Fotografia e architettura: Can Dagarslani

Can Dagarslani

Can Dagarslani, ventisei anni compiuti, si è laurata in architettura nel 2006 presso la Mimar Sinan University of Fine Art ed è proprio durante il suo percorso di studi che ha scoperto il suo interesse per la fotografia.
Tutto ha inizio nel 2003 quando inizia a lavorare ad alcuni landscape volti a mostrare il lato architettonico della città. Accantona la sua digitale quando scopre l’analogico.
La combinazione di studi d’architettura e la fotografia e con il suo interesse per il cinema di Jean-Luc Godard sono sono elementi chiave che definiscono lo stile fotografico di Can.

Che mondo osservi dietro la tua macchina fotografica?

Vivere è sempre più difficile. Le persone hanno dimenticato l’importanza di cose come un tramonto. È proprio qui che inizia la mia storia. Voglio trovare qualcosa con cui chiunque si possa rapportare senza necessariamente pensare alla parola arte contemporanea. La fotografia riflette un mondo familiare a tutti noi, intriso di colori, luci e suoni. Il mio scopo è cercare di dare nuovamente vita a quella porzione di mondo dimenticata. Forse è impossibile abbracciare una fotografia ma, probabilmente, non le memorie che porta con sè.

Cosa ti distingue dagli altri fotografi?

Veramente vorrei farla io questa domanda. Dal mio punto di vista, le mie emozioni e le mie riflessione mi rende diversa da ogni altra persona. La struttura dello stesso problema prendere una sua peculiare forma nella mente in cui si trova. Le mie foto, in qualche modo, prendono vita.

Analogico o digitale?

È evidente che il digitale si trovi a un passo di distanza rispetto ai nostri sensi. Quando vedo una foto digitale non riesco esattamente a percepirlo; il tessuto analogico invece mi sussurra un’intersa storia. Le mie foto digitali sono sepolte sotto la polvere.

Cosa ti ispira?

I luoghi dove mi piacerebbe essere, i colori che mi piace guardare e i suoni che si frantumano dentro di me. Questi sono tutte fonte di ispirazione. È quasi impossibile per me se manca ne manca uno.

Un fotografo di cui hai stima?

Dai facciamo due fotografi.

La ragione per cui ammiro Cindy Sherman è racchiusa in questa frase che segue ogni sua foto: The women’s characters, I wrapped myself in sharply contrast with both their own selves and the world surrounds them. What I am  interested in is absolutely this paradox.

L’esistenzialista e spontaneo personaggio della misteriosa Francesca Woodman e ciò che si riflette nella sua fotografia in bianco e nero, mi affascina  particolarmente.

Cosa fai quando non fotografi?

Cosa fai quando non sei impegnato con l’architettura? Forse è più appropriato.

Entrambe sono forme di vita e cultura. La differenza sostanziale è che, non esistono bugie nell’architettura mentre nella fotografia succede. Credo che sia perchè l’architettura è legata alla matematica.

La cosa che amo di più è rapportarmi con entrambe, fotografie e architettura. Scattare foto agli angoli segreti di edifici che solo io conosco, è un’emozione indescrivibile per me.