior designer milanese.</p>
<p>Ha studiato ingegneria meccanica a Modena, concludendo poi i suoi studi con un master in Industrial e Interior Design alla Scuola Politecnica di Design di Milano.</p>
<p>Lavora in diversi campi tra cui il furniture, product, industrial, interior, packaging e lighting design.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/04/Giorgio-Bonaguro-Tweety-Table-Lamp-2.jpg" alt="" title="Giorgio Bonaguro - Tweety Table Lamp (2)" width="500" height="500" class="alignnone size-full wp-image-12060" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>The Tweety Table Lamp</strong> un suo progetto, un prodotto dal design semplice ed intuitivo, che combina tra loro due elementi altrettanto semplici: una struttura in policarbonato traslucido e un bulbo porta-lampada.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/04/Giorgio-Bonaguro-Tweety-Table-Lamp-3.jpg" alt="" title="Giorgio Bonaguro - Tweety Table Lamp (3)" width="500" height="500" class="alignnone size-full wp-image-12061" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Ulteriori informazioni sul suo sito personale <a href="http://www.bonagurogiorgio.com/" target="_blank">www.bonagurogiorgio.com</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Casa unifamiliare, AllesWirdGut Architectur ZT</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Apr 2011 09:30:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Caravello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arch + Design]]></category>
		<category><![CDATA[architettura]]></category>
		<category><![CDATA[vienna]]></category>

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		<description><![CDATA[AllesWiedGut hanno completato LOU, una casa unifamiliare ai  margini del distretto Nord-Occidentale di Penzig, Vienna, in un’area dove la città [<a href="http://www.enquire.it/2011/04/07/lou-casa-unifamiliare-alleswirdgut-architectur-zt/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>AllesWiedGut</strong> hanno completato <strong>LOU</strong>, una casa unifamiliare ai  margini del distretto Nord-Occidentale di Penzig, Vienna, in un’area dove la città incontra la foresta, diradandosi e fondendosi con la sua ricchezza naturalistica. Gli architetti viennesi hanno risolto un sito che, a causa della sua marcata pendenza in direzione longitudinale, si presentava particolarmente problematico: un gruppo di volumi unificati da un elegante colore nero racchiude al suo interno ben sette diversi livelli, articolati attorno alla scala centrale, che per esaltare il proprio carattere di solido fulcro, si presenta in un nudo e crudo cemento a vista.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/04/LOU-2.jpg" alt="" title="LOU (2)" width="500" height="500" class="alignnone size-full wp-image-11844" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>In quota con il giardino, gli spazi giorno si aprono sull’esterno tramite una fascia continua di finestre a tutta altezza. Gli altri livelli si relazionano al paesaggio circostante in modi sempre diversi, valorizzando viste e percorsi e articolando funzioni in modo tale da garantire un certo livello di privacy tra le diverse componenti della famiglia.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/04/LOU-3.jpg" alt="" title="LOU (3)" width="500" height="330" class="alignnone size-full wp-image-11845" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Il risultato è una ricca varietà di ambienti spaziosi e luminosi, anche grazie al taglio della collina che garantisce il fluire di luce naturale fino agli ambienti più bassi e che lascia spazio a un cortile al di sotto del livello del terreno.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/04/LOU-4.jpg" alt="" title="LOU (4)" width="500" height="600" class="alignnone size-full wp-image-11846" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Images © Hertha Hurnaus<br />
Il sito <a href="http://www.alleswirdgut.cc" target="_blank">www.alleswirdgut.cc</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Creatività torinese: Alberto Caramello</title>
		<link>http://www.enquire.it/2011/03/24/alberto-caramello-dot-turn-design/</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Mar 2011 10:30:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Tagliarini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arch + Design]]></category>
		<category><![CDATA[ceramica]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
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		<category><![CDATA[torino]]></category>

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		<description><![CDATA[Un altro incontro con un designer torinese; un altro interessante punto di vista su quello che succede in città, per [<a href="http://www.enquire.it/2011/03/24/alberto-caramello-dot-turn-design/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un altro incontro con un designer torinese; un altro interessante punto di vista su quello che succede in città, per capire meglio i personaggi che la animano e di cosa è fatta la creatività che si respira.<br />
Ecco <a href="http://www.albertocaramello.com/" target="_blank"><strong>Alberto Caramello</strong></a>, designer di <strong>AC Design Studio</strong>, consulente creativo e fondatore del marchio <a href="http://www.designdot.it/homeITA.html" target="_blank"><strong>Dot</strong></a>, con il quale produce oggetti in piccola serie; il brand è attivo dal 2008, anno in cui Torino è stata eletta World Design Capital. Alberto è anche membro di <strong>Turn</strong>, la Design Community torinese di cui abbiamo già avuto modo di parlare nell’articolo su Marcella Toninello.<br />
I progetti di AC e di Dot reinterpretano la quotidianità in modo ironico e curioso, con linee e significati molto originali e personali. Alla base di tutte le realizzazioni vi è la volontà di raggiungere una giusta sintesi tra forma e funzione senza dimenticare l’aspetto della sostenibilità: Alberto collabora con artigiani locali ed i suoi oggetti sono progettati in modo che abbiano un impatto ambientale minimo.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/03/CipCip.jpg" alt="" title="CipCip" width="500" height="500" class="alignnone size-full wp-image-11504" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>CipCip</strong> è una casetta per uccellini in ceramica smaltata colorata. Nel caso non si avesse la possibilità di appenderla in giardino ma non si vuole rinunciare alla simpatia di questo oggetto,  può anche essere utilizzata come vaso o portaoggetti. Tutte le componenti ed i materiali utilizzati sono naturali e rispettosi dell’ambiente.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/03/UNvase.jpg" alt="" title="UNvase" width="500" height="500" class="alignnone size-full wp-image-11505" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Unvase</strong> è un unico oggetto composto da due diversi vasi i quali, per mezzo di un’illusione ottica, ricreano nel loro vuoto la forma di un terzo vaso. Realizzato in ceramica smaltata, vuole stimolare l’osservatore a vedere gli oggetti della quotidianità attraverso punti di vista diversi ed insoliti.<br />
<strong>Goodmorning</strong> è un set di tovagliette per  la colazione personalizzabile: realizzato in polipropilene, è a forma di fumetto e può essere arricchito con disegni, frasi e schizzi fatti con il pastello di cioccolato incluso. Se è un buongiorno creativo si vede dal mattino.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/03/Goodmorning.jpg" alt="" title="Goodmorning" width="500" height="500" class="alignnone size-full wp-image-11506" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Alberto</strong> in <em>poche parole.</em><br />
L’Italia oggi. <strong>Un passo indietro e non più un modello di riferimento.</strong><br />
L’architettura/design italiano oggi. <strong>Sempre gli stessi nomi.</strong><br />
Un architetto/designer da conoscere. <strong>io? Tutti quelli che non finiscono sulle riviste importanti.</strong><br />
Un principio inviolabile. <strong>L&#8217;indipendenza. Da tutti.</strong><br />
Il paese/luogo/città più contemporaneo. <strong>Cina. Alcuni miei clienti sono cinesi e mi danno molta fiducia senza essere famoso e, in più, libertà di osare nel progetto.</strong><br />
Il paese/luogo/città dove vivere. <strong>La mia: Torino, ti seduce poco alla volta.</strong><br />
Il paese/luogo/città dove lavorare. <strong>Un altro pianeta, per poter reinventare tutto.</strong><br />
Un oggetto simbolo. <strong>La matita.</strong><br />
Un oggetto da buttare. <strong>Il gps, perchè perdersi, alle volte, regala delle belle sorprese.</strong><br />
Un oggetto che manca. <strong>Un rastrello per raccogliere le idee.</strong><br />
Una sfida per il futuro. <strong>Pensare al necessario e non all&#8217;accessorio.</strong><br />
Un concetto sopravalutato. <strong>Il 100% naturale.</strong><br />
Un concetto sottovalutato. <strong>La semplicità.</strong><br />
Una buona abitudine. <strong>Pensare semplice. È un po&#8217; la mia filosofia di vita</strong><br />
Una cattiva abitudine. <strong>Creare falsi problemi.</strong><br />
Un’architettura da abbattere. <strong>Tutte quelle nate per abusismo edilizio.</strong><br />
Un’architettura da copiare. <strong>La natura?</strong><br />
Un materiale di ieri. <strong>La ceramica.</strong><br />
Un materiale di oggi. <strong>I nuovi materiali ceramici.</strong><br />
Un film, un libro e una canzone. <strong>American beauty, Paesi tuoi (C. Pavese), Dark state of mind- Tuatara </strong></p>
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		<title>The Finnish Blood in Me: Sami Kallio</title>
		<link>http://www.enquire.it/2011/03/18/sami-kallio-layer-sliced-workshop-stool/</link>
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		<pubDate>Fri, 18 Mar 2011 11:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Caravello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arch + Design]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
		<category><![CDATA[finlandia]]></category>
		<category><![CDATA[furniture]]></category>
		<category><![CDATA[svezia]]></category>

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		<description><![CDATA[Sami Kallio, designer nato a Helsinki e trapiantato a Gothenburg, Svezia, ha creato una collezione in cui ripercorre gli stimoli [<a href="http://www.enquire.it/2011/03/18/sami-kallio-layer-sliced-workshop-stool/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Sami Kallio</strong>, designer nato a Helsinki e trapiantato a Gothenburg, Svezia, ha creato una collezione in cui ripercorre gli stimoli e le influenze delle sue origini finlandesi. Attraverso la nostalgica ricerca tra i suoi ricordi di bambino, Sami recupera e rielabora i temi e le forme proprie dei pezzi d&#8217;arredamento che popolavano il mondo della sua infanzia. Rovistando alla base del proprio immaginario ed esplicitando le proprie influenze, Sami sembra voler analizzare le proprie radici culturali allo scopo di reinstaurare un collegamento con esse.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/03/STOOL-DESIGN-SAMI-KALLIO-FOTO-HENRIK-SUNDBLAD.jpg" alt="" title="STOOL - DESIGN SAMI KALLIO - FOTO HENRIK SUNDBLAD" width="500" height="600" class="alignnone size-full wp-image-11297" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Così gli sgabelli impilabili <strong>Stool</strong>, in metallo piegato e frassino, sono il modo in cui Sami rende omaggio alle pile di sgabelli sparse in ogni angolo dei grandi magazzini di Helsinki che visitava da bambino.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/03/LAYER-DESIGN-SAMI-KALLIO-FOTO-HENRIK-SUNDBLAD.jpg" alt="" title="LAYER - DESIGN SAMI KALLIO FOTO HENRIK SUNDBLAD" width="500" height="600" class="alignnone size-full wp-image-11298" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Nella sedia impilabile <strong>Layer</strong> la semplicità della struttura in frassino è completata dal sofisticato dettaglio in cui si annodano tre diversi fogli di alluminio tagliati al laser e laccati in colori calmi.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/03/SLICED-DESIGN-SAMI-KALLIO-FOTO-HENRIK-SUNDBLAD.jpg" alt="" title="SLICED - DESIGN SAMI KALLIO- FOTO HENRIK SUNDBLAD" width="500" height="600" class="alignnone size-full wp-image-11299" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>La sedia <strong>Sliced</strong> è basata sul classico modello Windsor ma riflette anche l&#8217;influenza dei classici di Ilmari Tapiovaara.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/03/WORKSHOP-DESIGN-SAMI-KALLIO-FOTO-HENRIK-SUNDBLAD.jpg" alt="" title="WORKSHOP - DESIGN SAMI KALLIO- FOTO HENRIK SUNDBLAD" width="500" height="600" class="alignnone size-full wp-image-11300" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>La lampada <strong>Workshop</strong>, dove al frassino e al metallo laccato che caratterizzano la serie si aggiunge una fascia in cuoio che permette alla lampada di scivolare facilmente lungo il braccio, completa la collezione che il designer sintetizza in queste parole: niente di strano o concettuale, solo ricordi e funzione.</p>
<p>Molto altro sul suo sito personale <a href="http://www.kallio.nu/" target="_blank">www.kallio.nu</a></p>
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		<title>Creatività torinese: Marcella Toninello</title>
		<link>http://www.enquire.it/2011/03/04/turn-design-community-marcella-toninello/</link>
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		<pubDate>Fri, 04 Mar 2011 10:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Tagliarini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arch + Design]]></category>
		<category><![CDATA[2011]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[micro]]></category>
		<category><![CDATA[torino]]></category>

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		<description><![CDATA[Le città più contemporanee sono tali grazie al loro humus di creatività che contengono. Più è alta la circolazione di [<a href="http://www.enquire.it/2011/03/04/turn-design-community-marcella-toninello/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le città più contemporanee sono tali grazie al loro humus di creatività che contengono. Più è alta la circolazione di idee e più si crea ricchezza, non solo economica, ma anche culturale e sociale. Negli ultimi anni Torino è una delle metropoli italiane che sembra avere compreso maggiormente questo meccanismo, e sta cercando di sfruttarlo al meglio per reinventarsi e crearsi una nuova identità.<br />
Non solo nel 2008 è stata eletta World Design Capital, ma numerosi professionisti del settore della creatività hanno scelto la città come luogo d’azione trovando un terreno fertile; interessante è il caso di <strong>TURN Design Community Torino</strong>, che raccoglie 300 professionisti sotto i 40 anni che si occupano di design a 360 gradi per ritrovarsi in un unico luogo in cui creare nuovi business, generare dibattito, scambiarsi di esperienze.<br />
Enquire è andata a conoscere meglio i protagonisti di queste dinamiche con l’obiettivo di comprendere ciò che anima la creatività torinese: attraverso delle brevi interviste è stato chiesto ai “turners” non di parlare dei loro progetti ma di raccontare, con poche parole, il loro modo di vedere il mondo, il design, la contemporaneità.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/03/Tabby-wave2.jpg" alt="" title="Tabby wave2" width="500" height="330" class="alignnone size-full wp-image-10956" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/03/Tabby-wave3.jpg" alt="" title="Tabby wave3" width="500" height="330" class="alignnone size-full wp-image-10957" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/03/Tabby-wave4.jpg" alt="" title="Tabby wave4" width="500" height="330" class="alignnone size-full wp-image-10958" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>La prima <em>micro-intervista</em> è quella a <strong><a href="http://www.marcellatoninello.com/" target="_blank">Marcella Toninello</a></strong>, giovane designer freelance formatasi al Politecnico di Torino. Il suo portfolio racconta di progetti di industrial e food design, ma anche di grafica e comunicazione. Da segnalare il suo <strong>Tabby Wave</strong>, realizzato per Limonta S.p.a insieme a Patrizio Cardella: si tratta di un tappeto creato intrecciando scarti industriali provenienti dalla produzione di pavimenti in pvc.</p>
<p>Per la pasticceria Giraudi, sempre insieme a Patrizio Cardella,  ha progettato dei cioccolatini a cinque spicchi, ciascuno contenente un sapore diverso, pensati anche con una grafica molto accattivante e seducente.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/03/Pentagon-Giraudi1.jpg" alt="" title="Pentagon Giraudi1" width="500" height="330" class="alignnone size-full wp-image-10955" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><strong>Marcella</strong> in <em>poche parole</em>.</p>
<p>L&#8217;Italia oggi. <strong>Poco valorizzata.</strong></p>
<p>L’architettura/design italiano oggi. <strong>Verso i sistemi locali.</strong></p>
<p>Un architetto/designer da conoscere. <strong>Una designer donna, Patricia Urquiola.</strong></p>
<p>Un principio inviolabile. <strong>La libertà d’espressione.</strong></p>
<p>Il paese/luogo/città più contemporaneo. <strong>Londra.</strong></p>
<p>Il paese/luogo/città dove vivere. <strong>Torino.</strong></p>
<p>Il paese/luogo/città dove lavorare. <strong>Veneto.</strong></p>
<p>Un oggetto simbolo. <strong>Radio TS502 di Zanuso e Sapper per Brionvega.</strong></p>
<p>Un oggetto da buttare. <strong>Più che buttare direi riutilizzare.</strong></p>
<p>Un oggetto che manca. <strong>La cabina telefonica.</strong></p>
<p>Una sfida per il futuro. <strong>Riuscire a fare tutto quello che ho in testa.</strong></p>
<p>Un concetto sopravalutato. <strong>Facebook. </strong></p>
<p>Un concetto sottovalutato. <strong>Stare in silenzio.</strong></p>
<p>Una buona abitudine. <strong>Camminare.</strong></p>
<p>Una cattiva abitudine. <strong>Buttare l’immondizia per strada.</strong></p>
<p>Un’architettura da abbattere. <strong>Il capannone industriale.</strong></p>
<p>Un’architettura da copiare. <strong>Il British Museum di Londra.</strong></p>
<p>Un materiale di ieri. <strong>La plastica. </strong></p>
<p>Un materiale di oggi. <strong>Tutti quelli ricavati da fonti rinnovabili a ciclo breve.</strong></p>
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		<title>Atmos Studio, The Woven Nest, Londra</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Mar 2011 10:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Caravello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arch + Design]]></category>
		<category><![CDATA[architettura]]></category>
		<category><![CDATA[inghilterra]]></category>
		<category><![CDATA[londra]]></category>
		<category><![CDATA[ristrutturazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Trasformare una casa d&#8217;abitazione all&#8217;interno di una zona urbana con stringenti regole di conservazione storica significa dover avere a che [<a href="http://www.enquire.it/2011/03/02/atmos-studio-woven-nest-londra/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Trasformare una casa d&#8217;abitazione all&#8217;interno di una zona urbana con stringenti regole di conservazione storica significa dover avere a che fare con limitazioni spaziali e visive significative. In questo progetto a <strong>Stoke Newington</strong>, <em>Londra</em>, <strong>Atmos Studio</strong> risolve il problema con un attento studio delle linee visive urbane tale da consentire l&#8217;approvazione di una piccola terrazza a V sul fronte principale, creata in modo da essere nascosta dalla vista dalla strada e dagli edifici circostanti.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/03/Atmos-Studio-The-Woven-Nest-Londra-4.jpg" alt="" title="Atmos Studio, The Woven Nest, Londra (4)" width="500" height="400" class="alignnone size-full wp-image-10905" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/03/Atmos-Studio-The-Woven-Nest-Londra-6.jpg" alt="" title="Atmos Studio, The Woven Nest, Londra (6)" width="500" height="400" class="alignnone size-full wp-image-10906" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Anche il tetto, a doppia falda e sfaccettato, è attentamente arretrato rispetto al fronte, rimanendo al di fuori delle linee visive principali e consentendo così la creazione di ampie aperture vertrate che inondano di luce lo spazio sottostante.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/03/Atmos-Studio-The-Woven-Nest-Londra-5.jpg" alt="" title="Atmos Studio, The Woven Nest, Londra (5)" width="500" height="330" class="alignnone size-full wp-image-10907" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Questo espediente sottolinea la presenza della scala, vero nucleo attorno al quale lo spazio è organizzato e arricchisce gli ambienti collocati al piano superiore di viste dirette verso il cielo.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/03/Atmos-Studio-The-Woven-Nest-Londra-7.jpg" alt="" title="Atmos Studio, The Woven Nest, Londra (7)" width="500" height="330" class="alignnone size-full wp-image-10908" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Attraverso l&#8217;ampio e caratteristico design della scala che si tramuta in libreria e arredi fissi, i 160 metri cubi interni sono unificati in una sequenza continua di ambienti interlacciati, in cui la la semplicità e il fluire delle connessioni visive creano un insieme funzionale e vivibile.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/03/Atmos-Studio-The-Woven-Nest-Londra-11.jpg" alt="" title="Atmos Studio, The Woven Nest, Londra (11)" width="500" height="600" class="alignnone size-full wp-image-10909" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Il loro sito <a href="http://www.atmosstudio.com/" target="_blank">www.atmosstudio.com</a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Ty Pren by Feilden Fowles</title>
		<link>http://www.enquire.it/2011/02/17/ty-pren-by-feilden-fowles/</link>
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		<pubDate>Thu, 17 Feb 2011 11:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Caravello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arch + Design]]></category>
		<category><![CDATA[architettura]]></category>
		<category><![CDATA[casa]]></category>
		<category><![CDATA[eco]]></category>
		<category><![CDATA[inghilterra]]></category>

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		<description><![CDATA[Con Ty Pren (in gallese Casa di Legno) Feilden Fowles ricercano nella tradizione venacolare tipica del Parco Nazionale di Brecon [<a href="http://www.enquire.it/2011/02/17/ty-pren-by-feilden-fowles/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con <strong>Ty Pren</strong> (in gallese Casa di Legno) <strong>Feilden Fowles</strong> ricercano nella tradizione venacolare tipica del Parco Nazionale di Brecon Beacons in cui operano, i temi formali e gli ingredienti necessari per sfruttare al meglio le risorse naturali locali. La risposta alle condizioni ambientali prevalenti ha dettato la scelta dei materiali delle facciate: lastre di ardesia reimpiegata che fungono da protezione dai venti freddi avvolgono la facciata Nord e la falda ad essa contigua, giustapposti a un fitto rivestimento in bacchette di larice non trattato che caratterizza la facciata Sud, più aperta verso il paesaggio. Il legno, procurato nelle immediate vicinanze, è destinato ad essere utilizzato come combustibile da riscaldamento una volta esauriti i suoi venticinque anni di vita e ad essere sostituito grazie agli otto larici che sono stati piantati nel sito.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/02/TyPren-2.jpg" alt="" title="TyPren (2)" width="500" height="600" class="alignnone size-full wp-image-10614" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Questi ingredienti, basati su una approfondita ricerca, la pulizia nei dettagli e la chiarezza nella scelta delle soluzioni fanno di Ty Pren un edificio limpidamente contemporaneo e perfettamente rispettoso dell&#8217;ambiente naturale e culturale di cui entra a far parte.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/02/TyPren-3.jpg" alt="" title="TyPren (3)" width="500" height="600" class="alignnone size-full wp-image-10615" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Dal loro studio urbano di Hackney, East London, Edmund Fowles e Fergus Feilden, giovanissimi, recentemente selezionati dall&#8217;Observer per far parte del ristretto gruppo dei <em>Più brillanti giovani architetti britannici</em> e finalisti nei Grand Design Awards 2010, pongono alla base delle loro nascenti carriere modalità progettuali strettamente e irrinunciabilmente sostenibili.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/02/TyPren-4.jpg" alt="" title="TyPren (4)" width="500" height="600" class="alignnone size-full wp-image-10616" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Maggiori informazioni ed approfondimenti al sito <a href="http://www.feildenfowles.co.uk" target="_blank">www.feildenfowles.co.uk</a></p>
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		<title>Technology, Entertainment and Knowledge</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Feb 2011 10:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Caravello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arch + Design]]></category>
		<category><![CDATA[architettura]]></category>
		<category><![CDATA[cina]]></category>
		<category><![CDATA[danimarca]]></category>
		<category><![CDATA[intrattenimento]]></category>
		<category><![CDATA[media]]></category>
		<category><![CDATA[taiwan]]></category>

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		<description><![CDATA[Un cubo di 57 metri di lato è il denso contenitore urbano che lo studio danese BIG ha ideato, per [<a href="http://www.enquire.it/2011/02/09/technology-entertainment-knowledge-tek-big/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un cubo di 57 metri di lato è il denso contenitore urbano che lo studio danese <strong>BIG</strong> ha ideato, per accogliere un gran numero di attività legate a tecnologia e media, per la città di Taipei.</p>
<p>L&#8217;intero volume si definisce attraverso l&#8217;apparente moltiplicazione e sovrapposizione di un semplice elemento: le lamelle che emergono in facciata e si susseguono orizzontalmente lungo i quattro lati per tutta l&#8217;altezza del cubo, oltre ad assolvere alla funzione di protezione dai raggi solari, appaiono trasformarsi nella materia stessa di cui l&#8217;edificio è costituito. </p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/02/Tek-2.jpg" alt="" title="Tek (2)" width="500" height="350" class="alignnone size-full wp-image-10405" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/02/Tek-3.jpg" alt="" title="Tek (3)" width="500" height="350" class="alignnone size-full wp-image-10406" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Il loro arretramento all&#8217;interno del volume serve inoltre da espediente per definire la drammatica apertura che dà inizio ad un percorso a spirale che porta i visitatori fino alla sommità dell&#8217;edificio.</p>
<p>L&#8217;anima dell&#8217;interno è dunque uno spazio pubblico in diretto collegamento con l&#8217;esterno, di cui costituisce la continuazione. Questo permette alla solida staticità del contenitore di essere bilanciata dalla sua morbida permeabilità.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/02/Tek-4.jpg" alt="" title="Tek (4)" width="500" height="350" class="alignnone size-full wp-image-10407" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/02/Tek-5.jpg" alt="" title="Tek (5)" width="500" height="350" class="alignnone size-full wp-image-10408" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Nella proposta progettuale, le funzioni sono organizzate senza alcuna evidente gerarchizzazione, enfatizzando così la natura unitaria dell&#8217;organismo. Tra le funzioni previste da articolarsi lungo lo sviluppo del percorso verticale ci sono negozi, uffici, stanze d&#8217;albergo, spazi espositivi e un grande auditorium pubblico.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2011/02/Tek-6.jpg" alt="" title="Tek (6)" width="500" height="350" class="alignnone size-full wp-image-10409" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Maggiori informazioni <a href="http://www.big.dk/">www.big.dk</a></p>
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		<title>Sleepy Lamp by Studio Klass</title>
		<link>http://www.enquire.it/2010/12/22/sleepy-lamp-studio-klass-design-milano/</link>
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		<pubDate>Wed, 22 Dec 2010 09:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Taccardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arch + Design]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
		<category><![CDATA[designer]]></category>
		<category><![CDATA[furniture]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[lampada]]></category>

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		<description><![CDATA[Prestare attenzione ai gesti quotidiani, agli oggetti che ci circondano, a come questi vengono utilizzati o come facilmente si prestano [<a href="http://www.enquire.it/2010/12/22/sleepy-lamp-studio-klass-design-milano/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prestare attenzione ai gesti quotidiani, agli oggetti che ci circondano, a come questi vengono utilizzati o come facilmente si prestano a possibili ed ulteriori funzioni.<br />
Capita così che Alessio Roscini e Marco Maturo, mente e braccia di <strong>Studio Klass</strong> (che avevamo conosciuto già in precedenza con altri due progetti <a href="http://www.enquire.it/2010/10/14/slippers-by-studio-klass/">Slippers</a> e <a href="http://www.enquire.it/2010/10/04/folding-sunglasses-by-studio-klass/">Folding Sunglasses</a>), restano affascinati nell’osservare una scala nel momento del suo <em>non utilizzo</em>: inerme appoggiata alla parete.<br />
Questo aspetto viene riletto in chiava concettuale in <strong>Sleepy Lamp</strong>.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/12/Sleepy-Lamp-Studio-Klass-2.jpg" alt="" title="Sleepy Lamp - Studio Klass (2)" width="500" height="630" class="alignnone size-full wp-image-9434" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Una lampada pigra ed assonnata che ricorda le forme di una scala, dal profilo esile e leggero, che non riesce a fare a meno di riposarsi appoggiandosi al muro, creando intorno a sé un’atmosfera serena e rilassante. Così la descrivono loro stessi, e superfluo sarebbe aggiungere altro <a href="http://www.studioklass.com" target="_blank">www.studioklass.com</a></p>
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		<title>Sustain/abilities: eco-design italiano</title>
		<link>http://www.enquire.it/2010/12/01/sustain-ability-design-treviso/</link>
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		<pubDate>Wed, 01 Dec 2010 10:34:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Sutto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arch + Design]]></category>
		<category><![CDATA[2010]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[treviso]]></category>

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		<description><![CDATA[Risvegliare la coscienza sensibile attraverso una progettazione in chiave green, ecco l’obiettivo di un festival che ha luogo a Treviso [<a href="http://www.enquire.it/2010/12/01/sustain-ability-design-treviso/" title="Continua a leggere"><strong>read more</strong></a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Risvegliare la coscienza sensibile attraverso una progettazione in chiave green, ecco l’obiettivo di un festival che ha luogo a Treviso da domani, 2 dicembre, a sabato, 4 dicembre. Riservare alle generazioni future la possibilità di avere un ambiente adatto alla soddisfazione dei bisogno in divenire, questo sembra essere il tema di <strong>Sustain/ability</strong>, esempio di tavola rotonda di sinergia tra la formazione universitaria e la realtà imprenditoriale del territorio, volta a coinvolgere utenti pubblici e privati in una riflessione sullo sviluppo economico ed ambientale come elementi inscindibili. Promosso da Treviso Design, piattaforma di lancio per l’industria creativa, intende essere eco-orientato, e costituire un punto di partenza sostenibile per le aziende.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/12/Sustain-Ability-Treviso-2.jpg" alt="" title="Sustain-Ability-Treviso (2)" width="500" height="500" class="alignnone size-full wp-image-9150" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Nei tre giorni che seguiranno, le attività a cui partecipare sono molteplici: Sustainable Talks è lo spazio che ospita cinque incontri per professionisti ed appassionati, moderati da esperti del settore; Sustainable Speeches consente ad  un pubblico meno competente una riflessione più generale sul tema; Sustainable Itineraries consta di una mappa cittadina in cui sono indicati i luoghi di collocazione per progetti ed installazioni dei partecipanti al Festival; infine, Sustainable Workshops riguarda la presenza di laboratori creativi aperti agli studenti di tutte le Università.</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/12/Dieter-Rams_Braun.jpg" alt="" title="Dieter-Rams_Braun" width="500" height="500" class="alignnone size-full wp-image-9151" style="padding-top:10px;"/></p>
<p><em>Design is Sustainable</em> è la mostra che apre quest&#8217;edizione <em>numero zero</em>, curata da Imke Volkers in collaborazione con lo Spazio XYZ, dedicata al Deutscher Werkbund, movimento precursore del pensiero sostenibile applicato alla produzione industriale.<br />
Consiglio di recarsi anche ad ammirare <em>Save Waste from Waste</em>, esposizione presente allo Spazio Lazzari, per Carmina Campus, progetto eco-creativo ideato da Ilaria Venturini Fendi.</p>
<p>Saranno tre giornate di confronto e brain storming creativo, da cui potrebbero nascere interessanti ed intelligenti collaborazioni. Sustain/ability parte con buoni propositi ed interessanti possibilità di riuscita, pertanto, vi invito a partecipare numerosi, ma soprattutto, curiosi!</p>
<p><img src="http://www.enquire.it/wp-content/uploads/2010/12/Sustain-Ability-Treviso-3.jpg" alt="" title="Sustain-Ability-Treviso (3)" width="500" height="500" class="alignnone size-full wp-image-9152" style="padding-top:10px;"/></p>
<p>Per approfondimenti in ordine ad orari, luoghi ed interventi, seguite gli indirizzi <a href="http://www.sustain-ability.it" target="_blank">www.sustain-ability.it</a> e <a href="http://www.design.tv.it" target="_blank">www.design.tv.it</a></p>
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