15 anni di #KartellMuseo

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Chi entra al Museo Kartell di Noviglio (Milano), ne esce – come dire – pietrificato. Dove per pietra – miliare, solida, resistente – si deve intendere qui: la plastica. Con lei storia, cultura e lunga vita, quella di un’azienda famigliare che da 66 anni conduce il made in Italy nel mondo.

In occasione dei 15 anni dall’apertura, vincitore del premio Guggenheim come miglior museo d’impresa nel 2000 e recentemente rinnovato nell’intero allestimento, #KartellMuseo ha accolto l’installazione “Fra gli alberi” dell’artista italiano Stefano Arienti: tre pannelli bianchi realizzati con teli antipolvere da ponteggio, alti come linee di fuga verso il cielo e spettacolari come sipari di un effettivo teatro del design, disposto su tre piani d’altezza. Sulle superfici delle opere sono stati rappresentati alcuni grandi classici Kartell (La Marie, Bourgie, Gnomes, Louis Ghost, Bubble Club), stilizzati ed immersi in un giardino immaginario, percorribile con corpo e pensiero anche grazie alla pavimentazione in sampietrini dello spazio espositivo.

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Pertanto, non più solo collaborazioni con designer internazionali dedicate al prodotto: questa è la prima opera site-specific che l’azienda commissiona a un artista di punta appositamente per il proprio museo, andando ad aggiungere un nuovo tassello alla storia del marchio e offrendo un’opportunità non così frequente all’interno del panorama italiano, come ha commentato lo stesso Arienti durante la visita organizzata del 10 novembre: «Il sistema dell’arte è divenuto un mondo troppo autoriflessivo, chiuso in se stesso», non rivolto quindi al confronto con altri saperi, né disposto a mettersi in gioco.

«Io appartengo a una generazione cresciuta con la plastica, un materiale cui facciamo fatica a rinunciare e che non considero assolutamente in contrapposizione con gli altri elementi. Non esiste una gerarchia tra plastica, alluminio, vetro o cemento». Le parole di Stefano Arienti, noto al pubblico per la sua spiccata preferenza verso libri e supporti cartacei, richiamano quelle della curatrice Elisa Storace: «Nel 1949 l’idea del fondatore Giulio Castelli era di portare la plastica all’interno delle mura domestiche, riuscendo poi a elevarla dallo status di “cheap” a materiale innovativo e prezioso»; lo confermano le sedie Masters in versione metal – oro, argento, rame – esibite tra le teche al pianterreno dedicate ai più recenti progetti speciali e di comunicazione del brand.

«Gli oggetti Kartell possono stare nella nostra vita con estrema semplicità. Io, ad esempio, ho scoperto di avere in casa, da piccolo, una sedia “Universale” [Joe Colombo, 1967-2012]». E, come a Stefano Arienti, sarà successo anche a noi, di ritrovare un pezzo vintage in qualche garage di genitori e nonni, perché l’eccezionalità dei prodotti Kartell risiede proprio in questo, nella loro comune accettazione, nel loro uso diffuso, nella loro capacità di unire tracce individuali in un’unica grande autobiografia, un’autobiografia tutta italiana.

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Il Museo Kartell e la mostra di Stefano Arienti saranno aperte al pubblico, previa prenotazione e ingresso gratuito fino al 30/04/2016 – da lunedì a venerdì, dalle 10 alle 18 (esclusi i giorni di chiusura aziendale). Scopri di più sul sito ufficiale: www.kartell.com.