Design. Una gran bella parola, ricca di significati, la maggior parte dei quali però ad essa erroneamente associati.
Bombardamento mediatico e sempre più spesso improvvisazione. Il design è vittima ormai da anni di abuso, che ne sta comportando corruzione, banalizzazione e rendendo difficile l’identificabilità, a scapito della qualità e della professionalità.
Cerchiamo allora di fare un pò di chiarezza, in dieci punti da leggere tutti d’uno fiato.
1. Design è ovviamente una parola di derivazione inglese: significa progetto e non disegno. In italiano per una questione di assonanza si è preferito tradurla con disegno, volendo comunque sempre intendere disegno come sinonimo di progettazione.
2. Come conseguenza del punto uno, designer quindi non è necessariamente un “disegnatore”. Un bravo designer è capace di rappresentare/rendere l’idea, con gli strumenti più congeniali e opportuni, e il disegno può essere considerato uno di questi.
3. Designer non è uno stilista. Stilista e designer sono due figure professionali distinte e separate. Il designer potrebbe possedere sensibilità e formazione tali da permettergli di curare anche lo stile, ma deve essere necessariamente prima un progettista.
4. Buon design non significa “esteticamente bello”, ma efficace, efficiente e piacevole.
5. Creatività non è sinonimo di design, non è una diretta conseguenza dell’esser creativi.
6. Essere in grado di utilizzare software grafici e/o modellazione-renderizzazione, non significa essere un designer. Sono strumenti utilizzati da un bravo designer, ma non ne fanno la professione. Non ci si può considerare musicisti solo perchè si possiede una chitarra.
7. Design non è improvvisazione. Come tutte le altre professioni, richiede predisposizione, talento, formazione ed esperienza.
8. Design non è cultura dell’effimero ma è concretezza. Spesso si parla di design come di un qualcosa di astratto, di un qualcosa che non può essere spiegato. Sbagliato. Design, se presente, è il prodotto in quanto concretizzazione razionale dell’idea, quindi facilmente identificabile.
9. Designer non è il mancato calciatore/velina affamato di fama e successo.
10. Il design è in vendita, il designer no. Comprando un oggetto si deve acquistare il design, ovvero il progetto, il prodotto, la sua qualità e non il designer. Uno degli errori più comuni è quello di focalizzare l’attenzione su prodotti che di design hanno soltanto il nome di chi lo ha progettato, forse.







Commenti per questo articolo
Buon sunto. mi piace il fatto di evidenziare la caratteristica di “progettista” di un designer… Spesso si è portati a pensare che tracciare due linee a penna o con un software ci renda automaticamente “designers” senza considerare lo studio e la capacità di sintesi che deve essere propria di questa professione per far coesistere la gradevolezza con la preoccupazione primaria di funzionalità e ergonomia…
Approvo, condivido e sottoscrivo tutto.
Bravi, bravi e ancora bravi.
Grandi! 10 punti che quando avrò uno studio saranno appesi nell’ingresso :)
Magari la massa lo capisse!
Ottimo Luca!
sempre + improvvisatori… amareggiata da tutto ciò ringrazio commossa per la traccia del giorno.. non è da tutti fare certe “disco pax scelte” ;)
Tutti condivisibilissimi.
Certo, condivisibile. Ma il punto 9 mi sembra un po’ fuori contesto.
Si vero hai ragione, opinabile però molto spesso il designer viene considerato come l’animale da copertina, quello disposto a vendersi anche la madre pur di diventare qualcuno o famoso. Insomma alla stergua di calciatori o veline, adesso il ragazzino sta imparando a dire da grande voglio fare il designer perchè fa “cool”.
finalmente!
quel che ho sempre pensato e, nei miei limiti, cercato di divulgare ottimamente sintetizzato…
perchè, (rottura di palle 1) chi studia 5 anni design all’università si sente chiedere se disegna tavoli e sedie, però (rottura di palle 2) che Lapo sia un rappresentante del design italiano nessuno lo mette in dubbio
Ciao Pamela, credo che quello che ho cercato di sintetizzare in questo post sia un pò il pensiero comune di coloro che il design lo vivono per davvero. Il problema è che spesso, noi designer in primis, ci dimentichiamo cosa significhi realmente progettare, trascuriamo i principi su cui verte il design stesso per sottostare a diktat commerciali per la nostra smania di apparire, per vendere. Il pensare è importante, fondamentale, ma se al pensiero non ne consegue un’azione, allora è inutile, e i “fatti” adesso sono più che mai evidenti.
luca ormai stiamo perdendo tutte le nostre origini,tra pochi decenni perderemo anche la lingua,verrà inevitabilmente modificata da capre-esterofile che non si curano d niente.
chi ha voluto un tocco di internazionalità nel nome ne è rimasto vittima tramite voi
cmq bella raccolta di miti da sfatare :)
[...] http://www.blog.happypork.net/2010/03/15/10-miti-da-sfatare-sul-design/ [...]
Pensiero condivisibile sotto tutti gli aspetti!
il progetto si avvale di leggi compositive che appartengono a tutte le arti … il design e l’architettura prima ne sono validi esempi
ma perchè preoccuparsi nel 2010 di tradurre design e designer a chi poi logicamente non conosce neanche la differenza tra disegno e progetto?credo che il designer non abbia bisogno di tutte queste spiegazioni.ma che paura c’è dell abuso del termine? cominciamo a diversificare e far riconoscere la figura professionale in italia.tutti questi discorsi sono triti e ritriti.davvero non per polemizzare ma quanti anni ha chi ha scritto questo decalogo?
Ciao Emma, ti rispondo volentieri. Quanti anni ho? 26 e non vedo come questo possa aver influito su quello che ho scritto.
Paura dell’abuso del termine? No. Mia intenzione non era quello di evidenziare l’abuso del termine, bensì descrivere l’abuso del design che è ben diverso. Provare a spiegare il design a chi non lo conosce, credo sia necessario. Design è progetazzione e la progetazzione ha senso se ha come fine ultimo l’utente, giusto? Come fai a progettare se poi secondo te gli stessi utenti non son neanche degni di conoscere una banale differenza quale quella tra disegno e progettazione?
semplice…non sono miei utenti…un musicista è più apprezzato da chi conosce la musica ma anche chi non suona puo’ ascoltare poi l’essere riconosciuto o apprezzato è altra cosa..ma più musicisti ci saranno a fare musica..più la musica si diffonde…così è successo col jazz..ad esempio..il jazz non si spiega…il design..non si spiega..non preoccuparti di essere compreso preoccupati di suonare…o ideare..ciao
ma dicendo che non sono tuoi utenti, neghi uno dei principi fondamentali del design industriale, ovvero che il design deve essere fruibile e accessibile a tutti, e non deve essere un fenomeno di nicchia.
è vero quello che dici, ma se tu prendi un bambino gli fai ascoltare jazz e gli dici che è rock, il bambino sarà convinto che quello che sta ascoltando è rock. Lo stesso discorso vale per il design, se i media spacciano lo stile per design gli utenti son convinti di acquistare design e invece acquistano stile. il problema più grande è che a pensarla così non sono solo gli utenti ma sono anche i direttori d’azienda che associando il design allo stile lo reputano un qualcosa si superfluo e quindi qualcosa di cui si può fare tranquillamente a meno. Quindi se al bambino è stato venduto il jazz come rock, preoccupiamoci di spiegargli la differenza. no?
mi sembra un esempio estremo quello del bambino…tieni presente che chi si avvicina al design per forza di cose deve avere già un background di cultura inizialmente è tutto di nicchia…poi si espande..è solo questione di tempo fisiologico..biologico..naturale come l evoluzione della specie..ecco puoi tranquillamente paragonare il design all evoluzione della specie…del resto il suo scopo principale è quello..migliorare lo stile di vita dell uomo…per cominciare a guidare non prendi una ferrari…non l’apprezzeresti neanche…bye
posso farti una domanda? per te il design cosa è?
un dettaglio.
Ecco il problema è proprio questo. Il design è sempre esistito, da quando l’uomo ha iniziato a “costruire e creare” ha iniziato a progettare. Il termine design invece è relativamente giovane visto che è stato usato per la prima volta sul finire del 1800. Finchè si continua a considerarlo un dettaglio non sarà mai compreso appieno. Qualunque prodotto, che sia lo spazzolino o che sia un modulo lunare della NASA richiede progettazione e quindi design.
non ci capiamo…mi spiego meglio..ho sintetizzato troppo! deformazione professionale… il design ”é nel dettaglio”..un ‘idea, un particolare che ne delinea lo stile, dettaglio non significa di poca importanza..una collana di perle su un vestito..è un dettaglio ma…lo spazzolino di philippe stark un dettaglio lo rende design…qual è il dettaglio? un dettaglio che diventa design……buon lavoro..
vai oltre il termine..dettaglio non usarlo al negativo..
Il Design spesso scade nella sega mentale. Per questo non molti sono disposti a pagare molto denaro ANCHE ai designers.
Senza contare che è un mercato piccolo, con tante persone che lo saturano.
Il cliente medio non è interessato alla forma di comunicazione “interpretabile”, interessa la semplice estetica “se è bello”.
Quindi un qualsiasi grafico, senza competenze se non un’infarinatura grossolana da perito, che non solo “possiede” la chitarra ma la sa adoperare per i suoi scopi, è in grado di creare una grafica accattivante.
Il valore aggiunto che danno i Designers (ovviamente per quanto riguarda il mio settore), è difficilmente vendibile ai piccoli clienti a cifre dignitose per il designers.
Rimangono solo quelli grandi, per i quali dovete scannarvi o purtroppo svendervi.
Non vorrei essere nei vostri panni.
per me è designer chi scopre o inventa un nuovo modo di concepire e creare un oggetto. lo stile è il valore aggiunto che distingue un normale da un grande designer. aggiungo che è proprio lo stile che richiama l’attenzione del futuro utente più o meno preparato sull’ oggetto/progetto, solo in seguito, nell’ uso quotidiano se ne possono apprezzare facilità d’uso ,solidità etc. esempio: posso comprare on line una lounge chair di eams senza essermici accomodato prima per verificarne il comfort? si perchè dopo decenni è fuori discussione. ma posso comprare un divano solo perchè bello senza tastarne la sua ergonomia?
Quante pippe mentali nei commenti…
Ma ciò che non capisco è proprio come ci si pone a questa questione dello stile, esageratamente enfatizzato da Emma Faraci e Nicola Onnis.
Almeno se intendiamo “design” nella sua interezza, e non solo di “disegno industriale”, ma anche design grafico e così via.
Vorrei capire.
Prendiamo alcuni esempi noti: The Front, le belle ragazze svedesi del design….fanno design?
Aspetto risposte poi vado avanti
La risposta alla tua domanda sicuramente darà il via ad una discussione senza fine.
Ti rispondo in base alla mia, personale idea di design. Premetto che le belle svedesi non le conoscevo, ho cercato il loro sito e ho guardato i loro progetti. Se dovessimo fare un discorso per “assurdo” tali oggetti richiedendo un una fase progettuale, richiederebbero un design dell’oggetto e potrebbero essere intesi come esempi di design, in senso stretto, molto stretto. Mia opinione invece è che la fase progettuale nella maggior parte degli oggetti, è limitata, molto limitata, è più una ricerca estetica che non una studio progettuale. Dovessi esprimere un mio giudizio quindi, no per me quello non è design, è estetica, è stile.
Bene.
Passiamo ai famosi fratelli Ronan & Erwan Bouroullec.
Quello è design?
Sia i fratelli che le svedesi sono famosissimi nel mondo del design, ma la domanda è: veramente fanno design? E perchè sono cosi famosi?
perchè le aziende fanno a gara per avere il loro design?
Non sarà Luca che il problema non è la definizione di design , ma come funziona questo mondo?
Io ci lavoro in questo mondo e ti assicuro che il problema maggiore non è la definizione è molto altro.
Hai 26 anni e hai tutto il diritto di lavorare come designer, il mio dubbio è se c’è spazio in QUESTO mercato del design per come lo intendi tu.
Andrea i dubbi che ti poni, sono condivisibili e io li condivido, sono le stesse domande che mi pongo sempre. Alla fine questi “10 punti” sintetizzati in questo modo, devono servire solo da spunto, da riflessione, come giustamente tu hai interpretato ponendoci queste domande.
Alla fine non è un problemi di definizione, verissimo, è un problema ben più ampio e articolato che non può essere minimamente limitato ad un termine quale appunto design. Le aziende si affidano sempre di più ai “grandi” del design perchè sono quelli che ti assicurano le vendite, sono quelle che ti assicurano il fatturato: la parola d’ordine è profitto, e profitto a tutti i costi. La qualità è diventato qualcosa di superfluo, di cui evidentemente se ne può fare a meno, qualità che però ci ricordiamo e pretendiamo quando compriamo mozzarelle blue, o dentifricio al piombo. è un sistema paradossale, tutto il contrario di tutto, dove apparire conta pià che essere.
Prendi uno degli oggetti culto degli anni 2000: l’iphone. Milioni di persone lo hanno acquistato, e di questi neanche il 10% è consapevole di cosa ha acquistato. Sanno mica la differenza tra 2g e 3g, sanno mica cos’è l’accelerometro, etc etc. Eppure lo acquistano e lo vendono. Perchè? Semplice perchè fa tendenza, fa parte di uno status symbolo, qualcosa da possedere per sentiersi parte di un sistema. Lo stesso identico discorso vale per il “design” quello inteso dal mercato. Fa tendenza, e se fa tendenza vende.
Ovviamente è un sistema a mio avviso sbagliato, so che quello che immagino io è un’utopia, sono abbastanza realista, ma semplicemente appunto ho 26 anni, laureato in design da poco, aspirante designer, quindi continuo a crederci, altrimenti non farei il designer ma il commerciante.
Ma infatti devi crederci..sempre.
Io chiedo proprio a te che hai 26 anni di aiutare gente come me che ne ha 40 a cambiare questo mondo, te lo sto chiedendo.
Ma ti chiedo anche di capire e poi risolvere i problemi che ci sono e non sono solo il nome fa vendere, sono anche come quel nome è diventato nome? Questo è il punto! Indaga su come si diventa nomi oggi, e sono sicuro che guarderai con occhi diversi tutto il problema. Certo forse rimarrai schifato, ma è meglio comunque vederlo per cambiarlo.
Quello che tu scirvi è corretto da un punto di vista ideale, poi bisogna scendere nel vivere quotidiano e se non va cercare di cambiarlo.
Io voglio pensare, io voglio credere che tu faccia parte di una generazione nuova che non accetta compromessi e che va avanti per la propria strada, anche facendo la fame, ma che non si piega ai ricatti della produzione di massa.
Il design industriale la deve smettere di pensare solo al minor costo e al massimo profitto, perchè ci ha portato a quello che stiamo vivendo oggi. il prodotto deve essere buono, solido, verificabile e non a tempo determinato altrimenti non ne usciamo.
oggi se fai un prodotto di qualità sei fuori dal mercato perchè non permetti alle aziende di lucrare sul debito e sulla continua bulimia di richiesta, molte volte fittizia.
oggi ti dicono che il prodotto lo devi progettare già distrutto perchè altrimenti non si guadagna, perchè la produzione non si può fermare, perchè altrimenti si licenzia.
Quindi voi nuove generazioni siete le sole che possono cabmiare questo stato assurdo di cose, le uniche a poterlo fare.
ti stimo fratello! finalmente ho letto qualcosa in cui mi identifico, aggiungerei da qualche parte che design non è solo ornamento, ma forse l’hai già detto! grande luca!