TRA ARTE & MODA / Museo Salvatore Ferragamo

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In un percorso a ritroso nel tempo – il Museo Salvatore Ferragamo ricostruisce un profilo semplice, ma esaustivo, del connubio naturale in cui l’arte diventa moda e la moda diventa arte.

 

“Tra Arte e Moda” – ospitata in Palazzo Spini Feroni – raccoglie negli spazi del museo, fondamenta sulle quali nascono l’elegante negozio e una parte del Headquarter della Maison Fiorentina, una successione di accessori e di capi d’abbigliamento affiancati da dipinti, fotografie e litografie dai quali prendono deliberatamente ispirazione.

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Con la forte volontà di evidenziare le caratteristiche che accomunano le due discipline – quella artistica e quella stilistica – attraversiamo varie epoche messe a confronto: dai Preraffaelliti al Futurismo, dal Surrealismo fino ad approdare al Radical Fashion.

 

La mostra racconta così l’evoluzione tra le due arti in un unicum visivo che traccia le corrispondenze tra di esse.

 

Partendo da un breve excursus che si concentra sul lavoro del calzolaio prodigioso – nel quale emergono le celebri zeppe Rainbow realizzate per Judy Garland, le Mirror dedicate a Carmen Miranda, il sandalo invisibile con fascette composte da fili di Nylon trasparente con un look evanescente e le Kimo ispirate al tradizionale abito Giapponese – si  susseguono, poi, correnti e stili diversi.

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Emergono figure come: Rosa Gianoni – femminista, giornalista e celebre sarta – che creò un elegante manto da corte in velluto di seta ispirato agli affreschi gotici di Pisanello. Alexander McQueen con il suo abito in seta plissettata e jaquard fantasia del pittore Olandese Hyeronymus Bosch.

 

Mariano Fortuny – noto per la sua produzione tessile e il suo estro creativo – che nel 1907 diede vita a Delphos & Peplos, due abiti plissetati che ricordano il chitone greco e richiamano gli abiti preraffaelliti illustrati da uno dei pionieri del Liberty, Walter Crane.

 

Si passa dal toscano Thayat che creò la Bituata, un abito universale pensato per unificare le diverse classi sociali, all’Inglese Harry Gordon che, alcuni decenni più tardi, progetta il Paper Dress al simbolico costo di un solo pound.

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Poi è la volta della stilista fiorentina Germana Marucelli che, in cerca d’innovazione nel periodo bellico, sviluppa collaborazioni con artisti del suo tempo e crea un sodalizio perfetto con Getulio Alviani, Paolo Scheggi e Pietro Zuffi con i quali studierà abiti in grado di interpretare perfettamente le esigenze della donna del tempo.

 

Intanto Schiaparelli collabora con Jean Cocteu mentre artisti come Balla creano il vestito antineutrale, un manifesti stilistico Futurista che vuole abolire le tinte e le foggie teutoniche in favore di colori illuminanti, dinamicità, asimmetria e comodità.

 

Più tardi Yves Saint Laurent realizza il celebre abito Mondrian, Mila Schön reinterpreta le “mobiles” di Alexander Calder e Issey Miyake attinge dal surrealismo di Joan Mirò per le sue giacche minimaliste.

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Nel frattempo Elio Fiorucci si ispira al sintetismo della street art di Keith Haring e Andy Warhol si impone sulla scena mondiale con la sua visione consumistica e pop, realizzando illustrazioni di moda per i più importanti magazine del settore e posando, tra gli altri, davanti all’obiettivo di Christopher Makos per Altered Image.

 

In un girotondo a 360° torniamo infine alla moda contemporanea. Agli esponenti che rendono unica la moda oggi. Hussein Chalayan esplora la relazione tra natura, cultura e tecnologia nell’abito monumento in resina di vetro “Remote Control Dress”.  Nel 2010 Nick Cave realizza “Soundsuit” abiti visionari interamente creati con centrini, tessuti in maglia e paillettes.  Ultima, non per importanza, è l’opera “Food Faerie” di Yinka Shonibare: una serie di manichini in fibra di vetro con indosso abiti stampati a fantasia Batik che riflettono sul tema dell’identità raziale e del consumismo, mescolando il concetto di etnicità d’ ispirazione africana e le pose statiche di fragilità contrapposte alla supremazia occidentale.

 

“Tra Arte & Moda” delinea un percorso creativo complesso, sottolineandone il cadenzato susseguirsi e il fondamentale bisogno reciproco delle due discipline di sperimentarsi, di innovarsi e di osservarsi a vicenda.